Il soccombente

Di

Editore: Adelphi (Gli Adelphi; 158)

4.0
(1415)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 186 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: 8845914933 | Isbn-13: 9788845914935 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Renata Colorni

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati , Copertina rigida , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Musica

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Descrizione del libro
A un corso di Horowitz, a Salisburgo, si incontrano tre giovani pianisti. Due sono brillanti, promettenti. Ma il terzo è Glenn Gould: qualcuno che non brilla, non promettente, perché è. Una magistrale variazione romanzesca sul tema della grazia e dell'invidia, di Mozart e Salieri, ma ancor più sul tema terribile del "non riuscire a essere".

Il soccombente è un romanzo in parte autobiografico dello scrittore austriaco Thomas Bernhard. È il primo in una trilogia sulle Arti (musica, teatro e pittura) che l'autore scrisse tra il 1983 e il 1985: ad esso seguirono A colpi d'ascia e Antichi maestri.

Una delle opere più note di Bernhard, Il soccombente tratta del fittizio rapporto tra il famoso pianista canadese Glenn Gould e due suoi giovani compagni di studio al Mozarteum di Salzburg negli anni cinquanta. Sotto la guida di Vladimir Horowitz il trio studia musica e contemporaneamente sviluppa un rapporto di amicizia che si rivelerà drammatico per tutti e fatale per uno dei tre, il soccombente appunto. Il narratore (un semi-reale Bernhard) e il suo amico Wertheimer abbandonano gli studi di pianoforte appena si rendono conto del genio superiore di Gloud, quando lo sentono suonare le Variazioni Goldberg di Bach. Nessuno dei due può reggere il paragone con la sovrumana virtuosità del terzo. Alla fine, i due lasceranno il Mozarteum in profonda depressione, per non suonare mai più: uno dopo qualche anno commetterà suicidio e l'altro - il narratore ossessivo, mordace e autocritico all'estremo - si ritirerà nella più completa oscurità.

Brillante meditazione su successo, fallimento e fama, l'opera è scritta come ininterrotto monologo, riprendendo quasi l'immagine di un cantante sotto il tremendo sforzo di sostenere il proprio respiro fino alla fine di un'aria incredibimente lunga e fiorita. Oppure, per usare un'analogia storica presente nel libro stesso, l'immagine di un conte insonne che ascolta Goldberg mentre suona senza tregua le variazioni di Bach.

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  • 4

    Noi siamo come siamo, non abbiamo altra scelta

    Le Variazioni Goldberg sono tra i brani più noti composti da Johann Sebastian Bach. Originalmente scritte per clavicembalo, sono state trasposte per pianoforte negli anni cinquanta del secolo scorso, ...continua

    Le Variazioni Goldberg sono tra i brani più noti composti da Johann Sebastian Bach. Originalmente scritte per clavicembalo, sono state trasposte per pianoforte negli anni cinquanta del secolo scorso, specialmente grazie al geniale pianista canadese Glenn Gould.

    Queste variazioni sono costituite da un'Aria, seguita da 30 variazioni sull’armonia della stessa e un’Aria da capo, identica alla prima. La scrittura di queste variazioni è unica e prevede il ripercorrere le armonie precedenti con piccole variazioni continue fino al ritorno al tema originale, invariato.

    Bernhard, prendendo spunto proprio da Gould e le Goldberg, scrive un romanzo "circolare"'. Gli stessi temi sono incessantemente ripetuti, in modo continuo e ossessivo. Tre gli attori principali, tutti pianisti:

    - Glenn Gould, il genio. «qualcuno che non brilla, non promette, poiché è»

    - Il filosofo, ossia Bernhard stesso, che narra la storia. Che quando comprende di non essere un genio e di non poterlo diventare, abbandona il pianoforte senza particolari traumi.

    - Il soccombente, ossia Wertheimer, che quando sente per la prima volta Gould suonare vede il mondo crollare, perché riconosce in lui il genio e capisce di non esserlo. La sua sfrenata ambizione, limitata dalle mancate capacità, lo porta ad abbandonare il pianoforte prima e al suicidio poi.

    "Wertheimer sarebbe stato volentieri Glenn Gould, sarebbe stato volentieri Horowitz, e non è escluso che sarebbe stato volentieri anche Gustav Mahler o Alban Berg. Wertheimer non era capace di vedere se stesso come un essere unico al mondo, mentre in effetti è così che ciascuno di noi può e deve concedersi di vedere se stesso se non vuole cadere in balìa della disperazione, ogni essere umano, comunque sia fatto, è un essere unico al mondo, io stesso me lo dico di continuo e con questo son salvo. Quest'àncora di salvezza, che consiste nel considerarsi come qualcosa di unico al mondo, Wertheimer non l'ha mai presa in seria considerazione, gli mancavano a tal fine tutte le necessarie premesse."

