Il sorriso dell'ignoto marinaio

Di

Editore: Mondadori

3.7
(262)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 140 | Formato: Altri

Isbn-10: 8804297662 | Isbn-13: 9788804297666 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia

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  • 4

    Libro ostico (meglio avere un vocabolario a portata di mano, e anche di quelli belli datati, con i termini con le croci vicino, ad indicare la loro arcaicità/desuetudine) ma molto interessante.
    E' la ...continua

    Libro ostico (meglio avere un vocabolario a portata di mano, e anche di quelli belli datati, con i termini con le croci vicino, ad indicare la loro arcaicità/desuetudine) ma molto interessante.
    E' la storia di una rivolta popolare in Sicilia alla vigilia dell'unità d'Italia che si lega a quella di Enrico Pirajno barone di Mandralisca, nobile di idee progressiste, amante dell'arte,collezionista e, soprattutto, colui che rinvenne quel magnifico quadro di Antonello da Messina che dà il titolo al libro.
    Da quello che ho letto Consolo non credeva nella forma romanzo e infatti quest'opera non può definirsi tale, ma la sua lettura è un'esperienza che merita di essere fatta (tra l'altro è brevissimo).

    ha scritto il 

  • 3

    Molto più importante che bello.

    Definito da molti anche qui come un classico del Novecento, "il sorriso dell'ignoto marinaio" è stato per me un altro momento di quell'incontro con la Sicilia che sto portando avanti da tempo, ed un a ...continua

    Definito da molti anche qui come un classico del Novecento, "il sorriso dell'ignoto marinaio" è stato per me un altro momento di quell'incontro con la Sicilia che sto portando avanti da tempo, ed un altro grado dell'irresistibile attrazione che quella terra sta esercitando su di me (e dire che in Sicilia non ci sono mai stato!)

    La storia è di quelle già sentite, ma c'è una ragione. Si parla della rivolta dei contadini dei Monti Nebrodi nel periodo immediatamente successivo all'annessione dell'isola all'Italia: la reazione delle masse inferocite dalla terribile disillusione del regno sabaudo che, in perfetto stile schifosamente liberale, è molto interessato ad estendere i diritti civili ma per nulla i diritti sociali. La povera gente dovrà continuare ad essere povera gente, per sostenere il regno.

    In questo senso il "Sorriso" è una schiaffo a Giovanni Verga ed alla sua compiaciuta rassegnazione da Morale dell'ostrica che emerge dalla novella "Libertà", che tratta dello stesso argomento, in fondo. E infatti la congiura che si nasconde dietro l'incredibile capolavoro che è il Ritratto di Ignoto di Antonello da Messina, pur non risparmiando affatto le crudissime scene della repressione, non termina allo stesso modo, ma con un afflato grido di rivolta non sopita che ricorda le rivendicazioni sociali degli anni sessanta (gli anni in cui il libro fu scritto).

    Protagonista indiscussa, la natura siciliana. Presentata dagli aspri panorami dei Monti Nebrodi e dal loro mare di sconvolgente bellezza: questi elementi che andiamo scoprendo insieme al nobile e naturalista Mandralisca, danno occasione di creare ancora una volta quell'immaginario potentissimo che in altri scrittori siciliani (come Simonetta Agnello Hornby) spesso si incontrano.

    E poi c'è quel ritratto. Quel sorriso enigmatico è stato uno dei motivi principali che mi hanno portato a scegliere questo libro. Strano a dirsi, ma in tutta la colossale storia dell'arte italiana, il sorriso spesso sembra nascondere inganno, enigma, tensione pronta ad esplodere. Penso al ghigno beffardo dell' Apollo di Veio, all'enigmatico sorriso della Gioconda di Leonardo, ma anche questo Capolavoro di Antonello da Messina non è da meno dei primi due. Ne dimostra consapevolezza l'autore, che per tramite di un rivoluzionario dal viso identico a quello dell'opera, non manca di nascondere dietro l'Ignoto Marinaio l'ennesima congiura.

    Un problema di questo libro è che non si riesce ad apprezzarne tutto il significato se non si conoscono le circostanze in cui è stato scritto. Emigrante (come tantissimi) al nord Italia per motivi di lavoro, Vincenzo Consolo si è trovato immerso nell'ambiente culturale milanese, dove già fiammeggiavano le prime rivendicazioni operaie che avrebbero incendiato l'Italia negli anni Sessanta e Settanta. Ha conosciuto la reazione al Nerorealismo, ha conosciuto Calvino e Vittorini: indiscutibilmente il Sorriso è un tentativo di riproporre il tema della rivendicazione sociale in chiave siciliana, unito ad una rivisitazione personale del metalinguismo e delle sperimentazioni su struttura e lingua del romanzo che in quegli anni si andavano facendo.Il risultato non è riuscitissimo secondo me, in quanto la trama è abbastanza fragile e lo stile spesso è pesante.

