Il sentiero della notte

Di

Editore: Sperling & Kupfer (Pandora)

4.0
(48)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 422 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 882001792X | Isbn-13: 9788820017927 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Linda De Angelis

Genere: Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
(Fionavar 3)
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  • 1

    2/10

    [Recensione cumulativa dell'intera serie]
    Se volete leggere qualcosa di Guy Gavriel Kay, lanciate questo libro dalla finestra in questo istante e andate invece a procurarvi "Tigana". Se in quel caso K ...continua

    [Recensione cumulativa dell'intera serie]
    Se volete leggere qualcosa di Guy Gavriel Kay, lanciate questo libro dalla finestra in questo istante e andate invece a procurarvi "Tigana". Se in quel caso Kay è riuscito a portare a casa una storia dignitosa, mediamente originale e interessante pur se non eccezionale, qui molla il colpo e ci rifila un polpettone trito e ritrito di viaggi dimensionali, mondi medioevali da salvare, dèi e dee come se piovesse, mitologia arturiana e celtica, Forze della Luce e delle Tenebre, unicorni volanti magici e tanta altra paccottiglia "fantasy" come potrebbe immaginarsela un dodicenne drogato di D&D. Un conto è inserire qualche rimando o citazione in un impianto originale, un conto è quando invece ogni singola pagina trasuda banalità e roba già vista non solo nella mitologia, ma anche in decine e decine di altri romanzi fantasy (peraltro scritti molto meglio). In questa serie non c'è letteralmente UN singolo elemento di originalità, a partire dalla manfrina dei cinque ragazzi che vengono trasportati in un'altra dimensione perché apparentemente una manciata di pisquani canadesi degli anni ottanta è più qualificata per salvare il mistico mondo di Fionavar dei più illustri sapenti indigeni; anche i protagonisti, che sono più o meno l'unica cosa che Kay non ha preso di peso dalla mitologia o dal più stucchevole immaginario fantasy collettivo, sono una manciata di vuoti stereotipi di genere, e ammirevole in questo senso è il lavoro che l'autore ha fatto con "la bella" del gruppo, Jennifer: prima rapita e stuprata dai nemici mostruosi fino ad andare fuori di testa, poi convertita in incarnazione mortale della regina Ginevra in modo da risultare svuotata di ogni valore personale.

    ha scritto il 

  • 5

    In realtà Il sentiero della notte si intitola The Darkest Road. La strada più scura, o La strada più oscura. Ce ne sono tante di strade oscure in questo libro, ciascuna a modo suo. Quella intrapresa d ...continua

    In realtà Il sentiero della notte si intitola The Darkest Road. La strada più scura, o La strada più oscura. Ce ne sono tante di strade oscure in questo libro, ciascuna a modo suo. Quella intrapresa da Finn, anche se la ta’kiena parla della strada più lunga, quella seguita dai nani sotto il dominio di Kaen e Blöd, con un’ossessione portata oltre i limiti della ragione, quella di Tabor, che agisce in favore della luce grazie al dono di una dea e da quello stesso dono è consumato, quella dei lios alfar, che seguono il loro canto e che lo hanno seguito in passato, quando il Distruttore della Tela aveva posto la sua mano sul mondo per rubagli il canto stesso, quella di Kim, il cui dono si rivela un fardello per lei e una maledizione per chi le è vicino, quella di Darien. Quella di Darien, figlio della luce e delle tenebre. C’è mai stato, si chiedono i protagonisti del romanzo, qualcuno più in bilico fra queste due possibilità?
    Darien, non dimentichiamolo, ha meno di un anno. È un andain, figlio di un dio e di una donna mortale, e per questo cresce più in fretta del normale, ma la crescita del corpo non comporta necessariamente, non comporta in questo caso specifico, la maturazione dei sentimenti, l’esperienza del vissuto che sola può aiutare a compiere correttamente e consapevolmente le scelte più importanti. Ha ragione Sharra quando si commuove pensando alla sua solitudine. E poi c’è la strada di Guinevere, Arthur e Lancelot. Kay, e i suoi personaggi con lui, si dolgono dei peccati dei buoni, e ogni volta che io leggo quelle parole sento una stretta al cuore.
    Ho dovuto trattenere le lacrime ancora una volta, ed è la quarta, so benissimo cosa sta per accadere, cosa sta accadendo, cosa accadrà. Conosco quelle stelle che cadono, senza posa.
    “«Io volevo avere il bambino. Ci sono motivi che le parole non possono spiegare. Si chiama Darien, ed era qui poco fa, e se n’è andato perché io l’ho fatto andar via. Loro non capiscono perché ho agito così, perché non ho cercato di legarlo a me». Fece un’altra pausa e respirò a fondo.
    «Io penso di capire», disse lui. Soltanto quello. Che era tanto.”
    È un estratto ovviamente, troppo poco per far capire ciò che davvero sta accadendo, ma non posso trascrivere tutto il libro. Se non avete letto il romanzo non sapete come si è arrivati qui, perché l’incontro fra i due è così doloroso, e come mai in questa scena Arthur non è nulla più che una comparsa, anche se la sua presenza pesa come un macigno sugli altri due. Io so che ho dovuto trattenere le lacrime anche stavolta. Non è stata la prima né l’ultima nel libro, e non sempre ci sono riuscita. C’è semplicemente troppo qui dentro, anche se in un estratto è difficile da capire.
    “«Io penso di capire», disse lui. Soltanto quello. Che era tanto.” Undici parole, suddivise dai punti in tre frasi. La frase centrale non è nemmeno una frase, non c’è il verbo e neppure il soggetto. Eppure è perfetta.
    “Lo vide inginocchiarsi, e prendere la mano di lei con quella che gli era rimasta sana, e portarla alle labbra, la stessa cosa che aveva fatto con lei quando le si era avvicinato sull’erba presso il Fiathal.
    Eppure non la stessa. Non la stessa. (pagina 276)”
    Non la stessa. Quanto struggimento c’è qui dentro? Perché è un cuore infranto quello che stiamo guardando. Così, semplicemente. Un cuore vero, anche se il corpo in cui batte è quello di un personaggio di finzione. Non per nulla in quel momento Leyse della Marca dei Cigno sente il proprio canto.
    Lo so, sto spiegando poco, ma davvero le emozioni si possono spiegare? Certe cose vanno provate, perché la mera conoscenza non conta nulla.
    Alcuni libri si leggono per imparare qualcosa, che siano saggi o manuali. Altri si leggono per divertimento. E altri ancora, e sono i più veri, perché l’anima ha bisogno di nutrimento. Con i romanzi di Guy Gavriel Kay è così: leggerli mi rende più ricca.
    A volte non sappiamo cosa stiamo cercando, magari non sappiamo neppure che stiamo cercando qualcosa che ci manca, sommersi da una gran quantità di impegni e di pensieri. E poi, inaspettato, arriva il dono che è impossibile da descrivere e che va al di là di ogni aspettativa.
    Il testo completo, con una citazione in più e un’altra più lunga: http://librolandia.wordpress.com/2014/04/16/guy-gavriel-kay-il-sentiero-della-notte/

