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Il tamburo di latta

Di

Editore: Feltrinelli (Universale economica; 2078)

4.1
(2152)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 604 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Chi semplificata , Tedesco , Spagnolo , Catalano , Francese , Svedese , Portoghese

Isbn-10: 8807720787 | Isbn-13: 9788807720789 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Bruna Bianchi

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , History , Humor

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Descrizione del libro
Romanzo epocale, "Il tamburo di latta" compie cinquant'anni e conserva tutta la sua carica provocatoria. In modo umoristico e grottesco, narra la vicenda del protagonista Oskar Matzerath, il tamburino inseparabile dal suo tamburo e con una voce potentissima che manda in frantumi i vetri. Dal manicomio dove è rinchiuso Oskar rievoca la propria storia, indissolubilmente intrecciata alla storia tedesca della prima metà del Novecento. Scorrono così nel fiume del suo racconto immagini memorabili, a partire da fatti leggendari come il concepimento e la nascita della madre sotto le quattro gonne della nonna, passando per la sua venuta al mondo ricca di presagi, fino all'ascesa irresistibile del nazismo e al crollo della Germania. È stato nel giorno del suo terzo compleanno che Oskar, in odio alla famiglia, al padre, alla società ipocrita, ha deciso di non crescere più. Da quell'osservatorio particolare che è la città polacco-tedesca di Danzica e poi da Düsseldorf, grazie alla sua prospettiva anomala di nano, può guardare al mondo degli uomini dal basso e scorgerne così meglio le miserie e gli orrori, mentre la sua deformità si staglia contro la ripugnanza della normalità piccolo-borghese. Con occhi disincantati e spalancati sulla ferocia e violenza del mondo grida una rabbia che non risparmia la viltà e la corruzione di nessuno, neppure le proprie. Di questa pietra miliare della letteratura contemporanea viene ora proposta una nuova traduzione.
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  • 5

    Frasi dal libro

    "Cos'altro mi resta da dire: nato sotto lampadine, all'età di tre anni interrotta di proposito la crescita, ricevuto tamburo, sfracellato vetro, annusato vaniglia, tossito in chiese, nutrito Luzie, os ...continua

    "Cos'altro mi resta da dire: nato sotto lampadine, all'età di tre anni interrotta di proposito la crescita, ricevuto tamburo, sfracellato vetro, annusato vaniglia, tossito in chiese, nutrito Luzie, osservato formiche, decisa la crescita, sepolto tamburo, partito per l'ovest, perduto l'est, imparato da scalpellino e posato da modello, tornato al tamburo e ispezionato calcestruzzo, fatto soldi e custodito il dito, regalato il dito e scappato ridendo, asceso, arrestato, condannato, rinchiuso, tra poco assolto, celebro oggi il mio trentesimo compleanno e ho ancor sempre paura della Cuoca Nera - amen."
    https://frasiarzianti.wordpress.com/2015/05/14/il-tamburo-di-latta-gunter-grass/

    ha scritto il 

  • 5

    Eccezionale

    Un libro scritto magistralmente, accogliente e coinvolgente, ripetitivo per alcuni passaggi (pensieri mentali di Oskar) ma mai noioso. Una vita raggiante e piena, strana e stramba, che follia dopo fol ...continua

    Un libro scritto magistralmente, accogliente e coinvolgente, ripetitivo per alcuni passaggi (pensieri mentali di Oskar) ma mai noioso. Una vita raggiante e piena, strana e stramba, che follia dopo follia ci riporta all'ultima pagina con un protagonista ormai adulto e carico di esperienze, che forse uscirà da quella clinica in cui è stato rinchiuso per divertimento.
    Gunter Grass è un folle genio

    ha scritto il 

  • 4

    Il tamburo di latta è la prima rappresentazione romanzesca, feroce e amara, della Germania nazista: grazie al capolavoro di Grass, Danzica (la città-simbolo della seconda guerra mondiale) diviene uno ...continua

