Il ritratto di Elsa Greer

Di

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

3.9
(1220)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Tedesco , Giapponese , Catalano

Isbn-10: A000018653 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico , Paperback

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
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  • 3

    La Signora del Giallo 3 - 14 feb 16

    Sono sempre più convinto, leggendo e rileggendo della nostra maestra del giallo, che la sua capacità sia proprio quella di innamorarsi di un elemento, e poi cercare di sfruttarne a pieno le possibilit ...continua

    Sono sempre più convinto, leggendo e rileggendo della nostra maestra del giallo, che la sua capacità sia proprio quella di innamorarsi di un elemento, e poi cercare di sfruttarne a pieno le possibilità. Ora, che scrive in tempi di guerra, Agatha ha un amore sviscerato per le filastrocche infantili. E dopo aver utilizzato quella sui numeri, ora utilizza una dedicata ai più piccoli. Quella che serviva a contare le dita, che sono cinque, come i cinque porcellini (e per completezza ve la riporto in fondo). Ma questo è solo un elemento che serve a caratterizzare le cinque persone che potrebbero essere stati colpevoli di un omicidio. L’altro elemento, di molto effetto nella coreografia della Christie, è la richiesta che viene fatta a Poirot di indagare su di un delitto avvenuto 16 anni prima. Un famoso pittore, Amyas Crale, viene ucciso con una dose letale di cicuta, mentre terminava il ritratto del titolo italiano, che ritrae la sua amante Elsa Greer. Uccisione avvenuta nella loro tenuta di campagna, dopo giorni di litigi tra il pittore e la moglie Caroline, sia sull’educazione della sorellastra di lei, Arianne, sia sui rapporti tra Amyas ed Elsa. Caroline viene accusata del delitto, ritenuta colpevole, e con le attenuanti condannata all’ergastolo. Ma dopo poco muore in prigione. Ora si presenta sulla scena Mary, la figlia di Caroline e Amyas, e vuole sapere la verità. Anche se sono passati 16 anni. Qui si rivela la grande maestria della nostra attraverso il suo personaggio Poirot. Perché abbiamo appunto cinque possibili assassini reduci da quell’episodio. Ma l’episodio è lontano, non ci possono essere ricerche sul campo. Si tratta solo di usare le parole. E come dice Poirot, bisogna far parlare le persone, e saranno loro a fornire la soluzione. Abbiamo quindi i cinque porcellini. Philip Blake, il più grande amico del morto, in gioventù infatuato di Caroline, poi sempre presente nelle vicende familiari. Ora è un affermato agente di cambio (il porcellino che andò al mercato). Suo fratello Meredith, che vive di rendita, s’interessa di piante ed erbe varie. Fu lui a far conoscere alla combriccola le proprietà della cicuta, ed è dalla sua dispensa che ne scomparve il flacone, poi trovato nell’armadio di Caroline, e con il quale fu ucciso Amyas, mescolato alla birra. Lui è il porcellino che sta a casa. C’è ovviamente Elsa Greer, all’epoca dei fatti ventenne rampante, che s’innamora del pittore, che è abituata ad avere tutto. E lo vuole, e non solo, ma pensa di poterlo togliere alla moglie. Ora Amyas è un grande donnaiolo, che non sa resistere ad una sottana, ma è anche innamorato della moglie. Quindi, tante scopate, ma si torna sempre a casa. Cosa che Elsa non accetta, e gettando sul piatto il suo amore per Amyas, crea scompiglio nella casa. Scompiglio che porta sicuramente Caroline a rubare la cicuta. Lei sostiene per uccidersi. Poi nel processo, sostiene che Amyas, scoperta la cicuta, decide lui di uccidersi. Intanto Elsa è il porcellino che mangia l’arrosto, quello che ha il piatto migliore. E dopo il pittore, si consolerà con altri uomini, tanto da essere ora, dopo 16 anni, una rispettabile Lady, sposata con un premuroso Lord inglese. C’è la signorina Williams, la governante di Arianne, che adora Caroline, che ha visto questa ripulire le impronte sulla bottiglia di birra, senza dirlo alla polizia. Dopo la morte sarà licenziata, ma rimarrà integra nella sua povertà. Lei, è il porcellino che non ha niente. Infine c’è Arianne, la sorellastra, che Caroline, da giovane, sfigurò lanciandole un posacenere in faccia. E da quel giorno, Caroline è prona ai desideri di Arianne. Lei è l’ultimo porcellino, quello che fa “ahi, ahi, ahi”. Dopo alcune ricostruzioni dei fatti con gli avvocati del tempo, l’idea vincente e divertente della scrittrice è di far scrivere il resoconto dei fatti ad ognuno dei cinque porcellini. Dal loro raffronto, Poirot è convinto di riuscire a tirar fuori la verità. Verità che io, dalla seconda pagina, sono convinto di aver capito. Il colpevole è Arianne, e Caroline, per i sensi di colpa di cui sopra, la copre e subisce la condanna come espiazione. Colpevole forse preterintenzionale, che all’epoca dei fatti era poco più che quindicenne, e non aveva idea reale delle possibili conseguenze dei suoi gesti. Era arrabbiata perché Amyas voleva mandarla in collegio, cosa da lei odiata. E voleva fargli uno scherzo cattivo. Sbagliando però la dose del “veleno”. Molto interessanti sono comunque i cinque scritti, dove la maestria di Agatha si rivela con la capacità di variare i toni della scrittura ad ogni personaggio. Poirot, ovviamente, rivela le contraddizioni in ogni resoconto. Philip è innamorato ma respinto da Caroline, per cui ne mette in luce le qualità negative. Meredith, una volta anche lui preso da Caroline, è al momento dei fatti invaghito di Elsa, e fa di tutto, anche inconsciamente, per non rilevarne la sua grande dote (quella di arrampicatrice sociale). Elsa riporta spezzoni di discorsi sentiti durante il giorno fatale, magari omettendo qualche frase che potrebbe darne significati contrastanti. Arianne fa finta di ricordare poco (era giovane) con l’aggravante di vedere sempre più in pericolo la sua posizione. Solo la governante sembra essere immune da tutto ciò. Ma alla fine, con quel colpo di coda che mi aspettavo, ma che mi ha preso alla sprovvista, Poirot dimostra che Caroline pensava Arianne fosse colpevole, per questo non si era difesa, che Arianne non è il colpevole, che invece è … Beh, leggetelo no, è un vero esercizio di bravura e compostezza stilistica. Se Poirot, come dice lui stesso, è il miglior investigatore che ci sia, Agatha Christie è senz’altro una scrittrice di grande calibro. Ed ecco la filastrocca:

