Il tallone di ferro

romanzo di previsione sociale

Di

Editore: Modernissima

3.9
(650)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 346 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: A000176833 | Data di pubblicazione: 

Curatore: Gian Daulì

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Politica , Scienze Sociali

Ti piace Il tallone di ferro?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Ordina per
  • 3

    A che serve una minchiata come "Il signore degli anelli" quando ci sono libri come "Il tallone di ferro"?

    http://disaster.over-blog.com/2017/06/iltallonediferrojacklondon

    Lo ammetto, è ormai da decenni che trovo la lettura di romanzi una gran rottura di balle. Il feticismo librofilo ci dice che i libri in ...continua

    http://disaster.over-blog.com/2017/06/iltallonediferrojacklondon

    Lo ammetto, è ormai da decenni che trovo la lettura di romanzi una gran rottura di balle. Il feticismo librofilo ci dice che i libri insegnano e rendono più intelligenti, e bisogna leggere libri.
    Un tale Umberto Eco ci dice che acculturarsi è leggere dieci libri, o anche leggere per dieci volte lo stesso libro, e che il problema è rappresentato da coloro che non leggono. Gli chiederei, e se quel libro letto dieci volte fosse nientemeno che il Mein Kampf di Adolfino Hitler? E se quei dieci libri letti non fossero altro che dieci libretti Harmony con quelle vistose copertine rigurgitanti palpitante passione quanto piattezza cerebrale e ninfomania sentimentale? Ecco, diciamo che sembrano più slogan e concetti disinteressatamente partoriti dall'industria editoriale che altro. Un contadino analfabeta di per sé sa più di qualcuno che ha letto quei dieci libretti Harmony, ma anche di qualcuno che ha letto per intero Shakespeare, e non ne ha tratto niente – non fosse altro perché sa piantare patate. Oh, e io lo so bene - perché non sono riuscito a spremere nulla da una quantità di rinomati tomi: meglio un contadino analfabeta di me.

    Questo, in qualche modo, ci introduce a Il tallone di ferro di Jack London – che leggo solo ora, e leggo senza grossi intoppi, e che, più verosimilmente che altri libri, è un romanzo piuttosto stimolante, se non istruttivo. Per quanto ciò in effetti non significhi molto: 1984 è ormai uno dei libri più popolari e letti, ma ciò non ci impedisce di essere grandi appassionati del Grande Fratello – o di farci spiare per via telematica senza troppa preoccupazione. Quindi, in definitiva, serve davvero a qualcosa leggere? A quanto pare non c'è speranza – quindi perché non procedere oltre con la recensione?

    Innanzitutto, i capitoli calibrati intorno alle 8 pagine ciascuno aiutano la lettura costituendo delle tappe non affaticanti, ottime per gli ansiosi di giungere da qualche parte, per i deficitari d'attenzione e per gli affetti da sindrome di stanchezza perenne – grazie Jack!

    Addentrandosi poi nella vera polpa del libro, ho trovato che le interazioni al suo interno non si limitano all'individuale, anzi, ad essere dominanti sono le descrizioni di quelle tra classi e fazioni, rendendo il libro non banale e piuttosto interessante, perché allargante lo sguardo alle dinamiche della storia e della manipolazione oligarchica degli strati subalterni – finalmente ridimensionando il romanzo meramente e asfitticamente chiuso nella ristrettezza dei moti individuali, delle relazioni private, o, anche in un contesto storico, del dramma del singolo, o, persino, di una coralità di individui protagonisti che, con il loro clamore in primo piano, ammutoliscono l'intreccio più ampio: l'esistenza del mondo.
    Di un intero mondo escrementizio vorticante di masse miserabili che sprofondano, e di vampiri e poiane che di loro si nutrono. Chissà a quale categoria apparteniamo?

    “[...]l'abito che indossa è macchiato di sangue. Le travi del tetto che vi ripara gocciola del sangue di fanciulli validi e forti. Mi basta chiudere gli occhi per sentirlo colare goccia a goccia, intorno a me.”

