Il sudario non ha tasche

Di

Editore: Bompiani

3.7
(68)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845227936 | Isbn-13: 9788845227936 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
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  • 4

    Quasi tutti gli studiosi di letteratura americana che, nel corso degli anni, si sono soffermati sul fenomeno dell'hard boiled, sono stati concordi nell'affermare che, grazie a questa declinazione del ...continua

    Quasi tutti gli studiosi di letteratura americana che, nel corso degli anni, si sono soffermati sul fenomeno dell'hard boiled, sono stati concordi nell'affermare che, grazie a questa declinazione del genere poliziesco, il romanzo noir acquistò uno spessore realistico e una funzione di critica sociale che, sino ad allora, non gli erano propri. Quest'ultima, in quanto «narrativa d'intrattenimento» poteva, meglio degli scrittori più prestigiosi (Dos Passos, Fitzgerald, Faulkner, Steinbeck etc...) riuscire nell'intento di puntare in modo più diretto verso le cose, compresa una critica del sociale non appesantita dalla forma più di quanto fosse strettamente necessario. L'hard boiled infatti, affondava le proprie radici nelle esperienze giornalistiche dei vari scrittori che, nelle redazioni dei quotidiani, appresero gradualmente l'arte della concisione, di una scrittura efficace, essenziale, concreta, sintetica, vigile . Horace McCoy ne fu un degno rappresentante: con la sua prosa «cinematografica» e, a tratti, fiammeggiante, le atmosfere ambigue nelle quali sia le coordinate spaziali che temporali trasmettono un senso di fragilità e precarietà, gli elementi bizzarri e vagamente incongrui è riuscito a dar vita a dei romanzi altamente leggibili nonché adrenalinici dove il realismo e il cinismo della detective - story si amalgamano, alla perfezione, con dosi minime ma micidiali di onirismo e implausibilità.

    ha scritto il 

  • 4

    Quando un giornale era un giornale e i figli di puttana li chiamava figli di puttana e vaffanculo a tutto il resto.

    Per comprendere e gustare pienamente la bellezza di questo piccolo gioiellino noir, bisogna tener presente l’anno in cui fu scritto: 1937.
    Lo so già … scorrendo le sue pagine si è indotti a pensare, e ...continua

    Per comprendere e gustare pienamente la bellezza di questo piccolo gioiellino noir, bisogna tener presente l’anno in cui fu scritto: 1937.
    Lo so già … scorrendo le sue pagine si è indotti a pensare, erroneamente, di leggere un libro contemporaneo, ma non è così!
    Questo piccolo tomo narra le avventure di Mike Dolan, dongiovanni scapestrato e scaltro opportunista che non disdegna di chiedere soldi alle sue donne ma, soprattutto, giornalista a caccia di scoop nell’immaginaria città di Colton. Dopo l’ennesima delusione ricevuta dal suo editore, che non se la sente di pubblicare i suoi articoli per timore di “pestare i piedi ai potenti della città” e dopo un’accesa discussione in cui gli fa notare che “la linea editoriale dei giornali è decisa dall’ufficio pubblicità”, il nostro “eroe” decide di fondare il Cosmopolite, una rivista che gli permetterà, con i suoi articoli, di scoprire e denunciare tutto il marcio della città in cui vive.
    Nella sua personale crociata il protagonista dimentica, però, che “le persone oneste non sono al potere” e quindi non si avvede delle inevitabili conseguenze che il suo agire porterà. Infatti, egli si ritroverà da solo a subire le ritorsioni di coloro che detengono il potere e che mal sopportano la sua nobile causa.
    Leggendo la nota conclusiva, a cura del bravo L. Conti, si scopre che Mike Dolan è un alter ego dell’autore e qui, spontaneamente, non si può non provare simpatia per questo profetico – scrittore.

    Per capire meglio facciamo un esempio: sostituiamo Mike Dolan con un Sallusti (Giornale), un Mauro (Repubblika), un de Bortoli (Corriere della Sera), un Belpietro (Libero?), un Sardo (L’unità) qualsiasi che decide, dall’oggi al domani, di smettere di essere un servo dell’editore di turno e di iniziare a scrivere liberamente “La Verità, tutta la Verità, nient’altro che la Verità” (slogan del Cosmopolite). Fantascienza, vero?
    Purtroppo, in Italia e nel Mondo in generale, chi è pagato per indagare, scoprire, svelare il marcio non lo fa più e quelle sparuta minoranza che tenta di farlo viene minacciata o messa in condizioni di non nuocere (ad es. la Gabanelli). A ciò va aggiunto l’approccio con cui il lettore medio (che è poi la maggioranza) entra in contatto con il mondo dell’informazione (ma potremo continuare ancora a chiamarlo così?). Nel nostro caso, la scelta del giornale (schierato) è già stata fatta e quando entra in edicola, il nostro si limita a chiedere, al giornalaio – pusher, una copia – dose del “solito”. Egli non ha tempo né voglia di scorgere le prime pagine degli altri quotidiani (metti mai che gli venga un dubbio e così facendo dimentica che il dubbio è l'inizio della conoscenza, Cicerone: “Dubio sapientiae initium”), ha solo fretta di leggere il “suo” giornale per veder confermata la bontà delle “sue” idee e convinzioni. Quindi la lettura del quotidiano non è altro che un esercizio di rafforzamento delle proprie (ahahah… continua a crederlo) idee, un po’ come un esercizio fisico che vada a rassodare i propri muscoli. Più leggo/mi alleno più le mie idee/muscoli risulteranno irrobustite/i. Aveva proprio ragione Demostene nell’affermare che “l'uomo è lo zimbello più facile di sé stesso, perché quello che vuole che sia vero generalmente lo ritiene vero”.

