Il risveglio di Endymion

Di

Editore: Mondadori (Oscar Bestsellers, 1038)

4.2
(829)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 694 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Olandese

Isbn-10: 880447498X | Isbn-13: 9788804474982 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Gaetano L. Staffilano ; Illustrazione di copertina: Andrea Falsetti

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Fantascienza & Fantasy

Ti piace Il risveglio di Endymion?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
L'inquisizione è tornata a colpire. Nell'anno del Signore 3131, la Chiesa, garante dell'immortalità fisica a tutti i suoi fedeli, ingaggia una crociata contro gli Ouster, indomiti mutanti di origine umana. E lancia nello spazio una spietata caccia a Aenea - la fanciulla ritenuta il nuovo messia - per carpire il segreto della sua forza misteriosa. Mentre Endymion è custodito nella cella della morte, la ribellione dei giusti sta per giungere al suo atto finale: tutto ruota intorno a Aenea, dotata di grandi poteri e portatrice di oscure verità...Dopo "Hyperion", "La caduta di Hyperion" ed "Endymion", Dan Simmons tocca con questo romanzo l'apice della forza visionaria e immaginativa. E conclude una delle più celebrate, irresistibili e sensazionali saghe fantascientifiche del nostro tempo.
Ordina per
  • 5

    IL CROLLO DELLA GALASSIA VATICANA

    Eccomi al quarto capitolo della saga “I Canti di Hyperion” di Dan Simmons, una delle opere più complesse, articolate e affascinanti della fantascienza di fine millennio.
    “Il risveglio di Endymion” (19 ...continua

    Eccomi al quarto capitolo della saga “I Canti di Hyperion” di Dan Simmons, una delle opere più complesse, articolate e affascinanti della fantascienza di fine millennio.
    “Il risveglio di Endymion” (1997) è il seguito di “Endymion” (1995), con cui costituisce quasi un mini-ciclo, avendo per protagonisti Raul Endymion ed Aenea, assenti nei primi due volumi, e l’ultimo della quadrilogia, cui si possono, in realtà aggiungere anche il romanzo “Gli orfani di Helix” (1999, pubblicato nell’antologia “Universi lontani” curata da Silverberg) e un paio di racconti (“Remembering Siri” e “The Death of the Centaur”, entrambi nell’antologia “Prayers to Broken Stones”, il primo, però, ha lo stesso nome dell’ultimo racconto di “Hyperion” e mi chiedo se non siano la stessa cosa). Ho letto la quadrilogia ma non questi altri testi.
    I primi due volumi (“Hyperion” – 1989 - e “La caduta di Hyperion” - 1990) sono ambientati alcuni secoli prima degli ultimi due, ma le due coppie sono strettamente connesse e in “Il risveglio di Endymion” non solo ritroviamo molti dei personaggi di “Hyperion” e la disunità di questa prima opera completa il suo annullarsi in una storia unitaria, ma molti dei misteri che avevamo incontrato nelle centinaia di pagine precedenti, qui si chiariscono, nel bene e nel male, perché i misteri sono spesso il motore delle storie e la loro soluzione può sempre deludere qualcuno. Mi ha deluso? Direi di no, anche se forse avrei preferito lasciarmi cullare ancora dalla magia del mistero. Il finale è arrivato così come lo immaginavo e aspettavo ormai da centinaia di pagine prima e ho potuto osservare Raul Endymion nelle ultime pagine con la sufficienza supponente del lettore onnisciente che già immagina gli eventi futuri.

