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Il sistema periodico

Di

Editore: Einaudi tascabili. Scrittori

4.2
(1984)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 266 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Tedesco , Francese , Olandese , Spagnolo

Isbn-10: A000008878 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , Tascabile economico

Genere: Biography , Fiction & Literature , Science & Nature

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Descrizione del libro
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  • 0

    Qualche pensiero sulla struttura de "Il sistema periodico"

    Ne "Il sistema periodico" Levi ha raccolto i racconti per lo più autobiografici, inerenti la sua professione di chimico. Due di questi, quello iniziale e quello finale, sono fondamentali per ...continua

    Ne "Il sistema periodico" Levi ha raccolto i racconti per lo più autobiografici, inerenti la sua professione di chimico. Due di questi, quello iniziale e quello finale, sono fondamentali per apprezzare la struttura dell’opera. In "Argon", Levi narra dei suoi antenati, dai contorni quasi leggendari; il parallelo è con i gas nobili, elementi chimici che non si mescolano con gli altri. Si tratta di un testo che va a confrontarsi con un pulviscolo di micro-storie; un mondo a parte, chiuso, fortificato dall’uso del gergo ebraico-piemontese, che L. registra con la curiosità del linguista. In "Carbonio", racconto finale, Levi corona un progetto che aveva in mente da tempo: narrare le gesta di un atomo di carbonio, elemento fondamentale perché coinvolto nelle principali reazioni che permettono la vita sul pianeta. Anche in questo caso il soggetto del racconto, come in "Argon", è quasi sfocato, inafferrabile: solo tramite la convenzione letteraria Levi può procedere nel suo intento. I due racconti liminari, però, divergono quanto a movimento diegetico: se in "Argon" viene ritratta la staticità epica degli antenati, quasi una riedizione del catalogo delle navi omerico, in "Carbonio" viene catturata la natura multiforme dell’elemento che con le sue “peregrinazioni” permette la vita. Sebbene nella maggior parte dei racconti vi siano solo allusioni alle vicende concentrazionarie raccontate in "Se questo è un uomo", esse sono comunque centrali nell’economia della raccolta; ne innervano la struttura. "Cerio" e "Vanadio" rievocano passi e personaggi dell’opera del ’58 e costituiscono un esempio dell’attitudine all’autocommento di Levi, di cui ha parlato Cesare Segre. In "Cerio" si approfondisce il rapporto con la figura di Alberto, all’interno del Lager; in "Vanadio" Levi racconta del rapporto che per lavoro ha dovuto riallacciare con il dott. Muller, responsabile del laboratorio presso il quale lavorava ad Auschwitz. Proprio in quel laboratorio nascerà in lui la necessità di scrivere e da quei foglietti rubati illecitamente nascerà "Se questo è un uomo". La stesura dell’opera nell’immediato dopoguerra e le problematiche ad essa connesse sono raccontate in "Cromo", racconto centrale dell’opera.

    Ne "Il sistema periodico" la questione della lingua, l’arrovellarsi sui suoi limiti, è attenuata, e prevale leggermente, il sollievo di narrare le proprie sciagure: testimonianza ne sia il proverbio yiddish che apre la raccolta. La lingua di Levi qui rimane sui binari di un italiano sorvegliato alla luce dei classici, eppure pieno di tecnicismi, come pretende la chimica. Vi agisce comunque, seppur moderata, la curiosità leviana per la deviazione dalla norma, come testimonia ad esempio la registrazione minuziosa delle storpiature del fabbricante di rossetti in "Azoto".

    ha scritto il 

  • 0

    Levi non è uno scrittore. Lo dico nel senso in cui lo dice lui stesso, qui e là, e con l'intenzione di fargli un complimento, nel modo in cui lui l'avrebbe inteso come un complimento, e ...continua

    Levi non è uno scrittore. Lo dico nel senso in cui lo dice lui stesso, qui e là, e con l'intenzione di fargli un complimento, nel modo in cui lui l'avrebbe inteso come un complimento, e limitatamente a quello. Per quanto mi riguarda, lo considero uno dei miei autori di riferimento.

    Forse, anzi certamente, sarebbe diventato uno scrittore se Se questo è un uomo fosse stato subito accettato da Einaudi, o se l'edizione De Silva avesse avuto il successo che ebbe più tardi la seconda edizione Einaudi. Non l'ebbe, e Levi divenne un chimico, cosa che qui racconta in modo divertente e drammatico, con quella specifica sua commistione di ironia e serietà. O di serietà che un pudore prossimo a diventare incomprensibile con i nostri standard lo induce a bilanciare con l'ironia. Invece che scrittore è diventato un professionista, un dirigente d'azienda che scrive, anche, in margine al tempo dedicato al lavoro, e a lato pure di quello richiesto dalla famiglia, altrettanto prioritario. E' questa scala di priorità che gli ha impedito di essere scrittore.

