Il signore delle mosche

I grandi della narrativa - Novecento europeo Vol. 4

Di

Editore: Editoriale San Paolo - Famiglia cristiana (su licenza Mondadori)

4.0
(14751)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 239 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Tedesco , Chi semplificata , Francese , Polacco , Russo , Catalano , Svedese , Portoghese , Giapponese , Greco , Galego , Ceco , Farsi , Coreano , Olandese , Estonian

Isbn-10: A000043116 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , Rilegato in pelle

Genere: Narrativa & Letteratura , Scienze Sociali , Adolescenti

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Descrizione del libro
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  • 2

    E' stato difficile portare a compimento la lettura (forse solo per limiti personali)

    Non so se è perché l'ho letto in inglese (ed erano presenti parecchi termini che non conoscevo), ma il libro mi è parso noioso e pesante.
    Avevo molte speranze, poiché in classe avevamo visto il film ( ...continua

    Non so se è perché l'ho letto in inglese (ed erano presenti parecchi termini che non conoscevo), ma il libro mi è parso noioso e pesante.
    Avevo molte speranze, poiché in classe avevamo visto il film (sempre in inglese), dunque ero molto interessata ad approfondire la psicologia dei personaggi attraverso la lettura: ho effettivamente notato un’evoluzione psicologica da parte di alcuni personaggi che mi piacerebbe rivedere e comprendere maggiormente rileggendo il libro in italiano.
    In ogni caso, ho capito finalmente ciò che insegna il mio booktuber preferito, nonché l'unico che seguo: noi non ci innamoriamo della trama, ma di come il libro è scritto. E non avendo potuto apprezzare questa qualità per limiti miei, il romanzo effettivamente non mi ha catturata.

    ha scritto il 

  • 4

    Siamo ad un passo dal baratro, lo siamo sempre stati

    Il buon Golding rimase sicuramente turbato quando a scuola provò il suo piccolo esperimento sociale, e si trovò nel mezzo di un conflitto tra le due bande formatesi tra i suoi scolari. Non tanto perch ...continua

    Il buon Golding rimase sicuramente turbato quando a scuola provò il suo piccolo esperimento sociale, e si trovò nel mezzo di un conflitto tra le due bande formatesi tra i suoi scolari. Non tanto perché c'era una rissa da gestire, quanto perché si trovava dinanzi alla manifestazione della natura umana, che non riesce a far propria l'idea della comunità e si ritrova prima o poi nel confronto aggressivo, nell'aspirazione alla sopraffazione.

    E questo lo colpì talmente da ispirarlo poi a scrivere questa perla distopica, di ambientazione semplicissima, e dunque volutamente essenziale nello svolgimento della sua disperata tesi. Ossia che l'umanità nasce e resta sempre in bilico tra perseguire ciò che è giusto e utile per tutti o, al contrario, riferirsi agli istinti di sopravvivenza e alla soddisfazione di breve termine. E che spesso, al culmine del conflitto, il cattivo è più cattivo del buono (ma va?), e vince.

    Perlopiù non è un conflitto interiore, ma un conflitto tra mentalità diverse che si manifestano in esseri diversi, e che prendono alternativamente e ciclicamente il sopravvento. E' quindi un problema di educazione (e contenimento). E la storia dell'umanità è costellata di cicli di violenza egemonica ed egoistica cui seguono pause coscienti in cui ci si riprende, per poi dimenticarsi pian piano delle sofferenze patite al tempo in cui l'umanità (come valore) era venuta meno.

    Nel passato ci sono stati periodi tristi e dolorosi, periodi complicati che avrebbero richiesto uno sforzo comune e giusto per essere superati, e in cui invece si finiva per assistere all'affermazione di regimi ancora più sanguinari e (sopratutto) senza scrupoli, come i vari Hitler o Stalin che proprio sulle difficoltà dei loro popoli han fatto leva per ottenere il proprio potere assoluto. E lo vediamo anche oggi, nel nostro piccolo, coi nostri sparsi Trump che seguono nel tempo gli Obama.

