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Il senso di Smilla per la neve

Di

Editore: CDE

3.6
(4644)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 450 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Francese , Svedese , Portoghese , Danese , Olandese

Isbn-10: A000006045 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Bruno Berni

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina morbida e spillati , Tascabile economico

Genere: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Smilla viene dalla Groenlandia, un Paese dove ci sono più di dieci modi per dire "neve". E' una donna indipendente e scontrosa, con specifiche conoscenze di glaciologia e un solo legame affettivo con un bambino, Esajas, figlio di una vicina.
Quando, una sera d'inverno, Esajas, muore scivolando da un tetto innevato, Smilla sa che non è stato un incidente. Ha visto le ultime impronte dei suoi passi, e il "senso per la neve" trasmessole dalla madre eschimese le permette di leggerle come fossero scritte. E' così che comincia a investigare, frugando in un mistero che nessuno vuol riconoscere, scoprendo rapidamente che la sua azione è osteggiata, che sta sfidando la polizia e il potere di certe istituzioni legate allo sfruttamento delle risorse minerarie della Groenlandia. Ma opporsi è un gesto che l'ha sempre affascinata.
Mentre Copenaghen si prepara a celebrare il Natale e l'inverno ammanta la città nella sua lugna notte, Smilla si trova pericolosamente a confronto con una serie di inquietanti personaggi, coinvolta in un'indagine destinata a portare lontano, in viaggio su una nave la cui meta misteriosa è un punto deserto della calotta polare. Perché là, fra quei ghiacci che conosce, teme e ama, è nascosta la verità che Smilla cerca - e quella che forse ha sempre cercato.
Leggere Il senso di Smilla per la neve è conoscere la magia e subire lo shock di un mondo inesplorato, il fascino di paesaggi in cui la natura si rivela nei suoi estremi. Succede di rado che un thriller comunichi un senso così forte dell'ambientazione. Ma il rapporto di Smilla con la neve è quello di due amanti inquietanti, passionali e vendicativi. Ciò che Hoeg ci consegna non è solo un capolavoro di suspense, ma una protagonista ribelle, ostinata, dura da sconfiggere, difficile da dimenticare.

Peter Hoeg è nato in Danimarca nel 1957. Nel 1988 ha pubblicato il suo primo romanzo, salutato dalla critica come il debutto "del miglior narratore della sua generazione" e coronato da un grande successo nei Paesi scandinavi. Due anni dopo ha confermato il giudizio con una raccolta di racconti. Ora, con Il senso di Smilla per la neve, è esploso anche sulla scena internazionale.
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  • 3

    Por fin he terminado la novela. La primera mitad me ha encantado, pero se me ha hecho muy, muy cuesta arriba la segunda.


    En la primera parte descubrimos a un personaje central muy interesante. Smila, una mujer hija de una cazadora groenlandesa y un médico danés. Es una persona inadaptada, ...continua

    Por fin he terminado la novela. La primera mitad me ha encantado, pero se me ha hecho muy, muy cuesta arriba la segunda.

    En la primera parte descubrimos a un personaje central muy interesante. Smila, una mujer hija de una cazadora groenlandesa y un médico danés. Es una persona inadaptada, independiente y con tendencia a la depresión. A través de sus pensamientos y recuerdos descubriremos el choque cultural entre Groenlandia y Europa.

    Sólo por esa primera parte creo que merece la pena leer el libro.

    Pero en la segunda parte Smila se transforma en un personaje que no me convence nada y que no me lo creo. Se embarca en una aventura que, en mi opinión, es poco verosímil y se desarrolla toda la trama de forma confusa hasta el desenlace final. Creo que le sobra muchísima acción, y por tanto muchísimas páginas, de la que mete el escritor. Me he aburrido soberanamente.

