Il seno

Racconti d'autore, 2

Di

Editore: Il Sole 24 Ore (I libri della domenica)

3.3
(860)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 76 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Data di pubblicazione: 

Traduttore: Silvia Stefani

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Salute, Mente e Corpo , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Il professor David Kepesh si sveglia una mattina scoprendo di aver subìto una metamorfosi: si è trasformato in un enorme seno femminile.
Costretto a letto, affronta le conseguenze della sua nuova condizione: sente e parla, ma non può vedere, e vive il suo rapporto con gli altri solo attraverso il tatto. "In assoluta umiltà io dico che certe cose sono più straordinarie di altre e che io sono una di esse".
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  • 3

    Inizialmente ho riso molto leggendo questo buffo racconto che vuole ricalcare in maniera ironica scarafaggi kafkiani e nasi gogoliani. Poi ho pensato alla vita amara di un uomo che di colpo diventa di ...continua

    Inizialmente ho riso molto leggendo questo buffo racconto che vuole ricalcare in maniera ironica scarafaggi kafkiani e nasi gogoliani. Poi ho pensato alla vita amara di un uomo che di colpo diventa di peso a tutti, che lotta contro una malattia di cui si vergogna e che fa vergognare i suoi cari: come non pensare all'eutanasia, in una situazione del genere.
    E allora ho capito che dietro alle perversioni di questo insigne professore che tanto ricorda il personaggio di "Lamento di Portnoy" - con i suoi gusti letterari raffinati controbilanciati da un appetito sessuale smodato - è nascosta tutta l'amarezza di Roth per una società malata di imbarazzo costante e condannante qualsiasi istinto carnale che ecceda la convenienza.

    ha scritto il 

  • 3

    Scherzo d’Autore

    Superato non senza difficoltà lo sconcerto iniziale, si cerca di comprendere i motivi che possono aver spinto un autore del calibro di Roth ad un tuffo senza rete nel registro grottesco-surreale, con ...continua

    Superato non senza difficoltà lo sconcerto iniziale, si cerca di comprendere i motivi che possono aver spinto un autore del calibro di Roth ad un tuffo senza rete nel registro grottesco-surreale, con evidenti richiami allo scarafaggio di Kafka o al naso di Gogol che lo stesso io-narrante (l’esimio professor David Kepesh) cita come possibili istigatori culturali al suo precipitare in un incubo esistenziale senza uguali.

    A differenza del compatto racconto di Kafka, qui il timbro espressivo varia in continuazione dal comico al filosofico, dall’invettiva alla sessualità perversa; o alla fantascienza, come quelle storie sul genere di “La mosca” in cui il protagonista vive dal di dentro e in maniera dolorosamente particolareggiata i vari stadi della sua metamorfosi e dell’irreversibile abbandono di qualunque sembianza fisica associabile all’integrità della forma umana.

    Il virtuosismo che pervade quest’opera breve, fortunatamente breve poichè esaurisce ben presto le sue potenzialità di sviluppo narrativo, si regge grazie all’abile stile di Philip Roth che riesce a spremere momenti di verità e riflessione anche da un tema così assurdo, al punto da farci quasi accettare come normale la situazione descritta, e ad inserire in un contesto inverosimile personaggi plausibili come lo psicoterapeuta o, ancora una volta!, il padre…

    In definitiva questo racconto pare quasi un capolinea nella direzione di una delle più estreme ossessioni messe sulla carta dall’autore che, a quanto so (ma mi mancano ancora alcuni tasselli per completare la lettura di tutta l’opera) Roth non ha più osato ripetere, tornando a territori più consoni al suo grande talento espressivo nell’osservare e dipingere la realtà.

    Insomma prendiamolo come una sfida burlesca, una bravata del tipo “Vuoi vedere cosa sono capace di inventare?”

    ha scritto il 

  • 5

    E' il mio primo scritto di Philip Roth che leggo, e non potevo iniziare con qualcosa di più assurdo e grottesco di questo racconto!
    Dimenticate il naso di Gogol e lo scarafaggio di Kafka, questo Seno ...continua

    E' il mio primo scritto di Philip Roth che leggo, e non potevo iniziare con qualcosa di più assurdo e grottesco di questo racconto!
    Dimenticate il naso di Gogol e lo scarafaggio di Kafka, questo Seno è la metamorfosi del nuovo millennio, della società attuale, è una riflessione sul potere del desiderio sessuale e quello altrettanto potente della letteratura.
    Il racconto è fluido e si legge tutto d'un fiato, tra ossessioni di carattere sessuale e citazioni letterarie, veniamo catapultati nel caos interiore del nostro eroe-mammella dove sembra di partecipare ad un “gioco” a momenti drammatico (ma sempre grottesco) ad altri a un “divertissement”; infatti è la parte psicologica a farla da padrona per tutto il racconto, dove l'autore tramite questa metafora/seno ci fa entrare nella psiche del protagonista dove avviene tutto il dramma.

