Il sosia

poema pietroburghese

Di

Editore: rizzoli

3.8
(1774)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 210 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese

Isbn-10: 8817124370 | Isbn-13: 9788817124379 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Rilegato in pelle , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Filosofia

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Descrizione del libro
il sosia è il secondo romanzo di Fedor Dostoevskij: fu scritto nel 1845, subito dopo Povera Gente, e pubblicato all'inizio dell'anno successivo. Ma è l'opera del giovane Dostoevskij che in modo più organico e profondo è legata al Dostoevskij dei grandi romanzi e a quell'insondabile breve capolavoro che sono le memorie del sottosuolo. Nel sosia Dostoevskij scopre per la prima volta lo sdoppiamento dell'io: l'io non è un tutto compatto e unitario, bensì un mobile, precario, disintegrabile complesso di impulsi che possono scindersi in altri io, tra loro in alternanza e conflitto. il <<sosia>> non è una persona tanto somigliante a un'altra da poter essere scambiata per questa: è invece, come dice la parola russa <<dvojnik>>, il <<doppio>>, la proiezione di un io in un altro io autonomo rispetto al primo. L'archetipo dei gemelli, passato dal mito primordiale alla sua reincarnazione nella letteratura romantica (soprattutto in Hoffmann), trova in Dostoevskij, per la prima volta nel Sosia, una nuova figurazione di intensa modernità, poiché, come scrive Vittorio Strada nel saggio introduttivo, Golijadkin, il protagonista del romanzo, è <<la patologia dell'uomo qualunque, il primo gradino di quello ''sdoppiamento'' che costituisce la malattia dell'uomo moderno>>.
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  • 1

    Un nonsense

    Libro insensato. Non si capisce nulla, non dice nulla, il protagonista balbetta tutto il tempo senza quasi spiccicare una frase di senso compiuto, sviene di continuo, si passa da una situazione all'al ...continua

    Libro insensato. Non si capisce nulla, non dice nulla, il protagonista balbetta tutto il tempo senza quasi spiccicare una frase di senso compiuto, sviene di continuo, si passa da una situazione all'altra con una tale facilità che dopo poco diventa surreale. Fa venire il nervoso, mette angoscia leggere, leggere e non capire nulla di nulla. Attendevo almeno un finale rivelatore ma nulla anche lì.

    ha scritto il 

  • 4

    "L'abisso lo attrae ed egli finalmente vi si slancia, affrettando egli stesso il momento della sua rovina."

    Secondo romanzo di Dostoevskij, "Il Sosia" è un libro complesso, che andrebbe letto e riletto per comprenderlo a fondo. E' un viaggio nella vita e nella mente di Goljadkin, "il nostro eroe", come vien ...continua

    Secondo romanzo di Dostoevskij, "Il Sosia" è un libro complesso, che andrebbe letto e riletto per comprenderlo a fondo. E' un viaggio nella vita e nella mente di Goljadkin, "il nostro eroe", come viene ironicamente chiamato dal narratore durante tutto il romanzo. Lo sdoppiamento di personalità, inizialmente soltanto accennato, per poi prendere completamente il sopravvento, è quasi una forma di autodifesa da parte di Goljadkin per sfuggire ad una vita banale e miserevole. Ed è tanto affascinante quanto inquietante scivolare lentamente insieme a lui nella follia. La scena in cui il protagonista incontra per la prima il proprio sosia, ambientata in una gelida notte invernale, poi è assolutamente memorabile! Fedor non deludi mai.

    ha scritto il 

  • 3

    in questa opera è ben raccontata l'angoscia dell'animo umano di un singolo individuo.Una individualità fragile che si pone domande, di un uomo comune e dei suoi dubbi. Pur essendo scorrevole, in largh ...continua

    in questa opera è ben raccontata l'angoscia dell'animo umano di un singolo individuo.Una individualità fragile che si pone domande, di un uomo comune e dei suoi dubbi. Pur essendo scorrevole, in larghi tratti e soprattutto nei dialoghi la narrazione si fa densa e ridondante. Aspetto di leggere una sua opera maggiore prima di dare un giudizio più accurato sul buon Fedor

    ha scritto il 

  • 0

    Il nostro eroe, così viene definito Goljadkin nel Poema pietroburghese, è un poveraccio.
    “Sì, ne sarebbe venuto fuori un vile, sudicio straccio, ma non sarebbe stato un semplice straccio, ma uno st ...continua

    Il nostro eroe, così viene definito Goljadkin nel Poema pietroburghese, è un poveraccio.
    “Sì, ne sarebbe venuto fuori un vile, sudicio straccio, ma non sarebbe stato un semplice straccio, ma uno straccio con dell’orgoglio, sarebbe stato uno straccio dotato di animazione e di orgoglio, anche se di orgoglio modesto e di sentimenti altrettanto modesti, nascosti, sì, nella profondità delle pieghe di
    questo straccio, ma pur sempre sentimenti... “

    Un funzionario gretto, avaro, viscidamente servile – amico mio, amico mio - , incapace di imporsi e per questo roso da un sentimento di profonda frustrazione che si manifesta nella generazione di un doppio, Goljadkin due, il sosia.

    Il sosia non esiste.
    E’ emanazione di ciò che il consigliere titolare vorrebbe essere – brillante, oltre che dispettoso e arrogante e furbo - e che il suo servilismo meschino, la sua grettezza e la sua incapacità di reagire alle difficoltà hanno nascosto nel profondo.
    Quando nella fragile mente di Goljadkin si materializza il sosia, il protagonista comincia la rapida discesa verso la follia.

    Certo che è grande, Dosto, il più profondo conoscitore dell’animo umano.
    Letturatura, mica parulelle, così e così…
    Il sosia non è mica semplicemente l’alter ego, il principio del male che si oppone a quello del bene, il dualismo semplificato… , così e così… , come il dottor Jekyll e il signor Hyde, e comunque anche ammesso, facciamo conto che non si voglia attribuire grande originalità alla tematica … così e così, il Dosto ci pensa prima di Stevenson.
    Goljadkin due, il sosia, è quasi il prodotto dell’inconscio …così e così…, anni e anni prima di Freud.

    Certo che è grande, Dosto, mica così e così… ma che due palle, così e così.

    (il mio inconscio non ce la fa a stare zitto, e la discrepanza tra l’oggettività della grande Letteratura e il mio minuscolo ridicolo senso del piacere della lettura vanno in conflitto, e quest’è)

    ha scritto il 

  • 3

    I labili convincimenti di un piccolo ma ambizioso burocrate ("se non riesco resisto; se riesco persisto, e in ogni caso non mino il terreno sotto i piedi a nessuno"), messi a dura prova dalla spietata ...continua

    I labili convincimenti di un piccolo ma ambizioso burocrate ("se non riesco resisto; se riesco persisto, e in ogni caso non mino il terreno sotto i piedi a nessuno"), messi a dura prova dalla spietata e camaleontica macchina gerarchica russa agli ordini di Nicola I.

    ha scritto il 

  • 5

    OK. Ora so anche di esser completamente matta. Ho le visioni... grazie Dosto, già mi avevi fatto realizzare di dormire da in piedi con "Le notti bianche", ora pure la schizofrenia... leggerti è sempre ...continua

    OK. Ora so anche di esser completamente matta. Ho le visioni... grazie Dosto, già mi avevi fatto realizzare di dormire da in piedi con "Le notti bianche", ora pure la schizofrenia... leggerti è sempre un piacere.

    ha scritto il 

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