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Il sogno di mia madre

Di

Editore: Einaudi (Tascabili Letteratura, 1232)

4.0
(347)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 362 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806169092 | Isbn-13: 9788806169091 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Susanna Basso

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
"Ogni vita e ogni grande opera letteraria - sostiene Antonia Byatt -contengono elementi del probabile e insieme fratture e disastri. L'interesse di Alice Munro è da sempre rivolto sia al tessuto della normalità sia al colpo di forbici che lo taglia di netto. In questi racconti continua a vedere e registrare la quotidianità terrestre. Ma sembra guardare oltre. Le vite umane amorosamente raccontate vanno e vengono a lampi, interrotte dal disastro.Sono storie di morti violente, di nascite altrettanto violente e di un solo, terrorizzante, commovente aborto descritto con precisione". Un'autrice che possiede la sovrumana capacità di squarciare con la scrittura l'apparenza delle vite ordinarie, rivelandone i risvolti straordinari e oscuri.
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  • 4

    Brava Alice! Non delude mai anche se le raccolte più recenti ('In fuga', 'Segreti svelati' etc.) contengono racconti che mi sono piaciuti complessivamente di più, con storie più definite, quasi ...continua

    Brava Alice! Non delude mai anche se le raccolte più recenti ('In fuga', 'Segreti svelati' etc.) contengono racconti che mi sono piaciuti complessivamente di più, con storie più definite, quasi dei mini-romanzi. Qui è tutto più sfuggente, impalpabile, ambiguo. Ma la qualità della scrittura non si discute. Sono storie di donne, inquiete, problematiche, tormentate e accanto o sullo sfondo, uomini assenti anche quando sono presenti, inetti, narcisi 'meglio perderli che trovarli'.

    ha scritto il 

  • 4

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/04/20/il-sogno-di-mia-madre-alice-munro/

    “Era convinta che non avrebbe mai più potuto dare importanza al tipo di stanza in cui sarebbe vissuta, né agli ...continua

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/04/20/il-sogno-di-mia-madre-alice-munro/

    “Era convinta che non avrebbe mai più potuto dare importanza al tipo di stanza in cui sarebbe vissuta, né agli abiti che avrebbe indossato. Non sarebbe più ricorsa a quel genere di espediente per far capire agli altri chi era e com’era. Nemmeno per capirlo lei. Quel che aveva fatto bastava, diceva tutto. Stava facendo ciò di cui aveva sentito raccontare e di cui aveva letto. Quello che Anna Karenina aveva fatto e che Madame Bovary aveva sognato. Quello che aveva fatto un insegnante della scuola di Brian con una delle segretarie. Era scappato con lei. Si chiamava così. Scappare con qualcuno. Prendere il volo. Se ne parlava con disprezzo, con sarcasmo e invidia. Era adulterio portato a conseguenze un po’ più estreme. Chi lo faceva, quasi sempre aveva già una relazione da un pezzo, aveva commesso adulterio per un certo tempo, prima di diventare tanto disperato o audace da affrontare quel passo. In rarissimi casi la coppia azzardava il vanto di un amore non consumato e teoricamente puro, ma di individui simili - ammesso che qualcuno fosse disposto a prestar loro fede - si pensava non solo che si prendessero troppo sul serio, ma quasi che fossero di una sconsideratezza devastante, pressoché analoga a quella di chi rinuncia a tutto per andare a sfidare la fortuna in qualche paese povero e pericoloso. Gli altri, gli adulteri, erano visti come irresponsabili, immaturi, egoisti, per non dire crudeli. E fortunati. Fortunati perché il sesso consumato in macchina o sui prati o tra le lenzuola sporche dei rispettivi letti matrimoniali o, ancora più spesso, come in questo caso, nei motel, doveva essere stato splendido. Altrimenti non avrebbero avuto un tale desiderio della compagnia dell’altro a tutti i costi, né la certezza che il loro futuro insieme sarebbe stato migliore e diverso da ciò che aveva riservato loro il passato. Diverso. Era questo ciò che Pauline doveva credere ora: che esistesse una sostanziale differenza all’interno di vite, matrimoni o unioni tra le persone. Che in alcuni casi si verificasse un’urgenza, una fatalità che in altre circostanze era assente. Naturalmente, avrebbe sostenuto la stessa cosa anche un anno prima. La gente lo dice, e pare convinta, ciascuno sembra sempre credere di vivere un’esperienza unica, speciale, anche quando tutti gli altri sono in grado di vedere che non è affatto così, e che chi parla non sa quel che dice. Pauline, al tempo, non avrebbe saputo quel che diceva”. (Alice Munro, “Il sogno di mia madre”, ed. Einaudi)

