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Il sacco del nord

Saggio sulla giustizia territoriale

Di

Editore: Guerini e Associati

4.1
(38)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 271 | Formato: Altri

Isbn-10: 8862501706 | Isbn-13: 9788862501705 | Data di pubblicazione: 

Genere: Business & Economics , Political , Social Science

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Descrizione del libro
Esiste un modo rigoroso per distinguere fra il reddito che un territorio produce e quello che riceve? Qual è il credito (o il debito) di ogni regione nei confronti di tutte le altre? A che cosa è dovuto l'eventuale debito? Troppa evasione fiscale? Troppa spesa pubblica? Troppa inefficienza nell'erogazione dei servizi? Se il federalismo dovesse fare sul serio, ossia attuare davvero qualche principio di giustizia territoriale, come cambierebbe la distribuzione delle risorse fra le regioni italiane? Per rispondere a queste e ad altre domande essenziali è necessario ricostruire dalle fondamenta la contabilità nazionale. Servono lenti nuove, per guardare l'Italia senza le lacune e le zone cieche della contabilità ufficiale. Ed è precisamente questo che fa la contabilità nazionale liberale, uno schema di analisi che riprende la distinzione classica tra settore produttivo e settore improduttivo dell'economia. Sulla base di questo schema e di un'immensa quantità di dati, raccolti non solo a livello nazionale ma singolarmente regione per regione, Luca Ricolfi fornisce una prima serie di risposte. E lungo il cammino non scopre solo le dimensioni del "sacco del nord", oltre 50 miliardi che ogni anno se ne vanno ingiustificatamente dalle regioni settentrionali, ma tanti aspetti dell'Italia che non conoscevamo ancora.
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  • 5

    Contiene

    il famoso calcolo dei 50 miliardi che ogni anno dal nord vengono trasferiti a Sud. La ferrea logica dei numeri ha evitato a Ricolfi di essere considerato un leghista che ha studiato. E', invece, un grande maestro di come si "leggono" i numeri.

    ha scritto il 

  • 4

    Del 2010.
    Molte cose sono già note, ma qui sono sistematizzate in modo inquietante: le differenze tra le Regioni italiane (non solo Nord-Sud), il fallimento degli aiuti incondizionati a quelle meno virtuose e la stupidità di certe proposte iper-semplicistiche.

    ha scritto il 

  • 5

    La giustizia territoriale ovvero come sostenere i comportamenti virtuosi.

    Si tratta di una ricerca molto importante, originale e molto ben documentata, che mette in luce dei parametri nuovi - mai considerati nella contabilità nazionale ufficiale - sulla base dei quali valutare la giustizia nella distribuzione delle risorse pubbliche nel territorio nazionale. Questi par ...continua

    Si tratta di una ricerca molto importante, originale e molto ben documentata, che mette in luce dei parametri nuovi - mai considerati nella contabilità nazionale ufficiale - sulla base dei quali valutare la giustizia nella distribuzione delle risorse pubbliche nel territorio nazionale. Questi parametri sono: il parassitismo netto che pemette di misurare il grado di dipendenza di un territorio dalla spesa pubblica corrente; il reddito comandato, che permette di valutare il grado di esosità del fisco; lo spreco che permette di valutare la dissipazione di risorse pubbliche e quindi l'output effettivo della Pubblica amministrazione; il potere di acquisto locale che permette di confrontare i consumi effettivi di territori caratterizzati da differenti livelli dei prezzi.
    Non é di facile lettura ma neppure troppo tecnico.
    E' assolutamente da leggere per avere degli strumenti in più per capire in che modo la cattiva distribuzione delle risorse pubbliche sul territorio alimenti da una parte uno stato di opportunismo e irresponsabilità, e dall'altra un profondo risentimento da parte di chi si vede sottrarre delle risorse ingiustamente.