    Cosa ci vuole raccontare Bernhard, con questo romanzo dalla scrittura ossessiva, ripetitiva, musicale, ipnotizzante? Che bisogna accettare ciò che si è perché non ci è data la possibilità di scelta. La ricerca a tutti i costi dell'immortalità per la creazione di opere di genio non può che produrre persone infelici. Noi siamo unici per ciò che siamo, per le nostre caratteristiche, per il nostro modo di pensare, per ciò che facciamo. Inutile cercare di essere ciò che, semplicemente, non possiamo essere.

    Un grande libro, che mi ha totalmente rappacificato con la scrittura di Bernhard, che ho trovato questa volta meravigliosa.

    ha scritto il 

  • 4

    "Voleva essere artista, a lui non bastava essere l’artista della propria vita, benché questo concetto racchiuda tutto ciò che può rendere felice qualsiasi persona lungimirante, pensai. Wertheimer inso ...continua

    "Voleva essere artista, a lui non bastava essere l’artista della propria vita, benché questo concetto racchiuda tutto ciò che può rendere felice qualsiasi persona lungimirante, pensai. Wertheimer insomma si era innamorato, o addirittura era rimasto ammaliato dal proprio fallimento, pensai, e in questo fallimento si era incaponito fino alla fine. In effetti potrei dire perfino che pur essendo certamente infelice nella sua infelicità, sarebbe stato ancora più infelice se dall’oggi al domani avesse smarrito la sua infelicità, se questa da un momento all’altro gli fosse stata sottratta, il che dimostrerebbe ancora una volta che in fondo Wertheimer non è stato infelice, ma anzi felice, sia pure con la sua infelicità e a causa di essa, pensai. In verità sono molte le persone che proprio perché profondamente immerse nella loro infelicità, in fondo sono felici, pensai, e dissi a me stesso che forse Wertheimer è stato davvero felice perché della propria infelicità è stato consapevole in ogni momento e di essa si è potuto rallegrare."

    ha scritto il 

  • 4

    Vivere è fatica, l'esistenza un problema irrisolto.
    Il suicidio potrebbe essere la soluzione, anche rischiando il disprezzo dei sopravvissuti.
    - Un malinteso ci fa venire al mondo, in questo mondo d ...continua

    Vivere è fatica, l'esistenza un problema irrisolto.
    Il suicidio potrebbe essere la soluzione, anche rischiando il disprezzo dei sopravvissuti.
    - Un malinteso ci fa venire al mondo, in questo mondo di malintesi che ci tocca sopportare come un mondo costituito da innumerevoli malintesi e che poi abbandoniamo con un unico, grande malinteso, giacché la morte è il malinteso più grande di tutti, così lui, pensai.-
    Così Bernhard, dico.

    ha scritto il 

  • 3

    Il libro parla della realizzazione personale e professionale di tre pianisti, le differenze e i cambiamenti nel corso della loro vita. La storia rende molto l'idea di quanto le capacità personali sian ...continua

    Il libro parla della realizzazione personale e professionale di tre pianisti, le differenze e i cambiamenti nel corso della loro vita. La storia rende molto l'idea di quanto le capacità personali siano poco indicative del proprio futuro se non accompagnate da altro (costanza, fortuna, influenze altrui, etc).
    Un po' angosciante

    ha scritto il 

  • 1

    Non mi è affatto piaciuto. Ho trovato la trama inconsistente e anche lo stile - un lunghissimo monologo/flusso di coscienza - mi è sembrato esageratamente ripetitivo e con un eccessivo uso di intercal ...continua

    Non mi è affatto piaciuto. Ho trovato la trama inconsistente e anche lo stile - un lunghissimo monologo/flusso di coscienza - mi è sembrato esageratamente ripetitivo e con un eccessivo uso di intercalari (ripetitivi pure quelli).
    Non sono riuscita evidentemente a cogliere la complessità e la genialità del romanzo.

    ha scritto il 

  • 5

    "più che a ogni altra cosa si era abituato in maniera micidiale alla propria infelicità"

    A differenza dei precedenti Bernhard finora letti, il personaggio centrale del romanzo (se romanzo lo possiamo chiamare) non è l’io narrante, ma una persona altra (Wertheimer) osservata e descritta da ...continua

    A differenza dei precedenti Bernhard finora letti, il personaggio centrale del romanzo (se romanzo lo possiamo chiamare) non è l’io narrante, ma una persona altra (Wertheimer) osservata e descritta dall’io narrante e utilizzata per ritrarre in negativo l’uomo geniale, rappresentato dal virtuoso di pianoforte Glenn Gould.
    Questo sdoppiamento di prospettiva concede un po’ d’aria a una scrittura e a temi che tendono all’asfittico.