    Me parece que de esta novela se podrían haber hecho dos muy distintas entre sí. El escritor ha sido muy ambicioso y ha querido abarcar muchos temas y utilizar varios estilos distintos en una misma obra y a mí no me ha gustado. Eso no quita para que reconozca los méritos de la misma.

    ha scritto il 

  • 5

    L'avvincente storia tra Danimarca e Groenlandia delle indagini sulla morte "accidentale" di un bambino portate avanti da un'investigatrice quanto mai anomala: la glaciologa Smilla,vicina di casa e amica del bambino. Cosa rende particolare questo romanzone di 400 e piu'pagine? In primo luogo la pr ...continua

    L'avvincente storia tra Danimarca e Groenlandia delle indagini sulla morte "accidentale" di un bambino portate avanti da un'investigatrice quanto mai anomala: la glaciologa Smilla,vicina di casa e amica del bambino. Cosa rende particolare questo romanzone di 400 e piu'pagine? In primo luogo la protagonista, Smilla, con la sua personalità insolitamente forte , ma anche con le sue paure e soprattutto con la sua solitudine. Poi la Groenlandia, i suoi paesaggi fatti soprattutto di luci e cielo, gli inuit e l'incomprensione di fondo con la mentalità europea. Ed infine il complesso intrigo che man mano si disvela , riportando ad un chiaro disegno di fondo , personaggi, storie ed indizi disseminati nel romanzo. Non manca la denuncia politica della spoliazione di un popolo delle ricchezze della sua terra e dello snaturamento delle sue tradizionali abitudini di vita da parte dell'avido invasore europeo.Sì, è vero, la storia può risultare dispersiva, eccessivamente articolata ,e rendere necessario tornare indietro per ritrovare notizie su un personaggio o un fatto e ricostruire il filo della storia. Per me è stata necessaria una rilettura, e devo dire che è risultato molto più godibile la seconda volta.

    ha scritto il 

  • 2

    Questa è una finta, perché in realtà mi mancherebbero circa 150 pagine alla fine e non 0 come il target "finished" dovrebbe intendere. Odio farlo, lo giuro, sono disposta a subire le unghie sulla lavagna, titanici non-sense, sonno mortale o addirittura coma pur di finire un libro completam ...continua

