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Il rumore dei tuoi passi

Di

Editore: Longanesi

4.0
(687)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 280 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8830431141 | Isbn-13: 9788830431140 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Teens

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Descrizione del libro
In un luogo fatto di polvere, dove ogni cosa ha un soprannome, dove il quartiere in cui sono nati e cresciuti è chiamato «la Fortezza», Beatrice e Alfredo sono per tutti «i gemelli». I due però non hanno in comune il sangue, ma qualcosa di più profondo. A legarli è un’amicizia ruvida come l’intonaco sbrecciato dei palazzi in cui abitano, nata quando erano bambini e sopravvissuta a tutto ciò che di oscuro la vita può regalare. Un’amicizia che cresce con loro fino a diventare un amore selvaggio, graffiante come vetro spezzato, delicato e luminoso come un girasole. Un amore nato nonostante tutto e tutti, nonostante loro stessi per primi.
Ma alle soglie dei vent’anni, la voce di Beatrice è stanca e strozzata. E il cuore fragile di Alfredo ha perso i suoi colori. Perché tutto sta per cambiare.
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    Alfredo e Beatrice sono due giovani, inseparabili amici, conosciuti come "i gemelli" alla Fortezza, il quartiere popolare dove vivono.
    Se Beatrice viene da una famiglia povera ma tutto sommato unita e ...continua

    Alfredo e Beatrice sono due giovani, inseparabili amici, conosciuti come "i gemelli" alla Fortezza, il quartiere popolare dove vivono.
    Se Beatrice viene da una famiglia povera ma tutto sommato unita e dignitosa, Alfredo ha alle spalle una storia molto più drammatica: nato nelle baracche e orfano di madre, vive con il padre alcolizzato che massacra di botte i tre figli, tentando a volte anche di ammazzarli. Alfredo e i suo fratelli crescerebbero quindi totalmente abbandonati a loro stessi per strada se non ci fossero i genitori di Beatrice a prendersene cura come fossero figli loro.
    I due ragazzi crescono assieme, in un contrastante rapporto di amore- odio fortissimo, viscerale, selvaggio, che presto diventa amore: ma non è una amore che dà serenità, è un sentimento contrastato e difficile, tanto più che tra i due subentra il più potente dei nemici: la droga....

    Essendomi letteralmente innamorata di "Quella vita che ci manca", sapevo già che questo primo romanzo di Valentina D'Urbano non avrebbe potuto farmi lo stesso effetto; non per questo non mi è piaciuto, nonostante la quarta di copertina inganni abbastanza il lettore su questa "travolgente passione" e su questo "grande amore"...che effettivamente non ci sono, perlomeno non come vengono intesi comunemente questi termini.
    A mio avviso, l'amore dovrebbe dare perlomeno qualche momento di serenità, mentre qui di serenità tra i due protagonisti se ne vede ben poca: lui debole, lei prevaricatrice in maniera addirittura fastidiosa e violenta...tant'è che tra i due scorrono pure schiaffi, ogni tanto. E questo francamente mi sembra un tantino indigesto, in una storia d'amore.
    No, per come l'ho percepita io la storia tra Beatrice e Alfredo è un affetto ossessionante, a volte pure malsano, che non salva ma distrugge e avvelena, ma di cui entrambi non riescono a fare a meno perchè il loro legame ha radici molto profonde in sè stessi, nella propria storia e anche nella storia del mondo da cui provengono: la Fortezza, quartiere popolare di case occupate abusivamente dove la maggior parte delle persone si arrangia a vivere di espedienti, dove l'unica occasione di gran parte dei giovani di vedere il mare è la settimana di colonia organizzata dal parroco Don Antonio,dove i ragazzi arrivano a malapena alla terza media e poi rimangono a ciondolare tutto il giorno per il quartiere, senza prospettive perchè anche quando cercano un lavoro al di fuori, spesso vengono scartatati proprio per la loro provenienza.
    Un posto che ti appiccica addosso, oltre a un'etichetta malfamante, un'atmosfera di degrado, desolazione e rassegnazione che ti convince che è meglio rimanere alla Fortezza perchè fuori non ci sono possibilità. E invece Beatrice, cresciuta in una delle poche famiglie dove i genitori, nonostante la povertà e hanno sempre tirato avanti con ogni tipo d lavoro che trovavano e quindi non hanno vissuto di delinquenza, si ribella a questo modo di vedere le cose: lei vuole essere migliore, diversa costi quello che costi, anche rinunciando a parti di sè fondamentali. Alla fine ce la farà, con grande sacrificio e prendendo la dolorosa decisione di abbandonare del tutto il mondo che conosceva, diventando a sua insaputa un esempio per qualcun'altro del quartiere con gli stessi sogni (Valentino, che qui non compare ma che sappiamo- da quello che viene scritto in "Quella vita che ci manca"- essere amico di Francesco, il fratello di Bea). Certo mi sono chiesta da dove deriva, nell'autrice, questa convinzione così forte dell'ineluttabilità del destino riguardante la vita in un quartiere degradato....ma pensando a cosa succede in certe zone d'Italia, forse non è che sia tanto lontana dalla realtà.
    A parte ciò non posso dire di avere amato molto nè Bea, prepotente e aggressiva senza motivo, nè Alfredo, debole e incolore che si lascia trascinare nella spirale della droga (anche se a quest'ultimo riconosco le attenuanti dovute alla tragica vicenda familiare). A dire la verità, i personaggi che ho preferito sono stati i genitori di Beatrice e Massimiliano, il fratello di alfredo che stanco dei maltrattamenti subiti dal padre alcolizzato arriverà ad ucciderlo per proteggere i propri fratelli. In particolre questo personaggio avrebbe meritato uno spazio in più, sopratutto in relazione a quanto scritto nel racconto pubblicato su Vanity Fair riguardante Anna Smeraldo...ma non dico di più per non rovinarvi la sorpresa.
    Però la fortezza, questo quartiere popolare dove gli abitanti nonostante tutto sanno stringersi solidali l'uno attorno all'altro contro tutto e tutti, un suo fascino ce l'ha, inutile dire di no.
    Molto belle alcune riflessioni e pensieri - messi in corsivo-di Beatrice alla morte di alfredo o in altre situazioni.