    Io non so perché tutto ciò continui ad accadere (mi vien da dire perché i buoni son troppo buoni, ma questa la dico per farvi inquietare...), e si rimane sempre attoniti di fronte alla manipolazione del sentire comune e della cosiddetta 'opinione pubblica', scioccati quando, pur avendo chiara l'immagine di ciò che sarebbe giusto per il bene comune, si assiste all'alzare di voci violente spesso manipolate, senza cultura e rispetto e sopratutto senza cognizione di comunità.

    Si, certe storie ci piace definirle distopie da romanzo, come con Orwell e tanti altri, sottolineare che sono storie di fantasia e che non saranno mai vere. Ma la natura umana che vi viene descritta, se siamo sinceri con noi stessi, non è di fantasia. Lo vediamo ogni giorno, e lo vediamo da sempre. E lo vedremo ancora, forse alla fine con conseguenze irrecuperabili. E questa visione è disperata, così come forse deve essere apparsa al maestro Golding quella mattina a scuola.

    A meno che... :)

    ha scritto il 

  • 1

    Macabro e Pesante

    Dovetti leggere a suo tempo questo romanzo, il cui autore fu tra l'altro insignito del Nobel per la letteratura nel 1983, e nonostante siano passati gli anni, la mia opinione su di esso resta immutata ...continua

    Dovetti leggere a suo tempo questo romanzo, il cui autore fu tra l'altro insignito del Nobel per la letteratura nel 1983, e nonostante siano passati gli anni, la mia opinione su di esso resta immutata, sicché non trovo la forza di dargli un'ulteriore possibilità.

    Golding aveva una tesi ben precisa, avvalorata oltretutto da alcuni esperimenti che aveva fatto sulla classe a cui faceva da insegnante, ed essa sembra quasi rispecchiare quell' "homo homini lupus" di Thomas Hobbes, sennonché l'autore la porta alle più estreme (ed irreali) conseguenze: un'animalità atroce e macabra quella che pare governare gli impulsi umani, al punto che questa si possa incarnare pienamente in un gruppo di bambini naufragati su un isola.

    Tralasciando le ragioni per cui non convidivo la tesi che Golding intende dimostrare, siccome ritengo che un libro possa valere anche per il confronto che può proporre con un'opinione originale o contrastante al mio modo di vedere le cose, preferirei focalizzarmi sul modo e sullo stile con cui si propone di avvalorare quest'idea dell'uomo malvagio e animalesco.

    Anzitutto - e mi baso sulla mia memoria - trovo che Golding manchi di sensibilità narrativa: è facile annoiare il lettore quando le pretese sono così ambiziose, e a lui importava più che altro dare voce a questa sia idea, riportare la cruda degenerazione dei bambini, piuttosto che suscitarla o farla sentire vicina al lettore, creando solo un netto distacco da quella realtà rappresentata. Se fosse allora vero che l'uomo è malvagio, selvaggio e primitivo, perché Golding non ha puntato a stabilire un minimo di contatto con quella realtà? Così pare che il lettore la guardi e la giudichi con distacco, cosa che farebbe chiunque leggesse delle peripezie di questi bambini: non c'è, insomma, quell'elemento che vi potremmo trovare nella nostra società, qualcosa di sufficientemente potente da spingerci ad avvalorare tale tesi.
    A questo, si aggiunge, pertanto, l'incapacità di dare forma ai singoli elementi: ciascun personaggio si carica di un evidente simbolo, da Ralph, simbolo della democrazia, a Roger, emblema della bestialità umana, fino ad arrivare a Simon, il mistico e profeta del gruppo, o ancora Piggy, quel poco di ragione che l'uomo potrebbe conservare nella situazione che Golding immagina, tuttavia manca appunto la connessione. E l'autore alterna periodi scarni e poveri di contenuti, se non fortemente ripetitivi, ad alcuni più contorni ed elaborati, che tuttavia aggiungono solo informazioni sulla foresta ma nulla sul contesto in cui sono calati i personaggi (ben lontano dal distopico romanzo 1984 di Orwell, dove invece c'era un quadro storico attentamente delineato) o sui loro stati d'animo. Sembra, come detto all'inizio, che Golding abbia una tesi e che voglia semplicemente arrivare a dimostarla tralasciando tutto il contorno che, a mio avviso, l'avrebbe potuta avvalorare, arricchire e lasciare al lettore una sensazione migliore della noia (per alcune parti) o del disgusto (per certe situazioni "narrate", perché, come detto prima, il romanzo è carente di questo).