    This little pig went to the market. Questo maialino è andato al mercato.
    This little pig stayed home. Questo maialino è rimasto a casa.
    This little pig had roast beef. Questo maialino aveva l’arrosto.
    This little pig had none. Questo maialino non aveva niente.
    This little pig cried "Wee, wee, wee, wee!" Questo maialino gridò “Ahi, ahi, ahi!”
    All the way home. Per tutta la strada verso casa

    Anche qui, comunque, se ci si riflette, tra scritti e porcellini si capisce di più. Sicuramente di più di quanto ne abbia capito io, prima che Poirot mi illuminasse.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    L'ho trovato carino...ma sinceramente niente di più, purtroppo ben lontano dai gialli che mi hanno fatto innamorare di Agatha Christie come "Dieci piccoli indiani" o "Assassinio sull'Orient Express". ...continua

    L'ho trovato carino...ma sinceramente niente di più, purtroppo ben lontano dai gialli che mi hanno fatto innamorare di Agatha Christie come "Dieci piccoli indiani" o "Assassinio sull'Orient Express". Questa volta la mente geniale di Poirot è alle prese con l'assassinio di un pittore trovato avvelenato 16 anni prima e per questo la moglie, Carolina, venne processata e poi condannata al carcere. L'investigatore, incaricato dalla figlia che non ha mai creduto alla colpevolezza della madre (pur essendo molto piccola all'epoca dei fatti), interrogherà 5 persone che erano nella casa del pittore il giorno dell'omicidio. La filastrocca dei porcellini mi ha riportato al mio amato "Dieci piccoli indiani" ma la conclusione mi ha lasciato un pò l'amaro in bocca, io che credevo che l'omicidio fosse stato commesso involontariamente dalla bambina (ho una mente malsana) in realtà si scoprirà che l'assassino/a è la persona più prevedibile dell'intero giallo.

    ha scritto il 

  • 3

    Soddisfatti e fregati

    Avevo già sfoggiato quel ghigno impudente del 'stavolta l'ho capito, cara Agatha anch'io so chi è il colpevole' e poi... Carte sparigliate, al solito, con sorpresona al limitare del libro. La Christie ...continua