    ha scritto il 

  • 4

    "Certe volte ti dimentichi le cose che hai vissuto. Le lasci da parte perché ti sembrano infantili, prive di senso, e allora le abbandoni lì a farsi seppellire. Le rimuovi, fino a che non succede qualcosa che te le fa ricordare. E allora cambia anche la visione della realtà."

    Questo libro mi ha fatto male, molto male. Perché anch'io sono cresciuto in periferia, non una periferia così estrema e degradata, e ho vissuto nella parte "buona" del mio quartiere. In fondo a una lu ...continua

    Questo libro mi ha fatto male, molto male. Perché anch'io sono cresciuto in periferia, non una periferia così estrema e degradata, e ho vissuto nella parte "buona" del mio quartiere. In fondo a una lunga strada, al di là del ponticello della ferrovia, però, c'erano le baracche (adesso ci sono due supermega palazzi, con tutti i comfort moderinissimi!!), e quindi il confine tra la parte buona e la parte "cattiva" era talmente labile che a volte ti ritrovavi seduto al banco vicino uno di questi "bambini delle baracche" che non avevano niente di diverso da te, magari solo le scarpe più vecchie, o il grembiule sgualcito. Mi ha fatto male, perché anch'io ho avuto compagni di scuola, conoscenti, amici dell'oratorio che hanno fatto una brutta fine. Io non ho mai cominciato nemmeno a farmi una canna perché avevo il terrore di mio padre, severo e inflessibile....Mi ha fatto male perché me li ricordo bene che vagavano sotto il sole con quell'aria strafatta, e li vedevo qualche volta anche appoggiati a un muro o buttati su un marciapiede. ...Mi ha fatto male questa storia bellissima di questi due amici-fratelli-innamorati perché l'ho sentita vera, viscerale, di pancia, e mi ha fatto male perché sono sicuro che l'ambiente familiare, il posto in cui si vive, le amicizie che si frequentano, sono fondamentali per una crescita sana e serena.....e per questo ho amato Alfredo...che nonostante l'amore di Beatrice, non ha avuto speranze.....Bellissimo e dolorosissimo.

    ha scritto il 

  • 2

    Inizio col dire che sono pochi i libri italiani che mi piacciono e questo di sicuro non fa parte di questa piccola parte. Ho iniziato a leggerlo perché mi è stato consigliato ma non mi è piaciuto per ...continua

    Inizio col dire che sono pochi i libri italiani che mi piacciono e questo di sicuro non fa parte di questa piccola parte. Ho iniziato a leggerlo perché mi è stato consigliato ma non mi è piaciuto per niente. Per quanto riguarda il modo di scrivere mi piace ma è il contenuto il problema in quanto sembra che il libro sia rimasto fermo ad un solo punto; la trama non è stata svolta, il libro è iniziato in un modo, è continuato nello stesso modo ed è finito nel medesimo modo...inoltre tutto ciò che accade è prevedibile. La scrittrice è brava, è un vero peccato che non ha saputo svolgere la trama.

    ha scritto il 

  • 2

    è il d'esordio per Valentina D'Urbano e per quelli che sono i miei gusti, non ha esordito molto bene.
    Quando non si vede l'ora di finire un libro per leggerne un altro, quando si rimpiange la scelta d ...continua

    è il d'esordio per Valentina D'Urbano e per quelli che sono i miei gusti, non ha esordito molto bene.
    Quando non si vede l'ora di finire un libro per leggerne un altro, quando si rimpiange la scelta di aver iniziato prima questo.. be vuol dire che non ne valeva la pena e questo mi fa arrabbiare. Mi fa arrabbiare che certi libri vengano spacciati per quello che non sono e mi fa arrabbiare esserci cascata.
    Degrado totale è il fulcro di questa storia. Degrado della società, del paese in cui tutto è ambientato, degrado nello spirito e animo dei personaggi.
    A tratti mi ricordava Acciaio della Avallone solo che la Avallone ha saputo scrivere!