    Ci sarebbero anche molti altri aspetti da sottolineare che non giocano chiaramente a favore del romanzo, quali l'assenza di personaggi femminili o il finale troppo veloce e poco godibile, quando magari qualche avvenimento interessante poteva ancora salvare le precedenti parti, tuttavia mi limito a dire, con mio sommo dispiacere, solo questo. Non mi sento di consigliarlo, a favore invece del buon Orwell, più interessante, ricco e godibile di questo romanzo.

    Mi sa che questo romanzo continuerà a prendere polvere sulla mia libreria, perché al di là delle ardue e varie letture che mi attendono, non penso proprio che meriti altro mio tempo... Mi scuso per eventuali imprecisioni, però dovevo cominciare a dare voce ad alcuni libri letti in passato - magari con sensibilità diversa da quella odierna - e tra tutti dovevo sicuramente spendere un po' di righe su questo.

    ha scritto il 

  • 2

    recensione a cura di lunaticamente.com

    Recensione completa qui: https://www.lunaticamente.com/recensioni-di-libri/item/63-il-signore-delle-mosche-di-william-goldin.html

    Così come 1984 anche questo romanzo breve, è brutale e violento psicol ...continua

    Recensione completa qui: https://www.lunaticamente.com/recensioni-di-libri/item/63-il-signore-delle-mosche-di-william-goldin.html

    Così come 1984 anche questo romanzo breve, è brutale e violento psicologicamente.
    Dei ragazzini, causa incidente aereo, sono costretti in un isola deserta. Da subito si formeranno gerarchie: il migliore, lo sfigato, il pazzo, i deficienti, i cacciatori e la bestia. Dovranno cavarsela e presto inizieranno i primi "massacri" di maiali con brutale crudeltà e successivamente, non contenti passeranno alla caccia al ragazzo.
    Ebbene si, i gruppi si divideranno, la pazzia e la stupidaggine che solo l'uomo (grande o piccolo) può covare, degenererà nel caos e nella distruzione.
    Certo, perché?
    Potevamo forse aspettarci che fossero diversi i comportamenti?
    Ovvio che no, non sarebbe diventato un Classico.
    Potevamo forse aspettarci che ci fosse qualcosa di costruttivo?
    Non prendiamoci in giro... Non so perché ma mi ha creato proprio una nube di negatività e mi ha infastidito, disturbato.
    L'isola deserta è un'immagine rappresentativa: il gruppo, confini limitati, la società che ti impone di stare entro un certo spazio.
    Mi ha dato sensazioni brutte, negative e tristi.
    Anche 1984 mi ha fatto un effetto del genere, forse anche più incisivo rispetto a questo, ma la differenza sta nel tipo di riflessione che un libro ti sprona a fare.
    Non mi ha lasciato nozioni, ne conoscenza in più di quella che già avevo acquisito, non mi ha fatto riflettere e tanto meno posso dire di sentirmi arricchita!
    La solita stessa solfa, trita e ritrita della stupidità umana.
    A livello di scrittura la narrazione è spesso lenta e con lunghe e noiose descrizioni dell'isola.
    I personaggi sono piuttosto banali e stereotipati: il protagonista eroe, lo sfigato che si rivela l'unico che ha buon senso ma che fa sempre una brutta fine, il cattivo, gli sgherri del cattivo e via dicendo.
    Nessuna empatia ovviamente, non c'è tempo per crearla perché la storia è conclusa ancor prima di sentirmi affine con qualcuno.
    Fai solo a tempo a provare odio e rabbia e sinceramente non vedevo l'ora di finirlo.
    Lo consiglierei?
    Dicono che essendo un classico, va letto, anche se non piace. Io non sono proprio d'accordo.
    UN LIBRO a prescindere dal classico, va letto se sai che ha qualcosa da comunicare e questo non lo consiglierei.

    ha scritto il 

  • 4

    Letto tanti anni fa ancora ricordo la storia. È un romanzo crudele, come ci saremmo comportati se fossimo stati al posto di quei ragazzini? La nostra parte razionale e umana avrebbe prevalso? Guardand ...continua

