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Il sospetto

Di

Editore: Feltrinelli (Universale Economica, 1133)

4.0
(914)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 125 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8807811332 | Isbn-13: 9788807811333 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Enrico Filippini

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
"Il sospetto" fa parte di quei romanzi di Durrenmatt in cui una maliziosa e maligna impalcatura "gialla" finisce per negare se stessa e per mettere piuttosto a nudo le orrende magagne e falsità di cui è fatto l'animale uomo. Questo romanzo "dagli allucinanti specchietti filosofici" (come lo ha definito Italo Alighiero Chiusano) ha come protagonista l'ispettore della polizia di Berna, Hans Baerlach. Egli si trova a discutere con il medico Samuel Hungertobel, suo amico, sui delitti atroci di cui si sono resi responsabili i nazisti nei campi di concentramento. L'occasione è una fotografia della rivista "Life": ritrae un medico, il dr. Nehle, mentre opera senza narcosi solo per soddisfare il suo sadismo. Hungertobel osserva, quasi per caso, una strana rassomiglianza di Nehle con il dr. Emmenberger, che esercita la professione di chirurgo in una clinica di Zurigo. Baerlach, gravemente ammalato, vuole concludere la carriera con una indagine memorabile, perché, quasi d'istinto, intuisce che fra Nehle e Emmenberger esiste un rapporto diretto, oscuro e conturbante...
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  • 3

    La Svizzera lava più bianco

    Durrenmatt è un autore da consigliare fosse solo per la sua capacità di scavare dentro la (cattiva?) coscienza della Svizzera, un paradiso incastonato tra le montagne sulle origini del cui ...continua

    Durrenmatt è un autore da consigliare fosse solo per la sua capacità di scavare dentro la (cattiva?) coscienza della Svizzera, un paradiso incastonato tra le montagne sulle origini del cui benessere, forse, non ci si interroga spesso. Qui mi pare che l'autore sia però rimasto in mezzo al guado tra classico giallo e romanzo filosofico - a volte l'atmosfera prende strade simboliche o quasi allegoriche (Nani, Streghe, Giganti, Vecchi, figli di Berna che sostituiscono figli di Berlino come aguzzini nel lager…), a volte l'intreccio e la suspense sembrano avere la meglio. Comunque un'ottima lettura, potente e sincera nello scavare nel non detto e nel nascosto del dorato mondo elvetico….

    ha scritto il 

  • 0

    Un uomo da ammirare

    Dopo aver letto "Il Giudice e il suo Boia" e "La Panne" ora lo posso dire: Dürrenmatt e' veramente uno scrittore intelligentissimo, un uomo che oltre ad essere colto e' anche molto profondo e le sue ...continua

    Dopo aver letto "Il Giudice e il suo Boia" e "La Panne" ora lo posso dire: Dürrenmatt e' veramente uno scrittore intelligentissimo, un uomo che oltre ad essere colto e' anche molto profondo e le sue riflessioni sono davvero davvero degne di un'attenta analisi. Merita di essere letto e approfondito. Intendo leggere altre sue opere perché, so per certo, non mi deluderanno. Devo dire che ci voleva proprio un tedesco come Friedrich dopo quella porcata di "Sotto il vestito niente"..certa gente dovrebbe proprio evitare di scrivere

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Il trionfo della τύχη

    L'anno 1948 sta volgendo al termine e il Commissario Barlach, costretto sul letto d'ospedale a seguito di un attacco cardiaco, passa le sue giornate sfogliando vecchie riviste di "Life". L'anno nuovo ...continua

    L'anno 1948 sta volgendo al termine e il Commissario Barlach, costretto sul letto d'ospedale a seguito di un attacco cardiaco, passa le sue giornate sfogliando vecchie riviste di "Life". L'anno nuovo porterà il pensionamento e l'"inesorabile malattia" avrà la meglio su di lui. Ma prima che ciò accada, il Vecchio vuole liberarsi di un atroce sospetto, una verità che appare incredibile: possibile che uno stimato luminare di Zurigo sia in realtà uno dei più terribili criminali nazisti, creduto da anni morto? Un medico che operava gli internati nel campo di concentramento di Stutthof senza anestesia? Barlach ha solo un sospetto a guidarlo, nessuna prova, solo congetture. Riuscirà il Commissario, forte nella mente quanto debole nel corpo, ad assicurare alla Giustizia l'aguzzino?

