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Il rosso e il nero

Di

Editore: Newton Compton (Biblioteca Economica Newton)

4.0
(5576)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 317 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Portoghese , Spagnolo , Inglese , Chi tradizionale , Tedesco , Olandese , Catalano , Chi semplificata

Isbn-10: 8879835866 | Isbn-13: 9788879835862 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Massimo Bontempelli ; Prefazione: Alberto Cappi

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Copertina morbida e spillati , Non rilegato , Tascabile economico , eBook , Rilegato in pelle

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
"Il rosso e il nero", pubblicato nel 1830, narra della vicenda di Julien Sorel, giovane di umili natali, intelligente e sensibile, che cerca di farsi largo tra la mediocrità imperante nella Francia della Restaurazione sfruttando i favori e poi innamorandosi di due donne.
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  • 5

    "Cronaca del 1830" è il sottotitolo più adatto, che potrebbe quasi trasformare questo grande romanzo in un preciso saggio storico.
    La società francese dell'epoca emerge tutta, nel corso dei trenta e p ...continua

    "Cronaca del 1830" è il sottotitolo più adatto, che potrebbe quasi trasformare questo grande romanzo in un preciso saggio storico.
    La società francese dell'epoca emerge tutta, nel corso dei trenta e più capitoli che compongono quest'opera. Emerge l'ipocrisia di provincia, l'apatia della città, la contraddizione di un'epoca storica che ha soppresso le sue pulsioni eroiche per affogarsi nella mediocrità. Emergono anche, qua e là, alcuni lampi visionari che sanno anticipare il secolo che verrà.
    Un romanzo da tutti i punti di vista, a ragione ritenuto uno degli ultimi classici.

    ha scritto il 

  • 3

    Les jeux sont fait

    Il romanzo di Stendhal ci appare, già dal titolo, come un’opera in cui vi è un conflitto tra due idee, due ambienti sociali ma anche una combinazione e un contrasto tra due colori; il rosso che evoca ...continua

    Il romanzo di Stendhal ci appare, già dal titolo, come un’opera in cui vi è un conflitto tra due idee, due ambienti sociali ma anche una combinazione e un contrasto tra due colori; il rosso che evoca il sangue, la passione, le uniformi militari; il nero che evoca l’oscurità, la tonaca da seminarista e la morte. Due colori forti e contrastanti che tinteggiano la vita e l’animo di un ragazzo, spregiudicato e arrivista, il cui nome è Julien Sorel.
    Il libro riprende e sviluppa l’aneddoto di un fatto accaduto, nella provincia francese, pochi anni prima della pubblicazione del libro.
    Julien Sorel è un giovane ragazzo d’umili origini, figlio di un falegname, continuamente vessato dal padre e dai fratelli.
    Intelligente e ambizioso, Julien è affascinato dalla figura di Napoleone e dalle guerre napoleoniche, tanto da essere allettato dalla vita militare; ben presto però capisce che i tempi sono cambiati e, grazie ai suggerimenti del curato del suo villaggio si convince ad entrare in seminario. Nella Francia della Restaurazione è, infatti, questa la via più facile per la scalata sociale. Una società ormai putrida, in cui le umili origini sono nuovamente un grave difetto dopo i grandi cambiamenti apportati dalla rivoluzione e dall’impero napoleonico.
    Julien dedica ogni sforzo per “diventare qualcuno”, per sfondare in una società che odia ma di cui vuole far parte a tutti i costi.
    Nel primo gradino della scalata sociale, Julien è assunto come precettore dei due figli di Monsieur de Rénal, sindaco del piccolo paese di Verrières.
    Ben presto il giovane corteggia e diventa l’amante di Madame de Rénal.
    Tra i due nasce un amore passionale e travolgente ma che causerà alla donna tante battaglie interiori, sensi di colpa e i timori di una vendetta divina per il peccato compiuto.
    Lo scandalo che suscita la relazione con Madame de Rénal, costringe il giovane ecclesiastico a lasciare la piccola cittadina di Verrières per il seminario di Besançon. Qui Julien è disprezzato dai compagni ma, grazie alla sua ottima memoria e alla sua mente sveglia, si farà voler bene dall’abate che gli aprirà le porte dell’alta società parigina grazie alla presentazione al marchese de la Mole, che lo prenderà a suo servizio.
    Il marchese ha una figlia, Mathilde, con la quale, ben presto, il giovane Julien intreccia una relazione, ma è una relazione diversa dalla precedente: è contrastata, passionale, forte e molto cerebrale. Inizia cosi un rapporto fatto di avvicinamenti e allontanamenti, incomprensioni e gelosie, finzioni e raggiri.
    La scalata continua grazie alla protezione del marchese che lo introduce ai salotti e alla diplomazia, (mostrandogli a lui e a noi tutta la loro inutilità) e alla sua personalità fiera e brillante.
    Julien, nonostante tutto, pare essere condannato all’infelicità a causa della sfrenata ambizione, del suo disprezzo per gli altri e della sua paranoia d’essere vittima di cospirazioni che vede ovunque.

