Il sergente nella neve

Di

Editore: Giulio Einaudi Editore

4.3
(2784)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 159 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese

Isbn-10: A000040435 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 0

    Anabasi dall’inverno (inferno) di Russia

    Come non ripensare, leggendo questo libro, all’Anabasi senofontea, croce e delizia dei liceali classici di ogni tempo, archetipo narrativo di ogni ritirata militare dopo una disfatta? Ma qui non c’è ...continua

    Come non ripensare, leggendo questo libro, all’Anabasi senofontea, croce e delizia dei liceali classici di ogni tempo, archetipo narrativo di ogni ritirata militare dopo una disfatta? Ma qui non c’è il salvifico ‘Thalatta, thalatta!’ né il protagonismo tendente all’ egotico del comandante Senofonte. Qui c’è una vera e propria discesa agli inferi e la risalita solo per i pochi che sono riusciti, quasi miracolosamente, a farcela. E se la spedizione dei Diecimila è stata il frutto (forse) di un errore di valutazione da parte degli Spartani e in particolare di Lisandro, ma soprattutto l’esito della sfortuna (le cose avrebbero potuto andare diversamente se solo Ciro il giovane non fosse morto e se a Cunaxa la vittoria avesse arriso a lui invece che al fratello-rivale Artaserse), l’impresa di Russia – insieme alle Leggi Razziali una delle decisioni più nefande del Fascismo - era condannata in partenza. Una catastrofe annunciata eppure perseguita con pervicace e colpevole ottusità dal Regime.
    Questo libro è la cronaca della ritirata dal Don, delle indicibili fatiche che ha comportato e dei suoi costi umani. Il riferimento al Don, incredibilmente, è uno dei pochissimi dati geografici che si trovano nel testo. Come specifica l’autore (p. 63): “Noi non sapevamo nemmeno il nome del pese dove si trovava il nostro caposaldo ed è per questo che qui trovate solo nomi di alpini e di cose. Sapevamo solo che il fiume davanti al nostro caposaldo era il Don e che per arrivare a casa c’erano tanti e tanti chilometri e potevano essere mille o diecimila. E, quando era sereno, dove l’est e dove l’ovest. Di più niente.”
    Questo testo è stato scritto a caldo, lo si evince non solo dalle date in calce (gennaio 1944 - gennaio 1947), ma anche dalla lettura stessa. E l’immediatezza è il suo pregio maggiore.
    Non riesco a valutarne il valore letterario e non so nemmeno se sia corretto porsi questa domanda. Ciò che importa è il suo valore immenso di testimonianza a futura memoria, tanto più significativo oggi che le voci dei protagonisti stanno ormai tacendo a una a una.

    ha scritto il 

  • 5

    Quando c'era lui...

    ...i treni arrivavano in orario, ma sui viaggi all'estero lasciamo perdere!

    Ho voluto leggere in parallelo "Centomila gavette di ghiaccio" e "Il sergente nella neve", entrambe testimonianze della riti ...continua

    ...i treni arrivavano in orario, ma sui viaggi all'estero lasciamo perdere!