    Se “Endymion” ci trasporta in una galassia diversa da quella dominata dall’Egemonia e dal Tecno Nucleo che abbiamo conosciuto con “Hyperion”, ovvero in una galassia dominata da un Papa che risorge a ogni morte, dalla Chiesa Cattolica e dal suo braccio armato, la Pax, “Il risveglio di Endymion” ci spiega meglio questa rinascita della Chiesa Cattolica e i segreti del suo potere, ma ci porta anche attraverso mondi dominati da altre fedi e, in particolare, ci fa ritrovare la protagonista Aenea, ormai non più bambina, circondata da una comunità buddista, creando così l’occasione per un raffronto anche teologico-filosofico tra cristianesimo e buddismo.
    Il ciclo si conferma uno dei più brillanti esempi di fantareligione, con la sua capacità di esplorare sviluppi futuri delle fedi che dominano oggi il nostro pianeta, trasposte in una galassia composta di numerosi mondi diversi.
    Se il nuovo sacramento della Resurrezione ha reso potente la Chiesa e il suo braccio secolare, la Pax, come abbiamo già appreso nel precedente volume, qui scopriamo una nuova filosofia che parte dal concetto di Amore inteso come forza fisica, con le sue leggi, e lo estende a qualcosa che viene definito il Vuoto che Lega, che è il senso di tutte le fedi e superstizioni. Tramite il Vuoto che Lega, Aenea spiega persino la resurrezione originale, quella di Cristo. Scopriremo, infine, dal millenario Martin Sileno, che il Vuoto che Lega è la Sfera Dati dell’Universo. Sileno spiegherà tramite il Vuoto che lega anche l’attività degli scrittori: “È questo, ragazzo, ciò che fanno gli scrittori, gli artisti, i creatori. Ascoltano il Vuoto e cercano di udire i pensieri dei morti. Sentire il loro dolore. Il dolore dei vivi, anche. Trovare una musa è solo il modo di un artista o di un sant'uomo per mettere un piede nella porta principale del Vuoto che lega”. Il Vuoto che Lega è anche alla base del Teletrasporto.

