Il sergente nella neve

Ricordi della ritirata di Russia

Di

Editore: Einaudi

4.3
(2689)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 139 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese

Isbn-10: 880619304X | Isbn-13: 9788806193041 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
"Oggi, a quasi cinquant'anni dalla pubblicazione, questo celebre resoconto di un semplice sottoufficiale alpino che si trova a combattere nel settore centrale del fronte russo, proprio quando l'esercito dell'Unione Sovietica sferra il suo potente attacco demolitore, acquista rilievo speciale. Man mano che i fatti narrati si allontanano nel tempo, il diario del sergente diventa più intenso e assume i caratteri dell'esperienza perenne. La testimonianza scritta, rispetto agli eventi storico-geografici da cui è scaturita, intrattiene lo stesso rapporto che potremmo supporre fra la moneta e il suo conio." (Dalla postfazione di Eraldo Affinati).
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  • 4

    La guerra e l'umanità

    Un grande libro per non dimenticare. Tanti anni fa conobbi un ragazzo, mi disse che lui era nato lo stesso giorno in cui suo padre morì in Russia. Non l'ha mai conosciuto.

    ha scritto il 

  • 4

    Il racconto rappresenta uno dei drammatici ritorni epici della disgraziata guerra fascista in Russia. La ritirata che l'A. racconta con prodigiosa semplicità è punteggiata da episodi indimenticabili. ...continua

    Il racconto rappresenta uno dei drammatici ritorni epici della disgraziata guerra fascista in Russia. La ritirata che l'A. racconta con prodigiosa semplicità è punteggiata da episodi indimenticabili. Il sergente della neve è nient'altri che un contadino divenuto sergente. Tale egli continua a sentirsi. E naturalmente sulla sua sensibilità primitiva fanno presa unicamente sentimenti naturali, che non chiedono di essere interpretati: il proposito di restare a tutti i costi accanto ai suoi compagni, il desiderio di vedere la fine della sua avventura in terra veneta. Ma è assistito per tutto il pericoloso viaggio dal solo scopo di proseguire, mai retrocedendo di un passo. Siano pure tante le avversità, resta fermo l'unico impegno che conosce: tornare a casa con i suoi commilitoni friulani. Manca, però, in lui l'epicità del condottiero.

    ha scritto il 

  • 3

    Attraverso lo steccato e una pallottola mi sibila vicino. I russi ci tengono d’occhio. Corro e busso alla porta di un’isba. Entro. Vi sono dei soldati russi, là. Dei prigionieri? No. So no armati. Con ...continua

    Attraverso lo steccato e una pallottola mi sibila vicino. I russi ci tengono d’occhio. Corro e busso alla porta di un’isba. Entro. Vi sono dei soldati russi, là. Dei prigionieri? No. So no armati. Con la stella rossa sul berretto! Io ho in mano il fucile. Li guardo impietrito. Essi stanno mangiando attorno alla tavola. Prendono il cibo con il cucchiaio di legno da una zuppiera comune. E mi guardano con i cucchiai sospesi a mezz’aria. – Mniè khocetsia iestj, – dico. Vi sono anche delle donne. Una prende un piatto, lo riempie di latte e miglio, con un mestolo, dalla zuppiera di tutti, e me lo porge. Io faccio un passo avanti, mi metto il fucile in spalla e mangio. Il tempo non esiste più. I soldati russi mi guardano. Le donne mi guardano. I bambini mi guardano. Nessuno fiata. C’è solo il rumore del mio cucchiaio nel piatto. E d’ogni mia boccata. – Spaziba, – dico quando ho finito. E la donna prende dalle mie mani il piatto vuoto. – Pasausta, – mi risponde con semplicità. I soldati russi mi guardano uscire senza che si siano mossi.

    http://www.ryo.it/2015/11/06/il-sergente-nella-neve-mario-rigoni-stern-citazioni/

    ha scritto il 

  • 4

    Ci si dimentica, a leggere Il sergente nella neve, che noi, in Russia, stavamo dalla parte sbagliata. Su quella riva del Don stavano nazisti e fascisti. Eppure non c’è ideologia in questo romanzo, non ...continua