    Lo sguardo di London permette di ergersi su un alto picco e osservare il movimento delle masse, avere un senso più vasto e generale delle dinamiche di classe, e delle loro determinazioni economiche – pur integrando ciò con la storia particolare di Ernest Everhard, alla guida dei Socialisti in America, e della moglie – che è la voce narrante del libro, per quanto incorniciata da numerose fittizie note di commento a piè pagina che ci fanno capire si tratti di una pubblicazione di diversi secoli successiva agli eventi narrati. Anzi, in effetti è direttamente esplicitato nell'altrettanto fittizia prefazione.

    Già, già già – siamo arrivati al dunque scabroso: è un libro socialista, comunista, il cui protagonista – qualcuno sostiene - ha dato il nome nientemeno che a Ernesto 'Che' Guevara. E' un libro che parla di rivoluzione, e che, pubblicato nel 1908, la immagina, prima che in Russia i Bolscevichi abbattano lo Zar, è un libro che prevede la repressione sanguinosa delle richieste proletarie da parte del Tallone di Ferro delle oligarchie, prima che nella storia reale si verifichi l'avvento del nazifascismo, in cui si parla di agenti provocatori insinuati tra la folla per fomentare proteste e reprimere, di piantare bombe e accusare i socialisti (e perché non gli anarchici?) per poterli imprigionare – problemi ad accettare come realtà assodate la presenza di black bloc governativi a Genova, tattiche cossighiane e strategie della tensione? Ebbene, secondo London, sono trucchi vecchi come i cucchi.

    Non avete dubbi sulla sostanziale integrità e obiettività della stampa? Ci pensa il buon vecchio Jack a chiarire le idee:

    “La stampa degli Stati Uniti? E' un'escrescenza capitalistica. La sua funzione è di servire lo stato attuale delle cose, manipolando l'opinione pubblica; e l'esegue a meraviglia.”

    E del resto non è forse la stessa stampa che nel 2003 scrisse che la fantasmatica presenza delle armi di distruzione di massa in Iraq era “irrefutable” (The New York Times), promuovendo una guerra da un milione di vittime o due?

    Ma nel libro si possono trovare micce per tutte le stagioni e per tutti i settori, che si possono far detonare nei dibattiti e nelle polemiche dell'attualità

    I prodotti farmaceutici sono senz'altro clinicamente testati e approvati per garantire la loro efficacia e la nostra sicurezza?
    Diamine, quel folle di London in questo suo delirio antiscientifico non ne sembra particolarmente convinto:

    “Le medicine brevettate erano veri e propri imbrogli, ma la gente ci credeva come alle grazie e alle indulgenze del Medio Evo. La sola differenza era che i farmaci brevettati costavano di più e erano nocivi”

    E magari sarebbe un'affermazione scandalosa se solo, convinte, non sembrano esserlo nemmeno le moderne riviste di medicina – e, nel caso l'informazione mass mediatica abbia sbadatamente dimenticato di martellare questa nozione nella testa del pubblico generalista, ecco un estratto da un articolo del Guardian del 2001 – che documenta un tentativo di insurrezione di suddette riviste di medicina:

    "Tredici delle più importanti riviste mediche sferrano un esplicito attacco alle ricche e potenti compagnie farmaceutiche, accusandole di distorcere i risultati della ricerca scientifica per il profitto" [...] "le accusano di usare i loro soldi - o la minaccia della loro rimozione - per legare i ricercatori accademici con contratti che impediscono il riportare liberamente e correttamente i risultati dei test clinici"

    E che dire di questo articolo da Le Scienze del febbraio 2013?

