Il soccombente

Di

Editore: Adelphi (Gli Adelphi; 158)

4.0
(1455)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 186 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: 8845914933 | Isbn-13: 9788845914935 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Renata Colorni

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati , Copertina rigida , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Musica

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Descrizione del libro
A un corso di Horowitz, a Salisburgo, si incontrano tre giovani pianisti. Due sono brillanti, promettenti. Ma il terzo è Glenn Gould: qualcuno che non brilla, non promettente, perché è. Una magistrale variazione romanzesca sul tema della grazia e dell'invidia, di Mozart e Salieri, ma ancor più sul tema terribile del "non riuscire a essere".

Il soccombente è un romanzo in parte autobiografico dello scrittore austriaco Thomas Bernhard. È il primo in una trilogia sulle Arti (musica, teatro e pittura) che l'autore scrisse tra il 1983 e il 1985: ad esso seguirono A colpi d'ascia e Antichi maestri.

Una delle opere più note di Bernhard, Il soccombente tratta del fittizio rapporto tra il famoso pianista canadese Glenn Gould e due suoi giovani compagni di studio al Mozarteum di Salzburg negli anni cinquanta. Sotto la guida di Vladimir Horowitz il trio studia musica e contemporaneamente sviluppa un rapporto di amicizia che si rivelerà drammatico per tutti e fatale per uno dei tre, il soccombente appunto. Il narratore (un semi-reale Bernhard) e il suo amico Wertheimer abbandonano gli studi di pianoforte appena si rendono conto del genio superiore di Gloud, quando lo sentono suonare le Variazioni Goldberg di Bach. Nessuno dei due può reggere il paragone con la sovrumana virtuosità del terzo. Alla fine, i due lasceranno il Mozarteum in profonda depressione, per non suonare mai più: uno dopo qualche anno commetterà suicidio e l'altro - il narratore ossessivo, mordace e autocritico all'estremo - si ritirerà nella più completa oscurità.

Brillante meditazione su successo, fallimento e fama, l'opera è scritta come ininterrotto monologo, riprendendo quasi l'immagine di un cantante sotto il tremendo sforzo di sostenere il proprio respiro fino alla fine di un'aria incredibimente lunga e fiorita. Oppure, per usare un'analogia storica presente nel libro stesso, l'immagine di un conte insonne che ascolta Goldberg mentre suona senza tregua le variazioni di Bach.

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  • 4

    Il monologo della ciclicità (come arricchimento di un pensiero)

    Thomas Bernhard è stato una piacevole scoperta, avvenuta un po' per caso. Un caso fortuito che ha dato luogo ad una serie di riflessioni che sono riuscite ad accompagnarmi per un tempo ben più lungo d ...continua

