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Il salice

Di

Editore: Fazi

4.0
(50)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 314 | Formato: Altri

Isbn-10: 8881126990 | Isbn-13: 9788881126996 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: M. Pittoni

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Bobby è un giovane ragazzo di colore del Bronx. Lui e Maria, la suagiovanissima ragazza, hanno grandi piani per il futuro. Ma un giorno i duevengono aggrediti da una feroce gang ispanica: Bobby viene selvaggiamentepicchiato mentre Maria ne esce col volto sfigurato dall'acido. Pochi giornidopo la ragazza si uccide. Bobby, invece, viene tratto in salvo dall'anzianoWerner Schultz, un ebreo sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti, che locura finché non si rimette in forze. Tra i due si instaura una grande amiciziae Bobby sembra dimenticare l'accaduto. Almeno fino a quando, facendo ritornonel suo quartiere, viene a sapere della morte della ragazza e, infiammatodall'odio, inizia a preparare la vendetta.
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  • 5

    Editori di tutto il mondo unitevi per impedire che scempi del genere non vengano più commessi! Questo libro ben scritto, che scava nelle pieghe dell'anima con un linguaggio innovativo e ...continua

    Editori di tutto il mondo unitevi per impedire che scempi del genere non vengano più commessi! Questo libro ben scritto, che scava nelle pieghe dell'anima con un linguaggio innovativo e sperimentale, ambientato in parte in una New York buia e sottorranea, ed in parte nella meravigliosa luminosità di Prospect Park, è un piccolo capolavoro. Una meraviglia ignorata dagli editori, a quanto pare, poiché il libro è fuori catalogo da tempo. Ho cercato anche di reperirne una copia a New York da regalare all'amico che me lo avevo consigliato. Niente da fare: out of order anche là! Però, se doveste trovarlo, come ho fatto io, leggetelo. Vi troverete attimi di pura poesia e l'amore paterno che nasce tra l'anziano Moishe e il giovane Bobby, catartico per entrambi, è la dimostrazione di come si possa riemergere dal buio nel quale la vita ci getta, solo facendo forza sui nostri più profondi e intimi sentimenti positivi.

    ha scritto il 

  • 5

    Sono il pitbull inferocito delle umane lettere. Ho le fauci spalancate, pronte ad azzannare il bastardo che tenterà ancora una volta di mettere le mani su un altro dei libri, di uno dei maestri ...continua

