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Il ritorno di Casanova

Di

Editore: Newton & Compton

3.8
(847)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 100 | Formato: Altri

Isbn-10: 8879834266 | Isbn-13: 9788879834261 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: F. Ricci

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , CD audio

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 4

    Onorevoli epiloghi

    La versione di Schnitzler di una delle avventure di Giacomo Casanova è interessante già soltanto come concetto. Non è la prima volta che un autore austroungarico si riappropria della fantomatica figura del seduttore (e non solo) veneziano. Retaggi storici persi, da recuperare? Lo ha fatto, trent' ...continua

    La versione di Schnitzler di una delle avventure di Giacomo Casanova è interessante già soltanto come concetto. Non è la prima volta che un autore austroungarico si riappropria della fantomatica figura del seduttore (e non solo) veneziano. Retaggi storici persi, da recuperare? Lo ha fatto, trent'anni dopo e splendidamente, anche Sàndor Màrai in "La recita di Bolzano", così come Zweig nel 1945 (da leggere!). Schnitzler, intanto, ha anticipato questi autorevoli biografi e, ispirandosi alle poderose memorie del protagonista, inventa di sana pianta un episodio, collocandolo nell'età più avanzata di Casanova. La deduzione che l'incipiente anzianità sia l'offesa più grave per l'avventuriero e scrittore della Serenissima è ovvia. L'autore declina, onorevolmente, le riflessioni su questo tema a brevi monologhi, in cui si rivelano anche altre qualità del seduttore: una certa dignità pubblica, l'amor patrio, forse anche la fratellanza con uomini della sua stessa natura. Il confronto (dagli esiti non anticipabili) più notevole resta comunque quello con il suo doppio, un alter ego più giovane, avversario in amore. Unica piccola delusione: che l'autore non abbia approfondito ampiamente la figura di Marcolina, giovane donna singolarmente dotata di sapienza e talenti scientifici. Un'opera, tuttavia, consigliata agli appassionati dello stile di Schnitzler che in queste pagine rende davvero appassionante una storia di decadenza e di avventure che volgono al termine, e dirime abilmente la lotta fra inganno e verità anche a chi non sopporta granché le biografie "in costume".

    (ebook)

    ha scritto il 

  • 4

    Incorreggibile Giacomo

    Passata la boa dei cinquanta, il nostro eroe non disdegna di architettare ancora una volta la macchinazione amorosa volta a sedurre una giovane fanciulla. C'è la coscienza del declino, ma ciò non intacca minimamente le tecniche e il fiuto avventuroso di Giacomo. Indimenticabile il duello all'alba ...continua

    Passata la boa dei cinquanta, il nostro eroe non disdegna di architettare ancora una volta la macchinazione amorosa volta a sedurre una giovane fanciulla. C'è la coscienza del declino, ma ciò non intacca minimamente le tecniche e il fiuto avventuroso di Giacomo. Indimenticabile il duello all'alba di due uomini nudi nelle campagne mantovane.

    ha scritto il 

  • 4

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/03/12/il-ritorno-di-casanova-arthur-schnitzler/


    “Anche Marcolina lo ascoltava attenta, ma con l’espressione di chi stia a sentir leggere da un libro delle storie di scarso interesse. Nessun moto del suo viso lasciava minimamente indovinare che aveva ...continua

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/03/12/il-ritorno-di-casanova-arthur-schnitzler/

