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Il senso del dolore

L'inverno del commissario Ricciardi

Di

Editore: Fandango

3.9
(1408)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 247 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco

Isbn-10: 8860440734 | Isbn-13: 9788860440730 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Napoli, 1931. Marzo sta per finire, ma della primavera ancora nessuna traccia.
La città è scossa dal vento gelido e da una notizia: il grande tenore Arnaldo Vezzi – voce sublime, artista di fama mondiale, amico del Duce – viene trovato cadavere nel suo camerino al Real Teatro di San Carlo prima della rappresentazione di Pagliacci. La gola squarciata da un frammento acuminato dello specchio andato in pezzi.

A risolvere il caso è chiamato il commissario Luigi Alfredo Ricciardi, in forza alla Squadra Mobile della Regia Questura di Napoli. Investigatore anomalo, mal sopportato dai superiori per la sua insofferenza agli ordini ed evitato dai sottoposti per il carattere introverso, Ricciardi coltiva nell’animo tormentato un segreto inconfessabile: fin da bambino vede i morti nel loro ultimo attimo di vita e ne sente il dolore del distacco.

Mentre i giorni passano e il vicequestore incalza, timoroso dell’impazienza del regime che da Roma chiede chiarezza ed esige che i colpevoli siano consegnati alla giustizia, la città freme sotto un alone cupo e livido, il risentimento cova nei vicoli e nei bassi, i raggi del sole illuminano a squarci le facciate degli antichi palazzi. Attento alle esigenze dei più deboli, il commissario segue il suo senso di giustizia per dare un nome all’assassino. Cominciano con l’inverno le stagioni di Ricciardi: il cammino al confine tra due mondi di un uomo condannato a guardare e amare da una finestra, interprete del disagio di un luogo sospeso tra luce e ombra.
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  • 2

    Non so… qualcosa non mi ha convinto… Forse è l’ambientazione un po datata, forse sono gli accostamenti troppo scontati…Napoli, povertà, dolore, solidarietà, ambizione, disprezzo, rivalsa… Onestamente, ...continua

    Non so… qualcosa non mi ha convinto… Forse è l’ambientazione un po datata, forse sono gli accostamenti troppo scontati…Napoli, povertà, dolore, solidarietà, ambizione, disprezzo, rivalsa… Onestamente, mi è sembrata una storia un po scontata e facile da costruire e da scrivere. Proverò comunque a leggerne altri.

    ha scritto il 

  • 3

    Il mio giudizio resta un po' in sospeso, in attesa della lettura dei prossimi episodi. Mi è piaciuto, ma con moderato entusiasmo. Forse è l'ambientazione retrò che mi coinvolge poco.

    ha scritto il 

  • 4

    Il commissario Ricciardi - ep. 1

    Francamente ero scettica all'idea di affrontare un nuovo personaggio "seriale", ma alla fine mi sono lasciata convincere. E ho fatto bene.
    Siamo nella Napoli dei primi anni Trenta, periodo fascista. R ...continua

    Francamente ero scettica all'idea di affrontare un nuovo personaggio "seriale", ma alla fine mi sono lasciata convincere. E ho fatto bene.
    Siamo nella Napoli dei primi anni Trenta, periodo fascista. Ricciardi è un commissario di polizia ombroso, schivo e riservato: possiede l'oscuro dono di vedere le persone un attimo prima del loro trapasso, quando sono sospese in quel limbo che non è più vita ma che non è ancora morte, quando cercano di rimanere disperatamente attaccate all'ultimo respiro.
    In questo primo episodio, Ricciardi si trova a indagare sulla morte violenta di un famoso cantante lirico, pieno di oscuri segreti.
    Bello, decisamente mi è piaciuto.

    ha scritto il 

  • 3

    De Giovanni questa volta ci scrive un giallo secco, senza fronzoli, fin troppo scarno nonostante l'ambientazione possa essere quantomai coreografica. La differenza con le altre storie del Commissario ...continua

    De Giovanni questa volta ci scrive un giallo secco, senza fronzoli, fin troppo scarno nonostante l'ambientazione possa essere quantomai coreografica. La differenza con le altre storie del Commissario Ricciardi è notevole, pochi personaggi sviluppati, nessuna sotto trama che si intrecci con la trama principale. È come se a fronte di un romanzo che costituisce una sorta di pietra miliare nell'epica del suo investigatore de Giovanni punti solo all'essenziale, anche nella prosa che si fa meno lirica, meno descrittiva, e il suo stile ne risente lasciando il suo lettore affezionato perplesso di fronte a un libro che in qualche modo doveva essere scritto ma che tutto sommato forse non voleva essere scritto

    ha scritto il 

  • 4

    Finalmente mi sono decisa a leggere un giallista italiano, e sono felice di aver scelto De Giovanni. Bellissima l'ambientazione d'epoca nella mia città, Napoli, affascinanti i personaggi e in special ...continua

    Finalmente mi sono decisa a leggere un giallista italiano, e sono felice di aver scelto De Giovanni. Bellissima l'ambientazione d'epoca nella mia città, Napoli, affascinanti i personaggi e in special modo Ricciardi. Stile pulito, raffinato, sensibile.
    Sicuramente leggerò presto anche le successive stagioni del commissario triste :)

    ha scritto il 

  • 4

    La verità non è quella che sembra, a volte. Anzi, non lo è quasi mai. È un po' come la strana luce di questi lampioni, vedi...illumina una volta qua, una vilta là. Mai tutto insieme. Allora ci si deve ...continua

    La verità non è quella che sembra, a volte. Anzi, non lo è quasi mai. È un po' come la strana luce di questi lampioni, vedi...illumina una volta qua, una vilta là. Mai tutto insieme. Allora ci si deve immaginare quello che non si vede. Lo si deve intuire da una parola detta o non detta, un'orma, un'impronta. Una nota, a volte...

    E il commissario Ricciardi, con quei suoi occhi verdi, quasi trasparenti...riesce a vedere quello che non è illuminato e spesso riamane invisibile agli occhi degli altri...

    ha scritto il 

  • 4

    Bel libro e buona anche l'idea di ambientarlo a Napoli nel 1931. Ho avuto però la sensazione che non vi sia una ricostruzione storica fedelissima, a parte le visioni preveggenti il commissario parla ...continua

    Bel libro e buona anche l'idea di ambientarlo a Napoli nel 1931. Ho avuto però la sensazione che non vi sia una ricostruzione storica fedelissima, a parte le visioni preveggenti il commissario parla e ragiona in modo scientifico come se fosse ai giorni nostri, ad un certo punto sembra pure che si voglia fare le analisi del contenuto sotto le unghie della vittima, cosa che temo nel 1930 fosse di poca utilità, ogni tanto qui e lì alcune cose non sembrano tornare, ho l'impressione che in un punto si sia scritto facendo riferimento a origini siciliane di questo commissaio Ricciardi quando poi in realtà si dichiara di essere di origini cilentane, non ho avuto voglia di recuperare la pagina di riferimento rileggendo tutto il libro, ma ricordo bene che l'impressione di questa falsa attribuzione c'è stata, forse era un riferimento ad altro (?).
    Per il resto la storia prende e risulta più che buono come libro d'intrattenimento (espressione che non è usata in modo sminutivo).

    ha scritto il 

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