Il rosso e il nero

Cronaca del XIX Secolo

Di

Editore: Garzanti (I grandi libri)

4.0
(5710)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 541 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Portoghese , Spagnolo , Inglese , Chi tradizionale , Tedesco , Olandese , Catalano , Chi semplificata

Isbn-10: 8811364310 | Isbn-13: 9788811364313 | Data di pubblicazione:  | Edizione 23

Curatore: Mario Lavagetto

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Copertina morbida e spillati , Non rilegato , Tascabile economico , eBook , Rilegato in pelle

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
"Il punto di partenza è offerto da un fatto di cronaca: tra il 28 e il 31 dicembre 1827 "La Gazette des Tribunaux" pubblica, in quattro puntate, il resoconto del processo ad Antoine Berthet, un ex seminarista che nella chiesa di Brangues, piccola città dell'Isère, aveva sparato, durante una funzione religiosa, a M.me Michould de la Tour, madre dei ragazzi di cui era stato, per qualche tempo, istitutore. La condanna a morte fu eseguita a Grenoble il 23 febbraio 1828. Più tardi Stendhal dichiarerà con spavalda civetteria, di non aver inventato proprio nulla. In realtà - anche se la cronaca giudiziaria gli fornisce uno spunto più significativo di quanto non si riconosca abitualmente- Stendhal ha inventato "tutto"." (dall'introduzione di Mario Lavagetto)

Introduzione, traduzione e note di MARIO LAVAGETTO

XXVI - 541 pagine
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  • 3

    Impressioni finali! Ho per quasi tutto il libro avuto degli alti e bassi, non perché sia pesante, semplicemente perché non riuscivo a sintonizzarmi coi vari personaggi e nemmeno Stendhal ha voluto far ...continua

    Impressioni finali! Ho per quasi tutto il libro avuto degli alti e bassi, non perché sia pesante, semplicemente perché non riuscivo a sintonizzarmi coi vari personaggi e nemmeno Stendhal ha voluto farmeli amare. Non era certamente il suo intento. In compenso ho avuto un quadro completo e particolareggiato di quell’epoca, il diciannovesimo secolo; di come funzionavano le cose, la politica , il clero, gli intrighi, le classi sociali. Nessuna fede, solo avidità e arrivismo. Tutto sommato come oggi. Julien Sorel l’ho disprezzato per il suo modo di vivere, di rinunciare al suo ideale pur di farsi una posizione, per aver finto nove volte su dieci dei sentimenti che non provava. Però negli ultimi capitoli mi è piaciuto, è venuto fuori allo scoperto e questo povero ragazzo ha dimostrato fermezza e coraggio. Amato dalle donne, giovane brillante con un destino crudele, scopre i suoi veri sentimenti e vorrebbe che dopo di lui le cose andassero in un certo modo, ma naturalmente non sarà così . Insomma, alla fine l’ho amato anche io.

    ha scritto il 

  • 4

    Adorabile Stendhal

    Anche se la prima parte potrebbe risultarvi noiosa, non demordete! La seconda è decisamente più bella. Mi son piaciuti soprattutto le conservazioni tra i personaggi. Un romanzo unico nel suo genere. ...continua

    Anche se la prima parte potrebbe risultarvi noiosa, non demordete! La seconda è decisamente più bella. Mi son piaciuti soprattutto le conservazioni tra i personaggi. Un romanzo unico nel suo genere.

    Nota storica.
    Viene pubblicato alla fine del 1830, sebbene per una scelta dell’editore compaia come data di prima edizione il 1831. La trama del romanzo è ispirata a un fatto di cronaca che ebbe notevole risalto nel 1827: il cosiddetto affaire Berthet, ovvero l’uccisione della figlia di un notaio da parte dell’amante, figlio di un fabbro.
    Il titolo può essere interpretato in due sensi differenti. Il “rosso” può infatti rappresentare la vita militare a cui Julien Sorel, il protagonista, ambisce mentre il“nero” indicare l’abito talare e, quindi, la vita in seminario. Allo stesso modo il rosso può essere anche inteso come il colore della passione e il nero come quello della morte.

