Il sistema periodico

Di

Editore: Einaudi tascabili. Scrittori

4.2
(2227)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 266 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Tedesco , Francese , Olandese , Spagnolo

Isbn-10: A000008878 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , Tascabile economico , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Scienza & Natura

Ti piace Il sistema periodico?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Ordina per
  • 4

    Uno stanco mondo fatto a travi.

    Prima che il cambiamento degli ordinamenti snaturasse tutti i corsi di laurea della nostra università, gli spauriti allievi di Ingegneria che emergevano dalle giungle del biennio si trovavano faccia a ...continua

    Prima che il cambiamento degli ordinamenti snaturasse tutti i corsi di laurea della nostra università, gli spauriti allievi di Ingegneria che emergevano dalle giungle del biennio si trovavano faccia a faccia con il più terribile banco di prova di tutto il quinquennio, l'esame che divideva la vita dell'ingegnere in un prima ed un dopo: Scienza delle costruzioni. Quando emerge da Scienza delle Costruzioni l'ingegnere ha cambiato in maniera irreversibile il suo sguardo: un mondo tutto sommato normale è ormai diventata una strana cosa tutta fatta a pilastri, travi e carichi distribuiti.

    Non deve essere molto diverso per i chimici, almeno per quelli veri: solo che per loro la lente universale è un'altra. la prima ed una delle cose più importanti che questo libro di Primo Levi mi ha insegnato è che quello che per gli ingegneri è il modello di Trave, per i chimici è il Sistema Periodico. Del resto lo stesso primo Levi arriva a dirlo chiaramente: questa raccolta di racconti non vuole essere una autobiografia (l'autobiografia di chi ha toccato il fondo dell'inferno può essere solo l'inferno stesso, e quello l'ebreo piemontese lo aveva già descritto in "se questo è un uomo"), bensì proprio la storia di un mestiere.

    Che cosa è dunque un chimico? Che cosa racconta a questa gente quella sottile voce, la voce che ordina ai fisici di comprendere l' universo, ed agli ingegneri di dominarlo? Anche se alla fine la storia del pensiero ha accompagnato anche la chimica dentro le università, Levi ci insegna che è errato pensarla come una scienza esatta. E' tra le disciplione la meno ordinata, la più caotica, la più affine alla magia. E' la vocazione a guardare alla terra come a qualcosa di vivo, all'essere che di per se stesso è movimento, è trasformazione. Ogni casella del sistema periodico ha un nome, e quel nome non indica la fredda ed inerte materia, ma qualcosa di vivo, di consapevole, persino con un carattere, che esige la sua forma di rispetto.
    E' curiosa l'idea che proprio per questo la Chimica ha una tura antifascista, e che nessun nazista o fascista avrebbe mai potuto essere un buon chimico. Il fascismo è il movimento dello spirito, della potenza: la chimica è la celebrazione della materia che si autodichiara eterna e viva nella sua perenne trasformazione.
    Ogni racconto di questa raccolta porta il nome di un elemento del sistema periodico e (a parte due eccezioni) presenta al lettore un evento della vita di Primo Levi, mostrando come può cambiare il modo di guardare alla vita per uno scienziato che sceglie di seguire la propria vocazione in modo totale.

    Interessante, ed istruttivo. Ma nessuna opera di Primo Levi prescindere dal Lager, neppure per il lettore che la gegge, neppure se l' intento esplicitamente dichiarato è esattamente il contrario. E si, alla fine "Il sistema periodico" diventa una biografia. La narrazione (brillantissima e letterariamente di assoluto valore) del tentativo di dare un senso ad una vita riemersa dall'inferno attraverso i valori del lavoro e della conoscenza, attraverso la soddisfazione di vedere in ogni atomo che ci circonda un nuovo amico, in ogni problema della vita di fabbrica, in ogni reazione chimica inaspettata, niente altro che un problema di relazioni tra esseri senzienti, pensanti ed incapaci di fare il male.
    Tanti piccoli elementi che nel loro ciclo infinito di trasformazione e rigenerazione, come narra quel prodigioso inno all' esistenza che è l'ultimo racconto, arrivano a comporre quell'immenso capolavoro scientifico ed artistico che si chiama uomo.

