Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Il sonno del caimano

Di

Editore: Tropea

3.4
(7)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 188 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8855800353 | Isbn-13: 9788855800358 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature

Ti piace Il sonno del caimano?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Ordina per
  • 4

    Bellissimo questo libro di Soler, che ha nel modo di creare le sue storie una rara capacità di morbidezza e elegia.
    Storia difficile, fatta di continui incastri temporali, di dissolvenze minime, di passione e di rimpianti.
    Questo autore non mi delude mai.

    ha scritto il 

  • 4


    “E’ inutile tenere una borraccia nella memoria. Non vale la pena conservare dentro di noi il ricordo di un tempo migliore. E’ nocivo, è doloroso. Non saremo mai in grado di bere quell’acqua, perché è acqua stagnante, malsana. Quando non si ha nulla, quando siamo davvero persi in un deserto o in ...continua

    “E’ inutile tenere una borraccia nella memoria. Non vale la pena conservare dentro di noi il ricordo di un tempo migliore. E’ nocivo, è doloroso. Non saremo mai in grado di bere quell’acqua, perché è acqua stagnante, malsana. Quando non si ha nulla, quando siamo davvero persi in un deserto o in un labirinto, aver raggiunto qualsiasi tipo di pienezza nel passato non serve a consolare, ma a incrementare la sofferenza”.

    Toronto. Hotel Regina, trentaquattro camere. Un portiere a cui mancano pochi mesi per andare in pensione. Si presenta un cliente a chiedere una camera. Dice il suo nome: Luis Bielsa. E il portiere lo riconosce. Poi pensa che è impossibile che sia lo stesso uomo che gli ha spezzato la vita, quasi quarant’anni prima in Spagna. La carta d’identità riporta il nome per intero: Luis Bielsa Solá. Nato il 1919, residente a Barcellona. Il portiere non ricorda quale fosse il secondo cognome, determinante per identificare uno spagnolo senza errore, del Luis Bielsa responsabile dei nove anni che lui ha passato in un carcere franchista, del Luis Bielsa che, prima ancora di tradire lui e i compagni, lo aveva tradito rubandogli Vera, la donna che amava. Per un attimo pensa di avere un’allucinazione, di avere davanti un morto. No, Luis Bielsa allunga la mano per prendere la chiave magnetica della stanza 208, quella che in genere è riservata a una prostituta ma che il portiere gli dà perché è connessa alla portineria con un microfono nascosto. C’è, su quella mano, la cicatrice che aveva il Bielsa del 1956? Il portiere non riesce a vedere. Il destino sarebbe proprio strano, se gli offrisse una possibilità di vendetta, o di giustizia, dopo tanto tempo.

    “La mia vita è un treno. Sono un uomo che viaggia su un treno e questo treno è la mia vita. Percorro i vagoni del mio passato, retrocedendo, camminando all’indietro mentre il treno procede a tutta velocità verso il futuro. Un treno carico di persone. Mentre avanzo verso l’ultimo vagone riconosco alcune facce. Ogni volta sono più nitide, più definite nella memoria, mentre mi allontano dal presente. Mi guardano quei volti dagli occhi penetranti, e guardano pure il pavimento e fuori dai finestrini appannati dal vapore. Vedono passare indistintamente stazioni notturne dove sanno che non potranno mai scendere”.

    La guerra civile fa da resta sfondo alla vicenda; resta nelle imprese passate di cui si gloriava Bielsa, nel monumento alla brigata internazionale che è il motivo per cui Luis Bielsa è venuto in Canada dove si inaugurerà un monumento commemorativo. Ma l’anno cruciale, il 1956 che serve da spartiacque nella vita del protagonista narrante, è il dopo-guerra, quando i comunisti rialzano la testa, sognando la rivoluzione e la fine della dittatura, portando avanti la protesta con rapine e una sorta di lotta armata, programmando di far saltare una polveriera. Era questa l’impresa in cui erano coinvolti l’uomo che adesso fa il portiere, alcuni compagni di lotta e Vera. E Bielsa, il borghese che voleva fare il proletario. Fino all’agguato in una piazza deserta, uno di loro era morto, tutti gli altri arrestati e poi il processo, il carcere, l’esilio in Canada. C’era stato un Giuda tra di loro.

    Una giornata di sole. […] Tutto è meno trascendente e un po’ meno drammatico nelle giornate di sole. Esiste la speranza. Sono possibili le illusioni”.

    Nella manciata di tempo che il portiere ha per prendere una decisione - telefonare all’altro compagno scarcerato dopo e arrivato da poco a Toronto? Agire da solo? - rivive tutto il passato. Come parlare di una vita non vissuta, del grigiore di un matrimonio senza amore, di giorni monotoni dietro il bancone della reception? “Sono solo un magazzino di ricordi. Questa è la mia unica identità. Un archivista disordinato, pieno di allucinazioni e capricci. Incoerente”. Soler lo fa adottando uno stile tra il poetico e il metaforico in cui la realtà più brutale non è quella del passato lontano ma quella del presente dove un assassino ha colpito e continua a colpire in maniera selvaggia, amputando parti del corpo delle vittime. “ Anche la memoria è un fiume, una corrente che trascina tutto sempre più lontano. Poi lo stesso fiume scompare e sulla terra rimane un solco, una cicatrice”. Il portiere sembra quasi aggirarsi come un sonnambulo lungo i suoi soliti itinerari a Toronto, casa e albergo. È come se, ora più che mai, avvertisse l’estraneità del paesaggio che lo circonda, della moglie morta che gli sorride da una fotografia. È proprio sua questa vita? Come sarebbe potuta essere altrimenti? “Senza di lui, senza Luis Bielsa, tutto sarebbe stato diverso, migliore.” E tuttavia Vera aveva sostenuto l’innocenza di Bielsa. Passato e presente, dapprima separati nella narrazione, dapprima ricordo e realtà, si aggrovigliano poi, sono inestricabili l’uno dall’altro, causa ed effetto. Non serve girare intorno alla domanda di chi siano state le vittime e chi i carnefici. Allora l’immagine è quella del sonnecchiante caimano a pelo d’acqua che, nello spazio di un secondo, fa scomparire la preda.

    ha scritto il