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Il senso del dolore

L'inverno del commissario Ricciardi

Di

Editore: Fandango (Fandango Tascabili, 25)

3.9
(1338)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 247 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco

Isbn-10: 8860442370 | Isbn-13: 9788860442376 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Napoli, 1931. Marzo sta per finire, ma della primavera ancora nessuna traccia. La città è scossa dal vento gelido e da una notizia: il grande tenore Arnaldo Vezzi – voce sublime, artista di fama mondiale, amico del Duce – viene trovato cadavere nel suo camerino al Real Teatro di San Carlo prima della rappresentazione di Pagliacci. La gola squarciata da un frammento acuminato dello specchio andato in pezzi. A risolvere il caso è chiamato il commissario Luigi Alfredo Ricciardi, in forza alla Squadra Mobile della Regia Questura di Napoli. Investigatore anomalo, mal sopportato dai superiori per la sua insofferenza agli ordini ed evitato dai sottoposti per il carattere introverso, Ricciardi coltiva nell’animo tormentato un segreto inconfessabile: fin da bambino vede i morti nel loro ultimo attimo di vita e ne sente il dolore del distacco. Cominciano con l’inverno le stagioni di Ricciardi: il cammino al confine tra due mondi di un uomo condannato a guardare e amare da una finestra, interprete del disagio di un luogo sospeso tra luce e ombra.
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  • 0

    In Ottobre avevo iniziato "Il senso del dolore" di De Giovanni ma l'ho abbandonato anche se ero arrivata a metà ed erano solo 80 pagine. Che noia questo Commissario Ricciardi veramente.....e poi non mi piace come scrive De Giovanni lo trovo poco chiaro, mischia descrizioni di scene reali alle vis ...continua

    In Ottobre avevo iniziato "Il senso del dolore" di De Giovanni ma l'ho abbandonato anche se ero arrivata a metà ed erano solo 80 pagine. Che noia questo Commissario Ricciardi veramente.....e poi non mi piace come scrive De Giovanni lo trovo poco chiaro, mischia descrizioni di scene reali alle visioni di Ricciardi senza appunto chiarire che le seconde sono cose che vede solo il Commissario, è il lettore che lo deve intuire...

    ha scritto il 

  • 2

    Si legge ma qualcosa non torna

    Primo libro di De Giovanni. Beh, diciamo che si legge fino in fondo ma senza grandi entusiasmi. I personaggi sono indovinati ma non coinvolgenti, tratteggiati in modo un pò ripetitivo e talmente esplicito da togliere al lettore ogni sforzo di immaginazione, la componente emotiva non viene attivat ...continua

    Primo libro di De Giovanni. Beh, diciamo che si legge fino in fondo ma senza grandi entusiasmi. I personaggi sono indovinati ma non coinvolgenti, tratteggiati in modo un pò ripetitivo e talmente esplicito da togliere al lettore ogni sforzo di immaginazione, la componente emotiva non viene attivata, almeno la mia. Il personaggio principale ad esempio è potenzialmente un personaggio esplosivo ma alla fine non lo senti vivo, non gli vuoi bene, non "prende" nemmeno un pò. Bella l'ambientazione in una Napoli che conosco bene e amo tanto ma, anche qui, Napoli con tutti i suoi contrasti è una città che ingenera passioni forti, nel bene e nel male, mentre leggendo questo libro sono rimasta freddamente interessata. Non mi convince questa scrittura così "ordinata" per contesti e personaggi così inquieti.

    ha scritto il 

  • 4

    RICCIARDI vs ARRIGONI: 1 -1

    Da amante del giallo italiano quale sono, ho incontrato diversi personaggi, commissari, ispettori, vice ispettori nel mio percorso. Ultimo: Ricciardi, creatura di Maurizio De Giovanni, affascinante commissario in una Napoli fascista, personaggio cupo, malinconico, introverso e misterioso. Affasci ...continua

    Da amante del giallo italiano quale sono, ho incontrato diversi personaggi, commissari, ispettori, vice ispettori nel mio percorso. Ultimo: Ricciardi, creatura di Maurizio De Giovanni, affascinante commissario in una Napoli fascista, personaggio cupo, malinconico, introverso e misterioso. Affascinante perchè, nella sua cupezza, ti prende, ti conduce per mano nel proprio sordo dolore, che lo scava, lo avvilisce, lo nobilita insieme. Un uomo scomodo, scostante e urticante, ma profondamente attraente, Infatti, pur amato in silenzio da più donne, non riesce ad uscire dalla propria solitudine e vi si rigira, compiaciuto della propria malinconia, con unica concessione all'anziana "tata" cui permette di accudirlo. Un uomo dal segreto dono di vedere i morti, nel loro ultimo attimo di dipartita dalla vita, e grazie ai quali intuisce le soluzioni - ancorchè talvolta prendendone abbagli - di delitti e tragedie. L'opposto di Arrigoni, milanese degli anni '50, nato dalla penna di Crapanzano, personaggio bonario, sereno, amato e stimato, con una solida famiglia e un contorno di colleghi in perenne adorazione delle sue intuizioni, prettamente concrete e sagaci. Il primo vive in una Napoli ventosa e frustata da veti e divieti di epoca mussoliniana, il secondo in una Milano in pieno dopoguerra, in volonterosa espansione, in ottimistico boom. Mi è piaciuto tuttavia accostarli in un giudizio globalmente molto positivo, perchè entrambi gli autori riescono a condurti nelle loro indagini con grande maestria e tenendoti in sospeso fino al termine, e ti pare quasi di conoscerli, alla fine, ammirandoli e, perfino, quasi amandoli nei loro difetti e nelle loro debolezze. Due bei personaggi, che merita conoscere a fondo nei diversi libri cui appartengono.

    ha scritto il 

  • 3

    "No, non lo conosci [il dolore], pensava Ricciardi. Conosci le pieghe e i lamenti. Ma il dolore no: quello viene dopo e ammorba l'aria che respiri. Lascia come un tanfo dolciastro che ti rimane nel naso. La putrefazione dell'anima."

    ha scritto il 

  • 2

    Carino, niente più.

