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Il sangue di Montalcino

Una indagine del commissario Cosulich

Di

Editore: Einaudi (Stile libero Big)

3.2
(146)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 281 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806200917 | Isbn-13: 9788806200916 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri

Genere: Cooking, Food & Wine , Crime , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Roberto Candido, enologo di fama mondiale, è stato trovato ucciso. Nell'abbazia di Sant'Antimo, tra le vigne di Montalcino. Sotto un antico affresco con san Cristoforo.
A indagare è chiamato il taciturno e colto commissario Cosulich.
A cui tocca una bella gatta da pelare.
Perché se c'è un winemaker assassinato, e se accorre la stampa nazionale e persino la Cnn, la faccenda è piú grossa di quanto sembri. È un complicato giallo di vino, con troppi interessi di mezzo, non sempre puliti. Ma è anche un giallo divino, perché forse Candido si era imbattuto in cose proibite e sacrileghe.
Una verità sepolta nel cuore piú profondo della terra.
Una verità che risale a tempi molto lontani, quando nei piú antichi giardini cresceva la Prima Uva.
Un romanzo di piacevolissima lettura, che unisce al fascino del racconto dei luoghi piú belli d'Italia, dalle terre del Barolo alla Franciacorta alla campagna toscana, un intreccio di storia, cultura, imbroglio, denaro e stupore.
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  • 3

    Zafferano di Pasqua - 20 apr 14

    Quest’anno ha visto l’ingresso nella mia biblioteca di una grande massa di scritti dedicati a gialli italiani ed a vari personaggi di commissari, ispettore ed altro. Probabilmente il mercato editorial ...continua

    Quest’anno ha visto l’ingresso nella mia biblioteca di una grande massa di scritti dedicati a gialli italiani ed a vari personaggi di commissari, ispettore ed altro. Probabilmente il mercato editoriale ha ben visto la possibilità di un mercato utile in questa fascia, che molte sono state anche le pubblicazioni dedicate al giallo italiano (e ci si tornerà in altre trame). Letto quindi nella fascetta del titolo che si tratta di un’indagine del commissario Cosulich, mi affretto a comprarlo senza altre indagini (ah ah). Ed ora ne leggo e ne tramo, prescindendo sempre dal resto (anche se qualcuno mi insegnò la necessità di parlare di testo e contesto, ma ci si tornerà). Il libro in sé è devo dire gradevole, con alcuni buoni spunti. Tuttavia è un po’ rovinato da un finale non all’altezza. Intanto siamo nel mondo del vino (come già suggerisce il titolo) ed alle indagini successive alla morte di un eminente enologo. Il commissario Cosulich, aiutato dal fido ispettore Mastrantoni, che nulla sa di enologia è catapultato da Roma alla ricerca di una soluzione al mistero. Cosulich si muove male in un ambiente che non conosce, stretto da sue angosce private (lo strano rapporto con tal Margherita, sua ex, che … e non ve ne dico di più). La parte migliore del libro è tutta questa prima agnizione, cui seguiamo il commissario addentrarsi nelle segrete cose dell’enologia e della viticultura. Certo anche noi qualcosa si conosce, ma non è male questa parallela indottrinatura su questo mondo. Sulla vite e le sue origini, sulle proprietà curative del vino, sull’uso dello stesso nel corso dei secoli, sul piantare certe colture in ambiti appropriati, sull’affinamento dello stesso, sulle polemiche tra botti di rovere di Slavonia e barriques francesi, sull’uso dei trucioli (in gergo chips) per dare velocemente ed a basso costo un sapore legnoso al vino stesso. Si vede subito che l’autore sa di vino, e con passione. Questo contorno enologico fa da gran gala alla ricerca delle motivazioni della morte di Roberto Candido, l’enologo ucciso in Montalcino. Vediamo quindi affacciarsi sulla scena dei personaggi che stereotipizzano il bene ed il male di questa professione. La scrittrice di vino che cerca di vendere soluzioni a basso costo per il mercato cinese. Il dotto (!!) professore che trova la sua strada con l’eno-cosmesi. Il responsabile francese dell’industria delle piccole botti. Il dandy americano che prova a dare rango nobile allo Zinfandel californiano (che tuttavia non è altro che Primitivo trasportato da frati pugliesi missionari a Los Angeles). Il grande esperto che vede minacciato il suo mondo di equilibri enologici tra gran cru francesi ed italiani. La piccola produttrice emiliana confidente del morto. La giovane produttrice piemontese del Barolo più alto del mondo, in quel di Serradenari. L’enologo georgiano che esporta nel mondo la visione dei vini primevi della Colchide. L’illustre professore arabo enologo e islamista in Marsiglia. Il geologo esperto della terra e delle sue contaminazioni. Tutti sembrano avere motivi di risentimento verso il morto che, battitore libero e studioso, cercava nuove strade per il vino e vecchi riscontri. Cercava di trovare territori nuovi per vecchi vitigni, mettendo in crisi possibili marcati stabili. Scriveva articoli di fuoco contro le barriques. Trovava nuovi elementi chimici per la disinfestazione del territorio (utilizzando l’argento colloidale dagli studi esoterici di Paracelso). Nonché si proponeva di realizzare una mappa dei possibili territori su cui impiantare brillantemente vitigni. Esplorando a fondo computer della vittima e riscontri vari, da questo punto in poi la vicenda si smoscia, e da giallo interessante scade a tentativi (non molto riusciti) di darne rilievi politici internazionali. Che il territorio scoperto da Candido si trova nei paesi islamici, con conseguenti problematiche geopolitiche rispetto all’uso del vino nel mondo mussulmano. Che qualcuno dei cattivi di cui sopra scopre le idee di Candido, e per denaro le vende al professore arabo. Che si scopre essere un terrorista infiltrato nel territorio europeo per sue motivazioni altre che non conosciamo. Che ingaggia un killer per rubare (con successo) la mappa ed uccidere l’enologo. Tutta questa parte è bruttina, mal riportata, e ci conduce a questo finale un po’ scontato ormai, ma senza grandi patemi. Lasciando molto a metà. Non si trova il responsabile materiale del crimine. Non si capisce perché il commissario venga fotografato dal suddetto che si infiltra in un convegno e poi sparisce. Si lascia a metà una possibile storia tra Cosulich e l’enologa emiliana. Compare una lepre e non si sa perché. Insomma un brutto finale per un libro che stava meritando altro. E poi, leggendo la quarta scopro che Negri è si enologo (si intuiva dallo scritto) ma prima, alla fine degli anni ’80 è stato segretario del Partito Radicale, impronta che si nota in quel tentativo di forzare l’entrata della politica nella storia. Troppo artefatta per non nascondere qualcosa. Lasciata la politica, Negri fa l’enologo vicino Cuneo, nella tenuta di Serradenari (dove si svolge la seconda parte del libro) ed ha scritto anche un libro sul vino (“Roma caput vini”) che è anche il terzo ed ultimo capitolo di questo libro. Dove sviluppa il concetto che furono appunto i Romani ad esportare il vino nel mondo. Non ho di certo nulla verso l’allora partito radicale, ma questo illustra meglio quel testo e contesto di cui sopra. Speriamo in meglio, se altri scritti verranno. Rimarcando solo una copiosa parte dedicata alla distruzione (cui sono pienamente concorde) dell’idea della centralità europea ed occidentale nel mondo. Sappiamo tutti (credo) e Negri ben ce lo ricorda che pomodoro e cioccolata vengono dalle Americhe. E che senza gli Arabi avremmo perso traccia della filosofia aristotelica. E che molta della medicina attuale deriva da Ippocrate solo attraverso Avicenna (altro esimio arabo). Ma sulle radici arabe del nostro mondo tornerò in altri scritti, che meritano più ampio e documentato spazio.
    “Senza la cultura araba la matematica, la filosofia, la medicina e mille altre discipline che consideravo europee, occidentali, semplicemente non sarebbero tali.” (230)