    L’indolenza odierna, più acuta di quella che già solitamente mi attanaglia, m’impedisce di scrivere su “Il sogno di mia madre” di Alice Munro. Nel consigliarvene la lettura, aggiungo solo che si tratta di un’altra raccolta di racconti dell’autrice canadese, per la precisione otto, e che anche in questi scritti la Munro dà prova della sua abilità nel farci vivere le atmosfere della provincia canadese, soprattutto attraverso i continui salti temporali all’interno di ogni singolo racconto. Per altre considerazioni più generali sulla Munro, valgano le parole che le ho dedicato negli altri articoli.

    ha scritto il 

  • 4

    Donne al centro

    Otto racconti: alcuni più intriganti, altri più difficili da seguire. Sicuramente una bella panoramica sul mondo delle donne: al centro le loro relazioni con genitori, amiche, mariti, fidanzati e ...continua

    Otto racconti: alcuni più intriganti, altri più difficili da seguire. Sicuramente una bella panoramica sul mondo delle donne: al centro le loro relazioni con genitori, amiche, mariti, fidanzati e conoscenti, le loro scelte e i loro pensieri. Ognuna con il suo modo particolare di essere donna o di diventarlo.

    ha scritto il 

  • 5

    IO AMO QUESTA DONNA

    Alice Munro, SCRIVERE. O SMETTERE DI SCRIVERE, luglio 2005

    Forse la vera ragione per smettere di scrivere è che sto invecchiando. Sono vecchia. Quando succede, fare le cose che devi fare richiede ...continua

    Alice Munro, SCRIVERE. O SMETTERE DI SCRIVERE, luglio 2005

    Forse la vera ragione per smettere di scrivere è che sto invecchiando. Sono vecchia. Quando succede, fare le cose che devi fare richiede sempre più tempo e concentrazione. Pagare le bollette, ricordarti quando passa il camion della spazzatura, fare la raccolta differenziata, donare soldi a tutte quelle buone cause che hai promesso a te stessa di sostenere. Mantenere l’ordine intorno a te. Il disordine è molto più minaccioso di una volta – non è più perdonabile e disarmante, né un segno della propria creatività, ma una prova dell’arrivo della demenza senile, decisamente poco affascinante. In effetti è meno affascinante, la demenza, nelle donne che negli uomini. Lo stesso vale per l’aspetto fisico da mantenere presentabile. Richiede sempre più sforzo, non tanto arrestare il deterioramento quanto rallentarlo in modo che risulti accettabile a te stessa e agli altri. Tutte le pillole e gli esami e gli esercizi. Non puoi più martellare sui tasti, rapita alle tre di notte dal finale di una storia. Non puoi più essere il grande scrittore, quello con il brutto carattere e le cattive abitudini e la genialità graffiante dei vecchi film. Non che io lo sia mai stata (in effetti non ricordo che nessuno di questi geni sia mai stato una donna), ma l’idea è sempre sopravvissuta da qualche parte nella mia testa, come qualcosa che un giorno avrei potuto provare a essere. Insomma: smetterei di scrivere per avere una vita più gestibile. E poi so che è molto raro produrre un capolavoro in questi ultimi anni di vita, e uno o due libri in meno non sarebbero una gran perdita per nessuno. Di sicuro non mi mancherà quel tormento – i tentativi a vuoto necessari perché una storia sia buona – o il vero e proprio orrore che provo nell’attesa che il libro venga pubblicato, per poi dar fondo al mio coraggio e uscire di casa ed esserne responsabile nel vasto mondo (in realtà sembra che sia vasto, ma il mondo dell’editoria, della critica letteraria, del pubblico dei lettori, è così piccolo che la maggior parte della gente che vive nel tuo paese, perfino nella tua cittadina, non saprà mai il tuo nome). Non mi perderò niente, davvero. Ma aspetta un attimo: che cosa c’era di così meraviglioso? Che cosa lo faceva sembrare irresistibile? Che cosa rendeva trascurabili questi inconvenienti? Se non è quando stai componendo il lavoro, non quando lo mandi all’editore, non quando ce l’hai in mano stampato, né quando lo leggi in pubblico o lo vedi entrare in classifica (e cominci a preoccuparti di quando ne uscirà), e nemmeno quando vince un premio, anche se devi ammettere che vincerlo è meglio che non vincerlo, allora quando è? Il momento non è forse quello in cui hai l’idea, o meglio inciampi nell’idea, ci sbatti contro, come se stesse vagando da sempre nella tua testa? È già lì, ancora senza lineamenti precisi, ma armoniosa e brillante. Non è la storia. È lo spirito, il centro della storia, qualcosa che non è fatto di parole, ma che può sorgere alla vita, almeno a una vita pubblica, soltanto quando le parole lo avvolgono. Un oggetto ancora non guastato, ancora protetto dalle interferenze. In una forma più bella di quella che avrà mai, dopo essere stato stirato e schiacciato dentro le tue frasi. Pensa di poter essere soddisfatta da questo incontro soltanto, dal riconoscerlo e poi lasciarlo solo. Come sarebbe? Vedremo.

