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Il sistema periodico

By Primo Levi

(90)

| Others | 9788828604341

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Book Description

244 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    "A scuola mi somministravano tonnellate di nozioni che digerivo con diligenza, ma che non mi riscaldavano le vene. Guardavo gonfiare le gemme in primavera, luccicare la mica nel granito, le mie stesse mani, e dicevo dentro di me "Capirò anche questo, ...(continue)

    "A scuola mi somministravano tonnellate di nozioni che digerivo con diligenza, ma che non mi riscaldavano le vene. Guardavo gonfiare le gemme in primavera, luccicare la mica nel granito, le mie stesse mani, e dicevo dentro di me "Capirò anche questo, capirò tutto, ma non come loro vogliono. Troverò una scorciatoia, mi farò un grimaldello, forzerò le porte". Era snervante, nauseante, ascoltare discorsi sul problema dell'essere e della conoscenza quando tutto intorno a noi era mistero che premeva per svelarsi[..]
    Saremmo stati chimici, Enrico ed io."

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    Martina said on Jun 19, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "Ferro" il racconto più toccante.

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    Tinni said on May 16, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Mi accingo a leggere "Il sistema periodico" proprio nei giorni in cui sto guardando la serie tv "Breaking Bad": due pianeti diversi ma in entrambi si coglie come la chimica - e per estensione la scienza - non sia un elenco di formule aride bensì un m ...(continue)

    Mi accingo a leggere "Il sistema periodico" proprio nei giorni in cui sto guardando la serie tv "Breaking Bad": due pianeti diversi ma in entrambi si coglie come la chimica - e per estensione la scienza - non sia un elenco di formule aride bensì un mondo fortemente intrecciato alla vita e alle vicende umane.
    Gli elementi della tavola periodica di Mendeleev fanno da filo rosso a questi racconti sostanzialmente autobiografici che tracciano la vita di Levi superati i cinquant'anni, dall'esperienza del lager alle vicende, talvolta avventurose, della professione di chimico. E a quest'ultime Levi fa appello per dare un senso al ricordo dell'orrore di Auschwitz, la cui ombra lunga si avverte in ogni pagina.

    Che gioia tornare a leggere la prosa elegante, ricercata ma perfetta di Primo Levi. Che emozione leggere i suoi racconti, gli episodi della sua vita descritti in modo così efficace ma anche così poetico, come nel conclusivo "Carbonio". Ma fra tutti un racconto mi ha lasciato un segno indelebile: in alcuni spezzoni di "Fosforo" mi sono specchiato.

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    Federico said on Apr 17, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    racconti autobiografici di Primo Levi, episodi ed esperienze di studente, prima, e di chimico nell’industria, dopo.
    i primi racconti sono belli e affascinanti, vivaci esperienze di amicizia durante gli anni delle scuola superiore, dell’università e d ...(continue)

    racconti autobiografici di Primo Levi, episodi ed esperienze di studente, prima, e di chimico nell’industria, dopo.
    i primi racconti sono belli e affascinanti, vivaci esperienze di amicizia durante gli anni delle scuola superiore, dell’università e dei primi precari impieghi.
    racconti di amici, di ragazze, di biciclette e di gite in montagna.
    racconti affascinanti soprattutto per chi, come me, conosce i luoghi descritti: le aule e i palazzi delle facoltà scientifiche di via Giuria e le montagne e le palestre di roccia distanti pochi chilometri dal centro città.
    i racconti del dopoguerra, del dopo Auschwitz, invece sono più noiosi, più grigi. rispecchiano d’altronde il grigiore della vita di un chimico impiegato in una fabbrica di vernici e dedito solo al suo lavoro.

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    Paolo70 said on Apr 10, 2014 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    "Uscirono dall'ombra uomini che il fascismo non aveva piegati, avvocati, professori e operai e riconoscemmo in loro i nostri maestri, quelli di cui avevamo inutilmente cercato fino allora la dottrina nella Bibbia, nella chimica, in montagna.

