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Il sogno di Scipione

Dalla Provenza del V secolo, al Medio Evo più oscuro, alla Francia di Vichy

Di

Editore: TEA

3.3
(83)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 471 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8850207360 | Isbn-13: 9788850207367 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Nella Provenza del V secolo dopo Cristo, quando l'impero romano è ormai prossimo alla fine, Manlio Ippomane, aristocratico filosofo gallo-romano, raccoglie gli insegnamenti della donna di cui è innamorato in un manoscritto che reca lo stesso titolo di una delle opere più celebri di Cicerone, "Il sogno di Scipione". Una copia di quel testo, nel Trecento, finisce nelle mani di Olivier de Noyen, un giovane poeta che rimane vittima della terribile epidemia di peste nera. Dall'oblio si salvano poche poesie d'amore che Olivier aveva scritto per una bellissima dama. Sei secoli dopo quei versi vengono letti da Julien Barneuve, un intellettuale al servizio del governo di Vichy, che vi trova un accenno al Sogno di Manlio e ne rimane affascinato.
Nella Francia occupata dai nazisti, Julien teme che il suo amore per una giovane pittrice ebrea possa non realizzarsi mai, come un tempo quello di Manlio...
In questo libro ricco di avvenimenti e personaggi, denso di passioni e di colpi di scena, Iain Pears riesce a mescolare con raffinata abilità narrativa vicende storiche e romanzesche, forza dei sentimenti e tensione delle idee.
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  • 4

    Fu dopo la lettura di questo libro che riflettei, per la prima volta in maniera matura, su come, nel corso della Storia tutta, gli Uomini mettano infallibilmente in pratica sempre le stesse modalità di affermazione della propria attuale Verità a scapito di tutto quanto, pure di grandioso, è stato ...continua

    Fu dopo la lettura di questo libro che riflettei, per la prima volta in maniera matura, su come, nel corso della Storia tutta, gli Uomini mettano infallibilmente in pratica sempre le stesse modalità di affermazione della propria attuale Verità a scapito di tutto quanto, pure di grandioso, è stato prima di loro; non di rado manipolandolo.

    ha scritto il 

  • 4

    Autore di facile consumo ma molto bravo nel congegnare trame complesse nell'ambito del romanzo storico. Si impara, ci si diverte, ma... si sente troppo il mestiere. Una certa lentezza ed una eccessiva propensione ad argomentazioni filosofiche al di sopra delle capacità dell'autore, appesantiscono ...continua

    Autore di facile consumo ma molto bravo nel congegnare trame complesse nell'ambito del romanzo storico. Si impara, ci si diverte, ma... si sente troppo il mestiere. Una certa lentezza ed una eccessiva propensione ad argomentazioni filosofiche al di sopra delle capacità dell'autore, appesantiscono la narrazione e rendono talora i personaggi (specie quelli femminili) delle ipostasi astratte.

    ha scritto il 

  • 2

    Tre storie di tre uomini si intrecciano nei secoli: Manlio Ippomane, aristocratico romano e poi vescovo, nella Provenza del V secolo; Olivier di Noyen, poeta alla corte papale avignonese, primo embrione di un umanesimo che storicamente nasce con Petrarca, suo contemporaneo; Julien Barneuve, accad ...continua

    Tre storie di tre uomini si intrecciano nei secoli: Manlio Ippomane, aristocratico romano e poi vescovo, nella Provenza del V secolo; Olivier di Noyen, poeta alla corte papale avignonese, primo embrione di un umanesimo che storicamente nasce con Petrarca, suo contemporaneo; Julien Barneuve, accademico e classicista, censore per il governo di Vichy. Nonostante le buone premesse ed una prosa fluente (anche se piuttosto piatta), il romanzo scivola inevitabilmente in parallelismi scontati tra i tre protagonisti, soprattutto per quanto riguarda le loro storie d'amore, che tolgono quel filo di Spannung che poteva essere creato dallo srotolarsi degli eventi. La prevedibilità della trama, in un libro dove stilisticamente e linguisticamente non c'è molto da mettere in evidenza, non guasta comunque la lettura, che rimane piacevole e vagamente disimpegnata. Un buon libro estivo, di quelli che fanno fare una bella figura sotto l'ombrellone grazie alla sua mole di quasi 500 pagine.

    ha scritto il 

  • 3

    L'idea di partenza è molto ambiziosa: ci si propone di indagare la storia di un'idea, di un pensiero, attraverso i secoli. Lo spunto e l'oggetto che tiene insieme tre storie apparentemente parallele, ma in realtà tra loro convergenti, è un manoscritto contenente un dialogo, il Sogno di Scipione, ...continua

    L'idea di partenza è molto ambiziosa: ci si propone di indagare la storia di un'idea, di un pensiero, attraverso i secoli. Lo spunto e l'oggetto che tiene insieme tre storie apparentemente parallele, ma in realtà tra loro convergenti, è un manoscritto contenente un dialogo, il Sogno di Scipione, appunto, redatto dal vescovo di Vaison (allora Vasio) Manlio Ippomane alla fine del V secolo d.C., in un'epoca in cui l'impero romano e la civiltà da esso diffusa in Europa stanno crollando sotto la pressione dei barbari e della decadenza. Questo manoscritto viene recuperato da Olivier de Noyen, poeta trecentesco vissuto alla corte papale di Avignone attorno al 1348, l'anno della terribile peste, e quindi da Julien Barneuve, erudito provenzale legato al governo di Vichy, durante la seconda guerra mondiale.

