Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Il sopravvissuto

Bestseller italiani, 7

Di

Editore: RCS Quotidiani - Corriere della Sera

3.4
(604)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 396 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Greco

Isbn-10: A000012113 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Education & Teaching , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

Ti piace Il sopravvissuto?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
In un liceo come tanti, è il giorno della prova orale dell’esame di Stato. La commissione attende, svogliata, il primo candidato: Vitaliano Caccia, ventenne esuberante, inetto, tracotante e formidabile, destinato a una seconda bocciatura da un rituale ambiguo e da un sistema perverso. Quando però finalmente arriva, Vitaliano estrae una pistola e stermina i suoi professori, a uno a uno, a sangue freddo e a bruciapelo. Risparmia solamente Andrea Marescalchi, il suo insegnante di storia e filosofia. Il sopravvissuto. Spetterà a questi, in una corsa a perdifiato contro il tempo, il compito di interrogarsi sulle ragioni dell’inaudita violenza, e di indagare, come una sorta di detective della colpa metafisica, sul male che è in lui, e forse in tutti noi. Romanzo di idee e di immagini, nel quale una narrazione avvincente, ispirata a tutti i generi letterari, si intesse a profonde meditazioni, Il sopravvissuto fa riecheggiare con forza estrema e dissonante “lo spirito del tempo” di un’epoca, la nostra, nella quale tutti ci sentiamo senza saperlo fino in fondo possibili vittime di una violenza casuale, priva di motivi comprensibili e di cause riconoscibili. Una violenza che non viene più da un nemico esterno bensì da uno spazio interno, sotterraneo. Da una rinata memoria del sottosuolo.
Ordina per
  • 3

    Concorsone, graduatorie, fondi alle scuole private, aumento delle ore contrattuali: in tempo di crisi e di tagli, è soltanto questo che rischia di diventare la scuola.

    Dimentichiamo che c'è molto ...continua

    Concorsone, graduatorie, fondi alle scuole private, aumento delle ore contrattuali: in tempo di crisi e di tagli, è soltanto questo che rischia di diventare la scuola.

    Dimentichiamo che c'è molto di più, che a fare la scuola è prima di tutto il materiale umano e terribilmente vivo di cui essa è fatta, indipendentemente dal lato della cattedra in cui si trova. Ed è questa parte viva della scuola protagonista di “Il Sopravvissuto” secondo romanzo di Antonio Scurati e vincitore del Premio Campiello.

    <<continua qui: http://www.imieilibri.it/?p=12626>>

    ha scritto il 

  • 4

    Non facile, ma ne vale la pena

    Non un libro da leggere alla... leggera, anche se dall'evento iniziale (esplosivo!) sembrerebbe un romanzo come tanti. Forse usa un vocabolario troppo arzigogolato in certi punti, ma è un buon ...continua

    Non un libro da leggere alla... leggera, anche se dall'evento iniziale (esplosivo!) sembrerebbe un romanzo come tanti. Forse usa un vocabolario troppo arzigogolato in certi punti, ma è un buon libro, con buone riflessioni sulla scuola, l'insegnamento, l'adolescenza, la famiglia, la società. E, se si sta attenti, si trovano piccole verità che ti fanno dire: "Mamma mia, è vero". Non lo consiglio a tutti, ma ai lettori un po' acuti sì ;)

    ha scritto il 

  • 2

    Un autore che si specchia continuamente

    Più un trattato sull'egocentrismo che un romanzo. Il Sopravvissuto è pesante, ridondante, un inutile sfoggio di cultura, di sofismi, una continua necessità da parte dell'autore di mostrare al ...continua

    Più un trattato sull'egocentrismo che un romanzo. Il Sopravvissuto è pesante, ridondante, un inutile sfoggio di cultura, di sofismi, una continua necessità da parte dell'autore di mostrare al lettore il proprio bagaglio conoscitivo. La storia, tralasciando tutto il contorno, si potrebbe tradurre in un semplice racconto. E' vero, ci sono spunti d'interesse, analisi schiette ed illuminanti sulla nostra società, sul sistema scolastico ma è tutto un continuo specchiarsi, rimirarsi, genuflettersi verso la propria stessa persona e la propria cultura. Una delusione.

    ha scritto il 

  • 5

    Trovo superflua ogni mia parola per raccontare questo romanzo. Forse anche per la stima che provo nei confronti dell'autore, stilisticamente parlando;frasi da incorniciare tanto siano state precise e ...continua