    Ha avuto successo questo tentativo? A giudicare dalla drammatica fine dell'autore, ma anche dal sottile velo di tensione e di angoscia che ci coglie nel vedere quanto siamo piccoli ed insignificanti rispetto all'immenso numero di reazioni chimiche (svoltesi durante eoni) che alla fine ci ha generato e che ci tiene in vita, forse no. Però chi ha fatto della conoscenza scientifica la propria passione ed il proprio lavoro, questo tentativo può capirlo ed ammirarlo.

    ha scritto il 

  • 3

    Ingredienti: un chimico che si trasforma in scrittore, la materia che si trasforma in spirito, elementi chimici associati a ricordi di vita, reazioni tra sostanze che attraversano giorni di studio, gu ...continua

    Ingredienti: un chimico che si trasforma in scrittore, la materia che si trasforma in spirito, elementi chimici associati a ricordi di vita, reazioni tra sostanze che attraversano giorni di studio, guerra, lager e lavoro.
    Consigliato: ai ricercatori dei principi ultimi nella continua trasformazione degli elementi primi, agli scienziati delle reazioni e relazioni umane.

    ha scritto il 

  • 5

    Un uomo fatto di Argon, Ferro, Nichel, Oro, Cerio, Cromo, Vanadio e Carbonio.

    Purtroppo nessuno – un fratello, un amico, un genitore, un professore - nella ormai sempre più remota estate che mi allontanava dal ginnasio e mi proiettava verso il liceo, dicevo, nessuno mi consigli ...continua

    Purtroppo nessuno – un fratello, un amico, un genitore, un professore - nella ormai sempre più remota estate che mi allontanava dal ginnasio e mi proiettava verso il liceo, dicevo, nessuno mi consigliò di leggere questo libro di Primo Levi.
    Mentre divoravo pagine dense di una prosa cristallina, minuziosa, pregna e aerea al tempo stesso, non potevo evitare una riflessione molto personale:sarebbe stato diverso?
    Alludo al mio percorso di studentessa di chimica negli anni in cui affrontai questa materia, uno studio segnato prevalentemente dal disinteresse o, nei momenti critici, da un vago senso di afflizione, cui seguivano risultati necessariamente variabili.

    Così, pur da appassionata lettrice delle opere più significative e note di Primo Levi, ho impiegato anni per aggiungere alla mia libreria “Il sistema periodico” e ancora poi per decidermi a desiderare davvero di leggerlo, faticando a vincere la riluttanza di un nuovo confronto con gli elementi della Tavola.
    Ogni cosa ha il suo tempo, forse.

    Per quanto incapace di apprezzare diversi passaggi teorici e pratici, ho letto con interesse tutti i ventuno racconti – ciascuno dei quali porta nel titolo solo il nome di un elemento, perno delle vicende umane, autobiografiche e non, narrate nei racconti - in alcuni casi anche con autentico divertimento ed in altri con sincera commozione ed empatia.

    La cosa curiosa - che è poi ciò che rende uno scrittore davvero tale, dal mio punto di vista - è che le esperienze narrate, sia quelle umane che quelle più strettamente professionali pur così lontane da me per essenza e coordinate temporali, mi hanno trovato lettrice ricettiva e coinvolta, appunto empatica.

    Meraviglioso e godibilissimo (una manna per gli amanti della filologia) il primo racconto Argon, sugli avi assimilati ai gas inerti per una certa “dignitosa astensione” da alcuni aspetti della vita.

    Si pensi al racconto Cromo, che non può che rendere partecipi tutti coloro che, per lavoro, hanno a che fare con scartoffie e burocrazia.
    La storia racconta di come vi fosse un unico motivo alla base del fatto che il cloruro d’ammonio (cloruro demonio, negli inventari della fabbrica) sia stato introdotto da Levi nel ciclo produttivo per rimediare ad un errore - commesso da altri parecchi anni addietro - e di come lì sia rimasto anche quando ormai l’autore lavorava altrove e l’elemento fosse diventato inutile:”il potere anestetico delle carte aziendali, la loro capacità di impastoiare, smorzare, smussare ogni guizzo d’intuizione e ogni scintilla d’ingegno. Del resto, è noto ai dotti che tutte le secrezioni sono nocive o tossiche:ora in condizioni patologiche non è raro che la carta, secreto aziendale, venga riassorbita in misura eccessiva, e addormenti, paralizzi, o addirittura uccida l’organismo da cui è stata essudata”

    Il senso dell’opera, a mio avviso, è non solo una dichiarazione d’amore, ricca di slancio ma anche di ironia e autoironia, alla Chimica, vista come la chiave per comprendere la Natura e le sue misteriose leggi.

