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Il rumore dei tuoi passi

Di

Editore: Longanesi

4.0
(635)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 280 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8830431141 | Isbn-13: 9788830431140 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Teens

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Descrizione del libro
In un luogo fatto di polvere, dove ogni cosa ha un soprannome, dove il quartiere in cui sono nati e cresciuti è chiamato «la Fortezza», Beatrice e Alfredo sono per tutti «i gemelli». I due però non hanno in comune il sangue, ma qualcosa di più profondo. A legarli è un’amicizia ruvida come l’intonaco sbrecciato dei palazzi in cui abitano, nata quando erano bambini e sopravvissuta a tutto ciò che di oscuro la vita può regalare. Un’amicizia che cresce con loro fino a diventare un amore selvaggio, graffiante come vetro spezzato, delicato e luminoso come un girasole. Un amore nato nonostante tutto e tutti, nonostante loro stessi per primi.
Ma alle soglie dei vent’anni, la voce di Beatrice è stanca e strozzata. E il cuore fragile di Alfredo ha perso i suoi colori. Perché tutto sta per cambiare.
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  • 0

    Ok, questa volta sono spiazzato.

    Lo sono perché mi sono avvicinato a questo libro con un sacco di aspettative dovute al fatto che se ne diceva un gran bene. E invece mi sono trovato di fronte a questa storia di eroina, datata per gli anni che stiamo vivendo, accompagnata da uno stile certamente interessante ma subito dopo appesa ...continua

    Lo sono perché mi sono avvicinato a questo libro con un sacco di aspettative dovute al fatto che se ne diceva un gran bene. E invece mi sono trovato di fronte a questa storia di eroina, datata per gli anni che stiamo vivendo, accompagnata da uno stile certamente interessante ma subito dopo appesantita dal fatto che per troppo tempo la storia non si muove, rimane inchiodata ai nastri di partenza.
    Poi, per fortuna, il movimento comincia. E non c'è niente da fare, si tratta di una storia veramente superata, raccontata migliaia di volte e adesso che succede? Arriva lei e ce la racconta per la milionesima volta per di più fuori tempo. Inoltre certamente fallisce il tentativo, se c'era, di disegnare un microcosmo, un universo autonomo che personalmente identificherei, avendola vista, con la città vecchia di Ventimiglia. Ma questo universo mitico non prende mai veramente piede. Resta sempre così, nel limbo, non realtà ma nemmeno mito. Eppure.
    Eppure nonostante questi tanti ed evidenti limiti il libro non cade mai veramente, si fa leggere, soprattutto si fa continuare a leggere. Merito di uno stile secco ma poetico, delle cesure rapide e interessanti.
    Insomma, volendo chiudere, direi, pessima storia ma ottimo libro. E allora? Allora aspettiamo che questo stile trovi anche la storia.

    ha scritto il 

  • 4

    Magari quattro stelle sembrano troppe, però... lo stile della scrittura è asciutto e scorre bene, i personaggi e l'ambientazione sono assolutamente realistici, la trama ben congegnata, i temi trattati sono esposti in modo esaustivo, dunque direi che per le quattro stelle non gli manca nulla. Stor ...continua

    Magari quattro stelle sembrano troppe, però... lo stile della scrittura è asciutto e scorre bene, i personaggi e l'ambientazione sono assolutamente realistici, la trama ben congegnata, i temi trattati sono esposti in modo esaustivo, dunque direi che per le quattro stelle non gli manca nulla. Storia di formazione e adolescenza in una periferia squallida e malfamata: viene immediato il confronto con 'acciaio' ma qui decisamente c'è più spessore e meno stereotipo. La cosa più ammirevole è il modo in cui l'autrice ricostruisce poco a poco la storia di due persone con il loro singolare rapporto: non sono amanti, non sono solo amici, non sono fratelli ma è come se lo fossero, e vivono una loro personalissima storia in cui, pur essendo legati a doppio filo non riusciranno mai a toccarsi e capirsi veramente, due esistenze che come due rette parallele corrono sempre l'una accanto all'altra ma non si incroceranno mai. Insomma, un po' quello che vuole esprimere l'espressione che da' anche titolo al romanzo 'La solitudine dei numeri primi', ma anche in questo caso la D'Urbano vince il confronto perché riesce a dare più corpo, più concretezza al concetto.

    ha scritto il 

  • 4

    Non è un romanzo banale

    Libro consigliato da mia figlia (lettura obbligatoria a scuola : bravissima insegnante !!!)
    L' ho trovato scritto molto bene, con una storia che coinvoge molto e ti trascina nella Fortezza insieme ai protagonisti.

    ha scritto il 

  • 4

    Letto un po' di tempo fa...

