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Il ritratto di Dorian Gray

Di

Editore: Sansoni

4.3
(30256)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 255 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Portoghese , Chi tradizionale , Giapponese , Chi semplificata , Francese , Tedesco , Olandese , Catalano , Finlandese , Greco , Turco , Polacco , Basco , Ceco , Galego

Isbn-10: A000098596 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Altri , Cofanetto , Copertina morbida e spillati , Non rilegato , Rilegato in pelle , eBook , CD audio

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Il libro contiene anche
Il delitto di Lord Arthur Savile
Il fantasma di Canterville
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  • 5

    L’errore di specchiarsi nel ritratto che un altro si è fatto di te – o anche “Quando a mia nipote presentai Dorian Gray.”

    Avevo ritardato causa lavoro e mancava un niente alle dieci della sera quando rincasai. Al ristorante al quale avrei dovuto presentarmi per le otto e mezzo / otto e tre quarti c’erano già tutti, figur ...continua

    Avevo ritardato causa lavoro e mancava un niente alle dieci della sera quando rincasai. Al ristorante al quale avrei dovuto presentarmi per le otto e mezzo / otto e tre quarti c’erano già tutti, figurarsi se aspettavano me, ma dicevano di star aspettando me, e la mia assenza metteva disagio la donna che ho sposato, lei puntuale al ristorante con i suoi parenti e con i parenti dei suoi parenti acquisiti o ceduti, prossimi a decedere quando non a fare il secondo o il terzo figlio. Quando mi chiamò per la terza o la quarta volta al telefono la aggiornai: sono appena tornato a casa, il tempo di una doccia e vi raggiungo. Mi tolsi la camicia, aprii il balcone, mi gettai sul nostro letto e lessi il finale de “Il ritratto di Oscar Wilde”, non ricordo se questa dei Classici Classici della Frassinelli è la seconda o la terza traduzione in cui l’ho letto. Rispettai l’ordine delle priorità.

    Del romanzo ricordavo tutto – la trama – e non ne ricordavo il meglio, che sono i dettagli e i difetti.

    Quanto insapore deve essere il giovanissimo Dorian Gray, questa doratura del grigio, se accetta immediatamente le parole caramellate, e civettuolamente misogine e studiatamente ciniche, di uno sconosciuto Lord Henry Wotton, il quale parla e parla ("Lei sperpera interi libri quando parla"; gli dicono, e a me tutto sembra tranne che un complimento; gli dicono pure: "Non dici mai nulla di morale, e non fai mai nulla di sbagliato.", e questa è la versione nerd del: predichi-male-perché-non-sai-razzolare-per-niente) e alla fine è la moglie a mollare lui, e in tutto il romanzo la moglie di Lord Hanry Wotton non dice che poche parole ma quanto crudelmente esatte, per ridicolizzare il marito e i suoi discepoletti.

    Il ritratto più bello de “Il ritratto di Dorian Gray” per me Wilde lo fa di lei: "Era una strana donna, con i vestiti che davano sempre l'impressione di essere stati disegnati in un impeto d'ira e indossati durante una tempesta." Bellissima. Come bellissima è Sybil Vane quando comincia a recitare male quando ha scoperto di amare davvero e che non c’è paragone tra una ottima finzione e una autenticità purché sia. I personaggi del narratore sono dei misogini, il narratore non lo è affatto.

    Un bruttoccio infantile anche quando è alle prese con Sybil, Dorian, che non si era innamorato di una donna ma di un’attrice e a patto che continuasse a recitare una parte, fosse pure una sola e la sua. "Voglio che gli amanti morti del mondo ci sentano ridere e si intristiscano." Che bella frase priva di qualsiasi significato, una volta soffiata via la polverina grigiodorata che l’ha fatta splendere per un po’. Ma chi se ne frega degli amanti morti! Quando ami, ami chi c’è, non la reazione che il tuo amore susciterà su chi non c’è. Dorian dovrebbe imparare a amare ma amare è una tale fatica, e un dandy non è fatto per la fatica; io i dandy li mandarei in giro con le pezze al culo; altro che ghette e cilindro: sono le toppe a fare lo stile. L’arte è una soluzione che chi non ha saputo porsi i giusti problemi non indovinerà mai.

