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Il rogo di Berlino

Di

Editore: Adelphi (La collana dei casi, 32)

4.1
(996)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 229 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco

Isbn-10: 8845911373 | Isbn-13: 9788845911378 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Vienna 1971. In un appartamento nel cuore della città una giovane donna sta per incontrare sua madre. Non si vedono da trent'anni. Helga era bambina quando, in una Berlino già sventrata dalle bombe, la madre l'aveva abbandonata per inseguire il più atroce dei deliri nazisti: lasciati marito e figli, era entrata volontaria fra quelle SS che spingevano nei forni crematori i corpi sfiniti di tanti milioni di ebrei. Ora, dopo pochi formali abbracci, la conduce verso un armadio dentro al quale è riposta una perfetta uniforme nazista. Sospira, nostalgica. E Helga scappa, corre per le scale, si allontana per sempre da lei e da quella feroce e implacabile fedeltà.
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  • 3

    nella guerra non ci sono vincitori, ma solo vinti.
    questo potrebbe benissimo essere il riassunto di questo libro.
    le memorie di un'adulta volute raccontare con la voce di una bambina, che non hanno sa ...continua

    nella guerra non ci sono vincitori, ma solo vinti.
    questo potrebbe benissimo essere il riassunto di questo libro.
    le memorie di un'adulta volute raccontare con la voce di una bambina, che non hanno saputo esprimere la freschezza e l'innocenza di una bambina, e secondo me anche un po' infarcite dalle rielaborazioni mentali dell'adulta.
    mentre leggevo ho spesso pensato, ma come può essere così lucida e pragmatica una bambina?

    MI avrebbe fatto molto più effetto ed empatia se la voce narrante fosse stata Helga adulta che rivisitava e ricordava con il lettore le sue esperienze di bambina.

    ha scritto il 

  • 2

    Ho fatto fatica a leggerlo, non tanto per il tema crudo della vita ai tempi della caduta di Berlino, ma perché non è una storia vista attraverso gli occhi di una bambina ma sono i ricordi di una bamb ...continua

    Ho fatto fatica a leggerlo, non tanto per il tema crudo della vita ai tempi della caduta di Berlino, ma perché non è una storia vista attraverso gli occhi di una bambina ma sono i ricordi di una bambina ritrasmessi da un mente adulta e in questo secondo me perde freschezza e autenticità.

    ha scritto il 

  • 2

    Concordo con quanti prima di me hanno dato al libro un punteggio medio basso. La storia è sicuramente e potenzialmente molto toccante e interessante perchè pone un punto di vista diverso sulla seconda ...continua

    Concordo con quanti prima di me hanno dato al libro un punteggio medio basso. La storia è sicuramente e potenzialmente molto toccante e interessante perchè pone un punto di vista diverso sulla seconda guerra mondiale al quale, probabilmente, non siamo abituati. Purtroppo il tutto è sciupato da una narrazione assolutamente asettica ed approssimativa ricca di parti importanti tagliate via con l'accetta e parti insignificanti inutilmente dettagliate (tipo bisogni corporali di diverso tipo, comportamenti assolutamente insopportabili del fratellino di turno, etc). Un vero peccato... anche perchè ho acquistato la seconda "puntata" del romanzo e avrei potuto farne a meno.

    ha scritto il 

  • 2

    un fake da leggere giusto così perchè non si ha nulla da fare.

    La storia è vera, ed è anche noiosa fino alla morte.
    Tutto è descritto in modo asettico e si ha bisogno di un caffè per stare svegli.
    Ottimo da leggere in bagno o a letto prima di dormire.
    OSSERVAZION ...continua

    La storia è vera, ed è anche noiosa fino alla morte.
    Tutto è descritto in modo asettico e si ha bisogno di un caffè per stare svegli.
    Ottimo da leggere in bagno o a letto prima di dormire.
    OSSERVAZIONE: non tutte le esperienze sul periodo della guerra vanno scritte, o almeno non in questo triste modo di scrivere.
    Succede tutto e nulla in questo libro, lo potreste anche sfogliare a caso e non perdereste veramente nulla di importante.
    Solo l'ultima pagina a livello di scrittura si salva in qualità dal resto.
    Non sprecate tempo se non ne avete.
    Leggete altro.

    ha scritto il 

  • 4

    L'ho letto e mi spiace solo di una cosa: che a scuola nessuno mi abbia parlato di questo libro insieme ai "classici" di Primo Levi e Anne Frank. Credo sia davvero importante leggerlo per avere una vis ...continua

    L'ho letto e mi spiace solo di una cosa: che a scuola nessuno mi abbia parlato di questo libro insieme ai "classici" di Primo Levi e Anne Frank. Credo sia davvero importante leggerlo per avere una visione d'insieme sulla seconda guerra mondiale, per rendersi conto che da qualunque punto si guardi e si viva la guerra questa fa sempre e solo schifo.

