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Il sole dei morenti

Di

Editore: e/o

4.2
(1667)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 236 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Tedesco

Isbn-10: A000034276 | Isbn-13: 9788876416101 | Data di pubblicazione: 

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Social Science

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Descrizione del libro


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  • 5

    "Inspiegabile: si può odiare continuando ad amare."

    Un romanzo che colpisce dritto al cuore e alla bocca dello stomaco , e che ti lascia addosso un senso di miseria e di dolore. Un uomo che aveva tutto si ritrova a non avere più niente. Per casa solo ...continua

    Un romanzo che colpisce dritto al cuore e alla bocca dello stomaco , e che ti lascia addosso un senso di miseria e di dolore. Un uomo che aveva tutto si ritrova a non avere più niente. Per casa solo la strada e per amici solo i barboni che come lui hanno solo un pezzo di cartone su cui dormire e una bottiglia di vino da quattro soldi in cui affogare la loro disperazione e la loro solitudine. Straziante e doloroso CAPOLAVORO.

    ha scritto il 

  • 3

    Questa recensione non parte dal libro, ma poi alla fine ci arriva, spero.

    Diversi anni fa, era il periodo universitario, ero fuori con una ragazza e ci eravamo sistemati su una panchina, quando un sen ...continua

    Questa recensione non parte dal libro, ma poi alla fine ci arriva, spero.

    Diversi anni fa, era il periodo universitario, ero fuori con una ragazza e ci eravamo sistemati su una panchina, quando un senzatetto, un giovane che avrà avuto trenta/trentacinque anni, si era avvicinato e aveva attaccato bottone. Non so per quale motivo avesse scelto noi, forse perché aveva visto questa giovane coppia seduta su una panchina, ma aveva iniziato a raccontarci la sua storia. E non ricordo tutti i dettagli, anche perché in quel momento ero piuttosto impegnato a cercare un modo per chiudere velocemente la "chiacchierata" e abbandonare la panchina - non aveva una faccia molto rassicurante, questo senzatetto qui, potete starne sicuri. In effetti la sua storia, riassunta brevemente, era più o meno questa: una decina di anni prima, su in Francia, era finito in carcere dopo che aveva accoltellato un tipo che gli aveva portato via la donna. Dopo essere uscito di prigione si era ritrovato senza moglie, né casa, né lavoro ed era stato costretto a tornare qui in Italia, dove era diventato a tutti gli effetti un barbone. Di come fosse finito a Bologna non me lo ricordo, o forse neanche ce l'ha detto, anche perché il suo racconto era diventato piuttosto confuso e incentrato sul suo livore verso quella donna e su come si fosse fatta portar via da un altro.

    Qui finisce l'aneddoto, ora c'è la parte del libro.

    Jean-Claude Izzo io non lo conoscevo per niente, neanche mai sentito nominare proprio, e questo libro qui, "Il sole dei morenti", l'ho preso completamente a caso fra i libri usati di una libreria qui vicino, senza neppure leggere la trama. Questo libro, che solo quando l'ho chiuso mi ha fatto tornare in mente quella scena vissuta in prima persona, racconta più o meno la stessa cosa. Inizia raccontando della vita di questo senzatetto in giro per la Francia, delle sue giornate e dei suoi "compagni di strada" con cui condivide povertà, bevute e il freddo gelido del nord della Francia. Ma pian piano è la sua storia precedente, quello che è accaduto prima del suo diventare un senzatetto, che prende la scena: di come fosse sposato, con un figlio, e di come lentamente avesse visto portarsi via la propria donna e il proprio lavoro, fino a concludere la sua parabola in mezzo alla strada. Da qui la sua continua ricerca di quello che è stato, prima cercando nuovamente un rapporto con la moglie - persona che disprezza più di ogni altra, ma da cui non riesce a separarsi, in una sorta di delirio che lo segue costantemente - e con il figlio che neanche lo vuole riconoscere, quindi scavando ancora più indietro nel tempo, alla ricerca di ragazze conquistate in una sempre più lontana gioventù. Si trascina così fino al sud della Francia, giù fino a Lione e poi Marsiglia, alla ricerca di una persona che oramai è solo un ricordo, condividendo il suo viaggio e le sue permanenze nelle varie città con persone che esattamente come lui hanno perso qualcosa, e spesso anche di più di lui. Sono infatti quelle che vengono etichettate, spesso dispregiativamente da una Francia non molto dissimile dal nostro Paese, come immigrate, che siano bosniache o algerine o di altre zone "lontane", che alle spalle, più che una donna, si sono lasciate famiglie portate via dalla guerra.