    Sono il pitbull inferocito delle umane lettere. Ho le fauci spalancate, pronte ad azzannare il bastardo che tenterà ancora una volta di mettere le mani su un altro dei libri, di uno dei maestri immortali della letteratura americana. Hubert Selby Jr. (New York 1928 - 2004). La mia ferocia scaturisce dal fatto che il fantastico romanzo di cui sto per parlarvi non lo troverete più in nessuna fottutissima libreria, nonostante sia stato pubblicato nel 2006 da Fazi. The Willow Tree. Il salice. Ingiustamente considerato opera minore dello scrittore per il quale Allen Ginsberg spese queste parole: «I romanzi di Hubert Selby Jr. sono tra i pochi scritti in America che saranno letti nei prossimi secoli». Secoli, avete capito? Maledizione! E qui da noi, invece, appena un lustro è bastato a mettere fuori uso, uno dei suoi pochi romanzi tradotti in italiano. Non sarà il capolavoro di Selby, ma comunque è una delle migliori opere letterarie made in U.S.A. Il Big Bang letterario di Selby coincide con la pubblicazione di un'opera scandalosamente grande: Ultima fermata a Brooklyn, 1964. In quell'anno, il quasi sconosciuto scrittore newyorkese provocò un vero e proprio pandemonio letterario, spaccando in due l'America della cultura, tra chi osannava questo capolavoro e chi lo accusava di immoralità. Perché protagonisti assoluti ne erano i travestiti, i tossicodipendenti, i teppisti, i reietti di una società che voleva chiudere gli occhi di fronte allo squallore, alla violenza e al degrado, che Selby invece racconta, elevandoli a grande letteratura. Intervistato da Newsweek, Selby dichiarò di aver sentito la vocazione alla scrittura dopo essere stato gravemente malato e sul punto di morire: «Ero stato molto malato... e sapevo solo una cosa: che dovevo assolutamente scrivere». Raccontare dell'orrore che aveva conosciuto e in mezzo al quale aveva vissuto, usando la parola scritta, lui che non aveva letto quasi niente. Fare con le lettere quello che Beethoven era riuscito a fare con le note. Capolavori. La storia che Selby ci racconta ne Il salice è terribilmente semplice e lineare, ma nello stesso tempo lirica, e crudele. È poesia pura trasformata in prosa. È Les Fleurs du Mal fatto romanzo. Selby ci mostra il Bronx attraverso lo sguardo di Bobby, giovane di colore che vive in un buco di appartamento con la madre isterica, fratellini al seguito e un esercito di ratti che sembra non dormire mai. Bobby vive nel ghetto. Deve crescere in fretta per non restare impantanato nella violenza di ogni giorno. Unica ragione di vita, Maria, la sua ragazza ispanica. Si amano tanto e vorrebbero farsi una famiglia. Ma quella violenza che li circonda, li distrugge. Annienta il loro amore. Aggrediti da una gang di portoricani, Bobby viene picchiato a sangue, mentre Maria viene sfregiata con l'acido. A salvare Bobby, il buon samaritano Werner Schultz, ebreo sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti, - Moishe - per gli amici. Rinascita di Bobby, amicizia vera, e una nuova vita, in cui a contare sono i sentimenti che affiorano, sempre più forti, tra esseri umani feriti nell'anima. Finché Bobby scopre che Maria, dopo l'aggressione subita, si è tolta la vita.E allora la sua unica ragione di vivere diventa una e una sola. Vendetta. Anche in questo romanzo l'autore si conferma il cantore dei derelitti, il poeta dell'umanità degradata, e lo fa con la sua solita voce, capace di squarciare il velo di una società troppo spesso cieca, e indifferente ai più deboli e ai diversi. Alternando momenti di profonda tenerezza e di crudo realismo, narrato con lo stile schizofrenico che ha reso famoso il suo autore, con una scrittura che messa sulla pagina diventa quasi un muro visivo, questo romanzo non dà tregua. Spinge ad andare avanti in apnea. Senza pause. Desiderando di arrivare presto alla fine, per emergere dal fondo oscuro in cui siamo precipitati, insieme a Bobby. Una lingua viscosa, un impasto denso fatto di slang afroamericano e di termini yiddish, un uso selvaggio dell'ortografia e dialoghi senza possibilità di appiglio, - tutt' uno con la narrazione - che escono dalla pagina come bassi pulsanti nelle orecchie.

    «Voglio sottoporre il lettore a un' esperienza emotiva. L'ideale è che la sembianza della frase sia così intensa che il lettore neppure abbia bisogno di leggerla. Nel senso che esce dalla pagina e la si assorbe».

    Se volete scoprire cosa significa davvero amare e odiare, leggete Hubert Selby Jr.

    «A volte abbiamo l'assoluta certezza che vi sia qualcosa dentro di noi che è talmente mostruoso che se dovessimo mai tirarlo fuori non saremmo in grado di guardarlo. Ma è proprio quando abbiamo il coraggio di stare faccia a faccia col demone che è in noi che ci troviamo davanti l'angelo».

    ha scritto il 

  • 3

    "Moishe sa quanto sia sfibrante ritrovarsi senza più quell’odio che è stato la ragione della tua esistenza , senza quelle fantasie violente che ti hanno tenuto in vita quando non c’era più ...continua

    "Moishe sa quanto sia sfibrante ritrovarsi senza più quell’odio che è stato la ragione della tua esistenza , senza quelle fantasie violente che ti hanno tenuto in vita quando non c’era più nessun motivo per andare avanti, quell’odio che è stato il principio e la ragione della tua esistenza e che quando svanisce sembra farti sprofondare in un inferno senza fondo…”

    ha scritto il 

  • 4

    Perdonare per continuare a vivere

    Un libro pieno di dolore, rabbia, odio ma con speranza e perdono finale. Iniziano a piacermi i "lieto fine".... forse inizio ad invecchiare bastarda eta' :-))