    Ma è proprio la reazione di Vincenzo Consolo al verismo verghiano, il risvegliarsi della rivendicazione sociale contro la compiaciuta morale dell'ostrica che mi ha fatto apprezzare "Il Sorriso dell'ignoto marinaio". Quella rivendicazione che mette in bocca ai dannati di Bronte, chiusi nell'inferno dantesco del carcere sotterraneo di Sant' Agata di Militello (che nella sua asfissiante tenebra e nella sua forma a spirale ricorda davvero l'Inferno di Dante), la parola immortale che Verga si era loro rifiutato di concedere, scritta con un pezzo di carbone sul muro alla fioca luce di una torcia eppure sempre splendente

    LIBBIRTAA

    ha scritto il 

  • 4

    ... L'uomo era in quella giusta età in cui la ragione, uscita salva dal naufragio della giovinezza, s'è fatta lama d'acciaio, che diverrà sempre più lucida e tagliente nell'uso ininterrotto [...] Tutt ...continua

    ... L'uomo era in quella giusta età in cui la ragione, uscita salva dal naufragio della giovinezza, s'è fatta lama d'acciaio, che diverrà sempre più lucida e tagliente nell'uso ininterrotto [...] Tutta l'espressione di quel volto era fissata, per sempre, nell'increspatura sottile, mobile, fuggevole dell'ironia, velo sublime d'aspro pudore con cui gli esseri intelligenti coprono la pietà.

    Ecco un assaggio. Centocinquanta pagine di bellezza pura, di scrittura nobile e raffinatissima. E poi i luoghi, e la storia, e il racconto...

    Unica lieve pecca una puntina di autoreferenzialità, che poi il grande Autore avrebbe lasciato nelle sue opere più mature.
    Ma questo proprio a voler essere pignoli, o rompiscatole come io sono in questi ultimi tempi.

    ha scritto il 

  • 2

    Feltrinelli batte Mondadori - 01 mar 15

    Vincenzo Consolo è stato senza dubbio un intellettuale a tutto tondo nel panorama italiano, forse mai realmente al centro dell’attenzione, con un’aria schiva proveniente da radicate origini sicule (co ...continua

