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Il tè delle tre vecchie signore

Di

Editore: Sellerio (La memoria n. 109)

3.5
(225)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 280 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco

Isbn-10: 8838902712 | Isbn-13: 9788838902710 | Data di pubblicazione:  | Edizione 14

Traduttore: Gabriella de' Grandi

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
«Non sottovalutate il racconto poliziesco: oggi è l'unico mezzo per diffondere idee ragionevoli» - diceva Friedrich Glauser. Non sappiamo se lui davvero scrivesse racconti polizieschi per diffondere idee ragionevoli, né in che tali idee consistessero (ma le si può forse far consistere, sic et simpliciter, nella ragionevolezza di fronte ad una società rigida, puritana, fitta di divieti e interdetti): sappiamo però con certezza che è un grande narratore di storie poliziesche; lucido, sottile, affascinante. E a considerare la sua vita - disordinata, inquieta, allucinata - e la sua adozione del genere poliziesco, della tecnica narrativa del giallo, e il modo tutto suo di gestirlo, possono apparire un'incongruenza, una contraddizione. Ma è una contraddizione che ci riporta a colui che del poliziesco è stato padre: Edgar Allan Poe.
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  • 3

    Il tè delle tre vecchie signore è una di quelle consuetudini che sarebbe meglio lasciare alla discrezione delle strette partecipanti; tre sono le vecchie signore ed è opportuno che non ce ne sia una quarta o un quarto, come nel mio caso, a rovinare l'usanza, pena il rischio di non cogliere le con ...continua

    Il tè delle tre vecchie signore è una di quelle consuetudini che sarebbe meglio lasciare alla discrezione delle strette partecipanti; tre sono le vecchie signore ed è opportuno che non ce ne sia una quarta o un quarto, come nel mio caso, a rovinare l'usanza, pena il rischio di non cogliere le confidenze che le tre si fanno tra una zolletta e un pasticcino o di non trovarvi alcun interesse, come è capitato anche a me, che al tè delle tre vecchie signore mi sono un po' annoiato, anche se a dispetto di una penna lesta e vivace.

    ha scritto il 

  • 4

    Non so perché, ma ultimamente le conclusioni dei libri che leggo mi sembrano sempre molto affrettate. Nonostante ciò, questo poliziasco corale mi ha divertito parecchio!

    ha scritto il 

  • 2

    "Perché rendere le cose semplici quando possono andare bene anche complicate?" è più o meno il concetto espresso da un personaggio (ho dimenticato di chi si tratti) nel corso derl romanzo. Ed è più o meno il concetto cui si è attenuto anche l'autore di questo giallo decisamente noioso. Scrittura ...continua

    "Perché rendere le cose semplici quando possono andare bene anche complicate?" è più o meno il concetto espresso da un personaggio (ho dimenticato di chi si tratti) nel corso derl romanzo. Ed è più o meno il concetto cui si è attenuto anche l'autore di questo giallo decisamente noioso. Scrittura barocca che si bea di particolari irrilevanti (almeno a chi non adori Ginevra sopra ogni cosa) mentre svicola allegramente su concetti essenziali allo svolgimento della trama. Prosa (o traduzione?) che si fa beffe di modi e tempi verbali saltapicchiando tra presente e passato ed ignorando bellamente il congiuntivo. Personaggi la cui descrizione coincide con un elenco di fattezze fisiche ed indumenti, titolo che fino a metà romanzo sembra non avere alcuna attinenza col contesto (e, nonostante la frase conclusiva, continua ad averne anche dopo assai poca). Un calderone in cui vengono mescolati maraja indiani, spie comuniste, streghe attempate, psichiatri, droghe mortali, pingui commissari, massoni, ginnasiali innamorati, pozzi petroliferi, insetti ronzanti e chi più ne ha più ne metta alla stregua dei peggiori feuilleton. E dulcis in fundo, l'odiosa abitudine da parte dell'autore di inserire commenti esplicativi tra parentesi.
    Una lettura che ha fatto grande fatica a procedere, dimenticata non appena chiusa l'ultima pagina.
    Ah, e poi il fastidio di non poter tenere il libro bene in mano, soprattutto durante la lettura delle pagine centrali, a causa del rapporto poco opportuno scelto dalla Sellerio tra il numero di pagine e le dimensioni del volume... aprire il libro completamente avrebbe voluto dire sfasciarlo.

