Il sentiero della dea

Di

Editore: Sonzogno

4.0
(181)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 362 | Formato: Altri

Isbn-10: 8845417042 | Isbn-13: 9788845417047 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: M. Parolini , M. Curtoni

Genere: Biografia , Religione & Spiritualità

Ti piace Il sentiero della dea?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Ordina per
  • 3

    il sentiero della dea

    tre stelle e mezzo
    carino e piacevole, nulla di trascendentale, ma con alcuni spunti interessanti per la meditazione e un nuovo modo di vivere maggiormente a contatto con la natura

    ha scritto il 

  • 4

    all'inizio non mi aveva convinto, la parte che non è dedicata all'esperienza spirituale è piuttosto piatta, un po' banale, mentre coinvolge , convince e stimola la parte che si addentra nelle tracce ...continua

    all'inizio non mi aveva convinto, la parte che non è dedicata all'esperienza spirituale è piuttosto piatta, un po' banale, mentre coinvolge , convince e stimola la parte che si addentra nelle tracce storiche, nei riferimenti mitologici, nei riti, nei collegamenti all'energia che ci circonda. Non me lo sarei aspettato, e invece mi ha convinto a tratti entusiasmato, anche le citazioni riportate all'inizio dei capitoli sono piuttosto belle.

    ha scritto il 

  • 2

    Il sentiero della Dea non è un romanzo, ma il resoconto dell'esperienza spirituale vissuta da Phyllis Curott che, con grande orgoglio, appone sotto il suo nome in copertina l'etichetta di Gran Sacerdo ...continua