    Dorian Gray è un bambinello, Lord Wotton è un pedante terrorizzato dall’idea che si possa scoprire che appunto è soltanto questo ("Nel momento stesso in cui ti siedi a pensare, diventi tutto naso e tutta fronte, comunque orribile"); e Basil? Massì, sarà pur stato un bravissimo pittore ma niente più di questo, e resta da capire perché mai uno moralmente rigoroso come lui abbia permesso a Wotton di avvicinarsi alla luce degli occhi suoi, a Dorian che solo la scrittura può rendere inappuntabilmente bello. Secondo me il vero mandante dell’omicidio di Basil è Basil, che non poteva non sapere che Dorian si sarebbe vendicato di lui, spinto delle prevedibili conseguenze, per averlo messo nelle fauci ben spazzolate di Lord Wotton che ha i denti ma non il pane. È Basil che, invidioso del pane di Dorian, ha escogitato il modo per rovinargli i denti, dipingendogli una dentiera d’oro.

    Se di qualcuno leggi che è bello, il resto tocca a te: sei tu che lo reinventerai nella tue mente con tutti gli attributi della bellezza-secondo-te, perciò sarà il bello di tutti. Però che Dorian sia biondo e con l’incarnato chiaro si deve tenerne conto, e personalmente a me non piace né il biondo né l’incarnato chiaro nelle donne, quindi tanto meno negli uomini. Io? Io sono moro e d’incarnato scuro – per quanto l’incarnato vada impallidendosi di anno di lavoro al chiuso in anno di lavoro al chiuso. La donna che ho sposatoè mediterranea, persino più Tunisia che Sicilia. Vabbeh. L’imparzialità è soltanto una pigrizia sedicente.

    Comunque sono particolarmente orgoglioso di aver regalato a una mia nipote il libro di Oscar Wilde, nel suo caso con prefazione di Aldo Busi e traduzione della Bini, che è la migliore, secondo Busi che l’ha prefazionata.

    Mia nipote ha sedici anni è sarei felicissimo se cominciasse a farsi le prime idee, ovvero a togliersi dalla testa quelle che inevitabilmente già ha, sulla gioventù tramite questo libro così spietato con la gioventù e ancor di più con chi vuole contagiarla cioè influenzarla, tipo regalandole un libro, come fa Henry con Wotton, e infatti anche il romanzo di Huysmans può essere contemporaneamente un delizioso altolà o un capitombolo alla avanti tutta: dipende dalla qualità di chi lo legge, e dalla intenzione di chi lo ha regala: più ne ha, di intenzioni, più è in pericolo la qualità di chi lo riceve.

    Io ho letto “Controcorrente” e ho trovato detestabile essere un decadente; Dorian l’ha letto e ha trovato desiderabilissimo diventare un edonista. È anche vero che Dorian era bellissimo e che aveva di nascita abbastanza quattrini per sé senza che nessun genitore potesse impedirgli di viziarsene. Come è vero che a me “Controcorrente” non me l’hanno mica regalato; me lo sono comprato io, e prima di arrivare a capire quanto interessante sarebbe potuta essere come lettura ci ho messo trenta anni. Io dovrei essere grato agli altri per quello che più mi ha innervosito di loro da sempre: non mi hanno mai regalato libri. Non li conoscevano, e ho dovuto fare da me per conoscerne qualcuno. Semmai dovessi avere figli, farei sparire dalla circolazione i libri che mi ostino a non regalare a chiunque.

    Dorian Gray by Oscar Wilde scopre con la sua bellezza la caducità della sua bellezza, è la sua personale uscita del paradiso terrestre il suo incontrarsi nello specchio stregato di un ritratto: "Sarebbe diventato orribile, ripugnante e sgraziato." Chi ti rivela la tua bellezza ha commesso il primo atto fondamentale per potertela alienare: se non può averla chi te la invidia, di certo l’invidioso se ne inventerà qualcuna perché non possa continuare a averla nemmeno tu: dichiararti la sua ammirazione è un ottimo modo per cominciare a metterti in condizione di diventare meno ammirabile.

