Il rogo di Berlino

Di

Editore: Adelphi (La collana dei casi, 32)

4.0
(1078)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 229 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco

Isbn-10: 8845911373 | Isbn-13: 9788845911378 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Vienna 1971. In un appartamento nel cuore della città una giovane donna sta per incontrare sua madre. Non si vedono da trent'anni. Helga era bambina quando, in una Berlino già sventrata dalle bombe, la madre l'aveva abbandonata per inseguire il più atroce dei deliri nazisti: lasciati marito e figli, era entrata volontaria fra quelle SS che spingevano nei forni crematori i corpi sfiniti di tanti milioni di ebrei. Ora, dopo pochi formali abbracci, la conduce verso un armadio dentro al quale è riposta una perfetta uniforme nazista. Sospira, nostalgica. E Helga scappa, corre per le scale, si allontana per sempre da lei e da quella feroce e implacabile fedeltà.
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  • 3

    La vita di una bambina nella Berlino sotto le bombe alleate. Un libro che offre un punto di vista diverso dal solito: qui sono le sofferenze del "nemico" ad essere raccontate.
    Un libro da leggere, anc ...continua

    La vita di una bambina nella Berlino sotto le bombe alleate. Un libro che offre un punto di vista diverso dal solito: qui sono le sofferenze del "nemico" ad essere raccontate.
    Un libro da leggere, anche se è un pugno nello stomaco; ma anche l'orrore può avere qua e là momenti di tenerezza. La sofferenza unisce, la sua fine torna a dividere.
    Quanti bambini siriani oggi vivono così, nell'indifferenza di tutti?

    ha scritto il 

  • 2

    un libro per ragazzi

    carino, non aggiunge molto al già raccontato. poco probabili le considerazioni, riflessioni e osservazioni fatte da una bambina che avrebbe avuto poco più di 5 anni all'epoca e meno ancora il personag ...continua

    carino, non aggiunge molto al già raccontato. poco probabili le considerazioni, riflessioni e osservazioni fatte da una bambina che avrebbe avuto poco più di 5 anni all'epoca e meno ancora il personaggio del fratellino di 3 anni che è già un esaltato nazistello....

    ha scritto il 

  • 4

    Anche la popolazione tedesca ha sofferto la guerra e la distruzione. "Eravamo andati oltre il sopportabile, oltre il visibile, oltre l'immaginabile, oltre l'umano. Eppure in seguito dovetti imparare c ...continua

    Anche la popolazione tedesca ha sofferto la guerra e la distruzione. "Eravamo andati oltre il sopportabile, oltre il visibile, oltre l'immaginabile, oltre l'umano. Eppure in seguito dovetti imparare che la nostra sofferenza non era stata nulla in paragone a quello che era toccato agli ebrei nei campi di concentramento". E tra le aguzzine delle SS, la madre dell'autrice.

    ha scritto il 

  • 4

    Ricordare l'annientamento.

    "Sotto il nazismo ero qualcuno, adesso non sono nessuno".

    C'è da restare basiti e sconvolti come Helga Schneider se cercando la propria madre a trent'anni dal rogo di Berlino dell'Aprile 1945, trent' ...continua

    "Sotto il nazismo ero qualcuno, adesso non sono nessuno".

    C'è da restare basiti e sconvolti come Helga Schneider se cercando la propria madre a trent'anni dal rogo di Berlino dell'Aprile 1945, trent' anni dopo una separazione che forse in realtà è stata un abbandono, venissimo salutati in questa maniera. La ormai adulta Helga espelle sdegnata la madre snaturata dalla propria vita, e scrive questo libro di ricordi come uno sfogo. Sono i ricordi dell' assedio di Berlino, dell'incubo, degli uomini ridotti a topi e della vita senza alcun valore.

    Se leggessimo questo libro come se fosse stato scritto da uno storico, sarebbe molto lontano dalla sufficienza: lo stile traballa, non mancano incongruenze temporali anche gravi, tutto sembra denunciare un sostanziale dilettantismo.

