Il soccombente

Di

Editore: Adelphi (Gli Adelphi; 158)

4.0
(1439)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 186 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: 8845914933 | Isbn-13: 9788845914935 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Renata Colorni

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati , Copertina rigida , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Musica

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Descrizione del libro
A un corso di Horowitz, a Salisburgo, si incontrano tre giovani pianisti. Due sono brillanti, promettenti. Ma il terzo è Glenn Gould: qualcuno che non brilla, non promettente, perché è. Una magistrale variazione romanzesca sul tema della grazia e dell'invidia, di Mozart e Salieri, ma ancor più sul tema terribile del "non riuscire a essere".

Il soccombente è un romanzo in parte autobiografico dello scrittore austriaco Thomas Bernhard. È il primo in una trilogia sulle Arti (musica, teatro e pittura) che l'autore scrisse tra il 1983 e il 1985: ad esso seguirono A colpi d'ascia e Antichi maestri.

Una delle opere più note di Bernhard, Il soccombente tratta del fittizio rapporto tra il famoso pianista canadese Glenn Gould e due suoi giovani compagni di studio al Mozarteum di Salzburg negli anni cinquanta. Sotto la guida di Vladimir Horowitz il trio studia musica e contemporaneamente sviluppa un rapporto di amicizia che si rivelerà drammatico per tutti e fatale per uno dei tre, il soccombente appunto. Il narratore (un semi-reale Bernhard) e il suo amico Wertheimer abbandonano gli studi di pianoforte appena si rendono conto del genio superiore di Gloud, quando lo sentono suonare le Variazioni Goldberg di Bach. Nessuno dei due può reggere il paragone con la sovrumana virtuosità del terzo. Alla fine, i due lasceranno il Mozarteum in profonda depressione, per non suonare mai più: uno dopo qualche anno commetterà suicidio e l'altro - il narratore ossessivo, mordace e autocritico all'estremo - si ritirerà nella più completa oscurità.

Brillante meditazione su successo, fallimento e fama, l'opera è scritta come ininterrotto monologo, riprendendo quasi l'immagine di un cantante sotto il tremendo sforzo di sostenere il proprio respiro fino alla fine di un'aria incredibimente lunga e fiorita. Oppure, per usare un'analogia storica presente nel libro stesso, l'immagine di un conte insonne che ascolta Goldberg mentre suona senza tregua le variazioni di Bach.

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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Mai letto niente di così claustrofobico e di così sorprendente, Io lettore chiuso nel flusso dei suoi pensieri. Non vedevo l'ora che finisse, mi stava soffocando, volevo continuasse per addentrarmi an ...continua

    Mai letto niente di così claustrofobico e di così sorprendente, Io lettore chiuso nel flusso dei suoi pensieri. Non vedevo l'ora che finisse, mi stava soffocando, volevo continuasse per addentrarmi ancora di più nei suoi pensieri.
    L'ho odiato quando ha massacrato Salisburgo, Vienna e Passau
    "si trattava di una delle città più orribili in assoluto, di una città emula di Salisburgo, che sprizzava da tutti i pori desolazione, bruttezza e ripugnante grossolanità"
    Ma sono i protagonisti che non riescono a vivere ad essere felici. Nè il genio, il pianista Glenn Gould, figura comunque secondaria nè gli altri due musicisti. Il soccombente è l'infelicità in persona. Nulla fa per cambiare. Si crogiola nel suo malessere. Il narratore si nasconde dietro la narrazione della vita degli altri. Pur essendo questo nido di pessimismo, l'ho letto in modo molto distaccato e non sofferente, pensando soprattutto; Poveretti, borghesi, ricchi e anche con talento che si massacrano la vita con delle menate pazzesche.
    Mi è piaciuto molto il finale. Wertheimer completamente impazzito, passa i suoi ultimi giorni suonando un pianoforte scordato e ascoltando Gould che suona alla perfezione le Variazioni Goldberg. E allo stesso tempo ho pensato: morti entrambi, il genio e il soccombente. Fine.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    "Incontriamo un uomo come Glenn e questo incontro ci annienta, oppure ci salva, nel nostro caso Glenn ci ha annientati."