    Non so se questo renda migliore la sua letteratura, come verrebbe da dire in un riflesso condizionato di antiintellettualismo inacidito dall'insofferenza per le caste che oggi occupa qualsiasi discorso pubblico (in modo asfissiante e insincero, cioè asfissiante perché insincero essendo portato avanti per lo più da membri di caste, votatori di caste, sostenitori di qualche casta in passato e pure al presente, per lo più). Però ci rende molto vicino Levi stesso, fa suonare sempre giuste le sue parole, Ci fa desiderare di ricevere da lui più giudizi, proprio perché lo si sente restìo a darne; si immagina infatti che i suoi giudizi, pur ignari delle nostre povere cose, le illuminerebbero. Meglio di noi che le abbiamo tutti i giorni sott'occhio.

    ha scritto il 

  • 5

    "A scuola mi somministravano tonnellate di nozioni che digerivo con diligenza, ma che non mi riscaldavano le vene. Guardavo gonfiare le gemme in primavera, luccicare la mica nel granito, le mie ...continua

    "A scuola mi somministravano tonnellate di nozioni che digerivo con diligenza, ma che non mi riscaldavano le vene. Guardavo gonfiare le gemme in primavera, luccicare la mica nel granito, le mie stesse mani, e dicevo dentro di me "Capirò anche questo, capirò tutto, ma non come loro vogliono. Troverò una scorciatoia, mi farò un grimaldello, forzerò le porte". Era snervante, nauseante, ascoltare discorsi sul problema dell'essere e della conoscenza quando tutto intorno a noi era mistero che premeva per svelarsi[..] Saremmo stati chimici, Enrico ed io."

    ha scritto il 

  • 5

    E' una singolare raccolta di racconti, singolare perchè ognuno dei 21 racconti prende il titolo da un elemento della tavola periodica. Non immaginavo che potesse piacermi così tanto, è vero che ...continua

    E' una singolare raccolta di racconti, singolare perchè ognuno dei 21 racconti prende il titolo da un elemento della tavola periodica. Non immaginavo che potesse piacermi così tanto, è vero che "Se questo è un uomo" è il suo capolavoro in assoluto non per questo un opera "minore" come questa non possa avere il suo perchè. Innanzitutto è stato un piacere ritrovare la scrittura nitida e lineare di Levi, il modo colloquiale con cui racconta di sè, la capacità di raccontare un dramma con toni contenuti al massimo asciutti, ma mai melodrammatici. I vari racconti percorrono episodi della vita di Levi, dalla scuola superiore, all'università, la prigionia, la ricostruzione post conflitto, quello che mi ha colpito tantissimo è "Vanadio" dove ritrova uno dei suoi carcerieri che Levi riconosce attraverso un comune scambio di lettere commerciali, l'ho letto con il fiato sospeso. Un altro racconto, poetico a mio avviso è "Ferro" dove racconta di una bella amicizia universitaria, e ho apprezzato tantissimo i due racconti di fantasia contenuti in uno dei racconti.

    ha scritto il 

  • 5

    Mi accingo a leggere "Il sistema periodico" proprio nei giorni in cui sto guardando la serie tv "Breaking Bad": due pianeti diversi ma in entrambi si coglie come la chimica - e per estensione la ...continua

    Mi accingo a leggere "Il sistema periodico" proprio nei giorni in cui sto guardando la serie tv "Breaking Bad": due pianeti diversi ma in entrambi si coglie come la chimica - e per estensione la scienza - non sia un elenco di formule aride bensì un mondo fortemente intrecciato alla vita e alle vicende umane. Gli elementi della tavola periodica di Mendeleev fanno da filo rosso a questi racconti sostanzialmente autobiografici che tracciano la vita di Levi superati i cinquant'anni, dall'esperienza del lager alle vicende, talvolta avventurose, della professione di chimico. E a quest'ultime Levi fa appello per dare un senso al ricordo dell'orrore di Auschwitz, la cui ombra lunga si avverte in ogni pagina.