    “Anche Marcolina lo ascoltava attenta, ma con l’espressione di chi stia a sentir leggere da un libro delle storie di scarso interesse. Nessun moto del suo viso lasciava minimamente indovinare che aveva di fronte a sé - e ne era consapevole - lo stesso protagonista di tutte quelle avventure e di altre ancora che non raccontava, l’amante di innumerevoli donne: Casanova in persona. Tutt’altra luce brillava negli occhi di Amalia. Per lei Casanova era rimasto lo stesso di sempre, e la sua voce aveva lo stesso tono seducente di sedici anni prima; Casanova dal canto suo sentiva che gli sarebbe bastata una sola parola o anche meno per riprendere l’avventura di allora appena ne avesse voglia. Ma cos’era per lui Amalia in quel momento in cui desiderava ardentemente Marcolina come nessun’altra in passato? Credette di scorgere il suo corpo nudo attraverso la veste dai riflessi opachi che l’avvolgeva; i suoi seni fiorenti erano tesi verso di lui, e quando essa si chinò una volta per raccogliere il fazzoletto che le era scivolato a terra, la sua accesa fantasia attribuì a quel gesto un significato così lascivo che si sentì vicino a svenire. Involontariamente interruppe per un attimo il suo racconto, ciò non sfuggì a Marcolina; come non le sfuggì che lo sguardo di Casanova cominciava a luccicare stranamente; ed egli lesse negli occhi della giovane un improvviso stupore, una protesta, addirittura un’ombra di disgusto”. (Arthur Schnitzler, “Il ritorno di Casanova”)

    Di Arthur Schnitzler avevo già letto e apprezzato “Il sottotenente Gustl”, nel quale è smascherata la meschinità di ufficiale dell’esercito, e “Doppio sogno”, opera che ispirò Stanley Kubrick per il suo film “Eyes wide shut”. “Il ritorno di Casanova” mi ha confermato le qualità dell’autore e convinto ancora una volta, ma non ce n’era bisogno, che un libro può avvincermi anche se l’ambientazione, e soprattutto il protagonista, non sono oggetti dei miei abituali interessi. Sin dal titolo, è evidente che il personaggio principale della storia è Giacomo Casanova, del quale, in tutta onestà, non ho mai cercato notizie in alcun modo. Schnitzler, in una breve nota finale, avverte di aver tratto alcune notizie dalle Memorie di Casanova stesso, ma di aver inventato o modificato di sana pianta il resto. Il Casanova che incontriamo all’inizio della storia non è più il giovane avventuriero e seduttore dei decenni precedenti, ma un cinquantatreenne ridotto quasi alla miseria dal punto di vista economico e un uomo che sente di essere avviato alla decadenza fisica, e dunque anche alla perdita di quella fascinazione che aveva sempre esercitato sulle donne, che soffre d’invidia verso Voltaire perché ritiene che le sue qualità letterarie-filosofiche non siano adeguatamente riconosciute. Il ritratto che ne fa Schnitzler non è impietoso, tuttavia appare evidente che Casanova non è il classico eroe da romanzo, anzi la sua figura, in alcuni momenti, ci appare anche ridicola, nei suoi tentativi di riaffermare, innanzitutto a sé stesso, la propria capacità di seduzione e più in generale l’arte di raggirare il prossimo. Dopo essere fuggito da Venezia ed essere stato in esilio per anni, Casanova si appresta a ritornare nella sua città d’origine, su invito di un suo protettore, che vuole proporgli un ruolo da spia per arginare alcuni movimenti giovanili di protesta. Nel percorso di ritorno verso casa, è ospitato, nei pressi di Mantova, dal bonario Olivo, una delle rare figure trasparenti della storia, e da sua moglie Amalia, che in passato, manco a dirlo, era stata sua amante. Ben presto Casanova scopre che la coppia, oltre che avere tre figlie troppo piccole per le sue mire, ospita Marcolina, una nipote che studia matematica, si professa libera pensatrice e all’apparenza è insensibile al fascino maschile, persino a quello del giovane Lorenzi, una sorta di Casanova con trent’anni di meno. Nella tenuta di Olivo sono ospitati altri personaggi abbastanza ambigui, come il Marchese e la Marchesa, quest’ultima amante neanche tanto segreta del Lorenzi. Le giornate scorrono in interminabili partite a carte, nelle quali è coinvolto anche Casanova, che pure, in cuor suo, bramerebbe vincere altri tipi di resistenze. L’abilità di Schnitzler, che fu anche medico e che scrive in piena era “freudiana”, è quella di renderci interessanti anche eventi che di per sé non hanno nulla di attraente, per esempio proprio le partite a carte. Casanova è il fulcro di tutto, ma anche gli altri personaggi, con le loro ambizioni e debolezze, c’inducono a riflessioni su temi come il desiderio, l’ambiguità, la maschera sociale che s’indossa di fronte al prossimo, la paura d’invecchiare.

