Il sistema periodico

Di

Editore: Einaudi Scuola

4.2
(2241)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 304 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Tedesco , Francese , Olandese , Spagnolo

Isbn-10: 8828604344 | Isbn-13: 9788828604341 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , Tascabile economico , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Scienza & Natura

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Descrizione del libro
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  • 3

    Dal 3 aprile, in ascolto su Ad alta voce- Radio3

    04/04/2017
    Ho iniziato ad ascoltarlo oggi, in pausa pranzo, mentre mi scaldavo al sole nel piccolo cortile con il ciliegio in fiore.
    E' un testo stranissimo... strano ed incredibile. Come si fa a part ...continua

    04/04/2017
    Ho iniziato ad ascoltarlo oggi, in pausa pranzo, mentre mi scaldavo al sole nel piccolo cortile con il ciliegio in fiore.
    E' un testo stranissimo... strano ed incredibile. Come si fa a partire dagli elementi chimici per raccontare di sè? Come si fa a dire cose così interessanti sulla chimica, rendendola appassionante come una storia?
    Sono colpita.

    - - -
    Ho terminato gli ultimi capitoli, non all'ascolto di radio3 ma su una copia della biblioteca.
    Una struttura originale ma solida, un percorso interessante, anche se non sempre facile.
    Bello e curioso il modo in cui Levi ha associato gli elementi alle cose, alle persone, ai momenti. Toccante il ritratto della famiglia Levi, acuto il racconto del percorso professionale.
    Ho scoperto che i nonni di Levi abitavano a Moncalvo, il paese di mio nonno.
    "Nonno, ma lo sai che Levi era originario di Moncalvo?". "Sì, ma nessuno ne vuole parlare, lì".
    Ah, ecco...

    ha scritto il 

  • 5

    Il fascino della chimica e delle sue metafore

    Primo Levi iniziò la sua carriera lavorativa dopo la laurea in chimica conseguita nel 1941. Era una persona razionale, concreta, dotata di un approccio e un pensiero lineare che influenzerà successiva ...continua

    Primo Levi iniziò la sua carriera lavorativa dopo la laurea in chimica conseguita nel 1941. Era una persona razionale, concreta, dotata di un approccio e un pensiero lineare che influenzerà successivamente la sua scrittura, iniziata dopo l'esperienza del campo di concentramento.

    Un chimico, quindi, prima di tutto.

    Che nel 1975, per raccontare gli episodi più interessanti della propria vita, decise di scrivere una serie di ventuno racconti intitolandoli a altrettanti elementi chimici che lo avevano colpito o segnato in qualche modo. I racconti sono prevalentemente autobiografici, anche se sconnessi dal punto di vista temporale.

    "Trovare qualcosa di interessante nella propria vita è sempre un’impresa vana; la straordinarietà sembra appartenere sempre agli altri, mentre chi scrive sembra sempre di aver vissuto una vita troppo ordinaria. Col tempo ho capito che non è vero. Quello che conta davvero è l’educazione nell’osservare e il talento nel decidere cosa vale la pena ricordare e cosa no."

    Ne scaturisce un libro decisamente originale. Argon, idrogeno, potassio, zinco, zolfo, stagno, uranio, argento, cromo, titanio, azoto, arsenico, vanadio, cerio, oro, carbonio e molti altri servono come stimolo, come pretesto, per esplorare le attività, le esperienze, le disavventure e i fallimenti di una vita.

    "Provavo ora nello scrivere un piacere complesso, intenso e nuovo, simile a quello sperimentato da studente nel penetrare l’ordine solenne del calcolo differenziale.
    Era esaltante cercare e trovare, o creare, la parola giusta, cioè commisurata, breve e forte; ricavare le cose dal ricordo, e descriverle col massimo rigore e il minimo ingombro. Paradossalmente, il mio bagaglio di memorie atroci diventava una ricchezza, un seme; mi pareva, scrivendo, di crescere come una pianta.
    "

    La chimica, professione e passione di Levi, è usata come uno strumento “razionale” per provare a interpretare fatti che spesso appaiono insensati. I racconti, se da una parte descrivono particelle della vita lavorativa di Levi, dall'altra fotografano da lontano anche gli anni del fascismo, la guerra, le deportazioni (ma i campi di concentramento qui sono solamente sfiorati), il dopoguerra. La visione è sempre quella del chimico, del tecnico, che è abituato a cercare di capire le ragioni, a misurare con precisione, a esaminare con attenzione i fenomeni senza preconcetti.