    Thomas Bernhard è stato una piacevole scoperta, avvenuta un po' per caso. Un caso fortuito che ha dato luogo ad una serie di riflessioni che sono riuscite ad accompagnarmi per un tempo ben più lungo della semplice lettura. È una sorta di monologo, continuo, incalzante, una serie di rimuginamenti che io definirei quasi ciclici. Da un pensiero ne seguono altri, fino a che si ritorna al pensiero originale arricchito di una sfumatura in più. Penso che chiunque di noi si sia trovato spesso, nei momenti di attesa o di apparente vuoto, di essere aspirato nel vortice dei suoi pensieri e riflettere sulla vita intera e ritornare più volte su quegli stessi pensieri. Certe volte la vita non la si comprende quando la si vive, è con la riflessione obbligata che segue ad una perdita o ad un evento imprevisto o atteso che si riesce, infine, a mettere in luce il senso dell'apparente non senso delle nostre azioni o di chi ci ha accompagnato durante la vita. Questa è la mia prima recensione, non ne ho mai scritta una, non so nemmeno se questo possa essere un modo adatto di redigerla. Quello che mi limito a fare, da lettrice amatoriale e dilettante, è quello di trarre il meglio da ogni libro, parole che mi risuonano nella mente dopo la sua lettura. Questa recensione non ha nessuna pretesa di giudizio universale o validamente critico. Sicuramente leggerò altro di Thomas Bernhard, poiché uno scrittore capace di donarmi giornate intere di meditazione, vale la pena approfondire. Forse è un po' di parte questa recensione e per non renderla esageratamente unilaterale, voglio sottolineare anche degli aspetti negativi, negatività che in questo caso ho trovato necessaria per essere in linea col messaggio del libro. Vi è una continua ripetizione di termini, concetti, frasi. Chi di noi, però, non è avvolto dal circolo vizioso o virtuoso dei suoi pensieri? Una continua rimuginazione sugli argomenti che ci sono più a cuore, quella ciclicità di pensiero che fa parte di ognuno di noi. È un monologo che va letto tutto di seguito, ho trovato molto difficile staccarmene. È stato come entrare nella mente di un'altra persona, per quanto fittizia possa essere è sembrata tremendamente reale. Uno scrittore di questa portata merita un infinito ringraziamento ed un approfondimento ulteriore. I temi trattati li lascio scoprire a chi deciderà di leggerlo. Cosa può scaturire dall'incontro di un filosofo, un genio e un soccombente? Vi siete mai chiesti in quale misura le nostre azioni siano condizionate dagli incontri casuali o ricercati col prossimo? Per gli amanti della musica, durante la lettura del libro, ascoltate Glenn Gould, è lui il genio che ha distrutto o rivoluzionato la vita delle persone con cui è entrato in contatto. Colui che è, poiché noi possiamo soltanto essere e nell'essere risiede la nostra soddisfazione e felicità. Quello che siamo sarà la nostra gloria e la nostra rovina. Come la nostra rovina sarà essere altro o non essere. Il genio ha un qualcosa di "mostruoso" in sé (inteso nell'etimologia del termine), e rimane sempre avvolto da un alone di mistero. D'altronde, penso, come possiamo comprendere quello che non siamo? Ci sono dei limiti anche nella comprensione, e quei salti di logica possono essere la nostra catastrofe o la nostra svolta. Non mi dilungo oltre, buona lettura e scusate per la scrittura un po' approssimativa, ho scritto tutto di getto =)

    ha scritto il 

  • 5

    Letto in maniera compulsiva, perché scritto in maniera compulsiva. Una storia del talento assoluto che brucia chi è nella media e non accetto la propria mediocre unicità. Un flusso interminabile, una ...continua

    Letto in maniera compulsiva, perché scritto in maniera compulsiva. Una storia del talento assoluto che brucia chi è nella media e non accetto la propria mediocre unicità. Un flusso interminabile, una scrittura tagliente e lucida.

    ha scritto il 

  • 4

    Bernhard scrive descrivendo il percorso del pensiero

    E' una lettura claustrofobica ed affascinante, lenta e ripetitiva, di un pessimismo esasperato (l'autore è nato in Austria sulle ceneri del nazismo, ma questo non può spiegare tutto).
    Tra le letture ...continua

    E' una lettura claustrofobica ed affascinante, lenta e ripetitiva, di un pessimismo esasperato (l'autore è nato in Austria sulle ceneri del nazismo, ma questo non può spiegare tutto).
    Tra le letture di Bernhard, questa è l'opera che mi è piaciuta di più. meglio dei libri autobiografici (ne ho letti solo due) e qui si esprime meglio il narratore.
    Qui c'è un po' più di storia (l'amicizia a tre, tra Glenn Gould, il soccombente e la voce narrante), ma come sempre sono pochissimi i dialoghi e le scene in movimento. Viene descritto, con precisione maniacale, il pensiero di colui che parla. E, si sa, il pensiero è ripetitivo (quante volte in una giornata pensiamo alla stessa cosa) e quindi la lettura può risultare lenta e difficile: ma cosa c'è di più interessante di ciò che pensa una persona?
    Criticissimo dell'Austria (e per questo tanto poco amato in patria. Ma sono davvero così sporche le locande austriache?), ma in effetti criticissimo dell'umanità, di cui descrive limiti ed inadeguatezze. Si potrebbe dire che odia la vita, ma, in effetti, ama molto la vita chi soffre così tanto per i suoi difetti, giusto?
    Non si può non leggere, per un punto di vista ed uno stile assolutamente originale, ma io per adesso mi fermo qui e mi prendo una pausa. Altrimenti.. non esco più di casa...

