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Il senso di Smilla per la neve

Di

Editore: Mondadori

3.6
(4761)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 446 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Francese , Svedese , Portoghese , Danese , Olandese , Chi tradizionale

Isbn-10: 8804384387 | Isbn-13: 9788804384380 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Bruno Berni

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina morbida e spillati , Tascabile economico

Genere: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
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  • 2

    Ho iniziato a leggerlo con grande entusiasmo, l'ho terminato con grande fatica. Forse perché l'ho potuto leggere nei ritsgli di tempo ma non è la prima volta.
    Siamo in Danimarca. Smilla tornando a cas ...continua

    Ho iniziato a leggerlo con grande entusiasmo, l'ho terminato con grande fatica. Forse perché l'ho potuto leggere nei ritsgli di tempo ma non è la prima volta.
    Siamo in Danimarca. Smilla tornando a casa scopre che Esajas, un bambino che abita nel suo palazzo cui è molto affezionata, è morto. Sul tetto, impresse nella neve, solo le sue impronte. Ma Smilla è convinta che non si tratti di un incidente. Esajas aveva il terrore dell'altezza. Inizia a indagare. Scopre che la madre riceve un assegno da un'azienda che estrae la criolite e per la quale lavorava il marito anch'egli morto. La cosa le puzza.
    Il romanzo è troppo lungo, ne bastava anche la metà. Troppe considerazioni, ragionamenti, passaggi sulla storia della Groenlandia, addirittura formule empiriche, interrompono il corso della storia.Non sono riuscito a capire quale scintilla le abbia fatto intuire che non si trattava di una disgrazia nemmeno perché abbia indirizzato in quel senso le indagini. Molto bizzarra l'interazione tra alcuni personaggi. Un esempio: di giorno chiacchierano, la sera tentano di farsi la pelle a vicenda, il giorno dopo si comportano quasi come nulla fosse accaduto.
    E' stato un grande successo.

    ha scritto il 

  • 4

    C’è chi la neve la adora (ciao, tu) e chi non la può sopportare. E poi c’è chi – in letteratura, ma non giurerei sia solo un parto della fantasia – la neve la sa interpretare.

    Che abbiate sentito racc ...continua

    C’è chi la neve la adora (ciao, tu) e chi non la può sopportare. E poi c’è chi – in letteratura, ma non giurerei sia solo un parto della fantasia – la neve la sa interpretare.

    Che abbiate sentito raccontare del libro o che vi siate goduti gli scenari nordici del film omonimo, ne “Il senso di Smilla per la neve” giganteggia una protagonista convincente, pienamente disegnata, persino conturbante: Smilla Qaavigaaq Jaspersen (preparatevi a una successione di nomi impronunciabili) è una ragazza che, dopo una infanzia legata ad una madre inuit groenlandese, ha trovato faticosamente nella capitale danese la sua nuova dimensione. A riportarla alle origini è l’incontro con Esajas, un bambino anch’esso inuit la cui morte, attribuita a un incidente, non convince affatto.

    È l’evento che darà il via ad una indagine, ovviamente non autorizzata, dal ritmo incalzante, perfettamente calibrato fra l’intenzione di proporre un romanzo dai toni thrilleristici e la volontà di raccontare una struttura sociale che, da meridionali europei, abbiamo sempre immaginato perfetta. Chi non ha in mente lo stato sociale nordico, l’accompagnamento all’uomo, le opportunità sanitarie, i bonus alle coppie che creano una famiglia? Ecco, Hoeg spazza via tutto e concentra l’attenzione sull’assorbimento degli inuit, snaturati nella loro condizioni di “prophetae in patria” e costretti ad uno stanziamento prontamente esistenziale.

    Venato da una ironia sottile e molto piacevole, “Il senso di Smilla per la neve” è un romanzo cardine nella moderna letteratura nordica, non a caso inserito nella lista dei 1001 libri da leggere e caratterizzato da una serie di riflessioni e pensieri della splendida protagonista. Sento il dovere di regalarvene alcuni, anche per sottolineare quanto lo stile di Hoeg sia particolare e intrigante al punto da costringere a non abbandonare mai la lettura, e diventare in qualche maniera parte del romanzo stesso.