    ha scritto il 

  • 4

    Il sentiero della redenzione

    A questo punto posso parlare dell'intera trilogia.
    A grandi linee la trama vede cinque studenti dell’università di Toronto trasportati dal mago Loren nel mondo di Fionavar, il primo mondo mai creato. ...continua

    A questo punto posso parlare dell'intera trilogia.
    A grandi linee la trama vede cinque studenti dell’università di Toronto trasportati dal mago Loren nel mondo di Fionavar, il primo mondo mai creato. Qui, secoli prima, il dio Rakoth venne imprigionato in un monte con le Pietre Guardiane che gli impedivano di liberarsi. Il mondo di Fionavar però viene adesso scosso dal risveglio del dio Rakoth che, a causa del tradimento di una delle razze a cui erano state affidate la custodia delle Pietre, sta richiamando le sue orde malvagie per sferrare l’attacco decisivo. Gli altri déi non stanno a guardare e scendono in campo contro il nemico che si è risvegliato. I Cinque studenti si trovano quindi coinvolti in questa guerra e ognuno dovrà prepararsi al meglio. Alcuni di loro erano destinati da alcune profezie a ricoprire un determinato ruolo, altri dovranno liberarsi delle proprie paure passate per risultare all’altezza di quelle ben più grandi che minacciano Fionavar. I vari regni che si erano spartiti le Pietre Guardiane si riuniscono sotto le forze della Luce per muovere guerra al dio Rakoth il Distruttore.

    E’ un fantasy classico, vecchia scuola, pieno di meraviglie, magia, regni fiabeschi e popolato da numerose razze. Si percepisce fortemente un'influenza Tolkieniana (ricordiamo che Gavriel Kay ha collaborato con Christopher Tolkien alla redazione del Silmarillion) da svariati elementi. Eccone un paio:
    - La caratterizzazione di alcune razze di Fionavar quali ad esempio i nani e i lios alfar (chiaramente di stampo elfico).
    - Un'isola a Ovest, oltre il mare, verso cui i lios alfar e altri eroi veleggiano per trovare infine la serenità della morte.

    Ho poi riscontrato un chiaro riferimento a un altro autore. Sto parlando della figura del Campione Eterno ideata da Michael Moorcock (famoso soprattutto per il ciclo di Elric di Melnibonè). Il Campione Eterno in Moorcock era un eroe richiamato continuamente in svariate ere e mondi, sotto nomi e sembianze sempre diversi, costretto dal fato a combattere il male di turno per mantenere il più inalterato possibile l'equilibrio cosmico tra Ordine e Caos.
    Anche nella trilogia di Fionavar, a partire dal secondo volume, faranno la loro comparsa un paio di personaggi legati a un famoso ciclo leggendario che sono chiaramente assimilabili al Campione Eterno Moorcockiano.