    ha scritto il 

  • 0

    [...]

    A dispetto di tutte le fantasie erotiche che le passavano per la mente, Kath era convinta che non sarebbe mai riuscita ad andare a letto con altri che con Kent. Il sesso era una specie di ...continua

    [...]

    A dispetto di tutte le fantasie erotiche che le passavano per la mente, Kath era convinta che non sarebbe mai riuscita ad andare a letto con altri che con Kent. Il sesso era una specie di pratica che avevano inventato insieme. Sperimentarlo con qualcun altro avrebbe significato un cambiamento di rotta assoluto: l'intera sua vita le sarebbe esplosa tra le mani. Eppure, non avrebbe potuto dire di amare Kent da morire.

    [...]

    ha scritto il 

  • 5

    Otto racconti...

    ...niente di più ma scritti magnificamente, senza una sola sbavatura. Ogni racconto ha come protagonista una o più donne, in un momento particolare: di crisi, di rottura, di passaggio, di ...continua

    ...niente di più ma scritti magnificamente, senza una sola sbavatura. Ogni racconto ha come protagonista una o più donne, in un momento particolare: di crisi, di rottura, di passaggio, di consapevolezza... la brevità permette alla Munro di concentrarsi in maniera specifica su questo momento, in poche righe riesce a spiegarne e definirne il contesto e poi le racconta, ce le fa diventare vere e sodali, sorelle e amiche. Le loro esperienze non sono la nostra, non c'entrano niente con noi, ma le capiamo, eccome se le capiamo.

    ha scritto il 

  • 5

    “Tira più un racconto della Munro che un carro di bestseller”

    Gli otto racconti di questa raccolta meriterebbero una recensione ciascuno, tanto ci sarebbe da scrivere su ognuno.

    Per prima cosa devo dire che sono rimasto esterrefatto dalla maestria con la quale ...continua

    Gli otto racconti di questa raccolta meriterebbero una recensione ciascuno, tanto ci sarebbe da scrivere su ognuno.