    ha scritto il 

  • 4

    Variazioni sul tema di Ludwig

    Non so più quante volte ho ripetuto la frase di Proust secondo cui gli scrittori scrivono sempre un unico grande romanzo (come , del resto, egli stesso aveva fatto, a differenza degli altri però conce ...continua

    Non so più quante volte ho ripetuto la frase di Proust secondo cui gli scrittori scrivono sempre un unico grande romanzo (come , del resto, egli stesso aveva fatto, a differenza degli altri però concependolo e dichiarandolo come tale ). Così il soccombente ripropone ancora una volta il leitmotiv dell'opera di Bernhard, ovvero il tracollo degli uomini senza qualità- o con troppe qualità, a cui l'ossessiva, spietata coscienza di sé stessi conduce al suicidio come unica conclusione possibile. Nono,stante, com'è noto, il libro abbia tra i temi principali la musica,data la presenza del personaggio di Glenn Gould (per molti aspetti rovesciato rispetto al Gould reale, e trasformato così, per certi aspetti, in un sorta di autoritratto), il vero protagonista è sempre Ludwig, non van Beethoven, ma Wittgenstein: di lui, il personaggio di Wertheimer costituisce una sorta di caricatura grottesca, come dimostrano la sua origine ebraica, il disprezzo per l'immenso patrimonio di famiglia, i rapporti strettissimi con la sorella,e, in maniera molto più profonda e complessa, l'interesse per la musica dello stesso Wittgenstein, musicista egli stesso ed interessato, in particolare nei lavori degli anni Dieci, alla percezione della musica per le sue riflessioni sull'estetica. Wittgenstein è sempre presente nell'opera di Bernhard, sotto le spoglie di Wertheimer o Roithaimer (il protagonista di Correzione ), più spesso come sé stesso ( Goethe muore, Ritter, Dene, Voss, Piazza degli eroi ), e addirittura nella sua vita stessa (fortissima, com'è noto, l'amicizioa di Bernhard con Paul Wittgenstein, nipote del filosofo). Di Wittgenstein, dunque, si tratta sempre, cioè, in definitiva dello stesso Bernhard, che infatti poteva affermare, con il suo tipico gusto del paradosso, come fosse per lui impossibile scrivere "qualcosa su Wittgenstein", poiché diventanto Wittgenstein per un solo istante avrebbe finito con il distruggere lui oppure sé stesso. Se si considera che, in fondo, la trama de Il soccombente verte anche attorno all'impossibilità di scrivere un'opera su Gould,ecco che la metafora diventa trasparente.

    ha scritto il 

  • 0

    "Resistere non serve a niente, diceva di continuo"

    Immagino che il buon Walter Siti abbia preso da qui il titolo per il suo romanzo vincitore del Premio Strega: la coincidenza sarebbe davvero troppo grossa, troppo strana.
    Non ho ancora affrontato il l ...continua

    Immagino che il buon Walter Siti abbia preso da qui il titolo per il suo romanzo vincitore del Premio Strega: la coincidenza sarebbe davvero troppo grossa, troppo strana.
    Non ho ancora affrontato il libro di Siti, ma questa frase così evocativa, rassegnata, sarebbe stata un buon biglietto da visita anche per "Il soccombente", il quale però presenta nel titolo la definizione che Glenn Gould dà del (co-)protagonista Wertheimer, che assieme al narratore frequenta le lezioni di musica al Mozarteum col maestro Horowitz.

    Dei tre personaggi principali, Gould rappresenta il Genio, l'assoluto virtuoso e vero artista del pianoforte; mentre gli altri due, al confronto, sono soltanto due ottimi musicisti, grandi artigiani dei tasti bianchi e neri.
    L'incredibile talento del pianista canadese segnerà per sempre il Soccombente Wertheimer, la cui vicenda è qui narrata dal terzo uomo, quello che potremmo chiamare un alter-ego Bernhardiano - diviso però, volendo, tra il soccomente e lo stesso Gould.
    Egli, il narratore, sta lavorando a un libro su Glenn Gould e, nel contempo, racconta e descrive, in questa sorta di romanzo-monologo, l'ossessione e il turbamento nei confronti del Genio da parte di Wertheimer, il quale molla la musica per abbandonarsi alle Scienze dello spirito, materia che nemmeno lui saprà mai definire del tutto.