    Come Tolkien, seppur con le dovute distanze, Kay dimostra una tale sensibilità nel maneggiare l’epica da rendere estremamente vivido e evocativo il mondo incantato di cui narra. In esso riecheggiano antiche leggende celtiche, bretoni e scandinave, dove déi e uomini agiscono a stretto contatto.
    La prosa di Kay non è asciutta e sintetica, non si focalizza unicamente sul nocciolo dell’evento in corso. Egli tende a riportare nel dettaglio i processi psicologici che spingono i personaggi all’azione, così come i riferimenti a luoghi e riti risalenti all’alba dei tempi. Se in alcuni punti ciò accentua l’evocatività di cui si è parlato pocanzi, in altri frangenti dilunga eccessivamente il discorso smorzando il pathos su quanto sta per accadere.

    Tirando le somme, a mio avviso il secondo volume della trilogia è stato quello più debole, troppo scialbo nei contenuti. Nel primo il lettore - proprio come i cinque ragazzi prelevati da Toronto - si è trovato catapultato in un mondo fantastico con cui ha dovuto prendere dimestichezza sin dalle prime pagine già zeppe di storia, cultura e religione. Il secondo volume è una lunga preparazione a quello che avverrà nel terzo. Quest'ultimo chiude degnamente la trilogia: tra battaglie epiche, momenti toccanti, atmosfere drammatiche e colpi di scena (anche se alcuni, c'è da dirlo, saranno telefonati per i lettori fantasy più navigati) si arriva al meritato finale. A questo punto la sensibilità di Kay non impone solo morte agli sconfitti e vita ai vincitori. C'è spazio per la pietà verso il pentimento e per la possibilità di migliorarsi attraverso una coscienziosa espiazione di sé. C’è anche spazio per riscattarsi da un fato avverso attraverso un sentiero di redenzione che conduce alle luce, e che non a caso si compie nell'ultimo volume intitolato "Il sentiero della notte".

    Complimenti all'autore che ho già apprezzato in altri suoi lavori. Peccato che in Italia non abbia la visibilità e il riconoscimento che merita.

    ha scritto il 

  • 4

    degno epilogo di una trilogia che mi ha conquistata. qualcosina un po' me l'aspettavo, ma ci sono state alcune scelte narrative che mi hanno sorpresa e convinta. indagherò sulle altre opere di GGK spe ...continua

    degno epilogo di una trilogia che mi ha conquistata. qualcosina un po' me l'aspettavo, ma ci sono state alcune scelte narrative che mi hanno sorpresa e convinta. indagherò sulle altre opere di GGK sperando che siano magiche quanto il Mondo di Fionavar

    ha scritto il 

  • 4

    Kay chiude la sua trilogia con un romanzo molto bello, di gran lunga il migliore della serie. Come sempre dà il meglio di sè nelle scene più drammatiche, pervadendo le pagine di amore, dubbio e dolore ...continua

    Kay chiude la sua trilogia con un romanzo molto bello, di gran lunga il migliore della serie. Come sempre dà il meglio di sè nelle scene più drammatiche, pervadendo le pagine di amore, dubbio e dolore con grande maestria e acutezza. I personaggi - tranne pochissimi - trovano il loro sbocco naturale, si completano e lasciano davvero il segno nel grande Telaio della narrazione. Ancora una volta, complimenti Mr. Kay!

    ha scritto il 

  • 3

    La Saga di Fionavar Vol. 3

    Terzo ed ultimo capitolo della saga di Fionavar. Il più corposo e ricco di avvenimenti dei tre. Bello...posso dirlo con sincerità. Non mi aspettavo di provare così tanto piacere nel leggere un fantasy ...continua

    Terzo ed ultimo capitolo della saga di Fionavar. Il più corposo e ricco di avvenimenti dei tre. Bello...posso dirlo con sincerità. Non mi aspettavo di provare così tanto piacere nel leggere un fantasy un po' datato come questo e che troppa gente non conosce nemmeno. Uno stile pulito e molto comunicativo. La storia è affascinante ed è ben strutturata con colpi di scena e capovogimenti di fronte nei momenti più inaspettati.

    Per i cinque ragazzi trasportati nel regno di Fionavar è giunto il momento di adempiere al destino per cui sono stati chiamati. Ci sono nemici da combattere e non tutte le battaglie potranno essere vinte. L'eterna lotta tra Luce e Tenebre ancora una volta si deciderà con la forza dell'amore.

    Lo consiglio vivamente a chi ama questo genere. Le perle del passato non possono essere ignorate se si vuole conoscere il Fantasy del presente.
    Il Sig. Kay si è guadagnato tutta la mia stima.

    ha scritto il