    "La silice mesoporosa è in grado di trattenere una sostanza con cui entra in contatto stabilendo dei legami di tipo attrattivo, e può lasciarla andare quando le condizioni ambientali sono cambiate. In un certo senso accade allo stesso modo con la memoria: si passa una vita ad assorbire elementi dall’ambiente, si seleziona ciò che vale la pena ricordare e quando si è nelle condizioni adatte i ricordi vengono liberati, ritornano come immagini, suoni, parole."

    Un libro che ho apprezzato non subito, ma con un crescendo lento pagina dopo pagina. Lucido, limpido, ironico quanto basta, lineare, mai noioso, efficace.

    ha scritto il 

  • 4

    Uno stanco mondo fatto a travi.

    Prima che il cambiamento degli ordinamenti snaturasse tutti i corsi di laurea della nostra università, gli spauriti allievi di Ingegneria che emergevano dalle giungle del biennio si trovavano faccia a ...continua

    Prima che il cambiamento degli ordinamenti snaturasse tutti i corsi di laurea della nostra università, gli spauriti allievi di Ingegneria che emergevano dalle giungle del biennio si trovavano faccia a faccia con il più terribile banco di prova di tutto il quinquennio, l'esame che divideva la vita dell'ingegnere in un prima ed un dopo: Scienza delle costruzioni. Quando emerge da Scienza delle Costruzioni l'ingegnere ha cambiato in maniera irreversibile il suo sguardo: un mondo tutto sommato normale è ormai diventata una strana cosa tutta fatta a pilastri, travi e carichi distribuiti.

    Non deve essere molto diverso per i chimici, almeno per quelli veri: solo che per loro la lente universale è un'altra. la prima ed una delle cose più importanti che questo libro di Primo Levi mi ha insegnato è che quello che per gli ingegneri è il modello di Trave, per i chimici è il Sistema Periodico. Del resto lo stesso primo Levi arriva a dirlo chiaramente: questa raccolta di racconti non vuole essere una autobiografia (l'autobiografia di chi ha toccato il fondo dell'inferno può essere solo l'inferno stesso, e quello l'ebreo piemontese lo aveva già descritto in "se questo è un uomo"), bensì proprio la storia di un mestiere.

    Che cosa è dunque un chimico? Che cosa racconta a questa gente quella sottile voce, la voce che ordina ai fisici di comprendere l' universo, ed agli ingegneri di dominarlo? Anche se alla fine la storia del pensiero ha accompagnato anche la chimica dentro le università, Levi ci insegna che è errato pensarla come una scienza esatta. E' tra le disciplione la meno ordinata, la più caotica, la più affine alla magia. E' la vocazione a guardare alla terra come a qualcosa di vivo, all'essere che di per se stesso è movimento, è trasformazione. Ogni casella del sistema periodico ha un nome, e quel nome non indica la fredda ed inerte materia, ma qualcosa di vivo, di consapevole, persino con un carattere, che esige la sua forma di rispetto.
    E' curiosa l'idea che proprio per questo la Chimica ha una tura antifascista, e che nessun nazista o fascista avrebbe mai potuto essere un buon chimico. Il fascismo è il movimento dello spirito, della potenza: la chimica è la celebrazione della materia che si autodichiara eterna e viva nella sua perenne trasformazione.
    Ogni racconto di questa raccolta porta il nome di un elemento del sistema periodico e (a parte due eccezioni) presenta al lettore un evento della vita di Primo Levi, mostrando come può cambiare il modo di guardare alla vita per uno scienziato che sceglie di seguire la propria vocazione in modo totale.