    ha scritto il 

  • 2

    All'inizio mi è sembrato di leggere "gossip dalla provincia francese del XIX secolo". Poi mi è venuto in mente un possibile contro-titolo: "I pasticci del giovane Julien". Alla fine mi sono chiesta: m ...continua

    All'inizio mi è sembrato di leggere "gossip dalla provincia francese del XIX secolo". Poi mi è venuto in mente un possibile contro-titolo: "I pasticci del giovane Julien". Alla fine mi sono chiesta: ma stiamo scherzando? Cos'è? Fantascienza sociale ante litteram? Un romanzo d'appendice con velleità intellettuali? Per non parlare degli svarioni narrativi... Ma lo Stendhal si era letto Jane Austen per capire come si costruisce con intelligenza un romanzo "rosa"? Perchè alla fine questo è.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Un romanzo è uno specchio che viene portato su una strada maestra. Ora riflette ai vostri occhi l'azzurro del cielo, ora il fango dei pantani.

    Il rosso e il nero è probabilmente il romanzo più conosciuto di Stendhal. Il protagonista della storia è il giovane Julien Sorel, un giovane di umili natali deciso a tutti i costi ad ottenere un posto ...continua

    Il rosso e il nero è probabilmente il romanzo più conosciuto di Stendhal. Il protagonista della storia è il giovane Julien Sorel, un giovane di umili natali deciso a tutti i costi ad ottenere un posto di prestigio nella società.
    Inizialmente Julien tenta la scalata sociale attraverso la carriera militare ma poi cambia direzione e sceglie la carriera ecclesiastica da cui pensa di poter ottenere di più.
    Ma del tutto inaspettatamente Julien viene scelto da M. de Renal, il sindaco della cittadina di Verrières, per diventare il precettore dei suoi figli. In quella casa Julien conosce Mme de Renal, la giovane e bella moglie del sindaco, con cui intraprende una relazione dettata, più che dai veri sentimenti che nutre per la donna, dall'ambizione.
    Il rosso e il nero parla dell'ascesa e della caduta di Julien, personaggio controverso che ben rappresenta secondo Stendhal la doppia faccia della società all'epoca della Restaurazione.
    Durante il periodo della Restaurazione francese Julien Sorel cerca il modo di innalzarsi nella società, le sue azioni, le sue stesse parole, sono spinte esclusivamente dall'ambizione e dal desiderio di potere.
    La relazione con Mme de Renal e successivamente quella con Mathilde sono dettate proprio da questa ambizione smisurata, quella stessa ambizione che lo porterà poi alla caduta.
    Mi aspettavo molto di più da questo romanzo, amo i classici e finora non avevo mai fatto così fatica a finirne uno. Solitamente le prose ricche e le descrizioni super dettagliate non mi dispiacciono affatto, ma in questo caso non hanno fatto altro che rendere un romanzo già di per sè pesante nei temi, ancor più pesante e lento.
    La storia non mi ha catturata e credo che il problema principale sia il protagonista. Julien è un personaggio che non mi è piaciuto affatto, l'ho trovato fin troppo controverso e la sua eccessiva ambizione e il fatto che calcolasse praticamente ogni sua mossa, l'hanno reso ai miei occhi insopportabile. E' vero che era intento di Stendhal creare un personaggio del genere, ma per i miei gusti è troppo freddo e calcolatore, quasi inumano.
    Per quanto riguarda la storia ho apprezzato i riferimenti politici e storici, ma spesso l'autore si dilunga su aspetti che fanno perdere un po' il filo del romanzo e rendono la narrazione troppo lenta.
    Sullo stile non ho nulla da dire ovviamente, Stendhal è un maestro nelle descrizioni, alcune sono talmente belle da riuscire a vedere esattamente quello che descrive!
    I temi principali del romanzo sono interessanti e molto attuali ma da soli, almeno per quanto mi riguarda, non sono riusciti a risollevare la storia.
    Sicuramente darò un'altra chance a Stendhal, magari con La certosa di Parma. Per quanto riguarda questo romanzo credo proprio che la pecca maggiore sia Julien, per me è stato impossibile comprenderlo ed entrare in sintonia con lui e questo ha guastato tutta la lettura. Un classico controverso e sicuramente non adatto a tutti!