    ha scritto il 

  • 5

    Premetto che di scrittura non me ne intendo,ma questa ragazza a parere mio ha un dono.
    Già dalle prime righe mi portava all'ambiente malandato e polveroso che era la fortezza,io ero già dentro alla st ...continua

    Premetto che di scrittura non me ne intendo,ma questa ragazza a parere mio ha un dono.
    Già dalle prime righe mi portava all'ambiente malandato e polveroso che era la fortezza,io ero già dentro alla storia dopo nemmeno una pagina.
    è davvero un libro che merita davvero di essere letto,mi ha commosso molto.

    ha scritto il 

  • 0

    Ok, questa volta sono spiazzato.

    Lo sono perché mi sono avvicinato a questo libro con un sacco di aspettative dovute al fatto che se ne diceva un gran bene. E invece mi sono trovato di fronte a questa storia di eroina, datata per gli ...continua

    Lo sono perché mi sono avvicinato a questo libro con un sacco di aspettative dovute al fatto che se ne diceva un gran bene. E invece mi sono trovato di fronte a questa storia di eroina, datata per gli anni che stiamo vivendo, accompagnata da uno stile certamente interessante ma subito dopo appesantita dal fatto che per troppo tempo la storia non si muove, rimane inchiodata ai nastri di partenza.
    Poi, per fortuna, il movimento comincia. E non c'è niente da fare, si tratta di una storia veramente superata, raccontata migliaia di volte e adesso che succede? Arriva lei e ce la racconta per la milionesima volta per di più fuori tempo. Inoltre certamente fallisce il tentativo, se c'era, di disegnare un microcosmo, un universo autonomo che personalmente identificherei, avendola vista, con la città vecchia di Ventimiglia. Ma questo universo mitico non prende mai veramente piede. Resta sempre così, nel limbo, non realtà ma nemmeno mito. Eppure.
    Eppure nonostante questi tanti ed evidenti limiti il libro non cade mai veramente, si fa leggere, soprattutto si fa continuare a leggere. Merito di uno stile secco ma poetico, delle cesure rapide e interessanti.
    Insomma, volendo chiudere, direi, pessima storia ma ottimo libro. E allora? Allora aspettiamo che questo stile trovi anche la storia.

    ha scritto il 

  • 4

    Magari quattro stelle sembrano troppe, però... lo stile della scrittura è asciutto e scorre bene, i personaggi e l'ambientazione sono assolutamente realistici, la trama ben congegnata, i temi trattati ...continua

    Magari quattro stelle sembrano troppe, però... lo stile della scrittura è asciutto e scorre bene, i personaggi e l'ambientazione sono assolutamente realistici, la trama ben congegnata, i temi trattati sono esposti in modo esaustivo, dunque direi che per le quattro stelle non gli manca nulla. Storia di formazione e adolescenza in una periferia squallida e malfamata: viene immediato il confronto con 'acciaio' ma qui decisamente c'è più spessore e meno stereotipo. La cosa più ammirevole è il modo in cui l'autrice ricostruisce poco a poco la storia di due persone con il loro singolare rapporto: non sono amanti, non sono solo amici, non sono fratelli ma è come se lo fossero, e vivono una loro personalissima storia in cui, pur essendo legati a doppio filo non riusciranno mai a toccarsi e capirsi veramente, due esistenze che come due rette parallele corrono sempre l'una accanto all'altra ma non si incroceranno mai. Insomma, un po' quello che vuole esprimere l'espressione che da' anche titolo al romanzo 'La solitudine dei numeri primi', ma anche in questo caso la D'Urbano vince il confronto perché riesce a dare più corpo, più concretezza al concetto.

    ha scritto il 

  • 4

    Non è un romanzo banale

    Libro consigliato da mia figlia (lettura obbligatoria a scuola : bravissima insegnante !!!)
    L' ho trovato scritto molto bene, con una storia che coinvoge molto e ti trascina nella Fortezza insieme ai ...continua

    Libro consigliato da mia figlia (lettura obbligatoria a scuola : bravissima insegnante !!!)
    L' ho trovato scritto molto bene, con una storia che coinvoge molto e ti trascina nella Fortezza insieme ai protagonisti.

    ha scritto il 

  • 4

    Letto un po' di tempo fa...

    E non so perché non ho aggiornato la libreria.
    Comunque, mi ha preso molto quando l'ho letto, e ci avevo trovato parecchia roba buona.
    Ma a distanza di qualche mese non ricordo quasi più nulla, se non ...continua

    E non so perché non ho aggiornato la libreria.
    Comunque, mi ha preso molto quando l'ho letto, e ci avevo trovato parecchia roba buona.
    Ma a distanza di qualche mese non ricordo quasi più nulla, se non l'ambientazione, che mi è piaciuta veramente un sacco. Un bel tre e mezzo, ma dovrei rileggerlo.

    ha scritto il 

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