    "Etica medica:
    La ricerca farmaceutica è affidabile?
    di Charles Seife
    Le aziende farmaceutiche pagano scienziati che fanno ricerche che hanno un’influenza sul destino dei loro prodotti, e nessuno può fermarle"

    Ma, tornando giù da sopra le righe e rientrando a casa dalle divagazioni, Il tallone di ferro non è un libro freddo e asettico, come dalla descrizione può sembrare, è anzi anch'esso non di rado palpitante di passione, non quella dei libretti Harmony, ma quella nobile, tesa verso un mondo privo di sfruttati e sfruttatori – veicolata attraverso l'umanamente, intellettualmente e fisicamente sana e vigorosa figura di Ernest, uno di quei personaggi in cui London sembra proiettarsi compiacendosi di quanto sia Maschio Alpha, un po' come in Martin Eden. Insomma, in effetti, a ben pensarci, roba piuttosto impegnativa – forse è meglio limitarsi a cercare qualcuno con cui unirsi carnalmente con tutta l'anima, come nei già multicitati libretti, dopotutto.

    Nondimeno, cosa ce ne si fa di una minchiata come Il Signore degli Anelli, quando ci sono libri come questo?

    ha scritto il 

  • 0

    Prima e dopo la Rivoluzione

    Ci sono talmente tante cose da dire su questo libro che non saprei nemmeno da dove cominciare.
    Mi metterò a fare un commento autobiografico come sono quasi sempre solito fare, ché tanto il buon Jack n ...continua

    Ci sono talmente tante cose da dire su questo libro che non saprei nemmeno da dove cominciare.
    Mi metterò a fare un commento autobiografico come sono quasi sempre solito fare, ché tanto il buon Jack non se la prenderà, visto che la sua opera, come quella di tanti altri grandi autori, è in buonissima parte autobiografica; e ne aveva ben donde, sia chiaro: non raccontare una vita come la sua sarebbe stato un affronto alla vita stessa.

    Ma veniamo al “Tallone di Ferro”, anzi a “The Iron Heel”, che ho letto in inglese e dunque un po' devo vantarmene. Ci ho messo più del normale a finirlo e per lo stesso motivo credo di aver impiegato un tempo ancor maggiore per rielaborarlo; non tanto perché ho avuto modo di apprezzare in tutto il suo splendore la mitica prosa londoniana, che ho amato in traduzione e quindi figuriamoci se non l'ho adorata in lingua madre, maremma cane, quanto perché l'ho trovato un romanzo assai denso e stratificato; soprattutto, significativo all’interno del corpus dello scrittore americano, nonché importante tassello per il filone distopico-politico, se proprio vogliamo piazzarlo lì, come eccellente antesignano della social sci-fi.

    Per mezzo dell'espediente del manoscritto ritrovato - in questo caso in un futuro abbastanza lontano -, classicissimo ma che qui calza alla perfezione, come il cacio con le pere, leggiamo il diario di Avis, ragazza di famiglia benestante che s’innamora del rivoluzionario socialista Ernest, lavoratore e uomo della strada ma anche filosofo, persona istruita e dalla singolare eloquenza.
    L’effetto che l’uomo ha su di lei è un po’ lo stesso che Martin Eden ha sulla borghesissima Ruth, solo che qui il punto di vista è quello della donna, anzi è proprio lei la narratrice, mentre nel capolavoro di London il narratore esterno faceva il bello e il cattivo tempo. Inoltre, qui sarà lei a protendersi verso la sua sfera, non viceversa.
    Ernest, assieme a lei vero protagonista del racconto, è infatti un vero trascinatore, per il quale la ragazza lascerà la sua condizione agiata, come farà prima di lei il padre, perseguito per le sue posizioni politiche.
    Avis sposerà Ernest, e con lui abbraccerà la causa socialista, che porterà in breve alla Rivoluzione.