    Ci si dimentica, a leggere Il sergente nella neve, che noi, in Russia, stavamo dalla parte sbagliata. Su quella riva del Don stavano nazisti e fascisti. Eppure non c’è ideologia in questo romanzo, non ci sono né destra né sinistra, né buoni né cattivi. La guerra, quella degli uomini, sta da un’altra parte. Qui, soltanto, una dura lotta per la sopravvivenza, che unisce e non separa.
    Rigoni racconta la ritirata in Russia alternando una scrittura oggettiva, in cui le descrizioni sono dense di elementi sensoriali, a contrappunti intimistici, dove emerge la ricerca di un senso e la necessità di rimanere umani.
    C’è un paesaggio quasi dipinto in bianco e nero: il bianco abbacinante del riverbero della neve, il nero della notte e dell’abbrutimento. Ci sono odori che saturano le narici: di ferite infette, di animali, di latte, di fuochi accesi per scaldarsi. Sapori di cibi raccattati in qualche modo e cucinati alla buona. Il contatto necessario tra corpi come scudo contro il freddo.
    Tra questi odori e questi colori si muovono uomini semplici, strappati alle loro vite, che nonostante tutto – la rigidità del clima, l’incertezza costante della guerra, la fame, la mancanza di sonno – difendono non la patria in senso stretto, ma l’appartenenza al genere umano e insegnano la pietà, la misericordia e la speranza. Perché se è stato possibile trovare e salvaguardare lì un briciolo di umanità, chissà che questo piccolo miracolo non possa ripetersi ancora.

    ha scritto il 

  • 0

    Da leggere, ma...

    Credo di aver letto libri più incisivi sulla seconda guerra mondiale. Non mi sembra un vero romanzo, piuttosto un mettere insieme ricordi, un resoconto, ecco. Non riesce a superare i limiti dell'autob ...continua

    Credo di aver letto libri più incisivi sulla seconda guerra mondiale. Non mi sembra un vero romanzo, piuttosto un mettere insieme ricordi, un resoconto, ecco. Non riesce a superare i limiti dell'autobiografia o.

    ha scritto il 

  • 5

    una storia da non dimenticare

    IL SERGENTE NELLA NEVE di Mario Rigoni Stern 1953

    edito Einaudi

    Sottotitolo dato da Elio Vittorini fu "Ricordi della ritirata in Russia".

    Mario Rigoni Stern, ventenne di Asiago, scrisse il suo diario ...continua

    IL SERGENTE NELLA NEVE di Mario Rigoni Stern 1953

    edito Einaudi

    Sottotitolo dato da Elio Vittorini fu "Ricordi della ritirata in Russia".

    Mario Rigoni Stern, ventenne di Asiago, scrisse il suo diario di guerra mentre si trovava nel Lager I B nella Prussia orientale, Masuria, vicino a Kaliningrad.
    Era Sergente maggiore del 6° reggimento Alpini, Battaglione Vestone, 55 Compagnia, Plotone mitragllieri, impegnato sul Fronte Russo fra Donetz e il Don durante la Seconda Guerra Mondiale.

    Sono i mesi in cui l'esercito dell'Unione Sovietica sferra il suo letale e imponente attacco ai soldati Italiani e tedeschi.

    Il libro, estremamente realistico, privo di inutili abbellimenti linguistici, è diviso in due parti: "Il caposaldo" e "La sacca".
    Due ritmi diversi, due scenari diversi. Due anime della guerra.
    Il primo: lento e statico. Sembra di rivivere le atmosfere delle trincee caratteristiche della Prima Guerra Mondiale. Si sente il logoramento umano. Il tempo appare compresso. Il nemico c'è e non c'è, appare e scompare. E' secondario rispetto alle scene che si susseguono nel racconto. Il caposaldo ci viene presentato come un piccolo mondoin cui i vari personaggi si mostrano nella loro umanità disperata e senza veli.

    Il secondo: rapido, incalzante, angoscioso, con un nemico che opprime e uccide senza sosta. Che è sempre in primo piano e sembra sia sempre sul punto di apparire in un agguato mortale. Forse è proprio in questa parte del libro che si sente fortemente la voglia di vivere del protagonista. Il dolore per i compagni morti, il legame profondo con la propria terra d'origine, la forza interiore, il coraggio di chi vuole tornare a casa. E' così che, via via, la disperazione lascia il posto alla determinazione. Comincia la sua personalissima guerra per la vita.