    Ne viene fuori una rappresentazione cruda e viscerale di un Paese non molto lontano dal nostro, in cui anche gli ultimi gradini della società, questi senzatetto che non hanno scelto questa vita ma vi sono stati costretti, rincorrono disperatamente i propri sogni e cercano continuamente nel proprio passato una possibile strada alternativa a quello che sono diventati. La scrittura di Izzo è semplice, preferisce dare spazio alle vicende piuttosto che ai pensieri, ammicca a volte fin troppo sui sentimenti, ma in definitiva racconta bene quello che vuole raccontare. Non è un libro che consiglierei a chiunque, ma non è neanche una lettura superflua: è una lettura che cerca di far capir meglio una certa parte della società, ma parla anche di integrazione e di rapporti umani. E di storie d'amore finite male: sono infatti almeno tre le storie d'amore finite male in questo romanzo (se ci limitiamo al protagonista, altrimenti diventano almeno cinque), tutte tanto importanti che sembrano le uniche ancora a smuovere dei personaggi che si sentono oramai completamente perduti e abbandonati a se stessi.

    ha scritto il 

  • 2

    Aria!

    Di Izzo non possiedo l'opera omnia, di libri ne ho solo letti quattro. Quello sul basilico eccetera l'ho ignorato.
    Avrei potuto fermarmi dopo la delusione del primo, se non mollarlo. Pure ho resistito ...continua

    Di Izzo non possiedo l'opera omnia, di libri ne ho solo letti quattro. Quello sul basilico eccetera l'ho ignorato.
    Avrei potuto fermarmi dopo la delusione del primo, se non mollarlo. Pure ho resistito e insistito. Piace a troppe persone di cui apprezzo i gusti e ammiro l'intelligenza.
    Però non riesco a farmelo andare giù. Troppa miseria, nessun riscatto, zero speranze. Il peggio dell'umanità servito in più tranche. È asfissiante, cazzo!

    ha scritto il 

  • 3

    Bassifondi troppo poetici

    Ho amato la trilogia marsigliese per il sole e il profumo che usciva dalle pagine, per quanto arrabbiate e tragiche. Anche in questo romanzo non manca quella maestria, anche se di cibo buono ce n'è po ...continua

    Ho amato la trilogia marsigliese per il sole e il profumo che usciva dalle pagine, per quanto arrabbiate e tragiche. Anche in questo romanzo non manca quella maestria, anche se di cibo buono ce n'è poco, e si sente più la puzza dei marciapiedi, degli scantinati dimenticati, l'odore della strada quando ci resti troppo. Nulla da dire, quindi, sulla capacità di farci scendere nel personaggio, di farci capire come possa generarsi tanta solitudine. Solo che io non credo che i senzatetto siano tanto poetici. Temo che Izzo si sia lasciato prendere un po' troppo la mano con l'introspezione di questo clochard reso poeta, o di un ragazzino che sembra conoscere la vita un po' troppo.

    ha scritto il 

  • 3

    Ormai non era che un unico blocco di ghiaccio, come l'acqua nei canaletti lungo i marciapiedi.

