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Il sogno di mia madre

Di

Editore: Einaudi

4.0
(379)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 362 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8806153420 | Isbn-13: 9788806153427 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Susanna Basso

Disponibile anche come: Paperback , Altri , eBook , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
La bontà perseguita a tutti i costi nasconde un abisso di rancore. Una madrefrustrata potrebbe abbandonare la figlia nella neve. A un uomo e una donnasulla soglia della vecchiaia si prospettano percorsi assai diversi. Negli ottoracconti di Alice Munro protagoniste sono le donne di ogni età e condizione,raccontate con lucida serenità.
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  • 5

    Io amo questa donna. Scrivi, Alice, scrivi.

    «Credo che la gente legga le mie sto­rie per le stesse ragioni per cui io le scrivo. Per­ché non cerco lo happy ending, per­ché scrivo per un momento di choc, di stu­pore, di rive­la­zione - ciò che r ...continua

    «Credo che la gente legga le mie sto­rie per le stesse ragioni per cui io le scrivo. Per­ché non cerco lo happy ending, per­ché scrivo per un momento di choc, di stu­pore, di rive­la­zione - ciò che rende la vita appas­sio­nante per me. E se rie­sco a susci­tare negli altri que­sto effetto, è mera­vi­glioso. Lo so, parlo di cose dif­fi­cili, di sof­fe­renza, di come si soprav­vive alla sof­fe­renza».
    Alice Munro

    «Smetterò di scrivere quando semplicemente non ci sarò più»,
    Camilleri

    "Perché continuo a scrivere? E allora perché non mi chiede per quale motivo continuo a RESPIRARE?».
    Lawrence Ferlinghetti

    «Scrisse libri. Poi morì».
    Faulkner

    ha scritto il 

  • 3

    Preso come tappabuco ma rivelatosi molto di più

    Stavo aspettando che arrivasse un libro in biblioteca e per coprire la settimana di attesa mi sono fatta consigliare dalla bibliotecaria una raccolta di racconti (volevo qualcosa di poco impegnativo e ...continua

    Stavo aspettando che arrivasse un libro in biblioteca e per coprire la settimana di attesa mi sono fatta consigliare dalla bibliotecaria una raccolta di racconti (volevo qualcosa di poco impegnativo e da riconsegnare a cuore leggero in caso non fossi riuscita ad arrivare alla fine).
    Ed ecco come mi sono ritrovata a leggere la Munro.
    Non avevo mai letto dei racconti e devo dire che ho impiegato un paio di storielle per abituarmici. La mancanza di un finale certo, l'ambiguità di ciò che accade, la volatilità di certi episodi, descritti con minuziosità e poi abbandonati come se niente fosse; tutto ciò mi lasciava un po' di amaro in bocca.
    Poi ho capito: non era tanto il senso complessivo della storia ciò che la Munro voleva trasmettere ma la reazione dei personaggi a ciò che capitava loro, il loro affrontare le sfide della vita, le loro debolezze, i propri sentimenti.
    Era tutta una questione di accettare ciò che la scrittrice voleva farti sapere, senza dover per forza andare oltre e conoscere il finale e le conseguenze delle reazioni dei protagonisti.

    Per me, una nuova sfaccettatura della lettura!

    ha scritto il 

  • 4

    Confesso che all’inizio la lettura di questi racconti di Alice Munro non mi aveva granché conquistato; anzi, procedevo un po’ a fatica; man mano però li ho trovati sempre più coinvolgenti, e alla fine ...continua

    Confesso che all’inizio la lettura di questi racconti di Alice Munro non mi aveva granché conquistato; anzi, procedevo un po’ a fatica; man mano però li ho trovati sempre più coinvolgenti, e alla fine mi sono convinto anch’io delle alte qualità di quest’autrice canadese, di cui sinora non avevo letto nulla. D’altronde, personaggi e ambientazione delle sue storie di questa raccolta, un Canada di tanti anni fa così duramente, irrimediabilmente provinciale che, al confronto, le nostre Ariano Irpino e Busto Garolfo al cospetto apparirebbero insigni per sofisticazione metropolitana, sembrerebbero concepite apposta per costituire l’esatto contrario di ciò che di solito in un libro piace a me: la Munro mi ha invece coinvolto e ha saputo farmi amare il suo mondo, vuol dire proprio che è una grande scrittrice.

    ha scritto il 

  • 4

    Brava Alice! Non delude mai anche se le raccolte più recenti ('In fuga', 'Segreti svelati' etc.) contengono racconti che mi sono piaciuti complessivamente di più, con storie più definite, quasi dei mi ...continua