    Resistere non serve davvero a niente: questo insegna il Soccombente Wertheimer, il quale si arrende alla vita, all'evidenza dell'immensità di Gould; non si accontenta di essere anch'egli un buon virtuoso dello strumento: vuole essere Gould. E non potendo essere lui il grande interprete delle Variazioni Goldberg, eccolo precipitare nel gorgo della sconfitta, in una assurda autocommiserazione, che lo porterà, col tempo, al totale annullamento di sé, fino alla morte auto-inflitta.

    Il morboso attaccamento alla sorella, la disperazione e il suicidio sono solo alcuni degli aspetti affrontati nel testo, dove il narratore scava anche dentro se stesso e nei rivoli del suo tempo, denotando una certa insofferenza verso la propria patria, l'Austria.
    Da qui, la mai celata esterofilia di Thomas Bernhard, che trova nella prosa circolare, ricorsiva, straniante e talvolta avvolgente, in continua sospensione tra il discorso "teatrale", l'indiretto libero e il flusso di coscienza, la sua voce: una voce che rimane pressoché unica nel panorama letterario del secondo Novecento, sempre in bilico tra la disperazione e un'ironia sottile che denuncia l'assurdità del vivere, l'indissolubile legame che può talvolta sussistere tra l'Arte, la Vita e la Morte.

    ha scritto il 

  • 3

    null

    La parola è un'arma che può rivelarsi letale anche a distanza di tempo. Glenn Gould e Bach si alleano per annientare, nei tempi lunghi, un talento pianistico troppo debole per poter opporre resistenza ...continua

    La parola è un'arma che può rivelarsi letale anche a distanza di tempo. Glenn Gould e Bach si alleano per annientare, nei tempi lunghi, un talento pianistico troppo debole per poter opporre resistenza. Unici antidoti: distacco e indifferenza.
    Chi si è seduto seriamente a un pianoforte lo sa.
    Si può leggere.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Mai letto niente di così claustrofobico e di così sorprendente, Io lettore chiuso nel flusso dei suoi pensieri. Non vedevo l'ora che finisse, mi stava soffocando, volevo continuasse per addentrarmi an ...continua

    Mai letto niente di così claustrofobico e di così sorprendente, Io lettore chiuso nel flusso dei suoi pensieri. Non vedevo l'ora che finisse, mi stava soffocando, volevo continuasse per addentrarmi ancora di più nei suoi pensieri.
    L'ho odiato quando ha massacrato Salisburgo, Vienna e Passau
    "si trattava di una delle città più orribili in assoluto, di una città emula di Salisburgo, che sprizzava da tutti i pori desolazione, bruttezza e ripugnante grossolanità"
    Ma sono i protagonisti che non riescono a vivere ad essere felici. Nè il genio, il pianista Glenn Gould, figura comunque secondaria nè gli altri due musicisti. Il soccombente è l'infelicità in persona. Nulla fa per cambiare. Si crogiola nel suo malessere. Il narratore si nasconde dietro la narrazione della vita degli altri. Pur essendo questo nido di pessimismo, l'ho letto in modo molto distaccato e non sofferente, pensando soprattutto; Poveretti, borghesi, ricchi e anche con talento che si massacrano la vita con delle menate pazzesche.
    Mi è piaciuto molto il finale. Wertheimer completamente impazzito, passa i suoi ultimi giorni suonando un pianoforte scordato e ascoltando Gould che suona alla perfezione le Variazioni Goldberg. E allo stesso tempo ho pensato: morti entrambi, il genio e il soccombente. Fine.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    "Incontriamo un uomo come Glenn e questo incontro ci annienta, oppure ci salva, nel nostro caso Glenn ci ha annientati."

