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Il saccheggiatore di relitti

Di

Editore: Tascabili Economici Newton (I classici Superten, 20)

3.6
(100)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 256 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese

Isbn-10: 8879833030 | Isbn-13: 9788879833035 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Gian Dàuli ; Prefazione: Walter Mauro

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Travel

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Descrizione del libro
Edizione integrale.

Questo romanzo, tanto avvincente quanto stilisticamente compiuto, affronta un tema che nella narrativa di Stevenson già si era evidenziato, soprattutto in quel testo dello sdoppiamento divenuto così celebre ed emblematico, Lo strano caso del dottor Jekyll e di Mr. Hyde. L'azione narrativa muove dal primo piano su tre personaggi che si ritrovano insieme sulla spiaggia di Tahiti, vittime di un fallimento umano dal quale non riescono a liberarsi e che li conduce fatalmente sulla strada del peccato e del crimine.
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  • 4

    Invito a cena con relitto

    Il commento sarà lungo perché questa rilettura mi ha entusiasmato. Per i pigri e i frettolosi, ecco la sintesi: affascinante storia di mare dalla trama perfettamente costruita, ma estremamente lunga. L'azione inizia praticamente a pagina 150, con le memorabili parole “Little did I suppose tha ...continua

    Il commento sarà lungo perché questa rilettura mi ha entusiasmato. Per i pigri e i frettolosi, ecco la sintesi: affascinante storia di mare dalla trama perfettamente costruita, ma estremamente lunga. L'azione inizia praticamente a pagina 150, con le memorabili parole “Little did I suppose that I was leaving Act I, Scene I, of the drama of my life”. Lo scioglimento è agghiacciante, la morale è discutibile. Fine della sintesi.

    In un tranquillo porto dei mari del Sud, la noia di un sonnacchioso pomeriggio tropicale è interrotta dall'arrivo di una splendida goletta da consegnare a un ricco inglese. Il “latore” della nave è nientemeno che Loudon Dodd, un amico di gioventù dell'inglese da lungo tempo perduto di vista, per il semplice fatto che l'ultima volta si erano visti a Parigi dove il giovane Dodd inseguiva ambizioni artistiche, mentre i casi della vita lo avrebbero fatto poi diventare un avventuroso uomo d'affari e di mare. Dopo una puntata al locale club dal significativo nome di Cercle Internationale, in cui si è vivacemente disquisito insieme agli altri residenti bianchi sul modo migliore di far soldi, se cercando l'oro, trafficando l'oppio, comprando relitti o col ricatto, l'ospite stupisce tutti dicendo tranquillamente di aver provato più o meno tutti quei mezzi di sussistenza nella sua vita (alla domanda se ha mai trovato dell'oro, però, risponde filosoficamente di no, perché “Every man has a sane spot somewhere”). Ma dopo il club l'amico inglese lo avrà a cena tutto per sé e si farà raccontare tutta l'incredibile storia dietro quella sua strana affermazione.
    Inizia dopo questo breve prologo (che merita una rilettura a fine libro per assaporarne meglio tutta la concentrata genialità) il lungo racconto di Loudon Dodd, “non come lo narrò al suo amico, ma come poi lo scrisse”: di come arrivò a entrare in una speculazione per comprare un relitto naufragato sull'isola di Midway, di come l'asta per il relitto salì per oscure manovre dai cento dollari iniziali a cinquantamila e di quale tremendo segreto nascondessero il relitto e i suoi elusivi e terrorizzati sopravvissuti.
    Ma non è un racconto soprannaturale di relitti stregati, bensì un police novel o mistery story ispirato all'ultima produzione di Dickens che Stevenson ha voluto scrivere, come confessa lui stesso nell'epilogo del libro. Un genere, il police novel o mistery, la cui attrattività consiste in “beginning your yarn anywhere but at the beginning and finishing anywhere but at the end”, ma che, sempre secondo l'autore, ha i suoi risvolti negativi in una certa superficialità di tono e meccanicità. Per dare spessore e umanità alla sua storia, Stevenson lo inizia quindi come un romanzo di formazione, cerca di restituire, tra le altre cose, il tono dell'epoca, la mescolanza di razze e classi sociali, la lotta per la ricchezza e per la sopravvivenza, lo scenario dei commerci e quello incomparabile dei mari del sud, in modo che gli intrinseci difetti del genere poliziesco possano essere attenuati e che il vero mistero "sembri derivare dalla vita stessa". Le ultime pagine del romanzo si fondono quindi in una postfazione che diventa una affascinante lezione di scrittura, che mi dispiace aver dovuto riassumere così malamente. Una lezione che è secondo me applicabile tutt'oggi al genere poliziesco e, tutto sommato, anche a tutta la letteratura popolare o di intrattenimento.
    Il "prezzo" da pagare, se di prezzo si può parlare, è una lunghissima (un terzo del libro!) parte introduttiva dedicata alla storia di Dodd, agli inizi della sua vita con una “solida istruzione commerciale”, le ambizioni artistiche (delizioso ed esplicito l'omaggio a Balzac negli anni parigini di Dodd come studente di belle arti nel Quartiere Latino), il ritorno in America in povertà dopo il fallimento del padre, fino all'associazione, a San Francisco, con il vulcanico amico Jim Pinkerton, con cui si getterà nell'affare del relitto.
    Il resto del romanzo è pervaso dal fascino dei mari del Sud e dall'incrollabile amore di Stevensono per quelle regioni: “One thing I am sure: it was before I had ever seen an island worthy of the name that I must date my loyalty to the South Seas. The blank sea itself grew desirable under such skies; and wherever the trade-wind blows, I know no better country than a shooner's deck”.