    Questa è una finta, perché in realtà mi mancherebbero circa 150 pagine alla fine e non 0 come il target "finished" dovrebbe intendere. Odio farlo, lo giuro, sono disposta a subire le unghie sulla lavagna, titanici non-sense, sonno mortale o addirittura coma pur di finire un libro completamente. Ultimamente però il tempo è veramente tiranno e non ho più la salute per dedicarlo a libri la cui lettura è ormai inutile, specie se come in questo caso toccano quasi le 500 pagine. Quest'anno è già successo con Cloud Atlas e ora con Il senso di Smilla per la neve. Visto che si spaccia per thriller, uno sarebbe anche spronato a dare un ultimatum e trascinarsi nell'ultimo minuto di corsa per finire il dannato libro, ma in questo caso posso dire tranquillamente che non me ne frega proprio una cippa di cos'è successo al povero Esaajas. Non l'avrei affermato se la narrazione si fosse preoccupata di aizzare ancora un po' di interesse in mezzo alle sue infinite lungaggini. Infatti in questo caso il termine nella serie invent che è "lentume" mi va proprio a genio, perché dà il senso di poltiglia con tutto dentro e pure acida. Acida non per presunte antipatie nei personaggi, ma per il rimescolamento intestinale che uno si fa a forza di aspettare un twist insperato. Ed è insperato perché ad un certo punto è chiaro che ha ben altri fini dal thriller di genere: quindi una storia che funziona per il mistero suscitato, piccoli aiutini nel mezzo, disorientamenti, colpi di scena e magari pure un caso interessante. Le indagini svolte dalla signorina Smilla sono noiose quanto la burocrazia da cui si fa sommergere per arrivare al suo dunque, che vorrebbe essere anche il mio, ma non mi vengono date soddisfazioni su questo punto. Sarà che sono stata stordita dall'inconcludenza costante di ogni fine-capitolo e quindi non ero più lucida nelle mie facoltà mentali, però dopo 300 pagine di sofferenza io ho solo capito una cosa: c'è della mafia dietro al povero Esaajas. Il resto è appunto noia. E questo più o meno è suggerito sin dall'inizio (la mafia o la noia? tutte e due). Giri di telefonate, battutine che neanche la stessa Smilla trova divertenti mentre le fa, archivi su archivi, spostamenti clandestini la cui soglia di azione-pathos è - ∞, giri di nomi e persone e reindirizzamenti a vuoto, vite personali senza appeal. Io dico: una mattinata in ufficio è più entusiasmante di questo libro. Si potrebbe fare anche una cosa giusta eliminando un ragionamento rigido e riduttivo per generi, pensando a questo libro come uno di quelli "dove conta l'atmosfera", ma allora entriamo in un territorio anche più penoso. Ma quale atmosfera? Il mondo interiore di Smilla? Stiamo messi bene allora! Magari su altri avrà esercitato il fascino che sicuramente Hoeg sperava di ottenere, ma a me la freddezza di Smilla e le sue pillole di saggezza un po' spicciole non hanno fatto molto effetto. Avrà anche le sue ragioni e caratteristiche innate per risultare così com'è, ma ciò che aveva da dirmi non era abbastanza interessante per non farlo sprofondare nello sbatti generale. La sua indipendenza data dalle origini groenlandesi stride con gli eventi, perché personalmente avrei voluto che i personaggi vicini a lei fossero pensati e trattati meglio di così, perché forse tutto questo ritratto psicologico attorno a lei mi sapeva di costruito sin dall'inizio. Mi è sembrato innaturale che in un rapporto affettivo "il meccanico" non acquisisca mai un nome, una sua identità. Ma povero cristo. E lo dico perché mi sembra naturale voler chiamare per nome e non con epiteti generici chi comincia a starci a cuore, al di là di una naturale freddezza. Solo per citare un punto ad esempio del suo comportamento. Lascio decisamente il piacere di "tutta un'atmosfera" a chi li sa apprezzare, <u>perché io passo</u>, passo le ultime 150 pagine, passo il dunque di tutta sta storia che non vuole arrivare mai e comincia a pretendere troppo dalla mia resistenza ad oltranza. E, come nel caso di Cloud Atlas, non credo che me ne pentirò, visto che mi son letta per curiosità un sunto di come finisce e non ci ho visto niente di fantasmagorico, solo in linea con tutto lo spirito esasperante del libro.

    ha scritto il 

  • 2

    Il fatto è che ci sono dei passaggi che mi facevano ridere a crepapelle (letteralmente) per quanto volevano essere densi e importanti e ben scritti e significativi e indimenticabili e non erano niente di tutto ciò. Sono arrivata alla fine giusto perché è un giallo, neanche articolato benissimo, m ...continua

    Il fatto è che ci sono dei passaggi che mi facevano ridere a crepapelle (letteralmente) per quanto volevano essere densi e importanti e ben scritti e significativi e indimenticabili e non erano niente di tutto ciò. Sono arrivata alla fine giusto perché è un giallo, neanche articolato benissimo, ma a suo modo abbastanza avvincente da farmi arrivare alla fine. Che è veramente incommentabile.

    ha scritto il 

  • 0

    Smilla Qaaviqaaq Jaspersen è una ragazza che vive a Copenaghen: sua madre, morta quando lei era ancora una bambina, era un'inuit groenlandese, mentre suo padre è un ricco e celebre medico danese; nonostante gli anni trascorsi in Danimarca Smilla non è mai riuscita ad adattarsi al suo ambiente soc ...continua

    Smilla Qaaviqaaq Jaspersen è una ragazza che vive a Copenaghen: sua madre, morta quando lei era ancora una bambina, era un'inuit groenlandese, mentre suo padre è un ricco e celebre medico danese; nonostante gli anni trascorsi in Danimarca Smilla non è mai riuscita ad adattarsi al suo ambiente sociale.