    Le citazioni:
    “I coltelli che ho in casa sono abbastanza affilati da aprire le lettere. Tagliare una fetta di pane è quasi al limite delle loro possibilità. Io non ho bisogno d’altro. Nelle brutte giornate mi capita spesso di pensare che ci si può sempre mettere in bagno davanti allo specchio e tagliarsi la gola. In tali occasioni è bello avere l’ulteriore sicurezza di dover andare prima dal vicino a farsi prestare un coltello decente.”

    “I fiocchi sono come piccole piume, e la neve è così, non necessariamente fredda. Ciò che avviene in questo istante è che il cielo piange su Esajas, e le lacrime si trasformano in piume di ghiaccio che si posano su di lui. E’ l’universo che in questo modo gli stende sopra una trapunta affinché lui non debba mai più avere freddo.”

    “Cantor illustrava ai suoi allievi il concetto di infinito raccontando che c’era una volta un uomo che possedeva un albergo con un numero di stanze infinito, e l’albergo era al completo. Poi arrivò un altro ospite. L’albergatore spostò allora l’ospite della stanza numero uno nella numero due, quello della numero due nella tre, quella della tre nella quattro, e via di seguito. Così la stanza numero uno rimase libera per il nuovo ospite.
    Ciò che mi piace di questa storia è che tutti coloro che vi sono coinvolti, gli ospiti e l’albergatore, considerano normalissimo compiere un numero infinito di operazioni perché un ospite possa trovare pace in una stanza tutta sua. E’ un grande omaggio alla solitudine.”

    ha scritto il 

  • 1

    Quale sia il senso, mi sfugge

    Ho adorato Peter Høeg ne "I quasi adatti", ma stavolta non sono proprio riuscita a mandarlo giù. Ero carica di aspettative: una trasposizione cinematografica che mozza il fiato e tiene un ritmo serrat ...continua

    Ho adorato Peter Høeg ne "I quasi adatti", ma stavolta non sono proprio riuscita a mandarlo giù. Ero carica di aspettative: una trasposizione cinematografica che mozza il fiato e tiene un ritmo serrato, una protagonista grintosa e mascolina che custodisce in sé il tragico senso della maternità, un bambino che muore in modo misterioso cadendo da un palazzo, le indagini per trovare il colpevole, la magia della neve e dello spietato inverno danese, la Groenlandia ammaliante, l'emarginazione sociale degli inuit. Tutti temi avvincenti, che dovrebbero far presa sul lettore e costringerlo a girare le pagine per scoprire... chi avrà ucciso Esajas e soprattutto perché! Premesso che dopo 510 pagine, a lettura ultimata, ancora non sono riuscita a capirlo, devo tristemente asserire che la storia è insulsa e inconcludente, appesantita da mille dettagli tecnici che la rendono priva di interesse. Si va avanti per rendere un po' di giustizia al piccolo eschimese, di cui sappiamo pochissimo, ma che ci rappresentiamo come un essere solo, abbandonato, "quasi adatto" a vivere nella società occidentale... in linea con i personaggi partoriti da Høeg. Bisogna anche dire che alcuni spunti di riflessione emergono come perle rare in mezzo alla desertica - e glaciale - distesa di iceberg narrativi, ma a fatica. Si può prendere, così, spunto per introspezioni esistenziali, ma solo se si astraggono dai colpi cruenti inferti dai malavitosi che traghettano Smilla sull'altra sponda del mar del nord. Noioso, eccessivo, prolisso.
    Høeg è preferibile quando parla di bambini... speciali.

    ha scritto il 

  • 2

    Accuratamente... non convincente!

    C'è qualcosa che non mi ha convinto in questo libro. L'accuratezza con la quale sono costruiti gli eventi è maniacale, l'ambientazione è unica, su questo non c'è dubbio. Solo che Smilla non è un perso ...continua

    C'è qualcosa che non mi ha convinto in questo libro. L'accuratezza con la quale sono costruiti gli eventi è maniacale, l'ambientazione è unica, su questo non c'è dubbio. Solo che Smilla non è un personaggio molto credibile: sa fare tutto ed in maniera perfetta, in certi punti sembra quasi un supereroe. Ammetto di aver pensato seriamente di interrompere la lettura, poi ho deciso di scoprire che fine avesse fatto il piccolo Esajas, anche se la soluzione del giallo certe volte passa in secondo piano nel corso della trama. Non mi piace scrivere recensioni spoiler e non vado oltre, aggiungo solo che esistono gialli più belli e coinvolgenti...

    ha scritto il 

  • 3

    Por fin he terminado la novela. La primera mitad me ha encantado, pero se me ha hecho muy, muy cuesta arriba la segunda.