    Io non so chi tra Basil e Henry sia stato il più avido di Dorian, di sicuro Dorian ha battuto in avidità entrambi, avido di se stesso com’è diventato, e sebbene non sia affatto chiaro quali siano stati i suoi vizi innominabili (assenzio e puttane la notte per poter reggere alle sedute in Parlamento e agli obblighi della mondanità di giorno? Ma questo è il modus vivendi scontato di qualsiasi perfetto gentiluomo inglese vittoriano o italiano di prima e seconda e via via repubblica), quello che veramente non si può perdonare a Dorian è la ristrettezza della sua curiosità intellettuale: colleziona paccottiglia magari di valore, è sempre lì a baccagliare al teatro e non si ha notizia di qualche altro libro che abbia letto, corrompe i ragazzi e fa qualche mese in campagna e qualche mese in città, capirai che scandalo, fatte salve le scappatelle nello ‘squallore’ che solo uno snob dal diaminazzo come lui può trovare morbosamente attraente.

    Dorian vede ‘bambini grotteschi rannicchiati sui gradini delle case’ e sente ‘grida e maledizioni dai cortili bui’, e ne è turbato quindi eccitato, e questa è la ridicola sorte che tocca a chi non ha mai abitato in un quartiere popolare e che gli fa trovare violento persino un filo di fumo che fuoriesce da un comignolo.

    Pensando alla fortunata invenzione letteraria di Wilde (il ritratto sul quale appaiono i segni della corruzione del suo soggetto, condannandolo intanto a restare per sempre uguale a se stesso, ma Dorian non arriverà mai a consapevolizzare che la vera maledizione che si è attirato addosso è questa: non non-invecchiare, ma: non-crescere; non-cambiare; e nel come nessuno dei suoi conoscenti sia stranito dal non-invecchiare di Dorian io, interpretando a cavoli miei, ci posso pure vedere una dichiarazione della sua insignificanza: Dorian è un decoro della società, e nessuno si stupisce se per far sembrare nuova una cornice basti trattarla con l’olio giusto: le cose non invecchiano a vista e non c’è niente di misterioso in questa evidenza, come non c’è nella cosa-Dorian che si conserva nel suo stato, continuo passato prossimo di un verbo essere che al presente non c’è: è un frescone ovvero un morto tenuto al fresco, il Gray) ho pensato a come non avrebbe potuto funzionare nel mondo letterario di Sade: in Sade il vizio non marchia chi lo commette, il suo mondo non si fonda sulla stessa massima moralistica di Oscar Wilde secondo cui il male imbruttisce. Insomma, in Sade la bellezza o la bruttezza di un corpo non è l’affidabile riprova della sua condotta virtuosa o viziosa, per questo l’invenzione di de Sade è mooolto più sovversiva alla radice di quella di Oscar Wilde, per il quale è ancora fortissimo la contrapposizione tra il bene inteso come qualcosa di frigido e austero (la zona dell’anima) e il male collegato al sesso e al piacere (la zona dei sensi). Quindi hai voglia a sentir dire: eh, ma Wilde era un artista nella vita! No, Wilde è stato un teatrante. È stato un artista De Sade che non si è mai preoccupato della società ma l’ha preoccupata eccome, il quale infatti ha lasciato opere assai più complete e pericolose. Infatti io Wilde a una nipote lo regalo, Sade pretendo che me lo rubi dagli scaffali a mia insaputa, non mi perdonerei mai di averle rovinato la possibilità di precipitarci da sola, in Sade.

    Che stessi leggendo Wilde in un’altra traduzione mi è capitato tra l’altro di scriverlo in un commento online. Ormai, e per gusto di caricaturarmi da me ("C'era una voluttà particolare nell'autocritica. Quando ci autoaccusiamo ci sembra che nessun altro ha il diritto di farlo."), faccio la sciocchezza di commentare qualcosa in Rete solo se collegata tanto o poco all’argomento ‘Aldo Busi’. Mi sono fatto una irrisoria reputazione da fanatico busiano – tra tutti quelli possibili, mi sembra comunque siail più sano degli fanatismi possibili – e m’industrio per corroborarla al punto di essermi guadagnato un fake, ovvero un individuo dalla dialettica fallimentare, o che è molto più provocatoria di quanto alle volte provi a essere la mia e sono io che non ci arrivo alla sua (ma anche questa è vanità: è un idiota perditempo questo anonimo; non è il caso di ricercare meriti al mio maniaco per potermene attribuire indirettamente e dissimulando qualche passaggio). Il mio fake ha scoperto un altro po’ della sua ottusità (o della recita alla perfezione della sua ottusità; e dalli…) dicendo che leggere Wilde è sorpassato.

