Il ritorno di Filip Latinovicz

Di

Editore: Zandonai (I fuochi)

4.1
(26)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 238 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8895538102 | Isbn-13: 9788895538105 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Silvio Ferrari ; Prefazione: Predag Matvejevic

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Dopo molti anni di assenza il pittore Filip Latinovicz fa ritorno ai luoghi della sua infanzia, che nulla hanno a che spartire con un mondo idilliaco: nella Croazia post-asburgica, nel "fango" della Pannonia affonda una aristocrazia giunta ormai alla celebrazione della propria decadenza, e sui paesaggi di un tempo spirano cupi aliti di dissoluzione. Nel tentativo di sottrarsi alla calamità rappresentata dalla propria origine - una madre ambigua e spregiudicata, che lascia perdurare un alone di mistero sulla vera identità paterna - Filip si lascia travolgere dalla passione per una donna, la cui "bocca umida mormorava menzogne ardite e velenose come pura poesia", e da visioni pittoriche assolute che lo consumano.Scritto nel 1932, Il ritorno di Filip Latinovicz è senza dubbio il capolavoro di Krleža. Tratteggiando una società in piena disgregazione e l'inquieta solitudine del protagonista, il romanzo getta un abbagliante squarcio di luce sull'alienazione dell'individuo novecentesco. Lirico e visionario, stilisticamente sovversivo, questo romanzo appartiene a pieno titolo alle grandi opere letterarie del secolo scorso.
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  • 4

    Die Kunst ist Schön, aber das Leben ist ernst! (p. 215)

    "Sono già diciotto milioni di anni che camminiamo sulle zampe posteriori e siamo ancora quasi tutti quadrupedi! E cosa vuol dire saper leggere e scrivere se scriviamo già da cinquantamila anni ma sol ...continua

    "Sono già diciotto milioni di anni che camminiamo sulle zampe posteriori e siamo ancora quasi tutti quadrupedi! E cosa vuol dire saper leggere e scrivere se scriviamo già da cinquantamila anni ma solo ogni cento nasce qualcuno che sa scrivere davvero, e nessuno lo legge?" (p. 60)

    ha scritto il 

  • 4

    "Dorme la Pannonia, fra il latrato dei cani, lo stormire delle foglie e l'odore del concime che corrode le narici..."

    A pag.3 ho incontrato Michele Mari:
    "Tutto il lato nord della casa a un piano era scolorito dal vento e a Filip parve strano aver trascorso (una volta, tanto tempo fa) la sua personale e sanguinosa in ...continua

    A pag.3 ho incontrato Michele Mari:
    "Tutto il lato nord della casa a un piano era scolorito dal vento e a Filip parve strano aver trascorso (una volta, tanto tempo fa) la sua personale e sanguinosa infanzia, così indicibilmente intensa, sotto il tetto di questa casa grigioverde."
    A pag.17 ho incontrato Bruno Schulz:
    "Quei lontani odori, gli stessi immutabili! La piccola stanza al pianterreno è immersa in una sottile striscia orizzontale di fumo che si avvolge sinuosa, come un velo, attorno all'armadio e ai cestini con i panini: da ogni cosa emana un acre odore di tabacco, che sa di umidità, e l'aria è pregna dei suoi effluvi. L'odore dei sigari, l'odore dei panini vecchi, l'odore del pane nero inacidito, l'odore della slivovitz, delle lampade a petrolio e del tabacco da masticare di bassa qualità nei pacchetti rosa sull'ultima scansia! Anche la salsiccia pende sempre dal chiodo della mensola esterna dell'armadio a vetri, insieme ai lacci da scarpe e alle candele."
    Nel mio personale atlante di lettrice c'è ora una strada che unisce Milano a due paesini persi nelle lontane province dell'Impero alla vigilia della sua dissoluzione, una strada che da Milano mi porta in Galizia e in Pannonia. Non so perchè mi dirigo sempre ad Oriente, ma so che è un gran bel viaggio.

    ha scritto il 

  • 5

    Si rimane invischiati, ti si appiccica addosso

    Uno dei libri più particolari che mi sia capitato di leggere. E per me particolare è già qualcosa di buono.
    E' capitato che, a tratti, per una ventina di pagine a metà libro, mi sia annoiato a leggerl ...continua

    Uno dei libri più particolari che mi sia capitato di leggere. E per me particolare è già qualcosa di buono.
    E' capitato che, a tratti, per una ventina di pagine a metà libro, mi sia annoiato a leggerlo, MA non sono mai riuscito a staccarmene, a dire: Basta, non lo leggo più. E non me ne pento. Perché è un libro affascinante
    E' soprattutto una raccolta di elucubrazioni e di poetiche riflessioni cupe, mitteleuropee (pannoniche, per la precisione). Ma quel che si sedimenta non è tristezza, quello che queste pannoniche pippe mentali comunicano, anzi, è una notevole vitalità, un po' masochistica, se si vuole, ma produttiva (e infatti il protagonista stesso, il buon Filip, ne trae dei quadri, ché è un pittore lui).
    Per pubblicizzare quest'opera (recentissimamente riplubblicata, con prefazione di Matvejevic, da Zandonai) e per rendere meglio l'idea, vedansi note a margine :-)

    ha scritto il 

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