    Brava Alice! Non delude mai anche se le raccolte più recenti ('In fuga', 'Segreti svelati' etc.) contengono racconti che mi sono piaciuti complessivamente di più, con storie più definite, quasi dei mini-romanzi. Qui è tutto più sfuggente, impalpabile, ambiguo. Ma la qualità della scrittura non si discute. Sono storie di donne, inquiete, problematiche, tormentate e accanto o sullo sfondo, uomini assenti anche quando sono presenti, inetti, narcisi 'meglio perderli che trovarli'.

    ha scritto il 

  • 4

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/04/20/il-sogno-di-mia-madre-alice-munro/

    “Era convinta che non avrebbe mai più potuto dare importanza al tipo di stanza in cui sarebbe vissuta, né agli abiti ch ...continua

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/04/20/il-sogno-di-mia-madre-alice-munro/

    “Era convinta che non avrebbe mai più potuto dare importanza al tipo di stanza in cui sarebbe vissuta, né agli abiti che avrebbe indossato. Non sarebbe più ricorsa a quel genere di espediente per far capire agli altri chi era e com’era. Nemmeno per capirlo lei. Quel che aveva fatto bastava, diceva tutto.
    Stava facendo ciò di cui aveva sentito raccontare e di cui aveva letto. Quello che Anna Karenina aveva fatto e che Madame Bovary aveva sognato. Quello che aveva fatto un insegnante della scuola di Brian con una delle segretarie. Era scappato con lei. Si chiamava così. Scappare con qualcuno. Prendere il volo. Se ne parlava con disprezzo, con sarcasmo e invidia. Era adulterio portato a conseguenze un po’ più estreme. Chi lo faceva, quasi sempre aveva già una relazione da un pezzo, aveva commesso adulterio per un certo tempo, prima di diventare tanto disperato o audace da affrontare quel passo. In rarissimi casi la coppia azzardava il vanto di un amore non consumato e teoricamente puro, ma di individui simili - ammesso che qualcuno fosse disposto a prestar loro fede - si pensava non solo che si prendessero troppo sul serio, ma quasi che fossero di una sconsideratezza devastante, pressoché analoga a quella di chi rinuncia a tutto per andare a sfidare la fortuna in qualche paese povero e pericoloso.
    Gli altri, gli adulteri, erano visti come irresponsabili, immaturi, egoisti, per non dire crudeli. E fortunati. Fortunati perché il sesso consumato in macchina o sui prati o tra le lenzuola sporche dei rispettivi letti matrimoniali o, ancora più spesso, come in questo caso, nei motel, doveva essere stato splendido. Altrimenti non avrebbero avuto un tale desiderio della compagnia dell’altro a tutti i costi, né la certezza che il loro futuro insieme sarebbe stato migliore e diverso da ciò che aveva riservato loro il passato.
    Diverso. Era questo ciò che Pauline doveva credere ora: che esistesse una sostanziale differenza all’interno di vite, matrimoni o unioni tra le persone. Che in alcuni casi si verificasse un’urgenza, una fatalità che in altre circostanze era assente. Naturalmente, avrebbe sostenuto la stessa cosa anche un anno prima. La gente lo dice, e pare convinta, ciascuno sembra sempre credere di vivere un’esperienza unica, speciale, anche quando tutti gli altri sono in grado di vedere che non è affatto così, e che chi parla non sa quel che dice. Pauline, al tempo, non avrebbe saputo quel che diceva”.
    (Alice Munro, “Il sogno di mia madre”, ed. Einaudi)

    L’indolenza odierna, più acuta di quella che già solitamente mi attanaglia, m’impedisce di scrivere su “Il sogno di mia madre” di Alice Munro. Nel consigliarvene la lettura, aggiungo solo che si tratta di un’altra raccolta di racconti dell’autrice canadese, per la precisione otto, e che anche in questi scritti la Munro dà prova della sua abilità nel farci vivere le atmosfere della provincia canadese, soprattutto attraverso i continui salti temporali all’interno di ogni singolo racconto. Per altre considerazioni più generali sulla Munro, valgano le parole che le ho dedicato negli altri articoli.

    ha scritto il 

  • 4

    Donne al centro

    Otto racconti: alcuni più intriganti, altri più difficili da seguire. Sicuramente una bella panoramica sul mondo delle donne: al centro le loro relazioni con genitori, amiche, mariti, fidanzati e cono ...continua

    Otto racconti: alcuni più intriganti, altri più difficili da seguire. Sicuramente una bella panoramica sul mondo delle donne: al centro le loro relazioni con genitori, amiche, mariti, fidanzati e conoscenti, le loro scelte e i loro pensieri. Ognuna con il suo modo particolare di essere donna o di diventarlo.

