Il senso del dolore

L'inverno del commissario Ricciardi

Di

Editore: Fandango (Fandango Tascabili, 25)

3.9
(1813)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 247 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Catalano , Spagnolo , Francese

Isbn-10: 8860442370 | Isbn-13: 9788860442376 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Napoli, 1931. Marzo sta per finire, ma della primavera ancora nessuna traccia. La città è scossa dal vento gelido e da una notizia: il grande tenore Arnaldo Vezzi – voce sublime, artista di fama mondiale, amico del Duce – viene trovato cadavere nel suo camerino al Real Teatro di San Carlo prima della rappresentazione di Pagliacci. La gola squarciata da un frammento acuminato dello specchio andato in pezzi.
A risolvere il caso è chiamato il commissario Luigi Alfredo Ricciardi, in forza alla Squadra Mobile della Regia Questura di Napoli. Investigatore anomalo, mal sopportato dai superiori per la sua insofferenza agli ordini ed evitato dai sottoposti per il carattere introverso, Ricciardi coltiva nell’animo tormentato un segreto inconfessabile: fin da bambino vede i morti nel loro ultimo attimo di vita e ne sente il dolore del distacco.
Cominciano con l’inverno le stagioni di Ricciardi: il cammino al confine tra due mondi di un uomo condannato a guardare e amare da una finestra, interprete del disagio di un luogo sospeso tra luce e ombra.
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  • 4

    E' vero: nel romanzo ci sono dei luoghi comuni tipici della letteratura di genere, compresa la onnipresente "perpetua" che si occupa del commissario di turno. Il "Senso del dolore" però ha qualcosa ch ...continua

    E' vero: nel romanzo ci sono dei luoghi comuni tipici della letteratura di genere, compresa la onnipresente "perpetua" che si occupa del commissario di turno. Il "Senso del dolore" però ha qualcosa che manca tra i suoi simili: la capacità di creare un'ambientazione degna di questo nome. Il modo in cui è raccontato il rapporto tra il Commissario Ricciardi, il suo costante sporgersi sul precipizio del dolore e la Napoli in piena era fascista rende questo romanzo insolito tra i soliti. Consigliato.

    ha scritto il 

  • 4

    Adoro il commissario Luigi Alfredo Ricciardi, un personaggio veramente riuscito. Burbero, a prima vista freddo e invece cosi' sensibile da sentire il dolore delle persone al primo sguardo. Merito dell ...continua

    Adoro il commissario Luigi Alfredo Ricciardi, un personaggio veramente riuscito. Burbero, a prima vista freddo e invece cosi' sensibile da sentire il dolore delle persone al primo sguardo. Merito della sua condanna, il Fatto, questa strana e inconfessabile capacità di vedere i morti di morte violenta nei luoghi in cui il fatto è avvenuto? Certamente, ma anche delle prove a cui la vita l'ha sottoposto, che in questo iniziale romanzo vengono descritte nelle prime pagine del libro. E veniamo a questa prima storia. Inverno non è, a dispetto del titolo: siamo a marzo, ma il clima è stranamente rigido per la città di Napoli. E' il 1931, piena epoca fascista, e Ricciardi ha 31 anni. Si consuma un delitto nel mondo del teatro lirico e Ricciardi è il commissario che deve trovare l'assassino. E come sempre, ci si butta a capofitto. Ma ogni sera, dopo aver consumato velocemente il pasto preparato dalla settantenne brontolona e dolce tata Rosa, ha un appuntamento con la finestra e con la dolce ricamatrice Enrica, che, innamorato senza quasi confessarlo nemmeno a se stesso, guarda di lontano, ricambiato nel sentimento e nella timidezza.
    Sullo sfondo, meravigliosamente descritta la Napoli e l'Italia fascista delle mille contraddizioni.

    ha scritto il 

  • 5

    Eccezionale

    De Giovanni è un genio, riesce a creare dei personaggi meravigliosi; il lettore dalla prima all'ultima pagina si sente parte integrante della storia, inoltre riesce a far affezionare ai personaggi, pe ...continua

    De Giovanni è un genio, riesce a creare dei personaggi meravigliosi; il lettore dalla prima all'ultima pagina si sente parte integrante della storia, inoltre riesce a far affezionare ai personaggi, persino agli assassini e ciò non può che essere l'abc di un grande scrittore.

    ha scritto il 

  • 4

    Bellissimo primo incontro con il commissario Ricciardi! La cosa che ho amato di più in questo libro è stato il leggere di una Napoli diversa da come la conosco io eppure così familiare.
    E la storia no ...continua

    Bellissimo primo incontro con il commissario Ricciardi! La cosa che ho amato di più in questo libro è stato il leggere di una Napoli diversa da come la conosco io eppure così familiare.
    E la storia non scontata è stata la ciliegina sulla torta.

    ha scritto il 

  • 4

    "Il senso del dolore" di Maurizio De Giovanni. E' il suo primo libro che leggo, dopo averne sentito parlare molto e devo ammettere che mi è piaciuto moltissimo. Scorrevole, scritto in modo avvincente ...continua

    "Il senso del dolore" di Maurizio De Giovanni. E' il suo primo libro che leggo, dopo averne sentito parlare molto e devo ammettere che mi è piaciuto moltissimo. Scorrevole, scritto in modo avvincente e sembra di seguire un bel telefilm giallo che tiene incollati fino alla scena finale. I personaggi principali e spesso pure quelli secondari sono descritti in modo preciso e dettagliato da riuscire quasi ad averli chiaramente davanti. Mi ha colpito talmente tanto da comprare già i suoi libri successivi. Consigliato !!! Buona lettura !!!