    In questo romanzo Durrenmatt nega ogni canone su cui poggia il romanzo giallo classico: il topos del detective calcolatore e razionale,infallibile e immortale, viene completamente demolito dall'Autore. Barlach non si affida come Holmes al puro intelletto, al dogma causa-effetto, la sua arte investigativa è "un misto di matematica e di fantasia". Nelle opere di Durrenmatt emerge chiaramente uno scetticismo critico, nel quale la realtà non è in alcun modo soggiogabile per mezzo della ratio di un singolo individuo, perchè "sono passati i tempi in cui bastava essere astuti per smascherare i criminali". Emblematico in questo senso è il finale: al lieto fine razionale si sostituisce l'intervento di un inaspettato deus ex machina, sicchè è il caso l'istanza dominatrice.

    Consigliato a tutti coloro che ritengono che Dio giochi a dadi con l'Universo.

    ha scritto il 

  • 5

    In questo romanzo il giallo è un colore residuale. E’ il nero che domina incontrastato su ogni pagina. Il nero tenebra della svastica nazista, il nero tenebra della tortura e del piacere che si ...continua

    In questo romanzo il giallo è un colore residuale. E’ il nero che domina incontrastato su ogni pagina. Il nero tenebra della svastica nazista, il nero tenebra della tortura e del piacere che si prova ad infliggerla fino alle estreme conseguenze. E il nero tenebra che alligna nell’animo umano fino all’orrore. Ma è un nero che acceca oppure è un nero che illumina la strada conducendo l’uomo a compiere atti di lucida follia? Il commissario Barlach è confinato in un letto di un ospedale di Berna. E’ lì che la rivista che sta sfogliando gli fornisce il sospetto che un eminente chirurgo di una prestigiosa clinica per ricchi di Zurigo sia in realtà un medico nazista che ha compiuto operazioni barbariche durante la seconda guerra mondiale. Il dubbio diventa ossessione. La ricerca della verità, una discesa verticale negli abissi dell’animo umano. Cos’è il Male? Da dove viene? Di quali emozioni è fatta la paura che provoca? Perpetuarlo sull’essere umano è un mezzo per arrivare al Potere o, viceversa, il Male è il fine ultimo? Perché l’uomo ne subisce il fascino? Come si combatte? Immobile, dentro un letto di un altro ospedale, il commissario Barlach si scontra con questi interrogativi, spinto dalla sua ostinata sete di verità e sorretto dal suo irriducibile sistema valoriale. Tra incubi, visioni rivelatrici, nani assassini e giganti ubriaconi. In questo capolavoro inquietante e anomalo che comincia come un giallo, attraversa l’horror, e diventa romanzo filosofico dall’azione e dalla spazialità azzerate, dall’architettura dialogica e dall’intreccio essenzialmente psicologico.

    ha scritto il 

  • 5

    Ottimo giallo basato su un'idea semplice (un poliziotto immobilizzato a letto...in pratica l'antenato di Lincoln Rhyme) intorno alla quale Dürrenmatt costruisce una lezione sui fondamenti del ...continua

    Ottimo giallo basato su un'idea semplice (un poliziotto immobilizzato a letto...in pratica l'antenato di Lincoln Rhyme) intorno alla quale Dürrenmatt costruisce una lezione sui fondamenti del romanzo poliziesco. Le situazioni sono statiche, l'azione è ovviamente poca (o meglio è solo raccontata) ma la tensione e l'attenzione del lettore rimangono sempre alte grazie ai dialoghi, mai troppo lunghi (del resto è tutto il romanzo ad essere breve, ed è uno dei suoi punti di forza).