    En la primera parte descubrimos a un personaje central muy interesante. Smila, ...continua

    Por fin he terminado la novela. La primera mitad me ha encantado, pero se me ha hecho muy, muy cuesta arriba la segunda.

    En la primera parte descubrimos a un personaje central muy interesante. Smila, una mujer hija de una cazadora groenlandesa y un médico danés. Es una persona inadaptada, independiente y con tendencia a la depresión. A través de sus pensamientos y recuerdos descubriremos el choque cultural entre Groenlandia y Europa.

    Sólo por esa primera parte creo que merece la pena leer el libro.

    Pero en la segunda parte Smila se transforma en un personaje que no me convence nada y que no me lo creo. Se embarca en una aventura que, en mi opinión, es poco verosímil y se desarrolla toda la trama de forma confusa hasta el desenlace final. Creo que le sobra muchísima acción, y por tanto muchísimas páginas, de la que mete el escritor. Me he aburrido soberanamente.

    Me parece que de esta novela se podrían haber hecho dos muy distintas entre sí. El escritor ha sido muy ambicioso y ha querido abarcar muchos temas y utilizar varios estilos distintos en una misma obra y a mí no me ha gustado. Eso no quita para que reconozca los méritos de la misma.

    ha scritto il 

  • 4

    Ben scritto e molto coinvolgente soprattutto all'inizio. Un classico che di classico forse ha poco visto lo stile narrativo in prima persona presente. A tratti un po' si perde e il tono del racconto c ...continua

    Ben scritto e molto coinvolgente soprattutto all'inizio. Un classico che di classico forse ha poco visto lo stile narrativo in prima persona presente. A tratti un po' si perde e il tono del racconto cede, ma in sostanza è un buon libro.

    ha scritto il 

  • 5

    L'avvincente storia tra Danimarca e Groenlandia delle indagini sulla morte "accidentale" di un bambino portate avanti da un'investigatrice quanto mai anomala: la glaciologa Smilla,vicina di casa e ami ...continua

    L'avvincente storia tra Danimarca e Groenlandia delle indagini sulla morte "accidentale" di un bambino portate avanti da un'investigatrice quanto mai anomala: la glaciologa Smilla,vicina di casa e amica del bambino. Cosa rende particolare questo romanzone di 400 e piu'pagine? In primo luogo la protagonista, Smilla, con la sua personalità insolitamente forte , ma anche con le sue paure e soprattutto con la sua solitudine. Poi la Groenlandia, i suoi paesaggi fatti soprattutto di luci e cielo, gli inuit e l'incomprensione di fondo con la mentalità europea. Ed infine il complesso intrigo che man mano si disvela , riportando ad un chiaro disegno di fondo , personaggi, storie ed indizi disseminati nel romanzo. Non manca la denuncia politica della spoliazione di un popolo delle ricchezze della sua terra e dello snaturamento delle sue tradizionali abitudini di vita da parte dell'avido invasore europeo.Sì, è vero, la storia può risultare dispersiva, eccessivamente articolata ,e rendere necessario tornare indietro per ritrovare notizie su un personaggio o un fatto e ricostruire il filo della storia. Per me è stata necessaria una rilettura, e devo dire che è risultato molto più godibile la seconda volta.

    ha scritto il 

  • 2

    Questa è una finta, perché in realtà mi mancherebbero circa 150 pagine alla fine e non 0 come il target "finished" dovrebbe intendere. Odio farlo, lo giuro, sono disposta a subire le unghie sulla lava ...continua