    Se esiste un romanzo che è moderno da quando è stato scritto senza più smettere di esserlo, e essendolo pure retroattivamente, è “Il ritratto di Dorian Gray” e grazie al mio fake ho potuto maturare un altro criterio di selezione: dimmi che ne pensi del romanzo di Dorian Gray e io saprò di te un mucchio di cose indispensabili del tipo se chiamare i servizi sociali nel caso tu abbia figli o nel caso qualcuno te li affidi come pure se chiamarli qualora potesse tornare utile ai servizi sociali sapere a chi potrebbero darli in affido, i figli tolti a chi rappresenta per loro una minaccia, per esempio quelli che non capiscono la modernità e la necessità di leggere “Il ritratto di Dorian Gray”, secondi come minaccia solo a chi prova a imporne la lettura, non limitandosi a regalarne una copia sapendo quanto alta sia la probabilità che verrà scartata e che il libro infine sarà letto da tutt’altri, cioè da chi saprà veramente meritarselo, che è il mio caso con Sade: lo comprò il fratello di un amico, arrapato dalla copertina, c’era Giove che prendeva da dietro non ricordo quale ninfa, e che non andò mai oltre: noi scollammo il libro – le solite pessime edizioni Newton – e assieme leggevamo le parti orgastiche, mentre da solo continuavo la lettura con le sue dissertazioni filosofico-libertine, mooolto più orgiastiche, infine le sole a poter produrre dell’autentica eccitazione nervosa.

    Per di più penso che la scelta di regalare “Il ritratto di Dorian Gray” non possa essere scollegata dalla necessità di porre delle domande a chi lo si è regalato, se a sua volta ci ha fatto il regalo di leggerlo davvero, cioè:

    1) che ne pensa della frase autoiettatoria: "soffriremo tutti per quello che gli dei ci hanno dato, soffriremo terribilmente"?
    2) che ne pensa dell’aforismo più codardo di tutto il romanzo: "Coscienza e viltà sono la stessa cosa, Basil."?
    3) che ne pensa della frase "I giovani vogliono essere fedeli e non lo sono; i vecchi vorrebbero essere infedeli, e non possono.", sapendo che io prima la pensavo così e che ora, da sposato per mettermi ai ripari, la correggo così: “I fedeli invecchiano presto, gl’infedeli avviscono prima”?
    4) che ne pensa della frase manifesto della gioventù: "Dice cose che mi irritano. Mi dà buoni consigli."?

    “Il ritratto di Dorian Gray” è un romanzo bellissimo, e moderno, perché non ci si può porre nei suoi confronti con un atteggiamento neutrale, o amorale. Devi decidere cosa fartene, dopo averlo letto, devi ragionarci sopra, oppure due sono le conseguenze più tragiche: ti avvelenerà lentamente; ti lascerà del tutto indifferente, come neppure lo avessi letto, e uno che resta indifferente di fronte alla lettura del romanzo di Wilde è uno già avvelenato forse forse oltre ogni possibilità d’azione di quasivoglia antidoto.

    A romanzo finito di nuovo, feci la doccia, misi una camicia bianca a bande celesti e andai al ristorante e una donna della famiglia della donna che ho sposato mi accolse gridantomi giuliva: “Tradimento. Un tradimento. È andato a casa a far sparire le prove, ti avrà tradita, avrà fatto tardi dietro all’amante, altro che lavoro e lavoro. Tutti uguali gli uomini.” e tanto mi è bastato per riabilitare totalmente e all’istante quel chiacchierone di Lord Henry Wotton: resta indiscutibilmente un merito non quello di non saper dire altro che banalità ma la volontà esercitata di farlo nel modo più brillante e inedito possibile.

