Il segreto di Lady Audley

Di

Editore: Fazi (Le porte, 84)

3.7
(169)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 497 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese

Isbn-10: 8881124882 | Isbn-13: 9788881124886 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Chiara Vatteroni ; Postfazione: Sandra Petrignani

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Rosa

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Descrizione del libro
Uscito a puntate tra il 1861 e il 1862 sulle pagine delle riviste letterarie del tempo, riscuotendo uno straordinario successo di pubblico, il racconto è caratterizzato dal meccanismo dell'indagine a ritroso. L'eroina del romanzo, abbandonata dal marito, riesce a rifarsi una vita inventandosi una nuova identità. La ritroviamo Lucy Audley, moglie di un rispettabile gentiluomo. Ma la sua nuova sicurezza rischia di andare in pezzi quando il giovane e sfaccendato rampollo di casa, Robert Audley, incontra un vecchio compagno di scuola che non vede da anni e che si rivela essere proprio George Talboys, il precedente marito della protagonista. D'un tratto George scompare misteriosamente. Sarà l'amico Robert a intraprendere le indagini...
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  • 4

    Sensation novel molto godibile, ben scritta, con delle descrizioni incredibili di un sacco di posti che vorrei visitare (a partire dall'Essex, contea dove si erge Audley Court, la grande dimora in cui ...continua

    Sensation novel molto godibile, ben scritta, con delle descrizioni incredibili di un sacco di posti che vorrei visitare (a partire dall'Essex, contea dove si erge Audley Court, la grande dimora in cui si svolgono gran parte delle vicende) e una serie di personaggi interessanti, credibili, magnetici, sia che ci facciano appassionare alle loro vicissitudini e preoccupare per la loro sorte, sia che si facciano detestare.
    E c'è anche una buona dose di humor, che non guasta.
    Certo, la storia non fa saltare sulla sedia, o meglio, si capisce subito dove andrà a parare e questo benedetto segreto di Lady Audley è un po' un segreto di Pulcinella per noi che leggiamo. Anche se, va detto, era tutto così ovvio che sembrava troppo ovvio per essere vero. E invece era vero. (Fidarsi sempre della prima impressione.)
    Ma bisogna tenere presente innanzitutto che tra metà Ottocento e il 2016 passano centocinquant'anni di storie thriller che ci hanno reso sgamati, e poi che questi romanzi uscivano a puntate, quindi dovevano mantenere alta nel pubblico la voglia di proseguire con la lettura, e molte situazioni che possono sembrare un po' caricate o forzate vanno capite.
    D'altra parte, come fa notare la postfazione, il valore di questo libro, che lo fa spiccare nel panorama della sensation fiction dell'epoca (e nella vastissima produzione letteraria della stessa Braddon, un'autrice riscoperta dopo un secolo di oblio ma che in età vittoriana era molto quotata), è il punto di vista sul mondo di allora, raccontato con garbo, precisione e intelligente ironia.

    ha scritto il 

  • 4

    E' brava Mary Elizabeth Braddon!
    Ingegnosa e brava nell'architettare tutta la storia. E' brava anche nel far credere al lettore di aver capito tutto della trama fin dalle prime pagine.
    In parte è così ...continua

    E' brava Mary Elizabeth Braddon!
    Ingegnosa e brava nell'architettare tutta la storia. E' brava anche nel far credere al lettore di aver capito tutto della trama fin dalle prime pagine.
    In parte è così, ma non del tutto.

    ha scritto il 

  • 4

    Dietro a ogni cattiveria c'è una donna

    Il motivo per cui La Braddon sia stata ignorata per tanto tempo, e continua ad esserlo, visto che dei suoi molti romanzi uno solo è reperibile in italiano, questo è il vero mistero.
    Il mistero di lady ...continua