    Ho letto 'Il Soccombente' di Thomas Bernhard su consiglio di un amico. E' il primo romanzo che leggo di questo autore e devo dire che ne leggerò altri sperando che siano tutti intensi e profondi come ...continua

    Ho letto 'Il Soccombente' di Thomas Bernhard su consiglio di un amico. E' il primo romanzo che leggo di questo autore e devo dire che ne leggerò altri sperando che siano tutti intensi e profondi come questo.
    La città di Salisburgo, ritratta in' un’ estate piovosa, dà inizio al romanzo.
    Qui tre pianisti, che poi diventeranno amici, studiano pianoforte con il maestro Horowitz e per seguire le sue lezioni decidono di abitare insieme.
    Si tratta di Wertheimer, del narratore della storia e di Glenn Gould attorno al quale ruota tutta la narrazione.
    I tre si intendono subito, attratti fin dal primo istante dalle loro differenze, che erano in effetti differenze abissali, benché avessero la medesima concezione dell'arte.
    Fin dal primo istante nasceun'amicizia intellettuale.
    E subito comprendono che Glenn Gould già suonava il pianoforte meglio del maestro Horowitz e che se si fosse dedicato all'insegnamento, sarebbe stato anche lui un maestro ideale. Glenn, al pari di Horowitz, possedeva la sensibilità e la comprensione appropriate per quella disciplina e sarebbe riuscito nell'intento di trasmettere quell'arte.
    Glenn Gould suona al Festival di Salisburgo le Variazioni Goldberg su cui due anni prima si era esercitato giorno e notte con gli amici al Mozarteum studiandole e ristudiandole di continuo.
    Suona per così dire dal basso verso l'alto, non come tutti gli altri dall'alto verso il basso. E' questo il suo segreto.
    Dopo il suo concerto, i giornali scrivono che fino ad allora nessun pianista aveva mai suonato le Variazioni Goldberg con tanta arte.
    Al termine dell’estate Glenn decide di tornare nel suo paese, il Canada; gli amici credono che una volta tornato nel Canada da Salisburgo, si sarebbe ben presto rovinato a causa del suo invasamento per l'arte e del suo radicalismo pianistico.
    Al contrario, in America, Glenn intraprende una strabiliante carriera, mentre Wertheimer ed il narratore pongono fine alle loro carriere di virtuosi del pianoforte.
    Capiscono che non possono sostenere il confronto con un genio di tale portata.
    Glenn era forte. Non è vero che era un pazzo, com'è stato più volte sostenuto in passato e ancora oggi dicono in molti.
    Poteva sedersi al pianoforte e andare avanti ore e ore a interpretare, come diceva Glenn stesso, e le sue interpretazioni erano ineccepibili, spontaneamente glenngeniali, per usare un termine caro a Wertheimer. In fondo quando il narratore incontra Glenn per la prima volta sul Mönchsberg, gli è chiaro fin dal primo istante che si tratta dell'uomo più straordinario che lui avesse conosciuto in tutta la sua vita.
    Anche se pensa che pur di raggiungere il suo scopo, pur di diventare Glenn Gould, ha sfruttato loro due,sia pure inconsapevolmente,.
    Wertheimer ed il narratore hanno dovuto rinunciare al pianoforte per spianare la strada a Glenn.
    Glenn, voleva ad ogni costo diventare Glenn.
    "Incontriamo un uomo come Glenn e questo incontro ci annienta, oppure ci salva, nel nostro caso Glenn ci ha annientati."
    Ma per il narratore è un fallimento meno radicale poiché non avrebbe comunque mai potuto diventare un virtuoso del pianoforte, giacché in realtà non voleva essere un virtuoso del pianoforte in quanto ha sempre avuto contro questa idea le più ampie riserve e ha soltanto abusato del virtuosismo pianistico ai fini del suo processo di intristimento, sembrandogli addirittura fin da principio che chi suona il pianoforte fosse un personaggio ridicolo.
    Egli è stato traviato dal suo talento veramente straordinario per lo studio del pianoforte; il suo talento lo ha prima applicato all'attività pianistica, e poi, dopo quindici anni di torture, l'ha buttato a mare da un momento all'altro e senza farsi il minimo scrupolo. Non era nel suo stile sacrificare la sua esistenza al sentimentalismo.
    Da solo si è preso gioco della carriera del virtuoso che lui stesso da un momento all'altro aveva spezzato. E forse questa carriera da lui infranta tutt'a un tratto, è una parte indispensabile del suo processo di intristimento.
    Non gli rimane altro che scrivere di Glenn Gould.
    "Se davvero ritenterò da capo la mia descrizione di Glenn Gould, pensai, dovrò inserirvi anche la sua descrizione di Wertheimer. Per quel che mi riguarda Wertheimer avrà in questa descrizione un ruolo decisivo, giacché per me Glenn Gould è sempre stato in qualche modo legato a Wertheimer, e viceversa Wertheimer a Glenn Gould, e forse tutto sommato è stato più importante Glenn Gould per Wertheimer che viceversa. "
    "Mio caro soccombente", fu il saluto di Glenn a Wertheimer, che con tipico sangue freddo americano canadese Glenn ha sempre definito Wertheimer come soccombente.
    Wertheimer, era ai suoi occhi, uno che andava a fondo, ininterrottamente e sempre più a fondo, mentre il narratore era per lui un semplice e secco filosofo.
