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Il senso del dolore

L'inverno del commissario Ricciardi

Di

Editore: Fandango

3.9
(1374)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 247 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco

Isbn-10: 8860440734 | Isbn-13: 9788860440730 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Napoli, 1931. Marzo sta per finire, ma della primavera ancora nessuna traccia.
La città è scossa dal vento gelido e da una notizia: il grande tenore Arnaldo Vezzi – voce sublime, artista di fama mondiale, amico del Duce – viene trovato cadavere nel suo camerino al Real Teatro di San Carlo prima della rappresentazione di Pagliacci. La gola squarciata da un frammento acuminato dello specchio andato in pezzi.

A risolvere il caso è chiamato il commissario Luigi Alfredo Ricciardi, in forza alla Squadra Mobile della Regia Questura di Napoli. Investigatore anomalo, mal sopportato dai superiori per la sua insofferenza agli ordini ed evitato dai sottoposti per il carattere introverso, Ricciardi coltiva nell’animo tormentato un segreto inconfessabile: fin da bambino vede i morti nel loro ultimo attimo di vita e ne sente il dolore del distacco.

Mentre i giorni passano e il vicequestore incalza, timoroso dell’impazienza del regime che da Roma chiede chiarezza ed esige che i colpevoli siano consegnati alla giustizia, la città freme sotto un alone cupo e livido, il risentimento cova nei vicoli e nei bassi, i raggi del sole illuminano a squarci le facciate degli antichi palazzi. Attento alle esigenze dei più deboli, il commissario segue il suo senso di giustizia per dare un nome all’assassino. Cominciano con l’inverno le stagioni di Ricciardi: il cammino al confine tra due mondi di un uomo condannato a guardare e amare da una finestra, interprete del disagio di un luogo sospeso tra luce e ombra.
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  • 3

    De Giovanni questa volta ci scrive un giallo secco, senza fronzoli, fin troppo scarno nonostante l'ambientazione possa essere quantomai coreografica. La differenza con le altre storie del Commissario Ricciardi è notevole, pochi personaggi sviluppati, nessuna sotto trama che si intrecci con la tra ...continua

    De Giovanni questa volta ci scrive un giallo secco, senza fronzoli, fin troppo scarno nonostante l'ambientazione possa essere quantomai coreografica. La differenza con le altre storie del Commissario Ricciardi è notevole, pochi personaggi sviluppati, nessuna sotto trama che si intrecci con la trama principale. È come se a fronte di un romanzo che costituisce una sorta di pietra miliare nell'epica del suo investigatore de Giovanni punti solo all'essenziale, anche nella prosa che si fa meno lirica, meno descrittiva, e il suo stile ne risente lasciando il suo lettore affezionato perplesso di fronte a un libro che in qualche modo doveva essere scritto ma che tutto sommato forse non voleva essere scritto

    ha scritto il 

  • 4

    Finalmente mi sono decisa a leggere un giallista italiano, e sono felice di aver scelto De Giovanni. Bellissima l'ambientazione d'epoca nella mia città, Napoli, affascinanti i personaggi e in special modo Ricciardi. Stile pulito, raffinato, sensibile.
    Sicuramente leggerò presto anche le suc ...continua

    Finalmente mi sono decisa a leggere un giallista italiano, e sono felice di aver scelto De Giovanni. Bellissima l'ambientazione d'epoca nella mia città, Napoli, affascinanti i personaggi e in special modo Ricciardi. Stile pulito, raffinato, sensibile.
    Sicuramente leggerò presto anche le successive stagioni del commissario triste :)

    ha scritto il 

  • 4

    La verità non è quella che sembra, a volte. Anzi, non lo è quasi mai. È un po' come la strana luce di questi lampioni, vedi...illumina una volta qua, una vilta là. Mai tutto insieme. Allora ci si deve immaginare quello che non si vede. Lo si deve intuire da una parola detta o non detta, un'orma, ...continua

    La verità non è quella che sembra, a volte. Anzi, non lo è quasi mai. È un po' come la strana luce di questi lampioni, vedi...illumina una volta qua, una vilta là. Mai tutto insieme. Allora ci si deve immaginare quello che non si vede. Lo si deve intuire da una parola detta o non detta, un'orma, un'impronta. Una nota, a volte...

    E il commissario Ricciardi, con quei suoi occhi verdi, quasi trasparenti...riesce a vedere quello che non è illuminato e spesso riamane invisibile agli occhi degli altri...

    ha scritto il 

  • 4

    Bel libro e buona anche l'idea di ambientarlo a Napoli nel 1931. Ho avuto però la sensazione che non vi sia una ricostruzione storica fedelissima, a parte le visioni preveggenti il commissario parla e ragiona in modo scientifico come se fosse ai giorni nostri, ad un certo punto sembra pure che s ...continua

    Bel libro e buona anche l'idea di ambientarlo a Napoli nel 1931. Ho avuto però la sensazione che non vi sia una ricostruzione storica fedelissima, a parte le visioni preveggenti il commissario parla e ragiona in modo scientifico come se fosse ai giorni nostri, ad un certo punto sembra pure che si voglia fare le analisi del contenuto sotto le unghie della vittima, cosa che temo nel 1930 fosse di poca utilità, ogni tanto qui e lì alcune cose non sembrano tornare, ho l'impressione che in un punto si sia scritto facendo riferimento a origini siciliane di questo commissaio Ricciardi quando poi in realtà si dichiara di essere di origini cilentane, non ho avuto voglia di recuperare la pagina di riferimento rileggendo tutto il libro, ma ricordo bene che l'impressione di questa falsa attribuzione c'è stata, forse era un riferimento ad altro (?).
    Per il resto la storia prende e risulta più che buono come libro d'intrattenimento (espressione che non è usata in modo sminutivo).

