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Il sistema periodico

Di

Editore: Einaudi Scuola

4.2
(2010)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 304 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Tedesco , Francese , Olandese , Spagnolo

Isbn-10: 8828604344 | Isbn-13: 9788828604341 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , Tascabile economico

Genere: Biography , Fiction & Literature , Science & Nature

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Descrizione del libro
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  • 4

    ✰✰✰✰ molto buono

    Visto che l’autore è stato un chimico per studi, per lavoro, per breve tempo anche nel lager, non deve stupire se il filo che lega i brani autobiografici sia una serie di elementi chimici.
    Non solo sono ricordati come brani della vita di studio, di lavoro o di lager: ogni elemento ha propr ...continua

    Visto che l’autore è stato un chimico per studi, per lavoro, per breve tempo anche nel lager, non deve stupire se il filo che lega i brani autobiografici sia una serie di elementi chimici.
    Non solo sono ricordati come brani della vita di studio, di lavoro o di lager: ogni elemento ha proprietà o legami con la nostra vita. In fondo di chimica di tratta.
    Riletto con piacere.

    Dall’iniziale Argon, gas inerte che non interferisce in reazioni chimiche, che non si combina con altri elementi, inosservato come altri suoi compagni. Un po’ come il suo mondo ebraico/piemontese, la lingua formata di ibridazioni, ignote ad altri; una storia nascosta vissuta senza apparire.

    L’esperimento fatto di nascosto ai tempi dell’università, perché la scuola sta stretta a chi sogna di capire tutto a modo proprio, giocando con Sua Altezza l’Idrogeno.

    Il ferro è l’occasione per raccontare il legame con Sandro, figlio di fabbri e calderai, che passava le estati a fare il pastore di pecore, studente di chimica per un futuro lavoro meno faticoso di quelli dei suoi avi. Sempre in montagna, estate ed inverno, felice “di una felicità contagiosa” nel momento più fragile per l’Europa. “non era un uno da raccontare né da fargli monumenti, lui che dei monumenti rideva: stava tutto nelle azioni, e, finite quelle, di lui non resta nulla”. Se non il tentativo di Levi di ricordarlo con le parole: un ragazzo di ferro distrutto dal potente acido delle false ideologie.

    http://www.anpi.it/donne-e-uomini/sandro-delmastro/

    Piombo e Mercurio (più divertente) sono racconti di fantasia.

    Inutile che parli degli altri: mi sono piaciuti tutti. Dovrei fare un commento per ogni brano: ma forse il mio entusiasmo per la commistione tra elementi chimici e vita farebbe calare più di una palpebra.

    rilettura 5.02.2015

    ha scritto il 

  • 4

    È una raccolta di racconti che hanno per titolo diversi elementi della tavola periodica, il cui protagonista è Primo Levi stesso, laureato in chimica con lode e che della chimica ha fatto una ragione di vita...sempre.
    Non è pero' una semplice raccolta autobiografica, ma come dice lui stesso ...continua

    È una raccolta di racconti che hanno per titolo diversi elementi della tavola periodica, il cui protagonista è Primo Levi stesso, laureato in chimica con lode e che della chimica ha fatto una ragione di vita...sempre.
    Non è pero' una semplice raccolta autobiografica, ma come dice lui stesso, è una storia che narra la vita, con i suoi successi, i tanti insuccessi, le rinunce e non da ultima la grande tragedia dell'Olocausto, che lui narra con la semplicità e il grande pathos che lo contraddistingue.

    ha scritto il 

  • 4

    Primo Levi non era solo colui che ci ha fatto conoscere la shoah ma era anche un grande scrittore. Questo libro lo conferma. Ogni capitolo è dedicato ad un un elemento chimico del sistema periodico ma anche ad una pagina della sua vita. Come scrive lui stesso, non è un trattato di chimica e nemme ...continua

    Primo Levi non era solo colui che ci ha fatto conoscere la shoah ma era anche un grande scrittore. Questo libro lo conferma. Ogni capitolo è dedicato ad un un elemento chimico del sistema periodico ma anche ad una pagina della sua vita. Come scrive lui stesso, non è un trattato di chimica e nemmeno un autobiografia. In ogni caso è scritto magistralmente, cioè con stile semplice e coinvolgente ma anche ricco dal punto di vista lessicale e soprattutto molto profondo.