    ha scritto il 

  • 2

    La scrittura di G. non è male, però c'è in questo libro un' accozzaglia di personaggi che mi ha reso parecchio difficile seguire il filo...
    Inoltre ho avvertito una certa perplessità in ordine ad alcune situazioni, nel senso che più volte durante la lettura mi son trovata a domandarmi "ma ...continua

    La scrittura di G. non è male, però c'è in questo libro un' accozzaglia di personaggi che mi ha reso parecchio difficile seguire il filo...
    Inoltre ho avvertito una certa perplessità in ordine ad alcune situazioni, nel senso che più volte durante la lettura mi son trovata a domandarmi "ma come diamine ci siamo arrivati a questo punto?!".
    Anche alcuni diagloghi li ho trovati risibili (e son gentile), come questo commento di Jacob: "Vada pure col suo maharaja, ma deve aiutarmi. Lei ha esperienza. Io sono ancora piccolo e stupido. Non ho mai avuto una mamma!" (ma si può?!?)

    ha scritto il 

  • 4

    rileggo glauser a distanza di anni.
    ogni volta con grande piacere.
    non saprei dire se è un grande "giallista" ma le sue atmosfere sempre in bilico tra il dolente e l'ironico, tra riso e beffa, tra piattezza borghese e follia, sono affascinanti.
    così come la sua comprensione per ...continua

    rileggo glauser a distanza di anni.
    ogni volta con grande piacere.
    non saprei dire se è un grande "giallista" ma le sue atmosfere sempre in bilico tra il dolente e l'ironico, tra riso e beffa, tra piattezza borghese e follia, sono affascinanti.
    così come la sua comprensione per i drammi, veri o presunti, della vita.

    ha scritto il 

  • 0

    "Ma la prego, consigliere, mi spieghi come pensa di conciliare giacimenti petroliferi indiani, missionari americani nelle vesti di delegati della Standard-Oil, agenti segreti dei soviet, gnosi basilidiane, erbe velenose, ricette della strega, maharaja indiani, psicologi che fanno esperimenti su m ...continua

    "Ma la prego, consigliere, mi spieghi come pensa di conciliare giacimenti petroliferi indiani, missionari americani nelle vesti di delegati della Standard-Oil, agenti segreti dei soviet, gnosi basilidiane, erbe velenose, ricette della strega, maharaja indiani, psicologi che fanno esperimenti su materiale umano, psichiatri scomparsi, uomini innocui ricoverati per improvvisa pazzia, il Maestro dei cieli dorati col volto di legno, cartelle rubate e ritrovate, e per finire vecchie signore che bevono il tè!"

    La spiegazione, per il consigliere e indirettamente per Glauser, è che la vita è assai più complessa di una partita a scacchi.
    Vabbè.

    Devo fare un grande sforzo di contestualizzazione, e pensare che è un'opera degli anni '30 del secolo scorso, per darle il valore di sperimentazione letteraria sul genere giallo.
    Ma ho trovato la psicologia dei personaggi (cane compreso) improponibile, valga solo come esempio il passo in cui il ginnasiale Jakob, infatuatosi di Natascia (la quale con una ingenuità da farsa gli rivela di essere spia) pensa:
    "Vada pure col suo maharaja, ma deve aiutarmi. Lei ha esperienza. Io sono ancora piccolo e stupido. Non ho mai avuto una mamma!" (pag. 284)

    Terribile anche l'intervento diretto del narratore onnisciente, talora al singolare e talore al plurale :
    "Ma di questo parleremo dopo" (pag. 95)
    "Ma io volevo raccontarvi di Jakob Rosenstock.." (pag. 107)

    Insomma, nonostante gli sforzi che ho fatto per trovare qualcosa di buono, alla fine la sensazione è stata quella di un esperimento malriuscito
    (le mosche e i calabroni solo immaginati da centinaia di persone contemporaneamente, isterie, fatti apparire e scomparire senza nè come nè perchè.)
    Che alla fine l'assassino venga trovato, e il giallo risolto, non significa niente.
    Tutto il resto è spezzatino di monconi.

    ha scritto il