    Vincenzo Consolo è stato senza dubbio un intellettuale a tutto tondo nel panorama italiano, forse mai realmente al centro dell’attenzione, con un’aria schiva proveniente da radicate origini sicule (come non ricordare la provenienza da S. Agata di Militello nel Parco dei Nebrodi, non lontano da Capo d’Orlando). Con piacere se ne legge vita e opere nella bella introduzione non didascalica al libro. Tuttavia, il romanzo in sé non mi è piaciuto. Consolo, da intellettuale, scrive di testa e non di pancia (per me, lo scrittore dovrebbe usare entrambe). Anche se, al nocciolo, la storia ha una sua bellezza a prescindere, motivo per cui almeno due libricini di gradimento li merita tutti. Usando un metro che sciacqua il Gattopardo nel lago di Como manzoniano, in modo stringato, seguiamo il percorso personale di agnizione da parte di Francesco Pirajno barone di Mandralisca. Nel 1852 è uno sfaccendato possidente, interessato ad uno studio delle lumache presenti in Sicilia (si propone di scrivere un grande trattato di malacologia), che riesce fortuitamente ad entrare in possesso di un dipinto di Antonello da Messina (“Ritratto d’ignoto marinaio” ora conservato nel Museo Mandralisca di Cefalù). Nella nave che da Lipari lo riporta a Cefalù, incontra fortuitamente un marinaio che ha lo stesso sorriso del quadro. Quattro anni dopo, quel marinaio si presenta a casa del Barone, rivelando di essere in realtà l’avvocato Giovanni Interdonato, uno dei liberali che lottano per la sollevazione della Sicilia dai Borboni. E si trova in quelle terre per incontrare dei cospiratori, con l’aiuto del Barone. Il quale però, non è ancora pronto alla lotta, e fornisce, come si direbbe ora, un aiuto “esterno”. I giovani sobillati dall’avvocato tentano comunque una rivolta, guidata da Toto Spatuzza. Rivolta che finisce nel sangue, con lo Spatuzza venticinquenne fucilato ed altri congiurati in catene. Si avvicina comunque l’anno della rivolta, ed assistiamo allo sbarco dei Mille a Marsala l’11 maggio del 1860, all’avanzata di Garibaldi ed ai colpi di resistenza, città dopo città dei Borboni e dei potentati isolani. In quel di Alcàra Li Fusi, tra Militello e Capo d’Orlando, i braccianti locali vengono spinti all’insurrezione da qualche scalmanato. Il nostro Barone, per studiar lumache, si trova propri in città, assistendo sgomento alla battaglia. Che anticipa e ricorda Bronte e simili azioni. I contadini uccidono una ventina di nobili, e si arrendono all’arrivo dei garibaldini. I quali, invece di accoglierli, li arrestano, li processano e molti ne fucilano in poco tempo. Rimangono un pugno di carcerati che devono essere giudicati in Tribunale. Dove l’ago della bilancia è proprio il sunnominato Interdonato. Sarà il Barone, con un’accorata lettera a convincere la giuria della non colpevolezza dei giovani. Ovviamente, questo scatenerà malumori tra i nobili che, vista la mala parata borbonica, erano anzi tempo riparati sotto l’ala dell’Italia unitaria. Il nostro Barone, come seguendo il percorso a spirale delle sue care lumache, esce dal guscio, abbandona studi sterili, e si dedicherà alla fondazione di scuole popolari. Questa la bella storia, raccontata, ahimè, in un linguaggio di difficile penetrazione, con uso di termini colti, più che dialettali, di ripetizioni, di ricerche di immedesimazioni nello spirito del tempo. Manzoniano, dicevo sopra, che Consolo irrobustisce la narrazione con documenti d’epoca, stralci ed altro, a volte autentici, altre volte leggermente manipolati per seguire l’andamento della trama. E Gattopardo, nell’immancabile vittoria che i nobili e i potenti avranno su braccianti e contadini, cambiando tutto perché nulla cambi. Ecco, lo sforzo è grande, per un piccolo risultato. Capisco che il romanzo abbia attirato la benevolenza di intellettuali per ogni dove, e primo fra tutti Sciascia che ben ne riconosceva l’impegno civile. Tuttavia, la lingua e la modalità di scrittura ne fanno un romanzo strettamente legato al tempo della sua scrittura (per l’impegno della testa profusovi), che letto ora, noi purtroppo abituati sì anche al dialetto siciliano, ma nella versione musicale del Camilleri agrigentino, piuttosto che nelle parlate oscure dei messinesi, risulta di faticosa lettura e di difficile uso. Letto comunque anche sotto la spinta libropatica che voi conoscete bene (e vedremo che patologia riuscirà a curare…). E per capire le mie perplessità, ecco alcune righe casuali di pagina 67:
    “Sedette sui gradini. Dalle bisacce pane pecorino fave, acqua dalla zucca. Satollo, sbadigliante, stira e sgranchia per dormire. Luccichio, al vacillare de' moccoli, dei manici di rame del tabuto, piedi a zampe di grifo, impugnatore d'oro a raggera sul manto di velluto nero di sette spade nel cuore di Maria, spalancati occhi d'argento, occhio fisso, occhi, cuori fiammanti, canne a salire e scendere d'ottone sopra l'organo..”

    ha scritto il 

  • 0

    Leggere Il sorriso è" leggere" la Sicilia che si dibatte nelle spirali della sua storia; è ascoltare i lamenti che salgono dal profondo di una chiocciola; è interpretare i segni di una triste e doloro ...continua

    Leggere Il sorriso è" leggere" la Sicilia che si dibatte nelle spirali della sua storia; è ascoltare i lamenti che salgono dal profondo di una chiocciola; è interpretare i segni di una triste e dolorosa realtà che si spera di ribaltare.
    La Sicilia è quella risorgimentale; quella della rabbia contadina che esplode in modo incontenibile, dopo tanto strisciare, quando nessuno fu più buono di fermare la furia dei lupi scatenati; furia che acceca gli uomini mossi dal bisogno di giustizia coniugato con i dritti più sacri e elementari, la terra e il pane, la salute e l' amore, la pace, la gioja e l' istruzione...
    Ma ogni aspettativa perseguita dagli ultimi fu sommersa dalla delusione, soffocata nel buio della terra, "carcere" di dolore e disperazione, luogo di grida di semplici contadini analfabeti il cui codice linguistico sia la storia ufficiale, sia la letteratura borghese, hanno emarginato, mentre l' autore vuole farsene portavoce con la sua originale scrittura.
    Ma il passato, a cui metaforicamente dà un senso la figura dell' ignoto marinaio, spettatore muto nel viaggio che si snoda tra il fascino di luoghi splendidi e di mito antico, da Lipari a Cefalù e per vari paesi delle Nebrodi; presenza inquieta, enigmatica con quel sorriso ironico, pungente e nello stesso tempo amaro, di uno che molto sa e molto ha visto, è per Consolo anche un modo per volgere lo sguardo sulla realtà del suo tempo, quello degli anni '70, attraversata da contestazioni e tentativi eversivi.
    E' lungo questo filo di una certa somiglianza tra passato e presente che si è interrogato l' autore non chiudendo lo spazio alla speranza di cambiamento, alla speranza di un nuovo assetto sociale che dovrebbe in prospettiva la proprietà, la più grossa, mostruosa, divoratrice lumaca che sempre si è aggirata strisciando per il mondo.
    Quello di cui non ho dubbi è che dinanzi a quegli occhi piccoli e puntuti che sembrano frugarti dentro da ogni angolazione; l' uomo comune come il letterato, non smetterà di chiedersi: A chi è riservato quel sorriso ironico e beffardo?

