Il senso del dolore

L'inverno del commissario Ricciardi

Di

Editore: Fandango

3.9
(1852)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 247 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Catalano , Spagnolo , Francese

Isbn-10: 8860440734 | Isbn-13: 9788860440730 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Napoli, 1931. Marzo sta per finire, ma della primavera ancora nessuna traccia.
La città è scossa dal vento gelido e da una notizia: il grande tenore Arnaldo Vezzi – voce sublime, artista di fama mondiale, amico del Duce – viene trovato cadavere nel suo camerino al Real Teatro di San Carlo prima della rappresentazione di Pagliacci. La gola squarciata da un frammento acuminato dello specchio andato in pezzi.

A risolvere il caso è chiamato il commissario Luigi Alfredo Ricciardi, in forza alla Squadra Mobile della Regia Questura di Napoli. Investigatore anomalo, mal sopportato dai superiori per la sua insofferenza agli ordini ed evitato dai sottoposti per il carattere introverso, Ricciardi coltiva nell’animo tormentato un segreto inconfessabile: fin da bambino vede i morti nel loro ultimo attimo di vita e ne sente il dolore del distacco.

Mentre i giorni passano e il vicequestore incalza, timoroso dell’impazienza del regime che da Roma chiede chiarezza ed esige che i colpevoli siano consegnati alla giustizia, la città freme sotto un alone cupo e livido, il risentimento cova nei vicoli e nei bassi, i raggi del sole illuminano a squarci le facciate degli antichi palazzi. Attento alle esigenze dei più deboli, il commissario segue il suo senso di giustizia per dare un nome all’assassino. Cominciano con l’inverno le stagioni di Ricciardi: il cammino al confine tra due mondi di un uomo condannato a guardare e amare da una finestra, interprete del disagio di un luogo sospeso tra luce e ombra.
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  • 5

    un firmamento per il caro commissario

    come da titolo, il commissario Ricciardi si merita a mio parere un firmamento di stelle..al di là della storia, scritta benissimo, coinvolgente ed efficace, De Giovanni è stato molto bravo a creare un ...continua

    come da titolo, il commissario Ricciardi si merita a mio parere un firmamento di stelle..al di là della storia, scritta benissimo, coinvolgente ed efficace, De Giovanni è stato molto bravo a creare un personaggio che non può non entrarti nel cuore, e non è da tutti...i lettori assidui si imbattono di continuo in personaggi letterari che suscitano i più disparati sentimenti: irritazione, empatia, antipatia, compassione...beh, il caro Luigi Alfredo è il primo uomo immaginario, inventato quindi, del quale mi sono infatuata!saranno le origini cilentane che ci accomunano, sarà la pietà per il suo terribile dono, i suoi occhi verdi, i suoi silenzi e la sua intelligenza, fatto sta che mentre leggevo lo vedevo materializzarsi dinanzi a me, mi vedevo accompagnarlo nei quartieri malfamati di Napoli, tra le anime dei morti che urlavano giustizia, io, il commissario e Maione, naturalmente! altro grande merito di De Giovanni: farci conoscere una Napoli degli anni 30, con le sue ataviche contraddizioni e con i suoi luoghi suggestivi, che porterò sempre nel cuore

    ha scritto il 

  • 4

    Finalmente Ricciardi. Ce ne ho messo di tempo... non mi ha deluso. Il De Giovanni che ho conosciuto con i Bastardi: ottima caratterizzazione dei personaggi, descrizioni buone e mai noiose, narrazione ...continua

    Finalmente Ricciardi. Ce ne ho messo di tempo... non mi ha deluso. Il De Giovanni che ho conosciuto con i Bastardi: ottima caratterizzazione dei personaggi, descrizioni buone e mai noiose, narrazione fluida e a tratti poetica, come suo solito. Uniche pecche il giallo non così impegnativo e la "facile" risoluzione del caso. Comunque mi sono immerso nella Napoli del 31. Proseguirò sicuramente con la serie.

    ha scritto il 

  • 4

    Va bene anche letto per ultimo?

    In realtà la serie del commissario Ricciardi ha dei libri che per logica andrebbero letti in una certa sequenza... io nonostante un autorevole e competente suggerimento ho fatto un po' di confusione e ...continua

    In realtà la serie del commissario Ricciardi ha dei libri che per logica andrebbero letti in una certa sequenza... io nonostante un autorevole e competente suggerimento ho fatto un po' di confusione e ho letto questo come ultimo libro. Bene lo stesso... cambia la prospettiva ma l'aspetto è comunque molto piacevole. Buona lettura a tutti coloro che vorranno farsi tenere compagnia per periodo dal commissario Ricciardi e la sua compagnia: un po' gialla, molto problematica e molto umana

    ha scritto il 

  • 5

    Adoro questo personaggio

    Questo è il secondo libro che leggo il cui protagonista è il commissario Ricciardi. In ordine temporale sarebbe dovuto essere il primo. Ebbene, ne sono innamorata pazza. De Giovanni scrive benissimo, ...continua

    Questo è il secondo libro che leggo il cui protagonista è il commissario Ricciardi. In ordine temporale sarebbe dovuto essere il primo. Ebbene, ne sono innamorata pazza. De Giovanni scrive benissimo, ti cattura, e le atmosfere che crea con maestria sono perfette: un poliziotto come lui in una Napoli anni '30... Più che un giallo quindi direi che è quasi un noir, ma più sfumato. C'è tristezza, malinconia, ma anche un filo di speranza nei sentimenti positivi appena accennati e che sono trattati con grande delicatezza. Leggetelo.

    ha scritto il 

  • 4

    "Uno sbirro intelligente e onesto : cosa rara e pericolosa."