    Ci sono scrittori che godono piu' simpatie di altri, scrittori che, seppur creatori a volte di opere mediocri, vengono elogiati da tutti cosi', per partito preso.
    Non lo vorrei dire, ma mi sembra proprio che questo sia uno di quei casi...ho notato un ...(continue)

    Ci sono scrittori che godono piu' simpatie di altri, scrittori che, seppur creatori a volte di opere mediocri, vengono elogiati da tutti cosi', per partito preso.
    Non lo vorrei dire, ma mi sembra proprio che questo sia uno di quei casi...ho notato una sfilza di quattro e cinque stelle accanto a questo libro e mi domando dove io abbia sbagliato, cosa io non abbia capito.
    Primo Levi e' l'autore di uno dei massimi capolavori della letteratura italiana, "se questo e' un uomo", un libro che tutti quanti noi abbiamo amato, un libro su cui abbiamo versato molte lacrime di rabbia, di impotenza, un libro che non dimenticheremo mai per la sua crudezza, perche' rappresenta la parte piu' bassa e piu' vile che puo' raggiungere l'essere umano...un libro che e' un testamento, che tutti dovrebbero leggere almeno una volta nella vita.
    Questo non significa che tutto cio' da lui scritto sia sempre da annoverare come capolavoro come ho letto in alcune recensioni di alcuni utenti che hanno conferito a quest'opera cinque stelle solo perche' scritto da Primo Levi e Primo Levi merita le cinque stele a priori, io non la penso cosi' non l'ho mai pensata cosi' e come ho conferito cinque stelle a "se questo e' un uomo", trovo sia giusto conferire solo due stelle a questo suo libro, perche' e' quello che si merita, perche' io, tra i tanti difetti che ho, non ho quello dell'ipocrisia.
    "Il sistema periodico" e' una raccolta di racconti autobiografici alla cui base c'e sempre un elemento della tavola periodica.
    Mentre "se questo e' un uomo" sfiorava la perfezione, "il sistema periodico" tedia il lettore in modo quasi esasperante, una raccolta di racconti tutti scollegati tra loro, forzatamente legati al mondo della chimica(forse e' questo il problema principale per me, la mia forte idiosincrasia nei confronti di tutte le materie scientifiche, chimica compresa...oh, saro' un'ottusa, cosi' come ha scritto un'utentessa di Goodreaders dando a noi umanisti degli ottusi nei confronti della scienza, ma a me la scienza annoia da morire...che devo fa'?) che li rende incomprensibili per chi come me non e' avvezzo alla materia.
    Ci sono anche aspetti positivi come lo stile asciutto e scorrevole di Levi che, nonostante la pesantezza dei contenuti, rende leggibile il tutto, ma a me non e' piaciuto e, come ripeto, non riesco a capire se tutte queste valutazioni massime che vedo siano frutto di un'attenta lettura(e comprensione) del libro o una valutazione generale sull'autore...sinceramente non l'ho capito, fatto sta che per me quest'opera raggiunge a malapena la sufficienza, figuriamoci le cinque stelle...

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    Banshee said on Mar 16, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    http://despuesdelnaufragio.blogcindario.com/2014/02/014… Un químico metido a contar historias de químico, las voces que nos conforman y una mirada al mundo alrededor, el estudio de la materia que viene aparejado ...(continue)

    http://despuesdelnaufragio.blogcindario.com/2014/02/014…

    Un químico metido a contar historias de químico, las voces que nos conforman y una mirada al mundo alrededor, el estudio de la materia que viene aparejado con el estudio del universo, los primeros pasos en la vida de un químico tímido y la guerra que asoló Europa, los fascismos y las diferentes formas de resistir, de rebelarse, volver a la vida cambiado y escribir como modo de supervivencia, de contar lo visto en los campos de concentración, en las ciudades derruidas, en la mirada de los que consiguieron volver para que no se olvide la barbarie, mirar dentro y fuera de sí y encontrar las anomalías, las curiosidades, lo que nos distingue y nos une, nuestra relación con la naturaleza.

