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Il rumore dei tuoi passi

Di

Editore: Longanesi

4.0
(697)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 280 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8830431141 | Isbn-13: 9788830431140 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Teens

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Descrizione del libro
In un luogo fatto di polvere, dove ogni cosa ha un soprannome, dove il quartiere in cui sono nati e cresciuti è chiamato «la Fortezza», Beatrice e Alfredo sono per tutti «i gemelli». I due però non hanno in comune il sangue, ma qualcosa di più profondo. A legarli è un’amicizia ruvida come l’intonaco sbrecciato dei palazzi in cui abitano, nata quando erano bambini e sopravvissuta a tutto ciò che di oscuro la vita può regalare. Un’amicizia che cresce con loro fino a diventare un amore selvaggio, graffiante come vetro spezzato, delicato e luminoso come un girasole. Un amore nato nonostante tutto e tutti, nonostante loro stessi per primi.
Ma alle soglie dei vent’anni, la voce di Beatrice è stanca e strozzata. E il cuore fragile di Alfredo ha perso i suoi colori. Perché tutto sta per cambiare.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    il rumore della tristezza

    Questo romanzo è stata una vera sorpresa, come tanti altri mi sono fatta ingannare dal titolo che richiama una storiella sdolcinata e adolescenziale. Invece è tutt'altro che questo.
    Una storia realist ...continua

    Questo romanzo è stata una vera sorpresa, come tanti altri mi sono fatta ingannare dal titolo che richiama una storiella sdolcinata e adolescenziale. Invece è tutt'altro che questo.
    Una storia realistica e cruda, priva di falsi buonismi e ricca di tutte quelle sfaccettature negative che spesso fanno parte dell'animo di tutti noi.
    Due svolte che non mi aspettavo: l'eroina e la gravidanza. Il primo elemento non credo affatto che sia anacronistico come dice qualcuno, anzi, purtroppo è una realtà ancora molto attuale, specialmente in contesti, come quello del romanzo, abbandonati e degradati.
    Il secondo, a dimostrazione che anche dalle situazioni più disperate può nascere qualcosa di buono.
    Un romanzo davvero consigliato.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    Mi ha aiutata a crescere.

    Sinceramente non ricordo come fosse la mia vita prima di leggere questo libro. Lo lessi in un brutto momento, qualche mese dopo la morte di mia madre. Io abito nelle casa popolari di Napoli, in un qua ...continua

    Sinceramente non ricordo come fosse la mia vita prima di leggere questo libro. Lo lessi in un brutto momento, qualche mese dopo la morte di mia madre. Io abito nelle casa popolari di Napoli, in un quartiere come la 'Fortezza'. Identico, in tutto e per tutto. La stessa gentaglia, i palazzi incastrati gli uni con gli altri, la stessa voglia di evadere dei protagonisti. Ho amato ogni pagina di questo libro, mi sono rispecchiata tantissimo in Alfredo e ho capito che da qui si può uscire, perchè Beatrice ce l'ha fatta e ce la farò anch'io. Riesci a capire dalle parole crude che si usano che Valentina D'Urbano, la scrittrice, ha vissuto ciò che ha scritto. Non riesco per niente a capire chi critica questo libro. Ti travolge in tutti i sensi. Tra l'altro ci fa capire, come altri libri, la realtà dell'eroina, e quanto era facile negli anni '70 entrarci, e non uscirne mai più.

    ha scritto il 

  • 1

    Scrittori "in serie".

    Inizio col dire che circa due minuti fa ho deciso di abbandonare la lettura di questo libro. Per fortuna non ho speso soldi inutilmente perché ho solo il pdf. Se avessi speso soldi per questo libro me ...continua