    È chiaro che il riferimento principe di London sia il nascente Partito Socialista statunitense, esperienza alla quale prese parte.
    Non mi competono qui discorsi sullo schieramento politico dell’autore, abbastanza evidente sia a una lettura rapida della sua vicenda personale sia a una conoscenza anche parziale dei suoi libri: m’interessa più che altro rimarcare quanto il suo sguardo e la finzione letteraria lo abbiano portato lontano.
    Il romanzo è del 1908, la Rivoluzione d’ottobre è del 1917: basti questo dato per spiegare quanto ci abbia visto lungo col Tallone. Ma non è solo questo, sono gli esiti e il rovesciamento della Rivoluzione stessa qui descritti a essere a loro modo stupefacenti, e non solo funzionali da un punto di vista narrativo.
    Il trionfo della Plutocrazia proietta The Iron Heel nell’empireo della narrativa fantapolitica, e nel contempo designa Jack London quale autentico visionario, fine conoscitore dei meccanismi bassi ed alti delle dinamiche socio-politico-culturali, nonché, cosa non secondaria, abile indagatore dell’animo umano.

    Cosa vuol dire dunque l’autore di Zanna Bianca al lettore?
    Signori miei... no, meglio di no.
    Ragazzi, state attenti ché le rivoluzioni son cosa buona e giusta, ebbene sì, ma bisogna maneggiarle con cura, specie quando le cose si fanno complicate, ché è lì che il tallone di ferro comincia a giocar duro, per la madonna.
    E l’essere umano non è poi tutto ‘sto granché: non sono tutti degli Ernest Everhard, eh; non esistono solo il bianco e il nero, c’è anche il grigio.

    Ci sarebbe pure il rosso che, va be’, stringi stringi in questo mondo di ladri e in questo mondo di eroi il rosso non lo vuole nessuno, e quando arriva c’è sempre uno che se ne approfitta e butta tutto all'aria.

    Poi ecco, c’è chi preferisce il nero, il quale ciclicamente si ripropone; la puzza di merda si fa pesa e tetra, quindi c’è da tapparsi il naso e votarsi all’azzurrino tenue tenue, che sta un po’ di qua ma pure di là: ci attacchiamo al ca... al grigio, diciamo così!

    Ma basta così, mi sto infrenando.
    Leggetelo: è bello.

    ha scritto il 

  • 2

    Se il comunismo piange, il capitalismo non ride...

    Letto al giorno d'oggi fa quasi tenerezza... Ma bisogna anche tenere conto quando è stato scritto.
    La giusta via sarà il socialismo? Chissà?
    Nel frattempo un voto in meno per la "non fine", veramente ...continua

    Letto al giorno d'oggi fa quasi tenerezza... Ma bisogna anche tenere conto quando è stato scritto.
    La giusta via sarà il socialismo? Chissà?
    Nel frattempo un voto in meno per la "non fine", veramente ridicola...
    Un punto in più per il protagonista (Ernest) che darà il nome al più famoso Che Guevara!

    ha scritto il 

  • 4

    Fantascienza socialista...

    ... o meglio racconto distopico, o meglio ancora romanzo "edificante" in quanto penso che l'intenzione dell'autore fosse più di "vendere" una sua idea, un suo ideale, che non di raccontare una storia; ...continua

    ... o meglio racconto distopico, o meglio ancora romanzo "edificante" in quanto penso che l'intenzione dell'autore fosse più di "vendere" una sua idea, un suo ideale, che non di raccontare una storia; leggendo il testo io l'ho percepito diviso in due parti, la prima è tutta basata su dialoghi sui massimi sistemi e secondo me questa è la parte più interessante, fa riflettere, fa pensare parecchio ed è scritta davvero bene.
    La seconda parte è più basata sull'azione piuttosto che sul dialogo e secondo me è piuttosto debole, voglio fare un confronto con H.G. Wells: se parliamo di fantascienza con un occhio di riguardo alla critica sociale, i libri di quest'ultimo sono una buona spanna sopra, pur essendo antecedenti al libro (1907) di Jack London.
    Chiudo però con una nota decisamente a favore de "Il tallone di ferro", vi ho trovato in particolare alcune pagine che fanno rabbrividire per la capacità che hanno avuto di predire il futuro. Da pensarci su.

    ha scritto il 

  • 4

    Profetico? No è un istant book

    “Ricordavo la donna di Chicago, che lavorava per novanta centesimi alla settimana e i bambini schiavi nelle filande di cotone del sud, descritti da Ernest. E potevo vedere le loro scarne mani pallide ...continua

