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Il rosso e il nero

Di

Editore: Sansoni

4.0
(5569)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 576 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Portoghese , Spagnolo , Inglese , Chi tradizionale , Tedesco , Olandese , Catalano , Chi semplificata

Isbn-10: A000067542 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Diego Valeri

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Altri , Copertina morbida e spillati , Non rilegato , eBook , Rilegato in pelle

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Il rosso e il nero: da una parte la carriera militare che il protagonista Giuliano Sorel avrebbe potuto seguire se fosse vissuto sotto Napoleone, dall'altra la veste da prete che il giovane povero e ambizioso sceglie, a causa della Restaurazione, per aprirsi una strada e soddisfare i propri sogni di grandezza...
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  • 5

    Non è un caso se certi libri, cosiddetti "classici", sono considerati dei capolavori..libro bellissimo, i cui i moti interiori dell'animo si inseriscono nel contesto storico (Francia della Restaurazio ...continua

    Non è un caso se certi libri, cosiddetti "classici", sono considerati dei capolavori..libro bellissimo, i cui i moti interiori dell'animo si inseriscono nel contesto storico (Francia della Restaurazione), dando vita ad una di quelle storie che ti fa restare incollato al libro (nel mio caso ebook) fino al termine...

    ha scritto il 

  • 5

    Mi trovo nella difficile situazione di dover consigliare e recensire questo romanzo. Si può semplicemente dire che ci troviamo di fronte a un classico. Uno di quei libri che si legge per forza di cose ...continua

    Mi trovo nella difficile situazione di dover consigliare e recensire questo romanzo. Si può semplicemente dire che ci troviamo di fronte a un classico. Uno di quei libri che si legge per forza di cose, almeno una volta nella vita. Per me è la seconda. Una rilettura aiuta sempre. Ritrovi la stessa storia, inevitabilmente, ma la comprensione e anche la scoperta di taluni elementi arricchiscono l'esperienza. Per questo motivo, tu che leggi questa recensione, sei obbligato moralmente a leggere o rileggere questo capolavoro. E' inutile dire quanto sia stato fondamentale per la letteratura. In primis, quella francese e poi di riflesso a quella mondiale.
    Nel "Rosso e il Nero" accadono pochissimi fatti, ma la complessità dei personaggi e questa abilità dell'autore di scavare profondamente nell'animo umano colpisce ancora. Centrale, senza ombra di dubbio è la figura del protagonista Julien Sorel. Non si può non simpatizzare per questa figura a volte così meschina e arrivista. Sorel non è solo un arrampicatore sociale ma anche un simbolo di una classe sociale che vuole rompere le catene di una vita mediocre. Così il nostro protagonista mosso dall'esempio di Napoleone cercherà di trovare una posizione all'interno di una società francese vittima di borghesi provinciali e nobili lacchè senza nerbo.
    Il percorso simile a quello del vate Bonaparte, lo porterà dalla piccola Verrières sino a Parigi. Nonostante Sorel sia un completo incapace, riesce con l'ambizione e la passione a sorpassare ogni ostacolo culturale e sociale per trovare quella affermazione che gli viene negata dalla nascita. L'inganno di Stendhal sta nel portare il lettore all'empatia verso un personaggio che dovrebbe incarnare comunque un comportamento negativo. Ma chi ne legge la storia non può non essere conquistato dalla passione che muove Sorel. Quel fuoco che lo consuma sino alla fine, per combattere un sistema di mediocri che punisce per nascita chi è in realtà mediocre come loro. Nonostante ciò il giovane mantiene una dignità maggiore di una puerile Madame Renal o di una capricciosa Mathilde.per non parlare degli altri personaggi maschili, stupidamente inutili e corrosi dall'unica preoccupazione di una stabilità economica e sociale.
    L'unica figura salvifica che si contrappone al sofferente Sorel è l'amico boscaiolo . Anima semplice ma completa, scevro dal peccato e dall'arrivismo sociale che porta l'uomo ai più biechi sentimenti.
    Un altro elemento, in un certo qual senso avanguardista, oltre allo stile e al tema trattato è l'abilità di Stendhal nel non giudicare. L'autore non è un moralista ed è per questo che Sorel funziona come protagonista e sa farsi voler bene, nonostante tutto, al momento della lettura di questa tragica vicenda.
    Credo di aver finito.

    ha scritto il 

  • 4

    Denso.