    ha scritto il 

  • 5

    IO AMO QUESTA DONNA

    Alice Munro, SCRIVERE. O SMETTERE DI SCRIVERE, luglio 2005

    Forse la vera ragione per smettere di scrivere è che sto invecchiando. Sono vecchia. Quando succede, fare le cose che devi fare richiede semp ...continua

    Alice Munro, SCRIVERE. O SMETTERE DI SCRIVERE, luglio 2005

    Forse la vera ragione per smettere di scrivere è che sto invecchiando. Sono vecchia. Quando succede, fare le cose che devi fare richiede sempre più tempo e concentrazione. Pagare le bollette, ricordarti quando passa il camion della spazzatura, fare la raccolta differenziata, donare soldi a tutte quelle buone cause che hai promesso a te stessa di sostenere. Mantenere l’ordine intorno a te. Il disordine è molto più minaccioso di una volta – non è più perdonabile e disarmante, né un segno della propria creatività, ma una prova dell’arrivo della demenza senile, decisamente poco affascinante. In effetti è meno affascinante, la demenza, nelle donne che negli uomini. Lo stesso vale per l’aspetto fisico da mantenere presentabile. Richiede sempre più sforzo, non tanto arrestare il deterioramento quanto rallentarlo in modo che risulti accettabile a te stessa e agli altri. Tutte le pillole e gli esami e gli esercizi. Non puoi più martellare sui tasti, rapita alle tre di notte dal finale di una storia. Non puoi più essere il grande scrittore, quello con il brutto carattere e le cattive abitudini e la genialità graffiante dei vecchi film. Non che io lo sia mai stata (in effetti non ricordo che nessuno di questi geni sia mai stato una donna), ma l’idea è sempre sopravvissuta da qualche parte nella mia testa, come qualcosa che un giorno avrei potuto provare a essere.
    Insomma: smetterei di scrivere per avere una vita più gestibile. E poi so che è molto raro produrre un capolavoro in questi ultimi anni di vita, e uno o due libri in meno non sarebbero una gran perdita per nessuno. Di sicuro non mi mancherà quel tormento – i tentativi a vuoto necessari perché una storia sia buona – o il vero e proprio orrore che provo nell’attesa che il libro venga pubblicato, per poi dar fondo al mio coraggio e uscire di casa ed esserne responsabile nel vasto mondo (in realtà sembra che sia vasto, ma il mondo dell’editoria, della critica letteraria, del pubblico dei lettori, è così piccolo che la maggior parte della gente che vive nel tuo paese, perfino nella tua cittadina, non saprà mai il tuo nome).
    Non mi perderò niente, davvero.
    Ma aspetta un attimo: che cosa c’era di così meraviglioso? Che cosa lo faceva sembrare irresistibile? Che cosa rendeva trascurabili questi inconvenienti? Se non è quando stai componendo il lavoro, non quando lo mandi all’editore, non quando ce l’hai in mano stampato, né quando lo leggi in pubblico o lo vedi entrare in classifica (e cominci a preoccuparti di quando ne uscirà), e nemmeno quando vince un premio, anche se devi ammettere che vincerlo è meglio che non vincerlo, allora quando è?
    Il momento non è forse quello in cui hai l’idea, o meglio inciampi nell’idea, ci sbatti contro, come se stesse vagando da sempre nella tua testa? È già lì, ancora senza lineamenti precisi, ma armoniosa e brillante. Non è la storia. È lo spirito, il centro della storia, qualcosa che non è fatto di parole, ma che può sorgere alla vita, almeno a una vita pubblica, soltanto quando le parole lo avvolgono. Un oggetto ancora non guastato, ancora protetto dalle interferenze. In una forma più bella di quella che avrà mai, dopo essere stato stirato e schiacciato dentro le tue frasi. Pensa di poter essere soddisfatta da questo incontro soltanto, dal riconoscerlo e poi lasciarlo solo. Come sarebbe?
    Vedremo.

    ha scritto il 

  • 0

    [...]

    A dispetto di tutte le fantasie erotiche che le passavano per la mente, Kath era convinta che non sarebbe mai riuscita ad andare a letto con altri che con Kent. Il sesso era una specie di pratic ...continua

    [...]

    A dispetto di tutte le fantasie erotiche che le passavano per la mente, Kath era convinta che non sarebbe mai riuscita ad andare a letto con altri che con Kent. Il sesso era una specie di pratica che avevano inventato insieme. Sperimentarlo con qualcun altro avrebbe significato un cambiamento di rotta assoluto: l'intera sua vita le sarebbe esplosa tra le mani. Eppure, non avrebbe potuto dire di amare Kent da morire.

    [...]

    ha scritto il 

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