    “Ricordavo la donna di Chicago, che lavorava per novanta centesimi alla settimana e i bambini schiavi nelle filande di cotone del sud, descritti da Ernest. E potevo vedere le loro scarne mani pallide lavorare il tessuto col quale era stato confezionato il mio vestito. E allora ripensai alle filande sierra e ai dividenti che erano stati pagati, e potei vedere il sangue di Jackson che macchiava il mio vestito.”
    Come può un libro scritto agli inizi del 900 essere ancora così attuale? Eppure parla di situazioni e avvenimenti e di uomini sfruttati da biechi capitalisti, di un mondo del lavoro antiquato, di ribellioni e lotta di lavoratyori contro padroni e banchieri, in cui si parla di organizzazioni sindacali e democrazia, autocrazia e plutocrazia. Il Tallone di ferro è tutto questo e dovrebbe essere oramai superato dalla Storia. La risposta è che probabilmente tutto questo invece non è mai stato superato. Anzi.
    Il Tallone di ferro infatti non è un racconto. E’ un istant-book e in quanto tale può essere letto solo sotto questa chiave. E' una storia attualissima al punto tale che sembra di leggere i giornali di oggi e le vicende che stiamo vivendo proprio in questi anni. È allora un racconto giornalistico di una vicenda ancora attualissima che, in quanto tale, può trovare soluzione soltanto se i suoi protagonisti, cioè noi ancora viventi, riusciranno a metterci fine.
    London illustra benissimo i principi immorali che sono presupposto del profitto di capitalisti famelici e nelle cui fila alcuni di essi, imprenditori ancora più famelici, mirano sempre più a diventare grandi, fagocitando altri suoi simili solo per sete di potere. È un libro-cronaca in cui si spiega che, il capitale perirebbe se non ci fosse il lavoro a garantire i dividendi. Jack London è un grande della letteratura, un intellettuale coi piedi per terra e con le mani sporche di fango e di terra, sporche per il lavoro fisico ovviamente, così come quelle degli uomini e delle donne di cui non si stanca mai di narrare. London è stato il mio primo amore di lettore bambino quando mi fece appassionare su Zanna Bianca e Buck e lo rimane tutt'ora sia che parli di uomini Lupi di mare, sia che parli di scrittori disillusi come Martin Eden.

    ha scritto il 

  • 2

    Meglio parlare di cani lupo!

    Che la Standard oil in quel terreno fertile che erano/sono gli Stati Uniti d'America abbia mostrato fin dove si possa spingere il capitalismo sfrenato, è una cosa che si può evincere aprendo qualsiasi ...continua

    Che la Standard oil in quel terreno fertile che erano/sono gli Stati Uniti d'America abbia mostrato fin dove si possa spingere il capitalismo sfrenato, è una cosa che si può evincere aprendo qualsiasi libro di storia. Che il socialismo sfrenato abbia altresì mostrato fin dove si é potuto spingere e che frutti ha dato, anche in questo caso basta aprire i libri di storia ma di questi, il povero London, non ne ha potuto leggere nemmeno uno. Allora, non potendo vedere come il capitalismo e il socialismo si sono evoluti, dimostrandogli forse che non erano essi il guasto ma gli uomini che attraverso essi rincorrono il potere, ha provato ad immaginarlo, ma ahimè, era meglio se lasciava perdere e avesse continuato a scrivere di cani, avventurieri e pugili invece di dileggiare  quel sistema, che alla fine dei conti, ha permesso a gente come lui di  proliferare e arricchirsi, quasi a sembrare il solito bue che dice cornuto all'asino. Ci vuole equilibrio caro Jack, quando si parla di politica, ci vuole intelligenza e astuzia non solo un fervida immaginazione. Avresti dovuto imparare da quegli oligarchi che tanto disprezzi ; vero che tutt'oggi ci hanno incatenato alle loro subdole politiche di mercato votate esclusivamente al maggior profitto; vero che le lobby e le multinazionali mettono mano concretamente a quasi tutti gli aspetti della nostra vita, dalla politica alla cultura, dal nostro tempo libero alla sanità, decidendo il destino di milioni di individui: ma l'hanno fatto usando metodi molto più astuti di quelli che prevedevi tu. Ci hanno incatenato con invisibili manette dorate e forse, tutto sommato, a noi oggi ci va anche bene così. Ma poi caro Jack, posso fartela una domanda? So che nella tua breve esistenza ti sei spesso lasciato andare a periodi un po' "libertini" all'insegna dell'alcool e delle belle donne, niente da dire, eri ricco, giovane, bello e famoso, ma non è che per caso proprio in uno di questi periodi hai scritto questo libro? Non prendertela a male sai? Solo che secondo me hai sconfinato in un territorio che non ti compete, si percepisce nitida la tua rabbia, ma in modo scomposto, puerile, inconcludente, forse hai individuato un nemico sbagliato che non era il sistema, forse il tuo nemico eri solo te stesso, con tutto il tuo immenso talento buttato alle ortiche, troppo presto.