    Stendhal in questo romanzo pieno di denigrazioni politiche dell’epoca che appesantiscono il romanzo, evidenzia vizi e pregi, difetti e virtù, aspirazioni e paure della società francese della Restaurazione, una società in cui il rosso vive travestito da nero. Il libro è di un’attualità sconvolgente, perché l’arrivismo, la sete di potere e di denaro, affermare senza contegno la differenza di classe e la voglia di vendetta verso chi riesce a superare certe barriere con la capacità intellettiva, con grande orgoglio e sfrenata ambizione, sono disgraziatamente presenti anche nella nostra società a dimostrazione che l’uomo è sempre uguale in ogni epoca.

    Il rosso e il nero è un romanzo psicologico, in cui sono narrati e analizzati minuziosamente più i pensieri dei personaggi che non gli ambienti. Dei personaggi presenti ne Il rosso e il nero vengono rilevati più i loro pensieri che il loro aspetto esteriore, se non menzionato in qualche accenno dall’autore.
    Personalmente però questi personaggi non mi sono piaciuti tanto, gli ho trovati abbastanza antipatici soprattutto il protagonista, Julien, con il quale non sono entrata in sintonia; mi è parso troppo ambizioso, sornione, cinico, freddo, ambiguo, superbo, uno che agisce solo per calcolo per tutta la durata del romanzo, insomma in poche parole: che anima in pena!
    I suoi innamoramenti mi sono sembrati molto calcolati e freddi. Prima l’amore per Madame de Rénal, che ha voluto conquistare solo per gioco, sfida con se stesso e orgoglio; poi l’amore con Mathilde, cui Julien è attratto solo perché è un balocco che non può avere.
    Julien Sorel vive per tutta la durata del romanzo, un lungo tormento interiore, un lavorio ininterrotto e claustrofobico di meningi, un’intera esistenza votata alla realizzazione del progetto di scalata al successo che poi fa precipitare quando è a 10 metri dal traguardo. Un personaggio che non ha il coraggio d’essere sincero, è ambiguo e infelice, in costante lotta con la società che odia.
    Protagonista insieme al seminarista della prima parte del romanzo è Madame de Rénal, che pur essendo ricca, ha poca cultura, che la porta ad invaghirsi e a farsi affascinare dai bei discorsi di Julien che quest’ultimo riesce a far innamorare morbosamente e ossessivamente di sé. Una donna davvero ingenua e debole che non riuscivo a sopportare e che ha reso la prima parte davvero molto pesante e noiosa. Meno male che ad un certo punto entra in scena Mathilde, che si rivela davvero una marcia in più e rende la seconda parte del romanzo molto più interessante.
    Mathilde è in pratica un Julien al femminile: carattere deciso, intelligente, curiosa, arguta, altera, orgogliosa, risoluta, lunatica, che però si dimostra una ragazza comune almeno con Julien.
    Non so perché ma mi è stata simpatica fin dalla sua prima entrata in scena: in biblioteca, proveniente da una porta segreta incastrata nella libreria di suo padre, con in capelli raccolti nei bigodini e in vestaglia, contrariata di essere stata colta in fallo da Julien.