    “Rinunciare al ritorno in patria gli sembrò il più impossibile di tutti i sacrifici che il destino potesse pretendere da lui. Che ragione c’era di restare ancora in questo mondo misero e sbiadito senza la speranza, la certezza di rivedere l’amata città? Dopo anni, decenni di peregrinazioni e avventure, dopo tutta la felicità e l’infelicità che aveva provato, dopo tutto l’onore e la vergogna, i trionfi e le umiliazioni che aveva sperimentato, doveva pure infine trovare un luogo di riposo, una patria. Ed esisteva per lui un’altra patria diversa da Venezia? E un’altra felicità che non fosse la coscienza di avere di nuovo una patria? All’estero non riusciva più da un pezzo a piegare durevolmente la fortuna al suo volere. Talvolta gli era ancora concessa la forza di afferrarla, ma non più quella di trattenerla. Il suo potere, sulle donne come sugli uomini, era svanito. Solo dove viveva nel ricordo la sua parola, la voce, lo sguardo potevano ancora ammaliare: al suo presente era negata l’efficacia. Aveva fatto il suo tempo!”.

    ha scritto il 

  • 4

    Un bel ritratto. L'autore ha cercato di immedesimarsi nella mente, nelle pulsioni e nei pensieri di un grande personaggio - Giacomo Casanova - ormai al tramonto della propria esistenza, combattuto tra gli impeti d'orgoglio e di passione che ancora lo animano come un tempo e la necessità di scende ...continua

    Un bel ritratto. L'autore ha cercato di immedesimarsi nella mente, nelle pulsioni e nei pensieri di un grande personaggio - Giacomo Casanova - ormai al tramonto della propria esistenza, combattuto tra gli impeti d'orgoglio e di passione che ancora lo animano come un tempo e la necessità di scendere a compromessi e la dolorosa presa di coscienza del fatto che la propria condizione è mutata inevitabilmente rispetto alla gloria dell'età d'oro. Merita di esser letto, nella sua snellezza.

    ha scritto il 

  • 3

    Immaginare Casanova giovane e tutte le sue bricconate, non mi fa sorridere, forse perché sono un donna e "il genere" furbetto senza scrupoli e impenitente non mi è mai piaciuto.


    In questo romanzo che di biografico ha volutamente ben poco, Casanova invece ha superato i 50 anni è un "vecchio ...continua

    Immaginare Casanova giovane e tutte le sue bricconate, non mi fa sorridere, forse perché sono un donna e "il genere" furbetto senza scrupoli e impenitente non mi è mai piaciuto.

    In questo romanzo che di biografico ha volutamente ben poco, Casanova invece ha superato i 50 anni è un "vecchio" (per l'epoca sicuramente sì) e mi ha ghiacciato. Probabilmente perché la sua incapacità di invecchiare, di non accettare che si cambia, non essere in grado di immaginare nuovi orizzonti che si aprono ed abbandonare le precedenti velleità e schemi mentali, ecco questo limite mi irrita. Anch'io penso agli anni che passano e spero di riuscire in ogni momento a rinnovarmi senza fossilizzarmi su quanto facevo a vent'anni o poco più. Casanova invece vuole essere il conquistatore di sempre: soffre nel vedere la piega schifata nel viso della giovane che corteggia, si rivede in un giovane e bell'ufficiale, ma neanche questa chiara opposizione "quello che ero/quello che sono" gli fa accettare serenamente il presente. E' l'immagine degli uomini e delle donne dei nostri tempi che a 70 anni non vogliono avere rughe sul viso e escono dalle sale operatorie dei chirurghi plastici pensando di essere tornati adolescenti quando invece sono delle maschere, delle caricature di se stessi.