    In particolare nel racconto Nichel, l’uomo alle prese con la miniera così riflette: “Nostre sono “le due esperienze della vita adulta” di cui parlava Pavese, il successo e l’insuccesso, uccidere la balena bianca o sfasciare la nave; non ci si deve arrendere alla materia incomprensibile, non ci si deve sedere. Siamo qui per questo, per sbagliare e correggerci, per incassare colpi e renderli. Non ci si deve mai sentire disarmati: la natura è immensa e complessa, ma non è impermeabile all’intelligenza; devi girarle intorno, pungere, sondare, cercare il varco o fartelo.”

    Credo sia un elogio della perseveranza e della resilienza, nella chimica che mettiamo in atto tutti i giorni, noi tutti, con i nostri invisibili camici bianchi e le nostre mille ampolle nel nostro laboratorio esistenziale.

    ha scritto il 

  • 5

    "Se questo è un uomo" l'ho vissuto come un libro imposto. "Il sistema periodico no".

    Ho letto questo e mi sono detto, va bene lo leggo

    https://mexicanjournalist.wordpress.com/2016/02/08/levi-mendeleev-la-tavola-e-il-sistema-periodico/

    Ne è valsa la pena.

    ha scritto il 

  • 5

    con la ragione e con l'anima

    Scorrendo le varie recensioni mi sono imbattuta in alcune nelle quali, dopo avergli dato appena la sufficienza, si criticavano le recensioni con votazioni alte dicendo che erano tali solo perché date ...continua

    Scorrendo le varie recensioni mi sono imbattuta in alcune nelle quali, dopo avergli dato appena la sufficienza, si criticavano le recensioni con votazioni alte dicendo che erano tali solo perché date ipocritamente a Primo Levi e non al libro. Mi permetto di dissentire. Secondo me questo libro va letto con la ragione, e qui chi capisce qualcosa di chimica è sicuramente avvantaggiato, ma anche con l'anima, e questa bisogna averla! Io l'ho trovato geniale, interessante, commovente, profondo, vero e con uno stile unico, che lo abbia scritto Levi o un Pinco Pallino qualunque.

    ha scritto il 

  • 5

    Se dovessi iniziare a raccontare qualcosa di Primo Levi a qualcuno che ancora non lo conosce mostrerei la copertina di questa edizione de "Il sistema periodico". Un uomo solo di spalle su un lembo di ...continua

    Se dovessi iniziare a raccontare qualcosa di Primo Levi a qualcuno che ancora non lo conosce mostrerei la copertina di questa edizione de "Il sistema periodico". Un uomo solo di spalle su un lembo di terra desolato in leggero declivio osserva delle misteriose montagne imbiancate. Sopra di lui un cielo color cobalto in cui brilla una luna argentea circondata non da stelle, ma da linee ovali su cui spiccano piccoli cerchi bianchi. A chi non sa spiegherei che quella luna è, in realtà, il nucleo di un atomo e che le linee chiuse oblunghe altro non sono che le orbite su cui gli elettroni si muovono. Il volume contiene ventuno racconti in cui ventuno elementi chimici forniscono il motivo conduttore per storie quasi esclusivamente di taglio autobiografico. Primo Levi era, infatti, si era laureato in chimica nel 1942, ma la sua pergamena di laurea recava l'aggiunta "di razza ebraica" ("documento ancipite, mezzo gloria e mezzo scherno, mezzo assoluzione e mezzo condanna" dice lui stesso a pagina 59 in apertura del racconto "Nichel"). Le leggi razziali non lo risparmiarono e finì ad Auschwitz da cui riuscì a tornare per il concorso di varie circostanze (anche se lui sostiene che il peso maggiore lo abbia avuto la buona sorte che lo risparmiò in più circostanze). Il racconto-testimonianza di questa dolorosa vicenda è contenuto in "Se questo è un uomo" opera conosciuta e tradotta in tutto il mondo. "Il sistema periodico" ripercorre, invece, le tappe della sua vita dalla giovinezza con gli studi universitari, le amicizie, l'amore per la montagna, i primi impieghi, alla cattura in montagna dov'era partigiano, per passare fuggevolmente ancora una volta dal lager (si veda il racconto "Cerio) e poi alla vita dopo, in un'Italia povera, stremata dalla guerra, ma riscaldata dalla scoperta di un amore vivificante. L'esperienza del lager, però tagliò la sua vita in due tronconi. Alla giovinezza pensosa, seguì una maturità segnata dall'indelebile ricordo di come l'uomo è un lupo feroce per l'altro uomo. Ed ecco che ritorniamo all'immagine di copertina, all'uomo solo davanti alla montagna. L'esperienza del lager dovette in qualche modo isolare Levi, ponendolo continuamente di fronte alla contemplazione del divario fra Bene e Male. Anche "Il sistema periodico", che pure si propone di raccontare la vita del chimico come metafora della Vita stessa, contiene diversi accenni a quel destino che lo attendeva e a quello che si era compiuto, accenni tenui, malinconici, ma significativamente illuminanti che questa esperienza aveva cambiato la sua vita in modo irrimediabile conducendolo su un sentiero che nessuno vorrebbe percorrere. Il chimico Primo, lo scrittore Levi, il deportato numero 174154 hanno convissuto per anni insieme, ma quel numero impresso a fuoco sul braccio in un lontano giorno del 1944 ha continuato a bruciare dentro la sua anima.

