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Il sangue è randagio

Di

Editore: Mondadori (Oscar Contemporanea)

3.9
(534)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 859 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Portoghese

Isbn-10: 8804605146 | Isbn-13: 9788804605140 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giuseppe Costigliola

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Estate del '68. Dopo gli omicidi di Martin Luther King e Robert Kennedy, gli Stati Uniti sembrano sul punto di esplodere. Disordini, speculazioni politiche e teorie del complotto scuotono dalle fondamenta la stabilità sociale. Le organizzazioni di militanti afroamericani sono sul piede di guerra nel southside di Los Angeles. J. Edgar Hoover, capo dell'FBI, prepara drastiche contromisure. E il destino ha piazzato tre uomini in un punto nevralgico della Storia. Dwight Holly uomo di fiducia di Hoover, è incaricato di fomentare contrasti fra i gruppi del potere nero e ossessionato dalla figura di una comunista ebrea di nome Joan Rosen Klein. Wayne Tedrow, ex poliziotto e trafficante occasionale di droghe, lavora per il miliardario Howard Hawks alla costruzione di una rete di case da gioco nella Repubblica Dominicana. Don Crutchfield, guardone e investigatore privato di mezza tacca, coinvolto in cose più grandi di lui. E al centro, il fulcro attorno a cui tutto ruota: Joan Rosen Klein, la Dea Rossa, autentica femme fatale. Ellroy attraversa un periodo infuocato della storia americana mescolando la crudezza di eventi realmente accaduti alle vicende di personaggi le cui esistenze sono la sintesi di un'epoca di corruzione e malaffare. Terza tappa del viaggio cominciato con "American Tabloid" e proseguito con "Sei pezzi da mille", è un noir magnetico, l'aspro ritratto di un mondo che ha perduto le linee di confine tra bene e male, giusto e ingiusto, dove nessuno può reclamare redenzione.
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  • 3

    J. Edgar Hoover e Howard Hughes, una coppia di perversi paranoici in grado di reindirizzare la storia Usa fino ai primi anni Settanta, killer solitari a cui attribuire le morti di Jfk, Bobby e Mlk, omicidi orchestrati da pezzi deviati dello Stato, capri espiatori, infiltrati, fondi neri, ricatti, ...continua

    J. Edgar Hoover e Howard Hughes, una coppia di perversi paranoici in grado di reindirizzare la storia Usa fino ai primi anni Settanta, killer solitari a cui attribuire le morti di Jfk, Bobby e Mlk, omicidi orchestrati da pezzi deviati dello Stato, capri espiatori, infiltrati, fondi neri, ricatti, intercettazioni, dossier, bifolchi razzisti e donne ben carrozzate, mafiosi che fanno affari con gli anticastristi, Nixon che prevale su Humphrey, 858 pagine impossibili da riassumere, senza sacrificarne la sostanza e l’intreccio, la doppiezza di ogni movente, l’ambiguità eletta a sistema.
    Hoover precipita sempre più nel suo delirio psicotico, ma Nixon ha ancora paura dei suoi dossier, uno dei tre protagonisti viene scannato con il machete, le Pantere Nere infiltrate stanno collassando, Frazier sconfigge Alì ai punti, Sonny Liston muore di overdose in povertà, Sal Mineo si presta a rimorchiare un poliziotto sulla cresta dell’onda… è un tale campionario di atrocità, quello allestito da Ellroy, che si è costretti a chiedersi quanto poco possa valere la vita umana, quanto amorale sia il potere, quanto sadismo si sprigioni intorno a noi senza che ce ne rendiamo conto.

    ha scritto il 

  • 2

    american pie

    Un lungo verbale di questura, una cronistoria affollata di personaggi il cui spessore umano è pari a quello di un insetto. Vendetta, rancore, odio sociale, depravazione sono gli unici moventi psicologici degli attori.


    Per dare colore e far gossip, Ellroy tira dentro alla trama Hoover e Ni ...continua

    Un lungo verbale di questura, una cronistoria affollata di personaggi il cui spessore umano è pari a quello di un insetto. Vendetta, rancore, odio sociale, depravazione sono gli unici moventi psicologici degli attori.

    Per dare colore e far gossip, Ellroy tira dentro alla trama Hoover e Nixon, attori e attrici, in una specie di affresco paranoico alla Palahniuk. Quindi anche l'ultima rotella del meccanismo è, almeno, il vero assassino di Martin Luther King, e non finisce la giornata se non scambia due parole col presidente degli US.

    In ottocentocinquanta pagine incontri solo gente che non dorme, non mangia, vive di amfetamine e realizza sfracelli in tutto il continente americano, con piani di destabilizzazioni politiche che sfigurerebbero anche negli albi d'oro di Topolino.

    E con piccoli espedienti come la ripetizione quasi rituale dei dettagli, vanno a farsi ammazzare ad Haiti, con contorno di vudù, triccheballacche, zombificazioni e pillole che disintegrano un uomo appena ingerite.

    Le donne, tutte lucide assassine pasionarie dedite alla causa, stanno un pò in disparte ma sono il motore dell'azione.

    Ma ecco che si fa strada il meccanismo della redenzione: a un certo punto diventano tutti comunisti e generosi. Continuando ad ammazzare chi capita, ma col recondito fine delle magnifiche sorti e progressive della società finalmente purificata dal comunismo.

