Il signore degli orfani

Di

Editore: Marsilio (Romanzi e racconti)

3.9
(289)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 554 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese , Tedesco , Francese , Olandese

Isbn-10: 8831714627 | Isbn-13: 9788831714624 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Fabio Zucchella

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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Descrizione del libro
Pak Jun Do è figlio di una madre scomparsa, una cantante rapita e portata a Pyongyang per allettare i potenti della capitale, e di un padre influente, direttore di un orfanotrofio. Crescendo, si fa notare per lealtà e coraggio, tanto da convincere lo Stato a offrirgli una carriera molto rapida. E per lui comincia un percorso senza ritorno attraverso le stanze segrete della dittatura più misteriosa del pianeta. «Umile cittadino della più grande nazione del mondo», Jun Do diventa un rapitore professionista, costretto a destreggiarsi tra regole instabili e richieste sconcertanti da parte dei suoi superiori per sopravvivere. L’amore per Sun Moon, attrice leggendaria, lo porterà a prendere in mano la propria vita, con un sorprendente colpo di scena. Ambientato nella Corea del Nord dei nostri giorni, il libro rivelazione di Adam Johnson descrive vita e accadimenti di un moderno Candido in un regime isolato e folle, un vero e proprio regno eremita in cui realtà e propaganda si sovrappongono fino a essere indistinguibili. Romanzo d’avventura, racconto di un’innocenza perduta e romantica storia d’amore, Il Signore degli Orfani è anche il ritratto affascinante di un mondo che fino a oggi ci è stato tenuto nascosto: una terra devastata dalla fame, dalla corruzione, da una crudeltà che colpisce a caso, dove esistono anche solidarietà, inaspettati squarci di bellezza, e amore.
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  • 4

    the last big brother

    storia di Pak Jun Do raccontata per acquisizioni successive e per accavallamenti temporali, la fine è già in nuce nel secondo capitolo, il tutto è raccontato da diversi punti di vista che poi sono par ...continua

    storia di Pak Jun Do raccontata per acquisizioni successive e per accavallamenti temporali, la fine è già in nuce nel secondo capitolo, il tutto è raccontato da diversi punti di vista che poi sono paralleli, la Repubblica Popolare Democratica di Corea, altresì nota come Corea del Nord, è l'ultimo baluardo del passato rivoluzionario e dell'immaginario comunista, non è mai stato il Paradiso dei Lavoratori e di certo oggi è un lager, si spera l'ultimo del suo tempo, ma nel racconto di Adam Johnson è la patria di questo personaggio ambiguo che siede con il Caro leader e che da lui si fa vessare, prima da lontano e poi sempre più vicino, insieme fino alla fine, col segreto messaggio che le dittature possono essere spezzate dall'interno...
    un racconto interessante, basato in parte sulle pratiche di rapimenti effettuati presso le coste giapponesi che la Corea del Nord ha messo in atto durante tutto il regno del Caro leader, Kim Jong Il, figlio un tantino fuori di testa del Grande Leader, Kim Il Sung, e in parte sul racconto di alcuni disertori che hanno riportato storie agghiaccianti di Campi di rieducazione e di torture inflitte ai cittadini affamati di un ipotetico Paradiso che certo non è mai stato di proprietà dei Lavoratori...

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    1

    Nonostante l'argomento inconsueto che mi aveva attratto (una storia ambientata in Corea del Nord) e i riconoscimenti (Pulitzer del 2013),non mi è piaciuto.
    Mi sono incartato in una trama - secondo me ...continua

    Nonostante l'argomento inconsueto che mi aveva attratto (una storia ambientata in Corea del Nord) e i riconoscimenti (Pulitzer del 2013),non mi è piaciuto.
    Mi sono incartato in una trama - secondo me - inutilmente complessa che ho faticato a seguire.
    Nella prima parte - abbastanza chiara - si seguono le vicende di questo tizio,cresciuto in un orfanotrofio, che, una volta cresciuto, viene utilizzato per i rapimenti di cittadini giapponesi da parte del regime.
    Fin qui non era male,abbastanza avvincente,dava un quadro verosimile delle efferatezze e della paranoia nordcoreane.
    Dopo un viaggio in Texas di una delegazione di cui anche il nostro protagonista fa parte - tra parentesi, incasinatissima, dove tutti i nordcoreani si presentano sotto mentite spoglie per ingannare l'odiato yankee - il nostro scompare in uno dei tanti lager che infestano il suo paese.
    Nella seconda parte il nostro eroe ricompare ma non è più lui bensì un alto papavero che ha ucciso nel lager e di cui ha preso il posto nella sua famiglia.
    Tra parentesi - famiglia la cui moglie è una famosa cantante amata dal Caro Leader e che il nostro cercherà di far fuggire in America.
    E' normale se non avete capito niente di quello che ho scritto perché ho sudato solo per ricostruire queste poche righe.
    Ma io dico,capisco che questo Adam Johnson sia professore di scrittura creativa come afferma la quarta di copertina,ma se per raccontarmi una storia mi ci vuole la tavola sinottica forse ha sbagliato mestiere!

    ha scritto il 

  • 4

    C’era una volta la Corea del Nord che ancora c’è, e che per continuare a esserci annienta uomini e donne e il loro umano diritto si venga a sapere che sono esistiti, che esistono anche loro.