    ha scritto il 

  • 5

    Scusate il ritardo!

    Ho finito di leggere “Il sistema periodico” e confermo il giudizio entusiasta che avevo anticipato a metà lettura.
    Primo Levi traccia la storia della sua vita attraverso una ventin ...continua

    Scusate il ritardo!

    Ho finito di leggere “Il sistema periodico” e confermo il giudizio entusiasta che avevo anticipato a metà lettura.
    Primo Levi traccia la storia della sua vita attraverso una ventina di racconti ispirati a episodi e aneddoti, rappresentati ognuno da un elemento chimico. La narrazione riguarda gli anni che precedono e seguono il grande squarcio del campo di concentramento, sul quale sorvola con grande discrezione; ma questa spaventosa parentesi è esistita e tutta la vita di prima e dopo passa inevitabilmente attraverso questo prisma.
    Molto toccante, ad esempio, il racconto "Vanadio", in cui il banale problema di conformità di una vernice lo riporta a incrociare la strada dell'uomo che lo aveva attribuito al laboratorio dello stabilimento di gomma Buna del campo di Auschwitz, probabilmente salvandolo dalla morte.

    L'autore spiega di aver intrapreso questa strada per far conoscere la vita del chimico alle persone che non sanno nulla di questo mestiere e delle piccole e grandi fatiche del suo quotidiano.
    Deve aver amato molto la chimica per raccontarla con tanta semplicità e certo l'ha considerata più di un lavoro: ha scelto il suo percorso di studi proprio perché sperava di poter capire così il senso profondo della vita e del mondo che lo circondava.
    Un po' ispira tenerezza quest'ambizione adolescenziale, fa eco a quella che ho avuto anch'io scegliendo i miei studi per capire il mondo*... Forse ognuno di noi a un certo punto della vita sceglie di capire la realtà che lo circonda con gli strumenti che gli capitano sotto mano e finisce per imbarcarsi in un lungo viaggio, a volte questi viaggi approdano in posti impensabili, lasciando sul cammino la zavorra della presunzione e delle certezze della gioventù, arricchiti (o appesantiti, secondo i casi) di esperienza.
    Un effetto che non credo avesse considerato è che questa lettura potrebbe incoraggiare qualche liceale a cozzare meno con la materia a scuola (a me sarebbe servito, ma mi piacevano abbastanza le catenine colorate delle formule chimiche e me la sono cavata).

    Molto interessante anche l'intervista aggiunta in coda dall'editore, in cui Levi – rispondendo a Philip Roth – spiega come è avvenuto il suo passaggio, libro dopo libro, dall'opera di testimonianza a quella narrativa. Dopo aver letto “Se questo è un uomo”, “La tregua” mi intimoriva, invece lo descrivono come un testo meno duro, a tratti comico, vedremo... E “La chiave a stella” mi sembra già un imperdibile: racconti intorno alla vita lavorativa di un operaio altamente specializzato, che mettono al centro dell'osservazione l'“homo faber”.
    Sul mondo del lavoro si è scritto pochino nella narrativa italiana, ho voglia di scoprire questo testo.

    Ho apprezzato particolarmente lo stile “torinese” del linguaggio. Mi spiego: a me sembra che tra gli scrittori della mia città si trovino molte somiglianze stilistiche, una narrazione misurata, quasi trattenuta, la scelta di una prosa pacata, l'uso di parole del quotidiano, senza ricerca di effetti sorprendenti e per questo ancora più efficaci.