    Ma non bisogna dimenticare che tra queste pagine è la Helga Schneider bambina che viene fuori, e scrivendo questo racconto mi accorgo che si può pensare a "Il rogo di Berlino" come all'immagine speculare del "Diario" di Anna Frank. Anche qui abbiamo una bambina alla quale la guerra ha strappato via prima l'infanzia e poi la libertà: cinicamente abbandonata dalla madre e consegnata ad una matrigna che non lo vuole (il padre è al fronte), con un fratello sbruffone e viziatissimo che è il vero e proprio nazista in fieri, Helga dovrà imparare a sopravvivere ad una vita da topo di fogna, sotto i bombardamenti dell'aviazione alleata prima e dell'artiglieria russa poi; dovrà imparare a nutrirsi di carne marcia ed a convivere nella stessa stanza con persone che non si lavano da mesi; conoscerà la paura della vendetta sovietica e l'orrore dello stupro di gruppo perpetrato davanti ai suoi occhi.

    Vero è che Helga Schneider sopravvivrà per raccontarlo, Anna Frank no. Il che è molto, ma non necessariamente solo in senso positivo, se l'esperienza dell'incontro con la madre è stata quella descritta.

    Resta un pensiero affascinato, nelle parole delle piccole Anna e Helga, una vittima e l'altra segnata per sempre dalla guerra. La capacità della vita di avere la meglio su tutto, l'ostinazione dell'infanzia di cercare sempre nuove possibilità, di irradiare sempre nuovi raggi di luce, di dare priorità alle piccole cose del loro mondo dell'infanzia piuttosto che al tenebroso orrore degli adulti.

    Ovviamente sono ben lontano dal pensare che le sofferenze del popolo tedesco alleviino anche solo di un capello le sue colpe storiche di creatore e sostenitore della follia nazista. Ma poter leggere questo libro dopo il "Diario" di Anne Frank ("Il rogo di Berlino" NON vale il "Diario", sia chiaro) mi ha dato un'idea ancora più precisa e tristemente consapevole di cosa è stata la guerra per i bambini di tutti i paesi belligeranti.

    Non è poco, forse è troppo.

    ha scritto il 

  • 5

    La storia della caduta della Germania nazista attraverso la vita dell'autrice abbandonata dalla madre e con il padre in guerra. Una storia di privazioni: di cibo, di passioni, di amore. Ma una storia ...continua

    La storia della caduta della Germania nazista attraverso la vita dell'autrice abbandonata dalla madre e con il padre in guerra. Una storia di privazioni: di cibo, di passioni, di amore. Ma una storia vitale, di speranza e paura e del difficile vivere con una figura materna ottusa e cattiva

    ha scritto il 

  • 2

    Il Rogo di Berlino è la storia di un infanzia difficilissima, quella dell'autrice, ricca di botte e privazioni e povera di amore, calore e conforto, in cui l'immane tragedia vissuta dalla popolazione ...continua

    Il Rogo di Berlino è la storia di un infanzia difficilissima, quella dell'autrice, ricca di botte e privazioni e povera di amore, calore e conforto, in cui l'immane tragedia vissuta dalla popolazione civile tedesca sul fronte interno durante la II guerra mondiale si somma alla perdita della madre, fanatica SS che abbandona la famiglia in nome del führer e del reich, alla lontananza dal padre, in guerra, e alle angherie subite dalla crudele matrigna.

    La prima parte del libro descrive l'odissea affettiva e le drammatiche esperienze d'internamento della piccola Helga, sballottata da un istituto all'altro, mentre la seconda, quasi tutta ambientata in una cantina, è la cronaca del progressivo crollo del regime e della parallela disumanizzazione delle condizioni di vita dei civili, tra devastanti bombardamenti giornalieri e il terrore per l'imminente, agognato ma contemporaneamente temuto arrivo dei russi.

    L'efficacia del libro però non e omogenea e, pur essendo la prima parte certamente più coinvolgente della seconda, il risultato complessivo è sostanzialmente deludente. Una scrittura scolastica e algida non riesce quasi mai a suscitare empatia verso i protagonisti nè a ricreare veramente la profondità del dramma raccontato, arrivando infine quasi ad annoiare.
    Peccato.

    ha scritto il 

  • 5

    Lettura istruttiva per quanto riguarda le vicende storiche, per me poco note o trascuratamente dimenticate. Controverse scelte sui dialoghi, ad esempio quando la bambina pensa come se fosse adulta, ma ...continua

    Lettura istruttiva per quanto riguarda le vicende storiche, per me poco note o trascuratamente dimenticate. Controverse scelte sui dialoghi, ad esempio quando la bambina pensa come se fosse adulta, ma per me poco contano questi particolari e prevalgono i contenuti che ritengo sempre prioritari.

    ha scritto il 

  • 2

    Romanzo in buona parte autobiografico, ripercorre il vissuto dell'autrice ancora bambina a Berlino negli ultimi anni di guerra. La fuga della madre adoratrice della causa nazista, la città devastata d ...continua