    Glenn Gould è tutto ciò che Wertheimer non è, e Wertheimer è un soccombente, un uomo da vicolo cieco, un uomo destinato al fallimento e all’infelicità. Perché è nato soccombente. Perché non può comprendere che ogni essere umano ha la sua unicità, e questa è la sola sua ancora di salvezza.

    [“Wertheimer non era capace di vedere se stesso come un essere unico al mondo, mentre in effetti è così che ciascuno di noi può e deve concedersi di vedere se stesso se non vuole cadere in balìa della disperazione [...]. Non necessariamente dobbiamo essere dei genii per poter essere e per poterci riconoscere come unici al mondo, pensai”.]

    Perché si incaponisce a essere ciò che non può essere. Perché non può vivere né solo né in compagnia. Perché dispensa negatività e annienta tutti quelli che lo circondano e potrebbero fornirgli aiuto. Perché si compiace del disprezzo che prova per se stesso.

    [“Wertheimer si era innamorato, o addirittura era stato ammaliato dal proprio fallimento, pensai, e in questo fallimento si era incaponito fino alla fine [...] della propria infelicità è stato consapevole in ogni momento e di essa si è potuto rallegrare. [...] più che a ogni altra cosa si era abituato in maniera micidiale alla propria infelicità”]

    Perché è un uomo divorato dall’invidia.

    [“Wertheimeir ha invidiato a Glenn Gould perfino la morte”]

    Quello che è doloroso, è riconoscersi in certi atteggiamenti e modi di essere del soccombente. Come al solito Bernhard affonda il coltello senza timore di esagerare. Ma è proprio questa sua esagerazione che, spingendo le sue affermazioni fino all’antinomia e raggiungendo effetti grotteschi, riesce a salvarlo e salva il lettore, con più di un sorriso o risata liberatoria.
    Lo stile è il solito di Bernhard: ossessivo, martellante, ripetitivo, esagerato, come il monologo di un folle. Uno stile unico in cui, a ogni lettura di questo autore, è piacevole e doloroso immergersi.

    ha scritto il 

  • 5

    Le variazioni Bernhard

    Lo lessi e contemporaneamente lo ascoltai attraverso l'ottima lettura di Elia Schilton per Ad alta voce. Fu una bella esperienza, pensai: seguire le parole scritte e ascoltarle contemporaneamente co ...continua

    Lo lessi e contemporaneamente lo ascoltai attraverso l'ottima lettura di Elia Schilton per Ad alta voce. Fu una bella esperienza, pensai: seguire le parole scritte e ascoltarle contemporaneamente contribuì a mantenere la concentrazione su un libro complesso, diede ritmo e musicalità al testo - cosa non trascurabile visto il tema del romanzo, pensai - mise in rilievo le particolarità stilistiche della scrittura, fece cogliere, con maggior nettezza, quelle figure retoriche (anafore e allitterazioni, per esempio) che Bernhard usa con profusione e infine aiutò a percepire anche le sfumature ironiche di un romanzo del quale vengono sempre evidenziati solo l'aspetto ossessivo, la circolarità della scrittura e i sentimenti di invidia, insoddisfazione e infelicità dei protagonisti, pensai.

    La mente, dato che il romanzo è scritto principalmente in forma di monologo/flusso di pensiero, corse subito ad altri autori come Joyce o Faulkner, pensai. Qui però non si trattava nè dell'impiego di monologhi interiori, costituiti da frasi sconnesse che imprimono sulla carta il flusso istantaneo di coscienza, nè dell'intenzione di espandere il racconto, di ampliarlo attraverso la rappresentazione della realtà percepita da diversi punti di vista. Qui si voleva rendere incisivamente un'idea. “Avevo sviluppato una grande abilità nell'assimilare di continuo le stesse cose come se ogni volta fossero del tutto diverse, questa abilità l'avevo affinata moltissimo, in maniera fantastica,” così diceva, pensai

    Così la trama è ben poca cosa, ma i temi del romanzo sono continuamente rielaborati, riproposti in forma diversa, ampliati, arricchiti dai ricordi, dalle riflessioni del narratore monologante e così, di fatto, approfonditi, pensai .

    Romanzo bernhardgeniale.

    ha scritto il 

  • 4

    Quando dico qualcosa ciò non significa affatto che io abbia detto ciò che ho detto.