    Trovo superflua ogni mia parola per raccontare questo romanzo. Forse anche per la stima che provo nei confronti dell'autore, stilisticamente parlando;frasi da incorniciare tanto siano state precise e capaci di rendere l'idea di questa società. uno sguardo critico, riflessivo, profondo...attraverso la ricerca personale, un viaggio "chirurgico" nella memoria per cercare una risposta nel presente. Veramente un testo da sottolineare, citare, riprendere. più che consijato.

    ha scritto il 

  • 4

    Romanzo impietoso - forse troppo - verso il sistema scolastico italiano, ha il suo pregio principale nel modo convincente con cui l'autore riesce a delineare la narrazione nel suo svilupparsi. ...continua

    Romanzo impietoso - forse troppo - verso il sistema scolastico italiano, ha il suo pregio principale nel modo convincente con cui l'autore riesce a delineare la narrazione nel suo svilupparsi.

    ha scritto il 

  • 0

    Mi è bastato sapere di che parlava e non ho voluto sapere altro. Mi sono imbattuta per caso nel libro, un vicino lo aveva aggiunto alla libreria e sono andata a vedere che cosa fosse. A quel punto, ...continua

    Mi è bastato sapere di che parlava e non ho voluto sapere altro. Mi sono imbattuta per caso nel libro, un vicino lo aveva aggiunto alla libreria e sono andata a vedere che cosa fosse. A quel punto, ho letto molti commenti negativi, non me ne è importato assolutamente niente, lo volevo e subito; perché in una recensione c’era scritto che parlava dei giovani e della scuola, dei giovani e della società, delle responsabilità di tutti nell’educazione degli adolescenti e nella crescita della società. Questo è il punto di partenza. Giugno, un liceo, gli insegnanti si riuniscono per giudicare gli studenti nelle prove d’esame. Devono valutare nella prova orale Vitaliano Caccia, giovane bello e dannato, uno di quelli considerati senza speranza nel futuro scolastico, già bocciato e destinato a rimanerlo. L’alunno invece stermina tutti i suoi professori a sangue freddo, con una pistola, tutti tranne uno, il docente di storia e filosofia, l’unico che aveva cercato di capirlo, insegnargli qualcosa, dargli un futuro. La tragedia lascia il professore solo, sopravvissuto, con una domanda: perché? Una domanda enorme che coinvolge e mette in discussione tutta la sua vita, che assorbe il mondo che lo circonda e lo costringe a scavare in tutte le sue facce. Perché Vitaliano, il giovane che aveva educato, per cui aveva provato affetto e speranze, l’alunno prediletto, aveva compiuto un tale atto? Perché lui era ancora vivo? Per trovare risposte deve andare nel profondo, deve immergersi nel mondo dei giovani, nella scuola, nella società, il difficile problema del tempo e delle generazioni che passano, mentre la vecchia dovrebbe sostenere e poi lasciare il testimone alla nuova, e invece i rapporti sono difficili e si concretizzano nei problemi con la famiglia e gli adulti in genere, e nel mondo della scuola, che dovrebbe essere il punto più alto di questo rapporto, ma non sempre lo è. La scuola dove sempre e comunque trovi il gruppo dei sopravvissuti che continuano a combattere, che ogni mattina si alzano con la passione, la passione dei sogni e la passione dell’uomo semplice e onesto che solleva la sua croce e va a compiere il suo dovere, la sua scelta, che ogni giorno accettano di mettere da parte le piccole e grandi meschinità e miserie della propria vita e vanno a recitare per gli studenti le persone, le storie e le meraviglie della storia, della letteratura, della fisica, etc., per dar loro la fiducia, i sogni, gli strumenti per comprendere la realtà, che accettano di dar loro la curiosità e le possibilità e poi mettersi da parte in modo che, usciti da lì, i loro ragazzi possano godere i frutti del loro lavoro e conquistare autonomia, andare avanti da soli nella vita con una propria identità e un proprio percorso. Accanto a tutto questo c’è anche un’altra realtà, insegnanti che non si rendono conto pienamente del loro ruolo e a cui non importa, una scuola fabbrica-mercato, la famiglia cliente che consegna la merce grezza, i figli, ai maestri così che possano assegnare il prezzo, il voto, al prodotto finale; una scuola-macchina in cui ognuno si limita a tirare avanti e a svolgere il proprio ruolo nell’ingranaggio, senza vedere oltre. E in Andrea (il protagonista) guardare questo male lo porta a fare un altro passo, a scandagliare i mali della società che svaluta i giovani, la scuola, la cultura, il pensiero, che sta sprofondando nell’inconsistenza, nella violenza e nell’appariscenza che sono proprie del mondo della televisione, per andare all’origine della crisi dei giovani e degli educatori: famiglia, scuola e società. Deve sprofondare nella rimembranza della sua giovinezza perduta e dare un senso a quello che è diventato, mettere in discussione se stesso e il suo mondo, ripercorrere il fallimento suo e di tutta la società, del mondo che circonda i ragazzi; deve sviscerare il suo rapporto con Vitaliano, il rapporto insegnante-alunno, trovare lì la molla che ha fatto scattare la tragedia nell’allievo; scavare in ogni ricordo per trovare i pezzi che poi si sarebbero ricomposti nel dramma finale, scoprire i segni della verità che sta cercando per trovare la risposta al problema della crisi sua e di tutti. Sente di avere tempo fino al primo giorno dell’anno scolastico successivo per trovare la verità e dare un senso alla sua vita di insegnante; per trovare così la forza di tornare ancora in classe, al suo lavoro. Ecco, questo è il libro. Un professore toccato dal male comincia la sua ricerca, il suo viaggio interiore per dare un senso a tutto, scavando in se stesso e nella realtà circostante, ascoltando la sua voce, i suoi ricordi, diverse riflessioni e opinioni. Se io l’ho voluto leggere subito, è perché per me la scuola è sacra, gli insegnanti ancor di più, e non mi stancherò mai di ripeterlo. Per lo stesso motivo mi sono dilungata e ho fatto un vero panegirico. Ma non riguarda solo me né solo gli altri studenti, i docenti e i genitori. Riguarda tutti. Il modo in cui trattiamo la scuola, è parte del modo in cui costruiamo la nostra società. I rapporti che vi si costruiscono, sono quelli che reggeranno la comunità di domani. La crisi che c’è lì, coinvolge tutta la società. Ecco, qui la scuola è il luogo dove comincia la discussione, il punto di partenza che ci dà occasione di mettere in discussione tutto e trovare una verità.