    La lettura è proceduta tra alti (soprattutto la seconda parte) e bassi (nella prima parte); romanzo un po’ ostico, pieno di discorsi sulla provincia e sui difetti della società parigina contrapposti a quella provinciale, con alcune pignolerie che potrebbero annoiare; L’autore usa un linguaggio secco e ironico; stile molto scorrevole in certe parti in altre più faticoso e lento. Un libro dai grandi contenuti sociali e politici, interessante ma con una trama poco omogenea, manca di vero pathos, di vero intrigo, in cui non si riesce a creare un’empatia e a parteggiare per il protagonista.
    Dopo aver terminato di leggere un secondo libro dell’autore francese, sono sicura di una cosa: Stendhal, a mio parere, non amava tanto i finali, che risultano essere il suo punto debole. Anche questo finale, dopo quello de La certosa di Parma è affrettato e raffazzonato, messo lì tanto per concludere, perché mi sembra poco veritiero che per un reato così (non voglio scrivere di cosa si tratta perché è spoiler) si possa essere condannati alla pena inflitta a Julien.

    Potrei dire che Julien ha giocato alla roulette, scommettendo sui due colori, il rosso e il nero; ha giocato, ha vinto e ha perso, sconfitto dall’impulsività di un gesto affrettato ed eccessivo, dopo aver sacrificato tutta la propria esistenza ad inseguire un qualcosa d’inutile e fugace.

    "Posso avere pietà del mio benefattore, posso essere costernato al pensiero di fargli del male: ma non ho e non avrò mai paura di nessuno.”

    ha scritto il 

  • 3

    Mamma mia, che impegno leggerlo! E' monumentale, a dir poco, anche se alcuni capitoli scorrono molto meno di altri. Alcuni passi del libro sono folgoranti nelle loro descrizioni. E' stato il mio primo ...continua

    Mamma mia, che impegno leggerlo! E' monumentale, a dir poco, anche se alcuni capitoli scorrono molto meno di altri. Alcuni passi del libro sono folgoranti nelle loro descrizioni. E' stato il mio primo incontro con Stendhal, anche se un po' tardi, come si suol dire.

    ha scritto il 

  • 5

    Non è un caso se certi libri, cosiddetti "classici", sono considerati dei capolavori..libro bellissimo, i cui i moti interiori dell'animo si inseriscono nel contesto storico (Francia della Restaurazio ...continua

    Non è un caso se certi libri, cosiddetti "classici", sono considerati dei capolavori..libro bellissimo, i cui i moti interiori dell'animo si inseriscono nel contesto storico (Francia della Restaurazione), dando vita ad una di quelle storie che ti fa restare incollato al libro (nel mio caso ebook) fino al termine...

    ha scritto il 

  • 5

    Mi trovo nella difficile situazione di dover consigliare e recensire questo romanzo. Si può semplicemente dire che ci troviamo di fronte a un classico. Uno di quei libri che si legge per forza di cose ...continua

