Il senso del dolore

L'inverno del commissario Ricciardi

Di

Editore: Fandango (Fandango Tascabili, 25)

3.9
(1784)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 247 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Catalano , Spagnolo , Francese

Isbn-10: 8860442370 | Isbn-13: 9788860442376 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Napoli, 1931. Marzo sta per finire, ma della primavera ancora nessuna traccia. La città è scossa dal vento gelido e da una notizia: il grande tenore Arnaldo Vezzi – voce sublime, artista di fama mondiale, amico del Duce – viene trovato cadavere nel suo camerino al Real Teatro di San Carlo prima della rappresentazione di Pagliacci. La gola squarciata da un frammento acuminato dello specchio andato in pezzi.
A risolvere il caso è chiamato il commissario Luigi Alfredo Ricciardi, in forza alla Squadra Mobile della Regia Questura di Napoli. Investigatore anomalo, mal sopportato dai superiori per la sua insofferenza agli ordini ed evitato dai sottoposti per il carattere introverso, Ricciardi coltiva nell’animo tormentato un segreto inconfessabile: fin da bambino vede i morti nel loro ultimo attimo di vita e ne sente il dolore del distacco.
Cominciano con l’inverno le stagioni di Ricciardi: il cammino al confine tra due mondi di un uomo condannato a guardare e amare da una finestra, interprete del disagio di un luogo sospeso tra luce e ombra.
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  • 5

    Adesso chi chi mi porta una sfogliatella?

    Senza troppi giri di parole: è veramente un bel libro questo
    .
    La scrittura di De Giovanni è magnetica, definire "il senso del dolore" come un semplice giallo sarebbe riduttivo.

    Siamo negli anni tre ...continua

    Senza troppi giri di parole: è veramente un bel libro questo
    .
    La scrittura di De Giovanni è magnetica, definire "il senso del dolore" come un semplice giallo sarebbe riduttivo.

    Siamo negli anni trenta, a Napoli, lo sventurato e malinconico commissario Ricciardi deve risolvere un caso: scoprire chi ha ucciso il grande tenore Alfredo Vezzi nei camerini del Real Teatro di San Carlo.

    La penna di De Giovanni è bellissima, una scrittura magnetica e struggente.

    E poi c'è Napoli - la meravigliosa Napoli - corteggiata velatamente per tutto il romanzo: il caffè e la sfogliatella al Caffè Grambinus, il teatro San Carlo, i bassi di Sanità, il Vomero, via Toledo, ecc.

    BELLOBELLOBELLO

    ha scritto il 

  • 4

    “La verità non è quella che sembra, a volte, anzi, non lo è quasi mai.”

    Bel tipo il commissario Ricciardi, cupo , tenebroso, sempre assorto in quella che è la sua caratteristica principale, che è poi anche la sua condanna: dare ascolto a voci di persone che la morte ha fi ...continua

    Bel tipo il commissario Ricciardi, cupo , tenebroso, sempre assorto in quella che è la sua caratteristica principale, che è poi anche la sua condanna: dare ascolto a voci di persone che la morte ha fissato nell’ultimo istante, cosa che fa di lui una specie di predestinato a non avere una vita cosiddetta “normale”.
    Personalmente apprezzo molto questo tutore della legge mal sopportato nel suo ambiente per il suo noto caratteraccio e tollerato solo perché i casi li risolve; come in questa occasione, che tra l’altro rappresenta anche la sua prima apparizione sulla scena, dove viene chiamato a occuparsi di un delitto commesso al teatro San Carlo, vittima il cantante preferito del Duce, che preme direttamente perché il colpevole sia rintracciato e assicurato alla giustizia; naturalmente al commissario non importa un fico secco né del Duce né del fascio e tenendo testa alle pressioni dei vari superiori risolverà il caso, com’è nel suo stile, unicamente per non aggiungere altro dolore a quanto già se ne trova in giro.
    Schema conosciuto, ottima ambientazione, bella Napoli anni 30. Quando voglio andare sul sicuro De Giovanni è uno di quelli, insieme a pochi altri, con cui posso permettermi di farlo, naturalmente perdonandogli anche qualche eccesso, ma… si sa… nessuno è perfetto…

    ha scritto il 

  • 4

    Bello bello!
    Ottima la scrittura, elegante e pulita, coinvolgente la trama e il tocco di soprannaturale non altera l'umanità dei protagonisti.
    Emozionante la descrizione della Napoli degli anni '30. ...continua

    Bello bello!
    Ottima la scrittura, elegante e pulita, coinvolgente la trama e il tocco di soprannaturale non altera l'umanità dei protagonisti.
    Emozionante la descrizione della Napoli degli anni '30.

    ha scritto il 

  • 0

    "-Mmh.. chiedimi che cosa mi piace di questa città, e io ti dirò: la sfogliatella! Non il mare, non il sole; la sfogliatella."