    Il sentiero della Dea non è un romanzo, ma il resoconto dell'esperienza spirituale vissuta da Phyllis Curott che, con grande orgoglio, appone sotto il suo nome in copertina l'etichetta di Gran Sacerdotessa Wicca. Proprio per il fatto di non essere un romanzo, non giudicherò questo libro in quanto prodotto letterario che, in ogni caso, sarebbe molto scadente ed estremamente noioso: premetto che le due stelline date come sommario giudizio sono giustificate dal fatto che non me la sento di condannare un'opera spirituale. Sarebbe come recensire la Bibbia dicendo che, rispetto a Guerra e Pace, fa schifo. Nonostante infatti la pessima veste letteraria con cui è presentato, questo libro è portatore di riflessioni e concetti che varrebbe la pena conoscere, indipendentemente dall'essere fedeli o meno.
    Quella della Wicca è una religione vera e propria che, come giustamente nota l'autrice nella prefazione, è in costante crescita. La Wicca si richiama ad una religione antichissima, brutalmente cancellata dall'avvento delle odierne religione monoteiste e prettamente maschili. Quella della Wicca è una pratica spirituale in cui le donne tornano protagoniste nella venerazione del divino femminile, non solo maschile: è una religione in cui, al dio millenario si affianca la divinità femminile, non inferiore e subordinata, ma dotata della stessa forza e dello stesso valore. La Wicca è portatrice di messaggi che le tre principali religioni monoteiste hanno cancellato: la venerazione della donna in primis che non viene rappresentata come l'atavica peccatrice per la cui frivolezza oggi gli uomini sono macchiati inesorabilmente dalla colpa del peccato, ma come l'ancestrale personificazione della fertilità e della rinascita; la cura del corpo viene poi avvertita come pratica sacra: se fin dal catechismo ci è stato insegnato che ciò che ha a che fare con le pulsioni del corpo è peccato ignobile, la Wicca insegna che i bisogni del corpo sono sacri anch'essi, perchè la divinità si manifesta anche nelle cose più piccole e paradossalmente vergognose; insegna poi anche il grandissimo amore per la terra che non è mera corporeità subordinata alla meraviglie dei Cieli, ma energia pura, degna della nostra venerazione e delle nostre attenzioni perché espressione della divinità: insegna che l'uomo appartiene alla terra e non la terra all'uomo e che quanto di negativo viene fatto alla terra alla fine si ritorce sempre contro. La lunga serie di rituali e incantesimi, descritti veramente in maniera molto dettagliata e con premesse degne del miglior ricettario di cucina, lasciano, in effetti, un po' sbalorditi: sembra quasi assurdo credere che esistano persone che, per allontanare le energie negative, accendano candele e brucino mazzetti di salvia. Ma, a ben riflettere, non sono pratiche poi tanto più assurde di quella che è la nostra eucarestia: vai a spiegare a un aborigeno che l'ostia simboleggia il corpo di Cristo e la nostra comunione con Dio: probabilmente ti guarderà come si guarda un pazzo, per di più cannibale, ai suoi occhi.
    Le descrizioni che l'autrice fa delle pratiche spirituali della Wicca sono molto appassionate e molto belle: la sua fede emerge talvolta ad ogni riga e, ogni tanto, il desiderio di bruciare quintali di salvia l'ha fatto venire anche a me. Premetto che ogni volta che le pratiche Wicca pretendono un piccolo sacrificio, come il tagliare dei fiori o bruciare delle erbe aromatiche, a loro volta esigono poi un dono che deve essere fatto alla terra per ringraziarla delle sue offerte: ciò che in qualche modo viene tolto alla fine deve essere anche ridato e questo mi sembra un concetto molto bello che nel nostro mondo frenetico spesso dimentichiamo.
    Al di là di questo, il testo presenta degli errori, delle incoerenze e delle vere e proprie manipolazioni storiche che spesso mi hanno fatto arricciare il naso, ma che in ogni caso caratterizzano tutte le religioni che conosco.
    Per prima cosa, come è comprensibile, l'autrice è letteralmente fissata con la caccia alle streghe: la nomina ogni due pagine, arriva addirittura a definirlo un evento quasi peggiore dell'olocausto. Ora, io ci andrei un pochino più cauta perché non è andata proprio così. Che le religioni, anche il cristianesimo, nei loro momenti di massima forza, abbiano commesso brutalità degne di questo nome è un fatto assodato, ma ingigantirle più del dovuto non è necessario. La caccia alle streghe, insieme alle condanne per tutti coloro che continuavano a professarsi eretici e pagani, c'è sicuramente stata, ma non è stato un evento a tinte così fosche, come gli storici hanno dimostrato non da troppo tempo. Le macchine di tortura sono l'espressione della malvagità dell'uomo, ma non furono usate con così grande zelo, salvo casi del tutto eccezionali. Le condanne a morte venivano comminate se l'imputato rifiutava continuamente di abiurare, cosa che succedeva a sua volta di rado: le cose spesso di risolvevano con qualche violenza, ma l'imputato spesso abiurava, incrociando le dita dietro la schiena e dopo qualche percossa veniva rilasciato; una volta tornato a casa poi continuava con la sua religione eretica, avendo cura di mantenere il tutto il più segreto possibile. Ora, paragonare questi eventi, che pure furono brutali, con l'eliminazione programmata di un'intera razza voluta dal regime nazista mi sembra eccessivo e anche un po' offensivo.
    Sempre in relazione alla caccia alle streghe, l'autrice, per rendere il tutto più sconvolgente si lancia nel dare dati e statistiche che manco l'Istat: dove diavolo li ha trovati lo sa solo lei. E dopo aver annoverato le centinaia di migliaia di vittime (?) della caccia alle streghe aggiunge: "non mi ero resa conto di quanto fosse sanguinosa ed estesa. Né che le donne fossero state le vittime principali" (pag. 51). Ora, questo terribile evento viene chiamato caccia alle streghe. Streghe. Sostantivo femminile. E lei non pensava che le vittime fossero le donne. Ma a chi pensavi avessero dato la caccia, ai cerbiatti?
    Sempre in relazione a questi concetti, l'autrice si lancia in vere e proprie accuse nei confronti di quegli imperatori che hanno contributo alla chiusura dei templi pagani: non se la prende con Costantino, non con Teodosio: il suo bersaglio è Giustiniano, quell'imperatore illetterato che fece chiudere i templi di filosofia. Le sue accuse fanno scappare un sorriso perchè l'autrice è un grande avvocato di successo con una busta paga mica da ridere: mia cara, se oggi fai quel lavoro e puoi permetterti vestiti di alta sartoria, lo devi al caro Giustiniano. Dedicati all'allevamento bovino e poi puoi criticare il padre del diritto quanto ti pare.
    Ancora, le sue ricostruzioni linguistiche sono piuttosto imprecise. Il termine pagano deriva dal latino pagus, che designava la campagna e coloro che ci vivono. Ma il paganesimo non viene chiamato così perchè i suoi adepti veneravano la campagna e le pratiche agricole, ma perchè nella campagna il cristianesimo fece più fatica ad attecchire e i rituali pagani sopravvissero. Questa è una cosa che si avverte ancora oggi. In centro a Milano nessuno è legato ad antiche superstizioni di eredità pagana, ma già nelle campagne della Lomellina magari qualche contadino anziano ha ancora cura di allontanare la grandine o le tempeste ponendo nei campi oggetti dal valore apotropaico. Se non sai benissimo il latino, lascia perdere.
    Viene manipolata anche la pratica religiosa degli antichi greci: l'autrice afferma che quella di Demetra fu, per i greci, la religione dominante. Ma dove l'ha letto? Nell'Olimpo dei greci le divinità si piazzavano tutte sulla stessa scala valoriale, semplicemente avevano compiti diversi e venivano venerate in maniera diversa a seconda del momento e delle preghiere che dovevano essere loro rivolte. Prima di scrivere baggianate aspetta che esca in edicola un'edizione speciale di Focus dedicata agli antichi greci.
    Ancora, l'autrice fa spesso riferimento agli sciamani dell'antica Europa e alla sacerdotessa dell'oracolo di Delfi per provare che, se si crede veramente nella Dea e nella comunione con il sacro, allora la divinità si presenterà dentro di noi, facendoci cadere in uno stato di trance. Ora, è comprovato che gli sciamani utilizzavano, più o meno volontariamente, sostanze psicotrope e dell'oracolo di Delfi io non avrei così tanta fiducia: Delfi era una macchina per far soldi un tempo e lo è ancora oggi come meta turistica, senza contare che gli oracoli della sacerdotessa erano così vaghi che avrebbe avuto ragione in ogni caso. Vedi, se avessi aspettato l'edizione speciale di Focus lo avresti saputo.
    In conclusione, la lettura di questo libro è certamente consigliata solo in due casi: se si è gia seguaci della Wicca - e allora si prenderà per vera ogni cosa che vi è scritta - o a coloro che non sono seguaci e apprezzano le opere religiose in quanto ricettario di riflessioni sempre buone; ma se pensate di leggerlo per avere qualche sacra rivelazione, lasciate perdere.