    Il motivo per cui La Braddon sia stata ignorata per tanto tempo, e continua ad esserlo, visto che dei suoi molti romanzi uno solo è reperibile in italiano, questo è il vero mistero.
    Il mistero di lady Audley resta tale solo per poche pagine, e non si suppone sia merito di un particolare acume del lettore svelarlo in cosi poco tempo.
    Mistero svelato eppure lettura non rovinata, anzi, nonostante l'identità di Lady Audeley sia presto chiara, l'interesse verso l'evolversi della storia aumenta.
    La Braddon è brava nel dare al suo aletr ego voce e sembianze maschili, tanto brava da rendere credibile ogni suo pensiero, persino quelli poco lusinghieri nei confronti del genere femminile.
    Robert Audley, da vero dandy indolente, si dedica per la prima volta a quello che dovrebbe essere il suo mestire, decide di cercare indizi allo scopo di creare le basi accusatorie nei confronti dell'omicida, ma lo fa con pigrizia e snervante tranquillità.
    La tensione narrativa permane per tutto il racconto pur essendovi molti punti deboli e scontati, uno su tutti l'intrusione in casa di Robert, una conseguanza decisamente scontata date le rivelazioni dell'incauto detective.
    Leggerazza che si può scusare visto il percorso evolutivo che la scrittrice fa percorrere al suo personaggio, una strada impervia che lo porterà ad abbandonare i suoi cari libri francesi e le solitarie fumate per abbracciare una vita matura e completa in piena conformità con l'epoca in cui vive.

    La personalità di Lady Audley immortalata da uno sconosciuto pittore preraffaelita piuttosto bravo nel riuscire ad intrappolarne la celata malignità, ricorda vagamente il più celebre dei quadri, anche se in questo caso la tanto temuta opera d'arte viene tenuta ben nascosta in un boudoir, celata agli occhi dell'unica persona in grado di riconoscerne il "valore".

    Nessuno se non un preraffaelita avrebbe a tal punto esagerato ogni lineamento di quel viso cesellato per dare una livida luminosità alla carnagione da bionda e una luce strana e sinistra agli intensi occhi azzurri. Nessuno se non un preraffaelita sarebbe riuscito ad imprimere a quella graziosa bocca imbronciata l'espressione dura e quasi maligna che aveva nel ritratto. [...] credo che il pittore avesse copiato tante bizzarre mostruosità medioevali da disorientare il proprio cervello, perchè la signora, in quel ritratto aveva qualcosa che ricordava l'aspetto di un demone.

    Eppure, nonostante il titolo, non è lei a predominare in queste cinquecento pagine, la sua immagine meschina e vendicativa prevalica sulla sua fisicità e così percepiamo solo la sua inquietante presenza. Ovunque vada, lo stesso Mr Audeley, non può smettre di pensare a lei e persino i due uomini, che più hanno sofferto a causa sua, non possono esimersi dal pretendere la sua incolumità al di sopra di ogni senso di giustizia terrena.

    Se le scavasse una tomba nel cimitero più vicino e ve la seppellisse viva, non potrebbe escluderla dal mondo e da ogni rapporto sociale in modo più sicuro.

    Qualsiasi cosa è preferibile alla pubblica accusa di omicidio, il buon nome della famiglia innanzitutto, e così finisce la "vita" per Lady Audley con buona pace di tutti.

    Al pari del più noto Wilkie Collins, la Braddon ci regala questo perfetto sensation novel, anche se come tutti i romanzi del suo genere, risente della pubblicazione a puntate e delle "necessità" dei lettori.
    Ma se per noi, più che per Mr Audley, risulta facile e scontato intuire che fine abbia fatto il cadavere del povero George, non altrettanto semplice è intuire quali saranno le sensazionali rivelazioni finali, ed è in questo il grande merito della scrittrice.
    Fra un viaggio in treno e uno in corriera, attraverso l'Inghilterra vittoriana, ristorati al caldo di una bella locanda o tremebondi un una pessima stamberga piena di spifferi, la Braddon ci conduce in un viaggio carico di amarezza e rimpianto, dolore atroce e straziante, come quello provato dal povero e ingenuo George, un viaggio che porterà tutti i passeggeri verso tempi migliori e luoghi di perfetta pace e tranquillità.

    In tutta la mia vita non ho mai letto una riga di poesia che per me significasse qualcosa di più di un mucchio di parole in rima, ma dalla morte di mia moglie mi sembra di somigliare a un uomo in piedi su una spiaggia bassa e lunga con delle spaventose scogliere che gli incombono alle spalle e la marea che sale lenta ma inesorabile intorno ai piedi. Sembra avvicinarsi ogni giorno di più, quella marea nera e spietata; non mi assale con grande frastuono e impeto possente, ma striscia, si arrampica furtiva, scivola verso di me, pronta a chiudersi sopra la mia testa quando meno sono pronto alla fine.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Misoginia e conformismo "sans merci" !