    ha scritto il 

  • 3

    “Su di una zona della carta della nostra vita si stende una rosea bruma impenetrabile; ed è tutto quello che ci rimane”

    Robert Louis Stevenson inizia a scrivere questo romanzo nel 1889, due anni dopo la pubblicazione di uno dei suoi libri più belli, “Lo strano caso del dottor Jekyll e Mr. Hyde”, quando, già da un anno, la sua vita ha preso la svolta definitiva e felice che gli permetterà di scrivere in una lettera ...continua

    Robert Louis Stevenson inizia a scrivere questo romanzo nel 1889, due anni dopo la pubblicazione di uno dei suoi libri più belli, “Lo strano caso del dottor Jekyll e Mr. Hyde”, quando, già da un anno, la sua vita ha preso la svolta definitiva e felice che gli permetterà di scrivere in una lettera ad uno dei suoi amici più cari: “Questo clima, questi viaggi, e l’apparire delle terre all’aurora; le nuove isole che spuntano dai banchi di nebbie mattutine; e nuovi approdi boscosi, e nuovi allarmi di temporali e risacche; tutta la storia della mia vita è per me più bella di qualsiasi poema”. Anni felici, trascorsi in un viaggio senza ritorno fino alle Isole Marchesi, a Tahiti, alle Hawaii, fino alle Isole Gilbert e Samoa, e meraviglia che si tratti in fondo di soli sei anni (Stevenson morirà nel 1894), come meraviglia che questo prolifico scrittore, morto a 44 anni, abbia potuto conoscere e amare in un tempo così breve tanti cieli e tante terre, percorrere tanto mare, scandagliare il fondo dell’animo umano e, soprattutto, che abbia potuto inventare e raccontare tante storie straordinarie. Credo che questo romanzo vada letto con la consapevolezza che il tema del doppio caratterizza tutta la produzione di Stevenson (tanto più dopo “Lo strano caso del dottor J. e Mr. H.”), che in lui qualsiasi materia psicologica si tramuta in una trama romanzesca, o meglio, genera una storia, e che, infine, l’ambientazione del romanzo, almeno nella sua parte centrale – che dà all’autore la possibilità di muoversi su un terreno per lui fortemente allusivo (il viaggio in mare, l’isola deserta, la ricerca di un carico prezioso nascosto all’interno di un relitto abbandonato) – costituisce un elemento catalizzatore delle dinamiche psicologiche, in grado di alleggerirle e di controllarne la drammaticità. Sono i punti di riferimento che mi hanno permesso di apprezzare un romanzo che altrimenti, rispetto alle opere più note di Stevenson, potrebbe sembrare eccessivamente dispersivo, forse addirittura troppo ambizioso nel suo tentativo di far confluire in un’unica vicenda romanzesca i ricordi della giovinezza parigina dell’autore, l’ambiente dei faccendieri dediti alla speculazione a San Francisco, le vicende legate al brigantaggio mercantile e, infine, il fascino delle isole del Pacifico, paradiso naturalistico ma anche luogo di costante tentazione per una società moralmente libera e priva di controllo. Come se non bastasse questa pluralità di temi, che corrispondono alle varie parti del romanzo, si va via via delineando, pagina dopo pagina, il tema del doppio, come al solito affascinante e ricco di implicazioni, costruito però questa volta da Stevenson addirittura mediante una duplice coppia di personaggi che, nello svolgersi della vicenda, incarnano il bene contrapposto al male, con esiti narrativi funzionali ad una storia così complessa e che alla fine ne risultano le travi portanti. Si avverte comunque, anche attraverso la densità forse troppo articolata di questo romanzo, la disposizione “felice” dell’autore durante la scrittura, forse perché Stevenson è sempre in grado di mantenere una sorta di equilibrio “tra il divertimento e la pena” (M. Mari), o forse perché nelle sue pagine è sempre avvertibile l’eco di quella esuberanza di sensazioni che il mare e le isole sanno comunicargli: “… spiagge accidentate, cime aguzze di monti, ombre profonde di foreste, e la marea inquieta sugli scogli, e la sconfinata pace delle lagune: sole, luna e stelle d’uno splendore sovrano; e tra questo paesaggio l’uomo ancora primitivo, e la donna più bella di Eva; il peccato originale deprecato, il letto pronto per l’ospite straniero, la vita una perpetua musica; il forestiero accolto con gioia, la barca pronta, e la lunga notte: un incanto tra poesia e canti in coro. Bisogna che un uomo sia un artista mancato: che abbia sofferto la fame per le vie di Parigi, che sia stato sotto il giogo di una forza commerciale perché possa comprendere la nostalgia che a tratti mi assaliva”.

    ha scritto il