    Il commissario Ricciardi è stata proprio una bella scoperta, mi chiedo come ho potuto tardare così tanto a leggere De Giovanni. Ho amato particolarmente la Napoli degli anni '30: che emozione veder ri ...continua

    Il commissario Ricciardi è stata proprio una bella scoperta, mi chiedo come ho potuto tardare così tanto a leggere De Giovanni. Ho amato particolarmente la Napoli degli anni '30: che emozione veder rievocati luoghi, vie, edifici così familiari e immaginarli in un'altra epoca, dove ancora circolavano le carrozze. Questo romanzo in particolare offre un'ambientazione ancora più affascinante: il teatro San Carlo, il mondo dell'opera, la lirica, la musica con le passioni, le rivalità, i trionfi e le cadute.
    Continuerò sicuramente ad appassionarmi alle indagini del Commissario Ricciardi.

    ha scritto il 

  • 4

    Qualcuno ha molto insistito affinché lo leggessi, pur sapendo quanto io non ami particolarmente il genere; ma avendomi visto leggere volentieri le vicende dell'avvocato Guerrieri di Carofiglio, ha pen ...continua

    Qualcuno ha molto insistito affinché lo leggessi, pur sapendo quanto io non ami particolarmente il genere; ma avendomi visto leggere volentieri le vicende dell'avvocato Guerrieri di Carofiglio, ha pensato che potessi apprezzare anche le vicende del commissario Ricciardi di De Giovanni. Effettivamente, ho apprezzato, ma la differenza tra i due personaggi (nonché tra i due scrittori) mi sembra notevole e con pochissimi punti di contatto.
    Ricciardi è una figura inquietante e struggente. Un uomo talmente intriso del dolore che lo circonda (un dolore che continua ad assorbire grazie a certe sue sgradevoli percezioni extrasensoriali), da risultare fragile, esposto, vulnerabile, pur nella sua durezza e ieraticità; decisamente un uomo contraddittorio e per questo teneramente umano, ma sicuramente non un simpaticone: d'una pignoleria esasperante, duro, legalista, ossessionato ed ossessivo, non avvezzo alla piaggeria, eppure solidale in modo inaspettato e decisamente dolce, quando meno ce lo saremmo aspettato. Una personaggio che può far innamorare, ma che, purtroppo, non ha fatto innamorare me: troppo oscuro, troppo profondo, troppo oltre.
    Due parole sullo stile dell'opera: mi sembra che l'Autore abbia optato per uno stile narrativo molto coerente con il personaggio, con l'ambiente e con la storia narrata: un ritmo pressante, un una scrittura densa, a volte pesante; un vocabolario raffinato, tagliente e vagamente antico, un sapiente uso di grigio e nero in un tripudio di rosso; solo qualche rara pennellata di colori pastello e un'assenza quasi totale di bianco: un vestito perfetto per trama, personaggi e, soprattutto, atmosfere: quelle di una città, Napoli, in bilico tra l'abisso della povertà endemica e la luce fittizia di un regime che tutto vuole lindo e in ordine.

    P.S. Ma, che dire... il mio preferito, tra i due (sempre che sia legittimo il confronto), rimane l'avvocato Guerrieri di Carofiglio, forse perché è figlio del mio tempo e un fratello della mia generazione. Troppe cose (musica, cinema, letteratura, stile, colori, vicende politiche e giudiziarie, umanità, senso della giustizia, approccio con l'amore, il senso dell'amicizia, la solitudine) mi avvicinano a lui e, tra queste, soprattutto l'amore per quel senso dell'umorismo che, inaspettatamente, sdrammatizza e conforta nel dolore. Sarà che mi innamoro sempre delle persone che mi fanno ridere, ma di Guerrieri sono già innamorata.

    ha scritto il 

  • 5

    Il debutto del commissario Ricciardi

    Nel primo romanzo di Maurizio De Giovanni con protagonista il commissario Ricciardi, alla accurata e bellissima descrizione della Napoli degli anni '30 (con avvento del fascismo compreso) si aggiunge ...continua

    Nel primo romanzo di Maurizio De Giovanni con protagonista il commissario Ricciardi, alla accurata e bellissima descrizione della Napoli degli anni '30 (con avvento del fascismo compreso) si aggiunge una trama geniale, un intreccio giallo che mescola il mistery al soprannaturale. Un gioiello da leggere più e più volte.

    ha scritto il 

  • 4

    E’ il primo libro di De Giovanni che leggo e quindi ho incontrato per la prima volta il commissario Ricciardi. Sono rimasta molto soddisfatta; la vicenda è impostata in modo ineccepibile e secondo i c ...continua

    E’ il primo libro di De Giovanni che leggo e quindi ho incontrato per la prima volta il commissario Ricciardi. Sono rimasta molto soddisfatta; la vicenda è impostata in modo ineccepibile e secondo i canoni del genere poliziesco. Mi piace molto lo sfondo partenopeo su cui si svolgono i fatti, ricco di umori, e di tanta umanità. Il commissario è “sui generis” ma ha la gentilezza, il riserbo, la nobiltà del pensare e dell’agire unite ad una grande sensibilità e ad un pudore dei propri sentimenti. Tutte queste doti potrebbero rendere la sua inchiesta meno incisiva; invece no. Lui è metodico, preciso, attentissimo ai particolari ; non molla mai e non si piega mai. Possiede un profondo senso della giustizia che non gli permette di tralasciare nulla pur di arrivare al vero colpevole. In questo modo le persone coinvolte vengono messe a nudo ed intimamente studiate. Questo suo atteggiamento mi è piaciuto molto; come ho gradito anche la figura molto realistica del suo fedele brigadiere Maione.

    ha scritto il 

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