    “I Canti di Hyperion”, nonostante l’insolito ruolo centrale della religione, sono però anche una grande space opera, con viaggi e battaglie spaziali e vera fantascienza, con il tentativo di immaginare vari sistemi per muoversi da una stella all’altra, dai Portali, alle navi Hawkings, agli Astrotel, al Tempo Veloce, con la descrizione di mondi incredibili come il gigante gassoso su cui finisce Endymion e dove è possibile vivere (o sopravvivere) negli strati più altri dell’atmosfera o come i mondi ramificati degli Ouster, mondi spesso popolati da creature frutto di una fervida fantasia razionale. A volte attraversando questi strani pianeti sembra quasi di essere in una moderna versione de “I viaggi di Gulliver”, altre volte si pensa ai Cicli asimoviani, sia per la prevalenza di esseri umani su mondi lontani, sia per il rapporto/ conflitto tra intelligenza umana e artificiale, sia, infine, per la presenza di esseri umani provenienti da una Terra dimenticata in Asimov e scomparsa in Simmons.
    Gioca, Simmons, a creare nuovi mondi, a viaggiare nel tempo e nello spazio, a immaginare diverse forme di intelligenza, a riflettere sull’uomo e la sua natura e il suo rapporto con il soprannaturale e la filosofia.
    A volte certe descrizioni storiche o geografiche possono prolungarsi un po’, ma subito l’autore sa riprendersi e scaglia il lettore in nuove avventure dal ritmo mozzafiato, scontri, arrampicate, voli, scalate, nuotate negli ambienti più insoliti e spesso ostili, in una sfida continua non solo alla morte, ma alle leggi fisiche e logiche, pur ricercando (e trovando) sempre un filo conduttore, come solo un maestro della scrittura può fare.
    Sebbene siano passati secoli dagli eventi del primo romanzo, gli effetti distorsivi dei viaggi spaziali, i viaggi nel tempo, la memoria, i trattamenti anti-invecchiamento, i flash-back ci fanno ritrovare personaggi dei romanzi precedenti in un rimescolio di eventi e vite da capogiro.
    Avventure, rapporti umani, tecnologie diverse, creature immaginarie ma razionalmente spiegate, mistero, ambientazioni originali, si mescolano con una ricchezza di contenuti sconosciuta alla maggior parte delle opere letterarie.
    Se di norma un romanzo di fantascienza si accontenta di immaginare un sistema per viaggiare nello spazio, qui, come detto, ne troviamo numerosi diversi e alternativi, basati su differenti principi. Se di norma la fantascienza si limita a immaginare il conflitto con una razza aliena o un’intelligenza tecnologica, qui abbiamo lo scontro tra gli umani che mantengono il loro DNA originale e modificano l’ambiente (lo terraformano) e quelli (gli Ouster) che preferiscono adattarsi all’ambiente, arrivando persino a colonizzare gli spazi interplanetari, adattando il proprio genoma, ma abbiamo anche un conflitto con un’entità tecnologica onnipresente ed estesa quale il Tecno Nucleo, abbiamo la presenza di androidi, ciborg e cibridi e altre forme di intelligenza artificiale non necessariamente legate al Tecno Nucleo, abbiamo i Crucimorfi, parassiti prodotti dal Tecno Nucleo per controllare l’umanità, trasformandola in una sorta di riserva di memoria, abbiamo, in questo quarto volume, la comparsa di creature aliene originali, abbiamo il conflitto tra la Pax e le altre religioni, che questa cerca di spazzar via mediante crociate al limite del genocidio (anche se le popolazioni non cattoliche vengono addormentate e sfruttate come banchi di memoria dal Tecno Nucleo, alleato-padrone della Pax). Abbiamo Osservatori alieni dai grandi poteri, che potrebbero aver ispirato quelli della serie TV “Fringe” (2008-2013) ideata da J.J. Abrams, Alex Kurtzman e Roberto Orci. L’androide A. Bettik, peraltro, sembra la versione meno attiva del robot asimoviano R. Daneel Olivaw (“Fondazione e Terra”) per i rispettivi ruoli nelle sorti della Galassia.
    Sembrerebbe che persino un’opera cinematografica di grande impatto come “Matrix” (film di Larry e Andy Wachowski del 1999), possa essere debitrice di Simmons per questi umani addormentati e collegati a delle macchine intelligenti, così come per il moto in Tempo Veloce dello Shrike, di Nemes e dei suoi tre cloni.
    Ad arricchire ulteriormente quest’opera già fin troppo ricca c’è il messaggio di Colei Che insegna, Aenea, che lei stessa riassume con due parole “Scegli ancora” e che proveremo a semplificare dicendo che nessuna scelta deve mai essere definitiva, che tutto deve sempre essere rimesso in discussione, cosa che Simmons fa continuamente anche all’interno di questo ciclo, dove appena ti pare di essere alla risoluzione di un’avventura o di un problema, subito ci regala uno sviluppo o un’alternativa inattesa. Aenea conosce il futuro, ma come un sogno, come un ricordo di qualcosa che dovrebbe avvenire, che potrebbe avvenire, ma il futuro è solo un’ipotesi e può sempre cambiare. Il futuro sembra scritto, sembra segnato dal Destino, eppure non lo è, può prendere diverse strade, per effetto di questo libero arbitrio (“Scegli ancora”). I personaggi attraversano lo spazio a distanza astronomiche, ma anche il tempo, in avanti e indietro, in modi e con mezzi sempre diversi, dalla Rachel che ridiventa bambina e che qui ritroviamo adulta, ma diversa dalla Moneta che era diventata, allo Shrike, che viene dal futuro e ci torna quando vuole e altera il ritmo del tempo attorno a se, alle capsule di criofuga, che congelano lo scorrere degli anni per i protagonisti, alle tecniche antinvecchiamento.
    “Endymion” si apriva con le parole “Sono sicuro che leggi questo scritto per la ragione sbagliata.
    Se lo leggi per imparare che cosa si prova a far l’amore con un messia, il nostro messia, allora non dovresti proseguire nella lettura, perché sei poco più d’un voyeur.
    Se lo leggi perché sei un appassionato dei Canti del vecchio poeta e muori dalla voglia di sapere quale fine hanno poi fatto i pellegrini su Hyperion, rimarrai deluso. Non so che cosa sia accaduto alla maggior parte di loro: vissero e morirono quasi tre secoli prima della mia nascita.
    Se leggi questo scritto per capire meglio il messaggio di Colei Che Insegna, anche in questo caso rimarrai forse deluso. Ero interessato a lei come donna, lo confesso, non come maestra o come messia.
    Se lo leggi infine per scoprire il destino di lei, o addirittura il mio, leggi il documento sbagliato. Per quanto il suo e il mio destino sembrino inevitabili e prestabiliti come per qualsiasi persona, non ero con lei, quando si compì il suo, e il mio attende l’atto conclusivo proprio mentre scrivo queste parole.”
    Il terzo volume del Ciclo, in effetti, non dà queste risposte. A farlo, ci pensa, invece, “Il risveglio di Endymion”.