    ha scritto il 

  • 4

    Che piacevolissima sorpresa questo libro!
    Bella storia, personaggi approfonditi,ottima ambientazione.
    La parte in cui Ricciardi guarda alla finestra la ragazza di fronte che ricama mi ha emozionato, riportandomi alla mia adolescenza quando anch'io guardavo il ragazzetto che mi piaceva ...continua

    Che piacevolissima sorpresa questo libro!
    Bella storia, personaggi approfonditi,ottima ambientazione.
    La parte in cui Ricciardi guarda alla finestra la ragazza di fronte che ricama mi ha emozionato, riportandomi alla mia adolescenza quando anch'io guardavo il ragazzetto che mi piaceva all'epoca e non avevo il coraggio di rivolgergli la parola...
    Bravo De Giovanni!

    ha scritto il 

  • 0

    In Ottobre avevo iniziato "Il senso del dolore" di De Giovanni ma l'ho abbandonato anche se ero arrivata a metà ed erano solo 80 pagine. Che noia questo Commissario Ricciardi veramente.....e poi non mi piace come scrive De Giovanni lo trovo poco chiaro, mischia descrizioni di scene reali alle vis ...continua

    In Ottobre avevo iniziato "Il senso del dolore" di De Giovanni ma l'ho abbandonato anche se ero arrivata a metà ed erano solo 80 pagine. Che noia questo Commissario Ricciardi veramente.....e poi non mi piace come scrive De Giovanni lo trovo poco chiaro, mischia descrizioni di scene reali alle visioni di Ricciardi senza appunto chiarire che le seconde sono cose che vede solo il Commissario, è il lettore che lo deve intuire...

    ha scritto il 

  • 2

    Si legge ma qualcosa non torna

    Primo libro di De Giovanni. Beh, diciamo che si legge fino in fondo ma senza grandi entusiasmi. I personaggi sono indovinati ma non coinvolgenti, tratteggiati in modo un pò ripetitivo e talmente esplicito da togliere al lettore ogni sforzo di immaginazione, la componente emotiva non viene attivat ...continua

    Primo libro di De Giovanni. Beh, diciamo che si legge fino in fondo ma senza grandi entusiasmi. I personaggi sono indovinati ma non coinvolgenti, tratteggiati in modo un pò ripetitivo e talmente esplicito da togliere al lettore ogni sforzo di immaginazione, la componente emotiva non viene attivata, almeno la mia. Il personaggio principale ad esempio è potenzialmente un personaggio esplosivo ma alla fine non lo senti vivo, non gli vuoi bene, non "prende" nemmeno un pò.
    Bella l'ambientazione in una Napoli che conosco bene e amo tanto ma, anche qui, Napoli con tutti i suoi contrasti è una città che ingenera passioni forti, nel bene e nel male, mentre leggendo questo libro sono rimasta freddamente interessata. Non mi convince questa scrittura così "ordinata" per contesti e personaggi così inquieti.

    ha scritto il 

  • 4

    RICCIARDI vs ARRIGONI: 1 -1

    Da amante del giallo italiano quale sono, ho incontrato diversi personaggi, commissari, ispettori, vice ispettori nel mio percorso. Ultimo: Ricciardi, creatura di Maurizio De Giovanni, affascinante commissario in una Napoli fascista, personaggio cupo, malinconico, introverso e misterioso. Affasci ...continua

    Da amante del giallo italiano quale sono, ho incontrato diversi personaggi, commissari, ispettori, vice ispettori nel mio percorso. Ultimo: Ricciardi, creatura di Maurizio De Giovanni, affascinante commissario in una Napoli fascista, personaggio cupo, malinconico, introverso e misterioso. Affascinante perchè, nella sua cupezza, ti prende, ti conduce per mano nel proprio sordo dolore, che lo scava, lo avvilisce, lo nobilita insieme. Un uomo scomodo, scostante e urticante, ma profondamente attraente, Infatti, pur amato in silenzio da più donne, non riesce ad uscire dalla propria solitudine e vi si rigira, compiaciuto della propria malinconia, con unica concessione all'anziana "tata" cui permette di accudirlo. Un uomo dal segreto dono di vedere i morti, nel loro ultimo attimo di dipartita dalla vita, e grazie ai quali intuisce le soluzioni - ancorchè talvolta prendendone abbagli - di delitti e tragedie.
    L'opposto di Arrigoni, milanese degli anni '50, nato dalla penna di Crapanzano, personaggio bonario, sereno, amato e stimato, con una solida famiglia e un contorno di colleghi in perenne adorazione delle sue intuizioni, prettamente concrete e sagaci. Il primo vive in una Napoli ventosa e frustata da veti e divieti di epoca mussoliniana, il secondo in una Milano in pieno dopoguerra, in volonterosa espansione, in ottimistico boom.
    Mi è piaciuto tuttavia accostarli in un giudizio globalmente molto positivo, perchè entrambi gli autori riescono a condurti nelle loro indagini con grande maestria e tenendoti in sospeso fino al termine, e ti pare quasi di conoscerli, alla fine, ammirandoli e, perfino, quasi amandoli nei loro difetti e nelle loro debolezze. Due bei personaggi, che merita conoscere a fondo nei diversi libri cui appartengono.

    ha scritto il 

  • 3

    "No, non lo conosci [il dolore], pensava Ricciardi.
    Conosci le pieghe e i lamenti. Ma il dolore no: quello viene dopo e ammorba l'aria che respiri. Lascia come un tanfo dolciastro che ti rimane nel naso. La putrefazione dell'anima."

    ha scritto il 

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