    L’autore mette subito in chiaro le sue idiosincrasie, i suoi pregiudizi, il suo strato di convinzioni perché, se i dati sono dati, il modo di organizzarli dipende dal nostro modo di guardare il mondo. In particolare l’autore dice di essere di sinistra, nel senso che il suo interesse è di rimuovere quei meccanismi sociali che tendono a lasciare deboli i deboli. Inoltre l’autore ha acquisito una sorta di venerazione per il principio di responsabilità individuale e una certa insofferenza per tutti coloro che vivono alle spalle degli altri. Così dalla parte della sinistra italiana l’autore vede il difetto di alimentare il vittimismo e la cultura dei diritti ma di avere poco riguardo per quella dei doveri; di avere doppi standard: sprechi da combattere e sprechi su cui chiudere un occhio; gruppi sociali che hanno sempre ragione e gruppi sociali che hanno sempre torto; territori che hanno una sorta di diritto naturale alla solidarietà e territori che hanno il dovere di concederla sempre a qualsiasi costo. Una sinistra iniqua dice l’autore perché si ostina a non comprendere che l’eguaglianza senza il merito conduce all’opportunismo e all’irresponsabilità; una sinistra profondamente illiberale anche se proclama le virtù del mercato e della concorrenza; secondo l’autore l’essenza del liberalismo non è infatti la venerazione del mercato, ma la fiducia della società aperta fatta di individui posti nelle condizioni di esercitare la loro libertà.
    Piano del lavoro
    Nella prima parte del libro, Un nuovo modo di guardare l’Italia(pp. 21-62), l’autore spiega come gli schemi con cui la contabilità nazionale ufficiale rappresenta l’Italia e descrive i suoi equilibri territoriali siano insufficienti per vedere quel che c’è da vedere e perché sia necessario passare alla contabilità nazionale liberale. Tale schema è stato elaborato proprio in occasione degli studi che hanno portato alla pubblicazione del libro. Tale nuovo schema permette di vedere meglio gli squilibri territoriali che con la contabilità nazionale ufficiale non si possono vedere. I nuclei logici su cui si fonda la contabilità nazionale liberale sono quattro: (1) parassitismo netto che permette di misurare il grado di dipendenza di un territorio dalla spesa pubblica corrente; (2) reddito comandato che permette di valutare il grado di esosità del fisco; (3) spreco che permette di valutare la dissipazione di risorse pubbliche e quindi l’output effettivo della PA; (4) potere di acquisto locale che permette di confrontare i consumi effettivi di territori caratterizzati da diversi livelli dei prezzi.
    Nella seconda parte del libro, Gli squilibri territoriali (pp.63-120, si descrivono le differenze fra le 20 regioni italiane da tre angolature: (1) la capacità di produrre reddito; (2) il grado di parassitismo; (3) la propensione all’evasione fiscale e contributiva.
    La terza parte, Dalla questione meridionale alla questione settentrionale(pp.122-146), si occupa essenzialmente di due problemi: l’entità del divario Nord/Sud in termini di tenore di vita e l’entità dei debiti e crediti di ciascuna regione rispetto ad un modello astratto di allocazione giusta.
    L’ultima parte del libro, Il sacco del Nord e il futuro dell’Italia(pp.147-178), l’autore si allontana da una ricostruzione puramente fattuale dei rapporti economici fra regioni e si avventura nel campo delle interpretazioni.
    Molto interessanti le appendici (pp.181-271): Contabilità nazionale liberale; Glossario; descrizione delle fonti statistiche; schede; analisi particolari; identikit delle regioni; riferimenti bibliografici; indice dei nomi.

    ha scritto il 

  • 5

    di Luca Ricolfi

    Affascinante viaggio nell'economia regionale del paese, un saggio estremamente interessante e chiaro per capire le vere iniquità presenti con una lettura attenta e completa dei dati disponibili, notevole la bibliografia.


    Condivido un pò meno l'analisi sul cambiamento di prospettiva nell'op ...continua

    Affascinante viaggio nell'economia regionale del paese, un saggio estremamente interessante e chiaro per capire le vere iniquità presenti con una lettura attenta e completa dei dati disponibili, notevole la bibliografia.

