Il secolo breve

1914-1991

Di

Editore: BUR (SB Saggi - Storia)

4.3
(1219)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 709 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Chi semplificata

Isbn-10: 8817259012 | Isbn-13: 9788817259019 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Brunello Lotti

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , eBook

Genere: Storia , Politica , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Con questo saggio Eric J. Hobsbawm delinea un panorama esauriente della storia del ventesimo secolo. Il secolo, per molti aspetti, più violento della storia dell'umanità: ben due guerre mondiali. Ma il ventesimo secolo è stato caratterizzato anche dall'emancipazione femminile, dal progresso scientifico, dalle rivoluzioni nella società e nella cultura. Un "secolo breve" per l'accelerazione sempre più esasperata impressa agli eventi della storia e alle trasformazioni nella vita degli uomini.
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  • 4

    Contro: è lungo e peso; è un gigabignami del '900 e quindi molte questioni sono nominate in fretta e poco approfondite.
    Pro: è un volo di ampio respiro su tutta la storia del '900 ed è quindi uno stru ...continua

    Contro: è lungo e peso; è un gigabignami del '900 e quindi molte questioni sono nominate in fretta e poco approfondite.
    Pro: è un volo di ampio respiro su tutta la storia del '900 ed è quindi uno strumento prezioso per comprendere in un unico ragionamento storico il secolo nella sua complessità; non fa sconti agli errori della politica e della società, offrendo un punto di vista molto critico soprattutto sugli avvenimenti del dopoguerra, dal boom degli anni '50-'60 alle contestazioni del '68 al liberismo degli anni '80 eccetera.

    ha scritto il 

  • 5

    La mia ammirazione per Hobsbawm è enorme. Non posso nascondere che ho un debole per gli eruditi che non solo conoscono un numero impressionante di nozioni ma sanno anche integrarle in modo intelligent ...continua

    La mia ammirazione per Hobsbawm è enorme. Non posso nascondere che ho un debole per gli eruditi che non solo conoscono un numero impressionante di nozioni ma sanno anche integrarle in modo intelligente.
    Hobsbawm ci fornisce risposte sui grandi temi del Novecento, risposte che una volta lette emergono come così logiche e convincenti che ci si chiede spesso: "Come ho fatto a non arrivarci da solo?"
    Quindi preferisco interrompere l'apologia e, per ricordare soprattutto a me stesso alcuni dei temi trattati, continuo con una serie di citazioni:

    Sul ruolo dello storico:
    "La distruzione del passato, o meglio la distruzione dei meccanismi sociali che connettono l'esperienza dei contemporanei a quella delle generazioni precedenti, è uno dei fenomeni più tipici e insieme più strani degli ultimi anni del Novecento. La maggior parte dei giovani alla fine del secolo è cresciuta in una sorta di presente permanente, nel quale manca ogni rapporto organico con il passato storico del tempo in cui essi vivono. Questo fenomeno fa sì che la presenza e l'attività degli storici, il cui compito è di ricordare ciò che gli altri dimenticano, siano ancor più essenziali alla fine del secondo millennio di quanto mai lo siano state nei secoli scorsi. Ma proprio per questo motivo gli storici devono essere più che semplici cronisti e compilatori di memorie, sebbene anche questa sia la loro necessaria funzione."
    "Gli avvenimenti storici sono parte della trama delle nostre vite. Essi non sono semplicemente segni che ci consentono di ricordare meglio la nostra esistenza privata, ma sono ciò che ha plasmato le nostre vite, pubbliche e private. Per l'autore di questo libro il 30 gennaio 1933 non è solo la data, altrimenti insignificante, in cui Hitler è diventato cancelliere del Reichstag, ma è un pomeriggio d'inverno a Berlino, all'età di quindici anni, mentre con la sorella più piccola tornavo a casa ad Halensee dalla scuola che si trovava a Wilmersdorf, e da qualche parte lungo la strada vidi il titolo di un giornale. Riesco ancora a leggerlo, quasi fosse un sogno."