    Interessante, ed istruttivo. Ma nessuna opera di Primo Levi prescindere dal Lager, neppure per il lettore che la gegge, neppure se l' intento esplicitamente dichiarato è esattamente il contrario. E si, alla fine "Il sistema periodico" diventa una biografia. La narrazione (brillantissima e letterariamente di assoluto valore) del tentativo di dare un senso ad una vita riemersa dall'inferno attraverso i valori del lavoro e della conoscenza, attraverso la soddisfazione di vedere in ogni atomo che ci circonda un nuovo amico, in ogni problema della vita di fabbrica, in ogni reazione chimica inaspettata, niente altro che un problema di relazioni tra esseri senzienti, pensanti ed incapaci di fare il male.
    Tanti piccoli elementi che nel loro ciclo infinito di trasformazione e rigenerazione, come narra quel prodigioso inno all' esistenza che è l'ultimo racconto, arrivano a comporre quell'immenso capolavoro scientifico ed artistico che si chiama uomo.

    Ha avuto successo questo tentativo? A giudicare dalla drammatica fine dell'autore, ma anche dal sottile velo di tensione e di angoscia che ci coglie nel vedere quanto siamo piccoli ed insignificanti rispetto all'immenso numero di reazioni chimiche (svoltesi durante eoni) che alla fine ci ha generato e che ci tiene in vita, forse no. Però chi ha fatto della conoscenza scientifica la propria passione ed il proprio lavoro, questo tentativo può capirlo ed ammirarlo.

    ha scritto il 

  • 3

    Ingredienti: un chimico che si trasforma in scrittore, la materia che si trasforma in spirito, elementi chimici associati a ricordi di vita, reazioni tra sostanze che attraversano giorni di studio, gu ...continua

    Ingredienti: un chimico che si trasforma in scrittore, la materia che si trasforma in spirito, elementi chimici associati a ricordi di vita, reazioni tra sostanze che attraversano giorni di studio, guerra, lager e lavoro.
    Consigliato: ai ricercatori dei principi ultimi nella continua trasformazione degli elementi primi, agli scienziati delle reazioni e relazioni umane.

    ha scritto il 

  • 5

    Un uomo fatto di Argon, Ferro, Nichel, Oro, Cerio, Cromo, Vanadio e Carbonio.

    Purtroppo nessuno – un fratello, un amico, un genitore, un professore - nella ormai sempre più remota estate che mi allontanava dal ginnasio e mi proiettava verso il liceo, dicevo, nessuno mi consigli ...continua

    Purtroppo nessuno – un fratello, un amico, un genitore, un professore - nella ormai sempre più remota estate che mi allontanava dal ginnasio e mi proiettava verso il liceo, dicevo, nessuno mi consigliò di leggere questo libro di Primo Levi.
    Mentre divoravo pagine dense di una prosa cristallina, minuziosa, pregna e aerea al tempo stesso, non potevo evitare una riflessione molto personale:sarebbe stato diverso?
    Alludo al mio percorso di studentessa di chimica negli anni in cui affrontai questa materia, uno studio segnato prevalentemente dal disinteresse o, nei momenti critici, da un vago senso di afflizione, cui seguivano risultati necessariamente variabili.

    Così, pur da appassionata lettrice delle opere più significative e note di Primo Levi, ho impiegato anni per aggiungere alla mia libreria “Il sistema periodico” e ancora poi per decidermi a desiderare davvero di leggerlo, faticando a vincere la riluttanza di un nuovo confronto con gli elementi della Tavola.
    Ogni cosa ha il suo tempo, forse.

    Per quanto incapace di apprezzare diversi passaggi teorici e pratici, ho letto con interesse tutti i ventuno racconti – ciascuno dei quali porta nel titolo solo il nome di un elemento, perno delle vicende umane, autobiografiche e non, narrate nei racconti - in alcuni casi anche con autentico divertimento ed in altri con sincera commozione ed empatia.