    Condivido un pò meno l'analisi sul cambiamento di prospettiva nell'opinione pubblica, la recente (patetica) vicenda sulla Fiat e gli assurdi attacchi a MArchionne mostrano quanto l'ideologia possa influire negativamente su un'evoluzione positiva della società.

    Assolutamente da leggere

    ha scritto il 

  • 4

    Il Gondrano d'Italia

    Ricordate Gondrano, il cavallo della Fattoria degli animali di George Orwell? Quello morto trasportando i massi destinati alla gigantesca costruzione del mulino della fattoria? Quello che a qualsiasi problema che gli si presentava rispondeva con la laconica frase "Lavorerò di più"?
    Il Nord ...continua

    Ricordate Gondrano, il cavallo della Fattoria degli animali di George Orwell? Quello morto trasportando i massi destinati alla gigantesca costruzione del mulino della fattoria? Quello che a qualsiasi problema che gli si presentava rispondeva con la laconica frase "Lavorerò di più"?
    Il Nord (e la Lombardia in particolare) è il Gondrano d'Italia. Per quanto ancora, di fronte alle crisi economiche planetarie ed alla concorrenza (spesso sleale) di altri paesi con condizioni diverse sulla manodopera, nonchè alle bizze del mercato, la parte produttiva ed efficiente d'Italia riuscirà a trascinarsi dietro più di metà della penisola?
    La barca, lentamente ma progressivamente, affonda.
    Il somaro lombardo lavora e tace ma non ce la fa più, ed il paese sprofonda nonostante tutto. Sforzi inutili conditi dal contorno di un paese assestato sui benefici dati per scontati, che non vuole tirare la cinghia e che non vuole rendersi conto della cruda realtà: è necessario un risveglio in tempi brevissimi altrimenti l'involuzione non si potrà più fermare.
    Del contorno fa parte anche un permanente senso di ingiustizia di un terzo del paese, originato da un sistema che in nome della solidarietà fa passare di mano tramite l'interposizione statale da 50 (stima MINIMA) a più di 80 (stima massima) MILIARDI di euro all'anno dalle regioni virtuose del Nord alle disastrose e disastrate regioni meridionali.
    Chi, viziato e coccolato, assistito e foraggiato, vorrebbe smettere di godersi la vita possedendo una produttività pro-capite pari alla META' degli sgobboni dell'altra estremità d'Italia?
    E la politica vuole davvero cambiare le cose o preferisce perpetuare un sistema a costo di andare tutti a picco?
    Il federalismo fiscale è una soluzione valida? E come va affrontato e realizzato per sortire effetti benefici?
    Produttività, evasione e sprechi sono 3 capitoli che vanno immediatamente affrontati ripristinando il vecchio principio meritocratico: premiare i virtuosi e punire gli incapaci.
    E' in gioco il futuro di un paese e servirebbe uno sforzo congiunto di partiti, istituzioni e popolazione per uscire dal sentiero che ci conduce al baratro.
    In un paese capace di rinascere a quel modo dopo la seconda guerra mondiale, possiamo ancora sperare.

    Il libro è preciso, documentato e tristemente strabiliante. Forse un pò troppo tecnico per essere facilmente digeribile dal lettore medio, ma in economia non si parla di massimi sistemi, ed i numeri non mentono. Simpatiche e molto utili anche le indicazioni dei "trucchi" che usano i nostri politici per cambiare la faccia ai numeri, girandoli dalla propria parte.
    Disarmante inoltre quanto certi indicatori e certi dati che ci vengono propinati con austerità e certezza assoluta da enti noti ed arcinoti siano - seppur veri - una fotografia assolutamente vaga e superficiale nonchè incompleta di un paese che meriterebbe più attenzione ed una modellazione statistica molto più accurata.

    ha scritto il 

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