    In conclusione, “I Canti di Hyperion” si confermano con questo quarto volume, come una delle più grandiose, ricche e creative opere di fantascienza e della letteratura di fine XX secolo. “Il risveglio di Endymion” è parte ineliminabile di tale Saga e contribuisce alla quadratura del cerchio, o se meglio preferite alla “chiusura del Ciclo”, fornendo le spiegazioni e gli sviluppi di tutto ciò che i precedenti tre libri avevano lasciato aperto.
    In questo, però, forse, Dan Simmons si dimostra meno innovativo che in molti altri aspetti della sua narrativa: questo è un altro punto in cui sembra seguire la scuola di Isaac Asimov, che spesso scriveva fantascienza come se stesse scrivendo un giallo. Nell’opera del grande autore della Si-Fi classica abbondano, infatti, le spiegazioni, al limite del pedante, di ogni evento e mistero.
    Simmons sa essere molto più leggero di quello che mi pare si possa considerare il suo maestro, e, soprattutto, evita il difetto di inserire le spiegazioni in dialoghi-monologhi tra i protagonisti. Anche lui, però, non sa resistere alla tentazione di fornire una spiegazione. Purtroppo, molto spesso si sente commentare “questo libro / film lascia troppi temi aperti / domande aperte”. E allora? Dico io: e allora?
    La letteratura deve porci le domande, deve darci la magia del mistero. Le risposte le deve dare il lettore, dentro di sé, ogni lettore a modo suo. Le risposte scientifiche e tecniche ai quesiti della fantascienza le dovranno dare la scienza e la tecnologia. Non è compito degli autori.
    Per carità, Asimov e Simmons sono dei maestri nel dare risposte e svelare misteri, ma non è questo che vogliamo da loro.
    Dateci il mistero e lasciateci crogiolare e fantasticare in esso. Lasciateci cercare, magari per il resto dei nostri miseri giorni, la soluzione ai vostri dilemmi. “Essere o non essere?” si chiedeva l’Amleto shakespeariano. Qual è la risposta? Non è molto più importante la domanda?
    Le domande possono essere grandiose, le risposte possono essere banali.
    Come insegna ironicamente Douglas in “Guida galattica per gli autostoppisti”, la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l'universo e tutto quanto, finalmente trovata da un supercomputer chiamato Pensiero Profondo, dopo un'elaborazione durata sette milioni e mezzo di anni, è "42".
    Anche le risposte più geniali, in letteratura, rischiano di non essere all’altezza delle domande.

    ha scritto il 

  • 5

    Questi 4 volumi rappresentano la saga di fantascienza che più mi ha entusiasmato in assoluto. Idee incredibili, fantasiose, imprevedibili e geniali. È stata una lettura veramente appassionante. ...continua

    Questi 4 volumi rappresentano la saga di fantascienza che più mi ha entusiasmato in assoluto. Idee incredibili, fantasiose, imprevedibili e geniali. È stata una lettura veramente appassionante.

    ha scritto il 

  • 4

    Finito per dovere di completezza...

    Devo confessarlo: la saga dei Canti di Hyperion è stato uno dei prodotti letterari più incredibili in cui mi sia mai imbattuto. Purtroppo però, l'arco narrativo che ha come protagonista Endymion e la ...continua

    Devo confessarlo: la saga dei Canti di Hyperion è stato uno dei prodotti letterari più incredibili in cui mi sia mai imbattuto. Purtroppo però, l'arco narrativo che ha come protagonista Endymion e la sua amata Aena convincono meno. Se il primo libro ha rischiato di ripetersi in lunghissime descrizioni di improbabili fughe, questo libro aggiunge elementi che spezzano la ripetitività del discorso, ma alcuni aneddoti narrativi sono davvero deboli: spesso si ha l'impressione che gli eroi riescano a salvarsi perché l'autore ha deciso così, e basta. La tensione dei primi due volumi è parzialmente persa, così come la caratura dei personaggi riesumati. I due protagonisti, poi, sono davvero poco spessi: Endymion è la pallida imitazione di ciò che dovrebbe essere, Aena, invece, è semplicemente insopportabile. Eppure, consiglio la lettura a chiunque sia riuscito a leggere i primi tre volumi: alcune descrizioni dei mondi alieni in cui gli eroi si trovano a combattere sono semplicemente magnifiche, così come le varie categorie sociali delle diverse civilità in cui ci si imbatterà nella lettura, la nemesi finalmente sembra davvero invincibile e terrorifica, ancora più del malvaggio Shrike.
    Insomma, tre stelle e mezzo.

