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Il sosia

Di

Editore: Garzanti

3.8
(1661)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 203 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese

Isbn-10: A000178895 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Pietro Zveteremich

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Rilegato in pelle , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Philosophy

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Descrizione del libro
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  • 5

    OK. Ora so anche di esser completamente matta. Ho le visioni... grazie Dosto, già mi avevi fatto realizzare di dormire da in piedi con "Le notti bianche", ora pure la schizofrenia... leggerti è ...continua

    OK. Ora so anche di esser completamente matta. Ho le visioni... grazie Dosto, già mi avevi fatto realizzare di dormire da in piedi con "Le notti bianche", ora pure la schizofrenia... leggerti è sempre un piacere.

    ha scritto il 

  • 2

    Goljàdkin-junior, il sosia appunto, rappresenta la meta che Goljàdkin-senior, l'originale, "il nostro eroe", vorrebbe raggiungere, la persona che vorrebbe essere, la personalità e il carisma che ...continua

    Goljàdkin-junior, il sosia appunto, rappresenta la meta che Goljàdkin-senior, l'originale, "il nostro eroe", vorrebbe raggiungere, la persona che vorrebbe essere, la personalità e il carisma che vorrebbe avere. Tutto quello che il signor Goljadkin-senior non riesce a fare, a dire, a conquistare,lo trasferisce in questo fantomatico sosia che è direttamente proporzionale al suo senso di inferiorità ed inadeguatezza. È un continuo flusso di emozioni e pensieri deliranti che spingono il protagonista alla perdita totale della lucidità. Lettura pesante e poco scorrevole.

    ha scritto il 

  • 4

    La (vera) pazzia secondo il genio di Dostoesvkij!

    «Nella gigantesca macchina gerarchica fatta di ben quattordici ranghi che rovesciava da ogni angolo dell'Impero di Pietroburgo valanghe di carta e fiumi di inchiostro, il singolo burocrate (grande, ...continua

    «Nella gigantesca macchina gerarchica fatta di ben quattordici ranghi che rovesciava da ogni angolo dell'Impero di Pietroburgo valanghe di carta e fiumi di inchiostro, il singolo burocrate (grande, medio, piccolo) non era in grado di percepire il senso del proprio lavoro; egli era un ingranaggio del sistema, e il sistema non consentiva vie d'uscita.» In tale contesto, come sottolinea Giovanna Spendel nella sua Introduzione a Il sosia , nascono gli stati d'animo, generati dal proprio fallimento nelle aspirazioni di ascesa sociale, di Jakov Petrovic Goljadkin, piccolo buracrate, protagonista del romanzo. I suoi meccanismi mentali, che lo inducono a scindere la propria personalità in due entità diverse, un "io" e un "tu", gli rendono possibile un paradossale dialogo con il suo "doppio" sempre più prevaricatore e infido nei suoi confronti. È così possibile seguire le allucinazioni dell'"eroe" Goljadkin in un crescendo di situazioni contraddittorie e tragicomiche che Dostoevskij filtra attraverso la propria vena grottesca.

    Accostarsi a Il Sosia di Dostoevskij (da ora in avanti D.) non è un’impresa facile, va detto subito. Sarebbe, senza alcun dubbio, da sciocchi pensare che lo scrittore russo con questa sua seconda opera abbia scritto una storia semplice e priva di tutte quelle peculiarità che l’hanno sempre contraddistinto. Se, di fatto, considerate Il Sosia come un opera giovanile, e per questo la vedete come una vicenda “semplice”, vi sbagliate di grosso poiché sebbene non si sia dalle parti de I Demoni o nei pareggi di Delitto e Castigo, la sfortunata vicenda di Goljadkin è una storia tanto semplice, a livello di plot narrativo, quanto complessa nel modo in cui l’autore la descrive, ricca di essenziali particolari e sfumature di grande importanze.

    E’ un racconto, questo, che per certi aspetti risente un po’ della giovane età di chi l’ha scritto (seppur sembra banale ricordare che la prosa di D. sia impeccabile e quasi del tutto inattaccabile dal punto di vista del linguaggio e della sintassi) indubbiamente preso dalla voglia di dimostrare il proprio genio a critica e pubblico; l’arroganza del Russo la si avverte in ogni pagina, intrisa dalla voglia di mettersi in gioco nel voler dare alla luce una vicenda complessa e articolata conscio, comunque, del potenziale e della creatività di cui è padrone. E’ anche questo ciò che rende Il Sosia un racconto che per apprezzarlo necessita principalmente di tre elementi: Pazienza, Volontà e Umiltà. Bisogna capire, sia chiaro, che questo è un romanzo che una volta finito darà tante soddisfazioni, ci si renderà conto che il tema del doppio dopo D. sarà ripreso in modo del tutto nuovo, che gli scrittori di oggi devono molto (se non tutto) a lui e al fatto che abbia re-inventato un topos letterario (quello del sosia, ma qui non inteso come presenza fisica, ma astratta, una conseguenza della distruzione della mente e della psiche, ergo una allucinazione o quasi dovuta alla non realizzazione da parte dell’individuo nella società) e abbia ancora una volta avvantaggiato alcuni degli aspetti della psicanalisi e degli studi poi meglio elaborati da Freud. Non si può dir proprio nulla contro a quest’opera se non che imputare a D. forse una eccessiva voglia di implicare contenuti e avvenimenti in un modo forse troppo elaborato che se da una parte ci mostra il genio dall’altra ne limita anche la bellezza poiché è davvero difficile (come un po’ tutte le sue opere) apprezzare, per un lettore comune, l’intero fascino de Il Sosia.