    2012:
    Un romanzo triste, dolente, di solitudine, di ricordi che fanno male, di amori delusi, di abbandoni, di perdite senza speranza. La storia di Rico, così come quella di Titì, di Felix, di Mirjana ...continua

    2012:
    Un romanzo triste, dolente, di solitudine, di ricordi che fanno male, di amori delusi, di abbandoni, di perdite senza speranza. La storia di Rico, così come quella di Titì, di Felix, di Mirjana e Dedè è la storia dei dimenticati, degli invisibili. E'la storia di coloro che vivono ai margini della società, di coloro che hanno perso tutto, la famiglia, il lavoro e vivono per la strada, schivati o ignorati perché guardarli spaventa, così da allontanare da noi l'immagine di ciò che un giorno ci potrebbe accadere se, improvvisamente, qualcosa nella nostra vita si inceppasse, "facesse cilecca, come un appuntamento mancato". Loro vivono sotto un sole diverso, il sole dei morenti, quello che non sorge mai. Hanno sempre freddo... E muoiono di freddo.....

    ha scritto il 

  • 2

    La scrittura di Izzo è talmente simile a quella di Simenon che se non ci fosse il suo nome in copertina avrei pensato a lui. Uno stile semplice semplice, naif, simile a quello di un bambino di quarta ...continua

    La scrittura di Izzo è talmente simile a quella di Simenon che se non ci fosse il suo nome in copertina avrei pensato a lui. Uno stile semplice semplice, naif, simile a quello di un bambino di quarta elementare che va continuamente a capo per allungare il tema (perché mi irrita così tanto che uno scrittore vada a capo dopo ogni frase? Ci ho riflettuto su, ma senza riuscire a capirlo. Sarà una mia fisima.) Semplicissima è anche la storia, fatta di personaggi e situazioni stereotipate e inconsistenti. Se paragonato alla “Leggenda del Santo Bevitore”, semplicemente scompare. Tuttavia, l’argomento è quello che è: commuove, lo si voglia o no.
    E fa venire un gran desiderio di vedere Marsiglia. Forse la cosa che Izzo è riuscito a esprimere meglio: l’amore per la sua città.

    ha scritto il 

  • 4

    Una lettura triste ma che rispecchia purtroppo una realtà,"quanti erano,come lui,a vivere per strada?" e quante sono le persone che a causa dello stato di miseria in cui si trovano vivono come i prota ...continua

    Una lettura triste ma che rispecchia purtroppo una realtà,"quanti erano,come lui,a vivere per strada?" e quante sono le persone che a causa dello stato di miseria in cui si trovano vivono come i protagonisti di questo romanzo? Cercano calore,cercano un riparo,trovano ripari gelidi ,trovano indifferenza. Resta loro solo la cruda realtà, rendersi conto della propria stanchezza di vivere, aver voglia di mollare tutto o,come Rico,almeno tentare di morire al sole. L'autore descrive bene questa realtà,mette a nudo i sentimenti di questi poveri uomini,la loro rassegnazione,la loro solitudine e con il suo linguaggio diretto inevitabilmente colpisce,emoziona,rattrista il lettore.

    ha scritto il 

  • 5

    Realtà

    spietatamente reale, ci mette di fronte oggi più che mai alla brevità del passo tra la vita quotidiana che viviamo tutti i giorni e la possibilità di finire per strada.
    Francesca, non ti arrivano i mi ...continua

    spietatamente reale, ci mette di fronte oggi più che mai alla brevità del passo tra la vita quotidiana che viviamo tutti i giorni e la possibilità di finire per strada.
    Francesca, non ti arrivano i miei messaggi, la mia mail è paologarolla@yahoo.it

    ha scritto il 

  • 4

    Si legge bene e in fretta... ma quanta tristezza!
    Izzo descrive il mondo dei senza tetto e dei rifugiati, delle prostitute e dei delinquenti: desolazione, violenza e disperazione.
    Uomini e donne di og ...continua

    Si legge bene e in fretta... ma quanta tristezza!
    Izzo descrive il mondo dei senza tetto e dei rifugiati, delle prostitute e dei delinquenti: desolazione, violenza e disperazione.
    Uomini e donne di ogni razza che si trascinano e cercano di sopravvivere: alcuni incontri danno un poco di sollievo, ma sempre di breve durata.
    Fa riflettere.

    ha scritto il 

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