    Non so a chi chiederlo ma non fatemi invecchiare così...

    ha scritto il 

  • 3

    A cinquantatré anni Casanova, da tempo non più spinto a vagare per il mondo dal giovanile piacere dell’avventura, ma dall’inquietudine dell’avanzante vecchiaia, fu preso da una così intensa nostalgia per la sua città natale, Venezia, che cominciò a girarle intorno simile a un uccello che vien ...continua

    A cinquantatré anni Casanova, da tempo non più spinto a vagare per il mondo dal giovanile piacere dell’avventura, ma dall’inquietudine dell’avanzante vecchiaia, fu preso da una così intensa nostalgia per la sua città natale, Venezia, che cominciò a girarle intorno simile a un uccello che vien giù a morire calando da libere altezze in sempre più strette volute.

    Casanova è vecchio; il suo nome non conta più nulla se non sulle labbra delle vecchie dame, le uniche a subire ancora il suo fascino. La vecchiaia e la morte incombono sul famoso seduttore, che non tarderà a sfruttare l’occasione per una nuova avventura. L’ultima, probabilmente, dato il finale tragico a cui è destinata. Non c’è molto altro da dire, perché Schnitzler è molto limpido, non nasconde nulla. Se il suo intento è quello di far sentire la stanchezza e l’amarezza di casanova, noi sentiremo proprio queste sensazioni. E la rabbia, aggiungerei, la sua rabbia nello scoprire che le giovani lo considerano ormai vecchio, il peggiore insulto per lui. Bello. Ma con Schnitzler ho sempre il problema della palpebra cascante D:

    ha scritto il 

  • 2

    Onestamente mi aspettavo di più. Narra della vecchiaia dell'impenitente conquistatore di sottane veneziano. Nel 1992 fu tratto un film da questo romanzo, con un ottimo Alain Delon nel ruolo di protagonista. Raro caso di film migliore del libro.

    ha scritto il 

  • 3

    Un personaggio come Giacomo Casanova doveva sicuramente allettare la vena creativa di Schnitzler, scrittore così attento all'analisi psicologica, soprattutto per quanto riguardava l'eros e thanatos, infatti non stupisce di trovare, nella sua bibliografia, un racconto dedicato ad un Casanova spent ...continua

    Un personaggio come Giacomo Casanova doveva sicuramente allettare la vena creativa di Schnitzler, scrittore così attento all'analisi psicologica, soprattutto per quanto riguardava l'eros e thanatos, infatti non stupisce di trovare, nella sua bibliografia, un racconto dedicato ad un Casanova spento, decadente, desideroso di ritornare alle grandi avventure giovanili ma consapevole anche del suo cambiamento (o meglio, declino) fisico e mentale. Anche in quest'opera Schnitzler porta avanti un'impeccabile "cartella clinica" dei processi psicologici di Casanova attraverso i rapporti (sessuali e non) con le donne (conosciute e non), il gioco d'azzardo e le questioni letterarie e politiche, soprattutto quelle concernenti il ritorno a Venezia, ma, benché la trama sia ben congeniata e anche "particolare", in particolare alla fine, mi è sembrato che non ci fosse ancora quel modo a volte pungente a volte distruttivo di ritrarre i tortuosi ed incomprensibili viaggi mentali del protagonista, tipico invece di racconti successivi e più maturi come Doppio sogno e Gioco all'alba. E' un buon racconto, piacevole, intrigante, ma forse "acerbo", magari perché tenta di mostrare i drammi psicologici attraverso troppe vie, che da una parte funzionano ma dall'altro potevano essere modellate in maniera più precisa. Vale la pena comunque di leggerlo.

    ha scritto il 

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