    Avevo già sfoggiato quel ghigno impudente del 'stavolta l'ho capito, cara Agatha anch'io so chi è il colpevole' e poi... Carte sparigliate, al solito, con sorpresona al limitare del libro. La Christie non è maestra di descrizioni, si sa; in lei c'è l'urgenza del raccontare, il plot. Quindi, si può pure storcere il naso davanti a pennellate di stile più o meno così (vado a memoria): "aveva un naso regolare, gli occhi e la bocca molto belli". Amabile il traduttore d'altri tempi, che scrive al pari di una intrepida zia 90enne 'Canadà'. Alla fine, resta il piacere di un intrattenimento spassoso, mai banale. Con un finale che, da tradizione, lascia soddisfatti e fregati

    ha scritto il 

  • 4

    Un giallo notevole, con una trama intricata e difficile da sbrogliare. Cinque sospetti, una morte avvenuta 16 anni prima, e tanti particolari da passare al setaccio per il grande Poirot. Una giovane ...continua

    Un giallo notevole, con una trama intricata e difficile da sbrogliare. Cinque sospetti, una morte avvenuta 16 anni prima, e tanti particolari da passare al setaccio per il grande Poirot. Una giovane donna, in procinto di sposarsi, vuole, dopo aver saputo i fatti, la verità. Sua madre ha ucciso suo padre 16 anni prima si o no? Dall'esito delle indagini di Poirot dipende la sua stessa felicità coniugale. E i 5 sospettati raccontano ognuno una storia con particolari diversi. Possibile che stiano mentendo tutti? Una grande storia narrata, a mio parere, in maniera superba dalla Christie, sicuramente uno dei libri più belli che ho letto fin'ora della regina del giallo.

    ha scritto il 

  • 3

    Tre stelline (e qualcosina in più)

    Questo, finora, è il romanzo della Christie che ho preferito. Ha un respiro tragico e solenne, ci presenta un'eroina dignitosa e forte che - nell'accettazione del proprio destino - mi ha ricordato in ...continua

    Questo, finora, è il romanzo della Christie che ho preferito. Ha un respiro tragico e solenne, ci presenta un'eroina dignitosa e forte che - nell'accettazione del proprio destino - mi ha ricordato in qualche modo il Sisifo di Camus. E poi, come al solito, si arriva quasi alla fine con un'idea ben precisa su chi è l'assassino (che in questo caso non è sbagliata, ma è l'idea stessa che per tutta la vita avrà la protagonista della storia), ma che nelle nelle ultime dieci pagine si rivelerà essere solo un'illusione. Il tutto si chiude con una nota di amarezza senza scampo, e sembra volerci ricordare quanto vani siano i desideri degli uomini, sia che si riescano a realizzare, sia che rimangano sogni irrealizzati - «vanitas vanitatum et omnia vanitas».

    ha scritto il 

  • 3

    E' un libro che racconta il passato. Saranno stati i flashback numerosi ma l'ho trovato noioso. E la risoluzione del caso, se il libro lo si legge con attenzione, è un po' troppo a portata di lettore. ...continua

    E' un libro che racconta il passato. Saranno stati i flashback numerosi ma l'ho trovato noioso. E la risoluzione del caso, se il libro lo si legge con attenzione, è un po' troppo a portata di lettore. Secondo me, Agatha ha scritto decisamente di meglio.

    ha scritto il 

  • 4

    Contro il logorio della vita moderna

    Agatha Christie è una garanzia assoluta!
    E' sempre divertente, interessante e stimolante.
    Adoro la sensazione che accompagna il disvelamento finale; tutti i pezzettini vanno al loro posto e per magia ...continua

    Agatha Christie è una garanzia assoluta!
    E' sempre divertente, interessante e stimolante.
    Adoro la sensazione che accompagna il disvelamento finale; tutti i pezzettini vanno al loro posto e per magia tutto sembra quasi ovvio. Ti ritrovi a chiederti come hai fatto a non arrivarci prima tu.
    Dopo anni di allenamento, qualcosa della soluzione finale ero riuscita ad intuirla..non proprio tutto ma almeno qualche frammento del puzzle.
    Resta comunque impareggiabile la faccia tosta con cui Agatha crea i suoi personaggi e poi li inquadra spietatamente. Adorabile!

    ha scritto il