    L'ho apprezzato come documento di un'epoca più che come romanzo, il lettore ed il protagonista della storia sanno già tutto fin da subito , la soddisfazione e il piacere stanno nel vedere che ci si p ...continua

    L'ho apprezzato come documento di un'epoca più che come romanzo, il lettore ed il protagonista della storia sanno già tutto fin da subito , la soddisfazione e il piacere stanno nel vedere che ci si prende sempre che tutto è come si era previsto, dalla post fazione del romanzo ( ottima) si apprende che è una tecnica molto usata all'epoca ( tra l'altro ho letto da poco il testo di Eco : "Il super uomo di massa " che tratta proprio dei meccanismi del romanzo popolare e ho letto questo romanzo con piacere anche in quell'ottica ...) , quindi il meccanismo del romanzo si intuisce da subito e quindi non ci si aspetta certo da quel lato alcun che ... ci si gode l'Inghilterra dell'epoca, i vari tipi umani , le varie descrizioni dei vari tipi appartenenti alle varie classi sociali e lavorative ... gli ambienti, le magioni , i luoghi di villeggiature ... ecc... ecc...
    Quel che non mi aspettavo assolutamente è stato il totale, devastante, agghiacciante, "maschilismo" dell'autrice, non una parola buona verso il suo sesso, le donne del romanzo sono veramente bistrattate e qualsiasi atteggiamento abbiano , sono meschine e sbagliano secondo i giudizi che l'autrice per bocca del protagonista ci propina, non mi aspettavo una tale assoluta misoginia ( disprezzo per le donne) ! Anche quella che dovrebbe essere la cattiva," la belle dame sans merci " è solo una povera ragazza punzecchiata talmente da avere si reazioni forti , ma solo di rimando , la riducono ad un tale stato di esasperazione per i continui colpi infertigli che ha si reazioni forti ma , poveretta, io direi che è legittima difesa ...
    Agghiacciante che una poveraccia possa essere rinchiusa in manicomio così facilmente !
    Tutta la mia pietà va a lady Audley !
    Tutto agghiaccianteeeee!!!!
    Il protagonista maschile oltre a farsi uscire di bocca rospi e fango sul genere femminile, mostra un'omosessualità latente , infatti poi la sistemazione finale dei protagonisti direi che la conferma, non la consumerà ( forse) ma di sicuro c'è ! In una società diversa, sarebbe convissuto col suo amore maschile e avrebbe lasciato le donne in pace ...

    Come anticipato sopra la post fazione è veramente ben fatta anche se breve e da soddisfazione perché rileva gli atteggiamenti misogini , anche se non sa spiegarli ... anche perché la scrittrice è una Lady Audley anziché una Lady Talboys e quindi ???? Un compiacere la moralità dell'epoca che lei stessa infrange nella vita?
    O forse, sarebbe bello, l'autrice ha volutamente scritto un romanzo mostrando le ipocrisie e la cattiveria inflitta sotto la cappa del buonismo , proprio per avere da parte dei lettori una consapevolezza di certe storture della società, di certa moralità elastica verso quelli della propria cerchia e inflessibile verso l'altro, in questo caso l'altra , una ragazzetta che voleva solo una vita lieve ...

    Oggetto libro:
    Incollato, carta da poco, bella copertina e null'altro ... troppo costoso per i materiali scadenti con cui è fatto !

    P.S. Dickens con il suo ultimo romanzo incompiuto "Il mistero di Edwin Drood" stava andando in questa direzione di romanzo "del mistero e dell'investigazione" , chissa che belle opere avrebbe potuto darci se non fosse morto !!

    ha scritto il 

  • 4

    Il segreto di Lady Audley di Mary Elizabeth Braddon
    titolo originale: Lady Audley's Secret

    "Si estendeva in una zona prativa bassa, ricca di boschi e di pascoli, e vi si giungeva per un viale di tigli ...continua

    Il segreto di Lady Audley di Mary Elizabeth Braddon
    titolo originale: Lady Audley's Secret

    "Si estendeva in una zona prativa bassa, ricca di boschi e di pascoli, e vi si giungeva per un viale di tigli, fiancheggiato da prati su entrambi i lati. Al di sopra delle alte siepi, il bestiame osservava con curiosità chi passava, chiedendosi cosa mai potesse volere, perchè non esistevano strade di transito e, a meno che ci si recasse al Castello, non vi era motivo di trovarsi lì."

    romanzo mistery del 1862 scritto da una contemporanea inglese di Wilkie Collins e Charles Dickens; uscì a puntate sulle pagine delle riviste letterarie del tempo come ogni feuilleton che si rispetti.