    Mi trovo nella difficile situazione di dover consigliare e recensire questo romanzo. Si può semplicemente dire che ci troviamo di fronte a un classico. Uno di quei libri che si legge per forza di cose, almeno una volta nella vita. Per me è la seconda. Una rilettura aiuta sempre. Ritrovi la stessa storia, inevitabilmente, ma la comprensione e anche la scoperta di taluni elementi arricchiscono l'esperienza. Per questo motivo, tu che leggi questa recensione, sei obbligato moralmente a leggere o rileggere questo capolavoro. E' inutile dire quanto sia stato fondamentale per la letteratura. In primis, quella francese e poi di riflesso a quella mondiale.
    Nel "Rosso e il Nero" accadono pochissimi fatti, ma la complessità dei personaggi e questa abilità dell'autore di scavare profondamente nell'animo umano colpisce ancora. Centrale, senza ombra di dubbio è la figura del protagonista Julien Sorel. Non si può non simpatizzare per questa figura a volte così meschina e arrivista. Sorel non è solo un arrampicatore sociale ma anche un simbolo di una classe sociale che vuole rompere le catene di una vita mediocre. Così il nostro protagonista mosso dall'esempio di Napoleone cercherà di trovare una posizione all'interno di una società francese vittima di borghesi provinciali e nobili lacchè senza nerbo.
    Il percorso simile a quello del vate Bonaparte, lo porterà dalla piccola Verrières sino a Parigi. Nonostante Sorel sia un completo incapace, riesce con l'ambizione e la passione a sorpassare ogni ostacolo culturale e sociale per trovare quella affermazione che gli viene negata dalla nascita. L'inganno di Stendhal sta nel portare il lettore all'empatia verso un personaggio che dovrebbe incarnare comunque un comportamento negativo. Ma chi ne legge la storia non può non essere conquistato dalla passione che muove Sorel. Quel fuoco che lo consuma sino alla fine, per combattere un sistema di mediocri che punisce per nascita chi è in realtà mediocre come loro. Nonostante ciò il giovane mantiene una dignità maggiore di una puerile Madame Renal o di una capricciosa Mathilde.per non parlare degli altri personaggi maschili, stupidamente inutili e corrosi dall'unica preoccupazione di una stabilità economica e sociale.
    L'unica figura salvifica che si contrappone al sofferente Sorel è l'amico boscaiolo . Anima semplice ma completa, scevro dal peccato e dall'arrivismo sociale che porta l'uomo ai più biechi sentimenti.
    Un altro elemento, in un certo qual senso avanguardista, oltre allo stile e al tema trattato è l'abilità di Stendhal nel non giudicare. L'autore non è un moralista ed è per questo che Sorel funziona come protagonista e sa farsi voler bene, nonostante tutto, al momento della lettura di questa tragica vicenda.
    Credo di aver finito.

    ha scritto il 

  • 4

    Denso.

    Trovo che la letteratura sia da considerarsi più di un piacevole svago per riempire il tempo libero o una comoda distrazione dalle noie personali. Tuttavia scelgo troppo spesso libri che mi soddisfano ...continua

    Trovo che la letteratura sia da considerarsi più di un piacevole svago per riempire il tempo libero o una comoda distrazione dalle noie personali. Tuttavia scelgo troppo spesso libri che mi soddisfano innanzitutto sul piano ludico: un po' mi conosco, un po' ho un buon fiuto, fatto sta che, anche quando mi introduco a un autore sconosciuto o a un genere inesplorato, finisco spesso su titoli di facile godibilità - in relazione ai miei gusti, ça va sans dire. In virtù di tale fiuto ho sempre guardato da una circospetta distanza i romanzi di Stendhal: sapevo che avrei dovuto uscire dalla mia confort zone per apprezzare un volume del calibro de Il rosso e il nero e, quando è stato sorteggiato come lettura collettiva dal gruppo di discussione di cui faccio parte, ho fatto un respiro profondo. Non mi sbagliavo.