    Romanzo in buona parte autobiografico, ripercorre il vissuto dell'autrice ancora bambina a Berlino negli ultimi anni di guerra. La fuga della madre adoratrice della causa nazista, la città devastata dai continui bombardamenti senza più elettricità, la carenza di acqua e cibo, i lunghi mesi vissuti promiscuamente nelle cantine-rifugio, le angherie della matrigna, l'egoismo di un fratello troppo piccolo per comprendere la brutalità della guerra.
    Eppure tutto questo materiale straziante e potente ha prodotto un romanzo che non è in grado di suscitare sussulti emotivi, impoverito da una scrittura fiacca e scolastica e da una stonatura di fondo per cui una bambina di sette anni è nascosta nelle emozioni e nei pensieri del suo equivalente adulto risultando una creatura innaturale e poco empatica, per non parlare poi di tutti gli altri personaggi che si avvicendano al modo di una corte dei miracoli senza anima. Unico ad emergere dalle nebbie della piattezza e ad avere dei connotati autentici è il fratellino minore, nato e cresciuto nella guerra, senza aver vissuto altra realtà che quella della devastazione e della sopravvivenza, è un esserino privo di guida che non conosce né etica né morale, che non distingue il bene dal male o la giustizia dall'ingiustizia. In definitiva nessun merito letterario, molta noia, qualche spunto di riflessione sulla condizione dei berlinesi negli ultimi aneliti del nazismo.

    ha scritto il 

  • 5

    La guerra vista con gli occhi di una bambina. Quando si leggono resoconti così sofferti ci si rende conto ancor di più che nelle guerre non ci sono mai vincitori. E che le vittime impotenti, da tutte ...continua

    La guerra vista con gli occhi di una bambina. Quando si leggono resoconti così sofferti ci si rende conto ancor di più che nelle guerre non ci sono mai vincitori. E che le vittime impotenti, da tutte le parti, sono sempre i bambini.
    La piccola Helga è stata abbandonata dalla madre, che ha sposato la causa (mai rinnegata) del Fuhrer, diventando guardiana del campo di concentramento di Auschwitz. Mentre Helga, col fratellino, sono sopravvissuti alla fame e alla guerra rinchiusi in una malsana cantina. Ad Helga non sono stati risparmiati l'orrore della morte, le violenze, gli istituti, le bombe. Un racconto che lascia un nodo profondo. E, nonostante tutto, nel finale lei stessa scrive: abbiamo vissuto l'orrore, che, nonostante tutto, è stato ben lontano dall'orrore che poi scoprimmo nei campi di sterminio.

    ha scritto il 

  • 4

    Il romanzo è un resoconto dell'ultima fase della Seconda Guerra Mondiale, la fase della disastrosa campagna in Russia, dei bombardamenti sulla Germania e dell'avanzata delle armate bolsceviche, così c ...continua

    Il romanzo è un resoconto dell'ultima fase della Seconda Guerra Mondiale, la fase della disastrosa campagna in Russia, dei bombardamenti sulla Germania e dell'avanzata delle armate bolsceviche, così come è stata vissuta dagli abitanti di Berlino.
    Leggendo, mi è stato inevitabile il confronto con "Ognuno muore solo", per la vicinanza del tema. Si tratta, però, di due opere dalla forma e dal senso profondamente diversi. Il romanzo di Fallada è ambientato un po' prima, in una Berlino di regime ma non ancora sotto attacco, ma questa non è l'unica differenza. Si tratta di un'opera di maggiore spessore, che mette in scena un ricco concerto di personaggi e che sviluppa, a partire dalla Berlino nazista, una riflessione sulla natura umana, sul collaborazionismo e la dissidenza, sul coraggio e l'indifferenza. Per questo, devo dire, la ho in generale preferita all'opera della Schneider, che si focalizza sulle vicende di una singola famiglia e che degli "eventi più grandi" al di fuori della cantina in cui è per gran parte ambientato fornisce solo un accenno.
    D'altra parte, "Il rogo di Berlino" è un'opera di maggiore immediatezza, immediatezza che è tipica del genere autobiografico e che è amplificata dalla scelta di un punto di vista di bambina. Helga è un narratore forse non sempre affidabile, ma che osserva l'orrore senza filtri e preconcetti e proietta il lettore direttamente al suo interno. Questo basta a dare forma a un romanzo che lascia il segno.
    Tre stelline e mezzo.

    ha scritto il 

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