    Il tamburo di latta è la prima rappresentazione romanzesca, feroce e amara, della Germania nazista: grazie al capolavoro di Grass, Danzica (la città-simbolo della seconda guerra mondiale) diviene uno dei luoghi privilegiati della letteratura moderna, come la Parigi di Baudelaire e la Dublino di Joyce. Memorabile è, nel brano proposto alla lettura, il modo in cui il protagonista, nascosto sotto la tribuna di una grande manifestazione, riesce a trasformare la parata militare hitleriana in un allegro balletto, sul ritmo del Danubio blu. In episodi come questo, un romanzo di enorme mole come Il tamburo di latta si riscatta dalla sua prolissità e mostra una travolgente vitalità, unita a una mirabile freschezza inventiva. Oskar diventa il personaggio simbolico di un'intera epoca: il rullìo del suo tamburo sveglia la Germania dal suo letargo e la costringe a riflettere sul suo tragico passato. Il nanerottolo di Grass pone fine all'epoca dei "superuomini"; e il suo urlo disumano, che manda in frantumi i vetri, è la parodia dei discorsi del Fürher, premessa di una catastrofe che manderà in frantumi la pacifica convivenza tra i popoli.

    ha scritto il 

  • 1

    Una noia mortale. Lo stile in cui è scritto questo libro rende la lettura davvero insopportabile e ripeto...estremamente noiosa. Non mi sento davvero di consigliarlo.

    ha scritto il 

  • 5

    Leggere un libro come questo vuol dire affrontare una storia che solo apparentemente ha una trama logica, per quanto improbabile certamente, ma vuol dire entrare negli intricati labirinti della mente ...continua

    Leggere un libro come questo vuol dire affrontare una storia che solo apparentemente ha una trama logica, per quanto improbabile certamente, ma vuol dire entrare negli intricati labirinti della mente di Grass/alias Oskar , un uomo- bambino che non ha bisogno di crescere ed conformarsi agli altri per capire il mondo; lui ha già chiaro tutto in testa fin dalla nascita. Protetto da una deformità che lo preserva dal partecipare agli avvenimenti civili e sociali, quale diretto interessato, è in grado di osservare il mondo degli adulti da una prospettiva completamente asettica, sottolineando le falsità, le ipocrisie, le vigliaccherie e la cattiveria. Ma anche lui si adegua da protagonista negativo, da anima nera alle seduzioni della malvagità, alla favola nera che ha sedotto generazioni giovanili in quel periodo storico barbarico e terribile. Le vicende si susseguono in un ritmo rocambolesco, con situazioni a volte oniriche e surreali, con personaggi molto spesso grotteschi. Il tutto è accompagnato da quel rullare di tamburo che è il grido di aiuto di Oskar , quel lamento sordo dell’Umanità che, per quanto disgustata non rinuncia a far sentire la sua voce, per altro acuta e scoordinata. Grass come l’antieroe Oskar reagisce con un fiume di parole, con una scrittura che è tutta un fuoco d’artificio, geniale , che passa dalla terza alla prima persona con un linguaggio impetuoso e magnetico, con parole che si incalzano o si fermano o rimangono in sospeso in un sottinteso spesso allegorico e simbolico. E’ stato detto che Grass in quest’opera rifiuta l’atteggiamento di “rimozione” che il popolo tedesco ha avuto soprattutto nel dopoguerra e che : . Libro certamente non facile, che bisogna affrontare con uno spirito preparato a non aspettarsi avvenimenti e coordinate temporali normali!!

    ha scritto il 

  • 3

    Colpe inconfessabili

    L'ultimo capitolo (Trenta) è tra quelli che sono riuscita ad apprezzare con maggior empatia. Inoltre, visto che i Nobel non li danno a caso, una ragione ci deve essere, per essere un romanzo così imp ...continua

    L'ultimo capitolo (Trenta) è tra quelli che sono riuscita ad apprezzare con maggior empatia. Inoltre, visto che i Nobel non li danno a caso, una ragione ci deve essere, per essere un romanzo così importante del Novecento.
    Tuttavia il significato recondito del libro (perché sicuramente esiste un significato recondito!) mi è rimasto recondito, ma ho tratto l'idea che ci sia una spiegazione autobiografica, una ossessione da cui l'autore difficilmente si può liberare: un senso di colpa che compare alla nascita di Oskar forse come un presentimento, perciò Oskar nel tentativo di evitare un futuro terribile e tormentato decide di fermare la sua crescita, ma invano, non eviterà il suo destino. Dopo decidendo di crescere penserà di cambiare in meglio, ma non sarà così, piano piano ritornerà a suonare il suo ossessivo tamburo, la sua gobba diventerà una specie di portafortuna , troverà successo e ricchezza, ma i suoi incubi lo perseguiteranno ancora. Anche con la riconquistata "innocenza" i suoi ricordi riemergono, le sue meditazioni ritornano ripetutamente sugli avvenimenti che lo hanno visto protagonista, sulle persone che ha conosciuto e visto morire, un continuo rivangare il passato, ma perché? Si sente responsabile? Non ce lo dice, nasconde la sua "colpa" in un racconto grottesco e nella follia di credersi un messia, affronta la paura dell'interpol e della Cuoca Nera (forse un'associazione che può condannarlo?), fugge da se stesso spinto da una paura che si inventa da solo, perché in fondo non ha paura di niente e di nessuno. Unica immagine protettiva rimane la mitica nonna dalle quattro gonnelle, sotto le quali vorrebbe ritornare, per non rinascere. Unica speranza il figlio modello, quel Kurt che da piccolo gli faceva i dispetti.
    Questa è la spiegazione che mi sono data, e il pianto da cipolla, cioè finto e simbolico, nasconde davvero una colpa inconfessabile.