    Un romanzo sulla Corea del Nord mi piacerebbe lo scrivesse un nordcoreano. Nell’attesa traducano i sette racconti dello scrittore nordcoreano Bandi in italiano, confidando Bandi non sia un’altra inven ...continua

    Un romanzo sulla Corea del Nord mi piacerebbe lo scrivesse un nordcoreano. Nell’attesa traducano i sette racconti dello scrittore nordcoreano Bandi in italiano, confidando Bandi non sia un’altra invenzione del dittatore Kim Jong-un, che niente ha da invidiare all’irrecuperabilmente psicotico Kim Jong Il raccontato nel romanzo, che sarebbe suo papà, va benissimo il romanzo dell’americano Adam Johnson, sebbene nel romanzo di Johnson i buoni finiscano con l’essere smaccatamente gli americani e manco degli americani qualsiasi: l’entourage di un senatore, e texano.

    Tra texani e nordcoreani, milioni di volte meglio i texani, immagino, ma, dico, semmai si trovasse il modo di contrabbandare il romanzo di Adam Johnson in Corea del Nord, il Caro Leader nulla ci metterebbe a dire “Roba da bugiardi americani!”. Non che al Caro Leader manchi modo di dire si tratti di propaganda imperialista anche nel caso dei racconti scritti da Bandi.

    Il pensiero orribile, insopportabie, è che, chiunque sia a scrivere della Corea del Nord, è probabile che a leggerlo non sarà mai un nordcoreano, o comunque non un nordcoreano non preposto per censurarla, che leggendola potrebbe finalmente fare la differenza, per sé quindi come minimo per tutto il suo paese, e dunque per me, che detesto la Corea del Nord.

    Della Corea del Nord non frega niente a nessuno. Potrebbe avere la bomba atomica ma se non avessero manco la bomba atomica dei nordcoreani non fregherebbe veramente a nessun sito di pettegolezzi geopolitici. Deve essere del tutto privo di risorse che fanno gola. È al di fuori di qualsiasi logica di potere, sicuramente al di fuori di quelle occidentali.

    Leggendo il romanzo di Johnson, dunque facendoci caso, ho badato a dettagli altrimenti per me insignificanti, come appunto la notizia dello scrittore Bandi, o come l’articolo apparso su Internazionale questa settimana, sui giapponesi rapiti dai nordcoreani.

    La Corea del Nord è in incubo di cui non è nemmeno dato sapere qual è la parte soltanto sognata e quale quella reale. Il romanzo di Johnson ha il merito indiscutibile di immaginare la Corea del Nord a modo suo e non come il Caro Leader vuole che tutti immaginino la Corea del Nord. Anche solo per questo il suo è un romanzo importante, necessario.

    Poi è scritto benissimo. Formidabile lo stile, fermo ma non freddo, crudo ma non insensibile. La trama poi è calcolatissima, è ammirevole come alcuni tiri della sorte formino il disegno di un destino, non che lo strepitoso protagonista del romanzo di Johnson sia un trito predestinato: è la forza della sua volontà a saper trasformare gli accidenti di una vita infondata in uno scopo, in una ragione che restituisca bellezza, libertà, alla vita stessa.

    Eppure restava una distanza tra me e il romanzo. I momenti di grazia della narrazione non mancano: l’aggressione dei calamari nella stiva del peschereccio, la descrizione su come si scuoia un uccellino, mangiandone la piccola mandorla rossa del cuore, l’episodio della lapidazione, delle lobotomie applicate ai prigionieri spingendogli un chiodo nella testa attraverso gli occhi, ma è stato a pagina 363 che mi ci sono conciliato, durante la passeggiata del finto Comandante Ga e di sua moglie Sun Moon e dei suoi due bambini al Cimitero dei Martiri della Rivoluzione. A pagina 363 tutto si tiene, la commozione scende dalle tempie alla gola. Al finale mancavano quasi altre duecento pagine, finale che Adam Johnson sono sicuro avrebbe potuto scrivere decisamente meglio, ma i buoni romanzi non hanno bisogno di finali indimenticabili, e Johnson ha scritto un buon romanzo.