    Mary Elizabeth Braddon è un'autrice prolifica (più di ottanta romanzi), ma poco tradotta (voi ne conoscete altri?) e poco pubblicizzata; sono arrivata a questo titolo grazie ad un suggerimento di Davide Nidasio a cui sono molto grata perchè è assolutamente il mio genere.

    Un librone di 500 pagine che non deve scoraggiare: la trama è appassionante, i personaggi ben caratterizzati e non manca il filino di mistero che amalgama il tutto.
    Robert Audley, giovanotto pigro e benestante, incontra casualmente un vecchio amico, George; quest'ultimo è appena tornato da un lungo viaggio intrapreso tre anni prima, per migliorare la propria situazione economica. l'unico suo desiderio è ora ritrovare la cara moglie Helen e il figlioletto, abbandonati per cercar fortuna. Ma l'uomo scopre che l'amata moglie è morta e la disperazione lo coglie. Robert cerca di rimanergli vicino e per distrarlo si fa accompagnare a trovare il vecchio zio Audley, appena risposatosi con una giovanissima donna.
    Durante la visita George scompare misteriosamente ed è a questo punto che Robert, alter ego maschile dell'autrice, comincia a maturare, prendersi cura degli altri, buttarsi alle spalle quella pigrizia mentale e indifferenza verso il prossimo che lo caratterizzava.

    L'autrice non sembra avere molta simpatia per le donne del suo secolo: servendosi del personaggio di Robert le appella come esseri spietati, perfidi, interessati e cattivi; descrive magnificamente la pazzia che colpisce l'altra protagonista del libro, una pazzia cieca, ma fredda, intelligente e astuta.
    ma anche questo, forse, può essere spiegato leggendo la biografia di Mary Elizabeth Braddon: convisse per 13 anni con l'uomo che poi sposò perchè questi era già sposato con una donna pazza ricoverata in manicomio e dovettero aspettare la sua morte per coronare il loro amore.

    Che mi è piaciuto moltissimo l'ho già detto? Buona lettura
    (in copertina: Blanzifiore di Dante Gabriel Rossetti)

    ha scritto il 

  • 3

    Un pregevole giallo

    Mi sono accostata a questo libro quasi per caso, vittima dell'incantesimo che la casa editrice Fazi sta operando su di me in questo periodo; grazie a lei ho scoperto Wilkie Collins e, quando ho letto ...continua

    Mi sono accostata a questo libro quasi per caso, vittima dell'incantesimo che la casa editrice Fazi sta operando su di me in questo periodo; grazie a lei ho scoperto Wilkie Collins e, quando ho letto sul frontespizio della copertina che la Braddon era da considerarsi una rivale di Collins in quanto a maestria nel genere, non ho avuto esitazioni ed ho acquistato il libro.
    Come spesso accade per chi ha tante aspettative, non sono stata del tutto soddisfatta della mia scoperta, stavolta. L' autrice ha di certo un buono stile di scrittura e anche una certa capacità nel tenere avvinto il lettore, però non è assolutamente all'altezza di Collins, a cui basta la sola introduzione per creare "il caso" e immergerti nella narrazione fino all'ultima pagina. Ciò che scrive raramente lo si può considerare scontato, mai banale; mentre la Braddon di descrizioni prolisse e talvolta fuori contesto ne fa parecchie.
    Non si capisce per quale motivo certi incisi a mo' di flashback vengano a trovarsi nel bel mezzo della descrizione di un evento presente, e ad un certo punto tu, lettore, temi di aver perso il filo...
    Si tratta di intermezzi brevi, è vero, ma hanno comunque la capacità di disorientare e annoiare, a mio avviso.
    Ma questa è solo una parte della mia verità; in generale, è stata una piacevole lettura, e il protagonista suscita la simpatia e l'empatia necessaria per convincerci a seguire insieme a lui l'ombra dell'amico perduto. Come molti hanno sottolineato, lo scopo non è tanto individuare "l'assassino", palese fin dall'inizio, e nemmeno il movente, altrettanto chiaro; lo stimolo principale alla lettura è costituito dalla sfida tra i due protagonisti della vicenda, ovvero Lady Audley, con tutte le sue ambiguità e macchinazioni, e il nostro detective Robert Audley, da giovane indolente a scaltro e implacabile avversario.
    C'è una breve parentesi romantica, che preferivo, tuttavia, avesse una conclusione ben diversa; e c'è un colpo di scena finale: troppo buonista, a mio avviso.
    Nelle ultime dieci pagine si cerca di chiudere tutte le parentesi di minore rilievo aperte per dire la parola "fine"; forse, proprio in questo punto, avrei gradito più dettagli.
    Insomma, potrei consigliarlo, ma non lo considero di certo un capolavoro!