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro mi è stato regalato per Natale dalla mia collega: De Giovanni è uno dei suoi autori preferiti e ha pensato bene di voler creare anche in me una nuova dipendenza letteraria (come se non ne ...continua

    Questo libro mi è stato regalato per Natale dalla mia collega: De Giovanni è uno dei suoi autori preferiti e ha pensato bene di voler creare anche in me una nuova dipendenza letteraria (come se non ne avessi già abbastanza). Si tratta del primo volume della saga, ideata dallo scrittore napoletano, dedicata al Commissario Ricciardi. Ricciardi è, all’apparenza, un uomo arido e abitudinario: si dedica unicamente al suo lavoro presso la polizia di Napoli e ha come unici amici e confidenti il collega Maione e la tata Rosa che fa parte della famiglia fin dalla sua infanzia. Ricciardi si trova a dover lavorare ad un caso molto importante per la società napoletana che vede coinvolto un personaggio di fama mondiale: il tenore Arnaldo Vezzi è stato trovato morto nel suo camerino del teatro San Carlo. Il Commissario da inizio alle indagini e viene aiutato dall’inseparabile Maione, da Don Pierino (amante dell’opera e frequentatore del teatro) e dalla vedova Vezzi. Grazie a delle preziose intuizioni, e a qualche colpo di fortuna, Ricciardi intuisce presto che la vita patinata di Vezzi nascondeva numerosi segreti e sofferenze e che la causa del delitto potrebbe essere di natura passionale. La scrittura di De Giovanni scorre tranquilla e senza grandi colpi di scena ma, nonostante ciò, si fatica davvero a staccarsi dal libro e si finisce per affezionarsi ai personaggi del libro e alla città di Napoli (degli anni ’30) che è la vera protagonista della vicenda. Attraverso le accurate descrizioni, che sono l’indiscusso punto di forza dell’autore, sembra di gustarsi il caffè del bar Gambrinus (che io ho avuto davvero il piacere di assaggiare durante una breve vacanza nella città partenopea) e di assistere alle rappresentazioni teatrali del San Carlo. Un bel romanzo che introduce alcuni personaggi che sicuramente continueranno a far parte della saga dedicata al Commissario Ricciardi. Io ho già pronto nella mia libreria il secondo volume 😉 voi cosa aspettate?

    ha scritto il 

  • 5

    Adesso chi chi mi porta una sfogliatella?

    Senza troppi giri di parole: è veramente un bel libro questo
    .
    La scrittura di De Giovanni è magnetica, definire "il senso del dolore" come un semplice giallo sarebbe riduttivo.

    Siamo negli anni tre ...continua

    Senza troppi giri di parole: è veramente un bel libro questo
    .
    La scrittura di De Giovanni è magnetica, definire "il senso del dolore" come un semplice giallo sarebbe riduttivo.

    Siamo negli anni trenta, a Napoli, lo sventurato e malinconico commissario Ricciardi deve risolvere un caso: scoprire chi ha ucciso il grande tenore Alfredo Vezzi nei camerini del Real Teatro di San Carlo.

    La penna di De Giovanni è bellissima, una scrittura magnetica e struggente.

    E poi c'è Napoli - la meravigliosa Napoli - corteggiata velatamente per tutto il romanzo: il caffè e la sfogliatella al Caffè Grambinus, il teatro San Carlo, i bassi di Sanità, il Vomero, via Toledo, ecc.

    BELLOBELLOBELLO

    ha scritto il 

  • 4

    “La verità non è quella che sembra, a volte, anzi, non lo è quasi mai.”

    Bel tipo il commissario Ricciardi, cupo , tenebroso, sempre assorto in quella che è la sua caratteristica principale, che è poi anche la sua condanna: dare ascolto a voci di persone che la morte ha fi ...continua

    Bel tipo il commissario Ricciardi, cupo , tenebroso, sempre assorto in quella che è la sua caratteristica principale, che è poi anche la sua condanna: dare ascolto a voci di persone che la morte ha fissato nell’ultimo istante, cosa che fa di lui una specie di predestinato a non avere una vita cosiddetta “normale”.
    Personalmente apprezzo molto questo tutore della legge mal sopportato nel suo ambiente per il suo noto caratteraccio e tollerato solo perché i casi li risolve; come in questa occasione, che tra l’altro rappresenta anche la sua prima apparizione sulla scena, dove viene chiamato a occuparsi di un delitto commesso al teatro San Carlo, vittima il cantante preferito del Duce, che preme direttamente perché il colpevole sia rintracciato e assicurato alla giustizia; naturalmente al commissario non importa un fico secco né del Duce né del fascio e tenendo testa alle pressioni dei vari superiori risolverà il caso, com’è nel suo stile, unicamente per non aggiungere altro dolore a quanto già se ne trova in giro.
    Schema conosciuto, ottima ambientazione, bella Napoli anni 30. Quando voglio andare sul sicuro De Giovanni è uno di quelli, insieme a pochi altri, con cui posso permettermi di farlo, naturalmente perdonandogli anche qualche eccesso, ma… si sa… nessuno è perfetto…

    ha scritto il 

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