    Chiamarlo il soccombente è stata una geniale
    invenzione di Glenn Gould: ha capito Wertheimer fin dal primo istante, così come ha capito a fondo fin dalla prima volta tutte le persone che ha conosciuto.
    Wertheimer non ha sopportato la morte di Glenn e dopo la sua morte si è vergognato di essere ancora in vita,di essere per così dire sopravvissuto al genio che è stato per lui un motivo di tormento continuo nell'ultimo anno della sua vita.
    Il più difficile tra loro non era Glenn, bensì Wertheimer; Wertheimer era il più debole di loro tre; per un motivo o per l'altro preferiva starsene da solo, molto spesso con un senso di mortificazione.
    Il narratore lo ha più volte definito come l'offeso.
    Il grande errore di Wertheimer è stato quello di credere di poter essere un artista, di poter condurre un'esistenza da artista.
    "Ognuno di noi fallisce per motivi diversissimi e tra loro contrastanti, probabilmente le nostre doti sono state la nostra sventura, diceva Wertheimer, ma subito dopo aggiungeva: "Glenn non è stato ucciso dalle sue doti, che anzi hanno sviluppato il suo genio. Chissà, se non fossimo venuti in contatto con Glenn. Il nostro amico ha significato la nostra morte. "
    Wertheimer si era impiccato ed anche lui come Glenn era arrivato a cinquantun anni.
    "Fuggiamo senza posa da una cosa all'altra e ci distruggiamo da soli. Non facciamo altro che scappare, fino a quando cessiamo di vivere." Fin dall'infanzia Wertheimer aveva coltivato il
    desiderio di morire, di togliersi la vita, ma non era riuscito a rassegnarsi al fatto di essere stato partorito in un mondo che in sostanza e fin dall'inizio lo aveva sempre disgustato in tutto e per tutto. Poi era cresciuto e aveva creduto di poter uccidere in sé questo desiderio, pensava che esso ad un tratto sarebbe svanito, invece questo desiderio era diventato di anno in anno più intenso, anche se, l'intensità e la concentrazione non erano giunte al limite estremo.
    Esistere, in sostanza, non significa nient'altro che questo: essere disperati.
    "Non abbiamo talento musicale! Non abbiamo talento esistenziale. Tale è la nostra arroganza che siamo convinti che ciò che facciamo sia studiare musica, mentre non siamo neanche capaci di vivere, non siamo in grado di esistere, giacché in verità non esistiamo, ma piuttosto veniamo esistiti! " così disse una volta.
    Ciò che affascinava Wertheimer erano gli esseri umani nella loro infelicità, non lo attraevano le persone in sé, ma la loro infelicità, e l'infelicità la coglieva dovunque ci fossero delle persone,era avido di persone perché avido di infelicità. L'uomo è l'infelicità, diceva di continuo.
    Egli fu mortalmente colpito dalle note di Glenn, dalle sue Variazioni Goldberg.
    "Se io a quell'epoca", diceva spesso Wertheimer, " non fossi andato a Salisburgo e non avessi voluto assolutamente studiare con Horowitz, avrei certo seguitato a suonare e avrei raggiunto i risultati desiderati. "
    La natura di Wertheimer era completamente agli antipodi rispetto a quella di Glenn, Wertheimer possedeva una cosiddetta concezione dell'arte, Glenn Gould non ne aveva bisogno. Invidiava Glenn, ma soprattutto invidiava questa sua artisticità.
    E' sempre stato uno di quelli che continuamente e per tutta la vita e riducendosi in uno stato di perenne disperazione vogliono essere qualcun altro, qualcuno che devono credere per forza più favorito dalla sorte di loro.
    Wertheimer sarebbe stato volentieri Glenn Gould, sarebbe stato volentieri Horowitz, e non è escluso che sarebbe stato volentieri anche Gustav Mahler o Alban Berg. Non era capace di vedere se stesso come un essere unico al mondo, mentre in effetti è così che ciascuno di noi può e deve concedersi di vedere se stesso se non vuole cadere in balìa della disperazione.
    Dal punto di vista di Wertheimer, Glenn Gould è sempre stato un uomo felice,ma Wertheimer si era innamorato, o addirittura era rimasto ammaliato dal proprio fallimento e in questo fallimento si era incaponito fino alla fine. In effetti pur essendo certamente infelice nella
    sua infelicità, sarebbe stato ancora più infelice se dall'oggi al domani avesse smarrito la sua infelicità, se questa da un momento all'altro gli fosse stata sottratta, il che dimostrerebbe ancora una volta che in fondo Wertheimer non è stato infelice, ma anzi felice, sia pure con la sua infelicità e a causa di essa è stato davvero felice perché della propria infelicità è stato consapevole in ogni momento e di essa si è potuto rallegrare. Aveva paura di perdere la propria infelicità e per questo si è tolto la vita. Si è sottratto al mondo con un raffinato espediente mantenendo per così dire una promessa alla quale nessuno credeva.
    Si è sottratto proprio a quel mondo che non voleva far altro, in effetti, se non rendere felice lui e con lui milioni di suoi compagni di sventura, ma egli tutto ciò ha saputo evitarlo usando una enorme spietatezza contro se stesso e il resto del mondo, perché, non meno dei suoi compagni di sventura, più che a ogni altra cosa si era abituato in maniera micidiale alla propria infelicità.