    Un’ultima nota: ai bambini, prima o poi, bisognerà spiegarglielo che la Verità (come la bontà e le buone idee) non è né di sinistra, né di destra. La Verità è ciò che “È” (concludo qui perché non è mia intenzione imbastire una lunga e faticosa disputa filosofica, che sfocerebbe inevitabilmente nella frase “Quid est veritas?”). È importante che lo sappiano se non vogliamo una futura generazione di pecore, incapaci di pensare con la loro testa.
    Ho tralasciato di parlare della TV e di Internet perché il nostro eroe è un giornalista, ma il discorso, pur con qualche modifica, può valere anche per questi mezzi di informazione.

    Per finire, una piccola curiosità che non c’entra nulla con il libro. Ho scoperto, impostando una ricerca su Google con le parole “Il sudario non ha tasche”, che il Papa Francesco, nell’omelia del 24 marzo di quest’anno, ai giovani ha detto “Non lasciatevi rubare la speranza, per favore, non lasciatevi mai rubare la speranza. Non fatevi illudere dalla sete di denaro: nessuno lo può portare con sé, il denaro lo deve lasciare. La mia nonna ci diceva 'bambini, il sudario non ha tasche'”.
    Grande! Se qualcuno vuole approfondire:
    http://www.huffingtonpost.it/2013/03/24/papa-francesco-ai-giovani_n_2943076.html

    ha scritto il 

  • 4

    Mike Dolan, giornalista d'assalto squattrinato, affascinante, scapestrato, disinvolto con le donne e opportunista quando necessario, attacca a testa bassa il sistema, paladino del buon giornalismo e r ...continua

    Mike Dolan, giornalista d'assalto squattrinato, affascinante, scapestrato, disinvolto con le donne e opportunista quando necessario, attacca a testa bassa il sistema, paladino del buon giornalismo e raddrizzatore di torti anche quando si tratta di svuotare il mare con un cucchiaio. E' stufo marcio dell'andazzo in città, i media sono ostaggio di poteri non troppo occulti, la corruzione è diventata prassi in politica come nello sport e una setta di xenofobi razzisti al grido de "l'America agli americani" spadroneggia impunita. Con questi ingredienti McCoy costruisce un romanzo in cui il tono della commedia brillante non nasconde le crepe dolenti, un intrattenimento di classe e per nulla scontato (e non dovrebbe meravigliare venendo da uno dei padri del noir americano) con un intreccio tristemente attuale, dialoghi fluidi e protagonisti intriganti nella giusta mistura di cinismo e idealismo.

    ha scritto il 

  • 4

    Piacevole variazione sul tema noir nel quale il giornalismo d’inchiesta e un reporter “d’assalto” sostituiscono brillantemente ed efficacemente lo schema narrativo basato sul concetto di guardie e lad ...continua

    Piacevole variazione sul tema noir nel quale il giornalismo d’inchiesta e un reporter “d’assalto” sostituiscono brillantemente ed efficacemente lo schema narrativo basato sul concetto di guardie e ladri, ancorché esteso, riveduto e corretto secondo appunto i canoni noir.

    Qui tutto ruota intorno ad un giornalista molto “sui generis” e pieno di contraddizioni, idealista, puro e coraggioso fino alle estreme conseguenze nello scavare per riportare alla luce del sole, denunciare e punire i responsabili di storie e misfatti appartenenti a quelli che oggi definiremmo i “poteri forti” di una metropoli californiana corrotta e razzista e, al tempo stesso, inaffidabile, cinico, ingenuo, spregiudicato, senza scrupoli e a volte irresoluto nella propria vita privata e nei rapporti con amici, donne e nemici.

    Elementi di forte critica sociale conditi con insolite, esplicite considerazioni di tipo politico ed un bel finale a sorpresa contribuiscono a caratterizzare e distinguere questo noir, rendendolo atipico e positivamente originale, oltre che di fluida e divertente lettura, facilitata dalla moderna (in un paio di casi, anche troppo) traduzione di Luca Conti.

    Una bella sorpresa.

    ha scritto il 

  • 0

    Riletto oggi, può sembrare qualcosa di poco originale: già letti lo stile veloce, la figura del giornalista un po' per male ma onesto e deciso a combattere il male, l'intreccio tra denaro, corruzione ...continua

    Riletto oggi, può sembrare qualcosa di poco originale: già letti lo stile veloce, la figura del giornalista un po' per male ma onesto e deciso a combattere il male, l'intreccio tra denaro, corruzione e potere. In realtà McCoy è stato un pioniere, ispiratore di molti autori successivi (da McBain a Ellroy a Elmore Leonard a Manchette e Izzo).

    ha scritto il