    Cada capítulo de El sistema periódico se centra en un elemento químico, se define cada uno de ellos, dónde se encuentran, su maleabilidad, la forma de extraerlos, su uso en la vida común, el oficio de químico, la correspondencia entre la materia y el ser humano. Levi inicia El sistema periódico con el recuerdo de los lugares y las personas que confluyen en él, los gestos cotidianos y los dialectos y las palabras que se mezclan y transforman, la forma desenfadada de situarse ante la vida y las mudanzas. Levi habla con nostalgia y humor sobre su familia. A partir de ese primer capítulo, la nostalgia por la época de estudiante y los primeros trabajos, el intento de comprender la materia, el humor y cierta tristeza en las anécdotas de juventud, la lucidez al hablar de política, la asunción de la tragedia y tomar partido por la resistencia y la honestidad.

    El sistema periódico es una continua toma de conciencia, la reflexión sobre la naturaleza, el ser humano, los fascismos, las religiones y las guerras, pequeños capítulos donde se mezclan clases sobre química y minerales con el inicio a la vida de un joven Levi, sus primeros cuentos (aventureros, imaginativos), los días en el lager o el intercambio epistolar con un antiguo carcelero que me llevó a Los hundidos y los salvados. No era un cobarde ni un sordo ni un cínico, no se había adaptado, estaba ajustando cuentas con el pasado y las cuentas no le salían; se esforzaba por hacerlas coincidir, aunque fuera haciendo algunas trampas. ¿Se le podía pedir mucho más a un ex S.A.? La comparación, que tantas veces tuve ocasión de hacer, con otros honrados alemanes a quienes he conocido en la playa o en la fábrica, arrojaba un saldo a su favor. Su condena del nazismo era tímida y perifrástica, pero no había buscado justificaciones. Lo que buscaba era un coloquio. Tenía una conciencia, y se afanaba por mantenerla tranquila. En su primera carta había hablado de «superación del pasado», «Bewältigung der Vergangenheit». Luego he venido a saber que esta frase es un estereotipo, un eufemismo de la Alemania de hoy, donde se entiende universalmente como «redención del nazismo». Pero la raíz walt que lleva engastada aparece también en palabras que significan «dominio», «violencia» y «estupor», y creo que si tradujéramos la frase como «distorsión del pasado» o «violencia hecha al pasado», no andaríamos muy lejos de su sentido más profundo.

    El sistema periódico es denso en algunos momentos, en otros se acerca a la comedia liviana en la descripción de gestos y personajes cotidianos, tiene ternura, reflexión, tristeza, el dolor de la lucidez, la palabra quebrada por los días de infamia, la pasión y la aventura de un químico en el estudio del mundo que le rodea, una voz siempre sorprendida, siempre atenta, cercana e inquieta. Leer a Levi me ayuda a no olvidar.

    Yo soy la impureza que hace reaccionar al zinc, soy el grano de sal y de mostaza. La impureza, ¿cómo no? Justamente por aquellos meses se iniciaba la publicación de «La Defensa de la Raza», se hablaba muchísimo de pureza, y yo empezaba a sentirme orgulloso de ser impuro. A decir verdad, precisamente hasta aquellos meses me había venido dando igual ser judío. Para mis adentros y en la relación con mis amigos cristianos, había considerado siempre mis orígenes como un hecho casi indiferente aunque curioso, una pequeña y divertida anomalía, como tener pecas o la nariz torcida; un judío es una persona que no pone el árbol de Navidad, que no debe comer embutido pero que lo come igual, que ha aprendido un poco de hebreo a los trece años y luego lo ha olvidado. Según decía la revista citada más arriba, un judío es tacaño y astuto; pero yo no era particularmente tacaño ni astuto, y tampoco mi padre lo había sido.

    ( … )