    ha scritto il 

  • 4

    Come per Endymion, ciò che si trovava di particolare nei primi 2 libri della saga va qui un po' a scemare.
    Comunque i personaggi, le loro evoluzioni, ed una sorta di voglia di immedesimazione, mi hann ...continua

    Come per Endymion, ciò che si trovava di particolare nei primi 2 libri della saga va qui un po' a scemare.
    Comunque i personaggi, le loro evoluzioni, ed una sorta di voglia di immedesimazione, mi hanno fatto restare molto poco questo libro sul comodino.

    ha scritto il 

  • 4

    I Canti di Hyperion

    Questa saga è considerata all'unanimità uno dei pilastri della fantascienza, ma sinceramente credo che trascenda di gran lunga il genere, sfociando spesso in ambienti letterari molto diversi: metafisi ...continua

    Questa saga è considerata all'unanimità uno dei pilastri della fantascienza, ma sinceramente credo che trascenda di gran lunga il genere, sfociando spesso in ambienti letterari molto diversi: metafisico, filosofico, religioso.

    I primi due libri, ossia "Hyperion" e "La caduta di Hyperion", sono sublimi. Il primo libro è scritto così bene che rende difficile interromperne la lettura; si resta affascinati dai racconti dei protagonisti, ognuno con un proprio spessore e una propria esperienza di vita.

    Gli altri due libri, ossia "Endymion" e "Il risveglio di Endymion", contribuiscono in modo importante alla realizzazione finale della saga, sia da un punto di vista "scenico", portandoci a conoscere fin nei piccoli particolari il meraviglioso universo creato da Dan Simmons e le sue dinamiche politiche e religiose, sia svelando i misteri che erano stati lasciati in sospeso alla fine del secondo libro.

    A coloro che amano la fantascienza consiglio senza alcun dubbio la lettura dell'intera saga, mentre a tutti gli altri (anche e soprattutto a chi vive ancora nei soliti anacronistici pregiudizi sul genere) consiglio di leggere almeno il primo libro, non ve ne pentirete!

    ha scritto il 

  • 5

    Cinque stelle, sei sette otto...un firmamento!

    Ecco, ho passato le ultime settimane leggendo Endymion e il Risveglio di Endymion, chiudendo così il ciclo di Hyperion...mamma mia che viaggio!
    Hyperion ha dei picchi narrativi di pathos eccezionali m ...continua

    Ecco, ho passato le ultime settimane leggendo Endymion e il Risveglio di Endymion, chiudendo così il ciclo di Hyperion...mamma mia che viaggio!
    Hyperion ha dei picchi narrativi di pathos eccezionali ma Endymion ha nel complesso una storia molto più avvincente, più "coerente" da raccontare.
    Simmons è inoltre un bravissimo creatore di mondi, oltre che di storie, e le descrizioni dei "suoi" pianeti sono veramente affascinanti, i paesaggi partoriti dalla sua mente su Endymion "raggiungono altissime vette"*** .
    ***(Lo spoiler di una descrizione è abbastanza indolore!)

    Mia personale opinione: non si è un lettore di fantascienza se non si è letto il ciclo completo di Hyperion.

    ha scritto il 

  • 3

    La chiusura della saga di Simmons riesce a risolvere buona parte delle questioni aperte ma i problemi strutturali restano: personaggi poco approfonditi, intreccio narrativo che passa dal banale al con ...continua

    La chiusura della saga di Simmons riesce a risolvere buona parte delle questioni aperte ma i problemi strutturali restano: personaggi poco approfonditi, intreccio narrativo che passa dal banale al contorto entro poche pagine e in più una mole elefantiaca dell'opera che riduce anche l'efficacia delle scene d'azione inserite in maggior proporzione rispetto al capitolo precedente. Tra le luci del romanzo la solita capacità descrittiva di Simmons, in grado anche stavolta di creare scenari da sogno capaci di levare il fiato e gli inserti di poesia che accentuano l'impatto emotivo della narrazione. L'opinione finale sulla saga di Hyperion mi vede strabiliato dal primo romanzo, apprezzante il secondo e piuttosto deluso dagli ultimi due capitoli, libri belli da vedere con gli scenari da Space-Opera onirica ma non così belli da leggere. 2 stelle e 3/4, da leggere per sciogliere tutti i nodi rimasti nella saga.

    ha scritto il 

Ordina per