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    La cittadina di Verrières, le sue montagne, i suoi boschi, le sue segherie, la fabbrica di tele stampate e quella di chiodi... tutto concorre a descrivere un paesaggio certamente poco riposante ma ut ...continua

    La cittadina di Verrières, le sue montagne, i suoi boschi, le sue segherie, la fabbrica di tele stampate e quella di chiodi... tutto concorre a descrivere un paesaggio certamente poco riposante ma utile alla comprensione di uno stile di vita in cui a emergere sono i soliti eletti come il sindaco-industriale Rênal che ha una speciale adorazione per una sola parola utile più a lui che alla comunità: ‘RENDERE’ è il suo motto, solo che a guadagnare è lui con pochi altri. Ed è così che per un suo piacere personale decide di assumere un precettore per i suoi figli, affinché possa dimostrare a tutti che il suo rango merita questo ed altro.
    Dall’altra parte troviamo il vecchio Sorel che non è da meno in furbizia e cerca di ricavare il meglio dalla richiesta del sindaco che vede in suo figlio, Julien, una guida ideale, così il giovane presto si vede inserito in una realtà ben diversa rispetto a quella d’origine e ciò rafforza la sua inclinazione a far carriera in campo ecclesiastico e non solo, infatti ha già imparato che ‘l’ipocrisia’ è un’arma fondamentale per raggiungere ogni obiettivo.
    Ed è soprattutto la signora de Rênal ad essere colpita dalla grande bellezza di Julien, la timidissima, giovane e ricca donna non ha avuto in passato la possibilità di frequentare la buona società, vista l’educazione ricevuta in convento, né ha maturato, sposa a sedici anni, la capacità di dialogare con i suoi pari, a causa della scarsa conoscenza della vita, così Julien riesce ad impiegare tutto il suo ingegno e la sua carica di amore/odio per acquisire velocemente quei benefici che da semplice abate avrebbero tardato a gratificarlo. Se da una parte il sogno d’amore dell’uno si abbraccia con quello dell’altra, quel sentimento che agita i due cuori non è proprio lo stesso, viste le diverse premesse e le differenti aspettative, ma la signora de Rênal vive il rapporto amoroso in uno stato d’ansia che non basta ad eliminare il rimorso nei confronti del marito che, preso dai suoi intrighi, non può accorgersi di ciò che accade in casa sua, così Julien è combattuto tra il lasciare che l’amore lo travolga e l’idea di non dover più ‘recitare una parte’, perché ha raggiunto un prezioso obiettivo, il ‘possesso’ di una donna di rango superiore che è ben felice di ‘istruire’ un umile giovane che, a digiuno del passato, guarda agli imbrogli dei suoi giorni con occhi diversi.
    Ma a tradirli ci sono lettere anonime che suscitano sospetti in Rênal che si vede totalmente solo ad affrontare una verità scomoda e sente, nel contempo, l’impellente necessità di condividere con la moglie quella che spera essere una menzogna architettata per arrecargli più un danno politico che altro, naturalmente egli agisce in funzione del suo egoismo ma anche per ciò che egli definisce ‘abitudine’: ” Non mi priverò di mia moglie, mi è troppo utile.”.
    Anche in questo tipo di società gli intrighi politici ed economici come gli intrecci amorosi e sociali procedono di pari passo soprattutto dove la finzione e la falsità regnano sovrane, ma Julien riesce a fare, comunque, passi da gigante su tutti i piani e sotto tutti gli aspetti, anche se non mancano forti delusioni causa di contrasti nel suo animo per certi versi ancora troppo ingenuo, indubbiamente, però, egli riesce a far tesoro di tutto ciò che accade intorno a lui, l’arguzia e la furbizia non gli mancano, come la capacità di mostrare obbedienza a chi è nel mondo che conta.