    E non so perché non ho aggiornato la libreria.
    Comunque, mi ha preso molto quando l'ho letto, e ci avevo trovato parecchia roba buona.
    Ma a distanza di qualche mese non ricordo quasi più nulla, se non l'ambientazione, che mi è piaciuta veramente un sacco. Un bel tre e mezzo, ma dovrei ...continua

    E non so perché non ho aggiornato la libreria.
    Comunque, mi ha preso molto quando l'ho letto, e ci avevo trovato parecchia roba buona.
    Ma a distanza di qualche mese non ricordo quasi più nulla, se non l'ambientazione, che mi è piaciuta veramente un sacco. Un bel tre e mezzo, ma dovrei rileggerlo.

    ha scritto il 

  • 3

    Un libro che probabilmente non avrei letto se non me lo avesse prestato un'amica, ma che mi ho letto volentieri, lasciandomi coinvolgere dalla storia e dalle emozioni. Non ho apprezzato il finale, a mio parere forzato.

    ha scritto il 

  • 3

    I gemelli, ci chiamavano. Dicevano che eravamo uguali, anche se non ci assomigliavamo per niente.

    La cosa più strana di tutte è che impari in fretta, che improvvisamente incominci a riconoscere le cose, a chiamarle con il loro vero nome. Quando muore qualcuno che ami, arriva qualcosa che ti prende alla pancia e non ti lascia andare. Niente cuore, no, il battito cardiaco rimane uguale, il s ...continua

    La cosa più strana di tutte è che impari in fretta, che improvvisamente incominci a riconoscere le cose, a chiamarle con il loro vero nome. Quando muore qualcuno che ami, arriva qualcosa che ti prende alla pancia e non ti lascia andare. Niente cuore, no, il battito cardiaco rimane uguale, il sangue pompa dentro e fuori, il petto non fa male, la famosa fitta al cuore è solo un’invenzione di quelli che scrivono i romanzi. Il dolore che ti fa piegare in due è quello dello stomaco. Non è forte come quello di un pugno, ma riesce ad essere peggiore, perché parte dall’interno, striscia giù dalla gola, ti allaga le viscere e chiude tutto. Il dolore di un amore morto è feroce come soffocare, ma mi abituerò. Ci saranno tante cose a cui dovrò abituarmi, e ce ne saranno altrettante di cui dovrò fare a meno. […] Il rumore dei tuoi passi, il tuo odore che svanisce sul cuscino, la luce del giorno in cui mi hai lasciato sola.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Il rumore dei tuoi passi


    siamo nel 1987. La storia inizia con la morte di Alfredo, voce narrante è quella di Beatrice che sin da subito ci offre uno schizzo della Fortezza, e su questo sfondo di degrado che si fa pian piano sempre più avanti fino a invadere la scena, il contrasto-legame de ...continua

    Il rumore dei tuoi passi

    siamo nel 1987. La storia inizia con la morte di Alfredo, voce narrante è quella di Beatrice che sin da subito ci offre uno schizzo della Fortezza, e su questo sfondo di degrado che si fa pian piano sempre più avanti fino a invadere la scena, il contrasto-legame dei due ragazzi. Mentre la bara sta per attraversare la navata, Beatrice riavvolge tutto per portarci a tredici anni indietro.

    Per Alfredo e i suoi fratelli, la quotidianità domestica è turbata dalla violenza di un padre spesso ubriaco e dalla mancanza della figura materna; saranno i genitori di Beatrice ad occuparsi dei tre fratelli. Gli anni passano, tra gelosie e dispetti, i due protagonisti crescono come fratelli, poi sopraggiunge l'adolescenza e tra Bea e Alfredo, si instaura un rapporto simbiotico e di accentuata possessività. Si appartengono, ma tra loro esiste un'incompatibilità di fondo: lui, armato di insicurezze, richiede dimostrazioni che non siano di odio, lei incapace di esprimere il suo affetto spesso soffoca i suoi sentimenti (“Tu ti vuoi prendere tutto e in cambio non dai niente. Sei una iena” dirà Alfredo in una delle tante discussioni). Si attraggono e si respingono e in questa tensione, nessuno dei due, per interferenza dell'altro, riuscirà a costruire relazioni amorose. Finiranno entrambi per ritrovarsi.
    Alle loro vicende, si intersecano quelle di Francesco e Arianna, fratello e amica di Beatrice. Ed anche la loro storia, è plasmati dal degrado della Fortezza.
    L'assassinio del padre, l'arresto del fratello maggiore e l'allontanamento del piccolo Andrea, hanno un ulteriore impatto su Alfredo che trova “rifugio” nella droga che non fa altro che portarlo via da se stesso. Beatrice lo ama e affronta vari sforzi per aiutarlo a disintossicarsi, ci riesce. Sono uniti ma qualcosa si è rotto, viene meno la fiducia, e pur uniti allo stesso tempo sono distanti.
    Alfredo ci ricasca e per quanto pesi sulla vita di Beatrice, ancora una volta, nonostante la stanchezza e l'esaurimento, non riesce ad andare via dal quella vita e ad allontanarsi da lui. Alfredo non accetta aiuti, e non le resta altra scelta che assistere al suo lento declino “lo lasciai andare anche se lasciarlo andare significava ammazzarlo, e il male che mi faceva era peggio di qualsiasi altra crisi di astinenza. Lui aveva la sia direzione, io la mia. L'ho seguita quella strada, l'ho seguita fino all'ultimo. Fino al giorno in cui è morto. Dopo, non ho avuto più niente da seguire.”
    Bea sa che il dolore per la perdita sarà indelebile, ma improvvisamente sbuca una timida virgola rosa. Un colpo di scena che vorrebbe lasciare tutti a bocca aperta: di ritorno dal funerale, apprendiamo che la protagonista è incinta. Naturalmente di Alfredo.
    A conclusione della storia, si mette in chiaro che Alfredo non sapeva dell'arrivo casuale di quel bambino.
    La storia si conclude con una serie di progetti a cui Beatrice pensa (allontanarsi dalla Fortezza per andare a vivere con Marta a Bologna;chiamare quel figlio col nome di Mattia; tornare dopo cinque anni; fare visita al cimitero; spiegare al figlio, identico a suo padre, chi è quel ragazzo ritratto nella foto che commuove fino alle lacrime Bea).