    La scrittura, lo stile si sono rivelati più snelli di quanto temessi. I commenti ironici e irriverenti di Stendhal mi hanno offerto un fresco divertimento. Il contesto storico e sociale, quello della Restaurazione francese post napoleonica, è inscenato con sostanziosa credibilità: come dire, questo classicissimo di 180 anni e più è invecchiato bene.
    Il però sta nei personaggi: sono, ad uno ad uno, resi brillantemente, dipinti con convincente particolarità, ma io non ne stimo nessuno in particolare, né ne sono affascinata e questo lascia quel margine alla mia soddisfazione globale, che è tanta, ma non assoluta. In termini goodreadsiani, la mia affezione personale ai personaggi manca insieme alla quinta stella. Troppo spesso ho tollerato con pazienza i dettagliati alti e bassi amorosi del protagonista e delle sue belle. Capitoli interi di corteggiamenti, palpitazioni, ansie, transiti vertiginosi da stati di gioia sublime a stati di plumbea mortificazione, sacrifici da eroine della più solida tradizione romantica, tradimenti e gelosie antiche come l'uomo. In funzione di tutto questo, un'ampia corte di personaggi quasi tutti detestabili o molto noiosi. Ho dovuto concentrarmi per guardare al di là del mio tedio. Stendhal ha reso protagonisti personaggi che conoscevano solo il loro mondo particolare, li ha presentati senza mistificazioni, senza sconti sui lati poco aggraziati o stimolanti delle loro personalità. Il figlio di un umile operaio, avaro di cuore e di denaro, è il protagonista Julien; Louise è una ricca ereditiera, bellezza di paese, buona e dolce e stimata madre di famiglia in provincia; Mathilde, la più ammirata parigina per condizione nobiliare, ricchezza e bellezza, un'eterna annoiata che si rivela una testa matta, che in provincia costituisce il peggior anatema (pag. 552), bisognosa di trame da poemi cavallereschi perché si interessi - forse - a uomini e vicende. Clericali dalle intenzioni fosche e scure come l'abito nero che indossano; provinciali arricchiti, vili e meschini; nobili da salotto noiosi e instupiditi dall'esagerata mollezza della loro vita. Un compendio umano di individui che perseguono la convenienza sociale. Pochi personaggi gradevoli e marginali. Mi sembra che Stendhal abbia diretto con mirabile consapevolezza questo apparato complesso e confuso, anche nei leziosi affari di cuore, noiosi, ma non banali nella loro esposizione. Del resto, il sarcasmo di Stendhal emerge anche -soprattutto - in queste descrizioni, senza risparmiarsi sulle debolezze dei suoi stessi protagonisti né sulla particolare ipocrisia di quegli anni:

    Ma i salotti di questo genere si possono frequentare solo quando si ha qualcosa da ottenere. Tutta la noia di una vita priva di interesse, com'era quella che conduceva Julien, è certo condivisa dal lettore. Sono queste le lande del nostro viaggio. (pag. 486)

    Qualche parola sul protagonista. Julien: giovanissimo e già di una feroce ambizione, focosamente risoluto a rifuggire il suo basso stato sociale, consapevole dei suoi meriti - fascino, intelligenza, buonissima istruzione - frustrati spesso sotto il peso dei desolanti natali che lui detesta. Di un orgoglio cieco, conta solo su stesso e pensa prima, quando non esclusivamente, al perseguimento delle sue ambizioni. Alla luce di ciò e della sua intelligenza, agisce come un freddo calcolatore rivolgendosi con inquietante premeditazione alle persone del cui favore lui necessita, anche se spesso li disprezza o li invidia con mortificante soggezione. Sembra sul viale del successo, i suoi passi sono lenti, ma costanti e indubbi verso il favore sociale e l'agio economico che ricerca da sempre.
    Potrebbe sembrare che si sia tradito a causa delle donne che ha amato con impetuosa confusione, della passione che ci tiene tutti in ostaggio, prima o poi, e con invincibile potere quando si è così giovani. Credo invece che a Julien sia successo dell'altro: è esploso il suo rifiuto per il mondo che non gli sarebbe mai appartenuto e che non l'avrebbe mai accettato se lui non avesse deposto il vero se stesso. Un liberale nostalgico di un tempo che non gli è mai appartenuto - quello delle rivolte giacobine e delle gloriose campagne napoleoniche - stava ottenendo, pedina dopo pedina, il benessere, il consenso di qualcosa che disprezzava: ha avuto una reazione autoimmune. Ha visto bene dove stava andando e, con parole molto molto povere, deve avergli fatto schifo.

    Un romanzo apparentemente di facile portata, in realtà è insidiosamente complesso. Io l'ho terminato affaticata. Non annoiata come poteva sembrarmi inizialmente, proprio affaticata.

    ha scritto il 

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