    ha scritto il 

  • 3

    al secondo o terzo suo libro che leggo, devo ancora capire dove starebbe la grandezza di Bernhard. la sua fama di vertiginoso antieroe del negativo sulla carta m'incuriosiva: è un genere (se così si p ...continua

    al secondo o terzo suo libro che leggo, devo ancora capire dove starebbe la grandezza di Bernhard. la sua fama di vertiginoso antieroe del negativo sulla carta m'incuriosiva: è un genere (se così si può dire), uno stile, una categoria dello spirito che probabilmente rappresenta un vicolo cieco, ma ha sempre incontrato il mio gusto. trovo invece questo ossessivo monologare vagamente anacolutico che, come già ebbi a scrivere, ricorda un Paolo Nori preso male, un atteggiamento malmostoso che sarebbe indegno spacciare per pessimismo cosmico (il Nostro se la prende tendenzialmente con cittadine di provincia austriache e svizzere perché sono ottuse e noiose; se facessimo astrazione delle suggestioni mitteleuropee, della finis Austriae, del marchio Adelphi sulla copertina, e immaginassimo un libro dove le stesse lagnanze fossero rivolte a Mantova o Carpi anziché a Salisburgo o Coira, che cosa otterremmo? un Paolo Nori triste, appunto). ma forse non importa: 'Auslöschung' è una parola così misteriosamente minacciosa, sibilante come un serpe, persino incoronata dai röck döts (cf. < https://en.wikipedia.org/wiki/Metal_umlaut>). suona benissimo nei nicknames.