    Per prima cosa devo dire che sono rimasto esterrefatto dalla maestria con la quale l’autrice riesce a costruire, a montare le storie - con quel suo vezzo di presentare un personaggio o un fatto facendoci credere che sia il protagonista del racconto per poi farci deviare bruscamente verso il cuore vero della vicenda. Alice Munro racconta storie all’apparenza semplici, vicende di vita quotidiana con persone comuni come protagoniste. La verità, però, è che attraverso quegli eventi “da tutti i giorni” finisce inevitabilmente per rivelare aspetti estremamente profondi che per loro natura se ne starebbero rintanati e al sicuro nei meandri dell’animo umano. Questa, credo, sia la forza della Munro.

    “Una donna di cuore”, racconto di oltre 80 pagine, parte dal ritrovamento, da parte di tre ragazzini, del cadavere di un uomo finito dentro il lago con la propria auto per arrivare a rivelare i pensieri più intimi di una giovane donna che si è ritrovata a viverre la vita che non avrebbe voluto vivere a seguito di una promessa fatta al padre morente. È una storia dove il rapporto fra malati e sani viene indagato senza peli sulla lingua e con un finale aperto che lascia il lettore (o almeno, a me è successo) pieno di domande.

    “Giacarta” è una storia di separazione e di come quella separazione viene vissuta. Separazioni volontarie contro separazioni forzate, separazioni che sembrano figlie del destino ma forse non lo sono contro separazioni che sembravano deliberate ma probabilmente erano inevitabili.

    “Cortes Island” parla di quegli scheletri che si trovano anche negli armadi di coloro che sembrano (e fanno di tutto per sembrare) persone insospettabili, e di come certe altre persone, che all’apparenza paiono inaffidabili finiscono per rivelare un animo profondo e una insospettabile capacità di comprensione.

    “Salvate il mietitore” mostra come una anziana signora, apparentemente desiderosa di dedicarsi solo alla figlia e ai nipoti lontani, finisca per provare quelle pulsioni e quella fame di vita che per qualche ragione ci danno fastidio negli anziani e nelle anziane in particolare.

    “Le bambine restano”, invece, è una storia molto più comune: una donna sposata e con due bambine piccole s’innamora di un altro uomo e, credendo di aver finalmente trovato l’amore vero, quello impossibile dei romanzi e dei film, finisce per abbandonare tutto e tutti.

    “Ricca sfondata” è una storia molto più complessa e stratificata. Dentro c’è amore e rancore, abbandono e tentativo di riconciliazione, delusione, rammarico e voglia di libertà.

    “Prima che tutto cambi” è scritto in forma di lettera, anzi di lettere. Sono le missive che una ragazza scrive senza mai spedire al suo ex e nelle quali racconta del suo ritorno nella casa paterna e delle raccapriccianti scoperte che fa. Scoperte in un certo qual modo paradossali considerando ciò che per colpa dell’ex ha dovuto vivere essa stessa.

    “Il sogno di mia madre” narra del difficile rapporto di una madre con la propria figlia appena nata. Per essere più precisi del rifiuto ostinato, a suon di strilli e pianti, della piccola di avere contatti fisici con la madre. Un sogno ad occhi aperti infranto contro la crudeltà, o più semplicemente contro la realtà della vita e un sogno che per poco non si tramutava in incubo.

    Otto racconti bellissimi - il più brutto dei quali (a mio sindacabilissimo giudizio, sia chiaro) vale tre stelle e mezzo (“Ricca sfondata”), gli altri valgono fra le quattro e trequarti e le cinque! - che non hanno fatto altro che convincermi della bravura di Alice Munro e di quanto siano fuori luogo quei ragionamenti secondo i quali siccome nei suoi racconti parla perlopiù di donne allora anche i suoi libri sono rivolti alle donne. La grande letteratura è per tutti.

    ha scritto il 

  • 5

    Ci sono giorni che sono complicati perchè sei un essere umano, e giorni che sono complicati perchè sei un essere umano donna. Ecco, se in questi ultimi ti ritrovi a sentire un'inattesa e ...continua

    Ci sono giorni che sono complicati perchè sei un essere umano, e giorni che sono complicati perchè sei un essere umano donna. Ecco, se in questi ultimi ti ritrovi a sentire un'inattesa e paradossale allegria, il merito è anche un po' della signora Munro.

    Grazie Alice.

    ha scritto il 

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