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Il sosia

Poema pietroburghese

By Fedor M. Dostoevskij

(108)

| Others | 9788817153744

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Book Description

163 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Un racconto difficile un po' presuntuoso ma in cui il genio dell'autore traspare malgrado a volte la fatica della lettura

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    Bruno Acciarri said on Aug 4, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Non deludi mai, Fëdor, mai.
    Sei eterno.

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    Edoardo said on Aug 3, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    OK. Ora so anche di esser completamente matta. Ho le visioni... grazie Dosto, già mi avevi fatto realizzare di dormire da in piedi con "Le notti bianche", ora pure la schizofrenia... leggerti è sempre un piacere.

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    Fiordiloto said on Jun 29, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Goljàdkin-junior, il sosia appunto, rappresenta la meta che Goljàdkin-senior, l'originale, "il nostro eroe", vorrebbe raggiungere, la persona che vorrebbe essere, la personalità e il carisma che vorrebbe avere. Tutto quello che il signor Goljadkin-se ...(continue)

    Goljàdkin-junior, il sosia appunto, rappresenta la meta che Goljàdkin-senior, l'originale, "il nostro eroe", vorrebbe raggiungere, la persona che vorrebbe essere, la personalità e il carisma che vorrebbe avere. Tutto quello che il signor Goljadkin-senior non riesce a fare, a dire, a conquistare,lo trasferisce in questo fantomatico sosia che è direttamente proporzionale al suo senso di inferiorità ed inadeguatezza.
    È un continuo flusso di emozioni e pensieri deliranti che spingono il protagonista alla perdita totale della lucidità.
    Lettura pesante e poco scorrevole.

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    Sneguruska said on Jun 22, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    La (vera) pazzia secondo il genio di Dostoesvkij!

    «Nella gigantesca macchina gerarchica fatta di ben quattordici ranghi che rovesciava da ogni angolo dell'Impero di Pietroburgo valanghe di carta e fiumi di inchiostro, il singolo burocrate (grande, medio, piccolo) non era in grado di percepire il sen ...(continue)

    «Nella gigantesca macchina gerarchica fatta di ben quattordici ranghi che rovesciava da ogni angolo dell'Impero di Pietroburgo valanghe di carta e fiumi di inchiostro, il singolo burocrate (grande, medio, piccolo) non era in grado di percepire il senso del proprio lavoro; egli era un ingranaggio del sistema, e il sistema non consentiva vie d'uscita.» In tale contesto, come sottolinea Giovanna Spendel nella sua Introduzione a Il sosia , nascono gli stati d'animo, generati dal proprio fallimento nelle aspirazioni di ascesa sociale, di Jakov Petrovic Goljadkin, piccolo buracrate, protagonista del romanzo. I suoi meccanismi mentali, che lo inducono a scindere la propria personalità in due entità diverse, un "io" e un "tu", gli rendono possibile un paradossale dialogo con il suo "doppio" sempre più prevaricatore e infido nei suoi confronti. È così possibile seguire le allucinazioni dell'"eroe" Goljadkin in un crescendo di situazioni contraddittorie e tragicomiche che Dostoevskij filtra attraverso la propria vena grottesca.

    Accostarsi a Il Sosia di Dostoevskij (da ora in avanti D.) non è un’impresa facile, va detto subito. Sarebbe, senza alcun dubbio, da sciocchi pensare che lo scrittore russo con questa sua seconda opera abbia scritto una storia semplice e priva di tutte quelle peculiarità che l’hanno sempre contraddistinto. Se, di fatto, considerate Il Sosia come un opera giovanile, e per questo la vedete come una vicenda “semplice”, vi sbagliate di grosso poiché sebbene non si sia dalle parti de I Demoni o nei pareggi di Delitto e Castigo, la sfortunata vicenda di Goljadkin è una storia tanto semplice, a livello di plot narrativo, quanto complessa nel modo in cui l’autore la descrive, ricca di essenziali particolari e sfumature di grande importanze.

    E’ un racconto, questo, che per certi aspetti risente un po’ della giovane età di chi l’ha scritto (seppur sembra banale ricordare che la prosa di D. sia impeccabile e quasi del tutto inattaccabile dal punto di vista del linguaggio e della sintassi) indubbiamente preso dalla voglia di dimostrare il proprio genio a critica e pubblico; l’arroganza del Russo la si avverte in ogni pagina, intrisa dalla voglia di mettersi in gioco nel voler dare alla luce una vicenda complessa e articolata conscio, comunque, del potenziale e della creatività di cui è padrone. E’ anche questo ciò che rende Il Sosia un racconto che per apprezzarlo necessita principalmente di tre elementi: Pazienza, Volontà e Umiltà. Bisogna capire, sia chiaro, che questo è un romanzo che una volta finito darà tante soddisfazioni, ci si renderà conto che il tema del doppio dopo D. sarà ripreso in modo del tutto nuovo, che gli scrittori di oggi devono molto (se non tutto) a lui e al fatto che abbia re-inventato un topos letterario (quello del sosia, ma qui non inteso come presenza fisica, ma astratta, una conseguenza della distruzione della mente e della psiche, ergo una allucinazione o quasi dovuta alla non realizzazione da parte dell’individuo nella società) e abbia ancora una volta avvantaggiato alcuni degli aspetti della psicanalisi e degli studi poi meglio elaborati da Freud. Non si può dir proprio nulla contro a quest’opera se non che imputare a D. forse una eccessiva voglia di implicare contenuti e avvenimenti in un modo forse troppo elaborato che se da una parte ci mostra il genio dall’altra ne limita anche la bellezza poiché è davvero difficile (come un po’ tutte le sue opere) apprezzare, per un lettore comune, l’intero fascino de Il Sosia.

    Personalmente non posso dire, ne ho l’ardore di ammettere, di aver colto in pieno tutto quello che l’autore voleva dirmi, né di aver letto questo romanzo capendo in toto ogni sua virgola, espressione o esempio. Però la delicatezza e l’ingegno con coi D. ci porta ad indagare nella psiche umana che pagina dopo pagina si frammenta e distrugge è impossibile non coglierla o quanto meno comprenderla. Di certo Goljadkin non sarà il protagonista migliore di cui ho letto le vicende, ma il contesto in cui è inserito lo rendono un personaggio unico, ed i suoi pensieri in continuo mutamento, sempre più complessi e vanesi (nonché privi di logica) fanno di lui una figura che, c’è poco da dire, ha dato il via ad una completa rivisitazione del “doppio” nel ‘900.

    Un racconto (o per meglio dire: un romanzo) il Sosia di Dostoevskij di certo da leggere, ma sopratutto da rileggere! Un opera che ci fa capire quanto quest’uomo abbia influenzato la letteratura moderna e rivoluzionato quella a lui precedente e che ad una seconda lettura piacerà quanto alla prima. Non è un libro semplice, richiede tempo, ma ancor più pazienza e concentrazione, ma se capirete (come il sottoscritto si spera abbia fatto) anche una sola singola parte del tutto (anche il solo 1%), rimarrete senza dubbio soddisfatti della lettura e della triste storia di Ivan Goljadkin!

    

Postilla: si consiglia, se la vostra edizione la possiede, di leggere la prefazione al romanzo, aiuterà di certo voi lettori per una migliore comprensione della storia!

    Voto: 9/10

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    Claudio Fedele said on May 20, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Come sempre grande scrittore che non delude mai. L'indagine dell'animo umano, e qui anche della pazzia, gli riesce veramente bene.

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    mavi said on May 11, 2014 | Add your feedback

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