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Il rumore dei tuoi passi

Di

Editore: Longanesi

4.0
(612)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 280 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8830431141 | Isbn-13: 9788830431140 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Teens

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Descrizione del libro
In un luogo fatto di polvere, dove ogni cosa ha un soprannome, dove il quartiere in cui sono nati e cresciuti è chiamato «la Fortezza», Beatrice e Alfredo sono per tutti «i gemelli». I due però non hanno in comune il sangue, ma qualcosa di più profondo. A legarli è un’amicizia ruvida come l’intonaco sbrecciato dei palazzi in cui abitano, nata quando erano bambini e sopravvissuta a tutto ciò che di oscuro la vita può regalare. Un’amicizia che cresce con loro fino a diventare un amore selvaggio, graffiante come vetro spezzato, delicato e luminoso come un girasole. Un amore nato nonostante tutto e tutti, nonostante loro stessi per primi.
Ma alle soglie dei vent’anni, la voce di Beatrice è stanca e strozzata. E il cuore fragile di Alfredo ha perso i suoi colori. Perché tutto sta per cambiare.
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  • 3

    Letto un po' di tempo fa...

    E non so perché non ho aggiornato la libreria.
    Comunque, mi ha preso molto quando l'ho letto, e ci avevo trovato parecchia roba buona.
    Ma a distanza di qualche mese non ricordo quasi più nulla, se non l'ambientazione, che mi è piaciuta veramente un sacco. Un bel tre e mezzo, ma dovrei ...continua

    E non so perché non ho aggiornato la libreria.
    Comunque, mi ha preso molto quando l'ho letto, e ci avevo trovato parecchia roba buona.
    Ma a distanza di qualche mese non ricordo quasi più nulla, se non l'ambientazione, che mi è piaciuta veramente un sacco. Un bel tre e mezzo, ma dovrei rileggerlo.

    ha scritto il 

  • 3

    Un libro che probabilmente non avrei letto se non me lo avesse prestato un'amica, ma che mi ho letto volentieri, lasciandomi coinvolgere dalla storia e dalle emozioni. Non ho apprezzato il finale, a mio parere forzato.

    ha scritto il 

  • 3

    I gemelli, ci chiamavano. Dicevano che eravamo uguali, anche se non ci assomigliavamo per niente.

    La cosa più strana di tutte è che impari in fretta, che improvvisamente incominci a riconoscere le cose, a chiamarle con il loro vero nome. Quando muore qualcuno che ami, arriva qualcosa che ti prende alla pancia e non ti lascia andare. Niente cuore, no, il battito cardiaco rimane uguale, il s ...continua

    La cosa più strana di tutte è che impari in fretta, che improvvisamente incominci a riconoscere le cose, a chiamarle con il loro vero nome. Quando muore qualcuno che ami, arriva qualcosa che ti prende alla pancia e non ti lascia andare. Niente cuore, no, il battito cardiaco rimane uguale, il sangue pompa dentro e fuori, il petto non fa male, la famosa fitta al cuore è solo un’invenzione di quelli che scrivono i romanzi. Il dolore che ti fa piegare in due è quello dello stomaco. Non è forte come quello di un pugno, ma riesce ad essere peggiore, perché parte dall’interno, striscia giù dalla gola, ti allaga le viscere e chiude tutto. Il dolore di un amore morto è feroce come soffocare, ma mi abituerò. Ci saranno tante cose a cui dovrò abituarmi, e ce ne saranno altrettante di cui dovrò fare a meno. […] Il rumore dei tuoi passi, il tuo odore che svanisce sul cuscino, la luce del giorno in cui mi hai lasciato sola.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Il rumore dei tuoi passi


    siamo nel 1987. La storia inizia con la morte di Alfredo, voce narrante è quella di Beatrice che sin da subito ci offre uno schizzo della Fortezza, e su questo sfondo di degrado che si fa pian piano sempre più avanti fino a invadere la scena, il contrasto-legame de ...continua

    Il rumore dei tuoi passi

    siamo nel 1987. La storia inizia con la morte di Alfredo, voce narrante è quella di Beatrice che sin da subito ci offre uno schizzo della Fortezza, e su questo sfondo di degrado che si fa pian piano sempre più avanti fino a invadere la scena, il contrasto-legame dei due ragazzi. Mentre la bara sta per attraversare la navata, Beatrice riavvolge tutto per portarci a tredici anni indietro.