    Solo poche settimane dopo aver letto un altro bel "noir" ambientato in un teatro ("Delitto alla Scala") ho fatto conoscenza col commissario Ricciardi intento ad indagare sulla morte di un famosissimo ...continua

    Solo poche settimane dopo aver letto un altro bel "noir" ambientato in un teatro ("Delitto alla Scala") ho fatto conoscenza col commissario Ricciardi intento ad indagare sulla morte di un famosissimo quanto odiosissimo tenore ritrovato sgozzato nel suo stesso camerino del Teatro S.Carlo.
    E devo dire che l'incontro è stato pienamente soddisfacente perché la storia è ben costruita , tutti i personaggi sono ottimamente caratterizzati e pazienza se , oltre ad un finale "politicamente scorretto" , non mancano neppure assonanze con altri "colleghi" che hanno fatto la fortuna di rinomati autori dello stesso genere poliziesco .
    Ma il personaggio di Luigi Alfredo Ricciardi creato dalla fantasia di Maurizio De Giovanni , scrittore recentemente portato alla ribalta da una fortunata serie televisiva, al di là del magnetismo emanato dai suoi occhi verdi presenta un tratto che lo rende diversissimo dagli altri appena sopra menzionati. Infatti , a parte le sue nobili origini (Barone di Malomonte) che gli avrebbero consentito una vita di tutt'altro genere , sino dalla sua infanzia segnata dalla perdita di entrambi i genitori egli vive accompagnato da "Il Fatto" , una particolare percezione del dolore che gli fa cogliere le sensazioni di persone nell'attimo appena prima del trapasso , di sentire "l'ultimo pezzo della vita " .
    Insomma un buon romanzo sullo sfondo di una Napoli umorale e sanguigna nell'era fascista , espresso con uno stile sobrio ed asciutto del tutto in linea col carattere del protagonista , per una lettura che si mantiene interessante e vibrante dalla prima all'ultima pagina.
    E credo proprio che questo primo libro segnerà l'inizio di un mio nuovo idillio letterario.

    ha scritto il 

  • 3

    E' vero: nel romanzo ci sono dei luoghi comuni tipici della letteratura di genere, compresa la onnipresente "perpetua" che si occupa del commissario di turno. Il "Senso del dolore" però ha qualcosa ch ...continua

    E' vero: nel romanzo ci sono dei luoghi comuni tipici della letteratura di genere, compresa la onnipresente "perpetua" che si occupa del commissario di turno. Il "Senso del dolore" però ha qualcosa che manca tra i suoi simili: la capacità di creare un'ambientazione molto suggestiva. Il modo in cui è raccontato il rapporto tra il Commissario Ricciardi, il suo costante sporgersi sul precipizio del dolore e la Napoli in piena era fascista rende questo romanzo insolito tra i soliti. Consigliato.

    ha scritto il 

  • 4

    Adoro il commissario Luigi Alfredo Ricciardi, un personaggio veramente riuscito. Burbero, a prima vista freddo e invece cosi' sensibile da sentire il dolore delle persone al primo sguardo. Merito dell ...continua

    Adoro il commissario Luigi Alfredo Ricciardi, un personaggio veramente riuscito. Burbero, a prima vista freddo e invece cosi' sensibile da sentire il dolore delle persone al primo sguardo. Merito della sua condanna, il Fatto, questa strana e inconfessabile capacità di vedere i morti di morte violenta nei luoghi in cui il fatto è avvenuto? Certamente, ma anche delle prove a cui la vita l'ha sottoposto, che in questo iniziale romanzo vengono descritte nelle prime pagine del libro. E veniamo a questa prima storia. Inverno non è, a dispetto del titolo: siamo a marzo, ma il clima è stranamente rigido per la città di Napoli. E' il 1931, piena epoca fascista, e Ricciardi ha 31 anni. Si consuma un delitto nel mondo del teatro lirico e Ricciardi è il commissario che deve trovare l'assassino. E come sempre, ci si butta a capofitto. Ma ogni sera, dopo aver consumato velocemente il pasto preparato dalla settantenne brontolona e dolce tata Rosa, ha un appuntamento con la finestra e con la dolce ricamatrice Enrica, che, innamorato senza quasi confessarlo nemmeno a se stesso, guarda di lontano, ricambiato nel sentimento e nella timidezza.
    Sullo sfondo, meravigliosamente descritta la Napoli e l'Italia fascista delle mille contraddizioni.

    ha scritto il 

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