    Il libro si apre con una frase che racchiude un'immagine forte che ha la capacità di portare il lettore direttamente in trincea. Lì dove odori e suoni si mescolano in modo indissolubile alle emozioni dei soldati. Subito ci si trova catapultati nel villaggio in riva al Don, nel paese dei Cosacchi. Sembra quasi di vederlo il terrore negli occhi di quei soldati Italiani, di sentire il boato ininterrotto delle bombe russe. I compagni sono presentati per nome, quasi a voler rendere loro onore.

    Con maestria ed estremo realismo l'autore riesce a trasmettere il gelo del terribile inverno. I dettagli, le descrizioni minuziose dei luoghi portano il lettore quasi a vivere le atmosfere che si susseguono pagina dopo pagina.

    Frequenti salti cronologici: se ne "Il caposaldo" avvengono tra presente e passato, ne "La sacca" tra presente e futuro, rispecchiando chiaramente i toni e i sentimenti che diversificano i due capitoli del libro.

    Il Tempo, il Sonno, il Freddo, la Fame. Sono questi i cardini intorno ai quali si svolgono le vicende di questi soldati abbandonati a se stessi. Intorno a loro, la steppa desolata, il bianco accecante e gelido della neve e sopra le loro teste, il Cielo stellato.

    Quest'opera rappresenta un unicum, un qualcosa di talmente intenso e realistico da far trattenere il fiato. Un romanzo crudo, come la vita.

    Può la guerra insegnare il valore della vita? Del rispetto?
    Sì.

    Se si hanno dubbi, allora leggere questo libro diventa un obbligo.

    ha scritto il 

  • 3

    Più che una cronaca, un affollarsi di ricordi

    La ritirata di Russia del battaglione Vestone nel gennaio ’43. Più che una cronaca, è un affollarsi di ricordi: i volti dei compagni morti, i rifugi sul Don, le sere con gli amici al paese, le contadi ...continua

    La ritirata di Russia del battaglione Vestone nel gennaio ’43. Più che una cronaca, è un affollarsi di ricordi: i volti dei compagni morti, i rifugi sul Don, le sere con gli amici al paese, le contadine russe nelle isbe. Il tema è lo stesso di “Centomila gavette di ghiaccio”, ma il racconto è molto diverso: Bedeschi ricorda la marcia nella neve, il freddo, la fame. La sua Julia aveva lasciato i rifugi il 16 dicembre, senza viveri, vestiario, con poche armi, come compagnia di pronto intervento, dove il fronte aveva ceduto, e in quelle condizioni iniziò la ritirata. Rigoni narra i combattimenti, perché la sua Tridentina lasciò i rifugi in gennaio, equipaggiata con viveri, vestiario di ricambio, armi. Sempre in testa alla colonna, arrivando x prima nei villaggi, trovava cibo e rifugio nelle isbe, ma ebbe il compito di aprire un varco nella sacca dei russi, permettendo così al resto dell’armata di portarsi in salvo, fino alla disperata battaglia di Nicolajewka, cui ben pochi sopravvissero. Dopo, Rigoni rifiuta di ricordare, racconta in poche pagine come vagando solo nelle retrovie, raggiunse infine la salvezza. Il racconto di Bedeschi è più drammatico e coinvolgente, ma quello di Rigoni rivela l’anima contadina dei soldati, italiani e russi, che sognano di “tornare a baita”. Bellissimo l’episodio in cui i soldati russi e il sergente italiano mangiano insieme nell’isba, senza parole, tornati x un momento uomini e non macchine da guerra.

    ha scritto il 

  • 4

    Sergentmagiù...ghe rivarem a baita?

    Grandissima testimonianza storica e umana della ritirata di Russia. Un racconto vivo, vero ed emozionante che con una prosa asciutta rende alla perfezione la sofferenza, lo sfinimento e il freddo sfib ...continua

    Grandissima testimonianza storica e umana della ritirata di Russia. Un racconto vivo, vero ed emozionante che con una prosa asciutta rende alla perfezione la sofferenza, lo sfinimento e il freddo sfibrante con tutte le atrocità che la guerra porta.
    Visi, nomi ed episodi di umanità (e non) difficili da dimenticare.

    “Era qualcosa di più del rispetto che gli animali della foresta hanno l'uno per l'altro”

    ha scritto il 

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