    Inizio col dire che circa due minuti fa ho deciso di abbandonare la lettura di questo libro. Per fortuna non ho speso soldi inutilmente perché ho solo il pdf. Se avessi speso soldi per questo libro me ne sarei pentita amaramente.
    Sono arrivata al 17% della lettura, poi ho deciso di dare forfait. E in quel 17% ho una marea di critiche da esporre.
    Ovviamente mi sono fatta trascinare da quel boom che c'è stato quando è uscito questo libro, parlavano di fiotti di lacrime, che era sensazionale. Insomma, un buon candidato per diventare un best seller italiano! Che bello!
    E invece no.
    Speranza morta dopo le prime pagine: la storia c'è ma è stata costruita e narrata male, lo slang lasciamolo stare (lo critico quasi sempre, lo so. Ma parole come 'cazzo' e 'tette' potevano essere risparmiate), dalle parole della D'Urbano sembra che l'Italia abbia fatto schifo in tutto. Certo, capisco che stiamo parlando degli anni di piombo, di certo non gli anni fiore dell'Italia ma le sue parole sono un po' troppo esagerate, a mio parere.
    Passiamo ai protagonisti: Beatrice è una ragazzina che non vuole crescere e accettare silenziosamente gli obblighi che sussistono nascendo donna in quei tempi. Vuole essere forte, dominare sul più debole e non darsi mai per vinta agli occhi degli altri specialmente di fronte ad Alfredo. Da queste parole sembra che Beatrice sia un gran personaggio, invece è solo infantile credendosi e sforzandosi di fare così tanto l'adulta.
    Passiamo ad Alfredo. Mai capito questo personaggio (è vero, potevo continuare a leggere. Peccato per il pathos da funerale. Ops! Spoiler da prima pagina!). Abbandonato e vittima di violenza da parte del padre sempre ubriaco, si ritrova a vivere assieme a Beatrice e alla sua famiglia, diventano amici, fratelli, nonsocos'altro e... Boh, muore subito nella prima pagina del libro. E il libro stesso è un salto di anni in anni. Prima siamo al funerale, poi a quando i protagonisti hanno otto anni, poi sedici, poi di nuovo al funerale e poi a Beatrice spuntano le "tette" e vengono le mestruazioni. Per me la storia finisce già qui.

    No, è troppo "minestrone".
    Quest'autrice ha talento ma è finita stereotipata assieme a scrittori come D'Avenia, Carcasi e un po' anche Silvia Avallone (almeno lei sa scrivere) ma può davvero essere così superficiale la narrativa adolescenziale? Uno o due romanzi possono starci, ma dopo basta!
    Scrittori italiani stereotipati, libri prodotti "in serie" (come tutte le saghe, vampiresche e non, dei nostri tempi dove gli editori si sfregano le mani al sol nominarle) che servono a poco se non per postare sui social network qualche passo un po' più poetico delle solite banalità da internet.
    Giusto, perché tutti dentro di sé sono un po' Shakespeare con le parole (sbagliate) degli altri.

    ha scritto il 

  • 0

    Alfredo e Beatrice sono due giovani, inseparabili amici, conosciuti come "i gemelli" alla Fortezza, il quartiere popolare dove vivono.
    Se Beatrice viene da una famiglia povera ma tutto sommato unita e ...continua

    Alfredo e Beatrice sono due giovani, inseparabili amici, conosciuti come "i gemelli" alla Fortezza, il quartiere popolare dove vivono.
    Se Beatrice viene da una famiglia povera ma tutto sommato unita e dignitosa, Alfredo ha alle spalle una storia molto più drammatica: nato nelle baracche e orfano di madre, vive con il padre alcolizzato che massacra di botte i tre figli, tentando a volte anche di ammazzarli. Alfredo e i suo fratelli crescerebbero quindi totalmente abbandonati a loro stessi per strada se non ci fossero i genitori di Beatrice a prendersene cura come fossero figli loro.
    I due ragazzi crescono assieme, in un contrastante rapporto di amore- odio fortissimo, viscerale, selvaggio, che presto diventa amore: ma non è una amore che dà serenità, è un sentimento contrastato e difficile, tanto più che tra i due subentra il più potente dei nemici: la droga....