    ha scritto il 

  • 0

    Scrivere del problema del male è l’equivalente letterario di suonare un blues. Gli schemi possibili sono piuttosto limitati. Ciò che fa la differenza è lo stile dell’esecutore e la capacità ...continua

    Scrivere del problema del male è l’equivalente letterario di suonare un blues. Gli schemi possibili sono piuttosto limitati. Ciò che fa la differenza è lo stile dell’esecutore e la capacità di inserirci quelle piccole variazioni che trasformano un materiale apparentemente trito e ritrito in un’opera originale. Lo stile di Scurati è eccellente, il Prologo e le impressioni che nascono da una tazzina di caffè sono esempi di bella scrittura da tenere a mente. L’ambientazione e il contesto permettono all’autore di sviscerare punti di vista su un mondo, quello degli adolescenti e della scuola, che oggi sono purtroppo ambiti dove il problema del male si pone con prepotenza, in tutto il mondo.

    I romanzi che trattano del male hanno due conclusioni possibili: l’accettazione passiva e senza speranza dell’assurdo insolubile e il tentativo di dare una risposta per garantirsi margini di sopravvivenza.

    Le considerazioni che seguono scivolano verso lo spoiler.

    Scurati sceglie la seconda soluzione che, a mio modo di vedere, contiene una sorta di aspirazione religiosa. Al di là di tutti i tentativi per razionalizzare la violenza, offerti da sociologia, psicologia, criminologia, l’autore finisce per accettare una verità che, ai nostri giorni, abbiamo cercato di rimuovere perché scomodamente fastidiosa. Il male è un’opzione per l’uomo. Perché l’uomo non è naturalmente buono, come alcune correnti di pensiero si sono illuse di dimostrare. L’uomo è naturalmente libero. Può scegliere tra il bene e il male. E a volte sceglie il male senza nessuna ragione apparente, perfino senza alcuna speranza guadagno dal suo compimento, solo perché il male fa presa sulla persona - la religione parla di seduzione. Il male può essere compiuto senza nessuna giustificazione nella storia di chi lo commette, o nel contesto storico e sociale. Diventa una scelta personale. L’unico modo di opporsi resta il suo contrario. Fare il bene. Se l’uomo può pescare da due serbatoi infiniti di bene e di male per portarne le conseguenze nel mondo, l’unico modo di contrastare il male è fare il bene, aumentare la quantità del bene in proporzione a quella del male, diluire il più possibile la portata del male. L’istinto chiederebbe sempre giustizia, riparazione, ma non è sempre possibile. L’unica salvezza per chi è stato vittima o testimone del male è il rifiuto di quella logica, lo sbarramento opposto alla propagazione del male, la scelta libera di agire attivamente in maniera opposta.

    Nessun sofisticato processo autoriflessivo di definizione del proprio Io, nessun tortuoso cammino di ricerca interiore potrà mai competere con la violenza primitiva di uno slogan pubblicitario o di un lancio d’agenzia.

    ha scritto il