    “Eh, signori, un romanzo è uno specchio che viene portato su una strada maestra. Ora riflette ai vostri occhi l'azzurro del cielo, ora il fango dei pantani”.

    ha scritto il 

  • 4

    Penso che questo libro non susciti un amore immediato nel lettore, occorre far decantare la lettura perchè il caso del giovane Julien possa essere valutato nella giusta dimensione. Se il lettore è gio ...continua

    Penso che questo libro non susciti un amore immediato nel lettore, occorre far decantare la lettura perchè il caso del giovane Julien possa essere valutato nella giusta dimensione. Se il lettore è giovane forse le vicende e il giudizio sotteso ad esse cambiano. Ad una persona come me, che ha passato da un po’ l’adolescenza, istintivamente Julien può suscitare antipatia, in quanto appare evidente che la sua intelligenza è offuscata ed inficiata dall’orgoglio, dalla diffidenza, e dall’odio di classe. Ma Julien è l’incarnazione dell’adolescente, il cui desiderio e la cui urgenza di vita sono accompagnati da una ostinata e caparbia incapacità di conoscere completamente la propria indole e i propri limiti. In lui si contrappongono passione ed egoismo,sentimento e ragione, desiderio di purezza ed opportunismo, amore e odio, malinconia e fuoco vitale. Così preso da opposte passioni, non ha la lucidità e l’accortezza di dare un giusto peso ed un giusto valore a quanto lo circonda e soprattutto alle azioni che va a compiere. E , ahimè, il mondo che lo circonda e in cui vive è una società basata sull’utile, sulle apparenze, è una società essenzialmente ipocrita in tutte le sue componenti dai nobili, ai borghesi e soprattutto al clero. Ma è qui , proprio nel ritratto di questa società cinica, che il pensiero di Maupassant è profondo e pungente. Le persone corrette ed integre sono ben poche e laddove le loro qualità emergono vengono allontanate ed emarginate. Così un giovane dallo smisurato orgoglio, nutrito dall’anelito verso grandi imprese ma non supportato da una nascita adeguata , in questa società del calcolo non riesce a raggiungere una adeguata maturità e ne viene limitato e vinto. Solo alla fine quando tutto è perduto, nel fare il bilancio della propria giovane vita, Julien si vedrà costretto ad ammettere che aveva sì incontrato il vero amore, la vera passione, per la quale spesso aveva anelato ma che non era stato in grado di riconoscerla ed afferrarla

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Quell'arruffone di Stendhal...

    Julien è il germe che si muove indisturbato in epoca post-napoleonica.
    Dai salotti di provincia dove vige il culto del dio denaro a quelli parigini dove sono, invece, i natali a determinare tutto.
    E' ...continua

    Julien è il germe che si muove indisturbato in epoca post-napoleonica.
    Dai salotti di provincia dove vige il culto del dio denaro a quelli parigini dove sono, invece, i natali a determinare tutto.
    E' il 1830 . La politica non si esprime ad armi spianate nelle piazze ma muove fili trasparenti nelle chiuse stanze di palazzo. Epoca di cospirazioni politiche ed ipocrisie diffuse.
    Dalla vivace provincia agitata dall'ansia del doversi accaparrare tutto il possibile si passa al bisbiglio cittadino fatto con sguardi annoiati. Nessuna tristezza, per carità! Sarebbe un vergognoso segno di sconfitta ed inferiorità. Invece se siete annoiato ad essere inferiore è chi ha cercato inutilmente di piacervi .
    E' il 1830 e da un fatto di cronaca Stendhal costruisce la storia di quel bel giovane che si chiama Julien Sorel.

    “Ebbene,” si disse ridendo come Mefistofele, « io sono più sveglio di loro; so scegliere l’uniforme del mio secolo».”
    Julien è l'ambizioso per antonomasia. Con puerile psicologia ecco il giovane che non ha conosciuto l'amore materno ma solo il disprezzo e la violenza di padre e fratelli che sono la scintilla di quest'ansia per il riscatto sociale. Elevarsi è la parola d'ordine. Inizialmente il sogno è quello della carriera militare finchè un giorno scopre i maggiori benefici dati da quella ecclesiastica. Ed ecco (per alcuni ) spiegato quel passaggio dal rosso- della divisa militare al nero della tonaca.
    Un romanzo che s'inserisce nel realismo francese mantenendo caratteristiche proprie e soprattutto concentrandosi nella messa in scena di una generazione cresciuta nel mito napoleonico ma che si ritrova adulta a combattere ben altre battaglie.

