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Il sistema periodico

By Primo Levi

(90)

| Others | 9788828604341

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Book Description

248 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Qualche pensiero sulla struttura de "Il sistema periodico"

    Ne "Il sistema periodico" Levi ha raccolto i racconti per lo più autobiografici, inerenti la sua professione di chimico. Due di questi, quello iniziale e quello finale, sono fondamentali per apprezzare la struttura dell’opera. In "Argon", Levi narra ...(continue)

    Ne "Il sistema periodico" Levi ha raccolto i racconti per lo più autobiografici, inerenti la sua professione di chimico. Due di questi, quello iniziale e quello finale, sono fondamentali per apprezzare la struttura dell’opera. In "Argon", Levi narra dei suoi antenati, dai contorni quasi leggendari; il parallelo è con i gas nobili, elementi chimici che non si mescolano con gli altri. Si tratta di un testo che va a confrontarsi con un pulviscolo di micro-storie; un mondo a parte, chiuso, fortificato dall’uso del gergo ebraico-piemontese, che L. registra con la curiosità del linguista.
    In "Carbonio", racconto finale, Levi corona un progetto che aveva in mente da tempo: narrare le gesta di un atomo di carbonio, elemento fondamentale perché coinvolto nelle principali reazioni che permettono la vita sul pianeta. Anche in questo caso il soggetto del racconto, come in "Argon", è quasi sfocato, inafferrabile: solo tramite la convenzione letteraria Levi può procedere nel suo intento. I due racconti liminari, però, divergono quanto a movimento diegetico: se in "Argon" viene ritratta la staticità epica degli antenati, quasi una riedizione del catalogo delle navi omerico, in "Carbonio" viene catturata la natura multiforme dell’elemento che con le sue “peregrinazioni” permette la vita.
    Sebbene nella maggior parte dei racconti vi siano solo allusioni alle vicende concentrazionarie raccontate in "Se questo è un uomo", esse sono comunque centrali nell’economia della raccolta; ne innervano la struttura. "Cerio" e "Vanadio" rievocano passi e personaggi dell’opera del ’58 e costituiscono un esempio dell’attitudine all’autocommento di Levi, di cui ha parlato Cesare Segre. In "Cerio" si approfondisce il rapporto con la figura di Alberto, all’interno del Lager; in "Vanadio" Levi racconta del rapporto che per lavoro ha dovuto riallacciare con il dott. Muller, responsabile del laboratorio presso il quale lavorava ad Auschwitz. Proprio in quel laboratorio nascerà in lui la necessità di scrivere e da quei foglietti rubati illecitamente nascerà "Se questo è un uomo". La stesura dell’opera nell’immediato dopoguerra e le problematiche ad essa connesse sono raccontate in "Cromo", racconto centrale dell’opera.

    Ne "Il sistema periodico" la questione della lingua, l’arrovellarsi sui suoi limiti, è attenuata, e prevale leggermente, il sollievo di narrare le proprie sciagure: testimonianza ne sia il proverbio yiddish che apre la raccolta. La lingua di Levi qui rimane sui binari di un italiano sorvegliato alla luce dei classici, eppure pieno di tecnicismi, come pretende la chimica. Vi agisce comunque, seppur moderata, la curiosità leviana per la deviazione dalla norma, come testimonia ad esempio la registrazione minuziosa delle storpiature del fabbricante di rossetti in "Azoto".

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    hungrybear85 (l'orso divora-libri) e Niniel said on Oct 17, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Perchè per raccontare anche i momenti più bui della propria vita, non c'è bisogno di scendere in particolari.

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    Tintinnabula said on Sep 18, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Meno noto dei capolavori di Levi ma altrettanto appassionante per umanità e qualità.

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    blanc15 said on Sep 1, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Levi non è uno scrittore. Lo dico nel senso in cui lo dice lui stesso, qui e là, e con l'intenzione di fargli un complimento, nel modo in cui lui l'avrebbe inteso come un complimento, e limitatamente a quello. Per quanto mi riguarda, lo considero uno ...(continue)

    Levi non è uno scrittore. Lo dico nel senso in cui lo dice lui stesso, qui e là, e con l'intenzione di fargli un complimento, nel modo in cui lui l'avrebbe inteso come un complimento, e limitatamente a quello. Per quanto mi riguarda, lo considero uno dei miei autori di riferimento.

    Forse, anzi certamente sarebbe diventato uno scrittore se il suo libro fosse stato subito accettato da Einaudi, o se l'edizione De Silva avesse avuto il successo che ebbe più tardi la seconda edizione Einaudi. Non l'ebbe, e Levi divenne un chimico, cosa che qui racconta in modo divertente e drammatico, con quella specifica sua commistione di ironia e serietà. O di serietà che il pudore lo induce a bilanciare con l'ironia. Invece che scrittore è diventato un professionista, un dirigente d'azienda che scrive, anche, in margine al tempo dedicato al lavoro, e a lato pure di quello richiesto dalla famiglia, altrettanto prioritario. E' questa scala di priorità che gli impedisce di essere scrittore.

    Non so se questo renda migliore la sua letteratura, come verrebbe da dire in un riflesso condizionato di antiintellettualismo inacidito dall'insofferenza per le caste che oggi occupa qualsiasi discorso pubblico (in modo asfissiante e insincero, cioè asfissiante perché insincero essendo portato avanti per lo più da membri di caste, votatori di caste, sostenitori di qualche casta in passarto e pure al presente per lo più). Però ci rende molto vicino Levi stesso, fa suonare sempre giuste le sue parole, Ci fa desiderare di ricevere da lui più giudizi, proprio perché lo si sente restio a darne, si sa che i suoi giudizi, pur ignari delle nostre povere cose, le illuminerebbero. Meglio di noi che le abbiamo tutti i giorni sott'occhio.

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    finO said on Aug 27, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "A scuola mi somministravano tonnellate di nozioni che digerivo con diligenza, ma che non mi riscaldavano le vene. Guardavo gonfiare le gemme in primavera, luccicare la mica nel granito, le mie stesse mani, e dicevo dentro di me "Capirò anche questo, ...(continue)

    "A scuola mi somministravano tonnellate di nozioni che digerivo con diligenza, ma che non mi riscaldavano le vene. Guardavo gonfiare le gemme in primavera, luccicare la mica nel granito, le mie stesse mani, e dicevo dentro di me "Capirò anche questo, capirò tutto, ma non come loro vogliono. Troverò una scorciatoia, mi farò un grimaldello, forzerò le porte". Era snervante, nauseante, ascoltare discorsi sul problema dell'essere e della conoscenza quando tutto intorno a noi era mistero che premeva per svelarsi[..]
    Saremmo stati chimici, Enrico ed io."

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    Martina Ilaria said on Jun 19, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "Ferro" il racconto più toccante.

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    Tinni said on May 16, 2014 | Add your feedback

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