    Il suo meglio, per me, è quando fa ‘parlare’ gli altoparlanti onnipresenti della propaganda nordcoreana: “Inoltre, cittadini, non dimenticate che il divieto di osservare la stelle è sempre valido.”

    Erri De Luca ha vinto di recente il Bad Sex in Fiction Award, meritatissimo. I bravi scrittori non hanno bisogno di scrivere di sesso, e quando sono particolarmente bravi ne scrivono così, ridicolizzando, tramite il sesso, chi prova a sfruttare anche lui, a fini artistici e/o propagandistici:

    “Intorno a Sun Moon i boccioli si schiudono, i petali si aprono, mettendo a nudo il polline nascosto. Il Comandante Ga gronda sudore, e in suo onore gli stami avvinghiati secernono il loro dolce aroma offrendo ai corpi dei nostri amanti i semi appiccicosi del socialismo. Sun Moon gli offre la propria Juche, lui dà fondo a tutto il proprio Songun. Il loro focoso scambio, lungo e profondo, culmina in un grido congiunto di intesa politica.”

    Ah, e a pagina 540 c’è la frase esatta con cui consegnare una merda di dittatore alla memoria meledetta che merita, addirittura più di quanto Erri De Luca meriti il Bad Sex in Fiction Award. Chiunque verrà ricordato per l’infelicità che ha provocato, è un dannato, è un fallito per sempre.

    Il romanzo di Johnson è troppo polarizzato. Come quando gli americani scrivevano dei russi durante la mortale pagliacciata dell’Unione Sovietica, così mi aspetto che la vita nella Corea del Nord non sia soltanto demoniaca, ma anche mostruosamente normale. E meno appiattita, meno totalmente sconfitta di così. Più distribuite le connivenze, più numerosi gli eroi silenziosi.

    Aspetto la liberazione dei nordcoreani da parte dei nordcoreani, aspetto tutti i romanzi che torneranno a scrivere e che torneranno a leggere. Mi aspetto milioni di rivoluzioni personali, e confido nella resistenza per ora indicibile di coloro che poi potranno raccontarsela e raccontarcela.

    ha scritto il 

  • 5

    Credo sia il più bel libro che ho letto quest'anno. Non ho quasi parole per descriverne l'intensità e per raccontare le emozioni che ho provato durante la lettura. Sono quei libri che ti accompagnano ...continua

    Credo sia il più bel libro che ho letto quest'anno. Non ho quasi parole per descriverne l'intensità e per raccontare le emozioni che ho provato durante la lettura. Sono quei libri che ti accompagnano anche quando li hai finiti per giorni e giorni, i cui personaggi ti rimangono appiccicati al corpo e alla mente per sempre.. grazie, grazie, grazie.. Cosa ha di così speciale questo libro? Credo che i motivi siano diversi.. Il personaggio principale, Jun Do (che poi diventerà il comandate Ga) fa parte di quelle persone speciali, che, nonostante tutte le sventure e i dolori che gli vengono afflitti nella sua vita, vorresti emulare e di cui pensi "questo è proprio un gran uomo". L'ambientazione della storia, che si svolge in Corea del Nord, ti permette il contatto con il mondo reale. Non solo, trattandosi di un romanzo tratto dagli studi dell'autore sulla vita di questo regime dittatoriale comunista, rimane sempre aperto il dubbio che le vicende narrate siano vere o frutto dell'immaginazione dell'autore.. E infine tutta la trama è avvincente. Come capita solo con i grandi libri, li vuoi leggere il più velocemente possibile per scoprirne tutti i misteri e nello stesso tempo ti assale un senso di tristezza quando lo stai per finire.. E quando leggi l'ultima riga non puoi che piangere e baciare le pagine che per tante ore ti hanno coccolato come se fossero i tuoi migliori amici.

    ha scritto il 

  • 3

    Se solo la metà delle brutalità raccontate in questo libro fossero vere sarebbe inconcepibile pensare che in questo momento c'è un popolo che subisce un disegno diabolico di un pazzo omicida!
    Il libro ...continua

    Se solo la metà delle brutalità raccontate in questo libro fossero vere sarebbe inconcepibile pensare che in questo momento c'è un popolo che subisce un disegno diabolico di un pazzo omicida!
    Il libro è ben scritto anche se a volte narcisisticamente intricato nella trama..non mi è stato facile leggerlo per periodo prolungati a causa delle eccessive violenze

    ha scritto il 

  • 3

    Romanzo crudo e terribile, di cui non sono in grado di giudicare appieno la credibilità storica. Sicuramente apre uno squarcio nei confronti di un paese, la Corea del Nord, vessato da una famiglia di ...continua