    Letto tanti anni fa ancora ricordo la storia. È un romanzo crudele, come ci saremmo comportati se fossimo stati al posto di quei ragazzini? La nostra parte razionale e umana avrebbe prevalso? Guardando quello che accade ogni giorno in posti ben più civili di un'isola deserta, non si è molto ottimisti.

    ha scritto il 

  • 4

    Come un cinghiale sullo stomaco

    Questo è un libro che fa male, indubbiamente. Ma non come quei libri che ti tirano un pugno in faccia e ti lasciano a boccheggiare per terra; questo libro ti fa stare male dall'inizio, lasciandoti con ...continua

    Questo è un libro che fa male, indubbiamente. Ma non come quei libri che ti tirano un pugno in faccia e ti lasciano a boccheggiare per terra; questo libro ti fa stare male dall'inizio, lasciandoti con un senso di oppressione simile a quello di avere un cinghiale sullo stomaco. Difficile non ripensarci, dopo averlo finito. Ovviamente, come tutti i classici, ci si crea delle aspettative; la scrittura del libro è figlia del suo tempo, pesante e spiegata e piena di descrizioni, ma la trama è profondamente coinvolgente e colpi di scena inaspettati, l'ansia è tangibile, i personaggi sono reali e ci si affeziona facilmente. Il finale delude un po', non è quello che mi sarei aspettata, ma è comunque commovente.

    ha scritto il 

  • 3

    Un libro amaro, una storia che mostra una tendenza insita nell'uomo , fin da bambino, verso la smania di potere e di malvagità. Un gruppo di bambini, soli su un isola meravigliosa, finiscono con il br ...continua

    Un libro amaro, una storia che mostra una tendenza insita nell'uomo , fin da bambino, verso la smania di potere e di malvagità. Un gruppo di bambini, soli su un isola meravigliosa, finiscono con il bruciare tutto, regrediscono ad uno stato selvaggio fatto di guerra, superstizione e riti tribali, quelli che provano ad innescare meccanisimi diversi non hanno possibilità di fronte ad un istinto cudele e cruento che finisce con il prevalere. Inquietante e tristemente realistico.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Questo romanzo non mi è piaciuto molto in quanto reputo la maggior parte delle cose accadute del tutto assurde. L' autore in questo libro ha messo in evidenza soprattutto il lato crudele e malvagio de ...continua

    Questo romanzo non mi è piaciuto molto in quanto reputo la maggior parte delle cose accadute del tutto assurde. L' autore in questo libro ha messo in evidenza soprattutto il lato crudele e malvagio dell'uomo, dimenticandosi quasi che i protagonisti erano dei semplici bambini. Quest'ultimi infatti, secondo il mio parere, non avrebbero mai pensato di accendere un fuoco per farsi vedere in lontananza o di uccidere un maiale o addirittura un di loro! Non avrebbero mai come primo istinto quello di uccidere. Per giunta infatti, ha messo in cattiva luce il loro lato infantile, evidenziandone solo i lati negativi come l'irresponsabilità, l'eccessiva paura o l'incapacità nel sapersi organizzare.
    Per il resto, il libro è scritto bene, è molto scurrile e si può facilmente intravedere la crescita di uno dei principali protagonisti, Ralph.
    Non lo consiglio ad un lettore che, come me, la sera vuole rilassarsi con un buon libro e non rimanere traumatizzato da quel che io reputo una pessima e orrenda visione che l'autore ha voluto dare ai bambini.

    ha scritto il 

  • 4

    Tristemente reale

    Un escalation di crudeltà e violenza, che procede di pari passo col regredire dei ragazzi verso la condizione naturale e selvaggia dell'Uomo.
    Angosciante in quanto reale: la violenza non ha (quasi) ma ...continua

    Un escalation di crudeltà e violenza, che procede di pari passo col regredire dei ragazzi verso la condizione naturale e selvaggia dell'Uomo.
    Angosciante in quanto reale: la violenza non ha (quasi) mai bisogno di ragioni o logica per manifestarsi.

    ha scritto il 

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