    *E comunque per quanto folle sia questa pretesa biasimo tutti quelli che non l'hanno mai formulata in cuor loro.

    ha scritto il 

  • 5

    La sua scrittura mi commuove, mi divertela sua leggera ironia e mai come nessuno mi fa vivere momenti indescrivibili, emozioni che vengono da lontano e che non fanno parte del nostro tempo. Una raccol ...continua

    La sua scrittura mi commuove, mi divertela sua leggera ironia e mai come nessuno mi fa vivere momenti indescrivibili, emozioni che vengono da lontano e che non fanno parte del nostro tempo. Una raccolta di racconti che comprende pagine autobiografiche sulla sua vita e sulla sua professione di chimico. Il titolo di ogni racconto è quello di un elemento della tavola periodica di Mendeleev, che serve da chiave di lettura per gli eventi narrati.

    ha scritto il 

  • 5

    Leggendo Il sistema periodico si può facilmente scordare di aver a che fare con un’autobiografia, forse perché vi si sente l’affanno della ricerca della lieta simmetrica bellezza, vi si trova tanta de ...continua

    Leggendo Il sistema periodico si può facilmente scordare di aver a che fare con un’autobiografia, forse perché vi si sente l’affanno della ricerca della lieta simmetrica bellezza, vi si trova tanta della creatività che è precipuo appannaggio delle opere di pura invenzione. Di rado la vita vera, o quanto di essa traspare dal prisma ridente dell’arte, possiede alcunché di poetico. Una vita, quella di Levi, raccontata attraverso un mestiere, o un mestiere (quello duplice di chimico e scrittore) raccontato tramite una vita.
    L’arte/scienza tutta ampolle brontolanti e vapori sinuosi, che, vestita del mantello alchemico dei suoi antichi natali, denuda e fornica con la materia, ancorché affascinerà il Levi adulto tanto quanto il bambino col suo sentore mistico e proibito che più che penetrare il mistero dell’esistenza, al cui cuore vuole mirare, lo decuplica.

    I 21 elementi che danno nome ai 21 racconti sono scelti arbitrariamente allo scopo di creare nessi trasversali con gli episodi raccontati: alcuni, come nichel e potassio, sono modesti ambasciatori di se stessi; altri, come il ferro, rafforzano un connotato caratteriale di un amico prezioso; alcuni, come il misericordioso cerio, ti salvano la vita; altri ancora, come il cattedratico carbonio, delineano in turbinosi milioni e milioni di anni l’inesauribile ciclo vita-morte. E proprio con quest’ultimo vessillo della vita in tutta la sua varietà organica, e del destino di uno di essi, si chiude questo indimenticabile libro:

    è di nuovo fra noi (l’atomo di carbonio) in un bicchiere di latte. È inserito in una lunga catena, molto complessa, tuttavia tale che quasi tutti i suoi anelli sono accetti dal corpo umano. Viene ingoiato: e poiché ogni struttura vivente alberga una selvaggia diffidenza verso ogni apporto di altro materiale di origine vivente, la catena viene meticolosamente frantumata, e i frantumi, uno per uno, accettati o respinti. Uno, quello che ci sta a cuore, varca la soglia intestinale e entra nel torrente sanguigno: migra, bussa alla porta di una cellula nervosa, entra e soppianta un altro carbonio che ne faceva parte. Questa cellula appartiene ad un cervello, e questo è il mio cervello, di me che scrivo, e la cellula in questione, è addetta al mi scrivere, in un gigantesco minuscolo gioco che nessun ha ancora descritto. È quella che in questo momento, fuori da un labirintico intreccio di sì e di no, fa sì che la mia mano corra in un certo cammino sulla carta, le segni di queste volute che sono segni; un doppio scatto, in su ed in giù, fra due livelli di energia guida questa mia mano ad imprimere sulla carta questo punto: questo.

    Eppure questa è un’autobiografia, non vi sono personaggi interposti tra cui spartire le parole e i sentimenti che appartengono ad uno solo. È una calda e solidale stretta di mano, e con Primo, volenti o meno, si instaura un legame extra-letterario tanto simile a una nuova amicizia. E non ho potuto fare a meno di restare ammirato dal fatto che dopo tante miserie, fallimenti, sofferenza insensata, la fatica di raccogliere le forze per andare avanti (senza mai chiedere pietà dal lettore) e la più amara delle prosaicità, sia sopravvissuto il coraggio di continuare a cercare la bellezza, di scorgerla e divulgarla. Perciò mi è difficile non credere che in quel giorno d’aprile dell’87, il vecchietto Levi in cima alla rampa di scale, perché distratto, perché ancora poco in confidenza con i limiti imposti dalla senilità, per un qualsiasi altro accidente o caso, abbia soltanto mancato il gradino, e che quel gradino non l’abbia perdonato.

    p.s. l'intervista in appendice di Philippe Roth a Levi rende quest'edizione Einaudi ancora più godibile.

    ha scritto il 

Ordina per