    Per Alfredo e i suoi fratelli, la quotidianità domestica è turbata dalla violenza di un padre spesso ubriaco e dalla mancanza della figura materna; saranno i genitori di Beatrice ad occuparsi dei tre fratelli. Gli anni passano, tra gelosie e dispetti, i due protagonisti crescono come fratelli, poi sopraggiunge l'adolescenza e tra Bea e Alfredo, si instaura un rapporto simbiotico e di accentuata possessività. Si appartengono, ma tra loro esiste un'incompatibilità di fondo: lui, armato di insicurezze, richiede dimostrazioni che non siano di odio, lei incapace di esprimere il suo affetto spesso soffoca i suoi sentimenti (“Tu ti vuoi prendere tutto e in cambio non dai niente. Sei una iena” dirà Alfredo in una delle tante discussioni). Si attraggono e si respingono e in questa tensione, nessuno dei due, per interferenza dell'altro, riuscirà a costruire relazioni amorose. Finiranno entrambi per ritrovarsi.
    Alle loro vicende, si intersecano quelle di Francesco e Arianna, fratello e amica di Beatrice. Ed anche la loro storia, è plasmati dal degrado della Fortezza.
    L'assassinio del padre, l'arresto del fratello maggiore e l'allontanamento del piccolo Andrea, hanno un ulteriore impatto su Alfredo che trova “rifugio” nella droga che non fa altro che portarlo via da se stesso. Beatrice lo ama e affronta vari sforzi per aiutarlo a disintossicarsi, ci riesce. Sono uniti ma qualcosa si è rotto, viene meno la fiducia, e pur uniti allo stesso tempo sono distanti.
    Alfredo ci ricasca e per quanto pesi sulla vita di Beatrice, ancora una volta, nonostante la stanchezza e l'esaurimento, non riesce ad andare via dal quella vita e ad allontanarsi da lui. Alfredo non accetta aiuti, e non le resta altra scelta che assistere al suo lento declino “lo lasciai andare anche se lasciarlo andare significava ammazzarlo, e il male che mi faceva era peggio di qualsiasi altra crisi di astinenza. Lui aveva la sia direzione, io la mia. L'ho seguita quella strada, l'ho seguita fino all'ultimo. Fino al giorno in cui è morto. Dopo, non ho avuto più niente da seguire.”
    Bea sa che il dolore per la perdita sarà indelebile, ma improvvisamente sbuca una timida virgola rosa. Un colpo di scena che vorrebbe lasciare tutti a bocca aperta: di ritorno dal funerale, apprendiamo che la protagonista è incinta. Naturalmente di Alfredo.
    A conclusione della storia, si mette in chiaro che Alfredo non sapeva dell'arrivo casuale di quel bambino.
    La storia si conclude con una serie di progetti a cui Beatrice pensa (allontanarsi dalla Fortezza per andare a vivere con Marta a Bologna;chiamare quel figlio col nome di Mattia; tornare dopo cinque anni; fare visita al cimitero; spiegare al figlio, identico a suo padre, chi è quel ragazzo ritratto nella foto che commuove fino alle lacrime Bea).

    Anticipo che non è il mio genere preferito. Questa storia d'amore tra due persone che pur amandosi, resteranno sole, sorge sulle macerie di un quartiere ai margini dal mondo e dalla storia. Ho apprezzato la scelta di dedicare attenzione a queste particolari realtà sociali ma quello che non ho condiviso, è il finale. È una storia che può commuovere, ma dal mio punto di vista, non c'è nessun riscatto dei personaggi, nessuna crescita. Inoltre ciò che più di ogni altra cosa non ho per niente condiviso, è il clichè della gravidanza improvvisa del ragazzo defunto. Perchè? è così banale da far scadere l'intera storia. Avrei desiderato un epilogo differente.

    ha scritto il 

  • 4

    Non è sempre facile condividere i sentimenti di una vita vissuta ai margini e ai limiti della dignità umana ma in questo libro è possibile. Buona lettura e profonda riflessione sulle responsabilità sociali. Da leggere con Acciaio.....!