    Geniale la parte dove il protagonista vive la trasformazione come un'allucinazione di un folle:
    “Perchè questo grosso sacco di tessuto senza cervello, desiderabile, muto, che è manipolato e non manipola, indifeso, immobile, pendulo, lì, come è lì e pende un seno? Perchè questa identificazione primitiva con l'oggetto principe della venerazione infantile? Quali appetiti insoddisfatti e turbamenti in culla, quali frammenti del mio più lontano passato si erano scontrati per far scoccare una fissazione di tanto classica semplicità?”

    ha scritto il 

  • 4

    Indecisa su cosa leggere ho afferrato questo piccolo volume dalla mia libreria e ho letto le prime righe per farmi un'idea dello stile di questo autore.
    Premetto che non ho mai letto nulla di Roth ma ...continua

    Indecisa su cosa leggere ho afferrato questo piccolo volume dalla mia libreria e ho letto le prime righe per farmi un'idea dello stile di questo autore.
    Premetto che non ho mai letto nulla di Roth ma che ero estremamente curiosa di approcciarmi a qualcuna delle sue opere.
    Devo ammettere che, inaspettatamente, ho trovato questo racconto molto interessante.
    Breve ma intenso, paradossale e grottesco, a tratti inquietante ed ironico.
    David Kepesh, docente di letteratura, si sveglia una mattina e scopre di non essere più se stesso ma di avere le sembianze di una mammella gigante.
    Non può vedere ma può sentire, comunicare e godere di un'estasi puramente tattile - sesso, non nella testa, non nel cuore, ma nell'epidermide.
    Le due più grandi ossessioni di David sono il desiderio sessuale, che prevale soprattutto all'inizio della trasformazione - questa pulsione sembra, infatti, ostacolare la presa di coscienza del protagonista - e la letteratura - per mezzo della quale tenterà di spiegare l'origine della sua nuova e mostruosa condizione.
    Le reazioni che caratterizzano l'atteggiamento di Mr Kepesh di fronte all'avvenuta trasformazione sono dapprima incredulità, successivamente sostituita da disperazione, rabbia, vergogna e paranoia.
    Egli non riesce ad accettare la nuova realtà a cui è destinato e la rifiuta rifugiandosi nell'ipotesi del sogno fino ad approdare nel porto sicuro del pazzia. Tenta in ogni modo di convincersi e di convincere gli altri di aver perso il senno per rendere più tollerabile una situazione così assurda.
    La cosa più difficile per David è continuare a comportarsi da uomo, quando uomo più non è. Perché dovrebbe essere ragionevole quando tutto intorno a lui sembra non avere più alcun senso?

    "Vedete, non è questione di fare quello che è giusto o appropriato; non è il galateo della perfetta mammella a preoccuparmi, ve lo posso assicurare. È piuttosto fare ciò che devo per continuare a essere io. Perché se non io, chi? O che cosa? O continuo a essere me stesso, o impazzisco – e poi muoio. E sembra proprio che non abbia voglia di morire; sorprende anche me, però continua a essere così."

    Kepesh non riesce a giustificare in alcun modo questo evento impossibile.
    Che si tratti di un'allucinazione scaturita dal potere esercitato da Kafka, Gogol e Swift?
    Potrebbe essere stata la narrativa a cui si è dedicato con tanta passione a fargli questo brutto scherzo?
    Egli arriva addirittura a considerare la propria condizione fisica la sua grande opera d'arte.
    Se la grandezza degli autori sopra citati aveva permesso loro di immaginare l'incredibile, lui l'aveva realizzato.

    "Dopotutto quale artista è più grande, quello che immagina la trasformazione meravigliosa o quello che meravigliosamente trasforma se stesso?"

    L'accettazione della sua nuova condizione è un processo lento e che si protrae nel tempo.
    Probabilmente, la causa di quanto è accaduto risiede nel non essere stato in grado di godere della propria felicità e del proprio successo perché ritenuti immeritati e ingiusti, o nel non essere mai stato realmente soddisfatto della propria vita.
    Il racconto si conclude con un riferimento alla poesia di Rilke "Torso arcaico di Apollo" che racchiude il significato più profondo dell'opera di Roth.
    La statua non è completa (non ha capo, non ha gambe, non ha braccia) eppure riesce ad abbagliare chi la guarda. Per vedere la reale bellezza è necessario soffermasi non su ciò che manca ma su ciò che è effettivamente presente. Cogliere l'essenza di ciò che si ha davanti. Questo ragionamento, a mio avviso, può essere applicato non soltanto ad una condizione fisica ma anche mentale e morale.

    Ritengo che questo sia uno di quei libri da dover rileggere più volte per arrivare ad un'adeguata comprensione. In poche pagine c'è davvero tanto materiale su cui riflettere!

    ha scritto il 

  • 5

    Restare incollati a una tetta narcisa

    E’ un testo ai limiti del grottesco, paradossale, eppure geniale. Roth riprende quanto già narrato da Kafka, Gogol’ e Swift, scegliendo di far trasformare il protagonista, il professor Kepesh, in un g ...continua

    E’ un testo ai limiti del grottesco, paradossale, eppure geniale. Roth riprende quanto già narrato da Kafka, Gogol’ e Swift, scegliendo di far trasformare il protagonista, il professor Kepesh, in un grosso seno. Grazie a questa invenzione Philip Roth attraversa aspetti della mente e della società che rendono il racconto un punto di partenza per approfondimenti e discussioni.

    Continua a leggere qui: http://giovannigarufibozza.it/blog/2015/10/06/come-restare-incollati-a-una-tetta-narcisa-il-seno-di-philip-roth/

    ha scritto il 

  • 3

    In determinate circostanze la follia può essere una consolazione piuttosto che affrontare la realtà!
    Si avverte il gusto di un gioco letterario che Roth si concede omaggiando così Kafka e Gogol.
    Non a ...continua

    In determinate circostanze la follia può essere una consolazione piuttosto che affrontare la realtà!
    Si avverte il gusto di un gioco letterario che Roth si concede omaggiando così Kafka e Gogol.
    Non allo stesso livello di tanti suoi romanzi si legge però con piacere e inquietudine, di Roth apprezzo sempre il senso dell'umorismo.

    ha scritto il 

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