    I tre protagonisti si trovano a vivere in epoche in cui la civiltà e la cultura che conoscono e che amano rischiano di essere annientati da cataclismi che travolgono l'Europa intera, e che sembrano valicare la volontà del singolo uomo. E tutti e tre si trovano a lottare disperatamente in nome dei propri ideali, in un conflitto che solo apparentemente sembra poter essere controllabile dalle loro forze. Per tutti, esiste una figura femminile di riferimento, figura d'amore e verità quasi soprannaturale: per Manlio, la filosofa Sofia - ispirata evidentemente alla figura di Ipazia di Alessandria - per Olivier, l'umile Rebecca; per Julien, l'ebrea francese Julia Bronsen.

    L'idea su cui si basa il romanzo è molto più ambiziosa di quella che anima "La Quarta Verità". Già il fatto di essersi voluto cimentare in un'impresa del genere depone a favore di questo romanzo, che però in complessità e difficoltà sembra richiedere forze maggiori di quelle a disposizione dell'autore.

    La trama, anzi, le trame sono molto più complesse, devono intrecciarsi ed incastrarsi in un sistema complicato che spesso rischia di sfuggire ad un lettore, appena appena distratto. Il messaggio comunicato nel finale di sconfitta non è né scontato né semplice, ma ci si arriva a fatica, a prezzo di molti ragionamenti astratti che appesantiscono la lettura, già ostacolata da una narrazione un po' lenta, soprattutto all'inizio, affollata da personaggi si scarso conto che però distraggono ulteriormente il lettore.

    Parlando dei protagonisti, si nota che tutte le figure femminili sono il fondamentale stimolo per i protagonisti ad agire. Eppure, esse risultano piatte e scarsamente caratterizzate di fronte ai loro uomini, reali protagonisti e motori della vicenda. Un romanzo, questo, che vorrebbe esaltare la donna, e finisce per favorire, nell'azione e nell'empatia con il lettore, solo le figure maschili, viceverse molto più complesse ed interessanti, nel bene e nel male.

    Pears ha una buona capacità di organizzare trame complicate, in epoche storiche complesse e difficili da descrivere con realismo. In quest'occasione, non riesce però a mantenere il lettore concentrato, risulta spesso pesante, noioso e poco concludente.

    ha scritto il 

  • 3

    Ben scritto e ben congegnato

    In effetti è un bel libro, scritto con grande maestria e dotato di una trama complessa e interessante. Ho dato tre stelline (e mezzo, potendo) perchè non mi ha coinvolta al 100%, ma forse sono io che non sono particolarmente amante di questo genere. Lo raccomando a chi ama i gialli con ambientazi ...continua

    In effetti è un bel libro, scritto con grande maestria e dotato di una trama complessa e interessante. Ho dato tre stelline (e mezzo, potendo) perchè non mi ha coinvolta al 100%, ma forse sono io che non sono particolarmente amante di questo genere. Lo raccomando a chi ama i gialli con ambientazione storica scritti in maniera scorrevole ma raffinata.

    ha scritto il 

  • 5

    Gran bel romanzo storico, di cui lamento solo la morale, sia perche' troppo esplicita (amo cose sussurrate) sia perche' non condivisa. Ma in fondo, ognuno puo' trovarci la morale che vuole, non deve necessariamente essere quella dell'Autore, no? Bella la costruzione su tre periodi (tramonto dell' ...continua

    Gran bel romanzo storico, di cui lamento solo la morale, sia perche' troppo esplicita (amo cose sussurrate) sia perche' non condivisa. Ma in fondo, ognuno puo' trovarci la morale che vuole, non deve necessariamente essere quella dell'Autore, no? Bella la costruzione su tre periodi (tramonto dell'impero romano, peste nera e seconda guerra mondiale) con personaggi che ripercorrono in modo diverso la stessa scelta di fondo.

    ha scritto il 

  • 3

    Un gioco di specchi, rimandi storici ed echi culturali. Pears dopo il quadruplo punto di vista narrativo della "Quarta verità", ripropone un nuovo gioco letterario con un triplice scenario storico che procede per assonanze e ricordi.

    ha scritto il