    ha scritto il 

  • 4

    Incerta tra le tre e le quattro stelle.
    È un libro di lettura lenta e pesante, a tratti fastidioso, ma nel suo insieme geniale e molto intenso.
    Vi lascio un piccolo link
    https://www.youtube.com/watch? ...continua

    Incerta tra le tre e le quattro stelle.
    È un libro di lettura lenta e pesante, a tratti fastidioso, ma nel suo insieme geniale e molto intenso.
    Vi lascio un piccolo link
    https://www.youtube.com/watch?v=qB76jxBq_gQ

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    Più che di uno libro sulla tragedia della genialità, si tratta di un immersione nel male di vivere e dell’annichilimento attitudinale e spirituale che ne deriva. Tra scritti completati e distrutti, lu ...continua

    Più che di uno libro sulla tragedia della genialità, si tratta di un immersione nel male di vivere e dell’annichilimento attitudinale e spirituale che ne deriva. Tra scritti completati e distrutti, lunghissime, inani passeggiate, desiderio di barricarsi in casa lasciando fuori la vita, il suicidio viene percepito come ineluttabile, talora come necessario.

    Cfr:
    “Fin dall’infanzia aveva coltivato il desiderio di morire,di togliersi la vita come si suol dire,però non si era mai concentrato su questo desiderio fino al limite estremo. Non era riuscito a rassegnarsi al fatto di essere stato partorito in un mondo che in sostanza e fin dall’inizio lo aveva sempre disgustato in tutto e per tutto. Poi era cresciuto e aveva creduto di potere uccidere in sé questo desiderio,pensava che esso ad un tratto sarebbe svanito,invece questo desiderio era diventato di anno in anno più intenso,anche se, così lui, l’intensità e la concentrazione su questo desiderio non erano giunte al limite estremo.(...) Noi non perdoniamo al padre di averci fatti, alla madre di averci gettato nel mondo ed alla sorella di essere la perpetua testimone della nostra infelicità. Esistere, in sostanza,non significa niente altro che questo:essere disperati,così lui.”

    e:
    “Ciò che lo affascinava erano gli esseri umani nella loro infelicità, non lo attraevano le persone in sé ma la loro infelicità,e l’infelicità la coglieva ovunque ci fossero delle persone, pensai,era avido di persone perché avido di infelicità. L’uomo è infelice, diceva di continuo,pensai, solo gli imbecilli affermano il contrario. Essere partoriti è un’infelicità,diceva,e fintanto che viviamo ci portiamo appresso questa infelicità che soltanto la morte può spezzare.”

    Chi può sfuggire a tale disperazione è il genio,assoluto e totale padrone della sua arte, nella quale trova significato e rifugio. E’ però una rarità, gli altri devono affrontare la vita.
    Naturalmente essa non ha su ognuno gli stessi effetti micidiali che ha sul protagonista, nel quale è possibile cogliere una profonda depressione, una alienazione e tratti di follia che lo porteranno al suicidio, il cui innesco è fornito dalla separazione dalla sorella ma le cui motivazioni sono scolpite nel profondo. Probabilmente è proprio tutto ciò che definisce la condizione di soccombente e lo individua come tale. L’Io narrante, pur sprofondando anch’egli nel nulla ed annientandosi in esso, non giunge a tale gesto estremo. E forse per questo non è identificabile come soccombente.
    Oppure soccombenti lo sono entrambi, forse lo siamo un po’ tutti, perché nessuno di loro e di noi è Glenn Gould, genio isolato, autistico ed infelice, mai soccombente di fronte alla vita.

    Spunto di discussione:
    Il confronto, appena accennato, tra virtuoso e genio che non sono la stessa cosa.