    Inizierei questa recensione chiedendovi di ascoltare in sottofondo il video che trovate a questo link http://youtu.be/Gv94m_S3QDo
    Sono le Variazioni di Goldberg suonate da Glenn Gould. Già dalle prime ...continua

    Inizierei questa recensione chiedendovi di ascoltare in sottofondo il video che trovate a questo link http://youtu.be/Gv94m_S3QDo
    Sono le Variazioni di Goldberg suonate da Glenn Gould. Già dalle prime pagine de “Il soccombente” vi risulteranno essere il filo portante di tutte le vicissitudini narrate.
    Si tratta di uno scritto che potrei definire (passatemi gli insoliti termini) “nichilista Schopenhauerizzato”, dove i personaggi sembrano composti in un fermo immagine in cui l’unico a muoversi è proprio Gould.
    Il tormento, il dolore, la malattia, il suicidio sono argomenti che anche in questo libro tornano alla carica e nei quali si legge un’impronta autobiografica. Il padre di Bernhard si suicidò, lo scrittore stesso aveva una malattia polmonare in simbiosi con uno dei protagonisti. Tutto questo induce a riflettere su ogni singola parola del romanzo, ma anche di tutti gli altri.
    “Il soccombente” è scritto come fosse un monologo, una sorta di pensiero ininterrotto che trasmette l’idea della continuità della riflessione. L’io narratore si muove nel mondo “materiale”, ma nel frattempo si trova a navigare incessantemente nella sua mente, elaborando sin dall’inizio il suicidio dell’amico Wertheimer e il suo legame con Gould e la scuola di V. Horowitz.
    Una lettura complessa, confusa, dove non è sempre facile restare al passo con Bernhard, abituato a divagare pur non facendolo, toccando grandi e importanti temi dell’uomo quale individuo e dell’ombra in relazione all’umanità intera.

    ha scritto il 

  • 4

    "Per una cosa soltanto ha sempre avuto tutte le premesse, per essere un uomo infelice"

    Un curioso triangolo.

    Un musicista geniale, Glenn Gould. Iterativo come le infinite iterazioni delle di lui interpretazioni delle Variazioni di Goldberg. 'Raggricciato' sullo strumento, schivo, con, c ...continua

    Un curioso triangolo.

    Un musicista geniale, Glenn Gould. Iterativo come le infinite iterazioni delle di lui interpretazioni delle Variazioni di Goldberg. 'Raggricciato' sullo strumento, schivo, con, come unico obiettivo, quello di fondersi col pianoforte.

    Un soccombente Wertheimer. Così definito dall'amico genio. Colui che vuol esser primo ma che davanti al genio non può che riconoscere i propri limiti. Ma non accontentandosi della propria irripetibilitá e unicità in quanto essere umano, passa una vita a rosicare. E a torturare se stesso e chi lo accompagna. Cercando e creando infelicità per ogni dove.

    "Wertheimer non era capace di vedere se stesso come un essere unico al mondo, mentre in effetti è così che ciascuno di noi può e deve concedersi di vedere se stesso se non vuole cadere in balìa della disperazione, ogni essere umano, comunque sia fatto, è un essere unico al mondo, io stesso me. lo dico di continuo e con questo son salvo. Quest'àncora di salvezza, che consiste nel considerarsi come qualcosa di unico al mondo, Wertheimer non l'ha mai presa in seria considerazione."

    Un filosofo ovvero il narratore. Colui che cerca di tirare le fila. Colui che alla fine sopravvive in questa bizzarra triangolazione. Che comprende in effetti che il genio è genio, al di lá della volontà di esserlo. Perché si è ciò che si è. Non ci è dato scegliere.

    "Non necessariamente dobbiamo essere dei genii per poter essere e per poterci riconoscere come esseri unici al mondo, pensai"

    E che pure il genio non sopravvive ma muore come chiunque altro. L'immortalità è una chimera. Nulla in eterno può durare o meglio l'essenza di ogni essere umano è destinata all'oblio.
    Alla fine ciò che rimarrá [anche del genio] è solo un eco lontana di ciò che egli è stato.

    "Gli adoratori adorano un fantasma, pensai, adorano un Glenn Gould che non è mai esistito. Ma il mio Glenn Gould è immensamente più grande e più degno di adorazione del loro Glenn Gould, pensai."

    Ma il pensiero del filosofo non è liberatorio. È quasi ironico. Come dire se vuoi sopravvivere, se non vuoi soccombere per l'appunto, ti devi fare una ragione di ciò che effettivamente sei. In qualche modo te lo devi far bastare.

    Giuro che non pronunceró o utilizzeró più "scrittura circolare e ossessiva" invano.
    Dopo Bernhard in questo tutti gli altri son nessuno.
    Più volte mi son trovata a pensare di continuare a leggere lo stesso rigo. In realtà magari avevo letto una decina di pagine in cui lo stesso concetto o meglio quasi la stessa frase veniva iterata. Riproposta. Riformulta. Pensiero dilatato. Come è dilatata l'interpretazione di Gould delle Variazioni di Goldberg.

    Una lettura molto interessante. Non una passeggiata di salute però.

    ha scritto il 

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