    ha scritto il 

  • 0

    Qualche pensiero sulla struttura de "Il sistema periodico"

    Ne "Il sistema periodico" Levi ha raccolto i racconti per lo più autobiografici, inerenti la sua professione di chimico. Due di questi, quello iniziale e quello finale, sono fondamentali per apprezzare la struttura dell’opera. In "Argon", Levi narra dei suoi antenati, dai contorni quasi leggendar ...continua

    Ne "Il sistema periodico" Levi ha raccolto i racconti per lo più autobiografici, inerenti la sua professione di chimico. Due di questi, quello iniziale e quello finale, sono fondamentali per apprezzare la struttura dell’opera. In "Argon", Levi narra dei suoi antenati, dai contorni quasi leggendari; il parallelo è con i gas nobili, elementi chimici che non si mescolano con gli altri. Si tratta di un testo che va a confrontarsi con un pulviscolo di micro-storie; un mondo a parte, chiuso, fortificato dall’uso del gergo ebraico-piemontese, che L. registra con la curiosità del linguista.
    In "Carbonio", racconto finale, Levi corona un progetto che aveva in mente da tempo: narrare le gesta di un atomo di carbonio, elemento fondamentale perché coinvolto nelle principali reazioni che permettono la vita sul pianeta. Anche in questo caso il soggetto del racconto, come in "Argon", è quasi sfocato, inafferrabile: solo tramite la convenzione letteraria Levi può procedere nel suo intento. I due racconti liminari, però, divergono quanto a movimento diegetico: se in "Argon" viene ritratta la staticità epica degli antenati, quasi una riedizione del catalogo delle navi omerico, in "Carbonio" viene catturata la natura multiforme dell’elemento che con le sue “peregrinazioni” permette la vita.
    Sebbene nella maggior parte dei racconti vi siano solo allusioni alle vicende concentrazionarie raccontate in "Se questo è un uomo", esse sono comunque centrali nell’economia della raccolta; ne innervano la struttura. "Cerio" e "Vanadio" rievocano passi e personaggi dell’opera del ’58 e costituiscono un esempio dell’attitudine all’autocommento di Levi, di cui ha parlato Cesare Segre. In "Cerio" si approfondisce il rapporto con la figura di Alberto, all’interno del Lager; in "Vanadio" Levi racconta del rapporto che per lavoro ha dovuto riallacciare con il dott. Muller, responsabile del laboratorio presso il quale lavorava ad Auschwitz. Proprio in quel laboratorio nascerà in lui la necessità di scrivere e da quei foglietti rubati illecitamente nascerà "Se questo è un uomo". La stesura dell’opera nell’immediato dopoguerra e le problematiche ad essa connesse sono raccontate in "Cromo", racconto centrale dell’opera.

    Ne "Il sistema periodico" la questione della lingua, l’arrovellarsi sui suoi limiti, è attenuata, e prevale leggermente, il sollievo di narrare le proprie sciagure: testimonianza ne sia il proverbio yiddish che apre la raccolta. La lingua di Levi qui rimane sui binari di un italiano sorvegliato alla luce dei classici, eppure pieno di tecnicismi, come pretende la chimica. Vi agisce comunque, seppur moderata, la curiosità leviana per la deviazione dalla norma, come testimonia ad esempio la registrazione minuziosa delle storpiature del fabbricante di rossetti in "Azoto".

    ha scritto il 

  • 0

    Levi non è uno scrittore. Lo dico nel senso in cui lo dice lui stesso, qui e là, e con l'intenzione di fargli un complimento, nel modo in cui lui l'avrebbe inteso come un complimento, e limitatamente a quello. Per quanto mi riguarda, lo considero uno dei miei autori di riferimento.


    Forse, ...continua

    Levi non è uno scrittore. Lo dico nel senso in cui lo dice lui stesso, qui e là, e con l'intenzione di fargli un complimento, nel modo in cui lui l'avrebbe inteso come un complimento, e limitatamente a quello. Per quanto mi riguarda, lo considero uno dei miei autori di riferimento.