    Personalmente non posso dire, ne ho l’ardore di ammettere, di aver colto in pieno tutto quello che l’autore voleva dirmi, né di aver letto questo romanzo capendo in toto ogni sua virgola, espressione o esempio. Però la delicatezza e l’ingegno con coi D. ci porta ad indagare nella psiche umana che pagina dopo pagina si frammenta e distrugge è impossibile non coglierla o quanto meno comprenderla. Di certo Goljadkin non sarà il protagonista migliore di cui ho letto le vicende, ma il contesto in cui è inserito lo rendono un personaggio unico, ed i suoi pensieri in continuo mutamento, sempre più complessi e vanesi (nonché privi di logica) fanno di lui una figura che, c’è poco da dire, ha dato il via ad una completa rivisitazione del “doppio” nel ‘900.

    Un racconto (o per meglio dire: un romanzo) il Sosia di Dostoevskij di certo da leggere, ma sopratutto da rileggere! Un opera che ci fa capire quanto quest’uomo abbia influenzato la letteratura moderna e rivoluzionato quella a lui precedente e che ad una seconda lettura piacerà quanto alla prima. Non è un libro semplice, richiede tempo, ma ancor più pazienza e concentrazione, ma se capirete (come il sottoscritto si spera abbia fatto) anche una sola singola parte del tutto (anche il solo 1%), rimarrete senza dubbio soddisfatti della lettura e della triste storia di Ivan Goljadkin!

    

Postilla: si consiglia, se la vostra edizione la possiede, di leggere la prefazione al romanzo, aiuterà di certo voi lettori per una migliore comprensione della storia!

    Voto: 9/10

    ha scritto il 

  • 4

    così e così e così

    Un romanzo che non mi ha coinvolta, ma che mi ha lasciato un vago senso di angoscia. "Il nostro eroe" mi è stato antipatico dall'inizio, con il suo bisogno continuo dell' accettazione altrui e la ...continua

    Un romanzo che non mi ha coinvolta, ma che mi ha lasciato un vago senso di angoscia. "Il nostro eroe" mi è stato antipatico dall'inizio, con il suo bisogno continuo dell' accettazione altrui e la fissazione a ripetere il nome dell'interlocutore nelle conversazioni come se non avesse di meglio da dire. Andando verso la fine però, ho potuto finalmente trovare l'ansia e l'inquietudine che cercavo quando ho comprato questo libro. La scena del tavolo e del "sarò stato io a mangiare?" vale tutta la storia.

    ha scritto il 

  • 4

    “ Il nostro eroe diede un grido e si afferrò la testa tra le mani . Ahimé ! Da un pezzo tutto questo lo aveva presentito ! “

    Anche molto prima di arrivare al potente capitolo finale ci si può rendere conto che il timido e modesto “consigliere titolare “ Jakov Petrovic Goljadkin soffre di qualche serio disagio che ...continua

    Anche molto prima di arrivare al potente capitolo finale ci si può rendere conto che il timido e modesto “consigliere titolare “ Jakov Petrovic Goljadkin soffre di qualche serio disagio che mette alla prova il suo sistema nervoso alterandone gli equilibri. E la cosa precipita con la comparsa sulla scena dell’ ”altro” , il suo “alter ego” , che viene così ad acquisire un’ importante valenza psicologica e metaforica , ma la cui reale consistenza è affidata al giudizio del lettore . Un personaggio , quello del “nostro eroe” , come Goljadkin viene spesso chiamato nel testo , per il quale ho provato un’istintiva ed immediata empatia e proprio per questo ho vissuto in modo particolarmente partecipe la sua discesa nel vortice della follia sin dalle prime avvisaglie in occasione della sua imbarazzante comparizione alla festa di compleanno dell’amata Klara Olsufevna . Quel tipo di imbarazzo che si avverte assistendo impotenti alla progressiva estraniazione dalla realtà da parte di qualcuno al quale ci si sia affezionati . E l’autore è maestro nel raffigurare , da par suo , le fasi di questo percorso nella follia da parte del protagonista , gli scorati stati d’animo del quale non hanno mancato di richiamarmi a tratti alla mente analogie con alcuni racconti di Gogol (soprattutto Il cappotto , ma anche Il naso ). Nella prefazione si legge che il romanzo , forse anche a causa di un linguaggio eccessivamente ricco e ridondante - a mio giudizio talvolta volutamente prolisso - , è stato aspramente criticato tanto che lo stesso Dostoewskij , dopo un momento iniziale di grande entusiasmo , lo avrebbe alla fine etichettato come “un’opera non riuscita” . Personalmente resto dell’opinione che quando si tratti di un tale gigante , anche le opere considerate “minori” siano tali da meritare un’ampia e doverosa attenzione .

    ha scritto il 

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