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Il rumore dei tuoi passi

Di

Editore: Longanesi

4.0
(676)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 280 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8830431141 | Isbn-13: 9788830431140 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Teens

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Descrizione del libro
In un luogo fatto di polvere, dove ogni cosa ha un soprannome, dove il quartiere in cui sono nati e cresciuti è chiamato «la Fortezza», Beatrice e Alfredo sono per tutti «i gemelli». I due però non hanno in comune il sangue, ma qualcosa di più profondo. A legarli è un’amicizia ruvida come l’intonaco sbrecciato dei palazzi in cui abitano, nata quando erano bambini e sopravvissuta a tutto ciò che di oscuro la vita può regalare. Un’amicizia che cresce con loro fino a diventare un amore selvaggio, graffiante come vetro spezzato, delicato e luminoso come un girasole. Un amore nato nonostante tutto e tutti, nonostante loro stessi per primi.
Ma alle soglie dei vent’anni, la voce di Beatrice è stanca e strozzata. E il cuore fragile di Alfredo ha perso i suoi colori. Perché tutto sta per cambiare.
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  • 4

    "Certe volte ti dimentichi le cose che hai vissuto. Le lasci da parte perché ti sembrano infantili, prive di senso, e allora le abbandoni lì a farsi seppellire. Le rimuovi, fino a che non succede qualcosa che te le fa ricordare. E allora cambia anche la visione della realtà."

    Questo libro mi ha fatto male, molto male. Perché anch'io sono cresciuto in periferia, non una periferia così estrema e degradata, e ho vissuto nella parte "buona" del mio quartiere. In fondo a una lu ...continua

    Questo libro mi ha fatto male, molto male. Perché anch'io sono cresciuto in periferia, non una periferia così estrema e degradata, e ho vissuto nella parte "buona" del mio quartiere. In fondo a una lunga strada, al di là del ponticello della ferrovia, però, c'erano le baracche (adesso ci sono due supermega palazzi, con tutti i comfort moderinissimi!!), e quindi il confine tra la parte buona e la parte "cattiva" era talmente labile che a volte ti ritrovavi seduto al banco vicino uno di questi "bambini delle baracche" che non avevano niente di diverso da te, magari solo le scarpe più vecchie, o il grembiule sgualcito. Mi ha fatto male, perché anch'io ho avuto compagni di scuola, conoscenti, amici dell'oratorio che hanno fatto una brutta fine. Io non ho mai cominciato nemmeno a farmi una canna perché avevo il terrore di mio padre, severo e inflessibile....Mi ha fatto male perché me li ricordo bene che vagavano sotto il sole con quell'aria strafatta, e li vedevo qualche volta anche appoggiati a un muro o buttati su un marciapiede. ...Mi ha fatto male questa storia bellissima di questi due amici-fratelli-innamorati perché l'ho sentita vera, viscerale, di pancia, e mi ha fatto male perché sono sicuro che l'ambiente familiare, il posto in cui si vive, le amicizie che si frequentano, sono fondamentali per una crescita sana e serena.....e per questo ho amato Alfredo...che nonostante l'amore di Beatrice, non ha avuto speranze.....Bellissimo e dolorosissimo.

    ha scritto il 

  • 2

    Inizio col dire che sono pochi i libri italiani che mi piacciono e questo di sicuro non fa parte di questa piccola parte. Ho iniziato a leggerlo perché mi è stato consigliato ma non mi è piaciuto per ...continua

    Inizio col dire che sono pochi i libri italiani che mi piacciono e questo di sicuro non fa parte di questa piccola parte. Ho iniziato a leggerlo perché mi è stato consigliato ma non mi è piaciuto per niente. Per quanto riguarda il modo di scrivere mi piace ma è il contenuto il problema in quanto sembra che il libro sia rimasto fermo ad un solo punto; la trama non è stata svolta, il libro è iniziato in un modo, è continuato nello stesso modo ed è finito nel medesimo modo...inoltre tutto ciò che accade è prevedibile. La scrittrice è brava, è un vero peccato che non ha saputo svolgere la trama.