    Ho voluto leggere in parallelo "Centomila gavette di ghiaccio" e "Il sergente nella neve", entrambe testimonianze della ritirata di Russia dell'esercito italiano nell'inverno 1942/43.
    "Ritirata" purtroppo è una parola ottimistica, "ecatombe" sarebbe il termine più adatto, visto il numero esiguo di sopravvissuti a questa Anabasi di ghiaccio e fame.
    I due autori facevano entrambi parte del Corpo Alpino, Bedeschi era tenente medico nella divisione Julia, Rigoni era sergente maggiore nella divisione Tridentina; una differenza non da poco, in quanto la Julia si trovò ad iniziare la ritirata vera e propria in uno stato di sofferenza già acutissimo, a causa dei continui scontri e le molte marce intese a rintuzzare i primi tentativi di sfondamento russi. La Tridentina aveva potuto "limitarsi" a difendere la propria linea originale ed aveva iniziato il movimento di ripiegamento in condizioni pressoché intatte, in seguito dovrà però sobbarcarsi il lavoro più gravoso.
    I libri sarebbero da leggere tutti e due, sono belli, ipnotici, passo dopo passo trascinano in una spirale di follia che per fortuna possiamo solo cercare di immaginare; nessuno è così crudele per meritarsi tanto.
    Le differenze tra i due testi naturalmente ci sono, "Centomila gavette di ghiaccio" è scritto in maniera quasi aulica; "Il sergente nella neve" No, "Il sergente nella neve" è scritto da un "sergente", tratta le parole con più semplicità. In compenso a lungo andare Bedeschi mi innervosisce, dallo stile l'aulicità si trasferisce anche ai personaggi, che sono perfetti, eroi dall'inizio alla fine quasi come da cliché, un po' diventa incredibile, un po' mi viene da pensare "Ma se in Italia vivevano davvero tutti questi uomini fantastici, come accidenti ha fatto Mussolini a gestire un crudele regime da operetta per vent'anni, senza che nessuno glielo impedisse?!"; però poi il libro finisce e ti lascia dentro tantissimo e vorresti non dimenticare mai certi passaggi e certi dialoghi. Grazie.
    Torno a Rigoni Stern, ed il sergente si rivela artista e non solo artigiano della parola, qualcuno l'ha definito l'Hemingway del secondo '900 italiano per la poesia nella pulizia di scrittura e mi sento di dire di sì; e poi qui ritrovo gli italiani, i miei compatrioti, quelli veri, quelli che nel disastro non sono tutti santi ed il racconto perde l'alone del leggendario e riprende i colori nitidi della pellicola. Avrei voglia di prendere un fiasco di vino e due bicchieri, prendere sotto braccio il sergente, metterci a un tavolo e scolarcela.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro è un'istantanea scattata con la Polaroid. Pochi riferimenti e poche riflessioni, frasi corte e asciutte. Solo la descrizione di quel che avviene intorno: spari, confusione, neve, tanta ne ...continua

    Questo libro è un'istantanea scattata con la Polaroid. Pochi riferimenti e poche riflessioni, frasi corte e asciutte. Solo la descrizione di quel che avviene intorno: spari, confusione, neve, tanta neve, gelo e km da percorrere nella steppa. Niente più.

    ha scritto il 

  • 5

    Grandioso!

    Tengo ad anticipare il fatto che non leggo libri molto spesso, in quanto sono orientato perlopiù ai blog che parlano un pò di tecnologia e altre cose che ne derivano.

    Volevo fare i complimenti all'aut ...continua

    Tengo ad anticipare il fatto che non leggo libri molto spesso, in quanto sono orientato perlopiù ai blog che parlano un pò di tecnologia e altre cose che ne derivano.

    Volevo fare i complimenti all'autore Mario Rigoni Stern che pagina dopo pagina invogliava sempre più a leggere questo libro, veramente grande!

    La scrittura non è proprio dei giorni nostri, ma tutto sommato si capisce. Qualche volta nella parte iniziale compare qualche termine che non tutti conoscono o che hanno già sentito, ma essendo termini ripetitivi nel testo, dopo un pò ci si fa l'abitudine e fila via tutto liscio.
    Trovo che questo non sia semplicemente un libro autobiografico di carattere storico, ma è in qualche modo un capolavoro in quanto l'autore non si limita al fatto di descrivere storia e personaggi che lo hanno accompagnato nella disavventura della ritirata di Russia. In ogni cosa che fa, sia eseguire un ordine oppure chiedere semplicemente se può avere un pò di cibo nelle "case", non la fa da soldato, ma da uomo. Mi ha colpito maggiormente il pezzo in cui entra in un'isba dove stanno mangiando alcuni soldati russi, in qualche modo chiedendo di mangiare. Lui, un soldato italiano, con un coraggio da vendere, entra in casa del nemico per elemosinare del cibo e dopo aver mangiato se ne va ringraziando. Queste sono lezioni di vita, significa essere uomini: non importa che divisa porti, l'importante è che non te la fai tua e te la sai togliere quando ce n'è bisogno.

    ha scritto il 

  • 4

    II sergente nella neve è il racconto autobiografico del 1953 scritto da Mario Rigoni Stern. Si tratta della cronaca dell'esperienza personale vissuta dall'autore durante il servizio come sergente magg ...continua

    II sergente nella neve è il racconto autobiografico del 1953 scritto da Mario Rigoni Stern. Si tratta della cronaca dell'esperienza personale vissuta dall'autore durante il servizio come sergente maggiore dei reparti mitraglieri nel battaglione Vestone dell'ARMIR nel corso della Ritirata di Russia nel gennaio 1943.
    Il racconto si divide in due parti, la prima dal titolo Il caposaldo dove l’autore – esso stesso protagonista della vicenda – racconta della vita in trincea lungo il corso del fiume Don, e la seconda parte dal titolo La sacca, dove si entra in scena nella narrazione si legge della ritirata tra le praterie innevate della Russia.
    Tutto il racconto autobiografico muove le mosse da uno semplice domanda fatta dal commilitone Giuanin:

    «Sergentmagiù, ghe rivarem a baita?»