    Anticipo che non è il mio genere preferito. Questa storia d'amore tra due persone che pur amandosi, resteranno sole, sorge sulle macerie di un quartiere ai margini dal mondo e dalla storia. Ho apprezzato la scelta di dedicare attenzione a queste particolari realtà sociali ma quello che non ho condiviso, è il finale. È una storia che può commuovere, ma dal mio punto di vista, non c'è nessun riscatto dei personaggi, nessuna crescita. Inoltre ciò che più di ogni altra cosa non ho per niente condiviso, è il clichè della gravidanza improvvisa del ragazzo defunto. Perchè? è così banale da far scadere l'intera storia. Avrei desiderato un epilogo differente.

    ha scritto il 

  • 4

    Non è sempre facile condividere i sentimenti di una vita vissuta ai margini e ai limiti della dignità umana ma in questo libro è possibile. Buona lettura e profonda riflessione sulle responsabilità sociali. Da leggere con Acciaio.....!

    ha scritto il 

  • 4

    La morte della speranza

    Scrittura incisiva, calibrata e su misura per il degrado che vuole descrivere il libro racconta di vite che si autoclassificano, che decidono che "fuori" per loro non c'è niente. La Speranza, ultima dea ha abbandonato, oltre ai Sepolcri, la Fortezza.

    ha scritto il 

  • 3

    Nient'affatto melenso

    Gli ho dato tre stelline, ma in realtà se ne meriterebbe tre e mezzo.
    Il libro alla fine mi è piaciuto. Non ho trovato la storia così originale, però mi è piaciuto il modo dell'autrice di raccontarla, realistico e senza particolari fronzoli.
    Sapevo già che mi avrebbe aspettato una sto ...continua

    Gli ho dato tre stelline, ma in realtà se ne meriterebbe tre e mezzo.
    Il libro alla fine mi è piaciuto. Non ho trovato la storia così originale, però mi è piaciuto il modo dell'autrice di raccontarla, realistico e senza particolari fronzoli.
    Sapevo già che mi avrebbe aspettato una storia cruda perché, prima di questo, avevo già letto il suo secondo libro, Acquanera, e la storia e lo stile mi sono piaciuti abbastanza per tentare anche questo.
    Non ne sono rimasta delusa, alla fine. Si riconosce la mano della D'Urbano, il suo amore per le cose realisticamente crude, per quegli aspetti della vita e della natura umana fra più sordidi, che spesso facciamo finta di dimenticarci perché troppo scomodi da ammettere. Lei li sviscera tutti, sia con questo che con il romanzo successivo.
    La protagonista mi è piaciuta anche se, a volte, tanto irragionevole da volerla prendere a calci nel sedere. Ma d'altronde, in un ambiente come il suo, che altro doveva uscirne? Alfredo l'ho amato subito, ancora prima che la storia si inoltrasse nel vivo. E l'ho amato anche dopo, man mano che le cose andavano avanti. Quella che mi ha lasciata delusa e con l'amaro in gola è stata la fine. Mi è sembrato un cliché, avrei preferito che avesse scelto un'altra strada per arrivare alla stessa conclusione, anche se avrebbe dovuto cambiare molto e togliere alla protagonista certi aspetti e un sacco di forza.

    ha scritto il 

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