Il sosia

Di

Editore: Mondadori

3.8
(1797)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 190 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese

Isbn-10: 8804258195 | Isbn-13: 9788804258193 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: A. Polledro

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Rilegato in pelle , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Filosofia

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Descrizione del libro
Un uomo che per vivere ha bisogno di riflettersi nella percezione altrui un giorno si trova d’improvviso di fronte un sosia, come fosse il suo riflesso nello specchio, e non si capisce se sia un’allucinazione schizofrenica o una realtà inquietante. A differenza del tradizionale sdoppiamento del protagonista in un personaggio buono e uno cattivo, o dello sdoppiamento della personalità in base a contraddittorie proprietà in essa contenute, Dostoevskij crea un sosia mobile, cioè che muta e varia continuamente insieme con lo stesso Goljàdkin, il protagonista. Il sosia, il signor Goljàdkin-junior è allo stesso tempo simile e dissimile dal suo originale: è simile per la sua appartenenza al piccolo e arido mondo impiegatizio, per la sua brama di far carriera, di essere il migliore di tutti; invece è dissimile perché è ‘un altro’, un ‘non io’, un rivale.
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  • 1

    la lettura inizia con le migliori aspettative
    'questo ha anticipato Camus e Moravia di quasi un secolo!'
    pensavo fosse un'antesignana novella sull'astrazione del sé
    e invece è solo un giovanile tentat ...continua

    la lettura inizia con le migliori aspettative
    'questo ha anticipato Camus e Moravia di quasi un secolo!'
    pensavo fosse un'antesignana novella sull'astrazione del sé
    e invece è solo un giovanile tentativo odiosamente pirandelliano
    sul tema dell'identità
    e onestamente ne ho piene le balle

    ha scritto il 

  • 1

    Lettura da non doppiare

    Questo primo infelice incontro con Dostoevskij è stato capace di tenermi lontano dall'autore per non so quanti anni. Non che adesso deliqui per lui, ma non è perché lo confronto al Idiota o a Delitto ...continua

    Questo primo infelice incontro con Dostoevskij è stato capace di tenermi lontano dall'autore per non so quanti anni. Non che adesso deliqui per lui, ma non è perché lo confronto al Idiota o a Delitto e Castigo che questo libriccino ne esce svalutato.
    Fa schifo a prescindere.
    Non so se il problema sia nella versione originale o nella traduzione, ma ho trovato il testo confusionario, antiquato, ripetitivo. La vaghezza diffusa in tutto il testo rende difficile, alle volte impossibile, capire cosa stia accadendo in termini pratici.
    I dialoghi poi (quei morbosi "è così, è così"!) sono astrusi, convulsi, senza capo né coda.

    ha scritto il 

  • 1

    Un nonsense

    Libro insensato. Non si capisce nulla, non dice nulla, il protagonista balbetta tutto il tempo senza quasi spiccicare una frase di senso compiuto, sviene di continuo, si passa da una situazione all'al ...continua

    Libro insensato. Non si capisce nulla, non dice nulla, il protagonista balbetta tutto il tempo senza quasi spiccicare una frase di senso compiuto, sviene di continuo, si passa da una situazione all'altra con una tale facilità che dopo poco diventa surreale. Fa venire il nervoso, mette angoscia leggere, leggere e non capire nulla di nulla. Attendevo almeno un finale rivelatore ma nulla anche lì.

    ha scritto il 

  • 4

    "L'abisso lo attrae ed egli finalmente vi si slancia, affrettando egli stesso il momento della sua rovina."

    Secondo romanzo di Dostoevskij, "Il Sosia" è un libro complesso, che andrebbe letto e riletto per comprenderlo a fondo. E' un viaggio nella vita e nella mente di Goljadkin, "il nostro eroe", come vien ...continua

    Secondo romanzo di Dostoevskij, "Il Sosia" è un libro complesso, che andrebbe letto e riletto per comprenderlo a fondo. E' un viaggio nella vita e nella mente di Goljadkin, "il nostro eroe", come viene ironicamente chiamato dal narratore durante tutto il romanzo. Lo sdoppiamento di personalità, inizialmente soltanto accennato, per poi prendere completamente il sopravvento, è quasi una forma di autodifesa da parte di Goljadkin per sfuggire ad una vita banale e miserevole. Ed è tanto affascinante quanto inquietante scivolare lentamente insieme a lui nella follia. La scena in cui il protagonista incontra per la prima il proprio sosia, ambientata in una gelida notte invernale, poi è assolutamente memorabile! Fedor non deludi mai.

    ha scritto il 

  • 3

    in questa opera è ben raccontata l'angoscia dell'animo umano di un singolo individuo.Una individualità fragile che si pone domande, di un uomo comune e dei suoi dubbi. Pur essendo scorrevole, in largh ...continua

    in questa opera è ben raccontata l'angoscia dell'animo umano di un singolo individuo.Una individualità fragile che si pone domande, di un uomo comune e dei suoi dubbi. Pur essendo scorrevole, in larghi tratti e soprattutto nei dialoghi la narrazione si fa densa e ridondante. Aspetto di leggere una sua opera maggiore prima di dare un giudizio più accurato sul buon Fedor

    ha scritto il 

  • 0

    Il nostro eroe, così viene definito Goljadkin nel Poema pietroburghese, è un poveraccio.
    “Sì, ne sarebbe venuto fuori un vile, sudicio straccio, ma non sarebbe stato un semplice straccio, ma uno st ...continua

    Il nostro eroe, così viene definito Goljadkin nel Poema pietroburghese, è un poveraccio.
    “Sì, ne sarebbe venuto fuori un vile, sudicio straccio, ma non sarebbe stato un semplice straccio, ma uno straccio con dell’orgoglio, sarebbe stato uno straccio dotato di animazione e di orgoglio, anche se di orgoglio modesto e di sentimenti altrettanto modesti, nascosti, sì, nella profondità delle pieghe di
    questo straccio, ma pur sempre sentimenti... “

    Un funzionario gretto, avaro, viscidamente servile – amico mio, amico mio - , incapace di imporsi e per questo roso da un sentimento di profonda frustrazione che si manifesta nella generazione di un doppio, Goljadkin due, il sosia.

    Il sosia non esiste.
    E’ emanazione di ciò che il consigliere titolare vorrebbe essere – brillante, oltre che dispettoso e arrogante e furbo - e che il suo servilismo meschino, la sua grettezza e la sua incapacità di reagire alle difficoltà hanno nascosto nel profondo.
    Quando nella fragile mente di Goljadkin si materializza il sosia, il protagonista comincia la rapida discesa verso la follia.

    Certo che è grande, Dosto, il più profondo conoscitore dell’animo umano.
    Letturatura, mica parulelle, così e così…
    Il sosia non è mica semplicemente l’alter ego, il principio del male che si oppone a quello del bene, il dualismo semplificato… , così e così… , come il dottor Jekyll e il signor Hyde, e comunque anche ammesso, facciamo conto che non si voglia attribuire grande originalità alla tematica … così e così, il Dosto ci pensa prima di Stevenson.
    Goljadkin due, il sosia, è quasi il prodotto dell’inconscio …così e così…, anni e anni prima di Freud.

    Certo che è grande, Dosto, mica così e così… ma che due palle, così e così.

    (il mio inconscio non ce la fa a stare zitto, e la discrepanza tra l’oggettività della grande Letteratura e il mio minuscolo ridicolo senso del piacere della lettura vanno in conflitto, e quest’è)

    ha scritto il 

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