    Sulla guerra:
    "La guerra totale fu la più grande impresa economica, coscientemente organizzata e diretta, che l'uomo avesse mai conosciuto."
    "Nelle guerre democratiche, così come nella politica democratica, gli avversari sono naturalmente demonizzati allo scopo di renderli odiosi o almeno disprezzabili. Le guerre condotte in entrambi gli schieramenti da professionisti o da specialisti, soprattutto se costoro appartengono a strati sociali affini, non escludono il reciproco rispetto e l'accettazione di regole perfino cavalleresche. La violenza ha le sue regole."
    "Giovanotti gentili, ai quali non sarebbe certamente piaciuto affondare la baionetta nel ventre di una giovane donna incinta di qualche villaggio, potevano assai più facilmente sganciare tonnellate di esplosivo su Londra o su Berlino, o bombe atomiche su Nagasaki e Hiroshima."
    "Le più grandi crudeltà del nostro secolo sono state le crudeltà impersonali delle decisioni prese da lontano, nella "routine" del sistema operativo."
    "In breve, la catastrofe umana complessiva scatenata dalla seconda guerra mondiale è quasi certamente la più grande mai avvenuta nella storia. Uno dei suoi aspetti più tragici è che l'umanità ha imparato a vivere in un mondo in cui lo sterminio, la tortura e l'esilio di massa sono diventati esperienze quotidiane di cui non ci accorgiamo più."

    Sui regimi assolutisti:
    "La paranoia è il logico prodotto finale dei sistemi assoluti."
    "Un Partito comunista, per quanto degenerato, non sarebbe concepibile senza capi che siano socialisti come non sarebbe concepibile una Chiesa cattolica senza vescovi e cardinali che siano cristiani, visto che entrambe le organizzazioni si basano su veri e propri sistemi di credenze."

    Sulle politiche economiche neoliberiste
    "Gli economisti che suggerivano soltanto di non intervenire in economia e i governi che, seguendo il loro primo istinto, restavano fedeli a una dottrina finanziaria tradizionale e, a prescindere dalla difesa del sistema aureo con
    politiche deflattive, si limitavano a tenere i bilanci in pareggio e a tagliare le spese non riuscivano evidentemente a migliorare la situazione. […]
    A chi come me è vissuto durante quegli anni riesce quasi impossibile capire come le dottrine rigidamente liberiste, allora ovviamente in discredito, possano essere tornate in voga in un periodo di depressione quale quello degli ultimi anni '80 e degli anni '90, nel quale, di nuovo, esse hanno dimostrato la loro inadeguatezza teorica e pratica. Tuttavia questo strano fenomeno dovrebbe farci venire alla mente un grande aspetto della storia che esso esemplifica: la incredibile brevità della memoria sia dei teorici sia degli operatori dell'economia. Esso offre anche una chiara dimostrazione di come la società abbia bisogno degli storici, i quali assolvono il compito professionale di ricordare ai loro concittadini ciò che questi desiderano dimenticare."
    "Gli esseri umani non sono stati progettati con criteri di efficienza per adattarsi a un sistema capitalistico di produzione."
    "Le teorie sulle quali si basa la teologia neoliberista, per quanto eleganti, hanno scarsa attinenza con la realtà.
    Il fallimento del modello sovietico ha confermato nei sostenitori del capitalismo la convinzione che nessuna economia può funzionare senza una Borsa azionaria; il fallimento del modello ultraliberista ha confermato nei socialisti l'opinione più che giustificata che le relazioni tra gli uomini, anche di tipo economico, sono troppo importanti per essere lasciate in balìa del mercato."

    Sul razzismo e la xenofobia:
    "Il virus mortale della democrazia, ossia la divisione etnica o religiosa dei cittadini."
    "Lo stesso dicasi per quell'amalgama di slogan e di emozioni - difficilmente lo si potrebbe definire una ideologia - che è fiorito sulle rovine delle vecchie istituzioni e delle vecchie ideologie, allo stesso modo in cui le erbacce erano cresciute sulle rovine delle città europee, dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Mi riferisco alla xenofobia e alle politiche di identità. Respingere un presente inaccettabile non equivale necessariamente a formulare, per non dire procurare una soluzione ai suoi problemi."

    Sul fondamentalismo:
    "Prescindendo dalla moda delle denominazioni, ciò che conta è che questi movimenti guardano indietro, per così dire "ex officio", a un'età più semplice, più stabile e più comprensibile, quale si immagina fosse quella del passato. Poiché non c'è alcuna strada per tornare indietro a quest'epoca e poiché queste ideologie non hanno nulla da dire di rilevante circa i problemi attuali di società profondamente diverse da quelle, per esempio, dei pastori nomadi dell'antico Medio Oriente, esse non offrono alcuna guida per la risoluzione di quei problemi. I movimenti fondamentalisti sono sintomi di «quella malattia di cui pretendono di essere la cura»."