    ha scritto il 

  • 4

    Un tanto ragionato straparlare

    Della poca letteratura tedesca moderna che ho letto, una cosa mi ha sempre lasciato impressionata, e ciè la sua prossimità al grottesco. Che sia stato Boll o Grass, nella mia mente restano sagome ...continua

    Della poca letteratura tedesca moderna che ho letto, una cosa mi ha sempre lasciato impressionata, e ciè la sua prossimità al grottesco. Che sia stato Boll o Grass, nella mia mente restano sagome dalla postura forzata, labbra disegnate esageratamente carnose ed inchiostri forti, quasi che ci si fosse dimenticati di passare da un cartolaio più fornito e ci si fosse accontentati del fondo di un astuccio anni trenta. Color caffè, carta da pacco e rosso sangue di maiale. Il naso di quest'ultimo, poi, viene spesso prestato a qualche personaggio, uomo o donna poco importa. E la composizione si staglia piatta, senza equilibrio formale, quasi che dietro ci fosse lo zampino di qualche grafic novelist ante-litteram, un po' inesperto però... La cosa si fa ancora più sentita con certi autori svizzeri, quasi che il rigora calvinista impedisse a tali scrittori di organizzare una finzione troppo verosimile e che l'unico modo di rappresentare l'uomo ed il suo mondo fosse appunto la prospettiva grottesca, laterale e sbieca, deformata e deformante, ed il formato spesso caustico e manierista della parabola. Ecco allora, in questo caso, la storia dell'isperrore di polizia Barlach che , ormai in pensione e malato terminale di cancro allo stomaco (credo ), decide di verificare un sospettuccio che gli nasce quando il suo amico crede di riconoscere in una foto che ritrae un medico nazista in azione un suo collega, tuttora operante in una clinica alle porte di Zurigo. Solleticato dall'orgoglio professionale e dall'indignazione di sapere che in Svizzera operi indisturbato un criminale nazista sfuggito alla giustizia, Barlach si fa ricoverare nella suddetta clinica al fine di incastrare il sospettato. Forse abusando del proprio intuito ma soprattutto della sua intelligenza e del suo sottostimato attaccamento alla vita, Barlach finisce proprio tra gli artigli spaventosi di un essere dominato dal male che del male ha fatto la sua professione, rivelando in uno spasmodico dialogo mozzafiato quello che forse tutti abbiamo latentemente compreso di fronte ad un video di Hitler arringante le sue folle. E cioè che il male ha delle vette di insensatezza e coerenza che la realtà normale non può avere. Esso si posa, sembra volerci suggerire lo scrittore, su masse di cerebralità e ragionamento talmente alte che nulla più hanno a che vedere con la realtà, ma che tuttavia conservano una struttura interna di coerenza necessaria al proprio sostentamento. Al pari di un delirio. Al pari dei discorsi adultizzati di certi adolescenti che a prima vista potrebbero sembrare tanto maturi. Il messaggio diventa davvero inquietante, quello che mi ha reso la lettura piuttosto indigesta e disturbante, se si pensa che al tanto ragionato straparlare del medico nazista il ragionevole Barlach non riesce a rispondere nulla di nulla. Senza parole. E' così' che si rimane. Un altro modo per dire che gli cascano le braccia. Che rimane impotente, zittito dal suo stesso desiderio di giustizia, forse lui stesso pensando che con certe persone ci vogliono solo le bastonate.

    P.S.Ho faticato a digerire il boccone, ed ho scritto questo commento per rispetto ad un'amica anobiana che mi ha gentilmente sollecitato.

    P.P.S. Mentre descrivevo il grottesco ho contratto un debito con George Grosz, che estinguo , spero, con questo suo link http://latradizionelibertaria.over-blog.it/article-saggio-felip-equy-george-grosz-disegni-contro-l-ordine-stabilito-da-cira-32113009.html

    ha scritto il 

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