    L’autore,olandese di nascita ma austriaco per vissuto e formazione, ebbe più successo all’estero, il che non meraviglia,vedendo come si esprime nei confronti di Svizzera ed Austria e mi chiedo se i lettori delle due nazioni non possano essersi risentiti per questi commenti.

    ha scritto il 

  • 4

    Un uomo (il narratore) entra in una locanda in un villaggio dell'Alta Austria; parla con la titolare, quindi esce, si dirige in una villa; parla con il custode, e infine mette su un disco (le Variazio ...continua

    Un uomo (il narratore) entra in una locanda in un villaggio dell'Alta Austria; parla con la titolare, quindi esce, si dirige in una villa; parla con il custode, e infine mette su un disco (le Variazioni Golberg nella versione di Glenn Gould). La trama è questa.
    Il tema del romanzo è invece enunciato a pag. 113: "W. è stato messo al mondo come un uomo infelice e, pur sapendolo, come tutti gli altri uomini infelici non voleva ammettere di dover essere infelice lui mentre altri a suo avviso non lo erano, questo lo deprimeva e gli impediva di uscire dalla sua disperazione". Poi è chiarito a pag. 117: "Probabilmente dobbiamo supporre che non esistano affatto esseri umani cosiddetti infelici, pensai, dal momento che perlopiù siamo noi che rendiamo infelici gli esseri umani sottraendo ad essi la loro infelicità. W. aveva paura di perdere la propria infelicità e per questo, per nessun altro motivo, si è tolto la vita, pensai".
    Prima e dopo, lungi dal trascinarci in noiose circonvoluzioni mentali, come ci si potrebbe attendere, B. mette in scena un monologo implacabile, aggressivo e lucidissimo, creando e mantenendo costante una tensione ossessiva quasi insostenibile, quella che prova chi è trascinato in un pensiero rimuginato, ruminato, destrutturato, frantumato e circolare. La narrazione prosegue in un articolato gioco di specchi, fra Wertheimer (il soccombente), il narratore e Glenn Gould, nel quale, mentre G.G. rappresenta ovviamente l'immagine idealizzata e irraggiungibile del narcisista, W. e il narratore si scambiano le parti razionali e infantili di uno stesso soggetto, post-romantico e post-europeo, che conosce gli altri solo attraverso relazioni manipolatorie e proprietarie (quella fra W. e la sorella, per esempio, o fra il narratore e lo Steinway), e non sa generare alcunché.
    Non sono sicuro se questo lavoro di B. non rappresenti, a sua volta, una variazione (Golberg) sul romanzo introspettivo primo-novecentesco. Fatto sta che, con questo suo stile estremo, B. non teme di costeggiare il grottesco e finanche il ridicolo, quindi dimostra coraggio. Come Glenn Gould, a suonare il pianoforte dal basso. Ma manca quel pizzico di umanità che riscontro in un'artista a lui vicina, e altrettanto estrema, come Ingeborg Bachmann.
    Devo questa lettura a @Roberto, che ringrazio.

    ha scritto il 

  • 4

    Noi siamo come siamo, non abbiamo altra scelta

    Le Variazioni Goldberg sono tra i brani più noti composti da Johann Sebastian Bach. Originalmente scritte per clavicembalo, sono state trasposte per pianoforte negli anni cinquanta del secolo scorso, ...continua

    Le Variazioni Goldberg sono tra i brani più noti composti da Johann Sebastian Bach. Originalmente scritte per clavicembalo, sono state trasposte per pianoforte negli anni cinquanta del secolo scorso, specialmente grazie al geniale pianista canadese Glenn Gould.

    Queste variazioni sono costituite da un'Aria, seguita da 30 variazioni sull’armonia della stessa e un’Aria da capo, identica alla prima. La scrittura di queste variazioni è unica e prevede il ripercorrere le armonie precedenti con piccole variazioni continue fino al ritorno al tema originale, invariato.

    Bernhard, prendendo spunto proprio da Gould e le Goldberg, scrive un romanzo "circolare"'. Gli stessi temi sono incessantemente ripetuti, in modo continuo e ossessivo. Tre gli attori principali, tutti pianisti:

    - Glenn Gould, il genio. «qualcuno che non brilla, non promette, poiché è»

    - Il filosofo, ossia Bernhard stesso, che narra la storia. Che quando comprende di non essere un genio e di non poterlo diventare, abbandona il pianoforte senza particolari traumi.