    Sulla fine del mondo bipolare:
    "Ciò che rimase fu un mondo nel disordine e nel collasso parziale, perché non c'era nulla a rimpiazzare quei sostegni. L'idea, cara per qualche tempo ai portavoce americani, che il vecchio ordine bipolare potesse essere sostituito con un «nuovo ordine mondiale» basato sull'unica superpotenza rimasta in piedi e che perciò appariva più forte che mai, si rivelò ben presto irrealistica. Non può esserci alcun ritorno al mondo precedente la Guerra fredda, perché troppo è cambiato e troppe cose sono scomparse."

    Sul successo di Harry Potter (scherzo ma non troppo):
    "Le persone profane possono reagire contro il proprio senso di impotenza andando alla ricerca di cose che «la scienza non può spiegare», secondo i versi dell'"Amleto": «Ci sono più cose in cielo e in terra.[...] di quante non ne sogni la tua filosofia», cioè rifiutandosi di credere che esse possano mai essere spiegate dalla «scienza ufficiale» e anelando a credere nell'inesplicabile proprio "perché" esso sembra assurdo. Almeno in un mondo sconosciuto e inconoscibile tutti sarebbero potenti allo stesso modo."

    In alcuni casi emerge la profonda ironia di questo autore:
    "Solo gli esperti in studi etnico-tribali potrebbero azzardare un'ipotesi sui sentimenti politici degli albanesi dopo che i comunisti trionfarono."
    "Fra i paesi democratici "soltanto" negli USA i presidenti venivano eletti (come John F. Kennedy nel 1960) per il loro impegno contro il comunismo, che in termini di politica interna in quel paese era insignificante quanto il buddhismo in Irlanda."

    Interessanti le domande che vengono poste sul futuro, in quanto "mentre tutti possono vedere che il vecchio mondo è finito, resta profonda incertezza sulla natura e le prospettive del nuovo":
    "Purtroppo, mentre si avvicina il nuovo millennio, le incertezze sul futuro della democrazia non appaiono più così remote. Può darsi che il mondo stia infelicemente entrando in un periodo in cui, di nuovo, i vantaggi della democrazia non appariranno così ovvi com'è accaduto fra il 1950 e il 1990."
    "Bizzarra rinascita in alcuni gruppi di intellettuali di idee che i loro nonni colti avrebbero descritto come superstiziose e barbariche."
    "Quando gli uomini si trovano di fronte a qualcosa di nuovo che li coglie impreparati, si affannano a cercare le parole per dare un nome all'ignoto, anche quando non possono definirlo né comprenderlo."
    "Se l'umanità deve avere un futuro nel quale riconoscersi, non potrà averlo prolungando il passato o il presente. Se cerchiamo di costruire il terzo millennio su questa base, falliremo. E il prezzo del fallimento, vale a dire l'alternativa a una società mutata, è il buio."

    Buona lettura!

    ha scritto il 

  • 5

    Perfetto.

    E' veramente un saggio storico magistrale, come mi aspettavo ha distrutto qualsiasi nozione ricevuta durante gli studi superiori, soprattutto quando parla di nazismo e socialismo di stampo sovietico, ...continua

    E' veramente un saggio storico magistrale, come mi aspettavo ha distrutto qualsiasi nozione ricevuta durante gli studi superiori, soprattutto quando parla di nazismo e socialismo di stampo sovietico, molto spesso liquidati come movimenti 'brutti-cattivi' senza scendere nei dettagli di come e perché siano arrivati al potere. Ottima anche la visione complessiva che unisce economia, politica e società, il tutto sempre descritto in modo da essere digerito da chiunque. Il finale contiene una previsione esatta della nuova era in cui il mondo è entrata - ovvero quella delle sfide dell'immigrazione di massa, della sostenibilità dell'economia e della perdita di autorità dello Stato. 10 e lode.

    ha scritto il 

  • 5

    E' un libro secondo me illuminante per chi come il sottoscritto è vissuto per la maggior parte della seconda metà del Novecento, mi ha permesso di capire l'atmosfera della Guerra fredda in cui sono v ...continua

    E' un libro secondo me illuminante per chi come il sottoscritto è vissuto per la maggior parte della seconda metà del Novecento, mi ha permesso di capire l'atmosfera della Guerra fredda in cui sono vissuto e che ha condizionato la mia vita. Inoltre comprendere meglio i ricordi di che aveva vissuto nell'Età dela catastrofe, e il periodo di crisi e il declino culturale di cui stiamo ancora oggi influenzati. Credo sia un libro fondamentale per tutti.

    ha scritto il 

  • 0

    Bello.
    Ampio.
    Troppo ampio.
    Mi ci perdo.
    Ma io lo avevo iniziato per ritrovarmi, questo libro!