    ha scritto il 

  • 4

    dopo tanto tempo, e dopo aver letto manuali su come svolgere rituali, sabba, alcuni incantesimi e altro, leggere la storia vissuta da una sacerdotessa su come è arrivata a scoprire l'antica religione, ...continua

    dopo tanto tempo, e dopo aver letto manuali su come svolgere rituali, sabba, alcuni incantesimi e altro, leggere la storia vissuta da una sacerdotessa su come è arrivata a scoprire l'antica religione, è stato molto emozionante. questo libro l'ho cercato da tempo e finalmente sono riuscito a trovarlo. devo dire che è stato un piacere leggere queste pagine. immergersi in un altra cultura. vivere, anche se non in prima persona, delle esperienze magiche.

    ha scritto il 

  • 3

    Bello ma posticcio

    è piacevole e offre spunti culturali interessanti,purtroppo però mi ricorda molto quei libri/confessione di chi è uscito dal tunnel di qualcosa o si pone come guida per aiutarti a farlo.
    l'ho trovato ...continua

    è piacevole e offre spunti culturali interessanti,purtroppo però mi ricorda molto quei libri/confessione di chi è uscito dal tunnel di qualcosa o si pone come guida per aiutarti a farlo.
    l'ho trovato un po' posticcio e maternalista.

    ha scritto il 

  • 4

    Carino! Lo cercavo da tanto! Un libro che propone una visione diversa e molto romazata dell'approccio al paganesimo ma che a mio parere rende benissimo il contrasto tra la società moderna che ci impon ...continua

    Carino! Lo cercavo da tanto! Un libro che propone una visione diversa e molto romazata dell'approccio al paganesimo ma che a mio parere rende benissimo il contrasto tra la società moderna che ci impone determinati ruoli e il nostro essere che cerca di trovare il suo spazio d'espressione.
    Bello!

    ha scritto il