    Empezamos a estudiar Física juntos, y Sandro se quedó estupefacto cuando traté de explicarle alguna de las ideas que confusamente cultivaba yo por aquella época. Que la nobleza del Hombre, adquirida tras cien siglos de tentativas y errores, consistía en hacerse dueño de la materia, y que yo me había matriculado en Química porque me quería mantener fiel a esta nobleza. Que dominar la materia es comprenderla, y comprender la materia es preciso para conocer el Universo y conocernos a nosotros mismos, y que, por lo tanto, el Sistema Periódico de Mendeleev, que precisamente por aquellas semanas estábamos aprendiendo a desentrañar, era un poema, más elevado y solemne que todos los poemas que nos hacían tragar en clase; pensándolo bien hasta rima tenía. Que si buscaba el puente, el eslabón que faltaba, entre el mundo de los papeles y el mundo de las cosas, no tenía necesidad de ir muy lejos a buscarlo: estaba allí, en el Autenrieth, en aquellos laboratorios nuestros llenos de humo, y en nuestro futuro oficio.
    Y por fin, y sobre todo, él, como un chico honrado y abierto que era, ¿no sentía, apestando el cielo, el hedor de las verdades fascistas, no percibía como una ignominia el hecho de que a un ser pensante le exigieran que creyera sin pensar? ¿No sentía desprecio por todos los dogmas, por todos los asertos no demostrados, por todos los imperativos? Sí, lo sentía. Y entonces ¿cómo podía dejar de sentir en nuestro estudio una dignidad y una majestad nuevas, cómo podía ignorar que la Química y la Física de las que nos nutríamos, además de alimentos vitales por sí mismos, eran el antídoto contra el fascismo que él y yo estábamos buscando, porque eran claras, distintas, verificables a cada paso, en lugar de un amasijo de mentiras y de vanidad, como la radio y los periódicos?

    ( … )

    Pero en noviembre sobrevino el desembarco de los aliados en el norte de África, y en diciembre la resistencia de los rusos seguida de su victoria en Stalingrado, y comprendimos que la guerra se estaba acercando a su final y que la historia había reemprendido su camino. En el lapso de pocas semanas cada uno de nosotros maduró más que en los veinte años anteriores. Surgieron de la sombra unos hombres a quienes el fascismo no había conseguido someter, abogados, profesores y obreros, y reconocimos en ellos a nuestros maestros, aquellos cuya doctrina habíamos buscado infructuosamente hasta entonces en la Biblia, en la química o en la montaña. El fascismo los había condenado al silencio durante veinte años, y nos explicaron que el fascismo no era simplemente un desgobierno grotesco e improvisado, sino la negación de la justicia. No sólo había arrastrado a Italia a una guerra injusta y aciaga, sino que había surgido y se había consolidado como guardián de una legalidad y un orden detestables, basados en el apremio al trabajador, en la ganancia incontrolada de quien explota el trabajo ajeno, en el silencio impuesto a los que piensan y se niegan a ser esclavos, en la mentira sistemática y deliberada. Nos dijeron que nuestra intolerancia burlona no bastaba; tenía que convertirse en ira y la ira tenía que encauzarse hacia una revolución organizada y oportuna; pero no nos enseñaron a fabricar una bomba ni a disparar un fusil.

    ( … )

    También Cerrato conocía esta militancia. También él había padecido la insuficiencia de nuestra preparación y el tenérnoslas que apañar a base de suerte, intuición, algunos trucos y ríos de paciencia. Le dije que andaba a la caza de eventos, míos y ajenos, que quería exhibir en el escaparate de un libro, por ver si conseguía inculcar en los profanos el sabor fuerte y amargo de nuestro oficio, que es además un ejemplo particular, una versión más esforzada del oficio de vivir. Le dije que no me parecía justo que el mundo lo supiese todo acerca de cómo viven el médico, la prostituta, el marinero, el asesino, la condesa, el romano antiguo, el conspirador y el habitante de la Polinesia, y que no supiera nada de cómo vivimos nosotros, los transformadores de la materia. Pero en este libro iba a prescindir deliberadamente de la Química con mayúsculas, la química triunfal de instalaciones colosales y adulteraciones vertiginosas, porque ésta es una obra colectiva y por consiguiente anónima. A mí me interesaban más las historias de la química solitaria, indefensa y de a pie, a la medida del hombre, que ha sido la mía, salvo escasas excepciones. Pero también ha sido la química de los fundadores, que no trabajaban en equipo sino ellos solos, en medio de la indiferencia de su tiempo, generalmente sin retribución económica y enfrentándose a la materia sin ningún tipo de ayuda, a base de manos y de cerebro, de razonamiento y fantasía.
    Primo Levi
    El sistema periódico (traducción de Carmen Martín Gaite. El Aleph Editores)

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    elchicoanalogo said on Feb 9, 2014 | Add your feedback

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