    Essendomi letteralmente innamorata di "Quella vita che ci manca", sapevo già che questo primo romanzo di Valentina D'Urbano non avrebbe potuto farmi lo stesso effetto; non per questo non mi è piaciuto, nonostante la quarta di copertina inganni abbastanza il lettore su questa "travolgente passione" e su questo "grande amore"...che effettivamente non ci sono, perlomeno non come vengono intesi comunemente questi termini.
    A mio avviso, l'amore dovrebbe dare perlomeno qualche momento di serenità, mentre qui di serenità tra i due protagonisti se ne vede ben poca: lui debole, lei prevaricatrice in maniera addirittura fastidiosa e violenta...tant'è che tra i due scorrono pure schiaffi, ogni tanto. E questo francamente mi sembra un tantino indigesto, in una storia d'amore.
    No, per come l'ho percepita io la storia tra Beatrice e Alfredo è un affetto ossessionante, a volte pure malsano, che non salva ma distrugge e avvelena, ma di cui entrambi non riescono a fare a meno perchè il loro legame ha radici molto profonde in sè stessi, nella propria storia e anche nella storia del mondo da cui provengono: la Fortezza, quartiere popolare di case occupate abusivamente dove la maggior parte delle persone si arrangia a vivere di espedienti, dove l'unica occasione di gran parte dei giovani di vedere il mare è la settimana di colonia organizzata dal parroco Don Antonio,dove i ragazzi arrivano a malapena alla terza media e poi rimangono a ciondolare tutto il giorno per il quartiere, senza prospettive perchè anche quando cercano un lavoro al di fuori, spesso vengono scartatati proprio per la loro provenienza.
    Un posto che ti appiccica addosso, oltre a un'etichetta malfamante, un'atmosfera di degrado, desolazione e rassegnazione che ti convince che è meglio rimanere alla Fortezza perchè fuori non ci sono possibilità. E invece Beatrice, cresciuta in una delle poche famiglie dove i genitori, nonostante la povertà e hanno sempre tirato avanti con ogni tipo d lavoro che trovavano e quindi non hanno vissuto di delinquenza, si ribella a questo modo di vedere le cose: lei vuole essere migliore, diversa costi quello che costi, anche rinunciando a parti di sè fondamentali. Alla fine ce la farà, con grande sacrificio e prendendo la dolorosa decisione di abbandonare del tutto il mondo che conosceva, diventando a sua insaputa un esempio per qualcun'altro del quartiere con gli stessi sogni (Valentino, che qui non compare ma che sappiamo- da quello che viene scritto in "Quella vita che ci manca"- essere amico di Francesco, il fratello di Bea). Certo mi sono chiesta da dove deriva, nell'autrice, questa convinzione così forte dell'ineluttabilità del destino riguardante la vita in un quartiere degradato....ma pensando a cosa succede in certe zone d'Italia, forse non è che sia tanto lontana dalla realtà.
    A parte ciò non posso dire di avere amato molto nè Bea, prepotente e aggressiva senza motivo, nè Alfredo, debole e incolore che si lascia trascinare nella spirale della droga (anche se a quest'ultimo riconosco le attenuanti dovute alla tragica vicenda familiare). A dire la verità, i personaggi che ho preferito sono stati i genitori di Beatrice e Massimiliano, il fratello di alfredo che stanco dei maltrattamenti subiti dal padre alcolizzato arriverà ad ucciderlo per proteggere i propri fratelli. In particolre questo personaggio avrebbe meritato uno spazio in più, sopratutto in relazione a quanto scritto nel racconto pubblicato su Vanity Fair riguardante Anna Smeraldo...ma non dico di più per non rovinarvi la sorpresa.
    Però la fortezza, questo quartiere popolare dove gli abitanti nonostante tutto sanno stringersi solidali l'uno attorno all'altro contro tutto e tutti, un suo fascino ce l'ha, inutile dire di no.
    Molto belle alcune riflessioni e pensieri - messi in corsivo-di Beatrice alla morte di alfredo o in altre situazioni.

    ha scritto il 

  • 4

    "Certe volte ti dimentichi le cose che hai vissuto. Le lasci da parte perché ti sembrano infantili, prive di senso, e allora le abbandoni lì a farsi seppellire. Le rimuovi, fino a che non succede qualcosa che te le fa ricordare. E allora cambia anche la visione della realtà."

    Questo libro mi ha fatto male, molto male. Perché anch'io sono cresciuto in periferia, non una periferia così estrema e degradata, e ho vissuto nella parte "buona" del mio quartiere. In fondo a una lu ...continua

    Questo libro mi ha fatto male, molto male. Perché anch'io sono cresciuto in periferia, non una periferia così estrema e degradata, e ho vissuto nella parte "buona" del mio quartiere. In fondo a una lunga strada, al di là del ponticello della ferrovia, però, c'erano le baracche (adesso ci sono due supermega palazzi, con tutti i comfort moderinissimi!!), e quindi il confine tra la parte buona e la parte "cattiva" era talmente labile che a volte ti ritrovavi seduto al banco vicino uno di questi "bambini delle baracche" che non avevano niente di diverso da te, magari solo le scarpe più vecchie, o il grembiule sgualcito. Mi ha fatto male, perché anch'io ho avuto compagni di scuola, conoscenti, amici dell'oratorio che hanno fatto una brutta fine. Io non ho mai cominciato nemmeno a farmi una canna perché avevo il terrore di mio padre, severo e inflessibile....Mi ha fatto male perché me li ricordo bene che vagavano sotto il sole con quell'aria strafatta, e li vedevo qualche volta anche appoggiati a un muro o buttati su un marciapiede. ...Mi ha fatto male questa storia bellissima di questi due amici-fratelli-innamorati perché l'ho sentita vera, viscerale, di pancia, e mi ha fatto male perché sono sicuro che l'ambiente familiare, il posto in cui si vive, le amicizie che si frequentano, sono fondamentali per una crescita sana e serena.....e per questo ho amato Alfredo...che nonostante l'amore di Beatrice, non ha avuto speranze.....Bellissimo e dolorosissimo.