    Trascorre le proprie giornate sola, con l'unica compagnia di Esajas, un bambino inuit che vede in Smilla l'unica persona da cui lasciarsi accudire senza timore. Quando Esajas viene trovato morto, Smilla non può credere alla versione della polizia, secondo cui il bambino è scivolato dal tetto innevato di un palazzo, in quanto, in base alle sue profonde conoscenze della neve, argomenta che il bambino non può essere morto per un incidente.

    Sfidando la polizia, la donna comincia la sua indagine personale, ricorrendo a ogni mezzo pur di comporre il puzzle di una verità che si dimostrerà, pezzo dopo pezzo, sempre più inquietante.

    ha scritto il 

  • 3

    il voto giusto sarebbe 3.5 ma non si può!

    Perchè dico questo?
    Perchè in effetti non lo definirei "bello", ma certamente "così così" è troppo poco.
    E' una bella storia anche se secondo me la traduzione non è proprio brillante.


    Fa freddo, è spesso buio.
    Nevica e piove.
    Insomma una tipica lettura mediterranea!
    Questa signora cerca di ...continua

    Perchè dico questo? Perchè in effetti non lo definirei "bello", ma certamente "così così" è troppo poco. E' una bella storia anche se secondo me la traduzione non è proprio brillante.

    Fa freddo, è spesso buio. Nevica e piove. Insomma una tipica lettura mediterranea! Questa signora cerca di dipanare un mistero non essendo certamente avezza a farlo e approfittando di un padre munifico che le permette qualsiasi sfizio, anche se lei lo tratta da schifo. Insomma nulla di nuovo.

    Quello che però è diverso è effettivamente la causa di tutto che sembra essere esterna ma poi non lo è. Il mistero si infittisce ma si dipana anche (come se ogni volta che si aprisse una porta, se ne trovasse altre due) e questo rende interessante la cosa. Il meccanismo però non è perfettamente oliato e il finale è un po'ì veloce e brutale, lasciando tanti punti aperti.

    Vorrei sottolineare un punto: leggere una storia in cui i nomi sono difficili da ricordare rende anche difficile dipanare la storia quando accadono le cose. Infatti non si riesce mai a capire dove era già venuto fuori il tizio/a che sta agendo ora. Questo rende in effetti complicato capire bene la trama.

    Devo ammettere che la protagonista non mi piace affatto. Certo lei e groenlandese ma i ricordi che io ho delle danesi non sono affatto vicini a Smilla.

    Lettura certamente suggerita perchè a fronte di uno scarso impegno cerebrale si possono ottenere sorprese che ti invogliano a continuare a leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    "Per me la solitudine è come per altri la benedizione della chiesa. È la luce della grazia. Non chiudo mai la porta alle mie spalle senza la coscienza di compiere un gesto misericordioso nei miei confronti. Cantor illustrava ai suoi allievi il concetto di infinito raccontando che c'era una volta ...continua

    "Per me la solitudine è come per altri la benedizione della chiesa. È la luce della grazia. Non chiudo mai la porta alle mie spalle senza la coscienza di compiere un gesto misericordioso nei miei confronti. Cantor illustrava ai suoi allievi il concetto di infinito raccontando che c'era una volta un uomo che possedeva un albergo con un numero di stanze infinito, e l'albergo era al completo. Poi arrivò un altro ospite. L'albergatore spostò allora l'ospite della stanza numero uno nella numero due, quello della numero due nella tre, quello della tre nella quattro, e via di seguito. Così la stanza numero uno rimase libera per il nuovo ospite. Ciò che mi piace di questa storia è che tutti coloro che vi sono coinvolti, gli ospiti e l'albergatore, considerano normalissimo compiere un numero infinito di operazioni perché un ospite possa trovare pace in una stanza tutta sua. È un grande omaggio alla solitudine."

    ha scritto il 

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