    Per quanto riguarda lo stile dell'autrice è molto asciutto e le parole usate, seppur semplici, sono dure e rendono benissimo la tragicità della storia. Tra l'altro, nella mia ignoranza, pensavo fosse una bella traduzione, invece ho scoperto che lei scrive proprio in italiano. :)

    Da leggere!

    ha scritto il 

  • 5

    Dirimpettaio de IL DIARIO DI ANNE FRANK

    Un libro bellissimo tratto dalla vicenda autobiografica della scrittrice; storia che apre una finestra sulla sofferenza troppo spesso ignorata dei civili tedeschi. Un’opera lucida, cruda, che è riusci ...continua

    Un libro bellissimo tratto dalla vicenda autobiografica della scrittrice; storia che apre una finestra sulla sofferenza troppo spesso ignorata dei civili tedeschi. Un’opera lucida, cruda, che è riuscita a non farsi oscurare dalle migliaia di storie riguardanti i deportati. “Il rogo di Berlino”, considerando che la gran parte della narrazione riguarda il periodo d’internamento dei tedeschi nella cantina, si contrappone a “Il diario di Anne Frank “, e potrebbe definirsi la sua antitesi, anche se non può e non ha la pretesa di sostenere lo stesso impatto storico ed emotivo del libro più celebre attinente le vicende degli ebrei. Tuttavia Helga Schneider, avendo scritto questo libro in età adulta, offre certamente analisi più precise e profonde rispetto a quelle dell’allora tredicenne Anne Frank. A questo si associa un grande talento narrativo e descrittivo, oltre che uno stile linguistico di rara bellezza capace di portare il lettore tra le rovine berlinesi assediate dalle bombe. Assolutamente da leggere!

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Un punto di vista un po' diverso da quello che ci si aspetterebbe in questo periodo in cui le biblioteche e le librerie mettono in bella mostra sugli scaffali qualsiasi cosa ricolleghi alla Giornata d ...continua

    Un punto di vista un po' diverso da quello che ci si aspetterebbe in questo periodo in cui le biblioteche e le librerie mettono in bella mostra sugli scaffali qualsiasi cosa ricolleghi alla Giornata della Memoria. Quello, nello specifico, di una tedesca purosangue, di quelle che avrebbe dovuto seguire Hitler fino alla morte, che vive sulla propria pelle un'esperienza orribile: il bombardamento di Berlino da parte delle armate alleate del 1945. Bel tentativo di vedere qualcosa di diverso, il punto di vista dell'altro.
    Un altro che tende spesso ad essere dimenticato.
    Perché, lungi dal fare una classifica della sofferenza o uscirmene con l'idea che se la sono anche un po' andata a cercare per aver permesso a un mostro come Hitler di fare il bello e il cattivo tempo (come a dire che io per esempio mi sono cercata 20 anni di Berlusconi anche se non l'ho mai votato in vita mia e non mi rappresenta in nessun modo e che per questo merito di essere presa per il culo da tutto il mondo), penso che ogni individuo che si ritrovi in una situazione tanto drammatica meriti tutta la pietà umana possibile.
    Tedesco, ebreo o vattelappesca.
    Peccato che la resa sia ai limiti dell'immondo.

    Al di là della pochezza della trama, in cui se si vuole leggere solo una pagina su 10 non ci si perde nulla perché è tutto un parlare di evacuazioni intestinali (emozioni zero. Come a dire che il vero tedesco è stoico anche mentre usa Goethe come carta igienica e aspetta tremante in una cantina buia e puzzolente che arrivino i russi a stuprare le loro donne. Mi viene da paragonarlo a una Anne Frank che in una situazione analoga sognava di dare almeno un bacio a un ragazzo prima di morire e mi viene il latte alle ginocchia). L'autrice ricorda e scrive esperienze vissute da bambina molti anni dopo, quando è già adulta e ha una famiglia (ma non aveva detto che dopo l'esperienza avuta con i soldati russi non si sarebbe mai fidata di uomini che non fossero parenti?) e l'impressione è di una freddezza immane.
    Può forse creare una certa empatia solo perché le tematiche sono forti di loro, altrimenti sarebbe né più che meno come leggere la lista della spesa.