    ha scritto il 

  • 1

    Poteva essere un bel giallo per l'idea di partenza e per l'ambientazione ma mi ha deluso per come si è sviluppata la storia e per l'epilogo. Vero è che il romanzo giallo non è il mio genere preferito ...continua

    Poteva essere un bel giallo per l'idea di partenza e per l'ambientazione ma mi ha deluso per come si è sviluppata la storia e per l'epilogo. Vero è che il romanzo giallo non è il mio genere preferito ma questo libro non ha saputo coinvolgermi.

    ha scritto il 

  • 4

    Da politico non mi era molto simpatico (eufemismo), da scrittore mi ha piacevolmente sorpreso anche per il tema trattato (che dovrebbe ben conoscere per l'attività che ora svolge), quello dei super vi ...continua

    Da politico non mi era molto simpatico (eufemismo), da scrittore mi ha piacevolmente sorpreso anche per il tema trattato (che dovrebbe ben conoscere per l'attività che ora svolge), quello dei super vini che è ormai diventato un settore economico globalizzato e in grado di muovere interessi e quindi appetiti poco innocenti su cui meditare. Complimenti all'editore per la copertina.

    ha scritto il 

  • 3

    3 stelle e mezzo

    Come dice l'autore, un giallo di vino, ma anche un giallo divino. Un giallo di vino perché ambientato nel mondo del vino e di tutto quanto ruota attorno alla sua produzione. E qui, se non si è sommeli ...continua

    Come dice l'autore, un giallo di vino, ma anche un giallo divino. Un giallo di vino perché ambientato nel mondo del vino e di tutto quanto ruota attorno alla sua produzione. E qui, se non si è sommelier o intenditori di vini, le descrizioni e le 'lezioncine' sui vini possono diventare un po' pedanti per il lettore comune.
    Un giallo divino, perché va alle radici della storia dell'uva e del vino, dei suoi significati simbolici e rituali.
    Anche se alla fine si scoprirà che, più che attorno a vino e divino, la verità ruota tutta attorno al vil denaro...
    Lettura gradevole, ma non da 4 stelle piene.

    ha scritto il 

  • 4

    Ancora un libro con Cosulich che si aggira nel mondo del vino alla ricerca di un assassino.
    La trama non è certo un granché ma i riferimenti ai vini ed al mondo del vino sono sempre puntuali ed intere ...continua

    Ancora un libro con Cosulich che si aggira nel mondo del vino alla ricerca di un assassino.
    La trama non è certo un granché ma i riferimenti ai vini ed al mondo del vino sono sempre puntuali ed interessanti.
    In questo caso poi il finale è monco; "Peccato che l'abbia fatta franca il sicario, quello che è stato la mia ombra in tutte queste settimane". Un finale senza senso!
    La 4a stella è perché parla delle mie Langhe e il commissario guida una Audi come la mia :-)

    ha scritto il 

  • 3

    recuperato il primo romanzo dopo aver apprezzato il secondo. peccato solo che ho scoperto che i sue libri si somigliano troppo, son cambiati solo per la zono vitivinicola e per poco altro..

    ha scritto il