    A parte una certa potenza descrittiva alla Tarantino - sangue e merda, nulla essendoci risparmiato sull'attività degli sfinteri dei protagonisti - non c'è ombra di letteratura.

    ha scritto il 

  • 4

    Meno “potente” di Sei pezzi da mille (che rimane, a mio avviso, l’apice della trilogia), e diverso da American Tabloid. La storia dell’America passa in secondo piano, le sporche trame e gli intrighi di poteri dei precedenti due capitoli ora appaiono sullo sfondo. La storia Americana di Ellroy sem ...continua

    Meno “potente” di Sei pezzi da mille (che rimane, a mio avviso, l’apice della trilogia), e diverso da American Tabloid. La storia dell’America passa in secondo piano, le sporche trame e gli intrighi di poteri dei precedenti due capitoli ora appaiono sullo sfondo. La storia Americana di Ellroy sembra sbiadire ed invecchiare come i suoi protagonisti reali (un arteriosclerotico Hoover, e un malato isolato Hughes), lasciando spazio ai tre protagonisti immaginari: Dwinght lo sbirro dell’FBI, White il laureato a Yale e Crutch il guardone sfigato. Le loro storie si intrecciano, anzi collimano, si connettono, si mettono in relazione. Sullo sfondo, ma molto sullo sfondo, la storia di un America che si trascina, con un po’ di ossa rotte, negli anni ’70 e nelle guerre in Centro-America (Cuba è una ferita che non si è ancora rimarginata). Chiusura della saga? Forse sì. Mi mancheranno Kemper Boyd,Pete Bondurant, Ward Littele soci

    ha scritto il 

  • 4

    A distanza di più di 10 anni dalla lettura di American Tabloid concludo la monumentale trilogia noir di Ellroy sulla storia americana recente. I Kennedy sono morti, Marthin Luther King pure, ma l'ossessione delle elite bianche al potere verso possibili sovversivi rimane inalterata e si concentra ...continua

    A distanza di più di 10 anni dalla lettura di American Tabloid concludo la monumentale trilogia noir di Ellroy sulla storia americana recente. I Kennedy sono morti, Marthin Luther King pure, ma l'ossessione delle elite bianche al potere verso possibili sovversivi rimane inalterata e si concentra questa volta verso i movimenti militanti neri. Lo sfondo su cui Ellroy fa muovere i suoi personaggi è quello del COINTELPRO, il programma di infiltrazioni dell'FBI teso a screditare le principali formazioni nere (Black Panthers, US) con metodi violenti e illegali, storicamente documentato ma molto meno popolare delle teorie sulla morte dei fratelli Kennedy. Come sempre i personaggi nuotano in un magma di violenza e cospirazioni, ma a differenza del complottismo di bassa lega per Ellroy non esiste un Piano Infallibile messo in atto dal Potere e la storia scaturisce dalle libere scelte delle persone, che spesso si ribellano al proprio ruolo. In questo senso la visione dell'autore, per quanto cupa e disillusa, lascia comunque aperto un varco alla speranza. Mi ha divertito leggere quali cause Ellroy immagina per eventi come la morte di Hoover o la pubblicazione dei documenti sul COINTELPRO, mentre in molti altri punti non sono stato in grado di distinguere gli eventi reali da quelli immaginati, ma è proprio questo a rendere la narrazione così verosimile. La lettura è lunga e a volte faticosa per la complessità delle vicende e il gran numero di personaggi, ma credo che alla fine ripaghi.

    ha scritto il 

  • 4

    Meglio del secondo capitolo ma il primo resta il migliore dei tre. Nel complesso, una trilogia appassionante, realistica quanto basta, scritta ottimamente da Ellroy con uno stile molto particolare.

    ha scritto il 

  • 4

    Ultimo libro della trilogia underworld che mi é piaciuto meno del primo ma piú del secondo.
    Per molti ma non per tutti, 800 pagine non sono uno scherzo, ma Ellroy o lo si ama o non lo si legge..Io lo adoro.

    ha scritto il 

  • 5

    "Il sangue è randagio" conclude la Trilogia Americana di Ellroy, senza deludere.
    Si tratta di un romanzo diverso rispetto agli altri due, sia per le scelte stilistiche, che per la struttura narrativa, che per i personaggi: questo è un romanzo corale, non si tratta più di 3 protagonisti + co ...continua

    "Il sangue è randagio" conclude la Trilogia Americana di Ellroy, senza deludere.
    Si tratta di un romanzo diverso rispetto agli altri due, sia per le scelte stilistiche, che per la struttura narrativa, che per i personaggi: questo è un romanzo corale, non si tratta più di 3 protagonisti + comprimari. Qui i "comprimari" sono tutti personaggi importanti.
    Il ritmo è però serratissimo, proprio come nei due romanzi precedenti, ed è giusto che la Trilogia Americana si concluda con la morte del suo protagonista: J. Edgar Hoover.
    E' un capolavoro come gli altri due? Ci sono molte assurdità, Joan mi sta sulle palle (non tanto per il personaggio in sè, quanto per il fatto che è al centro di tutto, in maniera esagerata e quasi metafisica), e ci sono anche delle melensaggini... tuttavia, questi difetti sono compensati dalla splendida malinconia della parte finale.

    ha scritto il