    Non ci sono parole per descrivere l’immensità e la follia dell’amore di Julien. Due donne per presentarci due differenti tipi di passione ma con il comune denominatore di essere due relazioni asimmetriche.
    M.me de Rénal, moglie del sindaco di Verrières; M.me de la Mole figlia del nobile protettore parigino. Due strumenti per l'ascesa sociale che lo coinvolgono in storie tormentate dai toni melodrammatici che a tratti sfiorano il comico.

    Un originale preveggenza ed uno stile un po' arruffato-
    Fouqué -emblema della vera amicizia ma anche della semplicità di un onesto lavoratore- prima che Julien parta per Parigi sentenzia:
    Sarà solo la tua vergogna a darmi notizie di te .
    L'abate Picard, invece, dice: "Non so cosa farà ma ha il fuoco sacro, può andare lontano"
    E così disseminati nel romanzo si forniscono tracce di un destino già segnato.
    (Spoiler!!!!!!!!!) Il lettore farà facilmente poca attenzione ad un foglio sgualcito che Julien trova per caso in chiesa -prima che la sua vita cominci ad avviarsi ad un cambiamento dove leggerà:
    "...particolarmente dell'esecuzione e degli ultimi istanti di Louis Jenrel , giustiziato a Besançon il..". Fatto strano questa assonanza di nomi e solo riflettendoci bene ci si accorge dell'anagramma inserito ( Louis Jenrel / Lulien Sorel).
    Cosa vuole dirci Stendhal? Forse che tutto doveva andare esattamente così seguendo un ineluttabile destino?
    E forse è questo il motivo di una andamento narrativo che singhiozza intrattenendosi a volte su alcuni passaggi ma in altri scorrendo repentino come preso da un'improvvisa ansia di arrivare alla fine.
    Nella raccolta "I romanzieri veristi"(1881), Zola apprezzando l'opera di Stendhal ammette che ci sia una certa furia nella sua scrittura e che a pagarne il conto è, evidentemente, lo stile ("questo logico delle idee è un arruffone dello stile e della composizione letteraria"). Questa modo di scrivere può essere ben visto positivamente in quanto spogliando il romanzo dalla superflua retorica ne rimane esposta la sua vera essenza.
    Sarà...a me, personalmente, questo spogliarello è risultato un po' troppo integrale!!

    ha scritto il 

  • 4

    Il rosso & il nero, simbolo di quella doppiezza a cui la società costringe l'uomo...

    Il titolo stesso dell'opera di Stendhal allude alla duplicità insita nell'esistenza dell'uomo che, costretto dalla storia a muoversi nei contesti politico-sociali più disparati, a seconda della conven ...continua

    Il titolo stesso dell'opera di Stendhal allude alla duplicità insita nell'esistenza dell'uomo che, costretto dalla storia a muoversi nei contesti politico-sociali più disparati, a seconda della convenienza del momento, deve barcamenarsi tra fazioni opposte e schieramenti pur di sopravvivere e trovare così un posto nella società, facendo ricorso alla raffinata quanto melliflua arte dell'ipocrisia o, nei migliori dei casi, della “dissimulazione onesta”.

    Essendo la storia di Julien ambientata sotto la restaurazione francese, è evidente come il giovane – d'umili origine, ma spinto da una forte ambizione di rivalsa e riscatto sociale – sia costretto, dati i tempi, a scegliere la strada tracciata dal “nero”, colore simbolo dell'abito clericale, visto come unico mezzo possibile per far carriera per colui che, come il nostro protagonista, parte dal basso.
    Quel “rosso”, seppur capace di accendere in Julien una viva e genuina passione, è purtroppo scartato dai suoi orizzonti di gloria, dato che allude ai sepolti fasti dell'impero napoleonico e all'occasione di una gloriosa carriera militare che solo sarebbe stata possibile ai tempi eroici dell'ormai sopita stagione imperiale.

    Stendhal, attraverso la storia del brillante Julien, figlio di un umile falegname ma dotato di acume, intelligenza viva e spirito critico, prende al volo l'occasione per dispiegare sotto gli occhi del lettore tutto un mondo: la società francese sotto Carlo X, poco prima dei rivolgimenti del luglio 1830, che avrebbero portato alla destituzione di un monarca passatista e antiquato, per mettere sul trono Luigi-Filippo d'Orleans, speranza dei liberali.