    La cosa curiosa - che è poi ciò che rende uno scrittore davvero tale, dal mio punto di vista - è che le esperienze narrate, sia quelle umane che quelle più strettamente professionali pur così lontane da me per essenza e coordinate temporali, mi hanno trovato lettrice ricettiva e coinvolta, appunto empatica.

    Meraviglioso e godibilissimo (una manna per gli amanti della filologia) il primo racconto Argon, sugli avi assimilati ai gas inerti per una certa “dignitosa astensione” da alcuni aspetti della vita.

    Si pensi al racconto Cromo, che non può che rendere partecipi tutti coloro che, per lavoro, hanno a che fare con scartoffie e burocrazia.
    La storia racconta di come vi fosse un unico motivo alla base del fatto che il cloruro d’ammonio (cloruro demonio, negli inventari della fabbrica) sia stato introdotto da Levi nel ciclo produttivo per rimediare ad un errore - commesso da altri parecchi anni addietro - e di come lì sia rimasto anche quando ormai l’autore lavorava altrove e l’elemento fosse diventato inutile:”il potere anestetico delle carte aziendali, la loro capacità di impastoiare, smorzare, smussare ogni guizzo d’intuizione e ogni scintilla d’ingegno. Del resto, è noto ai dotti che tutte le secrezioni sono nocive o tossiche:ora in condizioni patologiche non è raro che la carta, secreto aziendale, venga riassorbita in misura eccessiva, e addormenti, paralizzi, o addirittura uccida l’organismo da cui è stata essudata”

    Il senso dell’opera, a mio avviso, è non solo una dichiarazione d’amore, ricca di slancio ma anche di ironia e autoironia, alla Chimica, vista come la chiave per comprendere la Natura e le sue misteriose leggi.

    In particolare nel racconto Nichel, l’uomo alle prese con la miniera così riflette: “Nostre sono “le due esperienze della vita adulta” di cui parlava Pavese, il successo e l’insuccesso, uccidere la balena bianca o sfasciare la nave; non ci si deve arrendere alla materia incomprensibile, non ci si deve sedere. Siamo qui per questo, per sbagliare e correggerci, per incassare colpi e renderli. Non ci si deve mai sentire disarmati: la natura è immensa e complessa, ma non è impermeabile all’intelligenza; devi girarle intorno, pungere, sondare, cercare il varco o fartelo.”

    Credo sia un elogio della perseveranza e della resilienza, nella chimica che mettiamo in atto tutti i giorni, noi tutti, con i nostri invisibili camici bianchi e le nostre mille ampolle nel nostro laboratorio esistenziale.

    ha scritto il 

  • 5

    "Se questo è un uomo" l'ho vissuto come un libro imposto. "Il sistema periodico no".

    Ho letto questo e mi sono detto, va bene lo leggo

    https://mexicanjournalist.wordpress.com/2016/02/08/levi-mendeleev-la-tavola-e-il-sistema-periodico/

    Ne è valsa la pena.

    ha scritto il 

  • 5

    con la ragione e con l'anima

    Scorrendo le varie recensioni mi sono imbattuta in alcune nelle quali, dopo avergli dato appena la sufficienza, si criticavano le recensioni con votazioni alte dicendo che erano tali solo perché date ...continua

    Scorrendo le varie recensioni mi sono imbattuta in alcune nelle quali, dopo avergli dato appena la sufficienza, si criticavano le recensioni con votazioni alte dicendo che erano tali solo perché date ipocritamente a Primo Levi e non al libro. Mi permetto di dissentire. Secondo me questo libro va letto con la ragione, e qui chi capisce qualcosa di chimica è sicuramente avvantaggiato, ma anche con l'anima, e questa bisogna averla! Io l'ho trovato geniale, interessante, commovente, profondo, vero e con uno stile unico, che lo abbia scritto Levi o un Pinco Pallino qualunque.

    ha scritto il 

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