    Trovo che la letteratura sia da considerarsi più di un piacevole svago per riempire il tempo libero o una comoda distrazione dalle noie personali. Tuttavia scelgo troppo spesso libri che mi soddisfano ...continua

    Trovo che la letteratura sia da considerarsi più di un piacevole svago per riempire il tempo libero o una comoda distrazione dalle noie personali. Tuttavia scelgo troppo spesso libri che mi soddisfano innanzitutto sul piano ludico: un po' mi conosco, un po' ho un buon fiuto, fatto sta che, anche quando mi introduco a un autore sconosciuto o a un genere inesplorato, finisco spesso su titoli di facile godibilità - in relazione ai miei gusti, ça va sans dire. In virtù di tale fiuto ho sempre guardato da una circospetta distanza i romanzi di Stendhal: sapevo che avrei dovuto uscire dalla mia confort zone per apprezzare un volume del calibro de Il rosso e il nero e, quando è stato sorteggiato come lettura collettiva dal gruppo di discussione di cui faccio parte, ho fatto un respiro profondo. Non mi sbagliavo.

    La scrittura, lo stile si sono rivelati più snelli di quanto temessi. I commenti ironici e irriverenti di Stendhal mi hanno offerto un fresco divertimento. Il contesto storico e sociale, quello della Restaurazione francese post napoleonica, è inscenato con sostanziosa credibilità: come dire, questo classicissimo di 180 anni e più è invecchiato bene.
    Il però sta nei personaggi: sono, ad uno ad uno, resi brillantemente, dipinti con convincente particolarità, ma io non ne stimo nessuno in particolare, né ne sono affascinata e questo lascia quel margine alla mia soddisfazione globale, che è tanta, ma non assoluta. In termini goodreadsiani, la mia affezione personale ai personaggi manca insieme alla quinta stella. Troppo spesso ho tollerato con pazienza i dettagliati alti e bassi amorosi del protagonista e delle sue belle. Capitoli interi di corteggiamenti, palpitazioni, ansie, transiti vertiginosi da stati di gioia sublime a stati di plumbea mortificazione, sacrifici da eroine della più solida tradizione romantica, tradimenti e gelosie antiche come l'uomo. In funzione di tutto questo, un'ampia corte di personaggi quasi tutti detestabili o molto noiosi. Ho dovuto concentrarmi per guardare al di là del mio tedio. Stendhal ha reso protagonisti personaggi che conoscevano solo il loro mondo particolare, li ha presentati senza mistificazioni, senza sconti sui lati poco aggraziati o stimolanti delle loro personalità. Il figlio di un umile operaio, avaro di cuore e di denaro, è il protagonista Julien; Louise è una ricca ereditiera, bellezza di paese, buona e dolce e stimata madre di famiglia in provincia; Mathilde, la più ammirata parigina per condizione nobiliare, ricchezza e bellezza, un'eterna annoiata che si rivela una testa matta, che in provincia costituisce il peggior anatema (pag. 552), bisognosa di trame da poemi cavallereschi perché si interessi - forse - a uomini e vicende. Clericali dalle intenzioni fosche e scure come l'abito nero che indossano; provinciali arricchiti, vili e meschini; nobili da salotto noiosi e instupiditi dall'esagerata mollezza della loro vita. Un compendio umano di individui che perseguono la convenienza sociale. Pochi personaggi gradevoli e marginali. Mi sembra che Stendhal abbia diretto con mirabile consapevolezza questo apparato complesso e confuso, anche nei leziosi affari di cuore, noiosi, ma non banali nella loro esposizione. Del resto, il sarcasmo di Stendhal emerge anche -soprattutto - in queste descrizioni, senza risparmiarsi sulle debolezze dei suoi stessi protagonisti né sulla particolare ipocrisia di quegli anni:

    Ma i salotti di questo genere si possono frequentare solo quando si ha qualcosa da ottenere. Tutta la noia di una vita priva di interesse, com'era quella che conduceva Julien, è certo condivisa dal lettore. Sono queste le lande del nostro viaggio. (pag. 486)

    Qualche parola sul protagonista. Julien: giovanissimo e già di una feroce ambizione, focosamente risoluto a rifuggire il suo basso stato sociale, consapevole dei suoi meriti - fascino, intelligenza, buonissima istruzione - frustrati spesso sotto il peso dei desolanti natali che lui detesta. Di un orgoglio cieco, conta solo su stesso e pensa prima, quando non esclusivamente, al perseguimento delle sue ambizioni. Alla luce di ciò e della sua intelligenza, agisce come un freddo calcolatore rivolgendosi con inquietante premeditazione alle persone del cui favore lui necessita, anche se spesso li disprezza o li invidia con mortificante soggezione. Sembra sul viale del successo, i suoi passi sono lenti, ma costanti e indubbi verso il favore sociale e l'agio economico che ricerca da sempre.
    Potrebbe sembrare che si sia tradito a causa delle donne che ha amato con impetuosa confusione, della passione che ci tiene tutti in ostaggio, prima o poi, e con invincibile potere quando si è così giovani. Credo invece che a Julien sia successo dell'altro: è esploso il suo rifiuto per il mondo che non gli sarebbe mai appartenuto e che non l'avrebbe mai accettato se lui non avesse deposto il vero se stesso. Un liberale nostalgico di un tempo che non gli è mai appartenuto - quello delle rivolte giacobine e delle gloriose campagne napoleoniche - stava ottenendo, pedina dopo pedina, il benessere, il consenso di qualcosa che disprezzava: ha avuto una reazione autoimmune. Ha visto bene dove stava andando e, con parole molto molto povere, deve avergli fatto schifo.

    Un romanzo apparentemente di facile portata, in realtà è insidiosamente complesso. Io l'ho terminato affaticata. Non annoiata come poteva sembrarmi inizialmente, proprio affaticata.

    ha scritto il 

  • 5

    Più che bello, appassionante!
    Storia semplice, in apparenza; personaggi complessi ben descritti nei loro pensieri e atteggiamenti.
    Un crescendo di passione coinvolgente.
    Da rileggere e godere. ...continua

    Più che bello, appassionante!
    Storia semplice, in apparenza; personaggi complessi ben descritti nei loro pensieri e atteggiamenti.
    Un crescendo di passione coinvolgente.
    Da rileggere e godere.

    ha scritto il 

  • 5

    Il romanzo francese

    "Il rosso e il nero" è innanzitutto un romanzo di psicologia amorosa. Al contempo, però, ha tratti sia del romanzo di formazione (soprattutto nei primi capitoli) sia del romanzo storico (non a caso, i ...continua

    "Il rosso e il nero" è innanzitutto un romanzo di psicologia amorosa. Al contempo, però, ha tratti sia del romanzo di formazione (soprattutto nei primi capitoli) sia del romanzo storico (non a caso, il sottotitolo voluto da Stendhal era "Cronaca del 1830").
    Personalmente, ho amato il libro a partire dall'arrivo di Julien al seminario in poi; la prima parte non mi aveva appassionato allo stesso modo. Resta comunque estremamente interessante analizzare le differenze tra l'amore di Julien con Madame de Renal (un amore sentimentale) e quello di Julien con Mathilde (un amore cerebrale). Ho trovato la seconda parte più interessante perché Julien e Mathilde sono due personalità estremamente forti: arroganti, talvolta, e sempre in perenne arrovellamento su cosa dire, cosa fare, cosa provare. Ecco che, allora, lo scontro-incontro tra due personalità così simili e così, vorrei quasi dire, violente non può che dar vita a situazioni arroventate.
    Imperdibile la parte finale, di un lirismo superiore.

    ha scritto il 

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