    ha scritto il 

  • 4

    "C'è la Cuoca Nera qui ? Sì-sì-sì "

    Non lo nego, sono ricoverato in un manicomio; il mio infermiere mi osserva di continuo , quasi non mi toglie gli occhi di dosso perché nella porta c'è uno spioncino, e lo sguardo del mio infermiere n ...continua

    Non lo nego, sono ricoverato in un manicomio; il mio infermiere mi osserva di continuo , quasi non mi toglie gli occhi di dosso perché nella porta c'è uno spioncino, e lo sguardo del mio infermiere non può penetrarmi poiché lui ha gli occhi bruni, mentre i miei sono celesti.
    Il mio infermiere non può dunque essermi nemico.Ho preso a volergli bene, a questo controllore appostato dietro lo spioncino. Appena mi entra nella stanza, gli racconto vicende della mia vita...

    E questo racconto ,al ritmo cadenzato del tamburo di Oskar , ci travolge come un fiume in piena e ci sorprende ad ogni capitolo : una storia complessa ,drammatica ,cupa ,con personaggi e immagini memorabili -
    e sullo sfondo le mostruosità della guerra e del regime nazista
    In breve:
    Cosa devo dire ancora : nato sotto lampadine elettriche, crescita deliberatamente interrotta all'età di tre anni, ricevuto tamburo,infranto vetro con la voce, annusato vaniglia, tossito in chiese, imbottito panini Luzie, osservato formiche, deciso crescita ,seppellito tamburo, emigrato a Ovest, perduto Est, imparato mestiere marmista e posato Accademia, ritornato al tamburo e visitato cemento armato ,guadagnato soldi e conservato dito, dato via dito e fuggito ridendo, salito scala,arrestato, condannato,internato,fra breve rilasciato, oggi festeggiato il mio trentesimo compleanno e ho sempre paura della Cuoca Nera- Amen
    E sempre c'era la Cuoca Nera
    ( la malvagità ,la ferocia ) protagonista di tutto il racconto , la vera oscura follia
    Nera sempre la Cuoca dietro m'era.
    Davanti ora mi viene incontro - nera.
    Parola e manto ha rivoltato - nera.
    Coi neri soldi paga - nera.
    E i bimbi se cantan, non cantano più:
    c'è la Cuoca Nera qui? - Sì-sì-sì!

    ha scritto il 

  • 5

    Un mondo “Mitico, barbarico, annoiato”

    “Leggevo molto … Non ricordo nemmeno tutto quello che lessi allora…Mi vergogno di dire che le letture di quegli anni non entrarono in me, bensì mi attraversarono. Alcuni brandelli di parole, qualche l ...continua