    Il ritratto che ne fa l'autore è disarmante e nulla viene risparmiato dal suo occhio acuto e indagatore: né la provincia francese, con i suoi piccoli e gretti borghesi arrivisti e parvenu, né il mondo dell'aristocrazia parigina, tesa a difendere una concezione feudale della società, chiusa nei suoi salotti annoiati, che lungi dall'essere fucina di idee nuove, sono solo l'aberrante specchio di una classe sociale che sopravvive a se stessa per forza di inerzia, incapace di darsi una nuova identità, così come di trarre forza dal confronto diretto con le esigenze di una società complessa e in continuo divenire.
    Anche gli intrighi politici che mettono in contrapposizione fazioni religiose diverse (giansenisti vs gesuiti) ci offrono la visione di una società corrotta, privata della sua innocenza, una società che può stritolare nelle sue intriganti e pericolose maglie colui che, maldestramente, è incapace di muoversi con accortezza, sfruttando a suo favore lo schieramento giusto nel momento più adatto.

    Nel romanzo di Stendhal non serve nemmeno capire da quale parte politica si schieri il narratore, cioè se con gli ultra o i liberali; tutto è così corrotto che le idee che in teoria dovrebbero spingere gli uomini sinceramente all'azione, vengono pervertite per raggiungere scopi che nulla hanno a che vedere con l'adesione genuina a un'ideale, per cui i piccoli borghesi di provincia, sfruttatori anch'essi della sofferenza dei più deboli (pensiamo a un Valenod), si fanno liberali non per amore di verità o per adesione sentita a una causa, quanto per ottenere biecamente dei vantaggi, fiutando nell'aria la mossa politica più proficua per il loro futuro arricchimento e la loro spietata ambizione.
    L'interesse personale diviene il motore principale delle azioni degli uomini tutti (dal più ricco al più povero) e l'abito quindi indossato da ogni attore della scena sociale ha le parvenze di ciò che noi chiamiamo ipocrisia, atteggiamento psicologico usato e messo a punto al solo scopo di fingere appartenenze e idee in grado di mascherare solo bieco cinismo e arrivismo personale.

    Il nostro Julien sarà costretto anche lui ad apprendere l'arte dello stare al mondo, affinando giorno dopo giorno l'ambigua perizia dell'ipocrisia, anche se in lui, questa recita, finisce col divenire mero abito esterno, incapace di rispecchiare invece l'essenza profonda della sua intima natura, pura, passionale e appassionata di idee, fedele ai princìpi per cui ogni uomo dovrebbe meritare in base a quanto vale il suo cuore e la sua mente, ribellandosi interiormente nei confronti di una società classista, che vorrebbe relegare ogni uomo a un ruolo rigidamente segnato sin dalla nascita.

    Julien, colto, fine, sensibile e dotato di uno straordinario spirito critico, nonostante i successi che otterrà nel suo arduo tentativo di ascesa sociale, non riuscirà mai veramente a raggiungere l'obiettivo che si era prefissato, rivelando appunto di avere una natura troppo passionale, titanica, orgogliosa, sincera ed autentica per portare fino in fondo l'impassibile e fredda arte di una cinica quanto soppesata ipocrisia.

    A prevalere saranno invece le passioni più istintive, quel rosso che, rimasto allo stato latente, covava sotto le ceneri del tetro e cupo nero, dietro una rigida affettazione conformista.

    Tutto a un certo punto però sembra deflagrare, la finzione esplode e, nell'acme della tragedia finale, esce allo scoperto il cuore passionale e artistico di Julien, un uomo che sin da subito viene definito dall'autore come “diverso” e quindi, intrinsecamente impossibilitato a trovare un suo posto in una società che richiede ai suoi adepti conformismo e assenza di spirito critico.
    Julien è intimamente un intellettuale, cioè una persona non paga di verità precostituite; proprio per via di questa sua acutezza, di questa sensibilità di mente e cuore, vivrà sempre su di sé la condanna di sentirsi al di fuori di tutto, incompreso da tutti, conscio di essere costretto a recitare una parte che si rivelerà pienamente come farsa e messinscena ai suoi stessi occhi.