    Romanzo crudo e terribile, di cui non sono in grado di giudicare appieno la credibilità storica. Sicuramente apre uno squarcio nei confronti di un paese, la Corea del Nord, vessato da una famiglia di pazzi sanguinari. Difficile scindere la qualità letteraria dallo sgomento suscitato dalla lettura delle atrocità che dominano la società descritta nel libro, in ogni caso è un tuffo in una realtà di cui si sa pochissimo.

    ha scritto il 

  • 4

    Non so quanto sia corretto informarsi sull'autore di un libro. Spesso lo faccio e da quel momento, quando mi sono letta la pagina Wikipedia e qualche intervista sul web, leggo o rifletto in un altro m ...continua

    Non so quanto sia corretto informarsi sull'autore di un libro. Spesso lo faccio e da quel momento, quando mi sono letta la pagina Wikipedia e qualche intervista sul web, leggo o rifletto in un altro modo.

    In questo caso l'autore, A. J., è un famoso docente di scrittura creativa che è riuscito anche ad entrare in Corea del Nord con un artificio per poi scrivere nell'arco dei sette anni successivi questo romanzo.
    Questo lo dico per ripetermi che ciò che è scritto dal punto di vista storico-sociale ha una base veritiera ma contaminata dalla fantasia e dalle deduzioni di A.J. .

    Il romanzo è interessante, ben scritto e nella prima parte complesso perché non è mai chiaro chi sia la voce narrante, in quanto i piani narrativi e i relativi personaggi si mescolano.
    L'eroe tragico di cui ho seguito le gesta, è sensibile e saggio e attraverso di lui ho incontrato amore nel senso più ampio del termine, di traumi fisici (e della dissociazione che la mente può mettere in atto per superarli), di tradimento ma soprattutto di speranza. La speranza di continuare a vivere, di lottare anche in un mondo in cui "non si può trasmettere una storia di madre in figlia", perché non si sa mai quale sia la realtà e quali le menzogne.

    Per ritornare al mio incipit, il fatto che il romanzo sia scritto da un americano che dichiara di aver usato la scrittura creativa ispirato dalle interviste che aveva fatto ai nord coreani durante la sua esperienza in loco, ha tolto forza ai messaggi e alle vicende al contrario di quanto mi era accaduto nel corso della lettura di "Cigni selvatici", la cui autrice era nipote e figlia delle due protagoniste.
    E' un romanzo, non un report, ma anche tutta la parte legata all'incontro con gli americani e i rapporti con loro mi sembra molto di parte.
    L'ho detto, mi sono informata su A. J. e l'informazione non è mai priva di effetti...

    ha scritto il 

  • 5

    Sembra un romanzo distopico, ma non lo è. O forse sì. Perché, in fondo, cosa sappiamo noi di quel mondo chiamato Corea del Nord, all’estremo Oriente del pianeta? Ed è proprio in Corea del Nord che è a ...continua

    Sembra un romanzo distopico, ma non lo è. O forse sì. Perché, in fondo, cosa sappiamo noi di quel mondo chiamato Corea del Nord, all’estremo Oriente del pianeta? Ed è proprio in Corea del Nord che è ambientato Il Signore degli Orfani, di Adam Johnson, Pulitzer (meritatissimo, per valore assoluto e a prescindere) 2013.

    Che è molte cose, tutte ai massimi livelli: grande romanzo d’amore, denuncia del regime iper-totalitario e dello spietato, atroce e disumano universo concentrazionario nord-coreano, grottesco ritratto della propaganda di regime (splendide le “storie nordcoreane del mese”, narrate dagli altoparlanti installati in ogni angolo, pubblico e privato, del paese), sberleffo della dinastia del Grandi e Cari Leader “Kim-qualcosa” e, infine, cronaca della vita assurdamente tragica e disperatamente romantica del protagonista Pak Jun Do, orfano-non orfano.

    Sembra di stare dentro un trip lisergico lungo più di 500 pagine: ma potrebbe essere diversamente, se la storia si snoda su diversi piani temporali, attraverso più voci narranti, alternando prima e terza persona alla stentorea voce del partito e in un mondo in cui la realtà non è quella che è, ma quella che è dichiarata tale dal Partito e dal Caro Leader? E quindi in un contesto in cui i confini tra vero e falso, tra reale e fantastico, tra giusto e ingiusto non sono assoluti, ma relativi e governati dagli umori del Caro Leader e da una ferrea strategia di conservazione del potere e annullamento delle libertà e volontà individuali.

    Il Signore degli Orfani è un affascinante e originalissimo viaggio dentro un mondo realmente assurdo e assurdamente reale e per il quale l’unico, vero antidoto è e resta, come sempre, l’amore.

    ha scritto il