Il sospetto

Di

Editore: Feltrinelli (Universale Economica, 1133)

4.0
(991)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 125 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8807811332 | Isbn-13: 9788807811333 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Enrico Filippini

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
"Il sospetto" fa parte di quei romanzi di Durrenmatt in cui una maliziosa e maligna impalcatura "gialla" finisce per negare se stessa e per mettere piuttosto a nudo le orrende magagne e falsità di cui è fatto l'animale uomo. Questo romanzo "dagli allucinanti specchietti filosofici" (come lo ha definito Italo Alighiero Chiusano) ha come protagonista l'ispettore della polizia di Berna, Hans Baerlach. Egli si trova a discutere con il medico Samuel Hungertobel, suo amico, sui delitti atroci di cui si sono resi responsabili i nazisti nei campi di concentramento. L'occasione è una fotografia della rivista "Life": ritrae un medico, il dr. Nehle, mentre opera senza narcosi solo per soddisfare il suo sadismo. Hungertobel osserva, quasi per caso, una strana rassomiglianza di Nehle con il dr. Emmenberger, che esercita la professione di chirurgo in una clinica di Zurigo. Baerlach, gravemente ammalato, vuole concludere la carriera con una indagine memorabile, perché, quasi d'istinto, intuisce che fra Nehle e Emmenberger esiste un rapporto diretto, oscuro e conturbante...
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  • 3

    Hungertobel e Emmenberger, Emmenberger e Hungertobel.

    Sembrano due codici fiscali senza i numeri, oppure due possibili password a prova di hacker.
    Non lieto di ciò Durrenmatt, che anche lui non scher ...continua

    Hungertobel e Emmenberger, Emmenberger e Hungertobel.

    Sembrano due codici fiscali senza i numeri, oppure due possibili password a prova di hacker.
    Non lieto di ciò Durrenmatt, che anche lui non scherzava in quanto ad osticità di cognome, introduce il famoso Commissario di nome Barlach.

    Ho faticato quasi fino alla fine a districarmi tra Hungertobel e Emmenberger, e solo nel contesto della frase riuscivo a capire chi fosse il soggetto.

    Il Commissario Barlach è lo stesso de Il giudice e il suo boia.
    In questo noir poliziesco o giallo profondamente, pesantemente, dottamente filosofico Barlach indaga come l’immobile Nero Wolf di Rex Stout che non si sposta mai dalla sua casa di New York sotto il peso della sua mole ingombrante, anche Barlach muove le sue indagini stanziale da una camera di un ospedale di Berna, dove è ricoverato per un intervento.

    L’occasione si offre da sé quasi per caso: una foto su una rivista abbandonata ai piedi del suo letto che ritrae un chirurgo delle SS per metà nascosto dalla mascherina operatoria che opera un corpo in un campo di concentramento.
    Senza narcosi dirà la didascalia sotto l’immagine.
    Il medico che ha in cura il commissario e che sta parlando con lui riconosce una somiglianza, in un flash di déjà vus, con un vecchio amico.
    Si insinua il sospetto nel commissario il quale non cessa di essere commissario solo perché malato e in una camera d’ospedale, la sua professione è in fondo la sua vera e unica identità.
    E il sospetto è come un cancro che quando si attacca non smette di fare male e Barlach comincia a fare congetture, ipotesi, intesse trame, suppone, deduce, dimostra.

    Non sarà lui a rincorrere e fiutare gli indizi ma saranno gli indizi ad arrivare a domicilio al suo cospetto, tramite fedeli informatori.
    L’anelito che contraddistingue questo lugubre commissario creato dalla penna di Durrenmatt di cercare di realizzare la giustizia in terra mettendo in dubbio la realtà, di salvare il mondo, di risarcire l’umanità dal male commesso da un criminale di guerra lo porterà nella seconda parte del giallo a mettere a repentaglio la sua vita stessa, in un colpo di coda di azione.