    Ho letto 'Il Soccombente' di Thomas Bernhard su consiglio di un amico. E' il primo romanzo che leggo di questo autore e devo dire che ne leggerò altri sperando che siano tutti intensi e profondi come ...continua

    Ho letto 'Il Soccombente' di Thomas Bernhard su consiglio di un amico. E' il primo romanzo che leggo di questo autore e devo dire che ne leggerò altri sperando che siano tutti intensi e profondi come questo.
    La città di Salisburgo, ritratta in' un’ estate piovosa, dà inizio al romanzo.
    Qui tre pianisti, che poi diventeranno amici, studiano pianoforte con il maestro Horowitz e per seguire le sue lezioni decidono di abitare insieme.
    Si tratta di Wertheimer, del narratore della storia e di Glenn Gould attorno al quale ruota tutta la narrazione.
    I tre si intendono subito, attratti fin dal primo istante dalle loro differenze, che erano in effetti differenze abissali, benché avessero la medesima concezione dell'arte.
    Fin dal primo istante nasceun'amicizia intellettuale.
    E subito comprendono che Glenn Gould già suonava il pianoforte meglio del maestro Horowitz e che se si fosse dedicato all'insegnamento, sarebbe stato anche lui un maestro ideale. Glenn, al pari di Horowitz, possedeva la sensibilità e la comprensione appropriate per quella disciplina e sarebbe riuscito nell'intento di trasmettere quell'arte.
    Glenn Gould suona al Festival di Salisburgo le Variazioni Goldberg su cui due anni prima si era esercitato giorno e notte con gli amici al Mozarteum studiandole e ristudiandole di continuo.
    Suona per così dire dal basso verso l'alto, non come tutti gli altri dall'alto verso il basso. E' questo il suo segreto.
    Dopo il suo concerto, i giornali scrivono che fino ad allora nessun pianista aveva mai suonato le Variazioni Goldberg con tanta arte.
    Al termine dell’estate Glenn decide di tornare nel suo paese, il Canada; gli amici credono che una volta tornato nel Canada da Salisburgo, si sarebbe ben presto rovinato a causa del suo invasamento per l'arte e del suo radicalismo pianistico.
    Al contrario, in America, Glenn intraprende una strabiliante carriera, mentre Wertheimer ed il narratore pongono fine alle loro carriere di virtuosi del pianoforte.
    Capiscono che non possono sostenere il confronto con un genio di tale portata.
    Glenn era forte. Non è vero che era un pazzo, com'è stato più volte sostenuto in passato e ancora oggi dicono in molti.
    Poteva sedersi al pianoforte e andare avanti ore e ore a interpretare, come diceva Glenn stesso, e le sue interpretazioni erano ineccepibili, spontaneamente glenngeniali, per usare un termine caro a Wertheimer. In fondo quando il narratore incontra Glenn per la prima volta sul Mönchsberg, gli è chiaro fin dal primo istante che si tratta dell'uomo più straordinario che lui avesse conosciuto in tutta la sua vita.
    Anche se pensa che pur di raggiungere il suo scopo, pur di diventare Glenn Gould, ha sfruttato loro due,sia pure inconsapevolmente,.
    Wertheimer ed il narratore hanno dovuto rinunciare al pianoforte per spianare la strada a Glenn.
    Glenn, voleva ad ogni costo diventare Glenn.
    "Incontriamo un uomo come Glenn e questo incontro ci annienta, oppure ci salva, nel nostro caso Glenn ci ha annientati."
    Ma per il narratore è un fallimento meno radicale poiché non avrebbe comunque mai potuto diventare un virtuoso del pianoforte, giacché in realtà non voleva essere un virtuoso del pianoforte in quanto ha sempre avuto contro questa idea le più ampie riserve e ha soltanto abusato del virtuosismo pianistico ai fini del suo processo di intristimento, sembrandogli addirittura fin da principio che chi suona il pianoforte fosse un personaggio ridicolo.
    Egli è stato traviato dal suo talento veramente straordinario per lo studio del pianoforte; il suo talento lo ha prima applicato all'attività pianistica, e poi, dopo quindici anni di torture, l'ha buttato a mare da un momento all'altro e senza farsi il minimo scrupolo. Non era nel suo stile sacrificare la sua esistenza al sentimentalismo.
    Da solo si è preso gioco della carriera del virtuoso che lui stesso da un momento all'altro aveva spezzato. E forse questa carriera da lui infranta tutt'a un tratto, è una parte indispensabile del suo processo di intristimento.
    Non gli rimane altro che scrivere di Glenn Gould.
    "Se davvero ritenterò da capo la mia descrizione di Glenn Gould, pensai, dovrò inserirvi anche la sua descrizione di Wertheimer. Per quel che mi riguarda Wertheimer avrà in questa descrizione un ruolo decisivo, giacché per me Glenn Gould è sempre stato in qualche modo legato a Wertheimer, e viceversa Wertheimer a Glenn Gould, e forse tutto sommato è stato più importante Glenn Gould per Wertheimer che viceversa. "
    "Mio caro soccombente", fu il saluto di Glenn a Wertheimer, che con tipico sangue freddo americano canadese Glenn ha sempre definito Wertheimer come soccombente.
    Wertheimer, era ai suoi occhi, uno che andava a fondo, ininterrottamente e sempre più a fondo, mentre il narratore era per lui un semplice e secco filosofo.