    ha scritto il 

  • 0

    Consolo è uno scrittore di assoluto ed indiscutibile talento, nel leggere le sue pagine si ha però la chiara impressione di come si piaccia troppo, tendendo ad esagerare nel linguaggio adottato che fi ...continua

    Consolo è uno scrittore di assoluto ed indiscutibile talento, nel leggere le sue pagine si ha però la chiara impressione di come si piaccia troppo, tendendo ad esagerare nel linguaggio adottato che finisce spesso (almeno per i miei gusti) per risultare pesante e noioso.

    Dalla lettura di questo libro, svolta su una crociera MSC che solcava i mari del nord Europa, mi è rimasta il particolare l'immagine di copertina, ben descritta e rappresentativa all'interno delle pagine, inerente al sorriso beffardo del marinaio che in una sola espressione nasconde grande consapevolezza, come quella di chi si mette al di sopra delle parti e che per vita vissuta o intuizione sa bene come si evolverà la situazione o semplicemente il perchè si stanno svolgendo determinati comportamenti.

    Voto: 6-/10

    ha scritto il 

  • 5

    Lo stile di una scrittura espressionista, non facile da decifrare, potrebbe angosciare il lettore soprattutto quando, nella parte centrale dell’opera, l’impressione è quella di assistere a un vaneggi ...continua

    Lo stile di una scrittura espressionista, non facile da decifrare, potrebbe angosciare il lettore soprattutto quando, nella parte centrale dell’opera, l’impressione è quella di assistere a un vaneggiamento di cui a stento si riesce a cogliere qualche frammento.

    Non bisogna cedere alla tentazione di abbandonare la lettura perché, a tempo debito, i frammenti si ricompongono e quel che emerge è un quadro di grande interesse e profondità. Attraverso la narrazione di fatti atroci avvenuti in Sicilia subito dopo lo sbarco di Garibaldi, si ripropone l’eterno conflitto tra il bene e il male, ma anche quello tra gli ideali proclamati da una classe di liberali illuminati e la dura realtà di un mondo in cui i pochi fortunati che sfruttano indiscriminatamente la maggioranza sottomessa, con la difesa miope dei propri privilegi, preparano inconsapevolmente anche la propria futura rovina.

    Fa da sfondo il celebre ritratto dell’ignoto marinaio di Antonello da Messina che, attraverso il gioco di somiglianze con più d’un personaggio del racconto, ci ricorda che le nostre radici affondano nel passato e senza uno sguardo sapiente che lo comprenda, meschino sarebbe qualunque giudizio sul presente.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    IL SORRISO DELL'IGNOTO MARINAIO, celebre olio su tela di Antonello da Messina, rappresenta non solo un novello Ulisse “che città vide molte, e delle genti/l'indol conobbe”, ma anche una disincatata vi ...continua

    IL SORRISO DELL'IGNOTO MARINAIO, celebre olio su tela di Antonello da Messina, rappresenta non solo un novello Ulisse “che città vide molte, e delle genti/l'indol conobbe”, ma anche una disincatata visione delle vicende umane, una spregiudicata concezione della storia. Quel velo di ironia - saccente, presuntuosa, quasi arrogante -, infatti, sembra dire: “Davvero credete che le cose siano andate in questo modo?”
    Una domanda che il siciliano Vincenzo Consolo – come già Giovanni Verga – non può eludere ripensando alle vicende risorgimentali che con lo sbarco dei Mille a Marsala (11 maggio1860) determinarono la fine del regno borbonico e la proclamazione del Regno d'Italia (17 marzo 1861). Oggi nient'altro che ironia desterebbe la narrazione di un Risorgimento in chiave epico-leggendaria. Le oleografie da cartoline con i lembi tricolore sbiadiscono nella banale retorica se si tiene dei fatti di Bronte e di Alcara Li Fusi. In quest'ultima località, il 17 maggio 1860, un'insurrezione contadina, suscitata con la promessa della distribuzione della terra, per spianare la strada all'avanzata all'esercito garibaldino, si concluse con condanne a morte esemplari ad opera dello stesso governo provvisorio.
    Tutto ciò Consolo racconta ricorrendo ad una prosa evocativa, nella quale le sfumature dialettali arrichiscono la concreta verità delle pagine di questo capolavoro.

    ha scritto il