    Giallo dotto, filosofico, cerebrale con suspence nel finale ma…. che pesantezza, che senso di morte, di claustrofobia del male.
    Rivoglio Poirot o ancora meglio l’ispettore Clouseau!!!

    ha scritto il 

  • 5

    Don Chisciotte nella tana del lupo

    Fine giallo psicologico tra l’onirico e il surreale, degna continuazione delle vicende del commissario Bärlach reduce dall’estenuante duello celebrato ne “Il giudice e il suo boia”. È tempo per il nos ...continua

    Fine giallo psicologico tra l’onirico e il surreale, degna continuazione delle vicende del commissario Bärlach reduce dall’estenuante duello celebrato ne “Il giudice e il suo boia”. È tempo per il nostro, dunque, di dedicarsi a se stesso e di affrontare le cure che gli prolungheranno l’esistenza di un anno. Non più indagini, né elucubrazioni sulla giustizia, né tediosi raffronti con la moderna criminologia, colpevole di spianare la via alla risoluzione dei casi laddove basterebbe un innato fiuto per le indagini. Un sospetto è decisamente meglio perché in un lasso di tempo impercettibile pone in connessione eventi, persone, situazioni, determina sviluppi inenarrabili e tendenti alla conferma , la più bella , quella siglata dall’ennesimo “caso chiuso”.
    Bärlach è ospite del suo medico Samuel Hungertobel da novembre e, a ridosso degli ultimi giorni di quel 1948 , dopo aver rischiato di morire per ben due volte, nella clinica dove lo hanno operato gli capita tra le mani la rivista “Life”,annata 1945. È pubblicata una fotografia unica nel suo genere, quella del Dottor Nehle che nel campo di concentramento di Stutthof opera un paziente senza narcosi. Il fatto in sé, di un sadismo tremendo, passerebbe solo commentato se lo stesso dottor Hungertobel non ravvedesse una certa somiglianza con il dottor Emmenberger, chirurgo in una prestigiosa casa di cura di Zurigo.
    Si insinua così il sospetto e il commissario destinato al pensionamento si butta nel suo ultimo caso.
    Chi ha scattato la fotografia? Ma davvero il sadico chirurgo è morto suicida? Che cosa cela la somiglianza intravista dall’amico medico? Si fa trasferire a Zurigo per essere ricoverato nella clinica sospetta. Che cosa avviene là dentro? Come è esercitata la professione medica? E soprattutto, è ora di sentire l’eminente dottor Emmenberger: si prepara per lui un interrogatorio infernale.
    A questo punto le parti si invertono e Bärlach, paladino imperterrito della giustizia, vivrà dei brutti momenti scanditi dal ticchettio dell’orologio che segna le sue ultime ore di vita.
    Ad accompagnare l’insolita indagine una serie di teatranti di tutto rispetto: un gigante ebreo avvolto nel suo caffetano sprona e consiglia a forza di vodka, uno scrittore fallito aiuta l’impresa, un’ ambigua dottoressa tradita dal comunismo rinnega la validità di qualsivoglia legge e si arrende alla perfidia umana, perfino un nano dà il suo funzionale contributo. Bärlach è ormai trasfigurato in cavaliere, “tutti dobbiamo essere dei Don Chisciotte, se appena abbiamo un briciolo di cuore e un po’di cervello nella zucca. Ma non dobbiamo combattere contro i mulini a vento … È questo il nostro compito, quello di combattere la disumanità sotto tutte le forme e in tutte le circostanze.” Infine, confinato nella camera del Reparto 3, dal quale nessuno esce vivo, in compagnia dell’incisione di Dürer “Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo”affronta il suo ultimo duello …
    Bipartito in maniera perfetta, la seconda parte offre in particolare un condensato di notevoli spunti di riflessione riguardanti i temi più cari allo scrittore elvetico: l’uomo, la vita, la giustizia, in un crescendo di tensione da lasciare senza fiato. Ancora una volta giocando sul modulo narrativo del giallo, questa volta gustosamente tinto di noir, Dürrenmatt celebra l’impossibilità di una giustizia perfetta che al bisogno può essere coadiuvata anche da un pizzico di surreale.

    ha scritto il 

  • 4

    Un anziano Commissario svizzero, convalescente in una clinica per una grave malattia, discute con il suo medico (nonché amico) sul fatto che quest’ultimo, in una foto vista sul periodico Life, crede d ...continua