    - Il soccombente, ossia Wertheimer, che quando sente per la prima volta Gould suonare vede il mondo crollare, perché riconosce in lui il genio e capisce di non esserlo. La sua sfrenata ambizione, limitata dalle mancate capacità, lo porta ad abbandonare il pianoforte prima e al suicidio poi.

    "Wertheimer sarebbe stato volentieri Glenn Gould, sarebbe stato volentieri Horowitz, e non è escluso che sarebbe stato volentieri anche Gustav Mahler o Alban Berg. Wertheimer non era capace di vedere se stesso come un essere unico al mondo, mentre in effetti è così che ciascuno di noi può e deve concedersi di vedere se stesso se non vuole cadere in balìa della disperazione, ogni essere umano, comunque sia fatto, è un essere unico al mondo, io stesso me lo dico di continuo e con questo son salvo. Quest'àncora di salvezza, che consiste nel considerarsi come qualcosa di unico al mondo, Wertheimer non l'ha mai presa in seria considerazione, gli mancavano a tal fine tutte le necessarie premesse."

    Cosa ci vuole raccontare Bernhard, con questo romanzo dalla scrittura ossessiva, ripetitiva, musicale, ipnotizzante? Che bisogna accettare ciò che si è perché non ci è data la possibilità di scelta. La ricerca a tutti i costi dell'immortalità per la creazione di opere di genio non può che produrre persone infelici. Noi siamo unici per ciò che siamo, per le nostre caratteristiche, per il nostro modo di pensare, per ciò che facciamo. Inutile cercare di essere ciò che, semplicemente, non possiamo essere.

    Un grande libro, che mi ha totalmente rappacificato con la scrittura di Bernhard, che ho trovato questa volta meravigliosa.

    ha scritto il 

  • 4

    "Voleva essere artista, a lui non bastava essere l’artista della propria vita, benché questo concetto racchiuda tutto ciò che può rendere felice qualsiasi persona lungimirante, pensai. Wertheimer inso ...continua

    "Voleva essere artista, a lui non bastava essere l’artista della propria vita, benché questo concetto racchiuda tutto ciò che può rendere felice qualsiasi persona lungimirante, pensai. Wertheimer insomma si era innamorato, o addirittura era rimasto ammaliato dal proprio fallimento, pensai, e in questo fallimento si era incaponito fino alla fine. In effetti potrei dire perfino che pur essendo certamente infelice nella sua infelicità, sarebbe stato ancora più infelice se dall’oggi al domani avesse smarrito la sua infelicità, se questa da un momento all’altro gli fosse stata sottratta, il che dimostrerebbe ancora una volta che in fondo Wertheimer non è stato infelice, ma anzi felice, sia pure con la sua infelicità e a causa di essa, pensai. In verità sono molte le persone che proprio perché profondamente immerse nella loro infelicità, in fondo sono felici, pensai, e dissi a me stesso che forse Wertheimer è stato davvero felice perché della propria infelicità è stato consapevole in ogni momento e di essa si è potuto rallegrare."

    ha scritto il 

  • 4

    Vivere è fatica, l'esistenza un problema irrisolto.
    Il suicidio potrebbe essere la soluzione, anche rischiando il disprezzo dei sopravvissuti.
    - Un malinteso ci fa venire al mondo, in questo mondo d ...continua

    Vivere è fatica, l'esistenza un problema irrisolto.
    Il suicidio potrebbe essere la soluzione, anche rischiando il disprezzo dei sopravvissuti.
    - Un malinteso ci fa venire al mondo, in questo mondo di malintesi che ci tocca sopportare come un mondo costituito da innumerevoli malintesi e che poi abbandoniamo con un unico, grande malinteso, giacché la morte è il malinteso più grande di tutti, così lui, pensai.-
    Così Bernhard, dico.

    ha scritto il 

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