    Che gioia tornare a leggere la prosa elegante, ricercata ma perfetta di Primo Levi. Che emozione leggere i suoi racconti, gli episodi della sua vita descritti in modo così efficace ma anche così poetico, come nel conclusivo "Carbonio". Ma fra tutti un racconto mi ha lasciato un segno indelebile: in alcuni spezzoni di "Fosforo" mi sono specchiato.

    ha scritto il 

  • 3

    racconti autobiografici di Primo Levi, episodi ed esperienze di studente, prima, e di chimico nell’industria, dopo. i primi racconti sono belli e affascinanti, vivaci esperienze di amicizia durante ...continua

    racconti autobiografici di Primo Levi, episodi ed esperienze di studente, prima, e di chimico nell’industria, dopo. i primi racconti sono belli e affascinanti, vivaci esperienze di amicizia durante gli anni delle scuola superiore, dell’università e dei primi precari impieghi. racconti di amici, di ragazze, di biciclette e di gite in montagna. racconti affascinanti soprattutto per chi, come me, conosce i luoghi descritti: le aule e i palazzi delle facoltà scientifiche di via Giuria e le montagne e le palestre di roccia distanti pochi chilometri dal centro città. i racconti del dopoguerra, del dopo Auschwitz, invece sono più noiosi, più grigi. rispecchiano d’altronde il grigiore della vita di un chimico impiegato in una fabbrica di vernici e dedito solo al suo lavoro.

    ha scritto il 

  • 2

    "Uscirono dall'ombra uomini che il fascismo non aveva piegati, avvocati, professori e operai e riconoscemmo in loro i nostri maestri, quelli di cui avevamo inutilmente cercato fino allora la dottrina nella Bibbia, nella chimica, in montagna.

    Ci sono scrittori che godono piu' simpatie di altri, scrittori che, seppur creatori a volte di opere mediocri, vengono elogiati da tutti cosi', per partito preso. Non lo vorrei dire, ma mi sembra ...continua

    Ci sono scrittori che godono piu' simpatie di altri, scrittori che, seppur creatori a volte di opere mediocri, vengono elogiati da tutti cosi', per partito preso. Non lo vorrei dire, ma mi sembra proprio che questo sia uno di quei casi...ho notato una sfilza di quattro e cinque stelle accanto a questo libro e mi domando dove io abbia sbagliato, cosa io non abbia capito. Primo Levi e' l'autore di uno dei massimi capolavori della letteratura italiana, "se questo e' un uomo", un libro che tutti quanti noi abbiamo amato, un libro su cui abbiamo versato molte lacrime di rabbia, di impotenza, un libro che non dimenticheremo mai per la sua crudezza, perche' rappresenta la parte piu' bassa e piu' vile che puo' raggiungere l'essere umano...un libro che e' un testamento, che tutti dovrebbero leggere almeno una volta nella vita. Questo non significa che tutto cio' da lui scritto sia sempre da annoverare come capolavoro come ho letto in alcune recensioni di alcuni utenti che hanno conferito a quest'opera cinque stelle solo perche' scritto da Primo Levi e Primo Levi merita le cinque stele a priori, io non la penso cosi' non l'ho mai pensata cosi' e come ho conferito cinque stelle a "se questo e' un uomo", trovo sia giusto conferire solo due stelle a questo suo libro, perche' e' quello che si merita, perche' io, tra i tanti difetti che ho, non ho quello dell'ipocrisia. "Il sistema periodico" e' una raccolta di racconti autobiografici alla cui base c'e sempre un elemento della tavola periodica. Mentre "se questo e' un uomo" sfiorava la perfezione, "il sistema periodico" tedia il lettore in modo quasi esasperante, una raccolta di racconti tutti scollegati tra loro, forzatamente legati al mondo della chimica(forse e' questo il problema principale per me, la mia forte idiosincrasia nei confronti di tutte le materie scientifiche, chimica compresa...oh, saro' un'ottusa, cosi' come ha scritto un'utentessa di Goodreaders dando a noi umanisti degli ottusi nei confronti della scienza, ma a me la scienza annoia da morire...che devo fa'?) che li rende incomprensibili per chi come me non e' avvezzo alla materia. Ci sono anche aspetti positivi come lo stile asciutto e scorrevole di Levi che, nonostante la pesantezza dei contenuti, rende leggibile il tutto, ma a me non e' piaciuto e, come ripeto, non riesco a capire se tutte queste valutazioni massime che vedo siano frutto di un'attenta lettura(e comprensione) del libro o una valutazione generale sull'autore...sinceramente non l'ho capito, fatto sta che per me quest'opera raggiunge a malapena la sufficienza, figuriamoci le cinque stelle...

    ha scritto il 

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