    Forse, anzi certamente, sarebbe diventato uno scrittore se Se questo è un uomo fosse stato subito accettato da Einaudi, o se l'edizione De Silva avesse avuto il successo che ebbe più tardi la seconda edizione Einaudi. Non l'ebbe, e Levi divenne un chimico, cosa che qui racconta in modo divertente e drammatico, con quella specifica sua commistione di ironia e serietà. O di serietà che un pudore prossimo a diventare incomprensibile con i nostri standard lo induce a bilanciare con l'ironia. Invece che scrittore è diventato un professionista, un dirigente d'azienda che scrive, anche, in margine al tempo dedicato al lavoro, e a lato pure di quello richiesto dalla famiglia, altrettanto prioritario. E' questa scala di priorità che gli ha impedito di essere scrittore.

    Non so se questo renda migliore la sua letteratura, come verrebbe da dire in un riflesso condizionato di antiintellettualismo inacidito dall'insofferenza per le caste che oggi occupa qualsiasi discorso pubblico (in modo asfissiante e insincero, cioè asfissiante perché insincero essendo portato avanti per lo più da membri di caste, votatori di caste, sostenitori di qualche casta in passato e pure al presente, per lo più). Però ci rende molto vicino Levi stesso, fa suonare sempre giuste le sue parole, Ci fa desiderare di ricevere da lui più giudizi, proprio perché lo si sente restìo a darne; si immagina infatti che i suoi giudizi, pur ignari delle nostre povere cose, le illuminerebbero. Meglio di noi che le abbiamo tutti i giorni sott'occhio.

    ha scritto il 

  • 5

    "A scuola mi somministravano tonnellate di nozioni che digerivo con diligenza, ma che non mi riscaldavano le vene. Guardavo gonfiare le gemme in primavera, luccicare la mica nel granito, le mie stesse mani, e dicevo dentro di me "Capirò anche questo, capirò tutto, ma non come loro vogliono. Trove ...continua

    "A scuola mi somministravano tonnellate di nozioni che digerivo con diligenza, ma che non mi riscaldavano le vene. Guardavo gonfiare le gemme in primavera, luccicare la mica nel granito, le mie stesse mani, e dicevo dentro di me "Capirò anche questo, capirò tutto, ma non come loro vogliono. Troverò una scorciatoia, mi farò un grimaldello, forzerò le porte". Era snervante, nauseante, ascoltare discorsi sul problema dell'essere e della conoscenza quando tutto intorno a noi era mistero che premeva per svelarsi[..]
    Saremmo stati chimici, Enrico ed io."

    ha scritto il 

  • 5

    E' una singolare raccolta di racconti, singolare perchè ognuno dei 21 racconti prende il titolo da un elemento della tavola periodica.
    Non immaginavo che potesse piacermi così tanto, è vero che "Se questo è un uomo" è il suo capolavoro in assoluto non per questo un opera "minore" come quest ...continua

    E' una singolare raccolta di racconti, singolare perchè ognuno dei 21 racconti prende il titolo da un elemento della tavola periodica.
    Non immaginavo che potesse piacermi così tanto, è vero che "Se questo è un uomo" è il suo capolavoro in assoluto non per questo un opera "minore" come questa non possa avere il suo perchè.
    Innanzitutto è stato un piacere ritrovare la scrittura nitida e lineare di Levi, il modo colloquiale con cui racconta di sè, la capacità di raccontare un dramma con toni contenuti al massimo asciutti, ma mai melodrammatici.
    I vari racconti percorrono episodi della vita di Levi, dalla scuola superiore, all'università, la prigionia, la ricostruzione post conflitto, quello che mi ha colpito tantissimo è "Vanadio" dove ritrova uno dei suoi carcerieri che Levi riconosce attraverso un comune scambio di lettere commerciali, l'ho letto con il fiato sospeso.
    Un altro racconto, poetico a mio avviso è "Ferro" dove racconta di una bella amicizia universitaria, e ho apprezzato tantissimo i due racconti di fantasia contenuti in uno dei racconti.

    ha scritto il 

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