    Macche'.

    Ci vuole la costanza dello studioso, la passione dell'amatore (della Storia), il tempo per legge ...continua

    Bello.
    Ampio.
    Troppo ampio.
    Mi ci perdo.
    Ma io lo avevo iniziato per ritrovarmi, questo libro!

    Macche'.

    Ci vuole la costanza dello studioso, la passione dell'amatore (della Storia), il tempo per leggerlo.

    Tutte caratteristiche, se mai possedute, smarrite da anni ed anni.

    ha scritto il 

  • 0

    PIU' CHE UNA RECENSIONE E' UN ANEDDOTO

    All'uscita del libro vidi la presentazione che lo stesso Autore ne fece alla Fiera del Libro di Torino. Ne fui molto interessato ma fra me e me pensai:" Un libro così corposo ma non di narrativa non l ...continua

    All'uscita del libro vidi la presentazione che lo stesso Autore ne fece alla Fiera del Libro di Torino. Ne fui molto interessato ma fra me e me pensai:" Un libro così corposo ma non di narrativa non lo leggerò MAI!!!".
    Due anni dopo il professore di storia contemporanea Gibelli lo diede come testo da studiare per l'esame....

    ha scritto il 

  • 4

    la crisi dei regimi democratici è più acuta oggi, sia perché non è possibile eludere il giudizio dell'opinione pubblica, i cui orientamenti sono indagati con i sondaggi e vengono amplificati dagli onn ...continua

    la crisi dei regimi democratici è più acuta oggi, sia perché non è possibile eludere il giudizio dell'opinione pubblica, i cui orientamenti sono indagati con i sondaggi e vengono amplificati dagli onnipresenti mass media, sia perché le autorità pubbliche devono prendere molte decisioni per le quali l'opinione pubblica non offre alcun indirizzo.

    spesso alle autorità capita di dover prendere delle decisioni che possono andare incontro all'opposizione della maggioranza dell'elettorato, poiché ad ogni singolo elettore non piacciono gli effetti che ne potrebbero derivare sui suoi affari privati, anche se forse ritiene che quelle decisioni potrebbero essere desiderabili nell'ottica dell'interesse generale.

    è per questa ragione che alla fine del secolo in molti paesi democratici i politici devono giungere alla conclusione che ogni proposta di aumentare le tasse, per un qualunque scopo, significa un suicidio elettorale. le elezioni perciò diventano una gara di menzogne in materia fiscale.

    allo stesso tempo sia gli elettori che i parlamentari si trovano dinanzi a delle decisioni in materie sulle quali i non esperti - cioè sia la maggioranza sia degli elettori che degli eletti - non hanno una competenza per esprimere un'opinione.

    ha scritto il 

  • 0

    Il secolo breve è un riassunto (!!!) di quello che è stato il mondo a partire dalla prima Guerra Mondiale e la Rivoluzione d'ottobre alla caduta dell'URSS e ci racconta la storia, i personaggi e i cam ...continua

    Il secolo breve è un riassunto (!!!) di quello che è stato il mondo a partire dalla prima Guerra Mondiale e la Rivoluzione d'ottobre alla caduta dell'URSS e ci racconta la storia, i personaggi e i cambiamenti nella vita degli individui di tutto il mondo, nelle loro abitudini, nella tecnologia e nella società. Fa un po' sorridere leggere i capitoli finali, soprattutto se consideriamo come le tecnologie citate si siano evolute, ma noi parliamo col senno di poi, con gli occhi di chi ha potuto assistere a ciò che è venuto dopo. Avrebbe meritato anche l'autore di conoscere il "sequel" del suo lavoro... E noi che abbiamo la fortuna di vivere nel mondo iperconnesso di oggi (o la sfortuna, in alcuni casi), possiamo confrontarci con il racconto della battaglia sulla Marna magari, ed osservare un mondo che sembra preistorico quando in realtà è passato appena un secolo. La realtà è che i fatti qui narrati sono un'enormità, ed offrono infiniti spunti per approfondire. Cioè, per una persona discretamente curiosa, il modo di passare le serate per i prossimi trenta-quaranta anni. Mi chiedo cosa succederebbe se un testo simile fosse affrontato nelle scuole. Siamo vissuti nel secolo con la quantità maggiore di documenti scritti e con l'ausilio di immagini video e file audio. Perchè non sfruttarli?

    ha scritto il