    ha scritto il 

  • 3

    La Braddon si è rivelata una interessante scoperta e spero che vengano tradotti anche altri suoi romanzi. Immagino l'ansia dei lettori del tempo che aspettavano di leggere lo sviluppo della storia pun ...continua

    La Braddon si è rivelata una interessante scoperta e spero che vengano tradotti anche altri suoi romanzi. Immagino l'ansia dei lettori del tempo che aspettavano di leggere lo sviluppo della storia puntata dopo puntata. Anche se fin dall'inizio è chiaro al lettore che Lady Audley è un personaggio torbido e che nasconde più di un segreto, è lo svolgersi della storia che tiene inchiodati alle pagine, c'è un mistero, c'è ambiguità, c'è un'indagine, e molti personaggi ben caratterizzati. Fra tutti il mio preferito è stato Robert, giovane benestante e pigro, che però svela e rivela qualità notevoli fino alla fine.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    I classici ottocenteschi che possiamo solo amare.

    Lady Audley è bellissima e amata da tutti, sebbene del suo passato di istitutrice di umili origini non si sappia molto. Una strana rete di coincidenze (o meglio la Provvidenza) fanno sì che il nipote ...continua

    Lady Audley è bellissima e amata da tutti, sebbene del suo passato di istitutrice di umili origini non si sappia molto. Una strana rete di coincidenze (o meglio la Provvidenza) fanno sì che il nipote del ricco marito di Lady Audley si ritrovi, suo malgrado, a incrociare la sua strada e svelare il mistero (anzi i misteri) della vita della seducente signora...
    Pubblicato a puntate, un "giallo" come lo intendevano nell'Ottocento, in cui si capisce sin da subito che la colpevole sarà Lady Audley ma è il come e perché a tenerci attaccati alle pagine, godendo comunque di un colpo di scena finale tutt'altro che scontato.
    I personaggi sono la parte più interessante perché la Brandon, seppur all'interno di alcuni stereotipi d'epoca, riesce a regalarci delle descrizioni estremamente vive e precise: la fanciullesca diabolica di Lucy Audley, l'indolenza di Robert Audley, i sogni ad occhi aperti di George Talboys, l'angelicata Miss Talboys, il rozzo Luke Marks, l'astuta cameriera Phoebe, la cieca e viziata Alicia Audley, il vecchio e illuso Lord Audley.
    Una vera boccata d'aria fresca in questo 2016 così difficoltoso dal punto di vista delle letture. A volte tornare indietro nel tempo aiuta.

    ha scritto il 

  • 4

    Perfetto feuilleton vittoriano

    Definire questo libro un "giallo" è, forse, non del tutto giusto perché, come spesso succede in questo genere di storie, è chiaro fin da subito chi e perché, ma il punto della narrazione non è esattam ...continua

    Definire questo libro un "giallo" è, forse, non del tutto giusto perché, come spesso succede in questo genere di storie, è chiaro fin da subito chi e perché, ma il punto della narrazione non è esattamente il crimine in sé, quanto piuttosto le peripezie di chi, a vario titolo, se ne trova coinvolto; in questo caso, Robert Audley.
    Se si tiene in considerazione questo aspetto, si riesce forse ad apprezzare meglio tutta la struttura narrativa, estremamente tipica dei romanzi "a puntate" dell'epoca: descrizioni interminabili (e, ammetto, spesso mortalmente noiose, ma funzionali al senso vittoriano dell'ambientazione di una storia - era pur sempre l'epoca dei Preraffaelliti, per dirne una), dilemmi morali interiori che a noi "moderni" spesso sembrano esagerati e superflui, una società spesso squilibrata ("matrimoni tra cugini, approvati dalla famiglia, ma che davéro?"): la causa scatenante della narrazione, diciamo il fatto da raccontare, finisce quasi a fare da cornice a tutto il resto, ma il suo passare in sordina non impedisce al volume di essere comunque un'ottima lettura.

    ha scritto il 

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