    “Leggevo molto … Non ricordo nemmeno tutto quello che lessi allora…Mi vergogno di dire che le letture di quegli anni non entrarono in me, bensì mi attraversarono. Alcuni brandelli di parole, qualche lembo di testo sono rimasti.”
    Sono alla terza rilettura. La prima ha una data certa, tra il luglio e l’agosto del ‘90. Lo attestano un biglietto ferroviario per la solita Cefalù e una carta d’imbarco Alitalia per Parigi. La seconda lettura risale a una decina d’anni fa ma potrebbero essere cinque o quindici.
    Tutte e due le lettrici del passato concordano sulla necessità di questa mia rilettura per collocare nel tempo e nello spazio definito da Grass i brandelli di parole e i lembi di testo rimasti a fluttuare che ci evocano (a me attuale e alle due me pregresse) solo un affabulatore dalla spettacolare verve linguistica e narrativa, fantasma scomodo che esige un onorato riposo tra i ricordi compiuti. Il suo posto è tra i romanzi storici e soprattutto politici. Non siamo dalle parti di romanzi periombelicali infarciti di flussi di pensieri sul qui e ora individualista. A pag. 7 Grass ci mette sull’avviso:
    “ Ci si può atteggiare a scrittore moderno, eliminare il tempo e la distanza, e proclamare o poi far proclamare di avere finalmente risolto il problema spazio-tempo. Si può anche affermare, fin dall’inizio, che al giorno d’oggi è impossibile scrivere , ma poi, per così dire, scriverlo in barba a se stessi, deporne uno bello grosso e finire con l’essere considerato l’ultimo romanziere possibile. Ho anche sentito dire che si fa un’ottima impressione di modestia iniziando col sostenere fermamente che non ci sono più eroi da romanzo, perché gli individualisti, non esistono più, perché l’individualità va scomparendo, perché l’uomo è solo, ogni uomo è ugualmente solo, senza diritto a una solitudine individuale e fa parte di una massa solitaria senza nomi e senza eroi.”
    Il nostro nano Oskar così riassume la sua vita:
    Nato sotto lampade elettriche, crescita deliberatamente interrotta all’età di tre anni, ricevuto tamburo, infranto vetro con la voce, annusato vaniglia, tossito in chiese, imbottito panini Luzie, osservato formiche, deciso crescita, seppellito tamburo, emigrato Ovest, perduto est, imparato mestiere marmista e posato Accademia, ritornato al tamburo e visitato cemento armato, guadagnato soldi e conservato dito, dato via dito e fuggito ridendo, salito scala, arrestato, condannato internato, tra breve rilasciato, oggi festeggiato il mio trentesimo compleanno e ho sempre paura della Cuoca nera.
    La sua statura di nano, di cui rivendica “la paternità”, è la critica alla purezza della razza. Gli serve da camuffamento per guardare dal basso e svelare la falsa morale degli adulti ma è soprattutto la metafora (non il simbolo!) della follia del XX secolo: “ affermò [ il prof. Dell’accademia] che io, Oskar, esprimevo in modo provocatorio, atemporale e tuttavia esprimente la follia del nostro secolo, l’immagine distrutta dell’uomo.” Il suo stesso narcisismo primario, senza sentimenti né morale né pietà, è il ritratto di quella società tedesca che passa dall’adesione al nazionalsocialismo, con tutte le sue nefandezze che sembra scoprire solo dopo la guerra e per cui ha lacrime di coccodrillo provocate dall’affettar cipolle, alla socialdemocrazia crapulona.
    Non è simpatico Oskar, colui che ha deciso di rimanere non solo nano ma anche bambino. Non siamo chiamati a farne il nostro eroe. Non ci incute nemmeno pietà, a meno che … non si immagini che sia la maschera di un vero nano che per questa sua deformità ne ha patite di cotte e di crude, e che in un rovesciamento dell’inferiorità in superiorità, si racconti e ci racconti questa storia cinica e amorale per la vergogna di confessare la sua sconfitta umana: un nano incolpevole, ai margini del cosiddetto mondo civile, che rischia la vita in nome della razza pura, e che conosce il successo solo grazie alla sua deformità ma a cui è negato uno straccio d’amore disinteressato. Ma gli altri non sono meno nani di lui. Di questi altri non conosciamo un solo pensiero. Di quei mondi – più di cinquantenni di storia ci vengono raccontati - Grass ci rendiconta basandosi su prospettive distorte come quelle di un nano. I personaggi li vediamo muoversi sempre in superficie, mentre la storia tedesca sembra passare sulle loro teste senza scalfirli almeno fino all’occupazione russa ma che si scrollano da dosso emigrando all’ovest senza rimpianti. Il suono del tamburo si affianca a un’altra “dote artistica” del tamburino: l’urlo usato dapprima per difesa se qualcuno vuole togliergli il tamburo poi per abilità artistica secondo i precetti art pour art e poi come esibizione artistica in teatro. Chi ha il potere urla.

    ha scritto il 

  • 3

    L'Oskar treenne mi sta simpatico, quello adulto è uno stronzetto un po' morboso. Con il passare delle pagine ho perso totalmente il filo della storia e tutta la parte finale mi è risultata francament ...continua

    L'Oskar treenne mi sta simpatico, quello adulto è uno stronzetto un po' morboso. Con il passare delle pagine ho perso totalmente il filo della storia e tutta la parte finale mi è risultata francamente incomprensibile.

    ha scritto il 

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