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Il sentiero nel bosco

Di

Editore: Adelphi

3.6
(72)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 110 | Formato: Altri

Isbn-10: 8845914690 | Isbn-13: 9788845914690 | Data di pubblicazione:  | Edizione 4

Traduttore: Margherita Belardetti

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Questa storia d'amore fra un ipocondriaco, raffigurato con ironia, e una "fanciulla del bosco" che gli appare offrendogli fragole selvatiche (e potrebbe essere una driade o un altro essere mitologico), proprio per la sua delicata, implacabile attenzione a ogni minima parvenza della natura e con il suo intatto riserbo sugli eventi psicologici riesce a creare una tensione erotica altissima.
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  • 4

    che sorpresa!
    che sorpresa trovarlo intonso - da quanto e chissà chi me lo regalò? - nella mia libreria, mentre cerco un testo che mi faccia compagnia in un noiosissimo viaggio di quattro ore che sto per intrapprendere in un treno interregionale; che sorpresa il leggere questo lungo raccont ...continua

    che sorpresa!
    che sorpresa trovarlo intonso - da quanto e chissà chi me lo regalò? - nella mia libreria, mentre cerco un testo che mi faccia compagnia in un noiosissimo viaggio di quattro ore che sto per intrapprendere in un treno interregionale; che sorpresa il leggere questo lungo racconto delicato, vagamente crepuscolare, ma tinto qua e là di guizzi vitali; che sorpresa il linguaggio, sicuramente ottocentesco, garbato e formale, ma mai retorico o pedante. che sorpresa la storia: una storia d'amore che è quasi favola, che travolge un ipocondriaco, misantropo e ormai insterilito ricchissimo possidente che inoltrandosi nel sentiero che dà nome al racconto trova la fanciulla dei suoi sogni; che sorpresa infine lui, l'autore, personaggio affascinante quanto, almeno da me, sconosciuto e che visse nell'austria ottocentesca ma che nei suoi racconti, nelle sue poesie e nei suoi dipinti mantenne comunque un'originalità rispetto alla cultura del suo tempo. che meravigliosa sorpresa riscontrare, ogni volta, che dono sorprendente sia il leggere!

    ha scritto il 

  • 4

    Mite, nonostante l'abbondanza di chiaroscuro...
    Ma, forse, sono solo i nostri sensi moderni ad essere appannati, cosicché la fatica del risveglio del protagonista e la tensione dell'incontro con Maria appaiono sfuocati e deboli, invece di nitidi e forti, a dispetto di una realtà che si va d ...continua

    Mite, nonostante l'abbondanza di chiaroscuro...
    Ma, forse, sono solo i nostri sensi moderni ad essere appannati, cosicché la fatica del risveglio del protagonista e la tensione dell'incontro con Maria appaiono sfuocati e deboli, invece di nitidi e forti, a dispetto di una realtà che si va dimenticando.

    Forse Stifter ci riporta un ottocento troppo edulcorato, ma è piacevole farsi cogliere, così, dalla nostalgia di tempi mai vissuti.

    ha scritto il 

  • 5

    scrittore e pittore

    Il protagonistavive solitario ed appartato, senza relazioni sociali che schiva, tormentato dall'idea di essere ammalato. Durante una passeggiata nel bosco perde la via del ritorno e mentre si riposa vede una giovane montanara cui chiede di comprare delle fragole.....Stifter è un mago della scritt ...continua

    Il protagonistavive solitario ed appartato, senza relazioni sociali che schiva, tormentato dall'idea di essere ammalato. Durante una passeggiata nel bosco perde la via del ritorno e mentre si riposa vede una giovane montanara cui chiede di comprare delle fragole.....Stifter è un mago della scrittura di cose all'apparenza insignificanti, delicato psicologo, pittore con la penna come fu anche nella vita. Una vera chicca della letteratura mittleeuropea ottocentesca.

    ha scritto il 

  • 3

    Così vorrei saper scrivere...

    Che bella scrittura, che stile, che descrizioni, che proprietà linguistica, che respiro narrativo...
    Un bel racconto dell'800, nulla di speciale o di indimenticabile, ma forse me lo fa così piacere il confronto con certa narrativa contemporanea che si esprime peggio di come mangia, che non ...continua

    Che bella scrittura, che stile, che descrizioni, che proprietà linguistica, che respiro narrativo...
    Un bel racconto dell'800, nulla di speciale o di indimenticabile, ma forse me lo fa così piacere il confronto con certa narrativa contemporanea che si esprime peggio di come mangia, che non sa mettere una parola appresso ad un'altra, che di sintassi, grammatica e punteggiatura sembra non aver mai sentito parlare, che va avanti a parolacce e periodi di cinque parole e si tiene solo su trovate d'effetto o volgarità.
    Leggere questo racconto è come arrivare ad un'oasi nel deserto, si aspira una boccata d'aria pura in mezzo al traffico, e ci si ricorda di colpo di come a scuola tentavano disperatamente di insegnarci il valore della scrittura e della letteratura....

    ha scritto il