    ha scritto il 

  • 2

    “Cosa c’è di tanto falso e privo di valore nel nostro modo di ragionare, giovanotto?” chiese il dottor Hammerfield, con tono indispettito. “Siete dei metafisici, e con la metafisica potete dimostrare ...continua

    “Cosa c’è di tanto falso e privo di valore nel nostro modo di ragionare, giovanotto?” chiese il dottor Hammerfield, con tono indispettito. “Siete dei metafisici, e con la metafisica potete dimostrare qualunque cosa. Ma naturalmente, qualunque altro metafisico potrà a sua volta dimostrare, con non poca soddisfazione, che avete torto.

    http://www.ryo.it/2015/11/20/tallone-ferro-jack-london-citazioni/

    ha scritto il 

  • 4

    Un bel libro che va letto dalla giusta angolazione.

    Premessa: l'ho letto dopo 1984 e Brave New World, deciso ad approfondire il genere distopico.

    Il punto di forza de Il Tallone di Ferro è nella sua natura di manifesto della teoria socialista, tanto c ...continua

    Premessa: l'ho letto dopo 1984 e Brave New World, deciso ad approfondire il genere distopico.

    Il punto di forza de Il Tallone di Ferro è nella sua natura di manifesto della teoria socialista, tanto che le parti più interessanti sono secondo me proprio quelle "saggistiche". Per questo aspetto è sicuramente una lettura interessante, che solleva (o ri-solleva) nel lettore importanti questioni, annose e sempre attuali.

    La nota dolente è senza dubbio nella trama, che spesso si sviluppa in maniera disordinata, lasciando un po' di smarrimento nel lettore. Molti avvenimenti che avrebbero meritato di essere descritti più approfonditamente sono "liquidati" in poche righe, mentre ad altri, forse anche meno importanti, si riserva il trattamento opposto. Gli stessi personaggi sono abbastanza stereotipati e scarsamente caratterizzati.
    Anche se questi aspetti possono essere giustificati dalla forma narrativa del diario, scelta da London, rimangono forse un neo abbastanza evidente.

    Nella quarta di copertina è descritto, a ragione, come esempio di fantascienza verista; sotto questo aspetto, la differenza con le opere di Orwell e Huxley citate in precedenza (le quali sono comunque successive rispettivamente di 41 e 25 anni a Il Tallone di Ferro), in cui le società descritte sono profondamente stravolte in ogni loro aspetto, è sostanziale. Lo scenario disegnato da London è molto più verosimile e, probabilmente per questo, ancor più angosciante.

    Originale l'uso delle note a margine, di cui London si serve abbondantemente sia per riportare fatti storici (alcuni molto interessanti) antecedenti alla stesura, sia per completare il racconto con alcuni avvenimenti futuri.

    In conclusione è un buon libro, che si apprezzerà maggiormente se affrontato con la consapevolezza che il ruolo di sfondo e quello di protagonista sono rovesciati.

    Buona lettura!

    ha scritto il