    Un anziano Commissario svizzero, convalescente in una clinica per una grave malattia, discute con il suo medico (nonché amico) sul fatto che quest’ultimo, in una foto vista sul periodico Life, crede di riconoscere un chirurgo che operava al servizio delle S.S.: vi sarebbe ritratto mentre sta operando un ebreo, in un campo di concentramento, senza narcosi.
    Dopo le ricerche fatte svolgere da alcuni suoi uomini, nel Commissario il sospetto che sia davvero quel medico nazista si fa sempre più forte.
    Così, si fa ricoverare nella sua clinica dove si affronteranno lui, il Commissario ormai malato terminale, fragile ma tenace nella convinzione di assicurare alla giustizia il carnefice e l’altro, il sadico chirurgo che ammette sfrontatamente di essere davvero il criminale: con un lungo discorso colmo di lucida pazzia, infatti, confessa il suo passato.
    Brevissimo, intenso romanzo che nel suo finale ancora una volta mostra il pessimismo dello scrittore, presente in parecchie sue opere, verso giustizia umana.

    ha scritto il 

  • 4

    Bene e male

    Il tema feticcio di Dürrenmatt è l'arbitrio: gli assassini uccidono per pura volontà di potenza e gli uomini di legge condannano da cani sciolti. La linea di demarcazione tra le due categorie è esile, ...continua

    Il tema feticcio di Dürrenmatt è l'arbitrio: gli assassini uccidono per pura volontà di potenza e gli uomini di legge condannano da cani sciolti. La linea di demarcazione tra le due categorie è esile, almeno nella prassi, se non da un punto di vista etico. Ma cosa è etico? Viene da chiederselo spesso, leggendo Dürrenmatt. Questo scrittore non è mai banale, spesso di grande inventiva, sempre interessante. Qui è un po' verboso, con un personaggio curiosamente lirico e un altro filosofico. Il commissario è il più taciturno, e anche per questo l'ho amato di più.

    ha scritto il 

  • 4

    Riduttivo definirlo “romanzo giallo”, come sempre con Dürrenmatt. Il sospetto del titolo è quello circa la reale identità di un medico, che il protagonista del libro identifica in un criminale nazista ...continua

    Riduttivo definirlo “romanzo giallo”, come sempre con Dürrenmatt. Il sospetto del titolo è quello circa la reale identità di un medico, che il protagonista del libro identifica in un criminale nazista. Tensione altissima ed un’atmosfera morbosa come solo Dürrenmatt è in grado di creare. Straconsigliatissimo.

    ha scritto il 

  • 3

    La Svizzera lava più bianco

    Durrenmatt è un autore da consigliare fosse solo per la sua capacità di scavare dentro la (cattiva?) coscienza della Svizzera, un paradiso incastonato tra le montagne sulle origini del cui benessere, ...continua

    Durrenmatt è un autore da consigliare fosse solo per la sua capacità di scavare dentro la (cattiva?) coscienza della Svizzera, un paradiso incastonato tra le montagne sulle origini del cui benessere, forse, non ci si interroga spesso.
    Qui mi pare che l'autore sia però rimasto in mezzo al guado tra classico giallo e romanzo filosofico - a volte l'atmosfera prende strade simboliche o quasi allegoriche (Nani, Streghe, Giganti, Vecchi, figli di Berna che sostituiscono figli di Berlino come aguzzini nel lager…), a volte l'intreccio e la suspense sembrano avere la meglio.
    Comunque un'ottima lettura, potente e sincera nello scavare nel non detto e nel nascosto del dorato mondo elvetico….

    ha scritto il 

  • 0

    Un uomo da ammirare

    Dopo aver letto "Il Giudice e il suo Boia" e "La Panne" ora lo posso dire: Dürrenmatt e' veramente uno scrittore intelligentissimo, un uomo che oltre ad essere colto e' anche molto profondo e le sue r ...continua

    Dopo aver letto "Il Giudice e il suo Boia" e "La Panne" ora lo posso dire: Dürrenmatt e' veramente uno scrittore intelligentissimo, un uomo che oltre ad essere colto e' anche molto profondo e le sue riflessioni sono davvero davvero degne di un'attenta analisi. Merita di essere letto e approfondito. Intendo leggere altre sue opere perché, so per certo, non mi deluderanno.
    Devo dire che ci voleva proprio un tedesco come Friedrich dopo quella porcata di "Sotto il vestito niente"..certa gente dovrebbe proprio evitare di scrivere

    ha scritto il 

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