    ha scritto il 

  • 4

    La morte della speranza

    Scrittura incisiva, calibrata e su misura per il degrado che vuole descrivere il libro racconta di vite che si autoclassificano, che decidono che "fuori" per loro non c'è niente. La Speranza, ultima dea ha abbandonato, oltre ai Sepolcri, la Fortezza.

    ha scritto il 

  • 3

    Nient'affatto melenso

    Gli ho dato tre stelline, ma in realtà se ne meriterebbe tre e mezzo.
    Il libro alla fine mi è piaciuto. Non ho trovato la storia così originale, però mi è piaciuto il modo dell'autrice di raccontarla, realistico e senza particolari fronzoli.
    Sapevo già che mi avrebbe aspettato una sto ...continua

    Gli ho dato tre stelline, ma in realtà se ne meriterebbe tre e mezzo.
    Il libro alla fine mi è piaciuto. Non ho trovato la storia così originale, però mi è piaciuto il modo dell'autrice di raccontarla, realistico e senza particolari fronzoli.
    Sapevo già che mi avrebbe aspettato una storia cruda perché, prima di questo, avevo già letto il suo secondo libro, Acquanera, e la storia e lo stile mi sono piaciuti abbastanza per tentare anche questo.
    Non ne sono rimasta delusa, alla fine. Si riconosce la mano della D'Urbano, il suo amore per le cose realisticamente crude, per quegli aspetti della vita e della natura umana fra più sordidi, che spesso facciamo finta di dimenticarci perché troppo scomodi da ammettere. Lei li sviscera tutti, sia con questo che con il romanzo successivo.
    La protagonista mi è piaciuta anche se, a volte, tanto irragionevole da volerla prendere a calci nel sedere. Ma d'altronde, in un ambiente come il suo, che altro doveva uscirne? Alfredo l'ho amato subito, ancora prima che la storia si inoltrasse nel vivo. E l'ho amato anche dopo, man mano che le cose andavano avanti. Quella che mi ha lasciata delusa e con l'amaro in gola è stata la fine. Mi è sembrato un cliché, avrei preferito che avesse scelto un'altra strada per arrivare alla stessa conclusione, anche se avrebbe dovuto cambiare molto e togliere alla protagonista certi aspetti e un sacco di forza.

    ha scritto il 

  • 4

    oggi stavo per andarmene. glielo dissi così....
    e perchè non l'hai fatto?
    perchè ti amo, avrei voluto dirgli ma non abbastanza da lasciarti andare, se me ne vado io, tu muori, muori perchè ti si stacca un pezzo, ti si strappa via una parte e senza quella parte, dopo di te, crepo pure ...continua

    oggi stavo per andarmene. glielo dissi così....
    e perchè non l'hai fatto?
    perchè ti amo, avrei voluto dirgli ma non abbastanza da lasciarti andare, se me ne vado io, tu muori, muori perchè ti si stacca un pezzo, ti si strappa via una parte e senza quella parte, dopo di te, crepo pure io.

    ha scritto il 

  • 4

    Non abbiamo bisogno di una fortezza. I muri non servono a niente quando è da noi stessi che dobbiamo difenderci.

    Forse sarà il periodo che sto vivendo a farmi dare 4 stelle a questo libro. Di solito non sono così. Ma i libri spesso ti cadono addosso quando hai proprio bisogno di quelle determinate pagine, di quelle emozioni, di quelle frasi che sembrano uscite pari pari dalla tua vita. E leggere è emozionar ...continua

    Forse sarà il periodo che sto vivendo a farmi dare 4 stelle a questo libro. Di solito non sono così. Ma i libri spesso ti cadono addosso quando hai proprio bisogno di quelle determinate pagine, di quelle emozioni, di quelle frasi che sembrano uscite pari pari dalla tua vita. E leggere è emozionarsi e se anche per poche ore, questo libro vale la pena di essere "vissuto".
    Si legge veramente in poche ore, scorre via facilmente complice anche un tipo di scrittura stringata, semplice ed elementare. Frasi brevi e periodi ancora più corti delle frasi.
    Ma negli amori malati, ora come ora, ci sguazzo e Beatrice ed Alfredo mi sono entrati dentro per un giorno intero.
    Forse non lo consiglierei a chiunque, ma io ho avuto bisogno di specchiarmi un po' in Alfredo e Beatrice.
    Ne è valsa la pena.

    ha scritto il 

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