    Secondo Wotton-Wilde (per me il pesonaggio di Oscar più ricavato dalla rielaborazione della propria biografia è Henry) "noi fraintendiamo sempre noi stessi e raramente comprendiamo gli altri", per questo ho sorriso alla donna della famiglia della donna che ho sposato e ho taciuto; ho pensato che il modo miglior per confutare una evidente sciocchezza fosse non negarla, poiché dire no sarebbe equivalso a dire sì e dire sì non sarebbe equivalso a dire no e basta, avrebbe comunque lasciato un fastidioso detrito di ambiguità, di gioco simulatorio-dissimulatorio. In pratica non l’ho cagata, denunciava in maniera troppo manifesta il suo tenero bisogno di attenzione e di considerazione, e io non mi commuovo a trentatre anni per queste casistiche umane, figurarsi se mi lasciavo impestare a sedici o a diciassette, e questo mi sa che è stato anche il punto debole del Dorian Gray inventato da Wilde: era troppo buono quando si è presentato al cospetto della gioventù, e l’innocenza è un crimine quando mantenendosi tale diventa la miglior alleata potenziale del carnefice che geneticamente ci si porta dentro. Io ho smesso di essere buono alla Dorian Gray ante Lord Henry verso i cinque anni, anche se col tempo ho rimosso le persone che oggi dovrei ringraziare per la precocità indottami.

    Bisogna corrompersi presto e da sé, per poi imparare a andare contro natura per tempo procurandosi una cultura che la disinneschi e la riformuli, e se si sono già avviati i processi di ricostruzione della personalità alla quale si ambisce ebbene l’ingresso in società non sarà mai più di quel che è: una corsetta al cesso per delle normali esigenze fisiologiche. O così o ci si mette in condizione di fare danni ovvero di farsi danneggiare dagli altri per poterli poi danneggiare a propria volta ma issando lo slogan più sanguinario della storia dell’umanità “Mica è colpa mia!”.

    Beh, è ora di dirlo: se non è nemmeno colpa tua quello che hai commesso, questo non cancella la tua colpa ma la moltiplica. I mandanti per me non potranno essere mai responsabili quanto i mandati, perché i mandati posso sempre mandarli al paese del vaffanculo i mandanti, e a quel punto sai che ridere, vedere i mandanti che non hanno più nessuno da mandare e che cominciano a mandarsi l’un l’altro senza che nessuno abbia i coglioni per spostare il culo?

    Busi nella sua prefazione in edizione Feltrinelli critica l’aggiunta dei sei capitoli al romanzo quando passa dalla pubblicazione su rivista a quella in volume, motivati pare da esigenze di foliazione minima. A me il personaggio di James il marinaio e la morte che Wilde gli riserva sono piaciuti parecchio invece, e anche in questo caso una esigenza esterna ha migliorato quello che una capacità interiore avrebbe lasciato com’era, se non fosse intervenuta l’ostica realtà a scacciarla dell’eden della sua comoda e infelicitante autosufficienza.

    ha scritto il 

  • 4

    Avendolo già letto una volta non avevo dubbi sul fatto che sarebbe stata una lettura molto piacevole e affascinante, ma ne sono rimasta ugualmente colpita.
    In particolare, si sa che il romanzo rappres ...continua

    Avendolo già letto una volta non avevo dubbi sul fatto che sarebbe stata una lettura molto piacevole e affascinante, ma ne sono rimasta ugualmente colpita.
    In particolare, si sa che il romanzo rappresenta il manifesto dell'estetismo e che ne esalta in ogni capitolo i principi, dalla ricerca del piacere al culto della bellezza, due attività per definizione superficiali, eppure il genio di Wilde é riuscito a darvi profondità, facendo un'attenta analisi del cuore dell'uomo.

    Perché non ci piace ciò che é brutto? Perché è importante essere belli, o conoscere persone belle, o avere belle cose? Cosa c'è nella bellezza che ci affascina e ci disarma? Una frase in particolare mi ha colpita, che diceva che ciò che è brutto ci fa pensare a ciò che è reale, come se ci fosse un legame inscindibile tra la realtà e la bruttezza.