    Chiamarlo il soccombente è stata una geniale
    invenzione di Glenn Gould: ha capito Wertheimer fin dal primo istante, così come ha capito a fondo fin dalla prima volta tutte le persone che ha conosciuto.
    Wertheimer non ha sopportato la morte di Glenn e dopo la sua morte si è vergognato di essere ancora in vita,di essere per così dire sopravvissuto al genio che è stato per lui un motivo di tormento continuo nell'ultimo anno della sua vita.
    Il più difficile tra loro non era Glenn, bensì Wertheimer; Wertheimer era il più debole di loro tre; per un motivo o per l'altro preferiva starsene da solo, molto spesso con un senso di mortificazione.
    Il narratore lo ha più volte definito come l'offeso.
    Il grande errore di Wertheimer è stato quello di credere di poter essere un artista, di poter condurre un'esistenza da artista.
    "Ognuno di noi fallisce per motivi diversissimi e tra loro contrastanti, probabilmente le nostre doti sono state la nostra sventura, diceva Wertheimer, ma subito dopo aggiungeva: "Glenn non è stato ucciso dalle sue doti, che anzi hanno sviluppato il suo genio. Chissà, se non fossimo venuti in contatto con Glenn. Il nostro amico ha significato la nostra morte. "
    Wertheimer si era impiccato ed anche lui come Glenn era arrivato a cinquantun anni.
    "Fuggiamo senza posa da una cosa all'altra e ci distruggiamo da soli. Non facciamo altro che scappare, fino a quando cessiamo di vivere." Fin dall'infanzia Wertheimer aveva coltivato il
    desiderio di morire, di togliersi la vita, ma non era riuscito a rassegnarsi al fatto di essere stato partorito in un mondo che in sostanza e fin dall'inizio lo aveva sempre disgustato in tutto e per tutto. Poi era cresciuto e aveva creduto di poter uccidere in sé questo desiderio, pensava che esso ad un tratto sarebbe svanito, invece questo desiderio era diventato di anno in anno più intenso, anche se, l'intensità e la concentrazione non erano giunte al limite estremo.
    Esistere, in sostanza, non significa nient'altro che questo: essere disperati.
    "Non abbiamo talento musicale! Non abbiamo talento esistenziale. Tale è la nostra arroganza che siamo convinti che ciò che facciamo sia studiare musica, mentre non siamo neanche capaci di vivere, non siamo in grado di esistere, giacché in verità non esistiamo, ma piuttosto veniamo esistiti! " così disse una volta.
    Ciò che affascinava Wertheimer erano gli esseri umani nella loro infelicità, non lo attraevano le persone in sé, ma la loro infelicità, e l'infelicità la coglieva dovunque ci fossero delle persone,era avido di persone perché avido di infelicità. L'uomo è l'infelicità, diceva di continuo.
    Egli fu mortalmente colpito dalle note di Glenn, dalle sue Variazioni Goldberg.
    "Se io a quell'epoca", diceva spesso Wertheimer, " non fossi andato a Salisburgo e non avessi voluto assolutamente studiare con Horowitz, avrei certo seguitato a suonare e avrei raggiunto i risultati desiderati. "
    La natura di Wertheimer era completamente agli antipodi rispetto a quella di Glenn, Wertheimer possedeva una cosiddetta concezione dell'arte, Glenn Gould non ne aveva bisogno. Invidiava Glenn, ma soprattutto invidiava questa sua artisticità.
    E' sempre stato uno di quelli che continuamente e per tutta la vita e riducendosi in uno stato di perenne disperazione vogliono essere qualcun altro, qualcuno che devono credere per forza più favorito dalla sorte di loro.
    Wertheimer sarebbe stato volentieri Glenn Gould, sarebbe stato volentieri Horowitz, e non è escluso che sarebbe stato volentieri anche Gustav Mahler o Alban Berg. Non era capace di vedere se stesso come un essere unico al mondo, mentre in effetti è così che ciascuno di noi può e deve concedersi di vedere se stesso se non vuole cadere in balìa della disperazione.
    Dal punto di vista di Wertheimer, Glenn Gould è sempre stato un uomo felice,ma Wertheimer si era innamorato, o addirittura era rimasto ammaliato dal proprio fallimento e in questo fallimento si era incaponito fino alla fine. In effetti pur essendo certamente infelice nella
    sua infelicità, sarebbe stato ancora più infelice se dall'oggi al domani avesse smarrito la sua infelicità, se questa da un momento all'altro gli fosse stata sottratta, il che dimostrerebbe ancora una volta che in fondo Wertheimer non è stato infelice, ma anzi felice, sia pure con la sua infelicità e a causa di essa è stato davvero felice perché della propria infelicità è stato consapevole in ogni momento e di essa si è potuto rallegrare. Aveva paura di perdere la propria infelicità e per questo si è tolto la vita. Si è sottratto al mondo con un raffinato espediente mantenendo per così dire una promessa alla quale nessuno credeva.
    Si è sottratto proprio a quel mondo che non voleva far altro, in effetti, se non rendere felice lui e con lui milioni di suoi compagni di sventura, ma egli tutto ciò ha saputo evitarlo usando una enorme spietatezza contro se stesso e il resto del mondo, perché, non meno dei suoi compagni di sventura, più che a ogni altra cosa si era abituato in maniera micidiale alla propria infelicità.