    ha scritto il 

  • 2

    Inizio col dire che sono pochi i libri italiani che mi piacciono e questo di sicuro non fa parte di questa piccola parte. Ho iniziato a leggerlo perché mi è stato consigliato ma non mi è piaciuto per ...continua

    Inizio col dire che sono pochi i libri italiani che mi piacciono e questo di sicuro non fa parte di questa piccola parte. Ho iniziato a leggerlo perché mi è stato consigliato ma non mi è piaciuto per niente. Per quanto riguarda il modo di scrivere mi piace ma è il contenuto il problema in quanto sembra che il libro sia rimasto fermo ad un solo punto; la trama non è stata svolta, il libro è iniziato in un modo, è continuato nello stesso modo ed è finito nel medesimo modo...inoltre tutto ciò che accade è prevedibile. La scrittrice è brava, è un vero peccato che non ha saputo svolgere la trama.

    ha scritto il 

  • 2

    è il d'esordio per Valentina D'Urbano e per quelli che sono i miei gusti, non ha esordito molto bene.
    Quando non si vede l'ora di finire un libro per leggerne un altro, quando si rimpiange la scelta d ...continua

    è il d'esordio per Valentina D'Urbano e per quelli che sono i miei gusti, non ha esordito molto bene.
    Quando non si vede l'ora di finire un libro per leggerne un altro, quando si rimpiange la scelta di aver iniziato prima questo.. be vuol dire che non ne valeva la pena e questo mi fa arrabbiare. Mi fa arrabbiare che certi libri vengano spacciati per quello che non sono e mi fa arrabbiare esserci cascata.
    Degrado totale è il fulcro di questa storia. Degrado della società, del paese in cui tutto è ambientato, degrado nello spirito e animo dei personaggi.
    A tratti mi ricordava Acciaio della Avallone solo che la Avallone ha saputo scrivere!

    ha scritto il 

  • 5

    Premetto che di scrittura non me ne intendo,ma questa ragazza a parere mio ha un dono.
    Già dalle prime righe mi portava all'ambiente malandato e polveroso che era la fortezza,io ero già dentro alla st ...continua

    Premetto che di scrittura non me ne intendo,ma questa ragazza a parere mio ha un dono.
    Già dalle prime righe mi portava all'ambiente malandato e polveroso che era la fortezza,io ero già dentro alla storia dopo nemmeno una pagina.
    è davvero un libro che merita davvero di essere letto,mi ha commosso molto.

    ha scritto il 

  • 0

    Ok, questa volta sono spiazzato.

    Lo sono perché mi sono avvicinato a questo libro con un sacco di aspettative dovute al fatto che se ne diceva un gran bene. E invece mi sono trovato di fronte a questa storia di eroina, datata per gli ...continua

    Lo sono perché mi sono avvicinato a questo libro con un sacco di aspettative dovute al fatto che se ne diceva un gran bene. E invece mi sono trovato di fronte a questa storia di eroina, datata per gli anni che stiamo vivendo, accompagnata da uno stile certamente interessante ma subito dopo appesantita dal fatto che per troppo tempo la storia non si muove, rimane inchiodata ai nastri di partenza.
    Poi, per fortuna, il movimento comincia. E non c'è niente da fare, si tratta di una storia veramente superata, raccontata migliaia di volte e adesso che succede? Arriva lei e ce la racconta per la milionesima volta per di più fuori tempo. Inoltre certamente fallisce il tentativo, se c'era, di disegnare un microcosmo, un universo autonomo che personalmente identificherei, avendola vista, con la città vecchia di Ventimiglia. Ma questo universo mitico non prende mai veramente piede. Resta sempre così, nel limbo, non realtà ma nemmeno mito. Eppure.
    Eppure nonostante questi tanti ed evidenti limiti il libro non cade mai veramente, si fa leggere, soprattutto si fa continuare a leggere. Merito di uno stile secco ma poetico, delle cesure rapide e interessanti.
    Insomma, volendo chiudere, direi, pessima storia ma ottimo libro. E allora? Allora aspettiamo che questo stile trovi anche la storia.

    ha scritto il 

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