    L'impressione generale poi è che la protagonista voglia ispirare simpatia in chi legge rendendo assolutamente insopportabili tutti i personaggi che le stanno intorno, ed erigendo se stessa a cherubino del focolare, che non odia nessuno ma altro non fa che incamerare e soffrire perché, povera stella, nessuno la ama.
    Non la matrigna che la prende in antipatia giusto perchè "due figli per lei sono troppi" e le preferisce un fratellino che è di un'insopportabilità senza pari: ma è proprio Helgala prima a difendere lui e la sua spocchia ad ogni piè sospinto, e quando è arrogante e prepotente quasi lo preferisce perchè lo vede "normale" (Mi sorprende che nessuno in quella cantina in cui si strepitava persino contro un povero neonato spaventato dalle bombe che di sicuro non aveva il controllo della propria paura abbia pensato di buttarlo fuori durante qualche bombardamento, per vedere se avrebbe imparato a tenere chiuso quel forno).
    Non il padre, che si distacca per non meglio precisate ragioni dai figli al suo ritorno dalla guerra in Russia mentre è tutto zucchero e miele con la giovane moglie fighina, e di certo non la madre che rincontrerà dopo anni e da cui si allontanerà immediatamente perché l'anziana donna si rivelerà una nazista dura e pura, che sotto Hitler ha raggiunto il suo punto più alto e a cui ripensa ancora con nostalgia.
    A volerle bene solo Opa, il padre della sua matrigna, questa figura filosofica e incoraggiante e amorevole da cui si separerà con qualche lacrimuccia a fine libro, quando nel raggiungere l'Austria per seguire il padre quasi tutti i pensieri di Helga saranno rivolti alla nonna paterna. Dettagli che sia stato Opa a tenerla vicina nei momenti più desolati della sua vita, in quella cantina.
    Sotto le bombe.
    Mentre si aspettava solo di morire.

    E' un libro che mi dà anche l'impressione di essere vigliacco e sotto le righe: la tematica del punto di vista di un tedesco poteva essere buona, ma Helga sembra lasciarsi scivolare addosso tutti gli eventi senza mettere in tavola neppure una mezza idea personale.
    Un pensiero, un vago parere.
    Ha scritto il libro molti anni dopo, avrà riflettuto su quanto successo, si sarà fatta un'idea. Avrà analizzato quanto accaduto alla luce del dopo. No, niente. L'Helga adulta fa una dicotomia molto semplice e scorreggiona: da un lato mette i personaggi stronzi che sono simpatizzanti del nazismo, dall'altro quelli buoni che sono o taciti denigratori o aperti oppositori.
    Lei è nel mezzo con aria inutile.
    Non sa, non capisce.
    Meglio andare un'altra volta al secchio in fondo al corridoio per scaghicchiare un altro po'. Di quello che pensi realmente lei di tutta la faccenda non ci è dato modo di sapere; nemmeno un vago e ingenuo ma comprensibile "ero piccola e avevo fame, Hitler mi ha dato da mangiare delle salsicce e per un momento, un solo momento, ho pensato che non fosse tanto male". Non osa per non inimicarsi le simpatie di nessuno, perchè lei deve essere la buona e incompresa ad ogni costo.
    Pena la morte.

    Messa così, il libro è solo un elenco di cose che sono accadute, e che riguardano in gran parte la cacca.
    Una vera occasione sprecata.

    ha scritto il 

  • 5

    Le tragedie dei berlinesi visti dagli occhi di una bambina ariana negli ultimi mesi prima della disfatta. Toccante. "...Vivevamo come talpe nella cantina-rifugio, intirizziti e svuotati dall'inattivit ...continua

    Le tragedie dei berlinesi visti dagli occhi di una bambina ariana negli ultimi mesi prima della disfatta. Toccante. "...Vivevamo come talpe nella cantina-rifugio, intirizziti e svuotati dall'inattività forzata. Si aspettava. Si vegetava. Ci si abbruttiva. Talvolta ci si comportava come bestie." ..."Ogni giorno era uguale all'altro: la cantina fredda e buia, il puzzo di urina, il fumo delle candele, l'attesa, l'allarme, il terrore, il cessato allarme, la tristezza, le discussioni, i nervosismi, la sfiducia, l'insonnia, la fame, la sete."

    ha scritto il 

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