    ha scritto il 

  • 3

    al secondo o terzo suo libro che leggo, devo ancora capire dove starebbe la grandezza di Bernhard. la sua fama di vertiginoso antieroe del negativo sulla carta m'incuriosiva: è un genere (se così si p ...continua

    al secondo o terzo suo libro che leggo, devo ancora capire dove starebbe la grandezza di Bernhard. la sua fama di vertiginoso antieroe del negativo sulla carta m'incuriosiva: è un genere (se così si può dire), uno stile, una categoria dello spirito che probabilmente rappresenta un vicolo cieco, ma ha sempre incontrato il mio gusto. trovo invece questo ossessivo monologare vagamente anacolutico che, come già ebbi a scrivere, ricorda un Paolo Nori preso male, un atteggiamento malmostoso che sarebbe indegno spacciare per pessimismo cosmico (il Nostro se la prende tendenzialmente con cittadine di provincia austriache e svizzere perché sono ottuse e noiose; se facessimo astrazione delle suggestioni mitteleuropee, della finis Austriae, del marchio Adelphi sulla copertina, e immaginassimo un libro dove le stesse lagnanze fossero rivolte a Mantova o Carpi anziché a Salisburgo o Coira, che cosa otterremmo? un Paolo Nori triste, appunto). ma forse non importa: 'Auslöschung' è una parola così misteriosamente minacciosa, sibilante come un serpe, persino incoronata dai röck döts (cf. < https://en.wikipedia.org/wiki/Metal_umlaut>). suona benissimo nei nicknames.

    ha scritto il 

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