    Ma la fine, seppur senza ritorno, sarà catartica, all'insegna di una ritrovata pace con la parte più autentica di sè, anche se ciò significherà l'impossibilità più totale per il giovane di trovare un posto nel mondo, lì ove non vi è data dimora per chi ha cuore, passione, intelligenza e sentimento. Il rosso viene quindi sconfitto dal nero che corrode la società, ma, esplodendo inaspettato, con l'irruenza di un moto spontaneo, brillerà fulgido, seppur per un attimo, come un maestoso bagliore nelle tenebre.

    Lasciatemi alla mia vita ideale. I vostri affanni meschini, i vostri particolari della vita reale, più o meno fastidiosi per me, mi strapperebbero dal cielo."

    ha scritto il 

  • 4

    « […] la tirannia dell'opinione pubblica, e che opinione! è stupida quanto negli Stati Uniti d'America». ( Libro I, Capitolo I )

    La grandezza di questo scritto non è nella sequenza delle squisitamente ottocentesche schermaglie amorose dei protagonisti che dividono i lettori in tifosi ora dell'un, ora dell'altro personaggio o, p ...continua

    La grandezza di questo scritto non è nella sequenza delle squisitamente ottocentesche schermaglie amorose dei protagonisti che dividono i lettori in tifosi ora dell'un, ora dell'altro personaggio o, peggio, in consorterie riguardo a Stendhal che, peraltro, viveva con difficoltà il suo ruolo di autore di fronte alla tirannia dell'opinione pubblica: « ( Questa pagina nuocerà per molte ragioni al disgraziato autore […] ) » ( Libro II, Capitolo XIX ) soprattutto se il lettore scorre le parole con gli occhi senza vedere la costruzione d'insieme, se vede gli alberi ma non la foresta.
    La grandezza è tutta nella sua cifra poetico-stilistica, nella costruzione di un'opera che segna un passo in avanti nella narrativa mondiale,uno scritto che è una pietra miliare nella formazione di un nuovo genere letterario: il romanzo.

    Questo scritto di Stendhal non è un romanzo, anzi non è un romanzo come lo intendevano i francesi del 1830: non estetica ammantata di metafisica; non pura finzione; non creazione di un autore che ne diventa il deus ex machina; non il prodotto artistico di una subcultura destinato ad un pubblico volgare. Nel libro, il romanzo è spesso paragonato ad una fantasticheria, un prodotto pericoloso che potrebbe « corrompere le cameriere della signora e il domestico stesso » ( Libro I, Capitolo VII ) , un luogo da cui attingere « complimenti esagerati e di cattivo gusto » ( Libro I, Capitolo XXIII ) , « degno complemento di un'educazione eminentemente monarchica e religiosa, […] perché un romanzo la interessasse, quella povera ragazza aveva bisogno che fosse scabroso » ( Libro II, Capitolo III ) e così via. Non di meno, però, i personaggi e le loro vicende personali sono « […] giochi dell'immaginazione » ( Avvertenza dell'editore ) , prima di tutto dei personaggi stessi; Julien, per esempio, immagina tanto: « ciò che avrebbe visto nella bella casa del signor de Rênal » ( Libro I, Capitolo V ) , « Julien era al culmine della gioia, inconsapevolmente affascinato dalla musica, dai fiori, dalle belle donne, dall'eleganza generale, e soprattutto dalla sua immaginazione che sognava onori per lui e libertà per tutti » ( Libro II, Capitolo IX ) , « […] in questo stato di immaginazione capovolta, si metteva a giudicare la propria vita con l'immaginazione » ( Libro II, Capitolo XIX ) .