    Bella l'atmosfera della Napoli sotto il regime. Bella l'idea de "Il Fatto". Il meccanismo dell'omicidio da telefilm della "Signora in giallo", comunque già abusato in molte altre occasioni, sostanzialmente prevedibile, soprattutto il colpo di scena finale. Personaggi di contorno che ricordano alt ...continua

    Bella l'atmosfera della Napoli sotto il regime. Bella l'idea de "Il Fatto". Il meccanismo dell'omicidio da telefilm della "Signora in giallo", comunque già abusato in molte altre occasioni, sostanzialmente prevedibile, soprattutto il colpo di scena finale. Personaggi di contorno che ricordano altre serie televisive (Maione, il medico legale, il capo di Ricciardi ...).

    ha scritto il 

  • 3

    Ora ho capito perchè è INVERNO !!!

    De Giovanni, scrivi in maniera freddaaaaaaaa che coinvolge il lettore come un trattato filosofico conivonge un cucciolo di labrador !!!


    Non sarebbe nemmeno malaccio la trama con personaggi ben "indicizzati" (passatemi il termine informatico) e qualche buono spunto.
    Ma non potete capire l ...continua

    De Giovanni, scrivi in maniera freddaaaaaaaa che coinvolge il lettore come un trattato filosofico conivonge un cucciolo di labrador !!!

    Non sarebbe nemmeno malaccio la trama con personaggi ben "indicizzati" (passatemi il termine informatico) e qualche buono spunto. Ma non potete capire la mia felicità quando l'ho finito. Essendo in vena di similitudini dire che lo paragono ad un viaggio in automobile di 4 ore ascoltando una buona musica, che quando scendi ........

    ha scritto il 

  • 5

    una bellaracconto che unisce la storia italiana, la storia di Napoli e le indagini del Commisario Ricciardi. si legge volentieri e si cerca di leggere ancora una pagina in più. Ho scoperto uno scvrittore veramente bravo

    ha scritto il 

  • 3

    Il buono di questo libro è nell'ambientazione: la Napoli degli anni '30 in inverno è originale e ben tratteggiata, e anche non son male i personaggi come son definiti nelle loro personalità. Molto meno bene invece lo sviluppo della parte poliziesca, che mi è parsa goffa e sbrigativa nella soluzio ...continua

    Il buono di questo libro è nell'ambientazione: la Napoli degli anni '30 in inverno è originale e ben tratteggiata, e anche non son male i personaggi come son definiti nelle loro personalità. Molto meno bene invece lo sviluppo della parte poliziesca, che mi è parsa goffa e sbrigativa nella soluzione. Lascia un po' perplessi infine la questione del "Fatto", ovvero l'elemento sovrannaturale, che non serve a un granché per la soluzione del mistero ma si limita a contribuire al personaggio di Ricciardi e a dare un po' di colore.

    ha scritto il 

  • 3

    I WILL HAVE VENGEANCE

    Non sapevo che Maurizio De Giovanni fosse una star: ho visto gente riconoscerlo e fermarlo per strada, e alla presentazione dell’altra sera hanno dovuto aggiungere sedie, la folla era stipata, e piena di gente di cinema e dell’editoria.


    Avendo letto solo una sua cosa piuttosto brutta, ma c ...continua

    Non sapevo che Maurizio De Giovanni fosse una star: ho visto gente riconoscerlo e fermarlo per strada, e alla presentazione dell’altra sera hanno dovuto aggiungere sedie, la folla era stipata, e piena di gente di cinema e dell’editoria.

    Avendo letto solo una sua cosa piuttosto brutta, ma con niente a che fare con quelle che lo hanno reso famoso, ho sentito il bisogno di saperne di più. E così ho iniziato dal primo della serie Ricciardi.

    Che dire? Che pur essendo la prima volta, mi è sembrato d'averlo già letto: per quanto un ‘genere’, sia letterario che cinematografico che…, presuma regole, queste pagine mi sono sembrate più cliché di altre. Ok, si sa, l’eroe deve essere sempre di statura superiore, rappresentare quello che si vorrebbe e non quello che è: ma tra occhi verdi, solitudine, carattere di ferro, intuito, questo Ricciardi ha del superuomo. E l’affezione del suo brigadiere è più che scontata. Qualcuno apprezzerà questa Napoli invernale immersa nei grigi del ventennio fascista, io meno. Immagino che piaccia la scrittura acchittata d’orpelli, a me non tanto. Che il capo del commissario sia il solito rompiscatole iracondo attento solo alla carriera… beh, è un altro fra millanta. Ecc.

    Mi è piaciuto il Fatto, cioè il senso del dolore. Questo sì, ha un sapore diverso, nuovo: e nelle descrizioni delle immagini che Ricciardi vede dove gli altri non vedono nulla, trovo che De Giovanni dia il meglio di sé

    ha scritto il 

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