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Delusione

    La maestria stilistica è sempre quella, ma a differenza dei precedenti romanzi qui la storia ha un orribile risvolto buonista e finisce addirittura con la redenzione di uno dei protagonisti ...continua

    La maestria stilistica è sempre quella, ma a differenza dei precedenti romanzi qui la storia ha un orribile risvolto buonista e finisce addirittura con la redenzione di uno dei protagonisti (!). Avrei preferito un finale tipo: a) Raul e la sua banda massacrano Bobby e Moishe sotto il salice, o anche; b) Bobby uccide Raul e lo racconta al vecchio che muore d'infarto, oppure; c) Bobby uccide anche Moishe. Maledetta vecchiaia.

    ha scritto il 

  • 4

    VENDETTA O PERDONO?

    Non so se,come dice Allen Ginsberg, “I romanzi di Hubert Selby jr. sono tra i pochi scritti in America che saranno letti nei prossimi secoli”,ma di certo un suo libro non lascia indifferenti. Ne ...continua

    Non so se,come dice Allen Ginsberg, “I romanzi di Hubert Selby jr. sono tra i pochi scritti in America che saranno letti nei prossimi secoli”,ma di certo un suo libro non lascia indifferenti. Ne Il salice si confronta con un tema piuttosto frequente nella letteratura di ogni tempo, quello del dilemma fra la ricerca di una vendetta e la necessità del perdono(con tutte le valenze e le complicanze esistenziali e di rapporti umani che due opzioni del genere creano)e mette in scena un dramma il cui dipanarsi è affidato a personaggi,anche qui, tutt’altro che originali: un giovane nero,esuberante,impulsivo e violento(perché cresciuto in un quartiere a sua volta violento,degradato)e un vecchio europeo reduce dai campi di concentramento nazisti,vissuto in un’altra epoca lontanissima da quella dell’altro giovane protagonista. Due realtà anagraficamente, etnicamente,culturalmente e per stili di vita totalmente distanti che si ritrovano sotto lo stesso tetto a condividere il medesimo dilemma. Bobby e Moishe, due mondi separati,lo stesso dramma conosciuto dal secondo prima che giungesse in Usa, appreso in maniera improvvisa e immotivata dal primo nel suo quartiere, lontanissimo dai campi nazisti,dalla guerra,ma vittima delle stessa follia barbara e stupida,di un odio cresciuto nell’ignoranza e nella pochezza. L’inizio, come quello di "Requiem for a dream", è uno sparo in una stanza vuota,devastante e al quale non puoi proprio non prestare attenzione: in poche pagine Selby ci presenta Bobby da piccolo,la sua paura per i topi che infestano le mura del suo squallido appartamento,poi,rapidamente,lo vediamo crescere;è già tempo di uscire con la sua giovane ragazza Maria,sono per strada,felici,due ragazzi abbracciati nella scoperta divertita dell’amore e girato un angolo,come il lettore gira una pagina,ecco Raul&soci:l’aggressione,botte,catene,l’acido in faccia a Maria,la violenza. Bobby scappa. Finisce nella casa sotterranea di Moishe e qui inizia il romanzo e il dilemma: cercare la vendetta o perdonare? Selby ci racconta una storia esemplare che consente di riflettere di metterci noi al posto dei protagonisti e ci costringe e ragionarci sopra: cosa fare? Con il solito stile frenetico,impulsivo,parlato,un marchio di fabbrica unico(come dice,giustamente Baricco nella quarta di copertina “Selby è[…]uno che leggi e poi non scrivi uguale a prima”)l’autore newyorkese imbastisce una storia potente e personale che pone tutti quanti faccia a faccia con la propria coscienza.

    ha scritto il 

  • 4

    Nonostante il dolore, la violenza, la vendetta e l'ingiustizia che permea tutto il libro questa volta c'è speranza... e conoscendo Selby jr. non è cosa da dare per scontata!

    ha scritto il 

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