    Gli ultimi capitoli sono stati illuminanti, e sono i capitoli in cui Dorian Gray è costantemente assillato dalla paura di morire. La realtà è cruda, difficile, ma soprattutto ha una fine, e allora eccoci alla ricerca di un breve momento di eternità: guardare un quadro e sapere che quel quadro, che vivrà in eterno, è stato guardato in un momento della sua storia proprio da noi, e non da un altro, vivere un amore per idealizzarlo e per paragonarlo a quello di tanti eroi ed eroine che tra le pagine dei libri e nella memoria della gente si innamoreranno in eterno, sono tutte azioni compiute allo scopo di non morire, non del tutto.

    ha scritto il 

  • 5

    Un 4,5 en realidad

    The Picture of Dorian Gray es uno de mis clásicos favoritos. Una historia que me atrapó desde el principio debido a la maravillosa prosa del autor, a un montón de frases destacables que nos harán refl ...continua

    The Picture of Dorian Gray es uno de mis clásicos favoritos. Una historia que me atrapó desde el principio debido a la maravillosa prosa del autor, a un montón de frases destacables que nos harán reflexionar y a unos personajes increíblemente bien construidos y perfilados que nos guiarán en este viaje por la corrupción del alma.

    http://lavidasecretadeloslibros.blogspot.com.es/2015/07/resena-picture-of-dorian-gray-de-oscar.html

    ha scritto il 

  • 4

    Che dire di un capolavoro, la figura straordinaria di Dorian Gray e tutto quello che rappresenta ne fa uno dei personaggi più sublimi della letteratura. Vorrei sottolineare anche la figura non seconda ...continua

    Che dire di un capolavoro, la figura straordinaria di Dorian Gray e tutto quello che rappresenta ne fa uno dei personaggi più sublimi della letteratura. Vorrei sottolineare anche la figura non secondaria di Lord Henry che è la voce dello scrittore con tutte le sue celebri frasi e aforismi e quel suo modo di vedere la vita e sopratutto le persone.

    ha scritto il 

  • 3

    Molto molto introspettivo e psicologico, avrei decisamente preferito una lettura più romanzata, ma ognuno ha i propri gusti.
    Tutto sommato il libro non è male, Gray è un personaggio affascinante e amb ...continua

    Molto molto introspettivo e psicologico, avrei decisamente preferito una lettura più romanzata, ma ognuno ha i propri gusti.
    Tutto sommato il libro non è male, Gray è un personaggio affascinante e ambiguo

    ha scritto il 

  • 5

    Un capolavoro senza tempo. Una metafora dell'esistenza, dove tutto scompare sotto il peso dell'estetica e dell'apparenza. Bellissime anche le descrizioni e le divagazioni sulla cultura francese e grec ...continua

    Un capolavoro senza tempo. Una metafora dell'esistenza, dove tutto scompare sotto il peso dell'estetica e dell'apparenza. Bellissime anche le descrizioni e le divagazioni sulla cultura francese e greca. Peccato che Oscar Wilde abbia scritto solo un romanzo...

    ha scritto il 

  • 1

    Dopo Il nome della rosa, in assoluto la cosa più noiosa che abbia mai letto.
    Fastidioso. Ok, tutti conosciamo a grandi linee la storia di Dorian Gray. Quindi, immaginavo che nel libro leggessi di nefa ...continua

    Dopo Il nome della rosa, in assoluto la cosa più noiosa che abbia mai letto.
    Fastidioso. Ok, tutti conosciamo a grandi linee la storia di Dorian Gray. Quindi, immaginavo che nel libro leggessi di nefandezze indicibili, crudeltà e sadismo.
    La storia più o meno è così:
    Lascia la fidanzata - nota il primo cambiamento nel quadro.
    Salto temporale di due decadi, in cui non si descrive assolutamente cosa ha fatto il protagonista - il quadro ormai rappresenta un mostro.
    Però, oh, vuoi mettere il meraviglioso capitolo in cui si descrive ogni collezione del nostro Dorian Gray? Paragonabile solo alla descrizione della porta di Umberto Eco e alle analisi statistiche di Giorgio Tosatti.
    Per non parlare di Lord Henry, alter ego del pesantissimo e noioso Wilde, con le sue CENTINAIA di aforismi. Un'ideologia maschilista troppo marcata, un eccessivo ed ingiustificato cinismo, ogni scusa è buona per buttarci giù un ennesimo aforisma inutile.

    ha scritto il 

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