Il sale della foresta

Racconti vietnamiti

Di

Editore: O barra O edizioni

3.8
(5)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 146 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8887510466 | Isbn-13: 9788887510461 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Biancamaria Mancini , Tran Tu Quan

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Gli eventi di un quotidiano fortemente legato al mondo agricolo fanno da trama a questi racconti ambientati nei villaggi alle pendici delle montagne, immersi nel verde delle risaie, in balia dell’alternanza delle stagioni, a contatto con la giungla e i suoi pericoli.
Un mondo che Nguyên Huy Thiêp conosce profondamente e che rappresenta con brevi pennellate realistiche, in uno stile sobrio, conciso e diretto. Thiêp narra la straordinarietà e l’insensatezza della vita reale, la fragilità e l’ostinazione di chi abita i piccoli villaggi lontani dai centri abitati. I personaggi sono antieroici, né buoni né cattivi, ma depositari di un’antica sapienza e dei valori tradizionali. Thiep descrive una natura palpitante di vita e di colori, che vive in simbiosi con l’uomo, lo protegge e al tempo stesso lo ostacola.

Gli ultimi tre racconti sono ambientati nella società confuciana del XVIII secolo. Lo scrittore smitizza alcune figure storiche (re Gia Long, il poeta Nguyen Du) riportandole alla loro realtà quotidiana e denuncia, per bocca loro, le carenze della politica governativa e le contraddizioni che affliggono l’assetto sociale del paese. Come per Il generale in pensione, la chiara e libera espressione delle sue opinioni costò a Nguyên Huy Thiêp l’avversione del il governo centrale.

L’ AUTORE
Nguyên Huy Thiêp è considerato il più significativo scrittore vietnamita contemporaneo.
Nato nel 1950 in un villaggio alla periferia di Hanoi, frequenta le scuole cattoliche sebbene di madre buddista e nonno confuciano.
Laureato in Storia all’Università di Hanoi, fino al 1980 insegna nelle scuole della regione montagnosa al confine con il Laos. Rientrato ad Hanoi fa l’illustratore di testi scolastici per il Ministero dell’Educazione sino al 1986, quando inizia a pubblicare i suoi racconti. I suoi scritti provocano scandalo, gli editori lo rifiutano, il potere politico lo isola. Oggi è riconosciuto in patria e tradotto con successo in altri paesi.

Ospite nel 2005 del Festivaletteratura di Mantova, è vincitore del Premio Nonino Risit d’Âur 2008.
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    Nel primo racconto, Lezioni dalla campagna, compare il tema del rapporto di odio/amore con gli intellettuali, che si ritrova in tutti i successivi: ricercati, apprezzati eppure criticati come estranei ...continua

    Nel primo racconto, Lezioni dalla campagna, compare il tema del rapporto di odio/amore con gli intellettuali, che si ritrova in tutti i successivi: ricercati, apprezzati eppure criticati come estranei alla vita del Vietnam e della sua gente.
    Da ricordare poi, in questa novella, l’elogio di una figura che ho trovato ricorrente in altri racconti vietnamiti, quella del maestro di campagna. In questa storia il canto coincide con un’elegia funebre per un giovane morto eroicamente per salvare un bambino dalla carica di un bufalo.
    La gente deve ringraziare lui, il maestro di campagna,
    lui, il grandioso civilizzatore del mio popolo

    * Solo la malinconia è eterna.
    ** …ehi, Chuong, la tua solitudine, la tua debolezza, chi la può conoscere oltre a te stesso?
    *** Con quel lobo dell’orecchio, con quel naso affusolato non sei uno qualunque. Non hai più voglia di vivere e ti sei lasciato portare fino a qui come le piante flottanti?». «Questo è il mio destino»
    La figlia della dea dell’acqua è il racconto più lungo e più affascinante del volume, la vicenda di un uomo che se ne va in giro per il Paese alla ricerca di un amore mitico, un’epopea del povero costretto ad accettare qualsiasi lavoro per sopravvivere e viene in contatto con le varie anime del Vietnam, contadini e commercianti, scuole comuniste e comunità cattoliche. Malgrado si intuisca il periodo in cui è ambientata la storia, si parla della guerra tanto che quando il protagonista afferma che
    Il 1975 è un anno che merita di essere ricordato.
    si riferisce alla grande festa del suo villaggio. Eppure la guerra c’è stata, ce n’è l’eco, quanto meno come una grande accelerazione nello scorrere del tempo della vita delle persone.
    Il mare è immensamente grande. Io non lo avevo mai visto, e pensare che avevo già vissuto metà della mia vita… Anche il tempo passa placidamente. Mancavano pochi anni per arrivare al 2000…
    Il mare è la meta ideale, il luogo dove troverà la donna, figlia di una dea, di cui scorge una parte nei suoi amori, ma mai abbastanza per cessare di consumarsi.
    Per conquistarla, ho dovuto fare una vita da ergastolano, affaticarmi fino alla morte. La sua anima si nutre di un cibo malvagio: la mia stessa vita.
    Eppure il nostro eroe è forse un po’ ignorante, ma non è uno sprovveduto. Comprende la sua sorta di follia, e invidia chi si è dato obiettivi pratici nella vita.
    Tutta la sua energia era rivolta ai sessantamila mattoni. Anche a me piacerebbe riuscire a concentrarmi su qualcosa di così palesemente concreto. E se mai avrò questa fortuna, poi…
    Quale fortuna? Ogni volta che guarda al passato l’unica cosa che riesce a salvare è la leggenda dietro a cui insiste nel perdersi.
    I ricordi mi danno la nausea, non producono benessere, non mi hanno portato neanche un piccolo sorriso. I ricordi non danno la speranza. Vado via… Voglio vedere che cosa c’è davanti a me.

    I due racconti che seguono, La spada tagliente e La febbre dell’oro vanno indietro nella storia vietnamita, tra Settecento e Ottocento, ma le tre grandi questioni che toccano sono ancora vive per i contemporanei: il conflitto tra un Vietnam del Nord e un Vietnam del Sud, che non è stato inventato né dai Francesi né dagli Americani, avendo radici profonde e molti precedenti; il rapporto difficilissimo con quell’ingombrante vicino di nome Cina; la relazione con gli stranieri che da un lato contribuiscono al progresso del Vietnam, anche quando lo fanno per interesse, dall’altro vengono velocemente a noia e si cerca di liberarsene, salvo poi cercarne e accettarne la compagnia, finché non diventano nuovamente fastidiosi da non volerli più e così via.
    La caratteristica più rilevante di questo paese è quella di essere una nazione debole. È come una fanciulla vergine violentata dalla civiltà cinese.
    Nguyên Du era diverso, non avvertiva tale problema. Egli era il figlio di quella vergine, il suo sangue era pieno di allusioni storiche al disgraziato che aveva violentato sua madre.
    La comunità vietnamita era complessata, era talmente piccola accanto alla Cina civilizzata, una civiltà grandiosa ma al tempo stesso volgare e brutale…”.

    La virtù
    * Per la gente comune è meglio
    che una persona saggia non si giustifichi
    accusando di tutto l’angelo custode.
    Meglio avere paura osservando i secondi che passano.

    ** «Il re governa il suo territorio grazie alla mente, ma per governare se stesso dipende dal corpo».

    ha scritto il