    Questo « romanzo: è uno specchio » ( Libro I, Capitolo XII, Epigrafe attribuita a Saint-Real poi ripresa ed ampliata in Libro II, Capitolo XIX ) che contiene un'impietosa cronaca, l'immagine, la testimonianza, sì della realtà economica politica e socio-culturale della Francia della Restaurazione, epoca in cui le energie sociali rinnovatrici si rifugiano nelle classi popolari, secondo Stendhal, ma anche degli errori commessi dagli uomini dotati di talento: una riproduzione realistica, dunque un'opera d'arte che mima la realtà con un compito morale similmente a quello della Storia, secondo Saint-Real, che contiene il futuro nella rappresentazione del passato: « La storia d'Inghilterra mi serve da specchio per il nostro futuro. » ( Libro II , Capitolo I ) .
    Un vero classico, come direbbe Calvino.

    L'autore avverte, però, la contraddizione tra le necessità della finzione ( la biografia dei personaggi ) e le necessità di una rappresentazione realistica: « La politica mescolata all'immaginazione è come un colpo di pistola nel bel mezzo di un concerto » ( Libro II, Capitolo XXII ) . L'escamotage dell'editore che richiama l'autore alla sua poetica rende la politica un elemento necessario del romanzo perché esso è « lo specchio nella gerla » ( Libro II, Capitolo XIX ) , riflette parzialmente una realtà degradata, non una realtà perfetta ed oggettiva considerando che autore, narratore e protagonisti sono immersi nella stessa realtà: « Se i vostri personaggi non parlano di politica – ribatte l'editore – non sono francesi del 1830, e il libro non è più uno specchio, come pretendete voi...» ( Libro II, Capitolo XXII ) « Ora riflette ai vostri occhi l'azzurro del cielo, ora il fango dei pantani […] e accusate lo specchio! Accusate piuttosto la strada dove c'è il pantano, e più ancora l'ispettore stradale che, lasciando ristagnare l'acqua, permette che si formi». Sebbene Stendhal riconobbe che questa sua opera non sarebbe stata riconosciuta se non almeno 50 anni dopo la sua pubblicazione, nella narrazione non vi è né la distanza temporale tipica dei romanzi storici né la conoscenza positiva dei fatti a garantire l'oggettività della cronaca, il realismo: questo nasce dalla contraddizione tra il punto di vista del narratore, un vecchio nostalgico e cinico per cui il reale è immodificabile semplicemente perché esiste ed è tanto più immodificabile quanto più opprimente è, e quello del protagonista, un giovane di belle speranze che preferisce spezzarsi piuttosto che piegarsi a questa realtà. Due ( almeno ) punti di vista, due soggetti, due monologhi interiori, due coscienze che filtrano, a beneficio del lettore, quanto vedono in quello specchio contenuto nella gerla ( ora l'azzurro del cielo, ora il pantano ) che costruiscono una realtà soggettiva.

    Il romanzo è uno specchio nella gerla « trasportato »: nel romanzo la finzione narrativa ed il realismo soggettivo non sono fermi, sono un divenire, un movimento. Ed ecco, dunque, i dialoghi ( teatrali ) che consentono ai personaggi ( caratteri ) di cambiare posizione, ma soprattutto opinione rispetto ai fatti rappresentati ed agli altri personaggi. Un movimento che è musica e teatro: opera italiana e teatro francese.

    «[...] un romanzo è uno specchio trasportato lungo una strada maestra » ( Libro II, Capitolo XIX ) , come maestra è la storia.

    ha scritto il 

  • 2

    Caro Julien mai sentito dire che chi si accontenta gode?

    Probabilmente no. Per quanto abbia apprezzato gli spunti di riflessione venuti fuori dal gruppo di lettura, questo romanzo non mi è piaciuto per niente. Contrariamente a quanto pensavo ho trovato la s ...continua

    Probabilmente no. Per quanto abbia apprezzato gli spunti di riflessione venuti fuori dal gruppo di lettura, questo romanzo non mi è piaciuto per niente. Contrariamente a quanto pensavo ho trovato la scrittura abbastanza scorrevole ma santo cielo quanta noia e quanta spocchia in questo Julien. E' inutile mi è stato antipatico dalla sua prima comparsa in scena e mi è stato antipatico fino alla fine, ambiguo, inconcludente, opportunista, crudele, freddo, calcolatore, cinico e chi più ne ha più ne metta. Insopportabile e il romanzo estremamente noioso.
    Bocciato.

    ha scritto il 

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