    E, cioè: «Sergente maggiore, arriveremo alla baita?».
    La baita per gli alpini non è altro che la casa natìa, ovverosia l’Italia, unico luogo protetto e sicuro.

    Il racconto prosegue per gesti, per azioni, per ritualità, atti sempre uguali a sé stessi, che richiamo un unico scopo: la speranza. La speranza di tornare a casa. La speranza del ritorno. La speranza che tutto abbia fine. La speranza di una coperta calda, di una carezza sulla guancia, di un bacio rubato, o di un sorriso atteso.
    Questo libro non è un libro sulla guerra, è un libro sull’intimità della guerra. Sull’intimità di questi uomini, della loro umanità, della loro esperienza bellica. Questo resoconto scritto da Stern è un racconto scritto da ogni singolo commilitone, da Bosio, da Tourn, da Pintossi, Bodei o Antonelli. Questo racconto ci parla di una speranza che si riabilita, e di un uomo – troppo spesso – diseducato che dalla guerra ancora non hai imparato niente, o forse non abbastanza da smettere di farla.

    ha scritto il 

  • 4

    Mario Rigoni Stern racconta con intensità i momenti trascorsi al fronte, le lunghe veglie fra le nevi, gli assalti nel buio, le gragnole di colpi che arrivavano all'improvviso durante la marcia. Eppur ...continua

    Mario Rigoni Stern racconta con intensità i momenti trascorsi al fronte, le lunghe veglie fra le nevi, gli assalti nel buio, le gragnole di colpi che arrivavano all'improvviso durante la marcia. Eppure ancor più vibranti sono i passi in cui l'autore ricorda i rari momenti di sollievo, dal riposo in un'isba faticosamente conquistata alle guardie silenziose sul Don.
    http://athenaenoctua2013.blogspot.it/2016/05/il-sergente-nella-neve-rigoni-stern.html

    ha scritto il 

  • 5

    IL LIBRO sulla guerra, vivido, semplice ed esplicito come se anche noi fossimo lì nell’immobilità sempre uguale dell’attesa in trincea, guatando i compagni russi dall’altra parte del Don cha appaion ...continua

    IL LIBRO sulla guerra, vivido, semplice ed esplicito come se anche noi fossimo lì nell’immobilità sempre uguale dell’attesa in trincea, guatando i compagni russi dall’altra parte del Don cha appaiono e scompaiono, nei piccoli rituali che scandiscono le giornate: la gavetta come scodella, i pidocchi che corrono ovunque, le poche ore di sonno rubate alla veglia a far da vedetta che cede alla tentazione di guardare le stelle, la foto della fidanzata appesa, la pulitura della piccola artiglieria con il lubrificante, gesto che diventa delicato come se tra le mani non ci fosse un’arma ma un corpo femminile.
    Ma ecco la concitazione dell’attacco meditato, preparato, e sempre diverso da come immaginato, le pallottole che si infilano miagolando nella neve, il sangue che fuoriesce dalle ferite e trascolora il bianco in rosso, le raffiche, gli appostamenti.
    Poi finalmente il lungo cammino della ritirata che si snoda come una lunga esse nera sulla neve bianca, formiche con la testa bassa che si seguono e ad ogni passo affondando, lo zaino pieno di munizioni, la neve nella bufera che turbinando entra ovunque e punge come ago di pino, ogni passo uno in meno da fare per arrivare a casa.
    Qualcuno disteso supino a lato, trasognato guarda la colonna in ritirata muoversi nella neve, placidamente si addormenta, cosa penserà in punto di morte? All’ultimo momento avrà visto i pascoli verdi della Val Camonica? Udito i campanacci delle vacche? O il fruscio del grano che si flette in onde dorate nei campi, forse la foto dell’innamorata? Forse gli occhi di una madre che versa il latte nella tua tazza al mattino.

    ha scritto il 

  • 4

    La guerra e l'umanità

    Un grande libro per non dimenticare. Tanti anni fa conobbi un ragazzo, mi disse che lui era nato lo stesso giorno in cui suo padre morì in Russia. Non l'ha mai conosciuto.

    ha scritto il 

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