    Questa è una finta, perché in realtà mi mancherebbero circa 150 pagine alla fine e non 0 come il target "finished" dovrebbe intendere. Odio farlo, lo giuro, sono disposta a subire le unghie sulla lavagna, titanici non-sense, sonno mortale o addirittura coma pur di finire un libro completamente.
    Ultimamente però il tempo è veramente tiranno e non ho più la salute per dedicarlo a libri la cui lettura è ormai inutile, specie se come in questo caso toccano quasi le 500 pagine. Quest'anno è già successo con Cloud Atlas e ora con Il senso di Smilla per la neve.
    Visto che si spaccia per thriller, uno sarebbe anche spronato a dare un ultimatum e trascinarsi nell'ultimo minuto di corsa per finire il dannato libro, ma in questo caso posso dire tranquillamente che non me ne frega proprio una cippa di cos'è successo al povero Esaajas.
    Non l'avrei affermato se la narrazione si fosse preoccupata di aizzare ancora un po' di interesse in mezzo alle sue infinite lungaggini. Infatti in questo caso il termine nella serie invent che è "lentume" mi va proprio a genio, perché dà il senso di poltiglia con tutto dentro e pure acida.
    Acida non per presunte antipatie nei personaggi, ma per il rimescolamento intestinale che uno si fa a forza di aspettare un twist insperato.
    Ed è insperato perché ad un certo punto è chiaro che ha ben altri fini dal thriller di genere: quindi una storia che funziona per il mistero suscitato, piccoli aiutini nel mezzo, disorientamenti, colpi di scena e magari pure un caso interessante.
    Le indagini svolte dalla signorina Smilla sono noiose quanto la burocrazia da cui si fa sommergere per arrivare al suo dunque, che vorrebbe essere anche il mio, ma non mi vengono date soddisfazioni su questo punto. Sarà che sono stata stordita dall'inconcludenza costante di ogni fine-capitolo e quindi non ero più lucida nelle mie facoltà mentali, però dopo 300 pagine di sofferenza io ho solo capito una cosa: c'è della mafia dietro al povero Esaajas. Il resto è appunto noia. E questo più o meno è suggerito sin dall'inizio (la mafia o la noia? tutte e due).
    Giri di telefonate, battutine che neanche la stessa Smilla trova divertenti mentre le fa, archivi su archivi, spostamenti clandestini la cui soglia di azione-pathos è - ∞, giri di nomi e persone e reindirizzamenti a vuoto, vite personali senza appeal. Io dico: una mattinata in ufficio è più entusiasmante di questo libro.
    Si potrebbe fare anche una cosa giusta eliminando un ragionamento rigido e riduttivo per generi, pensando a questo libro come uno di quelli "dove conta l'atmosfera", ma allora entriamo in un territorio anche più penoso.
    Ma quale atmosfera? Il mondo interiore di Smilla? Stiamo messi bene allora!
    Magari su altri avrà esercitato il fascino che sicuramente Hoeg sperava di ottenere, ma a me la freddezza di Smilla e le sue pillole di saggezza un po' spicciole non hanno fatto molto effetto. Avrà anche le sue ragioni e caratteristiche innate per risultare così com'è, ma ciò che aveva da dirmi non era abbastanza interessante per non farlo sprofondare nello sbatti generale.
    La sua indipendenza data dalle origini groenlandesi stride con gli eventi, perché personalmente avrei voluto che i personaggi vicini a lei fossero pensati e trattati meglio di così, perché forse tutto questo ritratto psicologico attorno a lei mi sapeva di costruito sin dall'inizio. Mi è sembrato innaturale che in un rapporto affettivo "il meccanico" non acquisisca mai un nome, una sua identità. Ma povero cristo. E lo dico perché mi sembra naturale voler chiamare per nome e non con epiteti generici chi comincia a starci a cuore, al di là di una naturale freddezza. Solo per citare un punto ad esempio del suo comportamento.
    Lascio decisamente il piacere di "tutta un'atmosfera" a chi li sa apprezzare, <u>perché io passo</u>, passo le ultime 150 pagine, passo il dunque di tutta sta storia che non vuole arrivare mai e comincia a pretendere troppo dalla mia resistenza ad oltranza. E, come nel caso di Cloud Atlas, non credo che me ne pentirò, visto che mi son letta per curiosità un sunto di come finisce e non ci ho visto niente di fantasmagorico, solo in linea con tutto lo spirito esasperante del libro.

    ha scritto il 

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