    ha scritto il 

  • 2

    è il d'esordio per Valentina D'Urbano e per quelli che sono i miei gusti, non ha esordito molto bene.
    Quando non si vede l'ora di finire un libro per leggerne un altro, quando si rimpiange la scelta d ...continua

    è il d'esordio per Valentina D'Urbano e per quelli che sono i miei gusti, non ha esordito molto bene.
    Quando non si vede l'ora di finire un libro per leggerne un altro, quando si rimpiange la scelta di aver iniziato prima questo.. be vuol dire che non ne valeva la pena e questo mi fa arrabbiare. Mi fa arrabbiare che certi libri vengano spacciati per quello che non sono e mi fa arrabbiare esserci cascata.
    Degrado totale è il fulcro di questa storia. Degrado della società, del paese in cui tutto è ambientato, degrado nello spirito e animo dei personaggi.
    A tratti mi ricordava Acciaio della Avallone solo che la Avallone ha saputo scrivere!

    ha scritto il 

  • 5

    Premetto che di scrittura non me ne intendo,ma questa ragazza a parere mio ha un dono.
    Già dalle prime righe mi portava all'ambiente malandato e polveroso che era la fortezza,io ero già dentro alla st ...continua

    Premetto che di scrittura non me ne intendo,ma questa ragazza a parere mio ha un dono.
    Già dalle prime righe mi portava all'ambiente malandato e polveroso che era la fortezza,io ero già dentro alla storia dopo nemmeno una pagina.
    è davvero un libro che merita davvero di essere letto,mi ha commosso molto.

    ha scritto il 

  • 0

    Ok, questa volta sono spiazzato.

    Lo sono perché mi sono avvicinato a questo libro con un sacco di aspettative dovute al fatto che se ne diceva un gran bene. E invece mi sono trovato di fronte a questa storia di eroina, datata per gli ...continua

    Lo sono perché mi sono avvicinato a questo libro con un sacco di aspettative dovute al fatto che se ne diceva un gran bene. E invece mi sono trovato di fronte a questa storia di eroina, datata per gli anni che stiamo vivendo, accompagnata da uno stile certamente interessante ma subito dopo appesantita dal fatto che per troppo tempo la storia non si muove, rimane inchiodata ai nastri di partenza.
    Poi, per fortuna, il movimento comincia. E non c'è niente da fare, si tratta di una storia veramente superata, raccontata migliaia di volte e adesso che succede? Arriva lei e ce la racconta per la milionesima volta per di più fuori tempo. Inoltre certamente fallisce il tentativo, se c'era, di disegnare un microcosmo, un universo autonomo che personalmente identificherei, avendola vista, con la città vecchia di Ventimiglia. Ma questo universo mitico non prende mai veramente piede. Resta sempre così, nel limbo, non realtà ma nemmeno mito. Eppure.
    Eppure nonostante questi tanti ed evidenti limiti il libro non cade mai veramente, si fa leggere, soprattutto si fa continuare a leggere. Merito di uno stile secco ma poetico, delle cesure rapide e interessanti.
    Insomma, volendo chiudere, direi, pessima storia ma ottimo libro. E allora? Allora aspettiamo che questo stile trovi anche la storia.

    ha scritto il 

  • 4

    Magari quattro stelle sembrano troppe, però... lo stile della scrittura è asciutto e scorre bene, i personaggi e l'ambientazione sono assolutamente realistici, la trama ben congegnata, i temi trattati ...continua

    Magari quattro stelle sembrano troppe, però... lo stile della scrittura è asciutto e scorre bene, i personaggi e l'ambientazione sono assolutamente realistici, la trama ben congegnata, i temi trattati sono esposti in modo esaustivo, dunque direi che per le quattro stelle non gli manca nulla. Storia di formazione e adolescenza in una periferia squallida e malfamata: viene immediato il confronto con 'acciaio' ma qui decisamente c'è più spessore e meno stereotipo. La cosa più ammirevole è il modo in cui l'autrice ricostruisce poco a poco la storia di due persone con il loro singolare rapporto: non sono amanti, non sono solo amici, non sono fratelli ma è come se lo fossero, e vivono una loro personalissima storia in cui, pur essendo legati a doppio filo non riusciranno mai a toccarsi e capirsi veramente, due esistenze che come due rette parallele corrono sempre l'una accanto all'altra ma non si incroceranno mai. Insomma, un po' quello che vuole esprimere l'espressione che da' anche titolo al romanzo 'La solitudine dei numeri primi', ma anche in questo caso la D'Urbano vince il confronto perché riesce a dare più corpo, più concretezza al concetto.

    ha scritto il 

  • 4

    Non è un romanzo banale

    Libro consigliato da mia figlia (lettura obbligatoria a scuola : bravissima insegnante !!!)
    L' ho trovato scritto molto bene, con una storia che coinvoge molto e ti trascina nella Fortezza insieme ai ...continua

    Libro consigliato da mia figlia (lettura obbligatoria a scuola : bravissima insegnante !!!)
    L' ho trovato scritto molto bene, con una storia che coinvoge molto e ti trascina nella Fortezza insieme ai protagonisti.

    ha scritto il 

  • 4

    Letto un po' di tempo fa...

    E non so perché non ho aggiornato la libreria.
    Comunque, mi ha preso molto quando l'ho letto, e ci avevo trovato parecchia roba buona.
    Ma a distanza di qualche mese non ricordo quasi più nulla, se non ...continua

    E non so perché non ho aggiornato la libreria.
    Comunque, mi ha preso molto quando l'ho letto, e ci avevo trovato parecchia roba buona.
    Ma a distanza di qualche mese non ricordo quasi più nulla, se non l'ambientazione, che mi è piaciuta veramente un sacco. Un bel tre e mezzo, ma dovrei rileggerlo.

    ha scritto il 

  • 3

    Un libro che probabilmente non avrei letto se non me lo avesse prestato un'amica, ma che ho letto volentieri, lasciandomi coinvolgere dalla storia e dalle emozioni. Non ho apprezzato il finale, a mio ...continua

    Un libro che probabilmente non avrei letto se non me lo avesse prestato un'amica, ma che ho letto volentieri, lasciandomi coinvolgere dalla storia e dalle emozioni. Non ho apprezzato il finale, a mio parere forzato.

    ha scritto il 

  • 3

    I gemelli, ci chiamavano. Dicevano che eravamo uguali, anche se non ci assomigliavamo per niente.

    La cosa più strana di tutte è che impari in fretta, che improvvisamente incominci a riconoscere le cose, a chiamarle con il loro vero nome. Quando muore qualcuno che ami, arriva qualcosa che ti prende ...continua

    La cosa più strana di tutte è che impari in fretta, che improvvisamente incominci a riconoscere le cose, a chiamarle con il loro vero nome. Quando muore qualcuno che ami, arriva qualcosa che ti prende alla pancia e non ti lascia andare. Niente cuore, no, il battito cardiaco rimane uguale, il sangue pompa dentro e fuori, il petto non fa male, la famosa fitta al cuore è solo un’invenzione di quelli che scrivono i romanzi. Il dolore che ti fa piegare in due è quello dello stomaco. Non è forte come quello di un pugno, ma riesce ad essere peggiore, perché parte dall’interno, striscia giù dalla gola, ti allaga le viscere e chiude tutto. Il dolore di un amore morto è feroce come soffocare, ma mi abituerò. Ci saranno tante cose a cui dovrò abituarmi, e ce ne saranno altrettante di cui dovrò fare a meno. […] Il rumore dei tuoi passi, il tuo odore che svanisce sul cuscino, la luce del giorno in cui mi hai lasciato sola.

    ha scritto il 

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